«Cet article qui exalte le trafic dépasse les bornes.» Professeur d’archéologie à l’université de Columbus (Ohio), Warren Church ne décolère pas depuis la publication par Time Magazine d’un article signé Maria Baugh incitant les nouveaux riches à investir dans les pièces archéologiques issues d’Egypte, d’Italie, ou d’Irak…
Records. Une sculpture d’une dizaine de centimètres est ainsi en train d’enflammer la communauté scientifique américaine. Pulvérisant tous les records, Sotheby’s a vendu le 5 décembre à New York cette Femme-Démon à tête de lionne au prix mirobolant de 57 millions de dollars. Il s’agit d’une des plus anciennes divinités connues, appelée Ishtar ou Inanna selon les cultures, qui dominait le monde du sexe et celui de la guerre en Mésopotamie.
5 000 ans plus tard, elle n’a pas perdu ses pouvoirs, puisqu’elle a doublé le record pour une pièce d’antiquité, et même une sculpture, chassant Picasso. La légalité de la vente ne peut être contestée : la pièce a été exhumée près de Bagdad il y a une soixantaine d’années. Mais les défenseurs du patrimoine craignent un regain d’intérêt pour les pièces irakiennes, amplifiant le pillage qui ravage le pays depuis l’invasion américaine. Sotheby’s se serait bien passé de cette maladresse, car Time a jeté de l’huile sur le feu en vantant cet «excellent investissement».
Les nouveaux «super-riches ne se contentent pas de portraits de Warhol ou de bouteilles de Petus (sic)». Mieuxencore, «il est possible pour un simple particulier d’acheter des pièces antiques à des prix très raisonnables», en comptant sur des rentabilités élevées. Hicham Aboutaam, de la galerie Phoenix, souligne que la hausse des prix est entraînée par la raréfaction des objets, en raison d’«un renforcement de la législation des importations, entré en vigueur ces dernières années».
Armes et drogue. La journaliste n’en dit pas plus : elle ne sait peut-être pas qu’il y a une guerre en Irak. En revanche, elle conseille fortement d’investir dans les lampes et broches romaines, la poterie grecque de Sicile ou les amulettes égyptiennes. Des petites pièces qui font l’objet d’un pillage massif notoire. «Cet article ne fait aucun cas des impératifs éthiques, ni même des risques juridiques, en omettant la loi americaine et la convention de l’Unesco, s’indigne en conséquence le professeur Church. En consultant le site du FBI, non seulement vous verrez la gravité du pillage aujourd’hui en Irak, mais aussi les coups portés aux trafiquants.» Qui sont souvent les mêmes qui trafiquent de la drogue ou des armes.
Aux yeux de l’archéologue, la vente de «la lionne» est en soi «moralement indéfendable. C’est probablement la dernière fois que nous la voyons, avant qu’elle ne disparaisse dans un coffre de banque».
ALITALIA SERVIZI ELEZIONI RSU-RLS: “L’Azienda prenda atto della regolarità del voto dei lavoratori dello scorso 11-12-13 dicembre e riconosca come interlocutore sindacale la CUB Trasporti”.
Dichiarazione di Adriana Spera capogruppo al Comune di Roma
del Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea
Roma, 31 gennaio 2008. Lo scorso 11-12-13 dicembre si sono svolte, dopo una lunga opposizione da parte dell’Azienda che si era più volte opposta, le elezioni delle RSU-RLS (Rappresentanze Sindacali Unitarie - Rappresentanti dei Lavoratori per la Sicurezza) nell'unità produttiva di Roma-Magliana di Alitalia Servizi cioè nei settori informatico, call-center e amministrativo.
La giustezza di tale votazione era già stata avvallata dal Tribunale di Roma in data 9.11.07 che nel confermare la piena legittimità dell’indizione delle elezioni RSU-RLS intimava ad Alitalia Servizi “di rimuovere ogni ostacolo alla loro effettuazione”, giudicando antisindacale l'aver impedito lo svolgimento delle elezioni sia a maggio che a settembre del 2006.
