Notizie da altri media
Sab, 05/07/2008 - 10:23
Sommario: Da liberazione di sabato 5 luglio Sandro Podda
Non ci denuncerà. E ci mancherebbe altro, semmai il contrario. Viacom Inc. ha ottenuto dal giudice Louis Stanton l'autorizzazione ad acquisire tutti i dati di navigazione su Youtube: chi ha visto cosa, chi ha messo cosa, a che ora guarda, dopo aver cercato cosa... in qualsiasi angolo del pianeta connesso alla Rete delle Reti.
La storia parte dalla causa della potentissima Viacom a Google proprietaria di Youtube. La questione verte sulle questioni del copyright per i contenuti messi sul sito dagli utenti. Il gigantesco conglomerato mediatico porta in causa Google e le chiede un risarcimento di un miliardo di dollari perché Youtube avrebbe costruito la sua fortuna lasciando caricare in rete film, concerti, sit-com protetti da diritto d'autore rendendoli così accessibili gratuitamente da tutti. Poco importa, se in bassa qualità. La faccenda sembrava essere semplicemente l'ennesima inquietante spallata allo scambio di contenuti tra utenti. Invece, per dimostrare la sua tesi, Viacom ha chiesto i dati sensibili di tutti gli utenti, passati e presenti. La follia, è che li ha ottenuti ieri dall'illuminato giudice Louis Stanton.
Capire chi è (o meglio cosa) è che ha ottenuto quelli che sono gusti, abitudini, modi di vivere e di pensare di centinaia di milioni di persone serve a comprendere meglio l'entità di questa mossa. Viacom Inc. (Video & Audio Communications) è dal 2006 un'altra Corporation. La vecchia Viacom è tornata nel grembo della CBS che la partorì nel 1970 e che dalla fine del 2005 l'ha ribattezzata CBS Corporation. Due teste, stesso corpo: vecchia e nuova Corporation sono in realtà rette entrambi dall'azionista di maggioranza, la National Amusements Incorporated. Ovvero, da Summer Redstone all'ottanta per cento e da sua sorella Shari con il rimanente venti, figli del fondatore Michael nel lontano 1936. Semplicemente per elencare cosa controllano vecchia e nuova Viacom con Cbs in ambito mediatico non basterebbe l'intero giornale forse. La Viacom post 2006 da sola muove quasi 14.000 miliardi di dollari in un anno, il 2007 per la precisione. Possiede Mtv, Bet (la grottesca televisione finto black per un ipotetico utente afroamericano), la Dreamworks (il "sogno" siglato Steven Spielberg, Jeffrey Katzenberg, e David Geffen nel '94 per smarcarsi da Hollywood), la Paramount Pictures... Questo colosso economico e "persuasivo" (per chi ancora se ne preoccupa) ha in mano una mole di dati preziosi prima che sensibili di centinaia di milioni di utenti e si può senza troppa malizia stare certi che li userà. Prima li possedeva solo Google (nata con fondamenti etici che anno dopo anno si sciolgono più rapidamente del Polo Nord). Ora anche Viacom che potrebbe in cambio tranquillamente rinunciare al misero miliardino di dollari chiesto.
Quello che ha ottenuto non ha prezzo, al di là di tutte le altre inquietanti questioni che apre questa novità: una ricerca di mercato così ampia sarebbe costata molto di più e sarebbe stata infinitamente meno efficace. Una cosa è chiedere a qualcuno cosa vorrebbe, una cosa è sapere cosa vuole perché si ha in mano l'evidenza di cosa ha scelto. Dati senza prezzo per definire sempre meglio target di consumatori: dall'intellettuale alternativo che si cerca Carmelo Bene navigando la notte a nuovi oggetti di mercato da formattare visto il fortissimo successo che hanno sul web e che sfuggono alla tracciabilità degli esperti di comunicazione. Viacom ha assicurato che non userà le informazioni ottenute per denunciare nessuno, è interessata a questi dati solo per dimostrare l'altissimo numero di violazioni del copyright su Youtube. Il giudice Stanton ha motivato la decisione adducendo una supposta «trasparenza che prevale sulla privacy». Poteva anche dire ciò che è noto a tutti: il mercato vale più degli interessi della collettività. Per ora, ci aspettiamo che ad un controllo in macchina, l'addetto di turno ci chieda come mai la sera prima abbiamo rivisto i video di Genova luglio 2001.
