l'organizzazione la scintilla si scioglie sabato 14 giugno ore 16.00 area ingovernabile via salaria 971
Accelerazioni sociali e compiti immediati
E' empiricamente riscontrabile, dalla difficoltà diffusa ad arrivare a
fine
mese, un attacco frontale alle condizioni di vita e di lavoro del
proletariato tanto in Italia quanto in tutto l'occidente. Tale
attacco, di
una asprezza continuamente crescente, è solo l'ultimo effetto di una
crisi
strutturale, che, a nostro avviso, muove dai primi anni settanta.
L'aumento
della composizione organica del capitale, cioè di quello fisso a
scapito di
quello variabile, ha infatti diminuito la capacità capitalistica di
estrarre
plusvalore e quindi di valorizzare se stesso determinando un rincaro
tanto
dello sfruttamento proletario (sia diretto che indiretto) quanto
della
concorrenza interimperialista.
Siamo perciò di fronte ad un periodo di accelerazione sociale (almeno
rispetto al passato immediato): erosione dello spazio di
contrattazione e di
riformismo al livello nazionale, ricorso alla guerra per dirimere le
contese
imperialiste.
A tale situazione però non corrisponde in Italia un adeguato livello
di
scontro e coscienza di classe,anche rispetto a quello che accade in
paesi,
come la Francia, teoricamente più ricchi. Ciò può essere forse il
frutto di
ammortizzatori sociali come la famiglia o come il pidocchioso sistema
di
redistribuzione economica rappresentato dalle varie "comunità
benefiche"
(Caritas ecc.).
Comunque sia, è quanto meno ragionevole aspettarsi una rottura più o
meno
grande della pace sociale; ed a questo punto ci allacciamo al ruolo
attuale
e dell'immediato futuro delle organizzazioni in cui militiamo.
Saranno
sufficienti in un contesto probabilmente più
"turbolento"?.
Prima di rispondere a questa domanda ci pare utile spendere qualche
parola
sull'aera politica a cui sia noi che altri gruppi interni a
Collegamenti
Internazionalisti ci rifacciamo. La Sinistra Comunista, nonostante sia
la
corrente rivoluzionaria più conseguentemente marxista, è sempre stata
per lo
più marginale (tranne alcune eccezioni) all'interno del movimento
operaio
italiano ed internazionale.
E le spiegazioni non mancano. Prima fra tutte, forse, è proprio che è
la più
conseguentemente marxista, quindi anche la più colpita da fuoco
incrociato
della reazione borghese di ogni risma (da quella falsamente comunista
a
quella fascista). Ma una siffatta eroica autocelebrazione non
esaurisce il
problema. E' infatti innegabile che ogni qual volta si aperto uno
"spazio a
sinistra" (negli anni 20, durante la seconda guerra mondiale, negli
anni
sessanta settanta, per esempio), la S.C. nel suo complesso ( e
tranne
alcune eccezioni, ripetiamo) non sia riuscita ad incidere nella lotta
di
classe. E, nuovamente, le spiegazioni non mancano.
Attendismo, superficialità nell'affrontare argomenti "spuri",
inadeguatezza
rispetto a forme di lotte non codificate dai "sacri testi", ossessione
nell'inseguire
un malinteso purismo d'accademia, polemiche infinite sulle benché
minime
differenze (ottimo materiale per la psicanalisi, meno per la
battaglia
politica) ne hanno impedito l'azione.
Supportati da queste brevi considerazioni, tentiamo ora di sciogliere
la
sopraccitata domanda. Evidentemente consideriamo ormai chiusa l'epoca
dei
"comitati dei condomini" e dei "coordinamenti dei comitati dei
condomini"
( per citare l'espressione di altri compagni ), non tanto e non solo
per un
discorso di esiguità numerica o di poco peso nella classe. Il punto è
infatti più profondo. Nessun raggruppamento ( il nostro in primis ) ha
un
metodo complessivo per interagire nel movimento reale, e se è vero che
tale
metodo si acquisisce ( nella teoria e nella prassi ) proprio con
l'interazione
con l'esistente, è altrettanto vero che gli attuali raggruppamenti (
che non
a caso hanno interventi generalmente parziali ) possono portare il
proprio
tassello di esperienza per costruire un mosaico ad ampio respiro. In
altre
parole, ed in virtù di quanto prima scritto sulle occasioni sprecate
in
passato, non riteniamo nessuna delle organizzazioni oggi esistenti
come
perno intorno al quale si costruirà il futuro Partito Rivoluzionario,
ma
come momenti del percorso che porterà ad esso.