Il risultato delle votazioni, che hanno visto la partecipazione di 463 lavoratori su 822 aventi diritto, parla in maniera chiara ed inequivocabile: il 60 per cento dei lavoratori dell'unità produttiva di Roma-Magliana di Alitalia Servizi hanno partecipato al voto e ben 454 hanno dato il loro voto al sindacato di base della CUB Trasporti. CUB Trasporti che ormai da diversi anni è in prima fila a Fiumicino nella lotta contro la precarietà e contro la svendita della ormai “ex compagnia di bandiera”.
Sarà sicuramente per questa sua ostinazione nel difendere i diritti dei lavoratori che la CUB Trasporti è invisa all’Azienda e non solo a questa. Sarà per tale motivo che, pur avendo prodotto negli anni scioperi e mobilitazioni riconosciuti anche dagli stessi organi di informazione, che l’Azienda continua a fare di tutto per ostacolare la regolare attività sindacale di questo sindacato di base, al punto dal non voler accettare la regolarità di queste ultime elezioni e di non voler riconoscere alla CUB Trasporti le agibilità e prerogative sindacali regolate dalla legge, che viceversa riconosce alle altre OO.SS..
L’Azienda prenda atto della regolarità del voto dei lavoratori dello scorso 11-12-13 dicembre e riconosca come interlocutore sindacale a pieno titolo la CUB Trasporti. Perché non sarà di certo questa scelta aziendale a fermare la mobilitazione dei lavoratori e delle lavoratrici.
Come Capogruppo di Rifondazione Comunista al Comune di Roma esprimo alla CUB Trasporti ed ai lavoratori di Alitalia Servizi la mia più convinta solidarietà e sostegno politico alla loro battaglia per la democrazia sindacale nei luoghi di lavoro.
Una notte di novembre del 1977 moriva l'operaio comunista Benedetto Petrone , ucciso nei pressi di Piazza Massari da un branco di fascisti dell� M.S.I. che lo massacrarono con mazze , cacciaviti e coltelli .
Dopo l'orgia di consumo natalizio vorrei proporre una videoriflessione su quanto siamo obbligati, terrorizzati e assuefatti al comprare di più e di più. Tutto questo in stretto collegamento con la passività intrinseca in cui si viene obbligati dalla televisione [a tal proposito vedi anche "Pasolini sui medium di massa"] . Questi elementi sommati si concretizzano in una gabbia neoliberista in cui "abbiamo solo la libertà di scegliere tra la marca A, la marca B e la marca C. E questo è quanto circa la libertà." (J. Zerzan) spunto proposto da P.I.B.T.
Se vi è piaciuto questo spezzone. Il documentario Surplus - terrorized into being consumers di Erik Gandini (narrato con un ritmo visivo molto interessante) può essere visto interamente su youtube
NUORO - Ucciso a colpi di pistola in un agguato in pieno centro di Orgosolo. Peppino Marotto, 82 anni, era un poeta, un fine autore di canzoni popolari, un uomo impegnato nella politica e nel sociale. Gli hanno sparato in pieno giorno: sei colpi di pistola alle spalle. Un delitto inspiegabile o, forse, spiegabile solo con il fatto che Marotto, nella sua attività sociale, potrebbe aver toccato qualche interesse di cui non doveva sapere o che avrebbe potuto mettere in pericolo.
Marotto era noto in tutta la Sardegna. A Orgosolo era una specie di saggio conosciuto da tutti, rispettato anche dai nemici politici. E’ stato freddato intorno alle 10:30, il killer (o i killer) lo ha raggiunto da dietro mentre entrava in edicola, come faceva ogni giorno. L’assassino è fuggito a piedi facendo perdere le tracce nei vicoli del paese. Allo stato non risulta che qualcuno l’abbia visto, anche se la cosa sembra incredibile.
