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IL PAPA, LA SAPIENZA E L’ANTICLERICALISMO BORGHESE

autore:
Partito Comunista Internazionale
Da "Il Partito Comunista" n° 327 - gennaio-febbraio 2008

IL PAPA, LA SAPIENZA E L’ANTICLERICALISMO BORGHESE

L’ “incidente”, come è stato definito dall’Osservatore Romano, che ha impedito la partecipazione dell’attuale papa alla cerimonia di apertura dell’anno accademico è nato e si è sviluppato a seguito di una lettera inviata al Rettore della Sapienza, lo scorso 14 novembre, da un professore emerito di Istituzioni di Fisica teorica e di Teorie quantistiche. Nella lettera, che avrebbe poi ottenuto l’adesione di 67 professori, di un consistente gruppo di studenti e di tutto il laicismo nazionale, venivano ripresi i vecchi argomenti dell’anticlericalismo risorgimentale (Roma non è più la capitale dello Stato Pontificio; la Teologia non è materia che si insegna nelle Università pubbliche) e temi facili ad effetto, stile talk televisivo (i cristiani hanno regalato al mondo le Crociate, i pogrom contro gli ebrei, lo sterminio degli indigeni delle Americhe, la tratta degli schiavi, i roghi dell’Inquisizione; e poi, poteva mancare?, il Sant’Uffizio ha condannato Galileo). Da professori universitari ci saremmo aspettati delle argomentazioni un po’ più, diciamo così, “attuali”.

I 67 professori, a loro volta, il 20 novembre inviavano al Rettore dell’Università un nuovo documento nel quale, tra le altre cose, si accusava l’allora cardinal Ratzinger, in un intervento tenuto a Parma nel lontano 1990, di avere approvato il processo a Galileo definendolo “ragionevole e giusto”.

Da parte sua il Rettore aveva pensato bene di ignorare le lettere e di andare avanti per la propria strada. Questo accadeva a novembre.

A gennaio, nell’imminenza della cerimonia, le lettere improvvisamente rispuntavano fuori, venivano pubblicate (per intero o in parte) e commentate, in maniera spesso stravolta, da tutti i giornali, tanto che divenivano, per giorni e giorni, l’argomento principale della politica e della vita italiana. Stampa e televisione quasi non parlavano d’altro. Il paese si divideva fra papisti e antipapisti, credenti ed atei, razionalisti ed oscurantisti, libero-pensatori e restauratori dell’inquisizione. Come al solito abbiamo assistito, da entrambi gli schieramenti, alle più squallide e volgari prese di posizione, che denotano il grado di decomposizione, anche morale, raggiunto dalla società capitalista.

Il papa, poi, alla Sapienza non c’è andato. Con soddisfazione per entrambe le parti: i laicisti hanno esultato per la “vittoria”; il papa ed i confessionalisti altrettanta vittoria hanno ottenuto con la servile sfilata di tutte le autorità civili e politiche che si sono spezzate schiena e ginocchia in espressioni di scuse e miserevoli genuflessioni.

Eppure la Sapienza, questa “Università laica” i cui professori con orgoglio ricordano e rivendicano la breccia di Porta Pia, aveva accolto a braccia aperte il precedente papa, Giovanni Paolo II. A Giovanni Paolo II, inoltre, la Sapienza di Roma, nel non lontano 2003, conferiva una laurea honoris causa in Giurisprudenza, motivata dal fatto che il Pontefice “aveva contribuito e contribuisce all’affermazione universale dei diritti dell’uomo, della giustizia e della pace nei rapporti tra le persone e i popoli”. Quel 17 maggio 2003, dopo le allocuzioni del Rettore e del Preside della Facoltà di Giurisprudenza, e dopo la laudatio del professore ordinario di Diritto civile, Giovanni Paolo II pronunciò la sua lectio magistralis. L’Osservatore Romano del giorno successivo dedicò ben quattro pagine all’avvenimento, pubblicando integralmente anche tutti i testi degli interventi. Alla cerimonia avevano partecipato numerose autorità civili (il presidente del Consiglio Berlusconi, quello della Corte costituzionale, il governatore della Banca d’Italia), ed ecclesiastiche, a cominciare proprio dal cardinale decano Ratzinger. Nessuno, allora, ebbe niente da ridire.

Perché questa differenza di atteggiamenti nei riguardi dei due papi? L’immancabile risposta è che papa Wojtyla era uomo moderno, aperto, progressista, mentre Ratzinger, l’“ex capo del Sant’Uffizio” è dogmatico, antimodernista, reazionario. Ecco il punto, il borghese, laico o perfino ateo, non nega il ruolo della religione nella società, nella scuola, nello Stato, vuole solo una religione fatta come al momento gli comoda, che cioè, a seconda dell’opportunità e dei bisogni, sia democratica o fascista, pacifista o bellicista, ecc. ecc.

