Casilino 900: sembra il Ghetto di Varsavia e dobbiamo mobilitarci se vogliamo evitare a tante famiglie Rom una catastrofe umanitaria
di Roberto Malini - Gruppo EveryOne
Roma, 11 aprile 2008. Ieri abbiamo incontrato alcune famiglie al Casilino 900. Prima di raggiungere il campo, siamo stati "messi in guardia" da alcuni cittadini che vivono nel quartiere: "Ma vi rendete conto di che rischio correte, a entrare in quel campo di zingari? Ma non li leggete i giornali? C'è sempre la polizia lì, oggi per un'aggressione, domani per una rapina o per spaccio di droga. Quelli sono come bestie: sfruttano i loro bambini e si nutrono anche di cani e gatti". L'ultima diceria è la più recente e nasce da una notizia diffusa da stampa e televisioni: con una "brillante azione" congiunta, la Questura, il Corpo forestale dello Stato, il Nucleo investigativo per i reati contro gli animali e l'Ufficio per i diritti degli animali hanno infatti confiscato ai Rom del Casilino 66 gatti e 36 cani. "Tutti in pessime condizioni igienico-sanitarie e quasi tutti tenuti alla catena," precisano i solerti funzionari, gonfiando il petto di orgoglio. La verità è la ben diversa: è vero che gli animali vivevano in pessime condizioni igienico-sanitarie, ma solo perché la politica razziale del Comune di Roma ha ridotto il campo in condizioni di miseria tragiche. I gatti e i cani dei Rom che vivono a Roma - e che vengono difesi con tanta passione da un piccolo esercito di "amici degli animali", mantenuto con il denaro pubblico - si trovano nelle stesse condizioni dei Rom che li accudiscono, condizioni che non è un eufemismo definire simili a quelle dei campi di concentramento nazifascisti. Togliere ai bambini del Casilino 900 i loro animali domestici, che sono per molti di loro l'unico conforto in un'esistenza ben lontana da quelli che dovrebbero essere i "Diritti del bambino" e che versano in condizioni di salute pietose, è stata l'ennesima violazione, l'ennesima violenza morale (ma non mancano quelle fisiche!) commessa dalle autorità romane contro i Rom del Casilino 900. "Noi non mangiamo i cani e il mio cucciolo mi manca," mi ha detto fra le lacrime una bimba di 5 o 6 anni. Nonostante le voci, diffuse dalla propaganda razzista grazie ala complicità dei media, al Casilino 900 non vive una banda di criminali, ma circa duecento famiglie composte in prevalenza da bambini e ragazzini. Bambini: ecco l'umanità che si incontra nel campo. Decine di bambini terrorizzati dalle forze dell'ordine ("Quando mi si avvicina un poliziotto, io smetto di respirare e spero che non mi veda. Ricomincio a respirare quando se ne è andato via," mi confida un ragazzino di circa 10 anni), affamati, spesso affetti da parassiti o infezioni, perché al Casilino 900 sono state interrotte sia l'erogazione di acqua ( a parte una fontanella che getta un fiotto sottile come un rivo di pianto), sia quella di energia elettrica. Così, nel 2008, nell'era delle più grandi conquiste della scienza e della tecnologia, nell'era in cui tutti parlano di Diritti Umani, in una delle città più importanti del mondo, avviene che un popolo, il popolo dei Rom, sia costretto a vivere nelle condizioni dei ratti, in attesa dell'annunciata opera di disinfestazione, a cura del Comune di Roma. Abbiamo contattato autorità comunali e di forza pubblica, ma le loro risposte sono state sempre evasive: non pare vi sia una reale intenzione di provvedere a ripristinare l'erogazione di acqua e corrente elettrica né di fornire assistenza alle famiglie Rom. Al contrario, ai capifamiglia che svolgono attività (piccoli trasporti, vendita ambulante ecc.) sono stati sequestrati gli autoveicoli e di fatto sono stati inibiti i loro mezzi di sostentamento. Le ruspe abbattono decine di baracche con i pretesti più disparati: dobbiamo allargare la strada per consentire l'eventuale passaggio dei