05/07/2008
Sab, 05/07/2008 - 01:06
Sommario: E’ ora per organizzare una globale resistenza. La maggioranza dei nostri governi occidentali è stata ridotta a delle marionette da un freddo colpo di stato delle forze neocon e fasciste. video su:
http://www.terraristen.net
Ciao e benvenuto!
E’ ora per organizzare una globale resistenza. La maggioranza dei nostri governi occidentali è stata ridotta a delle marionette da un freddo colpo di stato delle forze neocon e fasciste.
Il fatto che qualcosa sta andando terribilmente male in molte aree della nostra vita, è riconosciuto da sempre più persone. C’è in corso una riduzione dei diritti civili; ci sono accorciamenti del welfare sociale; il costo della vita e dell’energia, come anche la spesa per gli armamenti, per menzionare solo alcuni, stanno raggiungendo livelli astronomici.
I nostri governi si sono ridotti a servire gli interessi economici della élite. E quello che la élite ha in serbo per noi è niente di buono.
La costituzione dell’EU - ora chiamato “Trattato di Lisbona” - è stato accettato con il classico voto di frazione dai nostri parlamenti senza nemmeno essere consapevoli dell’esatto contenuto. Solo in tre paesi fu permesso al popolo di votare in modo plebiscitario ed in quei tre paesi il popolo votò contro l’Unione europea dei Milionari. Nel resto dei paesi europei il popolo non era nemmeno interpellato - anche se la maggioranza è contro una dittatura dell’EU.
In casi così decisivi la partecipazione del popolo è indispensabile. Ma nonostante questo, loro stanno tagliando i nostri diritti civili, o almeno li riducono. Persino un sondaggio democratico e legittimo non è un ostacolo per l’élite per continuare con i loro piani neoliberali, come abbiamo visto tempo fa nel Referendum dell’Irlanda. Chi non eleva la sua voce, chi non dimostra contro il sistema sulle strade ma lo tollera, tacendo, lo sostiene in piena regola.
Noi dobbiamo acquisire piena consapevolezza della situazione nella quale ci troviamo attualmente! Per la terza volta in un secolo, l’Europa deve essere tirata in una guerra mondiale, dalla quale solo la élite trarrà profitto. Da decenni c’è una guerra segreta in corso che è condotta attraverso la manipolazione del tempo e la creazione di catastrofi naturali (specialmente usando le tecnologie HAARP ed i cosiddetti “Chemtrails”). Basta guardare i cieli sopra di noi con i propri occhi e si vedrà! Questo tema sarà trattato più tardi, ma per ora, si può fare una propria ricerca in rete usando un qualsiasi motore di ricerca.
Non si tratta di parlare della sinistra o della destra, si tratta di riconoscere, che quella “sinistra” o quella “destra” è manipolata dallo stesso burattinaio; lo scopo è di tenere il popolo occupato con se stesso. Destre e sinistre sono strumentalizzate ed infiltrati per produrre uno spettacolo da prima pagina per tirare via l’attenzione da tematiche ed eventi veramente importanti. Il nostro scopo non è dividere, ma unire, intraprendere la stessa meta positiva: Scuotere via il giogo che è stato piantato sul popolo dall’élite.
Non si tratta di nazionalità ed etnie - l’élite gioca il suo gioco falso in tutti paesi e mette gli uni contro gli altri. Qui ed oggi sto parlando del futuro dei nostri bambini e nipoti.
Ci risiamo: L’élite ha continuato a realizzare i suoi piani di un governo mondiale dei ricchi, e noi ora stiamo davanti alle porte infernali di un collasso dell’economia mondiale con una conseguente guerra mondiale, questa volta con conseguenze imprevedibili per l’intero pianeta. L’unica cosa sicura è la sopravvivenza dell’élite - se noi continuiamo a permettere che ciò accada.
