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La sanità nel Lazio.

autore:
Bernard Rieux
Cosa succede nella sanità nel Lazio:il commissariamento tra interessi e poteri.

La situazione della sanità nel Lazio è strettamente collegata alla vicenda politica nazionale e regionale anche in relazione alle politiche economiche e della salute.
Non voler ricollegare questi due aspetti,anche con riferimento agli anni passati,vuol dire non solo omettere un elemento importante di analisi ma non contribuire alla chiarezza politica,allo studio degli errori e alla mancanza di discontinuità e quindi precludersi la possibilità reale di una ripresa di iniziativa politica al governo locale e all’opposizione e dei movimenti in questo settore. Fino ad assistersi ad un vero e proprio analfabetismo di ritorno,l’attardarsi su parole d’ordine inattuali,il non cogliere le modifiche strutturali che il capitale ha determinato nella sanità

1) Le politiche sanitarie e quelle economiche sono fortemente connesse.
Questo dato non è emerso solo con il 2° Governo Prodi ma inizia con i DLgs 502/92 e 517/93. Non è un riaprire la riflessione sull’aziendalizzazione, i DRG,il rapporto pubblico-privato (né sarebbe questa la sede) oppure sul risanamento del bilancio pubblico e tantomeno rimettere in discussione l’Euro,quanto constatare che la sinistra tutta sembra aver rinunciato,rispetto a questi temi,ad una propria autonoma riflessione che sappia uscire dal solco dell’economia classica riprendendo in mano gli strumenti della critica dell’economia politica,saldandoli alle vecchie e nuove elaborazioni sulla salute e lo stato sociale,la critica della globalizzazione,la finanziarizzaione dell’economia,l’ambientalismo,la critica di genere.
In sostanza:ridurre i costi e la spesa in sanità non è lo stesso.Ridurre i costi ha a che fare con l’efficienza e,in alcuni casi con la legalità (al Sud ma il caso di Milano o dei rifiuti in Campania sembra dirci lo stesso),ridurre la spesa invece ha che vedere con politiche restrittive sui servizi sociali.La spesa sanitaria in Italia è aumentata solo negli ultimi anni in modo da porci al pari della media UE. Il problema è ,caso mai,come e per cosa è utilizzata questa spesa. Quindi un problema di allocazione di risorse dentro il sistema. Di qualità e quantità dei consumi sanitari,problematica sin qui affrontata in modo paternalistico/autoritario quando i movimenti “no global” hanno individuato strumenti di critica che spostano la prospettiva (come,cosa,per chi produrre e consumare).
Le finanziarie nazionali,non ultima quella 2005 che seppur promulgata dal 2° governo Berlusconi conteneva i fondamenti del piano di rientro per le Regioni in disavanzo e poi fatta propria dal 2° governo Prodi,hanno sempre affrontato questo argomento esclusivamente in termini di bilancio e mai in termini quali-quantitativi.Sino al Piano di rientro della Regione Lazio che ha condizionato pesantemente il centrosinistra regionale oscurando e condizionando pesantemente la discussione sulle politiche di salute a livello regionale.
La questione inoltre non si pone neanche come contrapposizione tra pubblico e privato in senso stretto,perchè,se è vero che la sanità è il 70% dei bilanci regionali, il 50-60% è per il personale,spesa incomprimibile,anche per il privato,pena licenziamenti (che sono da questo usati come ricatto) o il blocco del turn-over nel pubblico,che è l’unica misura insieme all’imposizione diretta (ticket,tasse) che ha un immediato effetto di cassa. La spesa per il personale è in continuo aumento per le dinamiche contrattuali e il Piano di rientro del Lazio non risolve questo problema,come vedremo nel dettaglio.Il Piano di rientro propone una riorganizzazione cartacea del SSR che avrà effetti,se li avrà,tra 10 anni.Serviva solo a garantirsi,con un governo “amico” che ne certificasse l’efficacia,il non commissariamento del Lazio e lo svincolo dei finanziamenti statali. La caduta anticipata del governo Prodi ha bloccato questo processo ,a cui peraltro il Ministero dell’Economia di Prodi si apponeva, determinando una accelerazione della situazione nel Lazio.
A ciò si aggiunga la finanziarizzazione spinta dell’economia in sanità,attraverso la cartolarizzazione dei debiti, processo già iniziato con Badaloni-Cosentino.Il debito del Lazio nei confronti dei creditori viene coperto da società finanziarie,spesso costituite ad hoc con poche migliaia di Euro,che saldano il debito i misura parzialmente ridotta ai creditori che incassano il dovuto e “vendono” il proprio credito con la Regione a queste società (che non si sa come prendono i soldi dalle banche in prestito per pagare i creditori) e guadagnano sugli interessi passivi che la Regione fa maturare e che a sua volta è costretta ad accendere mutui con le banche per pagare tali società di recupero crediti che agiscono inoltre per le vie legali ottenendo,come è avvenuto, il pignoramento dei fondi regionali.
In sostanza si è coperto questo meccanismo. Ma chi lo ha detto che il ripianamento del bilancio regionale dovesse avvenire solo o soprattutto sul capitolo della sanità e che la riduzione dei costi,giusta,dovesse coincidere con una riduzione della spesa e non con una sua riconversione (quali settori sviluppare,come governare il privato,come riconvertire i consumi farmaceutici e diagnostici)?Dimenticando che la sanità e la salute sono uno straordinario volano per l’indotto che hanno assai più sano ed etico di altri settori (edilizia speculativa,banche,militare,ecc.) Le finanziarie regionali approvate,il Pieno di rientro e altri provvedimenti sono il frutto di questa impostazione culturalmente subalterna ai dettami della economia classica.