Tipico esempio sono Pannella ed il Partito Radicale: anticlericali a morte, ma non antireligiosi; combattono l’ingerenza Vaticana negli affari dell’italica borghesia, ma nel loro sito ufficiale troneggia sempre la fotografia di Pannella e Bonino ricevuti da Giovanni Paolo II.

Questo è del tutto naturale perché, anche quando la borghesia si presenta con l’aspetto scapigliato dell’anticlericalismo, un patto d’acciaio ed un unico destino lega il suo potere di classe e la chiesa: la rovina dell’uno determinerà anche la rovina dell’altra. Chierici e antichierici sono infatti ugualmente nemici del comunismo e l’ateismo borghese, seppure si fonda sul razionalismo e nega l’esistenza di dio, afferma e rivendica la divisione della società in classi.

Il marxismo, anticipazione della scienza di domani, si colloca al di sopra sia del dogma religioso sia della universitaria scienza borghese attuale, che entrambi riduce storicamente e verrà a superare.

Per noi quindi la religione prima che un fatto personale è un problema di rapporti di classe; non la libertà di coscienza o di religione, ma la libertà dalla religione è quello per cui combattiamo, come combattiamo per la libertà dallo sfruttamento capitalista. E la vittoria sul capitalismo precederà la vittoria sulla religione. Sarà dopo la distruzione del capitalismo che dio morirà di morte naturale.

Mentre a Roma gli studenti di Rifondazione Comunista contestano papa Benedetto XVI, il loro capo Fausto Bertinotti è intervenuto ufficialmente alle università cattoliche di Lima e di Quito. In Ecuador, nella Università Cattolica di Quito, dove gli è stata conferita una laurea honoris causa in Scienze Politiche, Bertinotti ha tenuto la sua lectio magistralis nel corso della quale ha ammonito che “oggi il nuovo sovrano che minaccia la politica è la estremizzazione del mercato unita al matrimonio con la scienza e con la tecnica”, mentre ha indicato come unica via d’uscita la “restituzione all’uomo del controllo del suo destino”. Belle applaudite parole... le avrebbe potute dire Ratzinger!

Il governo cubano, proprio in questi giorni, annuncia ufficialmente la imminente visita del cardinale Bertone e la realizzazione di un monumento in onore di papa Wojtyla, mentre manifesta orgogliosamente gli ottimi rapporti esistenti tra il regime “comunista” e il Vaticano. A Cuba non sanno che “il cristianesimo ha regalato al mondo le Crociate, i pogrom contro gli ebrei, lo sterminio degli indigeni delle Americhe, la tratta degli schiavi, i roghi dell’Inquisizione, e che il Sant’Uffizio ha condannato Galileo”. O forse non gliene frega niente. In Vaticano non sanno che a Cuba i diritti umani non sono garantiti. O forse non gliene frega niente!

Ma, fortunatamente, in Europa abbiamo pur sempre la Francia, modello di laicismo e di separazione netta fra Stato e Chiesa; la Francia repubblicana il cui presidente non si sognerebbe mai di assumere atteggiamenti servili o compiacenti per ingraziarsi Vaticano e preti.

Nicolas Sarkozy, il 20 dicembre scorso, veniva ricevuto in udienza dal papa. Dopo l’incontro dichiarava all’Osservatore Romano. «Io mi sento cattolico di tradizione e di cuore. Gli ho detto [ al papa – n.d.r.] quanto siano importanti per me i valori cristiani nella storia della Francia”. Sarkozy, si rammaricava però del fatto che “mancano gli intellettuali cristiani, le grandi voci che si facciano sentire nei dibattiti per far progredire la società, darle un senso e mostrare che la vita non è un bene di consumo come gli altri”. Poi, il presidente teorizzatore della “laicità positiva”, il pomeriggio dello stesso giorno si recava nel palazzo del Laterano per ricevere, dalle mani del cardinal Ruini, il titolo di protocanonico onorario della Basilica del Laterano e prendeva possesso del relativo stallo. Nel discorso di ringraziamento così si esprimeva: “La fede cristiana è penetrata in profondità nella società francese, nella sua cultura, nel suo modo di vivere. Le radici della Francia sono essenzialmente cristiane. E la Francia ha dato un contributo eccezionale alla diffusione del cristianesimo”. Questo sì che è parlare da laici!

Perché i 67 professori della Sapienza che hanno contestato Ratzinger, non invitano Nicolas Sarkozy, il laico presidente della laica Francia, a tenere la lectio magistralis per la cerimonia di apertura del prossimo anno accademico?