NewsWire

Repost (Copia & Incolla da altri media)

L'Iran concede la grazia al ragazzo gay condannato a morte

autore:
Roberto Malini - Gruppo EveryOne
La Campagna dei Fiori salva la vita di Makwan Mouloodzadeh, ragazzo gay che Ahmadinejad aveva condannato a morte

Lettera aperta ai membri del Gruppo EveryOne e agli attivisti della campagna "Fiori per la vita in Iran". Cari amici, dopo essermi informato attentamente riguardo alla grazia ottenuta ieri da Makwan Mouloodzadeh, il ventunenne omosessuale che i giudici di Teheran avevano condannato al patibolo per "lavat", reato di sodomia, ho appreso che oltre alla campagna dei Fiori del Gruppo EveryOne non è stato fatto praticamente null'altro, perché gli attivisti di tutto il mondo erano fermi, incerti se Makwan fosse gay o no (lo è, ma solo noi abbiamo avuto l'intuito di capirlo subito e l'ardire di impostare la nostra azione e la richiesta di grazia proprio in base a una condanna per "lavat"). Il 5 novembre un'organizzazione (The International Gay and Lesbian Human Rights Commission) aveva inviato al presidente dell'Iran una lettera, chiedendo che il giovane non fosse giustiziato. Noi, al contrario, c'eravamo già mossi il 3 novembre, diffondendo la petizione, tradotta tempestivamente in inglese da Glenys Robinson, in tutto il mondo e riscuotendo il consenso del mondo islamico progressista, dalla Turchia all'Arabia Saudita. La petizione el Gruppo EveryOne ha ottenuto 500 firme (più 200 giunte via email) in 10 giorni! Lettere, email, sottoscrizioni e fiori hanno fermato la mano del boia, a Teheran. Noi membri del Gruppo EveryOne e i gruppi di attivisti che hanno lavorato con noi anche in questa grande campagna, ci sentiamo euforici! Sono le 2 e 30 di notte. Quando dal'Iran ci è giunta la notizia della concessione della grazia a Makwan, abbiamo cercato di capire, indagando in rete e presso i nostri referenti, chi avesse salvato il giovane gay iraniano, per fargli i più vivi complimenti e tessere le sue lodi nei comunicati stampa e nei pezzi per i nostri portali. Con sorpresa e orgoglio, ci siamo però resi conto... di essere stati noi! Ancora una volta, come con Pegah, come con Victor e Menji, come con le famiglie Rom. Siamo stati noi: Dario, Matteo, Glenys (grazie Glenys di aver tradotto subito la petizione, nonostante la stanchezza di una giornata dura, il 2 novembre!), Ahmad, Arsham, Lilì (che è in Iran anche per documentare situazioni di vita, per il nostro Gruppo), Salvatore, Fabio, Steed, Laura, Jasmine, Loredana, Aisha, Irene, Alessandro, Stellian, Saimir, Christos, Udila e io, per il Gruppo EveryOne. Gli attivisti iraniani in America per l'Irqo. Dimentico qualcuno, degli EROI che hanno combattuto con armi floreali una delle più grandi battaglie per la vita? Adesso è tempo di celebrare quest'incredibile campagna, una campagna che ha toccato il cuore e la coscienza di tanti musulmani, i quali hanno mandato fiori bianchi e rossi, lettere e suppliche di grazia in nome della fratellanza, della tolleranza, dell'amore reciproco e di un Allah buono e misericordioso; musulmani che hanno sentito un'affinità empatica e immediata con il Gruppo EveryOne e i suoi partner; una campagna che ha indotto organizzazioni, personalità politiche (fra cui alcuni membri del Parlamento svedese), attivisti e persone comuni a schierarsi subito al nostro fianco, sotto il segno della Rosa Bianca e della Rosa Rossa. E non dimentichiamo che la petizione cominciava nel nome di Pegah. "Questa è una senszionale vittoria per i Diritti Umani e una riprova del potere della protesta globale," ha detto Paula Ettelbrick, direttrice esecutiva del gruppo IGLHRC, al nostro fianco in questa campagna. Amici miei, siete grandi, meravigliose, coraggiosissime persone e vi voglio bene! Roberto Malini