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Ciao Matteo

"Sono irriverenti, sguaiati, irrequieti. Sono anche, e felicemente, dei teppisti. Anzi, mai vorrebbero rinunciare a quello che è il loro aspetto più spensierato e istintivo, meno accorto e consapevole. Seguire la strada non è soltanto una fede, ma anche occasione di genuino divertimento e devastante sfrenatezza. Sono cento, mille, migliaia di Franti sempre pronti alla rissa e alla baldoria. Ma, al tempo stesso, somigliano un po' a quei giovani che occupano le scuole e le università, che rovesciano macchine e affollano i commissariati. Gente pronta alla ribellione, che fa piangere la maestra e correre il gendarme, per niente predisposta ad accettare supinamente la "casa dei sogni" che il sistema-calcio le vorrebbe propinare."
Valerio Marchi
Matteo era questo e tanto altro ancora. Era un compagno di strada, e con affetto lo ricordiamo.
Supportolegale

Libertà subito per Mumia Abu-Jamal!

autore:
Codispro
Sommario:
COMUNICATO STAMPA DEL PARTISAN DEFENSE COMMITTEE DEL 27 MARZO 2008

COMUNICATO STAMPA DEL PARTISAN DEFENSE COMMITTEE DEL 27 MARZO 2008

La Terza sezione del tribunale conferma la montatura e la condanna di Mumia Abu-Jamal e ordina una nuova udienza
per riconfermare la condanna a morte o seppellirlo a vita.

Libertà subito per Mumia!

Proteste di emergenza il 28 marzo in molte città degli Stati Uniti e a scala
internazionale, il 28 e 29: Libertà subito per Mumia Abu-Jamal!

La Terza sezione della Corte d'appello federale ha deciso oggi di confermare la condanna, basata su di una montatura, ai
danni di Mumia Abu-Jamal, per l'uccisione dell'agente di polizia di Filadelfia Daniel Faulkner nel 1981. La sentenza della corte
significa che Mumia rischia di affrontare l'esecuzione o di essere sepolto vivo in galera per il resto della sua vita. Confermando la
decisione del 2001 del giudice della Corte distrettuale federale William Yohn, che rovesciava la condanna a morte di Mumia,
il tribunale ha deciso che o vi sarà una nuova udienza, in cui la condanna a morte potrebbe essere riconfermata, oppure Mumia
sarà automaticamente condannato all'ergastolo. E' probabile che sia l'accusa sia la difesa ricorrano in appello contro
questa decisione.

Rachel Wolkenstein, avvocato del Partisan Defense Committee ha dichiarato oggi: "La decisione del tribunale è un oltraggio,
uno schiaffo a tutti quelli che si oppongono all'ingiustizia razzista. Questa decisione dimostra che non ci si può aspettare
nessuna giustizia dai tribunali capitalisti. Dimostra ancora una volta che polizia, pubblici ministeri e tribunali, con l'appoggio
dei politicanti capitalisti, tanto democratici che repubblicani, sono decisi a condurre fino in fondo il linciaggio legale
di Mumia o a seppellirlo in prigione per il resto dei suoi giorni. Non dobbiamo lasciare che avvenga! Mumia deve essere immediatamente
liberato!"

Wolkenstein ha aggiunto: "Dopo aver impedito l'esame delle prove dell'innocenza di Mumia, la sentenzia odierna della
corte non fa che spacciare la discreditata menzogna dell'accusa secondo cui fu Mumia ad uccidere l'agente Faulkner. Tutti i
pilastri dell'impianto accusatorio contro Mumia si sono rivelati uno dopo l'altro delle montature: dalla presunta "confessio-
ne" di Mumia la notte dell'omicidio, ai testimoni dell'accusa costretti a fornire false testimonianze, alla presunta arma del delitto
che non fu neppure sottoposta all'esame per verificare se avesse sparato.

"C'è una montagna di prova che dimostrano che Mumia è vittima di una montatura razzista della polizia. Ogni singola
prova in questo caso, da quelle forensiche a quelle balistiche, alle deposizioni dei testimoni, dimostra che Mumia è innocente.
Tra queste c'è la confessione sotto giuramento di Arnold Beverley, di essere stato lui e non Mumia a sparare ed uccidere
l'agente Faulkner. La confessione di Beverley è stata presentata nel 2001 ai tribunali statali e federali, che però hanno rifiutato
di prenderla in considerazione. Recentemente il Partisan Defense Committee ha pubblicato un opuscolo contenente i
dati del caso: "Murdered by Mumia: Big Lies in the Service of Legal Lynching" [Assassinato da Mumia: la grande menzogna al
servizio del linciaggio legale], un dettagliato resoconto delle prove dell'innocenza di Mumia". L'opuscolo è disponibile su
www.partisandefense.org

Wolkenstein ha rilevato che "la vera regione per cui Mumia è stato condannato a morte è che da quando aveva 14 anni ha
dedicato la sua vita alla lotta per la liberazione dei neri. I governanti razzisti vedono in Mumia lo spettro di una rivolta nera.
I poliziotti di Filadelfia e il Fbi hanno portato avanti una vera e propria vendetta nei suoi confronti da quando aveva 15 anni
ed era portavoce del partito della Pantera nera. La vendetta è continuata quando è diventato un giornalista eloquente, conosciuto
come "la voce dei senza voce" e come sostenitore dell'organizzazione Move, che a sua volta era nel mirino della polizia
di Filadelfia. Per decidere ripetutamente di confermare la condanna di Mumia i tribunali hanno dovuto gettare alle ortiche
un precedente dopo l'altro, compresa la sentenza della Corte suprema nel caso Batson del 1986, secondo cui i pubblici
ministeri non possono escludere giurati su basi razziali.