La terra ha il potenziale per diventare un paradiso per tutta l’umanità - se noi tutti ci alziamo e ci liberiamo del giogo per poter plasmare questo paradiso. So che queste parole suonano patetiche - ma so anche che la ragione è dalla nostra parte, che siamo sulla strada del miglioramento intellettuale, della giustizia e della verità. Noi dobbiamo alzarci e lottare con tutti i mezzi legittimi – in modo non-violento e a secondo delle leggi umane ed internazionali. Non dobbiamo continuare a sopportare le menzogne dei massa-media e farci manipolare da loro. Dobbiamo stare uniti contro quest’apparato che vuole nient’altro che schiavizzare questo pianeta.
Di nuovo: Non dobbiamo usare alcuna forma di violenza. Dobbiamo essere preparati a fare dei sacrifici - ma sarà sempre meglio che lasciare che l’élite faccia il suo gioco diabolico. Dobbiamo disturbare il sistema - dobbiamo dimostrare, bloccare, scioperare ed usare tutti i mezzi legittimi della disubbidienza civile. Possiamo essere sicuri che ci sono molti simpatizzanti e sostenitori all’interno della polizia, tra i militari, nei servizi segreti, nei media e nelle altre istituzioni che sono come noi e che stanno solo aspettando qualche “scintilla iniziale.”. Una persona mentalmente sana non può avere l’interesse di opporsi al senso comune e di lottare contro l’ovvio: la verità e la giustizia.
È anche importante che ci proteggiamo contro ulteriori disinformazioni e menzogne e contro falsi profeti. Appariranno, ma saranno smascherati. Inoltre non dobbiamo permettere loro di metterci l’uno contro l’altro - il gioco favorito dell’élite. Non dobbiamo farci usare da loro per i loro scopi, dobbiamo essere tollerante con ogni altro essere umano, diventare una comunità con uno scopo comune: rompere il giogo.
Finché c’è un diritto di manifestazione, dobbiamo agire secondo tutte le regole. Dobbiamo trattare i nostri nemici con correttezza; saranno le corti indipendenti a giudicarli - giustizia per tutti, anche per il nemico!
Cari sostenitori e combattenti per il nostro scopo comune, da ora in poi dichiariamo il mercoledì come il nostro giorno di disubbidienza civile! Mostriamo a queste poche centinaia di elitari quanti siamo veramente!
Le nostre richieste:
1. Investigazione indipendente dei fatti del 11 settembre 2001, come anche gli attacchi a Madrid e Londra.
2. Amnistia per i testimoni principali (ma non per i tiratoi di filo).
3. Restaurazione della piena sovranità di tutti gli stati di nazione.
4. Rigetto della corrente struttura dell’Unione europea e la formazione di una comunità di stati che non ha l’economia come scopo ma le necessità dei popoli.
5. Disarmo conseguente e riorganizzazione degli eserciti ad uno statuto difensivo, così come rianimare e ratificare la Convenzione di Ginevra e la Corte Internazionale dell’Aia.
6. Riduzione dell’industria di difesa ad un livello minimo necessario.
7. Proibizione di vendita, commercio, produzione ed ogni ricerca e lavoro su armamenti chimici, biologici, nucleari ed armi di energia. Questo include anche armamento come laser, phaser, armi al plasma e robotiche e tutti i sistemi letali all’incolumità dell’umanità e della natura.
8. Limitazione di imprese mondiali e corporazioni, decentramento sensato di produzione in tutti i campi.
9. Cancellazione mondiale dei debiti.
10. Genetica agraria: Proibizione di ricerca, sviluppo, commercio e coltura.
11. Genetica farmaceutica: Proibizione di clonare animali e creature umane così come tutti gli esperimenti connessi. La continuazione di ricerca e sviluppo nel campo genetico per applicazioni di medicina solamente sotto le più severe condizioni.
