Ciao Ivan
LUTTO A "LIBERAZIONE", MORTO IVAN BONFANTI
Lutto nella redazione del quotidiano 'Liberazione': e' morto improvvisamente, all'eta' di 37 anni, il giornalista Ivan Bonfanti che, si spiega in una nota del quotidiano, oggi si trovava a Vienna per una visita privata. A "Liberazione" Bonfanti dirigeva il servizio Esteri e curava la pagina della Sinistra europea. Tutta la redazione del quotidiano si stringe attorno alla famiglia e alla collega Laura Eduati.
Stefania Podda Daniele Zaccaria (da liberazione di dom 20/07)
Ci hai lasciati così, Ivan, amico e fratello. Ci hai lasciati soli e muti. E le parole, tutte le parole, non ci bastano per raccontare il dolore, lo smarrimento, la rabbia. Vorremmo scrivere qualcosa per ricordare l'affetto profondo che ci lega a te da tanti anni. Non riusciamo, proprio non ci riusciamo, a parlare di te al passato. Non sappiamo se sia troppo sentimentale, ma la verità è che vorremmo solo spegnere il computer e piangere. Solo questo. Stiamo facendo una fatica immensa per resistere e a questo punto non sappiamo nemmeno se riusciremo a scrivere qualcosa che tu avresti apprezzato, tu che detestavi la retorica e il sentimentalismo meschino.
«Paragiornalismo», quante volte hai usato questa espressione, scagliandoti contro i luoghi comuni e le frasi fatte che abbondano sfrontate dalle colonne dei giornali. Il giornalismo per te invece era passione e studio, soprattutto studio: «Prima di commentare, analizzare e sproloquiare, bisogna studiare, altrimenti dici solo cazzate», dicevi. E tu studiavi, amico Ivan, arrivavi in redazione con i tuoi volumoni in inglese sulla storia del Medio Oriente. Altro che ricerche e copia-incolla da Google. Eri una persona preparata, di grande intelligenza. Avevi idee brillanti, non seguivi mai percorsi scontati, niente giudizi o pensieri automatici.
Ti ricordi quando hanno eletto Papa Ratzinger? Avevi tirato fuori dal cilindro un titolo geniale che resterà nella storia del giornalismo italiano: "Il pastore tedesco". Lo avevi proposto per la prima di Liberazione, ma non è passato, fu giudicato poco conforme allo stile prolisso dei nostri titoli. Ti sei detto, ci siamo detti: è un peccato buttare via quel capolavoro. allora hai chiesto il premesso di "passarlo" agli amici del Manifesto, che ancora oggi ti ringraziano.
Come ti ringraziano i tuoi amici animali che amavi oltre ogni limite. Eri un buongustaio, e però eri diventato vegetariano. Un vegetariano laico, non facevi prediche a nessuno, non sindacavi sulle bistecche altrui. Ti sentivi un po' solo in quella battaglia per i diritti di tutti gli esseri viventi, così lontana dalle dottrine e dai riflessi ideologici di gran parte della sinistra. E difendevi, più di ogni altro, la causa dell'ambiente, una causa dimenticata dai pettegolezzi politici della stampa italiana. Dicevi sempre: «Guardate il Guardian, l'Independent, loro hanno capito che la politica del futuro si giocherà tutta sulla difesa dell'ambiente». Non era una frase fatta, sapevi di cosa parlavi: anche in questo caso prima studiavi, poi giudicavi, spesso scuotendo la testa.
In un ambiente conformista come il nostro, eri un eretico, un uomo e un giornalista libero e non allineato. E avevi un gran coraggio. Sei stato l'unico nella storia di questa redazione che sia stato sfiorato dalle pallottole in Medio Oriente, eri uno che si andava a cercare la notizia nei vicoli di Gaza, odiavi le bombe ma non ti facevano paura, il tuo più grande desiderio era fare l'inviato di guerra, per capire, conoscere questo nostro mondo impazzito, altro che cronache dalle camere d'albergo. Non sopportavi il fanatismo militante, anzi «militonto», come ci dicevi sempre. Un neologismo azzeccatissimo che ci siamo sempre rivenduti alle tue spalle, niente copyright.
Ci stupiva sempre la combinazione di leggerezza e passione, di pragmatismo e sogno, con cui vivevi. Quante cene abbiamo fatto a parlare del giornale, a scrivere su un tovagliolo le proposte per organizzare il servizio esteri, a discutere delle possibilità che avevamo di fare questo lavoro sempre meglio. Noi due più perplessi, tu pronto a metterti in gioco per l'ennesima volta. Quando proprio eri esasperato, quando ti sembrava di girare a vuoto, dicevi: basta, ci rinuncio, adesso mi faccio solo gli affari miei. Durava un giorno, e nemmeno. Non eri proprio capace di ripiegamenti egoistici o di convenienza, niente imboscamenti per te. Te lo dicevamo sempre, prendendoti in giro: inutile che minacci di abbandonare la baracca, tanto ci crederai sempre. Perché eri fatto così, sei fatto così.
Amavi la vita più di chiunque altro ed eri la persona più generosa che abbiamo mai conosciuto. Eri capace di farti 1500 chilometri su un pulmino scassato per aiutare un amico che avevi visto appena quattro volte a traslocare dalla Francia all'Italia (a proposito, grazie ancora). Impossibile offrirti, anche semplicemente un caffé, non si faceva in tempo a ordinarlo e tu avevi già pagato.
Ti piacevano le cose semplici, fratello Ivan, lo sport, il calcio e la tua adorata Roma. Avevi un sacco di amici, alcuni dai soprannomi improbabili. Oggi i nostri telefoni squillano in continuazione, tutti quelli che ti vogliono bene non si rassegnano ad averti perso, alcuni non ci credono ancora. Non riusciamo a rassegnarci nemmeno noi, ci sembra impossibile che tu, così forte e giovane, non sarai più qui al lavoro, con le tue battute e la tua gioia di vivere. Con chi parleremo del nostro futuro? Con chi progetteremo improbabili rivoluzioni giornalistiche, con chi condivideremo le incazzature quotidiane?
Te ne sei andato via così, fratello Ivan. Per noi niente sarà più come prima.
Ps: Ivan Bonfanti, 37 anni, caposervizio Esteri di Liberazione è morto ieri improvvisamente a Vienna, stroncato da un malore. Al papà e alla mamma di Ivan, e alla sua compagna Laura, l'abbraccio e il pianto di tutti gli amici di Liberazione.
20/07/2008