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Case Chiese Croci Crociate Comandamenti Cultura‏a

autore:
Doriana Goracci

Se si ha la sventura di aver subito un sisma e stare in una casetta o in
una tenda, se si ha la sventura di aver perso un lavoro e si cerca casa,
se si ha la sventura di cercare un tetto dove ripararsi davvero perchè
lo si è perso per strada e si legge che Berlusconi sigla la convenzione
con monsignor Crociata e il ministro Bondi in cui si annuncia che
“Settantuno chiese saranno restituite al popolo dei credenti per Natale”
si avverte un rinnovato Comando che detta regole e comandamenti
comportamentali, rassicurando. All’indomani della Giornata dei Defunti,
a cavallo con quella delle Forze Armate, all’Aquila il premier Silvio
Berlusconi in accordo giubilare con il ministro dei Beni Culturali Bondi
e il Segretario generale della Cei monsignor Crociata hanno trovato
un’intesa economica e finanziaria, infinitamente etica e socio culturale
per il recupero del patrimonio culturale ed ecclesiastico dell’Abruzzo:
” Le chiese interessate sono 29 nella diocesi dell’Aquila, 13 a Sulmona,
5 a Teramo, 11 ad Avezzano e 9 nella diocesi di Pescara.”
Leggere poi miss Kappa abruzzese può fare capire in che misura i
comandamenti del potere si moltiplicano come i pesci, miracolosamente, e
come non miracolosamente ci si può adoperare per vivere con dignità: “I
cittadini consapevoli, coloro che intendono adoperarsi per la rinascita
di L’Aquila, hanno deciso di ignorarlo, quando arriva dalle nostre
parti. Hanno deciso di ignorare i suoi spot, i suoi sorrisi fuori luogo,
le patetiche battute da osteria, la superficialità delle sue
osservazioni e valutazioni. Ieri, subito dopo pranzo, ero nella casa che
mi ricovera. Perdonatemi, mi è difficile dire che abito questa casa… ” E
così mi sento indotta io a introdurre e riportare per intero non solo
la signora abruzzese di turno, Miss Kappa, ma anche Carmelo Viola, un
anziano signore siciliano e quanto mi ha inviato ad ottobre A dispetto
di Cesare Beccaria e dell’Antimafia La delinquenza “indotta” dilaga… e
dare agio, data la lunghezza, di avere il testo completo e infine un
altro signore su con gli anni e la determinazione mai stanca, l’
olandese Peter Boom, mi ricorda a novembre esserci a Viterbo, la
Conferenza Convegno dell’ Antimafia e mi anticipa che questo sarà il
succo del suo intervento: “Come è possibile combattere le mafie e la
corruzione in Italia dove vige un sistema fiscale e giudiziario molto
confuso (voluto politicamente) e quando a Roma un piccolissimo Stato
ricicla tranquillamente tangenti e denaro delle diverse mafie. Questo
determina un pericolo di destabilizzazione non solo per l’Italia, ma per
l’Europa e probabilmente per tutto il mondo”. E quando Peter mi scrive,
è un invito a ragionarci ed inoltrare. Le aspetto ancora tutte queste
signore e signori della pace e della nonviolenza che non hanno mai un
sola volta camminato per le strade in difesa dell’altro e della casetta
che non c’è. E difendono la Famiglia, le Radici, la Croce, le Crociate e
tutte le loro sciarade . Anagrammi senza vita e tempo, giochi tragici,
come costruire una Sfinge commissionata da un Faraone, fatta da
schiavi. Il Crollo? C’è chi sa come Ristrutturare Ricostruire le
C.A.S.E. dei Signori, eternamente, nel Mondo della Convenienza.
Doriana Goracci

“Ci sembrava di avere qualcosa da dire, enormi cose da dire…sentivamo
l’urgenza di tirare le somme, di domandare, spiegare e commentare, come
i giocatori di scacchi al termine della partita…Questo è stato” Primo
Levi

video e riferimenti su
http://www.reset-italia.net/2009/11/06/case-chiese-cro...