Alla sua età, Marotto era responsabile dello sportello pensionati del patronato Inca della Cgil. Si occupava degli anziani del paese ma è possibile che, attraverso di loro, si sia dato da fare anche per i giovani. In questo ambito potrebbe essere venuto a conoscenza di qualche traffico, per esempio di droga, che rappresenta il problema più grave per i ragazzi di Orgosolo e dintorni.
Marotto ha anche fatto parte del coro a tenores Supramonte di Orgosolo. Tra le sue opere ci sono "Su pianeta ’e Supramonte", 1996, "Testimonianze poetiche in onore di Emilio Lussu", 1983, "Cantones Politicas Sardas", 1978. Ha anche dedicato un canto alla Brigata Sassari al ritorno dalla Prima Guerra Mondiale. La scheda sul sito della casa editrice Condaghes, che ha pubblicato "Su pianeta ’e Supramonte", lo descrive così: "Le sue convinzioni di giustizia sociale e la sua caparbietà barbaricina gli son valse la galera e il confino. Il suo desiderio di comunicare gli ideali di emancipazione e di libertà lo hanno portato a cantare nelle piazze della Sardegna e del mondo. Ancora oggi Peppino Marotto presta il suo impegno nell’azionismo sindacale e per condurre nel suo paese una Camera del Lavoro".
Integrazione: Ha dedicato poesie e canzoni alla figura di Gramsci, che amava tanto e alle vicende di Pratobello (le lotte intraprese dai contadini contro i militari che cercarono di usurpare la terra ai locali orgosolesi). Si definiva "Comunista".
Captain Eric H. May, the Internet intelligence writer, offers fresh insight on the assassination of Benazir Bhutto in Pakistan. He poses an all-important question for Americans: if presidential candidate Dr. Ron Paul also in the crosshairs?
Risorse web:
Courage in the Crosshairs: Ron Paul and the Republic
By Captain Eric H. May
Military Correspondent
Mideast Murder
"It is dangerous to be right when the government is wrong." -- Voltaire
Ecclesiastes was right when he wrote that there is nothing new under the sun. The Thursday assassination of Pakistani reformer Benazir Bhutto gives the world a fresh reminder of the old lesson that those who lead the way invite attack. Clearly Bhutto herself was aware of this grim reality, since she had discussed it months earlier in a letter to supporters laying the blame for her possible assassination squarely on the shoulders of Pakistani strongman Pervez Musharraf.
The devilish details of Bhutto's death have all Pakistan raising hell with a wave of riots that could turn in to a revolution before all is said and done. Her frenzied supporters demand answers to questions that their government does not have the credibility to answer satisfactorily. Where was her security at the fatal moment? Who fired the shots that rang out across the crowd, the pistol waving gunman in grainy photos from the scene or the sniper reported by Bhutto supporters? After being shot and then suicide bombed, why does the official autopsy report released a day later claim that neither bullets nor bombs had anything to do with her death?
Some Middle East experts estimate that two thirds of Pakistanis believe that Musharraf and the corrupt Establishment upholding him were either guilty of committing the Bhutto murder, allowing it it to happen or covering up details after it happened.
Domestic Deadliness
"We also have to work, though, sort of the dark side, if you will." -- Dick Cheney
All the sound and fury from Southwest Asia would signify nothing in America if the vast majority of Americans believed that the United States of "unitary executive" Bush was fundamentally different from the Pakistan of military dictator Musharraf. The vast majority of Americans, though, believe that the Bush League is capable of any level of mischief. In fact, the two thirds of us who detest him also believe that Bush and the corrupt Establishment upholding him were either guilty of committing the 9/11 mass murder, allowing it it to happen or covering up details after it happened.
In these troubled days, it is quite credible to innumerable US citizens that we have been neoconned into standing our republic on its head. The new millennium was dubbed the New American Century by Ivy League Bush Boyz and Israel-first Zionazis, then on 9/11 -- the date number coinciding with our national emergency code -- a manufactured terror spectacular began a counterrevolution against our Declaration and Constitution. Our new King George established secret prisons, torture chambers and imperial wars, while snatching away civil rights all the way back to Magna Carta.
