Alla fine ci hanno scoperti!
il giornale satirico Panorama, diretto dall'ineffabile Maurizio Belpietro, nel numero in edicola oggi, ha esibito un nuovo comico, presentatosi come direttore del carcere dell’Asinara all’epoca del rapimento Moro e già condannato per truffa allo Stato in ordine alla sua attività professionale. Questa fonte così attendibile dichiara oggi per la prima volta chi era il vero capo delle Brigate Rosse: il compagno Vittorio Vidali, illustre figura dell’antifascismo, fondatore e dirigente per tutta la sua vita del PCI. Secondo queste inedite rivelazioni la notizia sarebbe stata desunta da “intercettazioni di brigatisti in carcere” (risalenti al 1979 però mai rese note prima). La divertente macchietta si completa pretendendo di far credere ai lettori che il compagno Vidali (descritto dallo stesso giornale satirico come un rivoluzionario esperto di tutte le carceri) avrebbe scritto una lettera indirizzata a Renato Curcio nel carcere dell’Asinara nella quale spiegava un suo proprio piano per assaltare lo stesso carcere: a 80 anni!
Da molto tempo Panorama ed il signor Belpietro fanno ridere i propri lettori con simili trovate.
Fra poco Panorama sarà certamente condannata in seguito ad una denuncia di Iniziativa Comunista, per un articolo di pura diffamazione aggravata, scritto senza alcun rispetto per la deontologia professionale alcuni anni fa. In esso si sosteneva che il sottoscritto ed altri esponenti di Iniziativa Comunista erano i nuovi terroristi responsabili dell’omicidio di Massimo D’Antona ed impegnati in terribili altri crimini della stessa natura. Lo si sarebbe scoperto grazie ad “intercettazioni di brigatisti in carcere” ovviamente inesistenti. E a proposito di lettere ed altre trovate comiche, si scriveva anche che un nostro compagno, prima di “gettarsi nella clandestinità” in procinto di assaltare la “Nato” aveva chiesto consiglio, inviandogli un’apposita lettera…. alla mamma! La stessa rivista, d’altra parte, è stata condannata pochi anni fa a pagare un ricco risarcimento ad un sindacalista per un articolo diffamatorio dello stesso genere.
Il signor Belpietro è molto più navigato nella diffamazione e nello spregio della deontologia professionale, doti sperimentate quando era direttore de Il Giornale. Egli pure, infatti, è chiamato in causa in più processi per rispondere delle diffamazioni operate dalla sua testata in danno a Iniziativa Comunista in quanto tale ed a diversi suoi esponenti. Abbiamo già documentato in tribunale come il quotidiano berlusconiano, sotto la sua direzione, abbia pubblicato ben 662 (avete letto bene: seicentosessantadue!) singole affermazioni false e gravemente offensive e diffamatorie ai danni del nostro partito o dei singoli suoi iscritti o simpatizzanti, contenuti in ben 48 pagine di 25 diverse edizioni diffuse nei primi 3 anni del presente millennio. Oltre a ribadire ripetutamente che lo scrivente ed Iniziativa Comunista sono terroristi ed assassini sottolineando che provengono dal PCI, la credibilità del direttore responsabile Belpietro si manifesta in un articolo nel quale si sosteneva che il sottoscritto, il giorno del delitto D’Antona “ci vedeva bene anche la notte” benché percepisse da 3 anni la speciale indennità di accompagnamento per i non vedenti! In un altro brano è scritto letteralmente che il “terrorismo islamico è niente in confronto a […] Iniziativa Comunista”. L’interminabile elenco delle imprese comiche di Belpietro può al momento concludersi con quella secondo la quale, essendo ciò strumentale alla diffamazione di Iniziativa Comunista, Il Giornale riuscì a far ritenere ai suoi lettori che un terrorista fosse andato ad uccidere Massimo D’Antona con … i tacchi a spillo!
Anche in questo caso una delle principali fonti di tutte queste bugie sarebbe costituita da “intercettazioni di brigatisti in carcere”.
La campagna de Il Giornale coincise nel suo culmine con una misteriosa devastazione notturna di una sede di Iniziativa Comunista. Si trattava della sede più citata nelle menzogne scritte dalla testata diretta da Belpietro che ha ripetutamente pubblicato il suo indirizzo.
Sono decenni che le centrali di provocazione e gli strateghi della tensione proteggono ed alimentano il terrorismo di vario colore nell’intento di utilizzarlo contro il PCI ed in primo luogo di addossarne ad esso la colpa. L’ignobile attacco che si ripete ancora oggi è l’ennesima dimostrazione di quali siano le forze e gli obiettivi che hanno ispirato anche la persecuzione giudiziaria e il linciaggio mediatico contro Iniziativa Comunista: ormai da nove anni siamo investiti da un procedimento penale che si avvita su se stesso trascinandosi in rinvii e manovre dilatatorie senza vedere ancora la sua conclusione.
È ora di dire che chi alimenta questa disonesta propaganda sul “terrorismo figlio del PCI” si rende complice quanto meno moralmente ed indirettamente proprio dei torbidi apparati che proteggono e manovrano il terrorismo e la tensione e come tali dovranno essere apertamente indicati qualora dovesse malauguratamente verificarsi una nuova recrudescenza di attentati sanguinari ed omicidi. Come ripetiamo da tempo il terrorismo fa comodo ai padroni e agli anticomunisti e certe montature giornalistiche (e non solo giornalistiche) ne sono una prova. Non a caso sta montando una campagna infame e priva di qualsiasi fondamento secondo la quale l’estromissione della sinistra dal Parlamento potrebbe generare una nuova ondata terroristica. È in questo quadro che il paese sprofonda in un clima di miseria morale e spirituale, di rivalutazione del fascismo e di regressione culturale, nel cui ambito l’omicidio di Renato Biagetti e Nicola Tommasoli rappresentano purtroppo solo la triste punta di un iceberg.
