"Al Pigneto sono stato io, Non chiamatemi Razzista"
L'uomo del raid del Pigneto, "l'italiano sulla cinquantina" cui la polizia cerca da cinque giorni di dare un volto, il più vecchio tra i mazzieri, il "Capo", arriva all'appuntamento ai tavolini di un bar che è notte. Ha i capelli brizzolati, gli occhi lucidi come di chi è in preda a una febbre. Allunga la mano in una stretta decisa che gli fa dondolare il ciondolo d'oro al polso.
"Eccome qua, io sarei il nazista che stanno a cercà da tutti i pizzi. Guarda qua. Guarda quanto sò nazista...". La mano sinistra solleva la manica destra del giubbetto di cotone verde che indossa, scoprendo la pelle. L'avambraccio è un unico, grande tatuaggio di Ernesto Che Guevara.
"Hai capito? Nazista a me? Io sono nato il primo maggio, il giorno della festa dei lavoratori e al nonno di mia moglie, nel ventennio, i fascisti fecero chiudere la panetteria al Pigneto perché non aveva preso la tessera". L'uomo ha 48 anni. Delle figlie ancora piccole. Una storia difficile di galera e di imputazioni per rapina. E, naturalmente, un nome. "Quello lo saprai molto presto. Il giorno che mi presento al magistrato, perché quel giorno il mio nome non sarà più un segreto. Mi presento, parola mia. La faccio finita cò 'sta storia. Ma ci voglio andare con le gambe mie a presentarmi. Nun me vojo fà beve (arrestare ndr.) a casa. Perciò, se proprio serve un nome a casaccio, scrivi Ernesto... ".
Indica la foto sulla prima pagina dell'edizione di Repubblica del 27 maggio. Quella scattata durante il raid con il telefono cellulare da uno dei testimoni dell'aggressione. "Ecco. Io sono questo qua. Questo cerchiato con il marsupio e la maglietta rossa, che si vede di spalle. La maglietta è una Lacoste. Adesso ti racconto davvero come è andata. Ti racconto la verità prima che mi si bevono. Perché la verità, come diceva il Che, è rivoluzionaria. La politica non c'entra un cazzo. Destra e sinistra si devono rassegnare. Devono fare pace con il cervello loro. Non c'entrano un cazzo le razze. Non c'entra - com'è che se dice? - la xenofobia. C'entra il rispetto. Io sono un figlio del Pigneto. Tutti sanno chi sono e perché ho fatto quello che ho fatto. Tutti. E per questo si sono stati tutti zitti con le guardie che mi stanno cercando. Perché mi vogliono bene. Perché mi rispettano. Perché hanno capito. Io ho sbagliato. E non devo e non voglio essere un esempio per nessuno. Ma per una volta in vita mia, ho sbagliato a fin di bene. E allora è giusto che il Pigneto veda scritta la verità. Se lo merita. E quella la posso raccontare solo io".
La "verità" di "Ernesto" ha un incipit. Giovedì 22 maggio. Quarantotto ore prima del raid. "A metà mattina, a una donna di cui non faccio il nome e a cui voglio bene come a me stesso, rubano il portafoglio in via Macerata. Non faceva che piangere. Un amico mio - un immigrato, pensa un po' - mi dice che se lo voglio ritrovare devo andare nel negozio di quell'infame bugiardo dell'indiano. In via Macerata. Perché il ladro sta lì. E' un marocchino, un tunisino, mi dice l'amico mio. Venerdì, verso mezzoggiorno, ci vado. Trovo questa merda di marocchino, o da dove cazzo viene, questo Mustafà, seduto davanti al negozio con una birra in mano. Una faccia brutta, cattiva, con una cicatrice. Mi fa cenno di entrare e nel negozio mi trovo lui, l'indiano bugiardo e un vecchio, un italiano. Il marocchino mi dice: "Tu passare oggi pomeriggio e trovare portafoglio". Io dico va bene e, te lo giuro, non mi incazzo, né strillo. Dico solo: "Dei soldi non me frega niente. Ma dei documenti sì". Ripasso il pomeriggio e quello mi dice: "Scusa. Non fatto in tempo. Torna domani". Io ripasso sabato mattina e quel Mustafà là, ridendo, sempre con quella cazzo di birra in mano, mi fa segno che i documenti l'ha buttati dentro una buca delle lettere. Allora non ci ho visto più. Mi è partita la brocca. Ho cominciato a strillare, dentro e fuori del negozio. In mezzo alla strada. E ho detto: "Se vedemo alle cinque. E se non salta fuori il portafoglio sfascio tutto"".
