"Pagliacciate: tramonta l'Università al S.Maria della Pietà"

COMUNICATO STAMPA: "Pagliacciate: tramonta l'Università al S.Maria della Pietà"
Si toglie il velo dell'Università, resta il progetto vero, il ghetto del disagio che piaceva a Storace
(info sul Protocollo di Intesa e sul vero progetto sul S.Maria della Pietà su www.exlavanderia.it/protocollo.htm)
Apprendiamo la notizia da Repubblica. Niente Università al S.Maria della Pietà. Il Consiglio di Amministrazione della Sapienza getta la mascherà e conferma quello che diciamo da sempre.
La Sapienza non ha interesse al S.Maria della Pietà. La collocazione universitaria era uno "specchietto per le allodole", una presenza marginale per confondere sulla reale natura di un progetto che affida il 56% dei padiglioni a strutture sanitarie residenziali, psichiatriche e per la malattia cronica.
Adesso il Re è nudo. Senza l'Università e, sembrerebbe, anche senza la casa dello studente, rimane solo il nuovo ghetto del disagio che Storace ha promosso a suo tempo e che i nuovi amministratori hanno assunto e concretizzato in spregio ai principi della Legge 180, alle proprie dichiarazioni d'intento ed ai propri programmi elettorali.
D'altra parte, il progetto universitario, oltre a riguardare un piccolo pezzo di comprensorio (8 padiglioni su 35), era partito già male: 7 "frammenti" di corsi di Laurea senza alcuna relazione tra loro. La propaganda del Campus poi era già una bufala bella e buona. Gli studenti che avrebbero alloggiato alla Casa dello Studente non sarebbero stati quelli coinvolti dall'attività didattica. Questo perché la Legge prevede l'assegnazione degli alloggi su base provinciale e, quindi di studenti di tutte le facoltà.
Ma, ai millantatori dell'"università di qualità" serviva una "targhetta" digeribile dall'opinione pubblica per mascherare la spartizione senza senso dell'Ex Manicomio e la ratifica delle operazioni illegittime che la ASL RME ha praticato negli anni, attraversando gestioni e schieramenti di governo: lo smantellamento degli Ostelli realizzati con i fondi del Giubileo, il reinserimento di strutture psichiatriche, una gestione privatistica degli spazi.
Repubblica, comunque, insiste, come sempre, nell'opera di falsificazione e di confusione delle carte. Si dice che quello del Campus del S.Maria era il "pezzo forte" del PAG (Piano di Assetto Generale della Sapienza). Affermazione indimostrabile e ridicola per chiunque conosca le direttrici di sviluppo del decentramento della Sapienza.
Soprattutto, ancora la rimozione del progetto complessivo in atto sul S.Maria della Pietà, allo scopo di lasciar credere che la proposta universitaria fosse l'unica scelta qualificante sull'Ex Manicomio. Ancora la rimozione della battaglia per l'uso pubblico e culturale condotta da associazioni e cittadini.
La vicenda della scelta del CDA della Sapienza dimostra, ancora una volta, che le amministrazioni locali, a partire da Regione e Comune, hanno giocato sul destino del S.Maria della Pietà una partita truccata. Tutto, pur di contrastare il movimento di associazioni e cittadini che da 12 anni chiede l'uso pubblico e culturale del S.Maria della Pietà, la destinazione delle risorse alla Salute Mentale e soprattutto ha tentato di impedire che l'ex manicomio di Roma, con la sua storia, subisse l'oltraggio di un ritorno all'indietro: nuovo concentrato di psichiatria, malattia e disagio.
Oggi, il Protocollo di Intesa firmato ad aprile 2007 perde di qualsiasi senso, (se mai l'ha avuto), la Delibera Regionale di vendita dei padiglioni all'Università fatta in fretta e furia prima di qualsiasi percorso di partecipazione risulta una pagliacciata, un tentativo disperato di fare "cassa".
Restano le due strade alternative di sempre: o il progetto Storace di far diventare il S.Maria della Pietà un grande ospedaletto dove concentrare tutto il disagio rompendo con la scelta di integrare queste strutture nel territorio, oppure la strada indicata dalla Delibera di Iniziativa Popolare del 2003, firmata da 9000 cittadini e mai discussa dal Comune: acquisizione comunale, messa a disposizione di immobili diffusi nella città per servizi integrati di Salute Mentale, progetto partecipato di uso pubblico e culturale.
Solo con questa seconda scelta, che sarebbe l'unica rispettosa della storia di sofferenza rappresentata dall'Ex Manicomio, sarebbe possibile ripensare ad una presenza universitaria non invasiva e soprattutto pensata per il bene degli studenti e del territorio. Costruita con gli studenti e con il territorio.
Fino ad ora, una progettualità seria, connessa a valori e beni comuni, ha lasciato il campo ad una spartizione tra poteri e ad una pratica dell'inganno e della falsificazione.
Il nostro impegno continua perché questo approccio venga battuto e si ridia il giusto peso al destino di un luogo prezioso perla storia e la memoria della città.
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