"Mumia non avrebbe mai dovuto essere arrestato, né processato e non avrebbe dovuto passare neppure un minuto in prigione.
Nell'infame sentenza del caso Dred Scott del 1857, con cui fu santificata la schiavitù, la Corte suprema affermò che un
nero non aveva alcun diritto che un bianco fosse tenuto a rispettare. Lo Stato capitalista e i suoi tribunali hanno dimostrato
chiaramente che Mumia non ha nessun diritto che i tribunali siano tenuti a rispettare".

Pam Africa, che è a capo dell'International Concerned Family and Friends of Mumia Abu-Jamal [Parenti e amici di Mumia]
ha detto al Pdc: "Parlando a nome del movimento e di Mumia, dev'essere chiaro a tutti che non c'è alcun modo che Mumia
possa ottenere un'udienza equanime in tribunale. Fin dal primo giorno abbiamo chiesto il rilascio immediato di Mumia!
Questo sulla base delle prove sempre più numerose della sua innocenza, che il mondo intero conosce. Mumia vuole essere rilasciato,
non vuole passare il resto dei suoi giorni in prigione. Facciamo per Mumia quello che lui ha fatto per noi. Lottiamo!"

In riferimento alla decisione odierna, Wolkenstein ha notato che "Il tribunale ha rigettato le prove schiaccianti della selezione
razzista dei giurati che contrassegnò il processo di Mumia nel 1982, in cui l'accusa utilizzò undici delle sue quindici peremptory challenges [il diritto di escludere arbitrariamente dei giurati] per disfarsi di giurati neri. L'eliminazione dei neri dal-
le giurie era così endemica nell'ufficio del Procuratore distrettuale di Filadelfia, che nel 1987 produssero persino un video
per addestrare a questa pratica i pubblici ministeri.

In risposta alla tesi di maggioranza, secondo cui il "video corso" del Procuratore distrettuale era irrilevante perché prodotto
cinque anni dopo il processo di Mumia, il giudice Thomas L. Ambro, unico dissenziente, ha detto: "Trovo difficile credere che la
cultura dell'ufficio del Procuratore distrettuale di Filadelfia potesse essere migliore cinque anni prima che fosse prodotto il video
corso". Ambro ha sostenuto che Mumia dovrebbe essere sottoposto ad una nuova udienza davanti alla corte distrettuale federale,
dove l'accusa dovrebbe giustificare l'esclusione dei giurati neri, trattandosi di "un caso con forti contenuti razziali".

Più di 900 individui e organizzazioni, tra cui sindacati che rappresentano centinaia di migliaia di lavoratori, hanno firmato
una dichiarazione del Pdc intitolata: "Chiediamo la liberazione immediata di Mumia Abu-Jamal, un uomo innocente!", che
chiede anche l'abolizione della pena di morte. Tra i firmatari vi sono le sezioni di Sidney e Vittoria del Sindacato dei marittimi
australiani, il Sindacato nazionale dei minatori sudafricani di Johannesburg; il locale 1199 del Seiu di New York e il locale 1422
dell'Associazione internazionale dei portuali di Charleston, South Carolina. In risposta alla sentenza odierna, Sadie Sanders,
responsabile per l'azione politica della sezione di New York della Coalizione dei sindacalisti neri, ha detto: "Dobbiamo sentirci
tutti oltraggiati da questa decisione" e che la sua organizzazione "farà tutto quello che può" per liberare Mumia.

Il Coordinatore sindacale del Pdc, Gene Herson, ha detto: “Il movimento operaio deve passare dalle parole ad azioni di
lotta per la liberazione di Mumia. Pur sfruttando tutte le vie legali, non abbiamo nessuna illusione nel sistema giudiziario capitalista.
Furono le proteste di massa internazionali, con una componente decisiva di attivisti sindacali, a fermare la mano del
boia nell'agosto del 1995, dopo la firma del mandato di esecuzione di Mumia. Il movimento operaio multirazziale dev'essere
mobilitato in modo indipendente dalle forze dello Stato capitalista”.

"La decisione odierna rende ancor più urgente la necessità di rivitalizzare le proteste di massa per liberare Mumia sulla
base della sua innocenza e per legare la sua battaglia alla lotta per l'abolizione della pena di morte razzista". Herson ha anche
aggiunto: "Non conquisteremo la liberazione di Mumia affidandoci al sistema truccato della 'giustizia' o ai politicanti capitalisti,
come sono anche Hillary Clinton e Barack Obama, entrambi sostenitori della pena di morte. La forza che può far invertire
è il potere di milioni di persone, lavoratori, giovani antirazzisti, oppositori della pena di morte, uniti nella lotta per chiedere
la liberazione di Mumia".

Herson ha contrapposto la prospettiva del Pdc, basata sulla lotta di classe, a "quei gruppi che si sono focalizzati sulla richiesta
di un nuovo processo per Mumia. Questa richiesta significa fare affidamento sugli stessi tribunali razzisti che a tutti i
livelli hanno confermato la montatura e la condanna di Mumia. Significa coltivare l'illusione che Mumia possa ottenere giustizia
da quello stesso Stato che ha ucciso 38 pantere nere nell'operazione Cointelpro dell'Fbi e che ha massacrato 11 neri,
compresi donne e bambini, nel bombardamento incendiario del Move del 1985. Non è certo una coincidenza che questa sentenza
arrivi appena prima delle udienze per il parole [possibilità di essere rilasciati anticipatamente "sulla parola"] previste
nel mese di aprile per gli otto membri sopravvissuti dei 9 del Move, che sono in prigione da 30 anni". I 9 del Move furono incastrati
in base ad accuse di cospirazione e omicidio connesse all'uccisione dell'agente di polizia di Filadelfia James Ramp,
ucciso sotto il fuoco incrociato della polizia durante il vergognoso attacco poliziesco alla casa del Move nel quartiere di Powelton
Village di Filadelfia nell'agosto del 1978. Libertà immediata per i prigionieri del Move!