12. Rilascio di tutti i risultati scientifici e brevetti concernenti l’energia zero.
13. Introduzione di un reddito minimo garantito con un nuovo calcola del fabbisogno di un’esistenza dignitosa.
14. L’abolizione, proibizione e l’ostracismo di interessi bancari. Sostituzione con un sistema valutario secondo le teorie di Silvio Gsell.
15. Riforma dei sistemi istruttivi, abolizione di ogni tassa su scuola ed università.
E molto di più, del quale parleremo e lavoreremo insieme, andando avanti.
E se qualcuno dice adesso che questi punti sono solo utopia, bene, il sistema corrente è molto più utopico e difficile da finanziare che le nostre richieste ed ha dimostrato con successo, che non sta funzionando per il beneficio del popolo, ma per la élite ed i suoi sostenitori. Tutti sistemi e regole sono fatti dall’uomo - ora tocca a noi fare la differenza!
E non da dimenticare: La polizia, i militari e gli altri servi del sistema non sono nostri nemici, loro sono dei nostri - l’élite è la nostra nemica.
Ad ogni altro, a parte l’élite, diciamo:
“Noi rifiutiamo d’essere nemici.” Questo detto viene dalla Palestina, e loro dicono che è capace di spostare montagne!
Da ora in poi ogni mercoledì è il nostro giorno di protesta. IncontrateVi nelle piazze delle vostre città! Il nostro segno di riconoscimento è il colore giallo. Lavorate di fantasia! Noi siamo in molti – mostriamoglielo pacificamente!
Noi siamo la Resistenza Nuova Europea, il movimento pacifico e pericoloso più grande del mondo.
Per la giustizia!
Comandante Don (ENR)
Per favore distribuite questo testo!
................
Grazie a Klaus che spiega:
Il Comandante Don (Ex-amministratore del sito tedesco United Motzblog) è andato underground e ha iniziato in una località segreta un nuovo sito http://www.terraristen.net
Ha deciso questo passo quando era chiaro che i governi europei hanno deciso di ignorare anche la volontà del popolo irlandese di non aderire al Trattato di Lisbona e di andare avanti con questo impopolare cambiamento dello statuto europeo.
nelle lingue germaniche ed anglosassoni chi va underground (in clandestinità) diventa un pirata. Don sottolinea il fatto che ha rinunciato ad essere un pubblicista in piena luce per la clandestinità con l’immaginario comune dell’essere pirata.
Non vedo niente di male o di ridicolo nascondersi dietro un benda sugli occhi; c’è chi usa il trucco degli aborigeni o una maschera da clown o la foto di un giovane Ratzinger in uniforme della Wehrmacht
allego la traduzione del suo messaggio per chi non comprende l’inglese:
Ven, 04/07/2008 - 20:38
Lunedì 7 luglio
Appuntamento a piazza Esquilino, dalle 17 alle 20.
Vi sarà una "schedatura" pubblica e volontaria, raccogliendo le impronte
digitali, in solidarietà con il popolo rom e contro il "pacchetto
sicurezza".
Le impronte saranno poi inviate a Roberto Maroni con un messaggio: "siamo
tutte e tutti rom".
All'iniziativa parteciperanno, tra gli altri, l'Arci, Moni Ovadia, Andrea
Camilleri, Dacia Maraini e Ascanio Celestini.
Nel frattempo continua il braccio di ferro tra il ministro Maroni e il
prefetto Mosca: nonostante i ripetuti richiami all'ordine, quest'ultimo
continua a rifiutarsi di prendere le impronte digitali, men che mai ai
bambini.
