Novità da Ponte Galeria e da Torino
Da Ponte Galeria
Non fa mica tanto caldo, a Roma, in questi giorni. Eppure dentro a sette delle baracche del Cie di Ponte Galeria è una settimana che sono accesi i condizionatori d’aria. E sparano aria fredda, come avrebbero dovuto fare questa estate.
«Non li possiamo spegnere, non dipende da noi», hanno risposto pazientemente crocerossini e poliziotti alle rimostranze dei reclusi. Dipende dai tecnici della ditta che li ha istallati, ma la direzione del Cie non ce li ha mica i soldi per pagarli. E così i condizionatori sparano aria gelida sui reclusi, dalla mattina alla sera. E i reclusi protestano e strepitano, ma inutilmente: del resto, non dipende da nessuno.
Come se non bastasse la pioggia filtra dai tetti delle baracche. Quando piove fuori, piove anche dentro, e i prigionieri sono costretti a passare il proprio tempo ad asciugar pozzanghere e ad evitare le gocce che scendono dal soffitto. L’altroieri uno di loro è scivolato sul pavimento zuppo e si è spaccato la gamba. Anche lì proteste, e ancora una volta a vuoto: nessuno ci può far nulla, né la polizia, né l’esercito, né la Croce Rossa. Ci vorrebbero dei muratori, e nessuno ha i soldi per pagarli. E poi ha senso ristrutturare un Centro come quello di Ponte Galeria, che addirittura il Prefetto suggerisce di chiudere al più presto?
E invece i reclusi – ingrati! – protestano e litigano e si arrabbiano. «Spegnete i condizionatori,» si ostinano a chiedere, «e fate sparire tutta quest’acqua che si infiltra dappertutto». Hanno insistito tanto che, questo pomeriggio, la Croce Rossa li ha accontentati: da un’oretta i condizionatori sono spenti e non si vede neanche più l’acqua che scende dai soffitti.
Ma non si vede proprio niente, in realtà. Già, perché la direzione ha fatto togliere la corrente: «Stasera tutti al buio, rompicoglioni pretenziosi che non siete altro.»
Aggiornamenti da Torino
Aggiornamento sabato 7 novembre. Pare che durante il presidio di ieri sera di fronte alle mura del Cie di Torino, una telecamera della videosorveglianza esterna sia andata distrutta. Anche se oggi la telecamera è stata prontamente sostituita, questo piccolo danno ci sembra un contributo teorico molto interessante, particolarmente adeguato ed a tema con la situazione dentro il Cie: durante la rivolta di mercoledì notte, infatti, i reclusi hanno distrutto un muro e alcuni di loro, a detta dei giornali, sarebbero stati ripresi da una telecamera interna e denunciati proprio grazie a quei filmati.
Per quanto riguarda la situazione dentro al Cie, non si può certo dire che sia tornata la calma. Il recluso che si era ferito gravemente per protesta nei giorni scorsi continua a tagliarsi, ora sull’inguine. Gli altri reclusi riferiscono, ovviamente, che è una scena raccapricciante. Raccapricciante per chiunque, ma evidentemente non per crocerossini, poliziotti e militari, che continuano a non volerlo liberare. A certe cose, devono averci fatto il callo, loro.