Tom Cowperthwaite della Labor Black League for Social Defense ha detto, "I razzisti in toga hanno parlato. E' ora che a dire
la sua sia il tribunale delle masse". Facendo l'esempio dello sciopero dei trasporti di New York del dicembre del 2005, che ha
paralizzato la per tre giorni la capitale finanziaria del mondo, Cowperthwaite, che appartiene al Locale 100 del Sindacato lavoratori
dei trasporti, ha aggiunto: "è proprio questa la forza che dobbiamo mettere in campo per liberare Mumia e tutti i prigionieri
della guerra di classe. In ogni posto di lavoro le parole 'Sciopero'! e 'Libertà per Mumia'! dovrebbero risuonare nello stesso
istante. Mobilitare la forza del movimento operaio per l'immediata liberazione di Mumia! Abolire la pena di morte razzista!”

Sono state organizzate manifestazioni nelle seguenti città:

Stati Uniti: Bay Area (Friday, March 28); Chicago (Friday,March 28); Los Angeles (Friday, March 28); New York (Friday, March 28);

Australia: Sydney (Saturday, March 29)

Canada: Toronto ( Friday, March 28); Vancouver (Friday, March 28)

Europa: London (Friday, March 28); Paris (Samedi 29 mars);
Berlin (28. März); Hamburg (29. März)

Messico: Ciudad de México (Viernes 28 de marzo)

Aderisci alla campagna per liberare Mumia Abu-Jamal!
C’è urgente bisogno di fondi per la difesa legale!

Fate oggi un contributo intestato a “National Lawyers Guild Foundation”
(indicando la causale “Mumia”) e inviatelo direttamente al: Committee to
Save Mumia Abu-Jamal, P.O. Box 2012, New York, NY 10159, USA.

Organizzate delle proteste!

E’ importante mostrare la determinazione di battersi per liberare Mumia.
Fate approvare delle mozioni nei vostri sindacati e nelle vostre organizzazioni
universitarie, comunitarie e religiose, esigendo la libertà di Mumia. Fate che i
vostri sindicati o associazioni inviino dei contributi e partecipino a manifestazioni e
proteste per Mumia. Fate conoscere il caso di Mumia attorno a voi.

Libertà per Mumia Abu-Jamal!
Abolire la pena di morte razzista!

Il Comitato di difesa sociale e proletaria è un'organizzazione
non settaria di difesa legale e sociale che si basa sulla lotta di classe e si batte per casi e
cause di interesse dell'intera classe operaia. Questo obiettivo si svolge in accordo con le concezioni politiche della Lega trotskista d’Italia.
Il Comitato di difesa sociale e proletaria (Codispro) è l’organizzazione fraterna del Partisan Defense Committee in Italia.

Comitato di difesa sociale e proletaria

Per contatti Codispro c/o MBE 462. Viale Monza 228. 20128 Milano, email: codispro@tiscali.it

SCIOPERO NAZIONALE DEI SINDACATI CONFEDERALI NEL SETTORE COOPERATIVE SOCIALI

autore:
comiromanord
Sommario:
SIAMO AD UNA VERA SVOLTA NELLA TUTELA DEI LAVORATORI ? TESTIMONIANZE SCIOCCANTI DAL MONDO DELLE COOP

4 aprile ore 10.30 a Piazza Madonna di Loreto (p.zza Venezia)

I maggiori sindacati CGIL CISL UIL hanno rotto le trattative con Legacoop, Confcoop e le altre centrali, indicendo, per la prima volta nella storia, uno sciopero nazionale del settore cooperative sociali il 4 aprile prossimo. Siamo a una svolta? Quale connotazione prenderà adesso quella perversa stabilità di sistema con tutti i suoi canali intercomunicanti dove funzionari di partito assumevano cariche dirigenziali all'interno delle Centrali cooperative e viceversa? E dove, addirittura, quadri di partito presiedevano associazioni nazionali del Terzo settore mentre alti dirigenti sindacali confederali venivano collocati come assessori all'interno delle giunte comunali o come dirigenti di aziende speciali comunali? Siamo dunque ad una vera svolta?
La fotografia che in tutti questi anni abbiamo scattato, come operatori sociali di cooperative aderenti a Conf e Lega, ci consente di dire che la tutela esercitata dalle Centrali cooperative (Legacoop, Confcoop...) nei confronti dei presidenti di cooperative è stata perfetta. Non a caso, esistono dirigenti in carica da quasi venti anni, segno evidente di un mancato ricambio e, probabilmente, di una scarsa crescita democratica interna dei soci lavoratori. Fin dai primi anni 90 esistevano già un gran numero di collaboratori a ritenuta di acconto, impiegati in mansioni perfettamente subordinate. E allora, ancora, non c'era l'alibi della legge 30.
La zona franca priva di regole e senza rispetto per i diritti costituzionali basilari ha sempre prevalso, ha prevalso di conseguenza, con il famoso alibi della "vision" e della "mission", la necessità di ingoiare ingiustizie nei rapporti di lavoro, licenziamenti, mobbing, la carenza di democrazia interna, l'insicurezza degli assistenti domiciliari che lavoravano con disabili fisici senza sollevatori correndo il rischio di diventare prematuramente inabili al lavoro per patologie articolari e scheletriche (come poi è successo in diverse coop). Saltuarie e discontinue sono state le iniziative sanzionatorie dell' INPS e della Guardia di finanza su evasioni contributive e fiscali.
Tra i dirigenti dei consigli di amministrazione e i prestatori d'opera, la Legacoop e la Confcoop, sin dall'inizio, hanno fatto la loro scelta coerente e pragmatica. Hanno scelto cioè di non volgere lo sguardo verso il "clima aziendale" ma verso il "vertice aziendale". I partiti hanno svolto il loro ruolo di regia unificante che smorza i conflitti secondo mediazioni e compromessi fatti al chiuso di una stanza, mentre spesso i delegati e i Rls hanno seguito il classico copione di traffichini o comparse senza voce. Gli sviluppi di questo pragmatismo lo vediamo oggi. Vediamo cosa è diventata buona parte della cooperazione sociale, il salario da fame e la sicurezza di chi lavora, gli intrecci con la politica, lo squilibrio economico tra chi amministra le cooperative e chi lavora direttamente a contatto con il disagio. Qualcosa è emerso, in qualche modo, nell'inchiesta su appalti e subappalti di "report" al Sant'Andrea, al Policlicnico, su ricapitalizzazioni imposte ai soci di certe coop, sulle scatole cinesi di cooperative di tipo B appaltatrici di servizi all'Università. Per non parlare delle inchieste giudiziarie in atto in Calabria e in Veneto.
Rimane attuale il tema della mancata valorizzazione delle professionalità interne alle cooperative. Scarse o inefficaci le iniziative parlamentari per aggiornare l'elenco dei lavori usuranti, per costruire un albo degli educatori professionali per dare certezza di diritto alla figura del socio-lavoratore e a tutti i prestatori d'opera. Mancato aggiornamento, carenza di supporti psicologici e di supervisione, mancata "formazione permanente" e stagnazione professionale dei propri lavoratori. Insomma, una vera e propria inosservanza dei principi sanciti a livello di Unione Europea per i quali la Regione Lazio, ad esempio, riceve dal Fondo Sociale comunitario circa 100 milioni di euro l'anno.
Per fortuna oggi, di queste condizioni economiche ingiuste se ne sono accorti anche i sindacati confederali, che si sono svegliati dopo decenni.
Occorre quindi partecipare in massa. Tutti noi vogliamo che le organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS) siano coerenti con i loro fini statutari, che applichino e rinnovino i contratti collettivi e le norme di sicurezza negli ambienti di lavoro.
Sembra paradossale che debbano essere i soci e i lavoratori, con uno sciopero e una manifestazione nazionale, a ricordare alla classe dirigente delle cooperative sociali e associazioni "onlus" che al centro della loro imprenditorialità non può esserci il danaro e il potere ma i diritti e la sicurezza delle centinaia di migliaia di operatori che, con il loro lavoro quotidiano, contribuiscono a tenere in piedi il sistema "welfare" di questo paese.
Domenico Ciardulli
ARTICOLO PUBBLICATO SU: ► Osservatorio sulla Legalità ►Aprile ►I COMMENTI