Dovrebbe visitare alcuni campi in questi giorni, in attesa dell'inizio del
censimento nel Lazio previsto per giovedì 10 luglio (luogo e ora ancora
sconosciuti).
fonte
Gio, 03/07/2008 - 11:41
Sommario: Anticipazioni sul mini-pacchetto sicurezza per Roma che il sindaco Alemanno presenterà lunedì: al bando ambulanti, bottiglie di vetro e sarà vietato stare in piazza su scalinata o simili Dai bivacchi alle bottiglie ecco le nuove ordinanze
E contro gli abusivi anche il provvedimento anti-sacchi
di Maria Elena Vincenzi e Giovanna Vitale
Vietato vendere e acquistare, dopo il tramonto, bevande in bottiglia. Vietato sedersi in gruppo sulle scalinate e i marciapiedi delle piazze storiche, magari per bere una birra, fumare una sigaretta o suonare la chitarra. Niente più vetro e niente più bivacco. È il contenuto delle due ordinanze che il sindaco Alemanno, insieme a quella che bandisce i borsoni dei vu cumprà, presenterà lunedì prossimo al consiglio straordinario sulla sicurezza.
Un mini-pacchetto "sicurezza & decoro" che in qualche modo anticipa le misure contenute nel Patto per Roma, ancora in fase di stesura, che Comune, Provincia e Regione sottoscriveranno con il ministero dell´Interno. Patto che verrà discusso oggi in prefettura, in sede di Comitato provinciale per l´ordine pubblico, al quale parteciperanno - oltre ad Alemanno - il presidente della Provincia Nicola Zingaretti e l´assessore regionale Daniele Fichera in rappresentanza del governatore Marrazzo.
Nel frattempo, però, il primo cittadino ha deciso di intervenire subito per affrontare alcune delle emergenze che, d´estate, si acuiscono. Verrà perciò riproposta l´ordinanza anti-vetro, già sperimentata in zone e periodi determinati dalla giunta Veltroni. Una misura che la nuova amministrazione ha intenzione di migliorare e rendere più efficace: non verrà applicata solo in alcune determinate piazze, come in passato, ma accomunerà quasi tutto il centro storico e le principali aree della movida. Da Campo de´ Fiori a piazza Trilussa, passando per Ponte Milvio e piazza dell´Immacolata a San Lorenzo, solo per citare le più papabili. Un provvedimento più ampio per cercare di scoraggiare chi si sposta da una piazza all´altra pur di bere in bottiglia, creando veri e propri fenomeni di migrazione del divertimento.
Tuttavia il Comune non si limita a questo. Per tentare di riportare la tranquillità nelle notti romane, soprattutto pensando ai residenti delle "zone calde", un´altra ordinanza potrebbe vietare il bivacco. Ripristinando, e rafforzando, il vecchio testo firmato da Rutelli, che non permetteva di mangiare, bere e sporcare la scalinata di piazza di Spagna appena restaurata. Un´operazione fattibile, che, però, pone un vincolo: per farlo serve un appiglio giuridico che, secondo i tecnici del Campidoglio, potrebbe essere la tutela dei siti monumentali di Roma.
Formula altisonante per dire due cose. Niente più giovani che si fermano per ore sulle gradinate o i marciapiedi delle piazze storiche della Capitale. E niente più giacigli di fortuna, con tanto di scorte alimentari e armadi a cielo aperto, nei luoghi simbolo della città. Un provvedimento che potrebbe essere esteso anche alle ville storiche. Intanto, un piccolo elenco è già stato abbozzato: piazza Trilussa, piazza dell´Immacolata, piazza di Spagna, piazza del Pantheon, Campo de´ Fiori.
La terza ordinanza, infine, mira a colpire gli ambulanti abusivi, che con la bella stagione si moltiplicano. La misura "anti-sacchi" vieterà di vendere merce su suolo pubblico mediante l´utilizzo di borsoni, sacchi di plastica e altri contenitori. E, per chi infrange la legge, è previsto il sequestro sia della merce che dei borsoni. Una decisione già anticipata dall´assessore capitolino al Commercio Davide Bordoni, che nei prossimi giorni prenderà ufficialmente vita.
Mar, 01/07/2008 - 00:26
Villaggio il mangiapreti
Ratzinger nazista, Papa Wojtyla solo un buon attore, Madre Teresa di Calcutta un topo albanese. L'attore genovese e la sua instancabile battaglia contro la Chiesa.
