comunicato per il pride di roma
Contro una “normalità” imposta, per la libertà sessuale.
La cronaca recente racconta di aggressioni neofasciste ai danni di soggetti “diversi”: rom, immigrati, gay, transgender, comunisti, anarchici o presunti tali. Nello specifico della discriminazione sessuale, ricordiamo l’attacco contro la sede del circolo “Mario Mieli” e le continue minacce ed aggressioni a luoghi e persone legate al mondo lgbtq. Pensiamo che questi episodi siano sintomo del ritorno di un violento clima oscurantista, che non è oggetto di condanne decise da parte delle istituzioni e che si accompagna al silenzio vaticano. Le reazioni deboli e i silenzi consolidano, nella percezione comune, il miraggio di una normalità stabile e sicura, in un epoca di precarietà diffusa: dalle condizioni della vita quotidiana, alle crisi economiche, passando per tutte le instabilità di ogni giorno. Il difforme è aggredito: non è una novità. Ma se nella cronaca si registrano violenze razziste, pensiamo che esse non siano scindibili da ciò che accade quotidianamente nei “Palazzi”. L’immaginario di chi ne vive fuori subisce i giochi messi in atto nelle varie postazioni dell’élite: il racconto di una storia “ufficiale” ne è un esempio. La mancata denuncia, unita alla strumentalizzazione e alla storpiatura mediatica, si accompagna a una storiografia ufficiale che insabbia le persecuzioni di minoranze scomode in epoca nazi- fascista: gli omosessuali come i rom. Le violenze ad opera delle “ronde” di “onesti” cittadini si ripetono, nutrite dall’indifferenza e dalla ricerca del capro espiatorio.
Il Vaticano, approfittando del vuoto di contenuti politici nel panorama parlamentare, si pone come garante reazionario di una delle istituzioni sociali più oppressive: la famiglia tradizionale, veicolo di valori retrivi come quelli patriarcali e della norma eterosessuale. Oggi la difesa della famiglia ha come sua causa “inconfessata” anche la necessità di trovare un ammortizzatore sociale in una fase di smantellamento del welfare. La famiglia assicura, infatti, il mantenimento dei figli con un impiego precario o disoccupati. Non a caso la cattolica del PD Rosy Bindi ha difeso la famiglia proprio per la sua funzione sostitutiva rispetto al Welfare State. D’altro canto, basta sfogliare l’ “Avvenire” per rendersi conto che i vescovi si pongono su una linea di apologia del liberismo economico. Quella stessa Chiesa Cattolica che nega ogni forma di autodeterminazione, condannando sia il diritto della donna di vivere la maternità come una libera scelta sia il desiderio sessuale non finalizzato alla procreazione. Quella stessa Chiesa Cattolica che tiene al laccio tutto l’attuale panorama delle forze politiche parlamentari. Se la subordinazione del centro-destra è più che evidente, il centro-sinistra da poco sconfitto non ha fatto di meglio. I vari progetti moderati sulle unioni civili del centro- sinistra, sono stati progressivamente abbandonati. Non è stata da meno la giunta comunale veltroniana, quando ha bocciato la proposta di legittimare giuridicamente le coppie di fatto. Ma non ci convince neanche la prospettiva di chi rivendica la laicità dello Stato, facendo magari dei diritti civili il massimo obiettivo. Non pensiamo che lo Stato possa farsi garante della libertà, poiché resta una macchina autoritaria per il governo, il disciplinamento e il controllo degli individui. Una macchina esterna ai desideri e ai bisogni di ciascuno, che oggi si avvia verso una sempre maggiore separazione ed autonomizzazione dalle forze sociali e dagli individui. Ne sono un esempio le lotte territoriali in cui la popolazione insorge contro istituzioni che seguono interessi propri, diversi da quelli della popolazione stessa. Inoltre una lotta che si ferma alla rivendicazione dei diritti civili non cancella la discriminazione reale nella società. Non sconfigge il pregiudizio e, se da un lato, garantisce sicurezze giuridiche per la coppia, dall’altro non è capace di cambiare la percezione collettiva della sessualità nella direzione di un desiderio libero. Un desiderio libero dalle etichette, dalle identità, dai ruoli sessuali imposti dallo Stato, dalla Chiesa, dalle morali, dalla falsa tolleranza dell’industria consumistica. La falsa tolleranza che fa delle identità sessuali un “target” della produzione di merci, di fatto creando un ghetto in cui è riprodotta la percezione di lesbiche, gay, transgender, transessuali, bisessuali come “non conformi”. Come abbiamo già sostenuto in un comunicato firmato col Gruppo anarchico Carlo Cafiero di Roma, con la nostra partecipazione a questa manifestazione, che rivendica l’orgoglio di una diversità vissuta come pratica libera dei propri desideri, vogliamo contribuire al rilancio di una lotta autorganizzata in materia di libertà sessuale. Questa è un’ esigenza imprescindibile affinché ognuno possa riprendere in mano la propria vita. Tutto ciò per rompere con una rappresentanza politica fallita, che diverse realtà lgbtq hanno voluto rilanciare appoggiando il candidato sindaco Rutelli e il candidato alla provincia Zingaretti durante l’ultima campagna elettorale. La rappresentanza fallita di un Partito Democratico che punta al consenso del Vaticano e di una sinistra alternativa completamente impotente e imbrigliata nel rappresentare le istanze della base. E’ necessario riprendere una lotta senza mediazioni istituzionali, che faccia emergere la necessità di un’ alternativa radicale. E’ necessario uscire dalla chiusura nella propria sfera privata, e rilanciare una lotta dal basso. Perché la libertà di ognuno è la condizione per la libertà di tutti.
Collettivo autonomo- libertario “Liberidiamare”
Corrispondenze Metropolitane – Collettivo di controinformazione e d’inchiesta
Vomito Arcobaleno