Cassazione - I precari dei call center vanno assunti

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a cura Flmu/Cub

16 aprile 2008 - Il Tirreno

La Cassazione: non sono autonomi ma dipendenti con diritto al contratto Respinto il ricorso di una società che dovrà pagare l’Inps

ROMA - I lavoratori dei call center che prestano servizio nella struttura di una società hanno diritto ad un contratto di lavoro subordinato, dal momento che utilizzano attrezzature e materiale aziendale e non possono essere considerati, dal datore, come lavoratori autonomi. Lo sottolinea la Cassazione con la sentenza 9812 della sezione lavoro. Con questo verdetto la Suprema Corte ha respinto il ricorso della "Solidea sas", una società di Padova.
La Solidea, che aveva un call center nel settore pubblicitario, aveva contestato la decisione con la quale la Corte d’appello di Venezia, nel 2005, l’aveva condannata a pagare oltre mezzo miliardo di vecchie lire all’Inps come contributi previdenziali evasi ai danni di 15 centraliniste precarie scoperte a lavorare presso la società durante un controllo degli ispettori del lavoro, avvenuto nel 1997.
La "Solidea" aveva fatto ricorso al Tribunale di Padova sostenendo che le dipendenti svolgevano un lavoro autonomo. Il tribunale diede ragione alla "Solidea" e stracciò il verbale dell’Inps. Ma in appello la Corte di Venezia ribaltò l’esito e confermò la natura subordinata del lavoro svolto dalle 15 centraliniste.
Senza successo la "Solidea" ha protestato in Cassazione. I giudici hanno replicato che «correttamente» la Corte d’Appello ha considerato «qualificanti della subordinazione delle dipendenti, con mansioni di telefoniste, le circostanze che esse seguivano le direttive impartite dall’azienda in relazione ad ogni telefonata da svolgere prendendo nota dell’esito e del numero di telefono chiamato, del fatto che avevano un preciso orario di lavoro, che usavano attrezzature e materiale di proprietà della società». Così il ricorso è stato respinto.
La Cgil valuta molto positivamente la sentenza della Cassazione. «Ci auguriamo - si legge in una nota del sindacato - che questa sentenza, che si inquadra perfettamente nell’impegno sia del ministero del Lavoro che dei sindacati per la regolarizzazione di un settore delicato quale quello dei call center, che conta molte migliaia di lavoratori soprattutto giovani e donne, rilanci l’urgenza della stabilizzazione prevista dalle due circolari Damiano ove non sia stata ancora applicata».
Il verdetto della Cassazione segue di pochi giorni quello con cui il tribunale del lavoro di Pisa aveva ingiunto alla Vodafone di riassumere a tempo indeterminato due ex lavoratori precari. Il giudice aveva inoltre disposto il pagamento degli arretrati e delle spese legali.
«I due precari - spiega il sindacato di base Flmun-Cub - avevano lavorato nel call center Vodafone di Pisa con contratti a termine per alcuni mesi tra 2004 e 2005. Il giudice del lavoro ha riconosciuto che non c’erano i presupposti per mettere un termine al contratto dei due lavoratori e che, quindi, lo stesso deve essere a tempo indeterminato. Questa sentenza è molto importante essendo in assoluto la prima in Italia che condanna Vodafone per utilizzo illecito di lavoro precario».

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