Alle 17 di sabato, dunque, arriva "Ernesto". Ma non da solo. "Eh no. Fermati. Fermati qui. Io arrivo da solo. Perché io voglio andare a gonfiare il marocchino da solo. Io quando devo fare a cazzotti non mi porto dietro nessuno. Il problema è che quando arrivo all'angolo con via Macerata non ti trovo una quindicina di ragazzi del quartiere? Tutti incazzati e bardati. Te l'ho detto. Mi vogliono bene. Avevano saputo della tarantella ed erano due giorni che sentivano questa storia di questo portafoglio. Evidentemente volevano starci pure loro e si sono presentati. Non l'ho mica chiamati o invitati".
"Ernesto" fa un cenno al cameriere. Chiede un whiskey di malto scozzese. Un "Oban". Strizza l'occhio. "Lo vedi questo? E' cresciuto con me al Pigneto". "Che stavo a dì? Ah sì, i pischelli. Io davvero non riesco a capire come si sono inventati la storia della svastica. Ma quale svastica? Io questi pischelli non li conosco personalmente, ma mi dicono che sono tutto tranne che fascisti. E, comunque svastiche non ce n'erano. Quei pischelli, per quanto ne so, si fanno il culo dalla mattina alla sera. E hanno solo un problema. Si sono rotti il cazzo di vedere la madre, la sorella o la nonna piangere la sera, perché qualche vigliacco gli ha sputato o gli ha fischiato dietro il culo. Te lo ripeto, io non l'ho chiamati. Io ce li ho trovati. E poi, scusa tanto sa, ma hai mai visto tu un raid nazista senza una scritta su un muro? Qualcuno si è chiesto perché, se era un raid, nessuno ha toccato per esempio i sette senegalesi che vendevano i cd taroccati in via Macerata? Lo vuoi sapere perché? Perché i senegalesi non avevano fatto niente. Perché sono amici. Perché portano rispetto e quando stava per cominciare il casino al negozio dell'indiano, gli ho detto di mettersi da una parte".
Forse "Ernesto" vuole solo coprire quei ragazzi. Forse la sua storia comincia a pattinare. "Aspetta. Io ti ripeto che i nomi di quei pischelli non li conosco e, comunque, se anche li conoscessi non li farei mai. Ma la dimostrazione che dico la verità sai qual è? E' che loro erano tutti coperti. Con i caschi, con i cappucci. E io invece ero l'unico a volto scoperto. Perché, come t'ho detto, io se devo andare a fare a cazzotti ci vado a mani nude, da solo e a viso scoperto. Te ne dico un'altra. La dimostrazione che sto dicendo la verità è che quando l'indiano di via Macerata mi vede e se la dà, dopo che gli ho sfasciato le vetrine, i pischelli si mettono a correre verso via Ascoli Piceno. Per me è finita lì. E non capisco quelli che vogliono fare. Allora li raggiungo a piedi e quando all'angolo tra via del Pigneto e via Ascoli Piceno vedo che stanno a fà un macello con i bengalesi, che si sono messi a sfasciare le macchine della gente del quartiere, cominciò a gridare. Grido: "A pezzi de merda che state a fa'? Annatevene da lì, a rincojoniti!". Per questo, come ho letto sui giornali, dicono che hanno sentito "il Capo" dare ordini in italiano. Ma quali ordini? Io li stavo a mannà a fanculo perché mi era presa paura. Avevo capito che casino stava montando".
