QUANDO SI DICE UN PAESE RAZZISTA!
L’ONU dichiara che l’Italia non mantiene gli accordi per l’eliminazione delle discriminazioni razziali.
Nel 72° rapporto del CERD (Comitato per l’Eliminazione delle Discriminazioni Razziali), a fronte del rapporto presentato dall’Italia, l’ONU ha pubblicato (Marzo 2008) 30 raccomandazioni per il nostro Paese (di cui 7 sono gli aspetti positivi, 20 gli aspetti negativi).
Ne farò un breve riassunto.
L’ONU denuncia la mancanza di accesso ai più basilari servizi per Rom e Sinti, la mancanza di azioni contro le misure adottate dalle autorità locali per negare la residenza ai Rom e la loro illegittima espulsione, la mancanza di prevenzione dell’uso della forza illegale da parte degli agenti della polizia nei riguardi dei Rom, la mancanza di prevenzione e punizione nei confronti degli atti di violenza contro i Rom e altre persone di origine straniera motivati da razzismo.
Denuncia inoltre di essere l’unico Paese in Europa a non avere ancora costituito una istituzione nazionale indipendente per i diritti umani in linea con i Principi di Parigi; il comitato nota che in Italia c’è un basso numero di casi giudiziari per discriminazione razziale, ma non giudica il dato positivo, poiché tale situazione potrebbe essere dovuta ad una informazione inadeguata fornita alle vittime sui propri diritti e ad una inconsapevolezza da parte delle autorità dei reati di razzismo.
Il Comitato si dichiara preoccupato anche per la situazione dei lavoratori senza documenti, sulla violazione dei loro diritti umani, visto che in Italia queste persone hanno stipendi al di sotto dei minimi garantiti, orari di lavoro troppo lunghi, ci sono condizioni di lavoro forzato, e parte dei loro salari vengono trattenuti dai datori di lavoro per pagare le loro sistemazioni in alloggi sovraffollati senza elettricità o acqua corrente.
Il CERD si dichiara fortemente preoccupato per le segnalazioni ricevute di discorsi di odio razziale, incluse dichiarazioni contro cittadini stranieri e Rom attribuite ai politici. In questo punto ci tiene a sottolineare che “l’esercizio del diritto alla libertà d’espressione implica speciali doveri e responsabilità, in particolare l’OBBLIGO di non diffondere idee razziste”. Chiede alla Stato Italiano di contrastare la propaganda razzista per fini politici.
Un punto specifico è dedicato ai CPTA, nello specifico quello di Lampedusa, in cui i migranti hanno subito maltrattamenti, non hanno accesso all’assistenza legale, vivono in condizioni di sovrappopolamento, igiene, nutrizione e assistenza sanitaria insufficienti. I CPTA devono essere conformi agli standard internazionali e devono garantire che i migranti non vengano portati in un Paese in cui possono essere soggetti a serie violazioni dei diritti umani, compresa la tortura.
Infine il Comitato denuncia il fatto che “i mass media continuano a giocare un ruolo nel proiettare un’immagine negativa delle comunità Rom e Sinti” e che lo Stato non ha fatto niente in contrasto con questo. Raccomanda quindi di “incoraggiare i media a combattere pregiudizi e stereotipi negativi che portano alla discriminazione razziale e di adottare tutte le misure necessarie per combattere il razzismo nei media”.
Insomma, entro un anno l’Italia deve dare prova di avere intrapreso misure contro il razzismo, mentre normalmente il rapporto si fa dopo 5 anni, proprio perché la nostra situazione è particolarmente grave. Sono cose che già sappiamo, ma che sicuramente ai nostri politici fanno un altro effetto se detti dall’ONU.