In un momento in cui riscoprire la fede e annunciarlo sulla pubblica piazza è diventato lo sport preferito dei vip, Paolo Villaggio si distingue, ancora una volta, ingaggiando l'ennesima battaglia verbale contro la Chiesa. In fondo mostrarsi buoni e casti fa vendere. E così Anna Tatangelo si è dichiarata devota, poco importa se vive con un uomo sposato di 20 anni più vecchio di lei, Claudia Koll praticamente ogni settimana rilascia una dichiarazione sulla sua immensa fede, Luciano Moggi ha detto che pregava Padre Pio perché facesse vincere la Juve, Gianni Morandi sostiene di ascoltare soltanto Radio Maria, Venditti ha raccontato di essere stato posseduto dal demonio e salvato da Gesù, Mino Reitano è cresciuto protetto da un angelo custode... Un Paese di santi.
Il papà di Fantozzi, invece, esce fuori dal coro. Già tempo fa, in un'intervista con Daria Bignardi su La7 aveva definito Madre Teresa di Calcutta «quel topo albanese» per poi raccontare di averla conosciuta e che le sue collaboratrici facevano di lei il ritratto di una specie di sadica. Ora su l'Espresso se la prende con il Vaticano: Benedetto XVI un nazista e Giovanni Paolo II un attore. «Ratzinger - dice Villaggio - si è imbufalito per non essere stato messo tra le prime cento personalità del mondo. Lui, così vanitoso, sempre con la mitria. L'altro, il "Santo Subito" Wojtyla, aveva un vantaggio: era un buon attore, fingeva di essere gobbo e buono, e viaggiava, e viaggiava, anche se non ha mai mosso la Chiesa di un millimetro. Questo è molto elegante, ha un accento che se si veste da SS con quella faccia fa svenire tutti gli ebrei che incontra. È inutile che s'incazzi. La retorica della povertà è quella che ha vinto sempre: San Francesco a piedi nudi, Ghandi vestito da paria, Teresa di Calcutta in sandali. Se vuol salire in classifica, si metta un saio da francescano, impari l'arabo e vada a Gaza a fare un discorso».
Non solo. Secondo l'attore genovese Gesù era praticamente uno squilibrato: «"Io sono il Messia", dice... E dice pure che non solo sua madre è vergine, ma che un arcangelo è andato a trovarla. Poi "io sono figlio di Dio", e infine "io sono Dio". Quindi era da manicomio. I preti di allora, il Sinedrio, l'hanno messo in croce». Che ne pensi?
http://magazine.libero.it/lifestyle/generali/ne8317.ph...
Lun, 30/06/2008 - 14:24
Sommario: Era sull'Achille Lauro, oggi dopo aver scontato 20 anni è in un Cpt. Rischia l'espulsione in paesi a rischio Campo profughi, campo di prigionia, campo di detenzione temporanea. Ci sono vite sempre avvolte dal filo spinato. Ci sono vite che non hanno asilo, non hanno luogo, non hanno scampo, come quella di Ibrahim Abdellatif Fatayer. 43 anni, nato in uno dei campi storici della diaspora palestinese, in Libano, e oggi rinchiuso nel Cpt di Ponte Galeria, alle porte di Roma, dopo aver trascorso oltre venti anni nelle prigioni speciali italiane, dove è entrato nel 1985. Ibrahim ha scontato la sua intera condanna per il coinvolgimento nel sequestro dell'Achille Lauro, l'ammiraglia della flotta da crociera italiana dirottata nell'ottobre di quell'anno in pieno Mediterraneo. Ma la sua storia non comincia su quella nave. Il suo lungo viaggio di dolore, rabbia e lotta, inizia in un posto situato a ridosso del porto di Beirut, nel vecchio quartiere della "Quarantine", chiamato la "collina del Timo", Tal Al-Zatar. Il campo dove ha avuto luogo una delle maggiori tragedie del popolo palestinese.