2) Dove le radici di questa scelte?
Le radici di quanto detto stanno nelle politiche regionali consociative che nella sanità sono
sempre state potentissime e in cui si intrecciano interessi di vari settori speso in conflitto tra loro ma costretti ad accordarsi:banche,sanità privata,vaticano,università,edilizia,farmaceutica,professionisti.
Questo già con Badaloni-Cosentino. Settori ben rappresentati trasversalmente in tutte le forze politiche.Che il vecchio PCI e i DS poi abbiano avuto interessi nella sanità privata è noto e che questa finanziasse in parte il vecchio PCI romano; analogamente le forze facenti capo al vecchio PSI e alla DC oggi in tutti gli schieramenti anche con personaggi di punta hanno rappresentato banche,Vaticano,ecc.
AN arriva ultima con Storace,ma voracissima,a chiedere la sua fetta della torta (lady ASL).
L’ assessorato alla sanità del Lazio è diventato via via una sede di mediazione tra gruppi di interesse nella ripartizione delle risorse.Infatti i DS non vollero mai discutere al loro interno o pubblicamente della sconfitta del 2001 e l’opposizione a Storace sui temi della sanità fu assai debole,preferendo una linea di tutela degli interessi (accreditamento e relativa legge regionale,RECUP-Capodarco,ecc.).
Con la vittoria nel 2006 la scelta di Battaglia come assessore fu di sostanziale continuità con tale linea. La conflittuale scelta di Clini all’ASP fu orientata dalla Margherita e dallo stesso Marrazzo che non si fidavano dell’assessore,come i recenti fatti dimostrano.La gestione dell’assessorato è stata sempre conflittuale sino all’andata via di Natoli,un promoveatur ut amoveatur, e l’arrivo di Correani,la scelta dei consulenti dell’assessore tra ex Direttori generali ASL. Ma ciò non faccia trarre in inganno rispetto ad eventuali “buoni e cattivi”: si tratta solo di rappresentanti di interessi e cordate diversi.

