22 marzo 2008 - Liberazione
Lettere - Le Rdb e il voto nel comune di Roma
Spettabile Redazione,
faccio seguito all'articolo apparso su Liberazione di oggi (il 20) per segnalare che RdB ha dato il proprio sostegno morale alla manifestazione dei dipendenti capitolini, ma che - su precisa richiesta dei promotori - non ha potuto partecipare con le proprie bandiere e i propri slogan.
Alcune perplessità che avevamo rispetto a chi promuoveva la manifestazione sono stati confermati vedendo in piazza molti quadri sindacali della Cgil nonchè il cartello di sigle aderenti a reteComune che certamente non erano lì per aderire "a titolo personale".
RdB conferma in pieno il proprio percorso di indipendenza intrapreso con i lavoratori organizzati che si concretizzerà in un confronto pubblico che abbiamo richiesto a tutti i candidati a Sindaco di Roma il prossimo 3 Aprile raccogliendo già alcune significative adesioni.
In tale occasione RdB assieme ai Lavoratori Comunali porterà all'attenzione generale alcune situazioni specifiche di cattiva gestione del personale, nonchè la propria lettura circa il fuorviante e supposto assenteismo dei dipendenti capitolini e l'inasprito clima repressivo generato dalla dimissionaria Giunta Veltroni.
La ringrazio per la pubblicazione,
Roberto Betti - RdB Comune di Roma
Riportiamo l'articolo del 20 marzo a cui si riferisce la Lettera:
Alemanno espulso dal corteo Campidoglio
I lavoratori ribaltano l'accusa: «Cifre drogate sulle assenze»
di Checchino Antonini
Roma - Da un lato ci sono i dirigenti del Comune di Roma che dichiarano di conseguire pienamente gli obiettivi che s'erano prefissi (e i relativi sostanziosi premi di produzione) grazie al supporto del personale, dall'altro ci sono giornali e tv che sbandierano da settimane dati sul presunto assenteismo record - 40 giorni l'anno - dei dipendenti capitolini. Qualcuno bara, si sono detti i travet esterrefatti da una campagna di stampa pressante che ha arruolato firme del giornale confindustriale, della free press fino al cosiddetto tg satirico del Biscione. Così, a centinaia, si sono dati appuntamento ieri pomeriggio di fronte alla Bocca della Verità, alle pendici del Campidoglio per marciare verso la piazza michelangiolesca che verrà loro negata da un'ordinanza di un Veltroni, a loro dire, per nulla estraneo alla guerra contro i suoi dipendenti. Se non lui almeno l'assessore al personale, il margheritino D'Ubaldo, ora in quota per il parlamento col Pd. Un perfetto estraneo per gli addetti all'anagrafe capitolina che da lui dipendono. Dicono di non averlo mai visto. E l'accusano di essere l'ispiratore del pressing sull'assenteismo ignorando il carico di lavoro crescente di chi opera in quegli uffici intasati dalle richieste di certificati dei nuovi cittadini dell'Ue. In 5 per trascrivere 50mila atti di nascita entro le prosime elezioni, ad esempio. La manifestazione che non permetterà a suon di fischi («Non siamo tassinari!») all'aspirante sindaco della Cdl, Alemanno, di avvicinarsi, è stata convocata dal tam-tam di alcuni dissidenti della Cgil che hanno mollato incarichi e tessere accusando i confederali di essere sempre più distanti dai lavoratori. Accanto a loro c'è Retecomune, cartello di sindacati di base (Cobas, Slai, Unicobas Sdl e Cnl, non pervenute le Rdb) che ha aderito senza insegne dietro lo striscione di apertura («Fannulloni? No grazie). La gogna mediatica, a detta dei promotori, ha dei pericolosi risvolti sul sistema contrattuale. «Vogliono esternalizzare i servizi», spiega al cronista un'anonima lavoratrice (i dipendenti pubblici per rilasciare dichiarazioni hanno bisogno di un'autorizzazione). Marciando altri lavoratori spiegano che alcuni dipartimenti sono già stati esautorati dalle esternalizzazioni ma che i costi sono maggiori. «Ma la notizia che viene sbandierata da tutti i giornali è drogata in partenza», accusano i lavoratori. Primo perché il costosissimo sistema di rilevazione delle presenze (oltre 3 milioni di euro) sarebbe ancora pieno di errori nonostante le continue revisioni. Secondo perché, nel conteggio delle assenze vengono sommati malattie, congedi parentali e per maternità (legge 1204/71), istituti a tutela dell'handicap (legge 102/92), permessi studio, permessi sindacali, periodi di aspettativa e giornate di sciopero. Secondo un dossier di Retecomune, se si rifacessero i conti da 40 si scenderebbe a 22,6 giorni di assenza, sostengono le sigle di base. Sottraendo maternità, infortuni e patologie gravi si cala a quasi 19 giorni assenze procapite: «Nulla di più di un tendenziale aumento della morbilità», dicono i manifestanti, «tra i quasi 25mila dipendenti, quasi tutti tra i 40 e i 60 anni, con gli organici al 79%, sempre più malpagati e demotivati». E nel mirino di chi mira a smantellare la pubblica amministrazione.
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