Antifascist* tra agguati e tribunali

Strane coincidenze a Roma. A pochi giorni dalla sentenza della Cassazione per il processo riguardante la mattanza all'ospedale San Paolo di Milano, la notte dell'omicidio di Davide "Dax", verso l'una del 4 maggio, "ignoti" neofascisti davano alle fiamme l'auto di un occupante del Loa Acrobax nel piazzale antistante.
Nulla di nuovo a Roma, dove fascismo e razzismo vengono derubricati ad atti di "bullismo" e dove le istituzioni vanno a braccetto con le organizzazioni neofasciste.
E' doveroso schierarsi con i compagni e le compagne di Acrobax, così come partecipare al sit-in fuori dal tribunale in cui il 7 maggio Stato e polizia proveranno di nuovo ad assolversi.
Giovedì 07/05 ore 10 sit-in a Piazza Cavour
07/05 Cassazione conferma la sentenza
Approfondimenti: Dossier sui fatti del San Paolo - Dax Resiste - Feature Indy Lombardia
dax vive!
UN CONTRIBUTO AL RICORDO DI QUEI GIORNI
INVIATOCI DAL GRUPPO RIVOLUZIONE COMUNISTA
Un saluto a «Dax» Cesare
...
Domenica 16 marzo, verso le ore 23, in Via Brioschi angolo Zamenhof tre giovani del Centro Sociale O.R.So, usciti dal bar Tipotà, vengono accoltellati fulmineamente da tre elementi. Si tratta di un terzetto familiare di destra viscerale, composto dal padre Giorgio
Morbi e dai due figli.
L´accoltellamento è così risoluto, che porta alla morte di Davide Cesare, di 26 anni (colpito alla gola), al gravissimo ferimento di ** e a quello di **.
Davide Dax Cesare giunge al Pronto Soccorso del S. Paolo già morto dissanguato..
L´episodio, a prescindere da motivi contingenti di vario ordine che non conosciamo, è l´espressione di una volontà aggressiva determinata e terrorizzante. Esso è una manifestazione
del fatto che gli elementi neofascisti si sentono sicuri di poter compiere azioni
sanguinose, anche sotto la propria casa (i Morbi abitano nel quartiere). Nella sua apparente apoliticità, l´aggressione indica la volontà politica dei neofascisti di farla pagare anche ai Centri Sociali.
Il macello di Via Brioschi ha poi un´appendice all´Ospedale S. Paolo. Al Pronto Soccorso,
dov´erano accorsi, i compagni di Dax vengono attaccati, inseguiti, sequestrati, pestati da ingenti forze di polizia e carabinieri. Le forze dell´ordine chiudono gli accessi all´Ospedale e poi si gettano in una caccia all´uomo per strada e nei reparti contro i ragazzi e contro le stesse persone presenti nei reparti...
Esprimiamo il nostro cordoglio per la morte di Dax, un giovane che si era distinto nella lotta contro gli sfratti a Milano.
Diamo la nostra solidarietà al Centro Sociale O.R.So. per l´attacco subito.
Milano, 19/3/2003 L´Esecutivo di Sezione
LE COMPAGNE E I COMPAGNI DEL GRUPPO RIVOLUZIONE COMUNArticolo del 16/02/2008
da
http://www.pugliantagonista.it/dax%20ricordo.htm
E' doveroso schierarsi con
E' doveroso schierarsi con il compagno gambizzato del centro sociale Cloro Rosso di Taranto!!!!
http://www.daxresiste.org/
http://www.daxresiste.org/
//
evitiamo i minestroni grazie. E manteniamo distinte le storie, perché ognuna merita rispetto e non è assimilabile alle altre a meno che non si desideri politicizzarle (alcune) ad ogni costo, vampirizzandone con mezzucci di seconda mano altre.
roma solid
Giovedì 7 maggio si celebra a Roma il processo di cassazione per i fatti avvenuti a Milano il 16 marzo 2003: la nera notte milanese in cui fu ucciso da una famiglia di neonazisti Davide Cesare Dax.
