Dai negazionisti alla "lista nera"

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.'autore del blog contro i docenti ebrei lo scorso maggio si schierò con Faurisson cacciato dall'università

Per gli investigatori l'autore del blog contro i docenti ebrei si chiama Paolo Munzi
Lo scorso maggio si schierò con Faurisson cacciato dall'università
Dai negazionisti alla "lista nera", l'uomo che ha messo all'indice i prof
L'uomo è stato iscritto nel registro degli indagati: contestata la discriminazione della razza

ROMA - Gli investigatori sono sicuri e lo hanno iscritto nel registro degli indagati. Si chiama Paolo Munzi, il quarantenne autore del blog con la lista dei nomi di 162 docenti universitari additati come appartenenti ad una lobby ebraica. Munzi, che risiede in provincia di Rieti ed è figlio dell'ex sindaco radicale della cittadina di Forano, ha subito la perquisizione dell'abitazione e, a quanto pare, sarebbe già stato coinvolto in analoghe vicende riguardanti l'immissione di dati in rete.

Quel che è certo è a Munzi il tema dei "poteri forti che attentano alla democrazia" sta a cuore. Il suo nome, infatti, ricorre a proposito della polemica che investì l'Università di Teramo lo scorso maggio. Tutto nacque dopo l'invito allo storico francese negazionista Robert Faurisson partito dal professor Moffa. Faurisson avrebbe dovuto tenere una lezione sui temi insegnati da Moffa: storia e istituzioni dei paesi afro-asiatici.

Ma la lezione non si tenne. Un'ondata di sdegnate proteste costrinsero il rettore dell'ateneo ad annullare l'invito. Inoltre lo studioso francese venne aggredito mentre passeggiava per Teramo. Ed è a questo punto che spunta il nome di Munzi. Insieme ad altri, aderì al comitato contro la repressione della libertà di parola e di pensiero, sottoscrivendo un manifesto in cui si richiamava la Costituzione, la dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, e si definiva Faurisson uno che non si è mai occupato sistematicamente delle problematiche "negazioniste" e dunque "per questo solo motivo non è neppure un "negazionista". Emblematico il bersaglio dell'appello: "I poteri forti che minacciano la democrazia".

Munzi motivava così la sua adesione in una lettera indirizzata a Moffa. Esprimeva solidarietà "per la gravissima aggressione violenta da parte di esponenti della comunita ebraica di Roma" e parlava di "grave attentato fascista alle liberta democratiche nel nostro paese".

Torna così l'idea di una lobby in grado di manovrare fatti e coscienze. Una "minaccia" contro la quale la nascita del Comitato "rappresenta l'ultimo baluardo a difesa della intangibilita' di un diritto che sta a fondamento della nostra Costituzione in un paese democratico". Infine la conclusione: "La discriminazione di quanti negli anni si sono fatti portavoce di scomode opinioni difformi dalle verità ufficiali è un odioso fenomeno che ha colpito silenziosamente,anche, molti anonimi individui costretti spesso a subire impotenti, la arroganza ideologica di chi delle verità di stato ha fatto una comoda alcova nella quale vivere felici e protetti".

Una tesi che avrebbe portato Munzi a tornare all'attacco dei poteri forti. Stavolta mettendo nomi e cognomi in Rete. Ma uno dei professori ha presentato una querela e per Munzi è scattata l'iscrizione nel registro degli indagati. Secondo i magistrati il documento è discriminatorio nei confronti dei professori ebrei.

(articolo di Matteo Tonelli, Repubblica, 12/02/08)

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Negazionista l’autore della lista

Antisemitismo
Negazionista l’autore della lista
Roma

Si difende, nega di essere lui l’autore della black list con i nomi dei docenti ebrei, ma gli inquirenti non hanno dubbi: Paolo Munzi e H5N1 sono la stessa persona. La polizia postale è arrivata fino al 39enne di Forano, un piccolo paese in provincia di Rieti, lunedì sera, dopo tre giorni passati a ripercorrere tutte le tracce telematiche lasciate dal blogger antisemita. L’abitazione della madre di Munzi, Matilde Castellani, ex sindaco radicale del paese, è stata perquisita e il computer dal quale sarebbe stata inserita la lista e altri proclami antisemiti sequestrato. Munzi, da parte sua, nega ogni responsabilità. L'inchiesta che lo riguarda? «Una strumentalizzazione allucinante,su delle basi infondate», ha detto ieri. Nei prossimi giorni l’uomo, a cui vengono contestate i reati di violazione della privacy, diffamazione e l’aggravante delle finalità di discriminazione, verrà interrogato dal sostituto procuratore della repubblica di Roma Franco Ionta e dal pm Giuseppe Corasaniti ai quali avrà modo di raccontare la sua versione dei fatti. I magistrati sono convinti che la parte finale della lista, dove si scriveva di fare attenzione ai cognomi di chi insegna, abbia come scopo quello di isolare e discriminare i professori ebrei. Di certo Munzi non è un personaggio estraneo a manifestazioni antisemite. L’anno scorso, infatti,ha firmato un appello a favore dello storico negazionista Robert Faurisson, la cui partecipazione a un convegno organizzato per il 18 maggio passato all’università di Teramo dal professor Claudio Moffa venne fortemente contestata. Faurisson appartiene a quella schiera di studiosi che puntano a invalidare l'esistenza stessa dell’Olocausto. In particolare lo storico francese è diventato famoso per le sue teorie nella quali non solo si nega l’esistenza di un piano nazista per sterminare gli ebrei, ma si mette in dubbio anche che nei lager siano morti sei milioni di ebrei parlando di un numero molto inferiore. A sostegno di queste tesi Faurisson sostiene l’impossibilità dello sterminio col fatto che nei lager non ci sarebbero state camere a gas e che l’Olocausto altro non sarebbe che un’invenzione propagandistica a favore di Israele.

da: il manifesto; 13.2.2008