Cosa aveva capito "Ernesto"? L'uomo butta giù il fondo di "Oban" rimasto nel bicchiere. Accende una Marlboro rossa. "Avevo capito che, senza volerlo, avevo slegato la bestia. Avevo capito che il veleno mio era il veleno di tutti. Sai perché penso che i pischelli sono andati dai bengalesi in via Ascoli Piceno? Perché quell'alimentari là, quello dove è andato a chiedere scusa Alemanno, due anni fa l'avevano chiuso per spaccio. Perché sotto il sacco dei ceci che dice di vendere, il bengalese ci teneva la droga. So che è andato assolto perché ha detto che la roba la nascondeva un marocchino. Sta di fatto che lì davanti è sempre un circo. Stanno sempre aperti. Anche alle cinque de mattina. Mi spieghi che cazzo si vendono?".
"Ernesto" chiede un altro wiskey. "La storia potrebbe finire qua. Ma non finisce qua". L'uomo, ora, ha voglia di raccontare chi è e come è cresciuto. "Perché tutto si deve sapere. Tutto. Perché poi, quando ti si bevono, i giornali scrivono un mucchio di cazzate". E' il quarto di cinque figli, "Ernesto". Suo padre è un carabiniere. Lo perde a 8 anni e finisce in collegio, perché a casa, al Pigneto, non si riesce a mettere insieme il pranzo con la cena. Quando esce dall'istituto, comincia a rubare. "Per fame. Ho sempre rubato solo per fame. E mai al Pigneto". A 24 anni perde anche la madre. Comincia a entrare e uscire di galera. Regina Coeli, Sollicciano, "dove a Pacciani, j'ho fatto 'na faccia tanto. Sto schifoso... ". "Sempre accusato di reati contro lo Stato... ". Contro lo Stato? "Sì, rapine in banca. Perché, le banche non sono dello Stato?". Ride, per la prima volta. Poi si fa di nuovo cupo.
"Il Pigneto era bellissimo. Da ragazzino giocavo a ruzzichella dove adesso ci stà quello schifo di isola pedonale. Dove adesso vomitano e pisciano fino alle cinque de mattina, ci stava il cocomeraro e quello che vendeva le cozze col limone. Posso sopportare che mentre vado al mercato a comprare il pesce per mia figlia che è una ragazzina, lei deve vedere uno che se tira fuori l'uccello e sui banchi del mercato ci piscia? Eh? Lo posso sopportare?". Il colore della pelle, dice, non c'entra. "Io ho litigato con tutti quelli che non portano rispetto alla gente del Pigneto. Bianchi e neri. Io ho fatto casino qualche settimana fa al pub di via Fanfulla, perché quattro stronzetti italiani non mi facevano rientrare a casa con le bambine e quando ho chiesto di spostare una macchina in doppia fila, mi hanno imbruttito dicendo: "Perché, se no che succede?". "Succede che te gonfio", ho detto. E si sono spostati. Ho litigato con degli algerini sotto casa, che mi stavano fregando il motorino. Ne ho appicciati al muro un paio e da allora sai come mi chiamano? "Grande mujaheddin. Grande talibano". Beh, l'altra sera m'hanno riportato le chiavi della macchina che mi ero dimenticato sul cofano. Hai capito, sì? Io non ce l'ho con nessuno. Io voglio bene ai neri e ai bianchi che rispettano gli altri. Che rispettano il Pigneto, che insieme alla mia famiglia è l'unica cosa che ho. Io sono cresciuto al bar Necci, hai presente? Sai, no? Quello del film di Pasolini "Accattone". Vai a chiedere di me lì. Vedi che ti dicono. Vai a chiede di me allo stagnaro di via Ascoli, o al bar di fronte. Vedi che dicono. Io ci sono poche persone che non rispetto. I bugiardi, i laidi, gli ipocriti, le pecore. E ti racconto ancora una cosa che mi devi promettere di scrivere".