Parenti compagni e amici giunti al pronto soccorso dell’ospedale San Paolo vennero caricati brutalmente da polizia e carabinieri, inseguiti nei reparti pestati sotto l’occhio di telecamere e personale sanitario.
Oggi, sei anni dopo, resta una condanna del febbraio 2008 a 1 anno e 8 mesi per 2 attivisti milanesi, con una richiesta di risarcimento che supera i 100000 euro. Gli agenti coinvolti nel processo per le brutalità commesse sono entrambi stati liberati di ogni accusa.
Ancora una volta lo stato si assolve e si accanisce contro le realtà di movimento, in maniera cinica e bestiale se si considerano gli eventi che portarono a quella notte.
Sei anni dopo è difficile tornare a parlare di un processo per fatti che nel ciclo della storia e della memoria dei movimenti sembrano lontani anni luce, è difficile ripercorrere i fili di una memoria che porta dritta a quel 16 marzo 2003, in cui dopo anni siamo tornati a piangere un fratello assassinato da un agguato neonazista, un fatto “isolato”, divenuto tragica quotidianità nell’Italia che negli ultimi 6 anni ha visto trasformarsi in uno dei paesi in cui più violente sono xenofobia, neofascismo e brutalità di polizia, che altro non è se non il fascismo che si traduce in potere, gestione delle nostre esistenze e della vita dei cittadini.
Renato Biagetti, Nicola Tommasoli, Federico Aldrovandi, Abdul “Abba” Guibre…e tanti altri la cui memoria sopravvive solo grazie allo sforzo e all’impegno di chi si è sentito toccato, vicino alle altrettante storie che ognuno di questi nomi rappresenta.
Spesso assoluzioni, dimenticanze, insabbiamenti, più o meno ufficiali, hanno cercato di far calare il silenzio.
In questo 2009 è importante ripercorrere questa vicenda, la prima del nuovo decennio iniziato con Genova, Carlo Giuliani e la Diaz, a vedere i movimenti sociali andare alla sbarra all’ultimo grado di giudizio da colpevoli, con lo spettro di una condanna pesantissima per le vite degli imputati, ma anche per l’agibilità di tutti e tutte.
E così Genova e i tanti processi che ci vedono alla sbarra, rappresentano altrettante vicende e storie che ha senso raccontare, per generalizzare il meccanismo della solidarietà attiva e attualizzare all’infinito il significato di ognuno di essi.
In questo 2009 di ritorno del G8 in Italia riaprire queste pagine della storia dei movimenti vuol dire anche rimettersi in connessione reciprocamente, e rimettere in discussione il ruolo che controllo e repressione hanno nel contesto della crisi attuale, nella gestione delle conflittualità, organizzate o spontanee, e delle relazioni che permettono alla governance di dispiegare tutto il potenziale di autoritaria determinazione della società, a partire dalle istanze identitarie ed escludenti che vengono dalla società stessa, impaurita e in via di impoverimento, che impongono “pacchetti” e decreti. Sempre più modelli di devianza da trattare da criminali, e non da cittadini, negano il diritto all’esistenza e alla dignità di vita di tutti e tutte noi.
Rimettere al centro il tema della repressione vuol dire anche fare il punto sui meccanismi di interrelazione tra poteri e governi nell’organizzazione dei dispositivi di controllo. La guerra è divenuta davvero globale, e le vecchie alleanze come la nato si sono evolute in forme di cooperazione per una guerra guerreggiata all’interno dell’occidente stesso.
Frontex e accordi bilaterali tra i paesi del bacino mediterraneo per la limitazione dei flussi migratori, database, taskforce intercomunitarie, controllo elettronico e biometrico della nostra vita in vista del futuro “accordo di Stoccolma”, sono gli scenari che si sono dati all’interno dell’UE.