3) Perché Battaglia?
Perché avrebbe rappresentato più fedelmente,aldilà delle proprie capacità individuali,la sintesi e la mediazione tra gli interessi suddetti.Diciamo che non è stato capace di mediare efficacemente tra il Vaticano (che ha rappresentato con coerenza:Gemelli, Bambino Gesù,Campus Biomedico),la sanità privata (Angelucci,Ciarrapico –padre AN-PdL,figlio ex fascista oggi area PD- AIOP,Federlazio in cui recentemente transita Garofalo) il privato sociale (Capodarco,cooperative),il sindacato,l’Università, l’edilizia privata:infatti doveva portare a casa l’operazione ospedali Bufalotta,Cinecittà che oltre a valorizzare urbanisticamente aree urbane rispondendo in ciò ad interessi precisi (cfr. Report),con le “joint venture” pubblico privato,in cui si socializzano le perdite e si privatizzano gli utili,introduce nell’ impresa Angelucci (oggi senatore di AN) blandendo il gruppo editoriale la Repubblica-L’Espresso che nell’area di Cinecittà deve trasferire tutte le sue strutture editoriali.
La cosa non riesce ad andare in porto,scontenta i molti esclusi,ma soprattutto non fa i conti con il Piano di rientro che prevede la chiusura di due ospedali (S.Giacomo,Regina margherita) e la realizzazione di due nuovi in aree già servite (S.Andrea,Tor Vergata),urbanisticamente intasate e da riqualificare ,per pochi posti letto (200 ciascuno,con al pubblico l’emergenza e al privato la riabilitazione ben retribuita meno impegnativa) mentre a Roma si tratta di ridurli o spostarli in Provincia o riconvertirli:processi che in altre regioni comportano anni di concertazioni locali,programmazione,progettazione,ecc. Ma soprattutto non l’estensione a privati che già nel Lazio contano moltissimo.

4) Le premesse di questo epilogo.
Non c’è dubbio che le scelte operate sin dall’inizio andavano in questo senso:non riformare in nessun modo l’Assessorato alla sanità e l’ASP. Tutti funzionari della vecchia amministrazione rimangono al loro posto,una ripresa come consulente e poi arrestata (alcuni non conformi al Regolamento regionale varato ad Storace vengono sanati in deroga,forse proprio per la continuità consociativa che rappresentavano),nessuna modifica strutturale degli uffici (nessun funzionario tecnico dall’esterno nella tecno-struttura della Direzione,in ossequio al suddetto regolamento e alle pressioni dei dirigenti “perequati”,cioò in graduatoria per titoli e meccanismi di idoneità interni,sino all’ultimo prepensionamento con buonuscita e non sostituzione in due aree strategiche:programmazione sicurezza del lavoro),la separazione tra bilancio e programmazione con Artico e Correani (Direzione che le vecchie amministrazioni avevano tenuto ferramente accentrate nelle mani della Melaragno per anni Direttore regionale alla sanità,che non va in pensione ma è premiata con un IRCCS;come vanno in pensione solo di nome Direttori generali di ASL e dirigenti di area regionale che vengono ripresi dall’assessore come consulenti.
Ma queste politiche interne all’Assessorato sono complementari alla scelta di Marrazzo di lasciare i Dipartimenti regionali,sovraordinati alle Direzioni regionali degli assessorati,creati da Storace per controllare gli assessorati,di cambiare nome a Laziomatica (coinvolta nello scandalo Storace di spionaggio politico) che diventa LAIT modificando gli assetti di direzione della società ma tutta dentro una idea affaristica dell’informatica e di controllo centralizzato ingegneristico ma privo di contenuti,la continuazione di Lazioservice che viene diretta da un DS ma che rappresentata la politica di clientelismo e precariato nelle assunzioni del centrodestra ma trasversali e senza concorso sino al RECUP che è costato a Natoli un avviso di garanzia per il bando di gara costruito a misura per Capodarco cooperativa.Ed infine l’ASP la cui legge regionale istitutiva opera di Cosentino-Natoli-Perucci nel 1999 è un capolavoro di asservimento della tecnica alla politica:consiglio di amministrazione di nomina politica (oggi con ben due parlamentari eletti al proprio interno e il presidente incompatibile,ma certo anche la presenza di Gramazio è istituzionalmente immorale),dirigenti tutti “precari” chi più chi meno (comandati o aspettativa ASL) con contratti individuali,alcuni superpagati,centinaia di collaboratori a progetto precarissimi e ricattabili,contratto regionale e non SSN,collaboratori e consulenti anche eredità della passata amministrazione. Ma,soprattutto una gestione “autoritaria” e incompetente dopo che per anni si era combattuto l’autoritarismo e l’ignoranza di Storace-Gramazio,la mancanza di trasparenza,mascherata come “autonomia” dei tecnici. Questo in armonia con l’autoritarismo di Battaglia,spesso disattento a DGR,leggi,ecc. e molto incline creare propri “gruppi di lavoro” in assessorato fuori dalla tecnostruttura. Mai l’ASP ha raggiunto livelli così bassi,con più di 200 dipendenti ma pretendendo di svolgere un ruolo “politico” che scavalca l’assessorato contrattando direttamente con gli erogatori. E in aperto conflitto con lo stesso Battaglia.
Ma l’autoritarismo sembra la cifra che ha caratterizzato al gestione delle ASL anche di Direttori generali “compagni”. Questa amministrazione non ha certo favorito la partecipazione (vedi gli atti aziendali).
Un autoritarismo che non sembra avere avuto neanche la giustificazione di un riformismo “radicale”.
Clini propone oggi una leggina di “riforma “ dell’ASP,in sordina e fuori tempo massimo ecerca di salvare se stesso,essendosi ridotte le Regioni in cui espatriare con ruoli di prestigio o al riparo.