vigili del fuoco, in caso di incendio; quella baracca era pericolosa perché costituita da materiale infiammabile ecc. Alcune famiglie, fra cui una con otto bambini, di cui alcuni malati, sono costrette a dormire sulla nuda terra, perché non è stato prevista neppure l'istallazione di roulotte, container o casse mobili. Un funzionario mi ha confessato la verità, riguardo alle operazioni: "Non si tratta di sicurezza, ma la sorte del Casilino 900 è già stata decisa, perché qui si faranno i lavori per la metropolitana". E ha aggiunto: "Tenga conto che i politici devono anche ascoltare i cittadini e francamente qui gli zingari non li vuole nessuno. Non sarà una bella cosa, ma in tanti hanno costruito le loro campagne elettorali sulla promessa di mandarli via". Quando gli ho chiesto se secondo lui si stava vagliando un'alternativa di campi di qualità, ben attrezzati e in linea con norme e convenzioni internazionali, si è messo a ridere e mi ha guardato con un'odiosa smorfia d'intesa, come per dire: "Ma le pare che quelli stano pensando al bene degli zingari di Roma?". Qui di seguito, il documento propositivo che abbiamo presentato al Presidente del consiglio del Municipio VIII, documento condiviso dai capifamiglia Rom che abbiamo interpellato e che provvederemo a diffondere capillarmente presso le Istituzioni romane, fermo restando che non abbiamo notato la benché minima apertura, da parte loro e che non deve essere questa la via maestra da seguire, se non vogliamo arrivare a uno sgombero-pogrom dagli esiti catastrofici.
Casilino 900: lo sgombero annunciato è una violazione dei diritti dei Rom. Il Gruppo EveryOne propone alternative solidali o una ferma resistenza gandhiana
Francesco Rutelli, il prossimo sindaco di Roma, intende celebrare il suo 54° compleanno, il 14 giugno 2008, con lo sgombero del Casilino 900, il più antico campo Rom della Capitale, un insediamento in cui si susseguono, da più di 40 anni, generazioni di famiglie Rom. La storia del Casilino 900 è una storia di emarginazione, povertà, segregazione, ma è anche una storia di coraggio, di fierezza, di orgoglio. L'orgoglio di far parte di un popolo antico, che da secoli contribuisce alla cultura e alla civiltà d'Europa. Nonostante i pregiudizi che li circondano, i Rom sono infatti da secoli protagonisti della vita delle società del vecchio continente, che hanno arricchito di importanti innovazioni nei campi della tecnologia, della musica, dello spettacolo. La partecipazione dei Rom alla vita degli Stati europei si è svolta in condizioni difficilissime, basti pensare ai 500 anni di schiavitù nei Principati Romeni e allo sterminio subito durante l'Olocausto. Il 14 giugno, oltre che il compleanno di Rutelli, è anche la data in cui venne inaugurato il campo di morte di Auschwitz, nel 1940, con l'arrivo dei primi deportati. Migliaia di famiglie Rom persero la vita nella "fabbrica della morte". Nel suo programma elettorale, Rutelli ha annunciato che “Il campo nomadi Casilino 900, il più grande di Roma sarà sgomberato e noi impediremo nuovi insediamenti, pretenderemo la legalità e saremo inflessibili nei confronti di chi non rispetta le regole”. Nei suoi proclami improntati all'odio razziale, Rutelli non è diverso da Walter Veltroni, il sindaco che ha trasformato Roma in un luogo di persecuzione razziale, degna della Varsavia dominata dai carnefici di Hitler. Sull'altro fronte, la destra, non si respira aria più pura, visto che da Berlusconi a Fini, da Bossi alla Santanché, ogni candidato si è premurato di inserire un progetto di purga etnica nei confronti dei Rom nel suo programma elettorale: "Sgombereremo i campi, espelleremo gli zingari, impediremo accattonaggio e servizi di strada". Trasformare un'emergenza umanitaria in una questione-sicurezza non è una strategia inventata dalle nostre Istituzioni e autorità, visto che già dal Medioevo gli zingari venivano sottoposti a restrizioni, oppressioni e violenze con la scusa di una predisposizione alla delinquenza e all'immoralità che veniva loro attribuita. Il nazionalsocialismo utilizzò lo stesso genere di campagna razziale. Il razzismo istituzionale che imperversa in Italia è già stato condannato dal Parlamento europeo e dalle Nazioni unite, come attestano:
