caro vita

Aggiornamento processo 6 novembre

autore:
imc roma

Nulla di fatto.

Stamattina doveva avere inizio la fase dibattimentale del processo per i fatti del 6 novembre 2004. Fuori dal Tribunale era stato indetto un presidio di solidarietà al quale hanno partecipato circa duecento attivist* per ribadire che le lotte sociali non si processano.

Oggi dovevano essere ascoltati i funzionari della DiGos e i testimoni dell'accusa. Ancora un rinvio però.

Tra i componenti del collegio dell'accusa figurava infatti una certa Fiordalisi, che si è scoperto oggi essere la sorella del più famoso pubblico ministero Domenico Fiordalisi; sì, proprio lo stesso pm che ha istruito il processo contro la rete del Sud Ribelle, che si sta concludendo in questi giorni. Vale la pena ricordare che tra le migliaia di pagine degli atti del processo di Cosenza utilizzati per tentare di dimostrare l'assurda accusa di cospirazione politica e di propaganda sovversiva, sono stati acquisiti tutti gli atti e i video relativi alle indagini sul 6 novembre. Tutto in famiglia quindi, nella migliore tradizione itaGliana.
La signora ha ritenuto più opportuno tirarsi indietro, e da qui la sorpresa del rinvio del processo di stamattina.

Il presidio di solidarietà doveva anche essere un momento di comunicazione per la manifestazione nazionale di sabato prossimo a Cosenza, indetto proprio contro le richieste fatte dal Fiordalisi alle/gli attivist* coinvolt*. Che dire, tempismo perfetto!

Presidio/Conferenza Stampa a Piazzale Clodio

31/01/2008 - 09:30
31/01/2008 - 12:30

Il 31 gennaio tutt@ a piazzale Clodio, in solidarietà agli imputati del processo per i fatti del 6 novembre '04 e conferenza stampa sulla manifestazione nazionale di Cosenza contro la repressione, per le liberta', per la giustizia sociale.

Qui il comunicato completo

Processo 6 novembre '04 - Manifestazione a Cosenza

autore:
I COMPAGNI E LE COMPAGNE DI ROMA
Sommario:
Il 31 gennaio tutt@ a piazzale Clodio, in solidarietà agli imputati del processo per i fatti del 6 novembre '04 e conferenza stampa sulla manifestazione di Cosenza.

Il 6 novembre del 2004, si svolse a Roma una importante giornata di mobilitazione contro la precarietà e per il diritto a un reddito garantito. Importante non solo per il numero delle persone, delle realtà, delle vertenze, delle lotte che in quel corteo riuscirono a ricomporsi per reclamare i loro diritti, ma soprattutto per aver tentato, in un momento in cui la crisi economica, sociale e politica di questo Paese stava mostrando i suoi primi concreti segnali, di denunciare la drammaticità delle condizioni di vita di migliaia di persone. Le azioni di contrattazione sociale all’ipermercato Panorama e alla libreria Feltrinelli che centinaia di precari, migranti, senza casa, studenti, operai misero in pratica durante quella giornata, toccarono un nervo scoperto della nostra società: il carovita. Quel giorno, il 6 novembre 2004, si stavano portando avanti azioni dimostrative e di denuncia sociale e politica su un problema reale e concreto: l’iniziativa che fu svolta la mattina presso il supermercato Panorama fu in realtà un’iniziativa ampiamente pubblicizzata, nell’ambito della quale i manifestanti cercarono di contrattare con il direttore del supermercato una tariffazione sociale per beni di prima necessità, il “Paniere precario”, mentre durante il corteo del pomeriggio alcuni precar@ e studenti universitari, davanti alla libreria Feltrinelli, parlavano del bisogno di garantire il diritto al libero accesso, indipendentemente dalle condizioni di censo, alla cultura e a beni di primaria importanza, come possono essere appunto libri e altri materiali utili nel processo formativo. Da quel momento in poi il carovita, il malessere del consumatore, la “crisi della quarta settimana” esplodevano come questioni urgenti dell'agenda politica e sociale, mentre i media cominciarono a parlarne quotidianamente.

Ma la precarietà e il caro vita sono temi pericolosi per chi governa e amministra questo paese, tanto da scatenare subito campagne stampa criminalizzanti e mortificanti. Tanto da accendere subito le ire e le saette dei tribunali che hanno trasformato, nei capi d’accusa, un’iniziativa pubblica e di denuncia in una rapina pluriaggravata, con il chiaro intento di depoliticizzare quelle iniziative per scopi repressivi e punitivi.

In 105 sono stati accusati di rapina per la giornata e le azioni del 6 novembre 2004. Durante le udienze preliminari, dopo che l’inchiesta a distanza di mesi dai fatti aveva portato all’applicazione di provvedimenti di custodia cautelare, obbligo di firma e arresti domiciliari per 15 compagn@, 66 degli indagati sono stati assolti e 39 sono stati rinviati a giudizio. Il carico sanzionatorio che deriverebbe da un’eventuale pronuncia di condanna per il reato di rapina aggravata, secondo l’art. 628 del Codice Penale, è una pena che va da 4 anni e mezzo ai 20 anni di reclusione.