To a sizable chunk of the American electorate, the radical analysis in the paragraph above seems to be a fair exposition of our current political crisis, and the inability of such views -- or indeed of any anti-establishmentarian views -- to find expression in the mainstream media is just so much more proof that the System is flawed, the Establishment is inimical and the New American Century has always been a Bush League codeword for a dictatorial New World Order.
Paul's Peril
"I think we're at a point right now where they're still hoping I will go away, but the fact that they've started to attack me means that we are annoying them." -- Ron Paul
Since 9/11, the Internet has become the printing press of the Second American Revolution, fearlessly exploring issues that would never receive the imprimatur of the Globalist/Zionist mainstream media, political parties or apathetic academics. Its power is so unsettling to the elites and their pet projects of the Homeland State and Global War that in recent months the House and Senate have declared war upon it as an instrument of homegrown terror.
To the elites the most dreadful of all netizens is Dr. Ron Paul, the 10-term independent Republican from Texas, whose bread and butter as a presidential candidate is the freethinking Internet user. Paul has boldly proclaimed his presidential bid "The Ron Paul Revolution," and lived up to this billing by proposing the abolition of Homeland Security and the Global War. He envisions and proclaims vastly increased individual liberty and vastly reduced taxation. Organized efforts by the mainstream media to restrict or ridicule his message have only made it and his political base grow larger. He has been dubbed "Dr. No" for his prescription of less government to heal our sickly body politic, and there is a real possibility that untold millions of Americans will say yes to Dr. No in the upcoming state primaries.
To end where I began, there is nothing new under the sun, and those who propose radical treatments for radical maladies should be aware of that fact. To give credit and praise when and where it is due, Dr. No has spoken publicly on the dangers of his reformist -- even revolutionary -- candidacy, and pledged to continue forward. The Internet has been abuzz for weeks with rumors, reputedly from inside the American power elite, of considerations and contingencies to "remove" the candidate and candidacy that threaten to roll back the 9/11 counterrevolution. Across the World Wide Web those who long for a return to freedom remind themselves that the last candidate to endanger the powers that be as much as Ron Paul was Ross Perot, who temporarily abandoned his bid for the White House in 1992, claiming that an earlier King George Bush -- father of the present King George Bush -- had threatened him and his family with the CIA. As Ross Perot and Benazir Bhutto would agree, running for office can be a harrowing experience, one from which those without the courage of conviction would simply run away.
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Captain May is a former Army military intelligence and public affairs officer, as well as a former NBC editorial writer. His political and military analyses have appeared in The Wall Street Journal, the Houston Chronicle and Military Intelligence Magazine. For his homepage and schedule of upcoming interviews, refer to: http://www.spiritone.com/~pazuu/pow-mia/Ghost_Troop_Ca...
Domenica 6 gennaio 2008
La libreria caffè Lo Yeti
via Perugia, n°4
presenta:
BEFANA IN FESTA AL PIGNETO
Una giornata di festeggiamenti
dedicata ai bambini e alle bambine
dalle 11.00 alle 18.00
in via Pesaro
Quella della Befana è una leggenda molto antica che, però, negli ultimi tempi, rischia di essere cancellata o dimenticata. La vecchietta, "che vien di notte con le scarpe tutte rotte", con il suo sacco pieno di doni per chi è stato bravo e di carbone per chi è stato cattivo, è, però, una figura molto cara ai bambini. La libreria - caffè Lo Yeti continua, così, anche quest'anno nel suo lavoro di riscoperta delle tradizioni e lancia quello che sta diventando un consueto appuntamento, con la Festa della Befana. Un appuntamento realizzato con la solita gioia che contraddistingue tutte le iniziative organizzate da Lo Yeti e attraverso la ricerca di sinergie con tutte le altre situazioni che animano lo storico quartiere del Pigneto e con la fondamentale partecipazione di chi in questo luogo vive la sua vita. Un lavoro quotidiano che si concretizza in eventi come questo dedicato al quartiere e, in questo caso, soprattutto ai bambini. Domenica 6 gennaio, dalla mattina alle 18.00, via Pesaro sarà così chiusa al traffico e si trasformerà in un autentico parco giochi, dove non mancheranno cibi deliziose e sorprese, dedicato a grandi e piccini. Una giornata unica per il quartiere che vedrà l'isola Pedonale animata dai colori e dai sapori del mercato biologico organizzato da AltraEconomia.