►Anche i precari della Sanità in piazza

GIOVANI E CANDIDATI. IL "COLPO D'OCCHIO" DEL PD

autore:
comiromanord
Sommario:
CINEMA ED ELEZIONI. PARALLELI IMPOSSIBILI?

GIOVANI E CANDIDATI, IL "COLPO D'OCCHIO" DEL PD"
analisi contadina delle strategie elettorali delle elezioni nei municipi.
E' possibile un parallelo immaginario con il film "Colpo D'occhio" di Sergio Rubini?
Paradossale, assurdo? Perchè? In fondo cosa costa far decollare la fantasia e ragionare anche in astratto sulle elezioni del 13 aprile prossimo.
Lo trovate nella sezione OTTAVIA del sito www.ciardullidomenico.it.

http://www.ciardullidomenico.it/OTTAVIA/OTTAVIA_INDEX....

Comunicati Boys Parma 1977 & Compagni/e di Parma sulla morte di "Bagna"

Sommario:
Comunicati Boys Parma 1977 & Compagni/e di Parma

Ciao Bagna

30 - 03 - 2008

Matteo, "Il Bagna", era un ultras, membro dei Boys Parma 1977. Era un giovane di 27 anni, con una famiglia, un lavoro e tante passioni. Tra queste c'era il Parma Calcio. Seguiva la squadra in casa e in trasferta e partecipava attivamente al tifo.
Oggi pomeriggio Il Bagna è morto. Si è spento in un autogrill, tra gli sguardi sgomenti dei suoi fratelli. Non rivedremo più il suo sorriso timido; non sentiremo più la sua voce amichevole e sanguigna. Qualcosa di caro, a cui eravamo abituati, c'è stato repentinamente sottratto. E adesso ne sentiamo la feroce mancanza.
E' il momento delle lacrime e del dolore. Per la sua famiglia, per i suoi amici, per i suoi cari. Ed è il momento del rispetto e del silenzio, per chi ha un cuore e una coscienza.
Ma alcuni non si fermano neppure davanti alla morte. Stravolgono i fatti, e una giovane vita spezzata, grazie a mille menzogne, diventa il mezzo per supportare teorie, fare audience, inventare scoop. Un'opera di disinformazione che arriva al più becero sciacallaggio.
S'è parlato di catene, spranghe e bastoni. Ma né noi né gli juventini eravamo armati. S'è parlato di scontri e di tafferugli, ma le due fazioni non si sono date battaglia. S'è parlato ancora di tifo violento e di voler sospendere le trasferte dei tifosi, ma Il Bagna non è stato ucciso da altri ultras, è morto sotto le ruote di un pullman.
Un altro fatto di sangue, ma l'ultras non è il carnefice. E' la vittima.
Si rispetti la verità, si rispetti la memoria di un ragazzo che non c'è più, si rispetti il dolore di chi a Matteo ha voluto bene.

BOYS PARMA 1977

Per Matteo

Le parole non bastano per ricordarlo, splendida persona, splendido compagno e sincero antifascista. Preferiamo, nel dolore, ricordarlo in mezzo a noi, nei cortei, nella musica, nel sorriso che chiunque l'abbia conosciuto non scorderà mai. Le tue lotte, Bagna, sono le nostre lotte, il tuo pensiero verso gli sfruttati di questa società continuerà ad essere la benzina del nostro fuoco di ribellione, come te non accettiamo la menzogna e la sopraffazione del potere e dei potenti, e, con te, per te, e per tutti noi continueremo ancora a lottare per un ideale che non avrà mai fine.