La vita in un campo profughi è concentrata in un chilometro quadrato, non un millimetro di più. Mura intorno. Un solo accesso perennemente sorvegliato. Questo, nient'altro che questo, è un campo profughi gestito dall'agenzia Onu che si occupa dei rifugiati palestinesi. Polvere, fogne a cielo aperto, baracche e case fatte alla meglio, sorrette e sormontate una sull'altra. I materiali laterizi hanno divieto d'ingresso eppure tutto cresce verso l'alto, impedendo alle viuzze sottostanti di ricevere luce. Il sole non arriva mai e l'umidità è perenne. Frotte di bambini che corrono, anziani e donne, vite orfane della propria terra, condannate a non vedere più l'orizzonte, ammassate, accalcate, addensate tra miseria, fame, voglia di libertà e soprattutto desiderio del "ritorno" in quella Palestina ormai occupata dove un tempo era la propria casa, gli ulivi, gli aranci.
Ibrahim è nato in un posto così, il 7 ottobre 1965. Non ha conosciuto altro, come quei suoi compagni saliti con lui sull'Achille Lauro, come tutti gli altri fedayn palestinesi che, come lui, sono stati arrestati e hanno trascorso decenni della loro vita nelle prigioni italiane per ritrovarsi, una volta finita la condanna, a vivere come "fantasmi" in un limbo, senza documenti, clandestini per forza, indesiderati ma tollerati, apolidi senza più un luogo. Paria assoluti.
A soli 10 anni Ibrahim aveva scoperto che nascere profugo non voleva dire soltanto una esistenza di stenti accompagnata dai racconti di una dolce terra lasciata in poche ore, su un mulo, con qualche sacco pieno di soprusi e terrore. Essere venuti al mondo senza luogo significava dover rivivere continuamente le tragedie, quasi che l'orrore di quelle passate non fosse mai sufficiente. Alla vita del profugo doveva appartenere il timore quotidiano che il massacro sarebbe tornato, prima o poi, anche dalla porta del campo che offriva rifugio ma non riparo. Nel 1975 un bombardamento israeliano uccise 7 membri della sua famiglia. L'anno dopo "la collina del Timo" si trasformò in pochi momenti nella collina del genocidio, dello stupro di massa, del terrore assoluto. I siriani lasciarono carta bianca alle milizie falangiste (sotto il controllo di ufficiali israeliani) che si abbandonarono a sistematiche violenze e esecuzioni sommarie di massa, passate alla storia come il massacro di Tal Al-Zatar.
Il padre di Ibrahim venne ucciso davanti agli occhi del figlio. Sopravvissuto al massacro, poco più che bambino, due anni dopo entra in al-Fatah e inizia l'addestramento militare. È il 1978. Ibrahim aveva perso la sua innocenza davanti alla scuola dell'odio: ora voleva solo combattere.
Nel 1982, con l'operazione "Pace in Galilea", le truppe israeliane arrivano alle porte di Beirut e utilizzando le milizie falangiste tentano di mettere fine alla resistenza palestinese. L'intervento di una forza multinazionale (Usa, Gb, Francia, Italia) riesce a imporre una tregua, dopo le migliaia di morti provocate dagli scontri. Ma il prezzo è salato: 13 mila fedayn devono abbandonare i loro campi, le loro famiglie. Si imbarcano seguendo Arafat che trasferisce il suo nuovo quartier generale a Tunisi. Ibrahim, che ha appena 17 anni, è tra questi. L'accordo, di cui anche l'Italia si porta garante, prevedeva il «non rientro dei profughi». Dopo l'identificazione, una lista dei fuoriusciti fu stabilita dalle autorità libanesi. Ma due settimane dopo la partenza le fazioni falangiste, con l'ausilio logistico dell'esercito israeliano, entrano nei campi di Sabra e Chatila, alla periferia di Beirut, per realizzare un nuovo terribile massacro.
Quando, il 7 ottobre 1985, Ibrahim sale sull'Achille Lauro non ha con se soltanto un mitra ma anche questo pesante fardello. Insieme con altri giovani profughi palestinesi, tutti membri del Flp, una formazione palestinese affiliata all'Olp di Yasser Arafat, si era imbarcato con l'obiettivo di raggiungere il porto israeliano di Ashdud, dove il commando avrebbe dovuto catturare alcuni soldati israeliani per scambiarli con dei prigionieri palestinesi. Le cose non andarono come previsto. Scoperti in modo del tutto casuale da un membro dell'equipaggio, che si accorse delle loro armi, i giovani combattenti improvvisarono un maldestro sequestro nello specchio di mare egiziano. Preparati militarmente, i fedayn si rivelarono incapaci d'affrontare un dirottamento non programmato che innescava complesse ripercussioni internazionali.