A dispetto di Cesare Beccaria e dell’Antimafia La delinquenza “indotta”
dilaga… : I delitti comuni più frequenti sono quelli consumati contro il
cosiddetto patrimonio ovvero contro la proprietà privata, considerata
sacra indipendentemente dalla sua eventuale sproporzionalità rispetto al
fabbisogno del proprietario. Sulla sacra proprietà privata si fondano il
capitalismo e la dottrina sociale della Chiesa! Tali delitti sono la
trasposizione antropologica – o antropozoica – della predazione animale,
che è il furto nelle sue molteplici possibilità di esecuzione. Si ruba
per almeno tre moventi: la fame, il bisogno e l’emulazione. La
concezione classica (del Beccaria in specie) del crimine come
esternazione di criminali nati con tanto di zigomi sporgenti e di
orecchie a sventola, è quasi del tutto destituita di fondamento
scientifico ed è comunque estranea al nostro tema. Senza alcun dubbio
esistono psiconeuropatologie vere e proprie innate o acquisite durante
l’adolescenza, come la schizofrenia e la paranoia, che si esternano con
comportamenti irrazionali, violenti e suicidi ed esiste comunque una
realtà genetica di tendenze innate, che può essere un elemento
aggravante o concomitante o scatenante nella reattività “legittima” del
soggetto, che reclama in maniera sui generis la soddisfazione delle
spettanze naturali della propria esistenza di fronte alle vicende della
vita quotidiana. Io mi riferisco a quei moventi a rubare (depredare) – a
delinquere nel senso di trasgredire le leggi che tutelano la proprietà
privata quale che sia – che hanno origine nell’ordinamento giuridico
della società e che dànno luogo a quella delinquenza “indotta” cioè
consequenziale al sistema e che, pertanto, può essere considerata
fisiologica per non dire normale.
Per comprendere il comportamento dell’individuo bisogna partire dalla
cognizione delle pulsioni vitali universali (fame, bisogno di
rassicuranza affettiva, di autotrascendenza e di autoidentificazione),
cui corrispondono altrettanti diritti naturali configurabili in
versioni molto variegate anche in rapporto alle praticamente infinite
varietà di “comportamento esistenziale”. Il soggetto tende a rispondere
ai diritti naturali attraverso due livelli di normalità:quello di chi
rispetta le modalità imposte dal sistema (dette leggi) e quello di chi
le elude per raggiungere sempre lo stesso fine, tenendo conto che i due
livelli si possono alternare o integrare a vicenda (modalità legale più
modalità paralegale). Prima tipologia. Uno Stato socialista che, in
quanto tale, risponde ai diritti naturali. Al cittadino basta rispettare
le leggi. Seconda tipologia. Uno Stato capitalista che, in quanto tale,
non rispetta i diritti naturali. Al cittadino non basta rispettare le
leggi ma può rispettarle ed accontentarsi di quello che ottiene. Terza
tipologia. Stato capitalista: il cittadino provvede con mezzi
trasgressivi (illegali) propri alla soddisfazione dei diritti naturali.