I compagni e le compagne di Parma: Ass. Le Giraffe, Insurgent City, Comitato Antirazzista, Rete di Lotta Sociale Diritti in Casa, Battaglia Comunista, Ass. Primula Rossa, Federazione Anarchica Italiana circolo A. Cieri, U.S.I., Federazione provinciale RdB-CUB Parma, Ass. Senza Frontiere, Ass. Yabasta, Collettivo Spam, Comunità di S.Cristina, C.I.A.C., Centro Multimediale Nelson Mandela, Ass. Le adici e le ali Langhirano, Rete delle donne di Parma, i compagni e le compagne dello Spazio Sociale Mario Lupo

Scie chimiche

autore:
.
Sommario:
http://www.sciechimiche.org/scie_chimiche/index.php?option=com_frontpage&Itemid=1

Perchè quasi nessuno ne parla?
Da anni nei cieli ci sono strane scie lasciate dagli aerei, che non svaniscono dopo secondi o minuti, ma dopo ore.
Secondo studiosi e ricercatori si tratterebbe di scie chimiche rilasciate da aerei militari Usa e Nato, al di fuori delle rotte commerciali e civili.
In tal modo si farebbero esperimenti sul controllo climatico a fini bellici e sulla conduzione aerea grazie a sostanze come il bario, tuttavia tossiche e causa di Alzheimer e tumori.

dossier su Avni Er e Zeynep Kiliç

autore:
ASP

Associazione Solidarietà Proletaria (ASP)
CP 380, 80133 Napoli – Italia
e-mail: Ass-solid-prol@libero.it

Diffondiamo il dossier curato dall'Associazione Solidarietà Proletaria sulla campagna contro l'estradizione e/o espulsione di Avni Er e Zeynep Kiliç.

Esso è scaricabile in fomato pdf sul sito www.avni-zeynep.net

Il dossier è così a disposizione di quanti vogliano contribuire, tramite il suo utilizzo, alla sensibilizzazione dell'opinione pubblica sul grave rischio cui vanno incontro questi due compagni, oppositori politici dello Stato fascista di Ankara.

Ricordiamo a tutti che il 10 aprile prossimo si terrà in Sardegna l'udienza con cui la Corte d'Appello deciderà dell'estradizione in Turchia di Avni.

Invitiamo tutti a promuovere iniziative in vista di tale data e a partecipare numerosi al presidio che si svolgerà la mattina del 10.04.08 sotto la Corte d'Appello di Sassari

Saluti a pugno chiuso a Matteo Ultras Antifa del Parma

autore:
antifa ultrà

il tifoso del parma morto domenica
Matteo il «ribelle», diffidato per tre anni
Bagnaresi tra calcio e politica: «antifascista» era la definizione che il giovane aveva scelto per sé

Uno striscione per Matteo Bagnaresi a Napoli (Ap)
TORINO — «Se vuoi ribellarti, diventa ultrà. Se non vuoi, rispettaci». Matteo Bagnaresi, 28 anni a settembre, lo aveva scritto quando era ancora un liceale. Da allora, carattere e sentimenti non erano cambiati. Figlio unico di Bruno, ingegnere alla Barilla, e di Cristina, insegnante, Matteo era uno sportivo — giocava a tennis e a calcio — e si era laureato da poco in Prevenzione sui luoghi di lavoro. Lavorava in una cooperativa che fornisce alle aziende servizi sull'applicazione della legge 626 sulla sicurezza.

Ma, soprattutto, era un ultrà dei Boys, il gruppo di supporter del Parma che ha compiuto trent'anni nel 2007. E un militante appassionato: per la sua tesi, aveva scelto le ragioni del «no» all'inceneritore di Parma, una battaglia che lo coinvolgeva e per la quale aveva firmato numerosi appelli. «Antifascista» era la definizione che il giovane travolto ieri in un'area di servizio aveva scelto per sé. Come Mario Lupo, il ragazzo ucciso a Parma nel 1972 da un gruppo di estremisti di destra e che ancora oggi dà il nome al più importante centro sociale di Parma, più volte sgombrato e rioccupato.

Matteo lo frequentava, e aveva firmato anche numerosi documenti politici: contro la legge Fini-Giovanardi, contro la proposta di intitolare una via a Fabrizio Quattrocchi, ucciso in Iraq, contro i controlli e la «censura» del web. Per lui e per i tifosi come lui, colpiti da un Daspo, il divieto di entrare negli stadi — che per Bagnaresi era scaduto da poco, lo scorso 10 gennaio— i Boys del Parma avevano perfino fabbricato uno striscione: «Diffidati, sempre con noi». Per una tragica ironia del destino, la squadra del cuore di Matteo stava giocando proprio contro la Juventus quel 6 gennaio 2005, quando il ragazzo era rimasto coinvolto nell'invasione dello stadio Tardini e negli scontri con gli ultrà bianconeri. Così la partita di ieri, dunque, rappresentava per lui quasi un riscatto, un'occasione di tifo irrinunciabile. Le forze dell'ordine di Parma conoscevano Matteo perché se lo ritrovavano davanti in tutte o quasi le manifestazioni dell'estrema sinistra: un «antagonista», insomma, più volte identificato per episodi di poco conto, come appunto i cortei non autorizzati contro l'alta velocità o l'impianto di smaltimento dei rifiuti che secondo lui e i suoi amici avrebbe distrutto per sempre l'ambiente della «food valley» d'Italia.

E quando il concerto di un gruppo punk-rock «colpevole» di essere composto da tifosi della Reggiana era stato annunciato a Parma, Bagnaresi era stato di nuovo tra i primi a schierarsi contro: le tracce sono in rete, come i suoi messaggi, «non venite se no ci penseremo noi a cacciarvi indietro». Ma Matteo era anche convinto che «regole non scritte condannano i pestaggi sleali e fini a se stessi». Nella villetta di via Guido Reni alla periferia di Parma ieri si sono radunati amici, vicini di casa, uno zio: «E' una tragedia incredibile, non riusciamo a pensare che sia vero». In città, invece, si sono ritrovati i Boys; nessuna dichiarazione, solo la rabbia trattenuta, e un timore: «Ora lo faranno passare per un teppista».

