Palestina, calcio e solidarietà - Via al torneo nei campi profughi

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Repubblica - MATTEO TONELLI
Si apre domani la quarta edizione di "Sport sotto assedio". Centouno ragazzi italiani incontreranno le squadre dei Territori

ROMA - Scherzando la chiamano la carica dei 101. E' la carovana di ragazzi e ragazze, in prevalenza italiani, che parteciperanno alla quarta edizione di "Sport sotto assedio". Una manifestazione, a metà tra solidarietà e sport, che inizia domani e finisce il 30. Si giocherà in Palestina e anche quest'anno calciatori e calciatrici italiani (ovviamente dilettanti) incontreranno squadre formate da coetanei palestinesi della Striscia di Gaza e della West Bank. Ragazzi e ragazze che provengono da associazioni di volontariato, centri sociali e curve degli stadi. E che da tempo hanno imboccato questa strada per dare una forma concreta alla solidarietà. Calcio, ma anche incontri nelle università e con le associzioni palestinesi.

Si giocherà nei campi profughi e nelle città: a Jabalia camp, Khan Younis, Jayyus, Qalqiliya, Dehisheh camp, Abu Dis e Gerusalemme. Più difficile invece che si giochi a Gaza. Troppo pericoloso fare entrare gente in una situazione di tensione così alta. Tanto che dal governo israeliano sarebbe arrivato un secco altolà all'ingresso dei 101. Un peccato soprattutto per gli abitanti del campo che lo scorso hanno tributarono ai ragazzi italiani un'accoglienza degna della Nazionale.

L'idea di portare lo sport laddove c'è la guerra è nata da un gruppo di ragazzi facenti delle associazioni milanesi Jalla Onlus e Salah Onlus. Gente con la passione per il calcio che da tempo ho deciso di condividere con i ragazzi dei campi profughi palestinesi "un percorso di educazione allo sport come strumento di dialogo e di convivenza".

Ed è spuntata così l'idea di un torneo per regalare alle disastrate zone della Palestina momenti di serenità e sport. Ma non solo. Nel 2006 una delegazione di calciatori palestinesi, sette ragazzi della squadra Free Palestine, venne in Italia a giocare a pallone. Videro un mondo diverso dal loro. Ma al momento del rientro la realtà si ripresentò in tutta la sua crudezza. L'offensiva delle truppe israeliane a Gaza li bloccò a Roma per giorni. La stessa crisi che, adesso, potrebbe non permettere ai cittadini di Gaza di vedere un pallone rotolare in nome della Pace.

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