Il programma
h. 11 Accoglienza dei bimbi
h.12 "C'era una volta una favola corta" del cantastorie Massimiliano Maiucchi - autore de Il bruco sognatore in onda nel programma la Melavisione -
h. 12.30 Pranzetto offerto ai bambini dal ristorante "Antichi sapori"
h. 13 Zona ristorazione a cura di "HMC", Hostaria Mimì e CocoZZA
alle h.14 Animazione, giochi e passatempo di gruppo
a seguire estrazione dei primi tre meravigliosi premi della grande Riffa dello Yeti
h.15.30 il Circo a Carbone presenta: Et Voilà
con Cocò', clown e imbonitore di bambini, Lucio Scippa e Gustavo Scappa, giocolieri bizzarri e Osvaldo Carretta, ciarlatano acrobata
IL CIRCO CARBONE e` un quartetto di artisti di strada e di circo, riunitisi intorno all'obiettivo di creare una Kermesse di abilità e buon umore in occasione della Befana dello Yeti.
Nel più puro spirito dei saltimbanchi d'altri tempi i 4 artisti mettono in scena il loro repertorio fatto di giocoleria, clowneria, prestidigitazione, acrobazie. Con l'aggiunta di battute di spirito generiche e il gran finale della strabiliante e inaccessibile sbarra russa.
La Commissione ufficiale del Congresso Usa sull'11 settembre è stata «consapevolmente impedita» nella sua ricerca della verità. Da chi? Dalla Central intelligence agency.
Chi lo afferma? Sono tutte e tre le persone che coprirono le più alte responsabilità in quella commissione: i suoi due presidenti, Lee Hamilton e Thomas Kean, e l'ex direttore esecutivo della commissione Philip Zelikow.
La conclusione, contenuta in un memorandum di sette pagine, presentato dallo stesso Zelikow, è che «un'ulteriore investigazione è necessaria» per verificare se vi siano state violazioni di leggi.
Cioè risulta clamorosamente a sei anni di distanza che l'inchiesta ufficiale non ha potuto andare fino in fondo.
Hamilton, un ex deputato democratico del Congresso, eletto nello stato dell'Indiana, accusa in modo esplicito la Cia di avere «chiaramente ostacolato» l'indagine.
Apparentemente si tratta della conseguenza collaterale di un altro scandalo, legato alle rivelazioni secondo cui la Cia avrebbe distrutto, nel 2005, un certo numero di videotape degli interrogatori di detenuti accusati di essere membri di Al Qaeda. Pare volessero nascondere le prove del ricorso alla tortura. Segreto di Pulcinella, e comunque non si spiegherebbe una tale premura degli aguzzini, visto che agivano sotto esplicita autorizzazione presidenziale.
Ma lo scandalo si è allargato a macchia d'olio in ben altra direzione. Infatti gli eventi qui denunciati (il New York Times li ha ricevuti in lettura il 13 dicembre scorso e li pubblica adesso dopo le dovute verifiche) si riferiscono agli anni precedenti, 2003-2004, mentre la Commissione stava ancora lavorando, fino al giugno 2004.
La Cia si difende, attraverso un suo portavoce, dicendo che allora alla commissione furono date tutte le informazioni che stava chiedendo. Ma Hamilton afferma di avere detto a George Tenet, allora direttore della Cia che l'agenzia avrebbe dovuto consegnare tutti i documenti in suo possesso, anche quelli non richiesti.