"Ernesto" tira fuori l'ultima sigaretta del pacchetto di Marlboro, che poi accartoccia come carta velina. "Pifano. Daniele Pifano, hai presente? Collettivo di via dei Volsci. Autonomia, anni '70 e compagnia cantante. Beh, stai a sentire. Viene a vivere al Pigneto e due anni fa becca un fascistello che gli rompe il cazzo. Ti dico: questo qua lo umilia e gli distrugge la bici davanti a tutti. Io mi metto in mezzo e da allora, quando vedono Pifano, si scansano. E lui che fa? Sabato, dieci minuti dopo il casino, si mette con i centri sociali nell'isola pedonale a strillare che sono arrivati i nazisti al Pigneto. Ma come si fa? Ma che uomo sei? Ma che dignità c'hai a giocare sulla pelle del Pigneto e del sottoscritto? L'altro giorno ho provato a chiamare anche Luxuria, quella di Rifondazione. Gli ho detto: "Dovemo parlà". E lui: "Sì ma al telefono perché sono a Cosenza per una riunione". Allora io dico. Tu starai pure a Cosenza, ma al Pigneto, che è dove vivi pure tu, chi ci pensa?".
Chi ci pensa? "Ernesto" ride. "A pagare i wiskey ci pensi tu, perché io stò in bianco e devo pure pensare a trovare un avvocato bravo. Poi, quando sarà finita tutta questa storia, offrirò io. Ora vado. Mi raccomando. La verità. Io non sono un esempio per nessuno. Ma stavolta, davanti alle mie figlie, voglio che sia diverso. Non come le altre volte che m'hanno visto andare in Centrale o carcerato. Stavolta l'ho fatto per loro. E per il Pigneto. In fondo, non ho ammazzato nessuno. E tutto 'sto casino, non l'ho armato io"
(29 maggio 2008)
Fonte: repubblica.it- Scarica PDF
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Tutto 'sto casino l'ha armato Repubblica
"Ne ho appicciati al muro un paio e da allora sai come mi chiamano? "Grande mujaheddin. Grande talibano"."
Beh, che dire? Un uomo di sinistra, non c'è dubbio! Il tatuaggio parla chiaro! Ma per favore... Tutto 'sto casino l'ha armato Repubblica, col risultato che Alemanno può gongolare (finalmente ha la 'prova' che l'intolleranza verso gli immigrati esiste anche a sx, perciò che c'è un problema che va oltre il razzismo e la xenofobia dei suoi sgherri) e noi ce lo si prende come sempre nel fondoschiena.
La notizia su Repubblica subito dopo accordo PD-PDL su rete4
Mi pare moooolto strano! Perché La Repubblica fa questa sparata questa mattina ovvero dopo che ieri sera PD e PDL si sono accordati politicamente per cancellare l'emendamento salva rete4. Sicuramente c'é stato uno scambio di favori.
Bisognerá scoprí meglio chi é questo grande talebano del Pigneto che a quanto pare ha il Che tatuato e poi per un torto subito si comporta da fascista, spaccando tutto.
collettivi anticomunisti gnegnegne
uomo di sinistra? che cazzo ce frega della sinistra? ma voi vi definite di sinistra o comunisti? la verità è che a strilla' sempre aggressione fascista per ogni destro che vola in città.. il rischio di incorrere in qualche sonora figura di merda era da tenere in seria considerazione.
un po' come i fatti della sapienza: fn chiede e ottiene uno spazio. lo spazio viene tolto per le proteste dei collettivi. il giorno dopo passano 4 (QUATTRO!!!) forzanovisti, credendo di potersi permettere la sboronata, evidentemente fanno male i calcoli e finiscono all'ospedale. normale lo scontro, no? macchè, parliamo di aggressione fascista, hanno cominciato loro.
quindi se non cominciavano loro (prendiamo per buona questa ipotesi), i fascisti potevano attacchina' a s.lorenzo? ve pijavate pure na birra insieme?
collettivi piagnucoloni, anticomunisti bertinottiani della peggior specie. ripijamose er territorio va... trampoli, pallette, musica e balli, ce lo vorrei vede l'antifascista univesitario gnegnegne in qualche muretto di comitiva.. chissà quanto dura.. er tempo de stila l'ennesimo comunicato di aggressione fascista ahahahah.
l'antifascismo a braccetto con gli anticomunisti mai avrà lunga vita.