Il 31 gennaio 2008 inizierà il processo a quest@ compagn@, presso il Tribunale di Roma.

Quello del 6 novembre è un processo politico.

Come il processo per gli scontri avvenuti durante le proteste contro il g8 a Genova, con le sue condanne assurde e spropositate: 110 anni totali per 25 persone accusate del reato inopportuno e vetusto di devastazione e saccheggio. 25 persone che pagheranno per tutt@. Un prezzo troppo alto solo per aver voluto esprimere le proprie idee, per aver rifiutato in massa la logica delle “zone rosse”, per aver concretizzato con determinazione l’opposizione allo stato di cose presenti.

Come il processo di Cosenza contro la Rete del Sud Ribelle, per il quale proprio in questi giorni durante la sua requisitoria il Pm ha richiesto pene per un totale di 50 anni , per 13 compagn@ imputati per il reato di associazione sovversiva, con l’accusa di “turbare l’esecuzione delle funzioni del governo italiano, sovvertire violentemente l’ordinamento economico costituito nel nostro Stato, sopprimere la globalizzazione dei mercati economici, alterare l’ordinamento del mercato del lavoro” e con la finalità di distruggere le città di Napoli e Genova durante le proteste del 2001. Un’accusa immotivata, inaccettabile, ridicola.

Come a Genova e a Cosenza, anche nel processo per i fatti del 6 novembre alla sbarra ci siamo tutt@. Perché sotto processo c’è la libertà di manifestare e di esprimere il proprio dissenso. Perchè i reati contestati, ancora una volta, negando lo spirito politico e sociale di quelle contestazioni, aprono la strada ad un'operazione pericolosa, che vorrebbe vedere le persone supine alle scelte di chi governa, inermi di fronte ai soprusi quotidiani, di un sistema in piena emergenza democratica, prima ancora che economica. Perché questi sono processi che hanno un chiaro contenuto di deterrenza, quindi sono processi attraverso i quali si realizza un passaggio di pressione e repressione nei confronti di settori e forze sociali che continuano a opporsi alla drammatica realtà della precarietà e della devastazione sociale che siamo costretti a vivere in questo paese e non solo.

Avere manifestato per i diritti che ci spettano, contro la precarietà, contro il carovita, per l’accesso di tutt@ al bene pubblic, ci ha portato capi d'imputazione come "rapina aggravata", "estorsione", "eversione degli organi dello stato", "associazione sovversiva" e altre simili accuse inaccettabili e pesantissime. Ma in questi anni sono stati migliaia i procedimenti giudiziari nei confronti di coloro che hanno agito il conflitto sociale nelle mille forme e con i mille contenuti che caratterizzano un movimento che mette in discussione gli assetti produttivi, sociali, culturali di questo paese. Il pacchetto sicurezza varato da questo governo è quindi solo l’ultimo risultato di una deriva securitaria e autoritaria, di una stretta repressiva in cui la "strategia della paura" diventa lo strumento attraverso il quale, occultare volontariamente le vere insicurezze e le vere problematiche che affliggono il corpo sociale di questo paese. Seguendo il principio secondo cui il conflitto sociale sarebbe ormai antistorico, i percorsi di lotta dei mille movimenti che si oppongono a questo presente fatto di precarietà, morti sul lavoro, guerra, devastazione ambientale, proibizionismo, dominio patriarcale, controllo, vengono derubricati a fastidiosi problemi di ordine pubblico.

Esprimiamo solidarietà e vicinanza ai compagni e alle compagne, ai precari e alle precarie che stanno subendo ingiustamente una gogna mediatica e giudiziaria pesantissima, rischiando molti anni di condanna per reati che semplicemente non hanno commesso. Ai compagn@ sotto processo a Genova, ai compagn@ imputati nel processo di Cosenza, ai compagn@ inquisiti per i fatti del 6 novembre ’04. Noi in risposta rilanciamo con forza le battaglie contro la precarietà del lavoro, dei diritti, della vita.

Il 2 febbraio saremo tutt@ a Cosenza, a manifestare contro la repressione,per le libertà e per la giustizia sociale.

Il 31 gennaio a partire dalle 9:30 saremo tutt@ a Roma sotto il Tribunale di Piazzale Clodio per una conferenza stampa sulla manifestazione di Cosenza e per dimostrare ancora una volta che le lotte sociali non si processano, che la vera rapina è quella che noi precari@ siamo costretti a subire ogni giorno, fatta di caro vita, di affitti impossibili, di devastazione ambientale, di lavori precari, insicuri e a nero, di morti sul lavoro, di mancanza di spazi sociali fuori dalle logiche del mercato e dall’ insostenibile assenza di reddito e garanzie sociali.

I COMPAGNI E LE COMPAGNE DI ROMA