31 marzo 2008

ai comitati di lotta, a chi pratica il mutuo soccorso, a chi resiste… A PROPOSITO DI ELEZIONI

autore:
rigiro

A PROPOSITO DI ELEZIONI

ai comitati di lotta, a chi pratica il mutuo soccorso, a chi resiste…

Al di là delle dichiarazioni, tutti i partiti dell'arco parlamentare hanno rivelato da che parte stanno.

L'esperienza della partecipazione della cosiddetta sinistra radicale al governo Prodi ha ampiamente confermato ciò che era prevedibile: il prevalere dei poteri forti sulle promesse di libertà e uguaglianza. La "sinistra arcobaleno" ha la pesantissima responsabilità di aver tradito le aspettative di chi subisce la dittatura del mercato, di chi nel mercato e dal mercato continuerà ad avere la vita macinata. Ora, in periodo elettorale, fa di nuovo la voce grossa e chiede il sostegno di comitati e movimenti. Dopo aver approvato le missioni e le Finanziarie di guerra, dopo aver votato per i CPT, il TAV, i rigassificatori, gli inceneritori, le leggi razziste, chiede ancora fiducia. Non concediamole alcuna legittimazione.

Pensiamo che il sistema della delega e della politica professionale abbia sufficientemente dimostrato di saper integrare e svilire ogni opposizione interna. La brama di potere pesa, il privilegio anche. La pratica dei compromessi parlamentari ha corrotto – in epoche di grande effervescenza sociale – donne e uomini che avevano temprato la propria fibra morale durante la Resistenza, l'esilio, il carcere. Quale "fedeltà ai princìpi" volete che mantengano, nel dilagante conformismo, coloro che ci chiedono il voto oggi?

Il fatto è che non è possibile alcun cambiamento di rotta aspirando ad amministrare il presente ordine sociale, politico, economico, tecnologico. Quando si è a bordo di un treno lanciato ad alta velocità verso il collasso ecologico e sociale, non ha senso chiedersi qual è il colore della casacca del macchinista, oppure se tutti hanno pagato il biglietto, o se i sedili sono confortevoli. C'è un solo gesto sensato: tirare il freno di emergenza.

Chi si batte contro le nocività non può che rifiutare il proprio consenso a chi le nocività le produce, le vota, le finanzia. Lottare contro le scelte di partiti che si è contribuito ad eleggere, eleggere i partiti contro le cui scelte lotteremo domani non è forse assurdo? Ancor prima di una questione di pratica sociale, è un problema etico, di dignità: non collaborare con ciò che si considera ingiusto.

Se il rifiuto dei partiti parlamentari si è assai diffuso tra i comitati dal basso, sembra invece serpeggiare una "nuova" illusione: le liste civiche.

Permane, cioè, l'idea che in discussione non sia un intero sistema sociale, bensì il personale politico che lo amministra, o la trasparenza democratica del suo amministrare. L'esperienza dei Verdi tedeschi dovrebbe illuminare. All'inizio erano sostanzialmente delle liste civiche. Oggi votano i bombardamenti "umanitari" (inaugurati nel 1999 con la guerra ai danni della popolazione serba, condotta anche dal governo tedesco di cui erano parte).

Tra i comitati di lotta e la partecipazione istituzionale è necessaria una linea netta di demarcazione. In caso contrario, oltre ad affossare l'autonomia delle lotte, si insinua il sospetto che queste ultime siano finalizzate e strumentalizzate a scopi elettorali. Si tratta di un veleno pericoloso e per nulla sconosciuto. Tant'è che per prevenire le immancabili obiezioni, si presenta la scelta elettorale con un linguaggio nuovo e accattivante. Ma dire che si ricorre alla delega per favorire la partecipazione, affermare che si vuole sperimentare l'autogestione entrando nei consigli comunale vuol dire confondere le carte. Partecipare al sistema rappresentativo è rappresentanza. Anzi, le liste civiche sono oggi l'ultima àncora di salvezza fornita alla "crisi della rappresentanza".

I vari comitati contro le nocività hanno dalla loro una preziosa caratteristica: quella di dire "NO". Tutti si trovano su di un obiettivo preciso, rispetto al quale non è possibile alcuna mediazione. Il TAV si fa o non si fa. Una base militare si fa o non si fa. Se invece un comitato diventa una lista civica, dovrà affrontare mille problemi diversi da quello per cui era nato. Problemi che non si conoscono in anticipo, sui quali quindi la delega rimane in bianco. La lotta permette quella partecipazione che la routine dei consigli comunali tende, nel tempo, a scoraggiare. E poi, quando si hanno dei consiglieri, perché non volere anche un assessore? Eccoci così imprigionati nell'amministrazione di ciò che esiste. Non solo. Perdendo rispetto all'obiettivo iniziale (il NO TAV, il NO alla base, ecc.), si potrà sempre dire che però si sono ottenute tante altre cose: piste ciclabili, parchi, nuovi statuti comunali, bilanci partecipativi, ecc.

La specificità e la non negoziabilità degli obiettivi sono tra le poche "garanzie" contro l'opportunismo politico.

Senza contare che la partecipazione elettorale ha, per quanto riguarda le lotte, la sua ricaduta psicologica e sociale. Essa alimenta l'illusione che si possa raggiungere l'obiettivo (impedire la costruzione di una base militare, di un inceneritore, di un rigassificatore, ecc.) con il 50 per cento più uno dei voti. Nel caso di opere in cui gli interessi in ballo sono enormi l'illusione è evidente. Ma essa, ben funzionale alle mire politiche di alcuni, incontra anche l'inconfessata speranza dei più che sia possibile ottenere certi risultati senza rischiare in prima persona.

Non dovremmo illuderci a vicenda.

"Cambiare come, allora?", chiederà qualcuno.

Bella domanda, a cui dovremo continuare a rispondere individualmente e collettivamente. Scoprendo ed affermando ciò per cui ci battiamo, certo, ma precisando anche ciò che non siamo e ciò che non vogliamo.