Riporto anche qua
1) Vorrei ricordare che molti siti di estrema destra giudicano il Che eroe, consiglio a qualcuno di leggersi documentazioni sui nazi maoisti o terzaposizionisti.
2) la prima versione girata su TG3 diceva chiaramente, con la testimonianza di una giornalista testimone oculare, che gli aggressori avevano simboli nazisti.
3)Il soggettone deve spiegarci come mai nell'aggressione c'erano anche questi FASCISTI
4) E' facile far rendere testimonianza a qualcuno e le argomentazioni ricattatorie sono molte se c'e' di mezzo la malavita.
5) Spero che se lo fottono !
La figura di Merda, mi sembra che per ora la fanno solo i giornalisti, parlando di argomenti che non conoscono e di tematiche che fanno finta di ignorare per convegnenza.
A me piace essere Comunista e credo che c'e' poco da ride
invece a quarcuno je se potrebbe chiede TU INVECE CHE VAI A FA' A SAN LORENZO A COMPRATTE LA SCIARPETTA DEI BOYSFASCI
O FATTE NA' CANNA CO' LORO!
Ennesima figura di merda
Dai ragazzi.. come la mettete la mettete il finale è sempre lo stesso.. Fate solo figure de merda! Questa è solo l'ultima di una lunga serie che affonda le sue radici negli anni più bui della nostra Nazione. Da sempre sguazzate dentro ste cazzate! Forse è ora di crescere no? Stiamo nel 2008..........
Che presa a male...tra
Che presa a male...tra fuoriluogo vs. crash! e tutta sta serie de bidoni, ce stamo a rimette la coerenza porca troia!!
Serietà e occhi aperti
Antifascisti sempre
ma parla per te la figura di
ma parla per te la figura di merda la fanno quelli che si bevono tutto come coglioni. Coerenza ??? perchè uno cià il tatuaggio del Che appiccicato con le figurine di topolino è COMUNISTA?
Io dico solo che oggi la RadioONDAROSA STAMATTINA INVECE DI SEGUIRE IL CORTEO DELL'UNIVERSITA' DI ROMA HA FATTO LA LEZIONE DI CAZZO DI RELIGIONE!
NON MISCHIAMO LE COSE per FAVORE
La coerenza cui si richiama
La coerenza cui si richiama è proprio quella di ROR e tutti quelli che con questa merda di rigurgito fascista in atto non sanno pensare ad altro che a consumare vendette e parlare di minchiate; non cert di quel poraccio del pigneto, che può benissimo tatuarsi quello che cazzo vuole, ma se per un portafoglio rubato si mette a fà il matto e a menà la gente - prendendosela con gli immigrati, approfittando della situazione di impotenza in cui versano grazie a questo stato di merda - per me è e rimane un (proto)fascista.
2) Concordo col compagno che scrive che sotto sotto ci dev'essere stato qualche impiccio (o minaccia) tra un ramo del potere Repubblica, dovuto proprio all'inciucio parlamentare su rete4...
no non basta un tatuaggio per dire che era di "sinistra"
però cosa serve per essere un fascista? non vedo mai nessuno fare la distinzione fondamentale tra fascismo culturale diffuso e neofascismo militante, questo è molto grave, gravissimo, non che strategicamente la cosa piu sbagliata possibile.
l'antifascismo è la peggior conseguenza del fascismo.
ROR da fin troppo spazio a queste iniziative che di politico non hanno un cazzo e si sa poi quali sono le referenze politiche di certi personaggi universatari.
+ POLITICA - ANTIFASCISMO.
Ma ci vuole tanto a saperne di piú?
Al pigneto sto tizio lo conoscono? Lo riconoscono come uno di sinistra? Io non l'ho mai visto ad alcuna manifestazione. La Repubblica ha avuto qualche interesse nel dare questo scoop. Seguire sviluppi