Di tutto questo dovrà rispondere in un'altra sede di dibattito e confronto politico il signor Veltroni e la scellerata strategia che sta perseguendo e che ha ormai appalesato negli ultimi mesi.
Cosa centra il titolo di questa dichiarazione?
È semplice: i boia nazisti hanno sempre giustificato o rivendicato le loro turpi imprese perché i partigiani sarebbero terroristi o per la necessità di eliminare i comunisti terroristi.
Da parte nostra è necessario rispondere rendendo omaggio incondizionato alla figura del compagno Vittorio Vidali e rilanciandone la vita e l’opera come esempio di dignità e libertà a tutti i giovani, a tutte le compagne ed i compagni.
ONORE AL COMANDANTE CARLOS, VIVA SEMPRE IL COMPAGNO VITTORIO VIDALI!
QUALCHE NOTA SU VITTORIO VIDALI “COMANDANTE CARLOS”:
Vittorio Vidali nacque nel 1900 a Muggia, cittadina operaia vicino a Trieste. Di famiglia proletaria fu egli stesso operaio fin dall’adolescenza. Fin dai tempi della 1° guerra mondiale fu protagonista delle lotte socialiste e per la pace e la fratellanza tra i popoli. Come esponente triestino della federazione giovanile socialista italiana, dopo la 1° guerra mondiale, organizzò tra l’altro le attività dei pionieri, ossia le vacanze e le attività culturali dei bambini delle famiglie operaie. Nel 1921 risulta tra i fondatori del PCI e della FGCI. Ardito e coraggioso combattente antifascista, fu una delle bestie nere dello squadrismo fascista, dal quale era odiato come pochi altri in Italia e perciò ricercato ovunque con l’espresso obiettivo di ucciderlo. Tanto che un povero innocente, vicino ad Alessandria fu assassinato dagli squadristi convinti che fosse Vidali sotto mentite spoglie. Subì numerosi arresti e processi e fu costretto ad espatriare. Mentre si trovava con Gramsci a Vienna nel 1924, i fascisti nel tentativo di attirarlo in trappola per eliminarlo gli inviarono un falso telegramma del fratello che lo informava che da lì a due giorni si sarebbero svolti i funerali del padre invitandolo a tornare perciò a Trieste. Il compagno Vidali sospettò il tranello e mangiò la foglia (infatti non vi fu alcun funerale e il padre era vivo e vegeto) rimanendo poi per oltre vent’anni fuori dalla patria.
Fu prestigioso militante del PCI e dell’Internazionale Comunista conquistandosi crescente stima nello svolgimento di incarichi e compiti. Fu in Unione Sovietica, in Francia, perfino in Africa e poi in Messico ed altre località Sud-Americane dove fu al fianco della nota fotografa comunista Tina Modotti e divenne membro dell’esecutivo della federazione sindacale latino-americana. In seguito fu attivo organizzatore del Soccorso Rosso Internazionale.
Nel 1936 i fascisti di Francisco Franco, spalleggiati da Hitler e Mussolini, diedero vita ad un colpo di Stato militare contro la Repubblica Spagnola dando inizio alla guerra civile di Spagna. Al suo inizio Vittorio Vidali fondò il glorioso V° Regimiento dei volontari italiani ed in quel momento assunse il nome che poi divenne leggendario di comandante Carlos. Si distinse per vari atti di eroismo in tutta la guerra di Spagna ed alla fine fu gravemente ferito nel 1938, nell’eroica difesa finale di Madrid. In seguito fu inviato nuovamente in Messico e negli Stati Uniti dove, tra l’altro, fondò la Lega Antifascista Italiana. Dopo la II° guerra mondiale divenne Segretario del Partito Comunista del territorio libero di Trieste e consolidò la stima che si era già conquistato anche tra i lavoratori e gli antifascisti triestini, dirigendo lo sviluppo con mano ferma del partito in quegli anni contraddittori e tormentati nella storia della Venezia Giulia. A sottolineare il valore del compagno Vidali e il prestigio di cui era circondato si ricorda che fu uno dei cinque soli italiani (tra cui Togliatti) che parteciparono al famoso XX° Congresso del PCUS (1956). Da quando Trieste e il suo territorio ritornò definitivamente all’Italia il comandante Carlos ha fatto sempre parte del Comitato Centrale del Partito Comunista Italiano e eletto numerose volte deputato e senatore comunista di Trieste. Negli anni ’60 e ’70 è stato vivace punto di riferimento comunista del movimento operaio e dell’antifascismo triestino e nazionale, divenendo educatore ed esempio per tante generazioni di comunisti ed antifascisti. Fino all’ultimo è stato un attivo comunista ed è morto a Trieste nel 1983. La sua vita e la sua figura fanno risplendere con orgoglio la storia e il significato del PCI, del movimento operaio e dell’antifascismo e sono le vite come quella del comandante Carlos a rendere fieri di essere proletari, di essere Italiani, di essere comunisti.