Nessuno se ne avrà a male, dunque, se diciamo fin d'ora, nel nostro piccolo, dove continueremo a cercare, da appassionati e testardi, i nostri compagni di viaggio.

Imboccando la strada asfaltata della partecipazione istituzionale non si va dove si vuole andare, ma dove porta la strada.

Preferiamo battere altri sentieri.

Trento, marzo 2008

Spazio aperto NO Inceneritore NO TAV

P.S. Ci piacerebbe conoscere il parere di altri comitati e non solo su queste nostre riflessioni.

L'osceno Benny & Magdi Show

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Inatteso, nel bel mezzo di alcune guerre già perse che volgono al peggio, è calato sulle famiglie italiane intente a godersi le festività pasquali, il Benny & Magdi Show. Come nel famoso circo nel quale più gente entra e più bestie si vedono, il nostro paese ha goduto immensi benefici dall'importazione di un prete tedesco e di un agitatore politico egiziano, e anche se qualcuno potrà sgradire questi, che vengono da fuori e rubano il lavoro ai molti ciarlatani locali, lamentando che di personaggi pericolosamente balordi ne abbiamo abbastanza, senza bisogno d'importare quelli altrui, ma si tratta di nostalgie e localismi che all'alba del ventunesimo secolo sono destinati a colare nel nulla.

Il problema non è da sottovalutare, perché il paese che ha dato i natali a personaggi come Wanna Marchi e Silvio Berlusconi fatica a trovare fieri difensori della Fede e della Civiltà Occidentale. La società si è estremamente secolarizzata, le chiese sono vuote e le vocazioni scarseggiano, così come scarseggiano i volontari per le guerre in corso. Vero, ci sono almeno tre paesi invasi e devastati per combattere -preventivamente- la minaccia islamica, tendiamo a dimenticarlo. Così la tensione cala e cala il consenso, visto che nessuno spiega o vuole spiegare a cosa serve veramente perdere tre guerre in una volta sola spendendo molti soldi e molte vite, anche se in gran parte vite di “altri”.

Il Benny & Magdi Show ha provato a dirci che lo facciamo per Dio. Magdi Cristiano Allam è stato esibito come il perfetto convertito alla superiorità del cattolicesimo in mondovisione. Molti musulmani si sono lamentati di questa rozza operazione di propaganda, ma ad insorgere avrebbero dovuto essere ben altre voci. Tanto rozzo è apparso lo show che pochi giorni dopo il Vaticano si è visto costretto a prendere le distanze dalle posizioni di Allam.

Che si tratti di rozza propaganda lo testimonia l'intera storia “professionale” di Allam, sempre pronto a dichiararsi più occidentale di un occidentale, più italiano di un italiano e ora più cristiano dei distratti cattolici italiani. Allam è da anni una delle firme di punta a sostegno della guerra. Come molti altri suoi colleghi Allam ha pubblicato parecchie falsità, escludendo in tal modo il poter invocare la buona fede a sua discolpa. Falsi plateali, alla verifica dei quali Allam si è sempre sottratto buttandola in caciara. In rete, dove gli scritti permangono alla verifica del lettore, Allam si è guadagnato il titolo di Pinocchio d'Egitto. Non è quindi strano che un tale alfiere della libertà di pensiero e d'espressione non abbia mai trovato un attimo per scrivere una riga di critica alla dittatura egiziana, alla spietata repressione del dissenso nel suo paese o anche, più modestamente, alla pretesa di Mubarak di lasciare il governo in eredità al figlio Gamal. Betulla d'Egitto?

Allam non ama il confronto, Allam parla ex-cathedra dalle pagine del Corriere e di più non dimandare. Fenomenali perle rimangono le invenzioni sul misterioso saladino “l'amante dello sceicco” e tutta la produzione su terribili “Fratelli musulmani”, che preoccupano il nostro sopra ogni altra cosa.. Allam si difende attaccando, di solito parlando d’altro; posso dire di averlo verificato di persona quando, dopo aver espresso dubbi sulla sua fede musulmana, peraltro suffragati da sue affermazioni e da racconti di suoi partner nel sostegno alla lotta all'islamico, ho avuto il discutibile onore di essere indicato tra gli “odiatori di sinistra” in una delle sue fatiche editoriali.

Non a caso la sua conversione ha scandalizzato poco i musulmani, più colpiti dalla rilevanza che le si è voluto dare, che dai turbamenti di Magdi Cristiano; Allam da tempo non può più pretendere di essere l'uomo per il quale si spaccia dalle pagine del Corriere. Indomito giornalista indipendente, minacciato dai cattivi islamici, paladino e inventore dell’Islam “moderato” che aspirava a rappresentare, scrive prima Viva Israele (alcuni dicono stimolato dal premio di quasi mezzo miliardo delle vecchie lire ricevuto l’anno prima da una fondazione israeliana) e poi si converte al cattolicesimo in gran pompa. Ovviamente non ha mancato di lanciare il cuore oltre l'ostacolo, dicendo che non ha paura di morire e condendo il tutto con un'affermazione dal suono sinistro:”.., la radice del male è insita in un islam che è fisiologicamente violento e storicamente conflittuale”. Islam in minuscolo nell'originale. Gli uomini della sua scorta lo avranno sicuramente ringraziato.