Resta il fatto, inspiegabile a prima vista, che informazioni cruciali sarebbero state sottratte all'esame della commissione. E ciò, se si rivelasse vero, aprirebbe una serie inquietante di altre domande. Una delle quali è questa: cosa c'era da nascondere?
Ma che la faccenda fosse fin dall'inizio assai complicata fu ben chiaro agli stessi membri della commissione. Il rapporto finale, pubblicato nel 2005, contiene infatti a pagina 146 un riquadro ben evidenziato in cui i commissari sottolineano le circostanze in cui fecero ricorso ai contributi investigativi provenienti dalla Cia. «I capitoli 5 e 7 del rapporto - vi si legge - dipendono in modo molto rilevante dalle informazioni ottenute dai membri di Al Qaeda fatti prigionieri. Verificare la validità delle dichiarazioni di questi testimoni (...) è problematico. Il nostro accesso a essi è stato limitato all'esame dei rapporti informativi basati sulle comunicazioni che arrivavano dai luoghi dove i veri interrogatori avevano luogo». Nello stesso rapporto emerge che i membri della commissione vennero a conoscenza soltanto dei nomi di dieci detenuti (ve n'erano dunque altri di cui nemmeno la commissione seppe nulla) e che la Cia non gradì ricevere dai commissari domande specifiche da formulare negli interrogatori per loro conto. Con l'argomentazione che quelle domande, provenienti dall'esterno, avrebbero potuto compromettere l'efficacia degli interrogatori. Nella polemica in corso, e nello stesso memorandum di Zelikow, pare si faccia cenno soltanto a due di questi prigionieri, precisamente e Abu Zubaidah e Abd al Rahim al-Nashiri, e anche questa circostanza appare quantomeno strana, perché la commissione fece ampio riferimento a due altri prigionieri, il famoso Khaled Sheikh Mohammed (KSM) e bin al- Shibh, indicati come i veri ideatori dell'intera operazione 11 settembre.
Furono torturati? Non c'è alcun dubbio. Quanto valgono le loro confessioni, estorte sotto tortura? La commissione aveva qualche dubbio anche allora e per questo mise le mani avanti: «Noi proponemmo domande da usare negli interrogatori, ma non avevamo alcun controllo sul fatto che esse fossero fatte, quando e come». Eppure decisero di usare ciò che la Cia riferiva, senza poter controllare nulla. E a tutt'oggi, mentre la polemica infuria negli Stati uniti, sulla tortura e sui risultati della lotta contro il terrorismo internazionale, di KSM, di bin Al-Shibh e degli altri «rei confessi» ma non processati e nemmeno formalmente incriminati, non si sa nulla. Nemmeno se siano vivi o morti. Le loro confessioni sono state pubblicate in tutto il mondo, ma nessuno li ha mai più visti da quel lontano 2002 in cui furono arrestati in Pakistan. Logico che quelli che hanno firmato il rapporto ufficiale della Commissione d'inchiesta si preoccupino adesso di mettere la più grande distanza tra loro e la Cia. Ma anche a loro si dovrebbe chiedere di spiegare perché furono così fiduciosi delle informazioni che ricevettero. E gli alleati degli Stati uniti non dovrebbero adesso chiedere anche loro un supplemento d'indagine? In fondo tutti siamo andati in guerra in Afghanistan sulla base di quelle informazioni. Se furono anche parzialmente false, allora molti giudizi dell'epoca potrebbero risultare altamente tendenziosi.
"OMICIDIO DI STATO" parla la moglie di Aldo Bianzino in un'intervista su youtube e accusa, attraverso le parole di un medico legale, di morte procurata volontariamente attraverso una strategia di pestaggio utilizzata nei corpi militari e paramilitari.
Inoltre la vicenda dei ragazzi Andrea e Michele, detenuti nello stesso carcere di Capanne, raccontata da un medico che li conosce.