- la Risoluzione del Parlamento europeo del 15 novembre 2007 sull'applicazione della direttiva 2004/38/CE relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e di soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri;
- le Osservazioni conclusive del Comitato per l'eliminazione della Discriminazione razziale (Cerd - Nazioni Unite), 18 Febbraio - 7 Marzo 2008;
- la Risoluzione del Parlamento europeo del 31 gennaio 2008 su una Strategia Europea per i Rrom (il Parlamento ha discusso prevalentemente la persecuzione dei Rom in Italia, prima di approvare il documento);
- la Denuncia per Crimini contro l'Umanità nei confronti delle Istituzioni italiane accolta dalla Corte Penale Internazionale de L'Aja nel mese di gennaio 2008.
Il Casilino 900, un insediamento in cui vivono 748 Rom censiti, è il campo-simbolo della persecuzione in Italia, un crimine contro l'umanità che avviene nella quasi totale indifferenza del popolo italiano e con la colpevole complicità dei media nazionali, che censurano regolarmente dati, statistiche ed eventi relativi alla vasta operazione di purga etnica, preferendo compiacere le forze politiche, che illustrano tali crimini come "operazioni di sicurezza". La repressione del popolo Rom in Italia è stata, invece, stigmatizzata dai più importanti media internazionali, da Newsweek al Washington Post, dalla BBC al Financial Times. Union Romani, l'ERRC e le più importanti organizzazioni che si battono per i diritti dei Rom hanno protestato ripetutamente contro l'annientamento dell'etnia Rom che è in atto nel nostro Paese.
Il Gruppo EveryOne, che ha avuto un ruolo determinante nell'approvazione delle Risoluzioni europee e delle Osservazioni conclusive del Cerd, sta cercando di portare il dramma dell'imminente sgombero del Casilino 900 all'attenzione delle Istituzioni internazionali e contemporaneamente ha avviato incontri con rappresentanti delle Istituzioni romane. Al Casilino 900 e in genere negli insediamenti Rom della Capitale, la situazione delle famiglie che sono costrette a vivere in quei luoghi atroci è simile a quella degli ebrei nei ghetti di Varsavia o di Lodz, negli anni dell'Olocausto. Uno sgombero coatto, senza un'alternativa valida - non certo i grandi lager di cui si è parlato, invivibili e civilmente indegni anche solo come progetti - sarebbe una follia, una follia criminale che distruggerebbe centinaia di famiglie, cancellerebbe ogni speranza di un futuro sopportabile per un'umanità già provata da un'oppressione lunga e spietata - fra cui 400 bambini e ragazzini - e metterebbe queste persone sulla strada, incamminandole verso una tragica "marcia della morte" in direzione del nulla, perché nulla è stato previsto come alternativa al loro allontanamento. Attualmente il nostro gruppo vede una sola via percorribile, in due tappe ben definite:
a) migliorare le condizioni di vita delle famiglie del Casilino 900 e degli altri insediamenti, fornendo acqua, fognature, elettricità, assistenza, migliorie alle abitazioni e attuando programmi di desegregazione, agevolando l'inserimento scolastico e/o professionale dei più giovani e favorendo la costituzione di piccole imprese Rom;
b) dopo aver istituito un Comitato di consulenza, composto da rappresentanti Rom del Casilino 900 (e di ogni altro campo in cui sarà necessario intervenire), istituire campi di qualità, ben attrezzati e non lontani dal sito attuale, qualora il sito attuale non possedesse requisiti sufficienti.
