1 Maggio - Muoia il lavoro con tutti i filistei!
1 Maggio
Muoia il lavoro con tutti i filistei!
PADRONI GOVERNI SINDACATI ASSASSINI!
Il problema non è il diritto al lavoro ed al salario, ma la loro abolizione, invece.
Il problema non è la galera per i padroni che non rispettano la sicurezza, ma l'abolizione di tutte le loro galere, invece.
Il problema non è lucidare le nostre catene, ma spezzarle, invece.
Le leggi sono fatte dai padroni per difendere il loro sistema di sfruttamento, di insicurezza, di precarietà.
Dal carcere al lavoro a vita, alla schiavitù del salario, alla precarietà: queste sono le uniche sicurezze di questa società da abbattere, le galere di cui liberarci.
Senza forza e lotta di classe non ci sarà mai nessuna sicurezza per i proletari.
MENO SICURI I PADRONI PIU' SICURI NOI
Coordinamento per l'autonomia di classe
Il governo unico del bipartito, su pressione del vincolo europeo, produce l’attacco finale alla struttura del contratto nazionale e del salario, tentando il ridimensionamento della casta sindacale.
L’Italia dell’ex sindacato piu’ grande del mondo e’ un camposanto per i lavoratori con 208 morti “bianche” dall’inizio del 2008; e per chi non muore, c’e’ una “vita” piena di sfruttamento e di precarieta’, di insicurezza per se ed i propri figli.
1° maggio
mai piu’ morti ne’ vite di lavoro!
La legge sul welfare ha peggiorato la legge Maroni, abbassando i coefficienti di calcolo delle pensioni, scippando il t.f.r. ai lavoratori per regalarlo ai sindacati; poi, con il secondo odierno pacchetto sulla sicurezza si e’ dato un prezzo per ogni omicidio: 24.000 euro per ogni morto di lavoro.
Ammazzare un operaio costa meno che licenziarlo!
Adesso, si vuole spostare il baricentro dalla contrattazione nazionale a quella geo-aziendale riproducendo il sistema delle “gabbie salariali” e decentrando il modello organizzativo del sindacato; il contratto nazionale dovrebbe “difendere” il potere d’acquisto solo in rapporto all’”inflazione realisticamente prevedibile ”mentre la produttivita’ ( e gli straordinari de-tassati ) verrebbe spalmata sul secondo livello aziendal-regionale.
Nubi nere pure sulla misurazione della “rappresentativita’” che, oltre a comportare uno scambio padroni-sindacati tra decentramento contrattuale e sua misurazione, prevedera’ una soglia minima di tessere ( e adesione-firma contratti ) per la proclamazione di scioperi.
In definitiva, insieme alla riscrittura delle regole contrattuali in direzione di merito individuale, produttivita’, straordinari e gabbie salariali, ci sara’ un incrudimento della 146 contro il diritto di sciopero.
Un passo indietro di 30 anni per il movimento operaio, ancora prigioniero tra frammentazioni, rapporti individuali di lavoro, precarizzazione generalizzata ed inutili sportelli di servizio sindacali.
Eppure, dentro le pieghe di una crisi sistemica di difficile soluzione, dentro fenomeni di vera e propria scissione operaia dal ciclo produttivo, va approfondendosi una riflessione profonda propedeutica a nuove forme di riscossa di classe.
Occorre collegare queste esperienze e queste riflessioni ancora disarticolate, dando forma, forza e visibilita’ ad un primo tentativo di proposta forte, unificante, che superi il mero vertenzialismo in perdita e ricollochi nella giusta dimensione politica lo scontro di classe del futuro, tutto interno all’opposizione proletaria all’imperialismo europeo.
PADRONI GOVERNO SINDACATO
UN CONCERTO FUNEBRE CONTRO IL PROLETARIATO
Coordinamento per l’autonomia di classe
IL FUTURO E’ NOSTRO!
Nella società capitalista totalitaria, fondata sulla proprietà privata e sul lavoro salariato, che si manifesta grazie al teatrino della politica e dei mass media, tutto sembra perdere significato scostando appena il velo delle apparenze.
La maggioranza vive di lavoro per poter acquistare oggetti sopravvalutati o poter vivere in alveari di cemento, perde tempo in mezzo al traffico costretta ad andare a svolgere lavori inutili, parla di personaggi dei reality show come se fossero persone reali.
I centri commerciali vengono presentati come punto di ritrovo e socializzazione, mentre stili di vita, aspirazioni e argomenti di discussione dipendono dalle messe in scena propinate dalla televisione, fatte apposta per catturare il pubblico al massimo dell’attenzione per rifilargli uno spot pubblicitario.
La metropoli lavora ventiquattro ore al giorno, sette giorni la settimana, feste incluse.
Quasi la totalità dei rapporti sociali viene letta in termini di scambio economico.
Tutto ha un prezzo. La casa, le informazioni, il cibo, la conoscenza, l’istruzione, le merci, perfino ambire ad un posto di lavoro.
Il regime democratico non può permettersi, nel regno delle apparenze, di dare vita al partito unico.
L’illusione di poter scegliere, e quindi contare qualcosa, è stata appena spacciata con le recenti elezioni, perché aldilà dei nomi delle persone e dei partiti possiamo assistere ad un unico obiettivo: progresso economico per chi è già ricco, guerre, repressione, devastazione ambientale, carovita e sacrifici per chi lavora.
Seppellirsi di rate per acquistare una macchina che ostenta uno stile di vita, o un televisore al plasma, o addirittura accendere un mutuo presso le sedi dell’usura legale chiamate banche significa rinchiudersi nella gabbia del lavoro, precario o a tempo indeterminato che sia, a vita.
Il Primo Maggio nell’immaginario collettivo dovrebbe essere il simbolo dell’esistenza della forza contrattuale da parte dei lavoratori, di tutte le lotte portate avanti nel corso della storia contro lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo, per un mondo senza classi e senza schiavitù.
Il movimento rivoluzionario storicamente non ha ancora raggiunto il suo obbiettivo, ma ha saputo imporre almeno delle regole, che oggi non vengono affatto rispettate dai datori di lavoro.
E’ ora di riprendere la lotta collettivamente perché le esigenze del capitale hanno portato a rendere il lavoratore un singolo individuo che viene schiacciato dall’enormità del sistema economico.
L’unità, internazionalista, di tutti i lavoratori è necessaria per poter fronteggiare una classe ben organizzata per lo sfruttamento su scala mondiale.
E’ fondamentale disertare le loro guerre, tra cui quella del lavoro che produce più di tre morti al giorno solo in Italia.
Bisogna organizzarsi in modo autonomo per riprenderci quello che ci rubano ogni giorno, il nostro tempo, la nostra libertà, i nostri desideri, i nostri spazi, la nostra felicità.
E’ essenziale non delegare a nessuno le decisioni sulla nostra vita, né aspettare che sia qualcun altro a difendere i “nostri diritti”.
L’IMPORTANTE NON E’ LA CADUTA, MA L’ATTERRAGGIO!
Comitato di lotta Quadraro - Laboratorio Rivoluzionario Gatto Selvaggio