Le previsioni che i primi mesi di esplicita crisi finanziaria mostrano nei paesi già travolti o prossimi al tracollo sono di contrapposizione frontale tra le rivendicazioni di movimenti e cittadinanza e i progetti di integrazione della sicurezza interna per l’area UE in cui anche le tradizionali garanzie di spostamento e protesta sono oggetto di una sorta di stato di eccezione permanente.
Le contestazioni ai grandi vertici internazionali che si susseguono in tutta Europa per il 2009 mostrano questa forma di gestione: frontiere chiuse, brutalità di polizia, durezza della repressione anche nelle giornate successive le manifestazioni.
Londra, Strasburgo, i G8 tematici e quello generale sono un banco di prova in cui rimettere in discussione la nostra lettura del rapporto fra la repressione e le vicende che ci hanno visto e ci vedono come imputati o potenziali bersagli.
Nuove generazioni si sono affacciate all’attivismo in questi 6 anni che ci separano dalla notte del San Paolo, e dalla storia che verrà giudicata giovedì 7. Anche per loro è necessario riprendere in mano i fili della nostra memoria e rimettere in discussione le relazioni tra i movimenti sociali, le politiche del controllo e securitarie e la repressione giudiziaria.
Per questo il 7 maggio, in contemporanea a Milano e Roma, saremo in piazza, solidali con una vicenda che ci riguarda tutti e tutte.
Libere Tutti gli antifascisti milanesi.
La solidarietà è un’arma quando diventa azione
Appuntamenti:
Mercoledì 6 maggio a Roma, via dei Volsci 26 h 18:00 presentazione del libro “Ti racconto Dax”, con Cristiano Armati e i compagni milanesi
Giovedì 7 maggio presidi a Roma, piazza Cavour h 10:00/a Milano, piazza San Babila h 18:00
Sabato 9 maggio a Milano, Colonne di S.Lorenzo h 18:00, presidio.
le due storie sono distinte
mi sembra che dal testo si evince facilmente.
la casualita' (effettiva o non) dei 2 avvenimenti e l'urgenza di dare visibilita' ai 2 eventi ci ha spinto ha fare un discorso collettivo tenendo _ben_ distinte le due storie.
l'accusa di vampirismo lascia il tempo che trova.
mi sembra che il rispetto non manca, anzi.
un admin
a cui je piace er vino e non il sangue.
Peccato siano due "eventi"
Peccato siano due "eventi" imparagonabili dei quali davvero non si riesce a vedere (io almeno) il nesso. Ma forse non sono abbastanza intelligente.
Allontanati i fascisti da Roma3
Questa
mattina, 6 maggio, un gruppo di attivisti ed attiviste del territorio
Ostiense-Sanpaolo si sono recati nella facolta’ di Scienze Politiche di
Roma3, per realizzare un volantinaggio riguardo l’attentato fascista di
2 notti fa al Laboratorio Occupato Autogestito Acrobax (exCinodromo),
dove sono state fatte esplodere 2 bombe carta e incendiata una macchina
sotto lo spazio socio-abitativo.
Mentre
si svolgeva l’iniziativa comunicativa un gruppetto di simpatizzanti di
casapound si e’ avvicinato provocandoci per piu’ di mezz’ora. Dopo
avergli chiesto ripetutamente di allontanarsi e avendo ottenuto come
risposta un atteggiamento ostile e provocatorio abbiamo scelto di
allontanarli decisamente in modo collettivo.
Abbiamo
risposto all’attentato dell’altra notte, un’azione squadrista che ha
messo a repentaglio l’incolumita’ degli abitanti dell’ex-cinodromo,
scegliendo di comunicare con il territorio alla luce del giorno e in
modo pacifico e quello che ci siamo trovati davanti e’ stata un’ennesima provocazione a cui abbiamo risposto in modo determinato.
Nell’indifferenza
delle istituzioni universitarie ci siamo quindi semplicemente difesi,
consapevoli che se fossimo stati nella situazione inversa adesso
qualcuno di noi poteva essere stato accoltellato ed essere in una
corsia di ospedale.
Sempre con la stessa rabbia
Con Dax e Renato nel cuore
LOA AcrobaxProject