Quarta tipologia. Il cittadino alterna o integra legalità e
trasgressione (delinquenza). Il capitalismo non può rispondere ai
diritti naturali e pertanto è un sistema criminale e criminogeno. Nel
contesto di uno Stato capitalista la massa dei cittadini è depredata
della soddisfazione dei diritti naturali a favore di pochi predatori che
hanno tutto e più di tutto. Per questo, la società capitalista si
completa con il consumo della cosiddetta delinquenza indotta. La scelta
fra legalità e delinquenza dipende dall’educazione intesa in senso lato
come influenza dell’ambiente sull’età evolutiva fino all’adolescenza. Ma
anche oltre. Si risponde alle pulsioni vitali secondo l’ordine crescente
della fame, del bisogno in senso lato e dell’emulazione. La fame. E’ il
movente elementare della delinquenza indotta di tipo predatorio. E’ il
bambino povero che ruba una mela, il ragazzo o la zingaretta che sfila
un portamoneta, l’adulto che ruba galline o frutti della terra. Il
fabbisogno. Se il furto per fame risulta comprensibile e perfino
perdonabile, quello per fabbisogno acquista il sapore della delinquenza
essenziale e l’autore appare non essere nemmeno scusabile. Si insegna
che la persona onesta rispetta la legalità anche quando le costa
sacrifici ovvero la rinuncia, parziale o totale, alla soddisfazione dei
diritti naturali. Ne consegue che chi non rispetta la legalità è da
condannare. Chi scrive ha sempre rispettato la legalità ma non per
questo mi ritengo una persona onesta ma piuttosto per la sincerità
dell’uomo di scienza, che dice tutta la verità e solo la
verità.Naturalmente, ci sono modi e modi di rubare, dopo quello
primordiale-fisico della sottrazione violenta di un pezzo di pane in
senso simbolico (preda). C’è tanta gente che ruba (depreda) nel rispetto
della legge non per il piacere di depredare ma sognando di fare la
cameretta al figlioletto o di comprare un elettrodomestico alla moglie o
di costruirsi una casetta pagandosi per intero il mutuo già contratto,
insomma per fare qualcosa di legittimo che lo Stato non gli consente di
fare contro le sconfinate possibilità di pochi “cittadini di primo
grado”. Le ragioni della delinquenza predatoria sono più o meno quelle
stesse di coloro che accedono ai giochi a premi televisivi
(predaludismo) o che giocano schedine su schedine, sognando una
possibilità a loro negata dalla loro condizione economica. Prestarsi a
fare da inservienti militari agli USA, come in Afghanistan, con il
rischio di rimetterci la vita, non ha niente a che vedere con l’amore di
patria ma piuttosto con l’amore del proprio nucleo affettivo.
L’emulazione. Per comprendere la legittimità psicologica (non giuridica)
della delinquenza predatoria per bisogno e, ancor più, per emulazione,
occorre sapere che l’inconscio ragiona a nostra insaputa e decide del
nostro comportamento, immaginario o reale. La delinquenza indotta reale
è solo la punta emergente di un iceberg, che è la delinquenza indotta
immaginaria! Primo momento. “Se tizio vive in un villino circondato da
tanto verde e possiede ogni altro bendiddio, non è perché abbia potuto
produrre tanto con il proprio lavoro né quindi per merito ma solo perché
ha saputo rubare attraverso i giochi legali: perché, pertanto, io devo
vivere in una casupola o non avere nessun tetto?” Questo lo pensa il
nostro inconscio prima che la nostra mente. La maggior parte immagina di
rifarsi della ingiustizia subita, pochi tentano la via con la
trasgressione aperta e finiscono in carcere. Secondo momento.”Se la
proprietà come ricchezza senza misura è un crimine per sé stessa ed è
tuttavia considerata lecita dalla legge, lecito è riconosciuto dal
soggetto ogni mezzo per aggiungere lo stesso fine”. Da ciò nasce la
grande delinquenza predatoria non necessariamente fisica, fino alle
varie mafie. Le carceri del mondo capitalista scoppiano di delinquenti
indotti, rei di avere agito contro le ingiustizie del sistema e non
necessariamente per attitudini patologiche, nel qual caso non di carceri
ci sarebbe bisogno ma di case di cura. Il motivo per cui la maggior
parte dei cittadini si adegua alla legalità di un sistema ingiusto e
sperequatorio naturalmente illegittimo, va cercato nei costumi e nella
situazione in cui viene a trovarsi un “nuovo arrivato”, fisiologicamente
timorato dalle possibili sanzioni e disposto a godersi il poco nella
pace del suddito ubbidiente. Sta di fatto che la delinquenza predatoria
indotta è espressione di uno Stato, che non fa il proprio dovere, che
non si prende cura – comedovrebbe – dei propri cittadini come di figli
ma, al contrario, li abbandona a sé stessi. Il decorso liberista – che
affida il diritto alla vita al “mercato del lavoro” – è causa crescente
di delinquenza predatoria indotta, di mafie, di collusione fra legalità
e illegalità (paralegalità), di sovraffollamento carcerario, di
autogenerazione criminale, di degenerazione in violenza ed in
autolesionismo della stessa delinquenza da compensazione ai fini della
naturalmente legittima fruizione dei diritti naturali. L’Antimafia, se
coerente con sé stessa, dovrebbe mettere sotto accusa e processare lo
Stato capitalista inadempiente e induttore di delinquenza, lesiva di
quella stessa sacra proprietà privata che dice di volere proteggere.