Ribadiamo che, dopo tanti anni di persecuzione, è necessario che le Istituzioni locali, se desiderano agire con coscienza e secondo le Convenzioni internazionali che proteggono la minoranza Rrom, riconoscano l'autorità dei rappresentanti dei campi, costituiti in Comitati, e si prodighino ad ascoltare le loro richieste per dare una risposta concreta ed efficace alle loro legittime istanze. In Francia, dopo che le autorità hanno verificato l'inutilità pratica e la tragedia umanitaria susseguente a sgomberi ed espulsioni, si parla finalmente, a livello governativo, dell'ipotesi di creare 'campi di qualità', almeno fino a quando non saranno operativi i programmi per i Rom di assegnazione di alloggi e di inserimento nel mondo del lavoro. Se ne deve parlare seriamente anche da noi, prima di commettere ulteriori sbagli e di minacciare l'esistenza di tanti esseri umani innocenti. Quando le Istituzioni saranno realmente in grado di mettere a disposizione dei Rom alloggi adeguati, senza chiedere loro requisiti irraggiungibili, allora e solo allora si potrà parlare di un'alternativa efficace ai campi di qualità.
Il Gruppo EveryOne è in stretto contatto sia con rappresentanti Rom del Casilino 900 che con rappresentanti delle Istituzioni locali, nazionali ed internazionali. Lo strumento che la nostra organizzazione ritiene assolutamente indicato alla soluzione delle emergenze umanitarie negli insediamenti Rom della Capitale è proprio l'incontro fra le parti, finalizzato all'eliminazione dei pregiudizi e delle violazioni che rendono assolutamente inaccettabili per una società che si dica civile le condizioni di vita cui sono costrette le famiglie Rom. E' assolutamente prioritario anche l'abbandono da parte di Istituzioni e autorità dell'attuale politica razziale e repressiva. Nessuna famiglia Rom deve più essere sottoposta a trattamenti inumani o degradanti né deve essere privata dei suoi beni e di un luogo in cui ripararsi, a meno che non sia stata concordata - con l'accettazione piena e consensuale della famiglia stessa - un'alternativa abitativa adeguata, in linea con i Diritti Umani e senza che la famiglia abbia a che soffrire di tale nuova soluzione oppure che - a causa di tale alternativa - essa rischi di perdere la propria identità o i propri valori etnici, tradizionali, religiosi ecc.
Nel caso le Istituzioni romane, dopo gli incontri con in nostro Gruppo, che si coordinerà sempre con i rappresentanti Rom, dovessero rifiutare le alternative civili e solidali e dovessero procrastinare la politica razziale, in violazione delle Convenzioni e delle norme che tutelano i diritti dei Rom, il Gruppo EveryOne si opporrà ad eventuali operazioni di sgombero coatto con una resistenza passiva, nonviolenta, gandhiana. Ribadiamo in tal senso il nostro invito agli amici, agli antifascisti, agli attivisti di Roma e a tutte le persone che credono in una civiltà basata sui Diritti Umani: scriveteci, organizziamo una resistenza pacifica, ma ferma; facciamo scudo agli oppressi - i Rom di oggi sono come gli ebrei durante l'Olocausto - con i nostri corpi. Teniamoci per mano, nel caso la forza pubblica volesse sgombrare con prepotenza i nostri fratelli Rom, cantando canzoni di pace e giustizia, come fecero Janusz Korkzac e la sua assistente Stephania Vilchinska, quando i criminali nazisti decisero di deportare a Treblinka i ragazzi ebrei ospitati nel loro orfanotrofio. In ogni caso, non consentiamo un nuovo, intollerabile e gravissimo abuso contro i Rom del Casilino 900 o degli altri insediamenti romani.
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