5) L’epilogo.
Marrazzo revoca le deleghe a Battaglia perché contratta con Berlusconi (e Sacconi –Tremonti,tutti ex PSI) ed Alemanno (Marrazzo ha bisogno dei fondi del governo arretrati che servono anche ad Alemanno per i debiti che la Regione Lazio ha con il Comune di Roma;ma Prodi,Turco,Battaglia non potevano pensarci prima?),che la Regione Lazio non verrà commissariata,o meglio viene commissariata con lo stesso Marazzo.Chi ne avrebbe interesse d’altronde? Non il Vaticano,che ha ottenuto ciò che voleva,non le Banche e le società di recupero crediti,che lucrano su questo meccanismo.Non Berlusconi che dovrebbe farsi carico con un funzionario governativo (questo prevede la finanziaria 2008) del disavanzo del Lazio e di eventuali misure impopolari.Ma il patto è un fine legislatura in coincidenza con le europee del 2009 a cui Marrazzo verrà candidato anche per non fare la fine di Badaloni in RAI,dando per scontato che nel Lazio si perderà. Ma soprattutto accentrando in mani fidate di un “tecnico” (ex Direttore generale ASL) la mediazione tra i portatori di interesse.
E forse un diverso equilibrio tra gli stessi dopo le elezioni nazionali e il quadro di opposizione “ombra” che sembra apparire.
Diversamente il governo Berlusconi e Alemanno (che nominerà a breve i propri rappresentanti nelle ASL romane) accerchierebbero Marrazzo sino comunque alla sua sconfitta elettorale.
Marrazzo si è insediato in assessorato si tiene le deleghe,forte dell’accordo con il Governo, e mette suoi “tecnici” a fare presidiare l’Assessorato. “Reggenti” la segreteria dell’assessore nel frattempo Cau,ex segretario CGIL medici nazionale,ma sopratutto che lavora con Bassolino in Campania (come Clini)e approda di recente all’ASP e un ex Direttore generale ASL.

6) La sinistra.
Quel che resta delle sinistra istituzionale (PRC,Verdi,SD,PdCI) sembra non rendersi conto di questo scenario. Le dichiarazioni di PRC dopo la vicenda sono morbide,schiacciata tra la scelta di Marrazzo che non può che essere criticata e l’oggettiva difesa di Battaglia,che ciò comporta,che è invece indifendibile. La oggettiva corresponsabilizzazione con le scelte di Battaglia (il Piano di rientro,gli atti aziendali,le finanziarie regionali),la presenza in CdA ASP (Verdi),la scarsa spinta partecipativa non certo sollecitata in questi anni ne minano ogni capacità di critica e opposizione sociale.Ma per far questo è necessario elaborazione culturale ed iniziativa,discussione critica ma soprattutto una analisi rigorosa della situazione.
Il rischio è di rimanere sotto le macerie delle prossime elezioni come già a livello nazionale,tra voto “utile” ed astensionismo.

Roma, luglio 2008