Magdi Cristiano Allam, cinque minuti dopo essere diventato cattolico, ha declamato il credo del cattolicesimo più oscurantista e fanatico, abbracciando Benny Sixteenth e con lui esibendosi sotto le volte le di San pietro. Esibizione volgar di una scelta di vita, al minimo, ma si cadrebbe nel buonismo e nell'ingenuità. Allam mostra sprezzo del pericolo, ma lo fa protetto da una robusta scorta procurata proprio dalle sue esibizioni spericolate. C'è chi, come Renato Farina ha subito sanzioni e condanne perché accettava denaro dai servizi italiani per scrivere articoli falsi e utili ai sostenitori della guerra all'Islam, c'è chi invece dallo scrivere lo stesso genere di articoli trae vantaggi relativamente indiretti e gode della protezione dello stato. In teoria Farina (e altri) dovrebbero correre gli stessi rischi di Allam, ma è lo stesso Allam che ha preparato il terreno menandola con le condanne a morte per apostasia, cioè per chi da musulmano si converte ad altra fede. Dopo anni trascorsi a parlare di fantomatici convertiti dall’Islam ad altre religioni, che nelle sue parole parrebbero inseguiti ovunque da misteriosi sicari anche se non si è mai registrato un solo omicidio del genere, Allam si converte e dice che così sfida una condanna a morte che non c’è. Tutto si tiene, verrebbe da dire, sarà anche per questo che i musulmani non l’hanno preso troppo sul serio questa volta.

Purtroppo, tutto si tiene con un papato reazionario che ha appena ribadito la sua superiorità della sua dottrina sull'ebraismo, posizione che Allam faticherà a difendere presso i suoi amici della destra estremista ebraica. Allam, che italiano non è, dimostra di non conoscere la storia della Chiesa che lo accoglie, storia che agli italiani è ben nota. Feudalesimo, simonie, processi agli eretici, torture, razzismo, sessismo, schiavismo, fascismo, nazismo, crociate e annientamenti genocidari, i cattolici non si sono fatti mancare niente e mai è giunto loro un rimprovero papale; ancora meno succede oggi, nei giorni del regno del Papa tedesco; Papa che peraltro ha protetto per lunghi anni anche i preti pedofili, invece di preoccuparsi della protezione delle loro vittime. Il papato è da anni il primo puntello di tutti governi autoritari, in particolare di quelli dittatoriali; sono ben poche le dittature alle quali si è opposta la chiesa cattolica e quasi nessuna in paesi cattolici.

In questo mare di falsità ed ipocrisia M.C. Allam non stona assolutamente, non è altro che l'ennesimo giornalista che tenta di farsi personaggio seguendo le profonde orme del Cicciopotamo, ora impegnato a testa bassa contro l'aborto; più papale del Papa, speriamo che faccia anche lui la fine del povero Socci e si vaporizzi delirando. Purtroppo non possiamo sperare che si vaporizzi la propaganda di guerra, perché quella c'è chi l'alimenterà con vigore e denaro fino a che sarà possibile e qualche equilibrio non si romperà irrimediabilmente.

Per ora ci teniamo il prete tedesco che incorona novello crociato l'egiziano che vi vuole insegnare come essere italiani e cristiani e che ci vuole mettere paura con gli “islamici” cattivi mentre i nostri li stanno bombardando e ci sono quattro milioni di profughi in Iraq, un paio in Afghanistan e un altro milione in Somalia, disperati senza nemmeno un tetto. Gente che abbiamo ucciso o che abbiamo buttato in mezzo al deserto perché dovevamo dare la caccia a quattro beduini che Bush, Benny e Magdi conoscono benissimo, ma che non riescono a prendere nemmeno demolendo tre nazioni e facendo di tutto in molte altre. Anche i morti sono nella scala del milione; sicuramente più di un milione di morti hanno seguito le “nostre” invasioni a portare loro democrazia. Strano contrasto con i progetti di attacchi terroristici millantati sa Allam e dai nostri servizi; quelli non si sono visti e se n’è parlato molto, mentre della realtà relativa a qualche milione di vite devastate non se ne parla proprio; per Benny ed M.C. il problema in Iraq è la persecuzione dei cristiani. Che muoiono in proporzione perfetta agli altri iracheni che professano altre religioni, ma che quando muoiono è perché sono “perseguitati” dai cattivi islamici. Oscenità.

Un numero di vittime che è più di cinque volte il massimo ipotizzato per il “genocidio” del Darfur, per dare la caccia a una minaccia che secondo gli stessi americani era costituita, nel 2001, da cinquemila persone. Per rendere inoffensive cinquemila persone si è data la morte ad oltre un milione di innocenti, altri milioni li si è resi profughi devastando le loro abitazioni e città, senza considerare le cifre iperboliche che sono state fatte sparire nell'urgenza della guerra, cifre che tutti ripaghiamo a rate al distributore. Tutto questo perché al Benny & Magdi Show dicono che il saladino cattivo non aspetta altro che di sgozzarci ed imporci la legge islamica omettendo, non solo a beneficio dei credenti nei miracoli, tutta la parte che attiene alle azioni e agli errori ed orrori commessi in nome della superiore civiltà giudaico-cristiana e del controllo delle fonti energetiche. Continueranno a lungo, almeno fino a quando a qualcuno non verrà in mente di dare la colpa di questi disastri, secondo cattolicissima tradizione, agli sfortunati fratelli ebrei.

L'ingerenza cattolica nel nostro paese è storicamente pesante, ma in un periodo nel quale l'adesione al credo frana, la Chiesa ed il papato si agitano scompostamente sposando una visione intrisa di fanatismo e dall'impatto eversivo sulle istituzioni. L'Italia non può andare in guerra in nome di Dio e nemmeno perché lo dicono Allam e il Papa. L'introduzione della guerra in nome del primato religioso dovrebbe preoccupare molto chi abbia a cuore la democrazia, anche quei politici che pure baciano l'anello, dovrebbero mantenere il minimo di dignità necessario a smarcarsi da pretese e affermazioni del genere.

Affermazioni che influenzano inevitabilmente la politica estera italiana, in particolare se non si trova uno straccio di politico disposto a mettere al suo posto l'insorgente fanatismo cattolico, senza considerare il devastante esempio (dis)educativo di storie del genere; nella vecchia Italia dei tempi andati ai bugiardi cresceva il naso, ai tempi di Benny, Magdi, Silvio e George, crescono loro solo il portafogli e la visibilità; la loro visibilità rischia di farsi immagine del paese e questo è qualcosa che l’Italia non può permettersi, non solo per questioni di dignità istituzionale,