E, si sa, i tempi della nascita della soggettività organizzata non
possono
astenersi dagli sviluppi del fattore oggettivo. In momenti di
sostanziale
stasi sociale è normale ( ed anche giusto ) una separazione
organizzativa ed
una conseguente diversità di analisi, ma quando l'orizzonte comincia
a
mutare (dando spesso risposta alle varie ipotesi ) è doveroso
ripensare alla
forma di cooperazione tra rivoluzionari. E per quanto ci riguarda (
come
enucleato in precedenza ), all'oggi è o sta per cambiare. Vogliamo
allora,
in coerenza con la storia della nostra area, far passare un altro
treno,
oppure armarci di coraggio politico ed essere disposti anche a fare un
passo
indietro se è necessario ad arrivare ad un fine superiore?
Il nostro quindi, come speriamo sia stato sufficientemente chiaro, è
un
appello alla compattezza organizzativa, la quale ci è posta innanzi
dallo
sviluppo delle cose e della quale se ne sente il bisogno in ampi
settori di
compagni ( specie quelli slegati da ogni gruppo), che però corrono
il
rischio di essere ammaliati da qualche sirena riformista. La
situazione
sulla carta favorevole (aumento del disagio economico e quindi
maggiore
sensibilità proletaria a posizioni radicali) non deve però indurci
nell'errore
di creare accozzaglie all'insegna di "tutti insieme appassionatamente"
tanto
per fare "qualche cosa di pratico". Allo stesso modo, però, ci sembra
errato
ridurci all'ennesimo coordinamento senza sbocchi, in cui ogni sigla
cerca di
essere egemone e di strappare qualche militante all'altra, e che, bene
che
vada, pone in un vago futuro il momento della definitiva unione.
Si deve a questo punto affrontare la vexata quaestio del rapporto fra
compattezza teorica ed unità politico-organizzativa. E nel farlo
bisogna
sfatare la leggenda che vorrebbe i passati partiti rivoluzionari come
monoliti granitici.
Né il Partito Bolscevico, né quello d'Italia, né la Lega Spartachista
potevano infatti vantare tale coesione (basti pensare che "le tesi di
aprile" furono accettate nel C.C. in buona sostanza solo da Trotzkij
e
furono pubblicate sulla Prava come "posizione personale pel compagno
Lenin",
oppure che nel PCd'I Bordiga conviveva con Gramsci). Con ciò non si
vuole
celebrare la "ricchezza delle diversità", ma sottolineare che, come
dicevano
gli antichi, ubi maior minor cessat. Alle prevedibili obiezioni del
tipo
"erano altri tempi, c'era la rivoluzione da fare", facciamo notare che
erano
"altre" anche le distanze tra le varie anime interne ai detti
partiti,
rispetto a quelle fra i nostri gruppi.
Ci sembra infatti di avere riscontrato una base comune da cui
partire,
opposizione ad ogni imperialismo, prima di tutto il nostro;
internazionalismo; rifiuto della teoria del socialismo in un paese
solo;
astensionismo strategico; scissione totale da riformismo; denuncia del
ruolo
dele borghesia d'area ecc. La consueta consequenzialità "prima
l'unità
teorica poi quella politica ed organizzativa" va perciò rovesciata. E'
nella
compattezza politica che si raggiunge quella teorica, la quale perciò,
non è
un presupposto ma un risultato. Solo così infatti le diverse tesi
possono
essere discusse e confrontate senza che diventino dei feticci, da
difendere
per partigianeria di gruppo.
Tirando le somme, ci sembrano maturi i tempi per superare e sciogliere
le
incomprensioni tra i nostri gruppi e gettare i presupposti per la
nascita di
una unica organizzazione rivoluzionaria.
Il terremoto elettorale della sinistra riformista ci conforta
ulteriormente
in questo pensiero. Parimenti sarebbe opportuno rafforzare la
cooperazione
all'interno della sinistra di classe, anche nel caso in cui non
sussista la
possibilità di una completa fusione organizzativa per l'immediato,
come sta
avvenendo con Collegamenti Internazionalisti.
Chiudiamo con la speranza di essere all' altezza dei nuovi compiti che
ci
aspettano e di sfruttarne le potenzialità, riuscendo a mantenere la
scintilla da cui, al momento opportuno, scaturirà la fiamma.
Saluti Comunisti
Organizzazione Proletaria La Scintilla -Sinistra Comunista-
SABATO 14 GIUGNO 2008 ORE 16 ASSEMBLEA
PRESSO AREA INGOVERNABILE
Via Salaria 971 Roma
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