Carmelo R. Viola
Di oggi e di ieri: “I cittadini consapevoli, coloro che intendono
adoperarsi per la rinascita di L’Aquila, hanno deciso di ignorarlo,
quando arriva dalle nostre parti. Hanno deciso di ignorare i suoi spot,
i suoi sorrisi fuori luogo, le patetiche battute da osteria, la
superficialità delle sue osservazioni e valutazioni. Ieri, subito dopo
pranzo, ero nella casa che mi ricovera. Perdonatemi, mi è difficile dire
che abito questa casa. Il rumore di un elicottero che volava basso,
siamo a pochi metri dall’insediamento delle C.A.S.E. di Sant’Elia, mi ha
fatto pensare che fosse lui, l’imperatore in visita al cantiere. Son
salita al piano superiore, dove un balconcino guarda tristemente su
quelli che prima erano campi ed ora son periferie di enormi casermoni
ammassati l’uno all’altro, ed ho visto trambusto. E auto blu. Era lui,
con il suo show. Un premier di plastica, fra case di plastica. Non si ha
notizia di cosa sia accaduto: l’omino ha interdetto i giornalisti dal
suo percorso. Poi a Fossa, ad inaugurare le case provvisorie pagate
dalla regione Friuli. Altro spot: si autoproclama zio del nascituro di
Tatiana ed Andrea, freschi inquilini delle graziose casette in legno.
Non pago, si autoproclama zio di tutti i bimbi che nasceranno da queste
parti. Ovvio che la parola nonno non gli si addica, e non la voglia. Zio
per i bimbi, per poi diventare papi delle bimbe cresciute. Pochi
giornalisti vengono ammessi a Villa Sant’Angelo, altro borgo devastato
dal sisma, in tempo per raccogliere qualche “bravo Silvio, torna
presto”. Uscendo da una casina di legno, già abitata da qualche giorno,
ha commentato “qui è stupendo,verrò a passarci le vacanze”. Lo immagino,
il premier sfollato, in quarantacinque metriquadri arredati Mondo
Convenienza. Ma con la TV satellitare, ovvio. Ha concluso la lunga
giornata visitando il centro storico. Le macerie ancora tutte lì.
“Dobbiamo toglierle subito. Sarebbe una buona idea farne delle
collinette e ricoprirle di verde”. Già, collinette da campagna toscana e
casermoni da interland milanese, qui, nella nostra città. Una città che
porta vestigia duecentesche e illustra con i suoi tesori architettonici
tutti i secoli successivi. Una città che ha vissuto tre terremoti
devastanti, prima di quello attuale. E che è sempre risorta. Dove era.
Ci racconta Buccio da Ranallo, nelle sue Cronache Aquilane, che,dopo il
terremoto del 1349,quando i cittadini trascorsero il lungo inverno al
freddo, in capanne di fortuna, il triarca Pietro Lalle Camponeschi fece
chiudere con tavoloni di legno le brecce che si erano aperte nella cinta
muraria della città e fece presidiare tutte le porte di ingresso,
impedendo così agli Aquilani di lasciare la loro terra. Impedendo lo
spopolamento e la disgregazione delle genti e l’inevitabile
cancellazione di L’Aquila dalle città del Regno di Napoli. E l’epoca
successiva fu epoca d’oro. La città rinacque splendida e la più ricca ed
importante del Regno. I cittadini uniti riedificarono L’Aquila dove era,
e la restituirono alla storia”. miss Kappa
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