Comunicati / Volantini

PROGETTI

NewsWire

Repost (Copia & Incolla da altri media)

Sicurezza per chi?

il pacchetto sicurezza in immagini

Il 5 febbraio è stato approvato al senato il pacchetto sicurezza, la legge razzista che introduce l'aggravante della "clandestinità" e il reato di "immigrazione clandestina" e renderà la vita dei migranti ancora più precaria e soggetta a facili ricatti.
Il pacchetto, rispetto a quello passato quest'estate, prevede inoltre classi separate di bambini italiani e stranieri nelle scuole, i CPT diventano centri di identificazione e espulsione (CIE) dove rischiare di essere detenuto anche per 18 mesi e l'obbligo dei medici, che per altro si sono opposti, di denunciare i clandestini che richiedono un'assistenza medica di pronto soccorso, per finire con l'obbligo di mostrare i documenti per spedire soldi ai familiari.

Non solo i migranti nel mirino, verrà reintrodotto il reato di oltraggio a pubblico ufficiale anche se in presenza di abuso di potere, militari nelle città con poteri di polizia, sindaci sceriffi e l'assurdità dell'"idoneità degli alloggi" per avere la residenza, requisito basilare per accedere a qualsiasi servizio sociale.
Fuori dal pacchetto sicurezza nuove direttive per le manifestazioni: saranno filmate e registrate e non potranno passare per luoghi "sensibili".

Per contrastare la legge si è formata una rete che sta organizzando diverse iniziative.

Prossimi appuntamenti

Appronfondimenti

Iniziative passate

ma qualche news sul corteo

ma qualche news sul corteo che si è saputo poco o nulla?
grazie
un compagno da milano

sul corteo del 31/01 a roma

Riuscita ieri la sfida autorganizzata alla nuova emergenza
Pacchetto "sicurezza",
10mila in corteo a Roma
dicono no a Maroni

La rabbia e la festa: questo il clima che si respirava ieri a Roma nel primo corteo autorganizzato contro il varo del "pacchetto sicurezza", che approderà nell'Aula del Senato mercoledì prossimo. La rabbia che si accumula offesa dopo offesa alla dignità delle cittadine e dei cittadini migranti, tanto sfruttati quanto clandestinizzati dalle politiche di potere e stigmatizzati dal razzismo che quelle politiche moltiplicano nella società italiana. La rabbia delle lavoratrici e dei lavoratori senagalesi che nel corteo portano la notizia della rivolta delle sorelle e dei fratelli di Civitavecchia, dove nella mattinata di ieri un poliziotto italiano fuori servizio ma con precedenti ha, pare «per una lite di condominio», sparato con un fucile a pompa ad un loro connazionale, uccidendolo. Ma anche la rabbia di quante e quanti, precarie e precari "indigeni", hanno appreso e coltivato condivisione con la popolazione migrante a Roma, in anni di lotte autorganizzate sui bisogni, a cominciare da quelle per il diritto all'abitare, così come in comuni percorsi di liberazione di desideri, in decine di spazi sociali autogestiti, altrettanto assediati. E così pure la rabbia delle donne, delle associazioni e delle reti femministe che denunciano ancora una volta la strumentalizzazione patriarcale e di Stato del corpo femminile con cui si cerca di giustificare la nuova emergenza securitaria e si sdogana l'odio razziale.
Dall'altra parte, la festa: quella di tutta questa rabbia che trova il modo di condividersi e di esprimersi in un comune bombardamento di senso, di riprendersi la piazza, di diventare 10mila differenti corpi, singolari e sociali, che dicono insieme un No liberatorio. Una festa che è una sfida totalmente autorganizzata, da una rete cittadina orizzontale che ha raccolto l'arco più ampio di possibile di movimenti di lotta e associazioni di migranti e precari e studenti, di case e centri occupati e autogestiti presenti nella sola grande metropoli italiana che è Roma. Una festa di rivolta civile, dislocata, con un corteo che comincia a Porta Maggiore all'ombra di quella Pantanella dove 19 anni fa la resistenza della prima occupazione intercomunitaria inaugurò le lotte migranti in Italia; e che finisce a Piazza Esquilino, a pochi passi da un Viminale protetto da uno spiegamento abnorme di polizia e carabinieri in assetto antisommossa, dopo aver attraversato il quartiere-simbolo della presenza migrante come della costruzione delle fobie.
Nessuna bandiera di partito né sindacale: soltanto qualche bandiera di Palestina accanto a quelle rosse senza alcun simbolo sui camion che sparano i sound system dei centri sociali, bandiere rosse e nere della Federazione anarchica italiana e di situazioni e individualità libertarie, e una bandiera rastafari che sventola a centro corteo. Organizzazioni politiche solo in fondo: Sinistra critica «del Pigneto» e a chiudere la delegazione della Federazione romana del Prc.
Tanti striscioni, invece. Quello unitario in testa, retto da un primo spezzone interamente di donne migranti che gridano inesauste «Libertà!», ammonisce: «No al pacchetto (in)sicurezza». Poi, appunto: «Attenzione, contiene (nel senso di imprigiona, ndr ) la libertà di tutte e di tutti». Un messaggio rilanciato sui muri dai writers, soggetto a rischio di galera secondo le nuove norme. Mentre lungo il percorso locandine contro il controllo finiscono incollate sulle lenti di diversi dispositivi di videosorveglianza e vengono affissi lenzuoliche avvertono: «Occhio non vede, cuore non duole». Costante la denuncia femminista negli speakeraggi dei camion, dove si articola il messaggio sintetizzato dallo striscione «La violenza sulle donne non dipende dal passaporto. La fanno gli uomini». Donne, uomini e bimbi migranti si mescolano agli autoctoni negli spezzoni di Action e Coordinamento di lotta per la casa. Sfilano compatti i bengalesi di Dhuumcatu, uno striscione retto da nordafricani recita: «No ai lager, né a Lampedusa né in Libia né in qualsiasi posto». I senegalesi scorrono per la manifestazione cantando e ballando la loro ira, insieme a kenyani che issano le marionette d'un Berlusconi malconcio in bandana che sfida la statura d'un Obama boxeur.
Conclusione a tappe: davanti alla basilica di Santa Maria Maggiore la squadra rugby degli All Reds, nata nel laboratorio Acrobax, improvvisa una partita in sfida rivendicata al tentativo di vietare le manifestazioni «davanti ai luoghi di culto». Da un camion qualcuno ricorda che «Cristo camminava scalzo, non con le scarpe di Prada di questo papa»: e diventa il solo motivo di commento del postmissino sindaco Alemanno come del piddino presidente della provincia Zingaretti. Celere a presidiare Casa Pound, da dove i militanti neofascisti pensano bene di fare provocatoriamente capolino, scatenando la rabbia che si sfoga in lanci di petardi e fumogeni. Poi, per quanto la piazza d'armi inscenata da polizia e Cc lo blindi non può proteggere il Viminale dalle vibrazioni del concerto che conclude la prima tappa d'un nuovo ciclo di lotte. La prossima, mercoledì 4 davanti al Senato.
A. D'A. L.

Liberazione
01/02/2009

Bell' articolo, ma...

..ma un report autogestito? E le foto? Dove sono finite le foto, non se n'è vista quasi nessuna...

foto e video del corteo del 31 gennaio a roma