La situazione sfuggì di mano e un passeggero, con doppio passaporto israeliano e statunitense, Leon Klinghoffer, venne ucciso da uno dei membri del commando. Inizialmente all'oscuro del grave episodio, il governo italiano si prodigò per una soluzione "politica" della vicenda. Dopo un negoziato, i dirottatori vennero consegnati all'Egitto e la nave liberata in modo incruento. Ma quando riemerse dal mare il corpo di Klinghoffer, i caccia americani della sesta flotta intercettarono l'aereo che portava in salvo i fedayn, insieme al loro dirigente Abu Abbas, costringendolo ad atterrare nella base siciliana di Sigonella. Nel giro di una notte si rasentò la più importante crisi diplomatica e militare mai avvenuta tra Italia e Stati uniti. Un commando della Delta force circondò l'aereo egiziano, ma venne a sua volta accerchiato da un plotone di ausiliari della Vam, comandati da un tenente dei carabinieri che non esitò a dare l'ordine di mettere "il colpo in canna". Intercorsero momenti di fortissima tensione, mentre le linee telefoniche tra Roma e Washington divennero roventi. Il capo del governo Craxi riuscì a imporre all'alleato il rispetto della sovranità nazionale. I dirottatori vennero messi a disposizione dell'autorità giudiziaria italiana, incarcerati e processati, mentre Abu Abbas fu trasferito a Belgrado.
Rinchiuso nel carcere di massima sicurezza di Spoleto, insieme ai suoi compagni, Ibrahim è rimasto oltre 2 anni in totale isolamento. Quindi ha conosciuto le sezioni di "elevato indice di vigilanza" di Voghera, Livorno e ancora Spoleto. Durante gli anni di carcere ha potuto incontrare sua madre soltanto due volte, prima che morisse. Scarcerato nel 2005, ha vissuto e lavorato a Perugia dove era sottoposto a libertà vigilata con l'obbligo di firma. Dormiva in un'abitazione della Caritas.
Il 20 aprile 2008 il magistrato di sorveglianza ha revocato la misura di sicurezza, che pesava nei suoi confronti, ritenendolo ormai privo di "pericolosità sociale". Il giorno successivo, convocato in questura per la notifica del provvedimento, che lo rendeva finalmente libero, è stato fermato e trasferito nel Cpt di Roma in attesa di espulsione. La singolare richiesta è stata motivata dalla questura e dalla prefettura del capoluogo umbro richiamando quella stessa pericolosità sociale annullata dalla magistratura il giorno prima.
Ora Ibrahim rischia di essere espulso, nonostante sia apolide e non abbia più famiglia. C'è chi pensa di inviarlo di nuovo in Libano oppure in Tunisia, magari facilitando uno di quegli scambi occulti che alla fine lo facciano arrivare nelle mani dei servizi israeliani o americani. Nonostante abbia scontato la sua condanna, continua a essere considerato un nemico da questi paesi. Ovunque venga spedito rischia per la sua vita. Abu Abbas, il dirigente del Flp arrestato dagli americani in Irak, è morto nel 2002 in "circostanze misteriose" nel famigerato carcere di Abu Ghraib.
In realtà la vita sociale, lavorativa e affettiva di Ibrahim è ormai interamente radicata in Italia. Per questo attraverso il suo avvocato, Francesco Romeo, ha chiesto asilo politico. Rifiutando la domanda l'Italia verrebbe meno ai suoi impegni presi al momento della evacuazione dei miliziani palestinesi a Beirut e quando decise di salvaguardare la propria sovranità nazionale durante la crisi di Sigonella.
Ma c'è anche un'altra ragione che depone a favore dell'asilo politico: ovvero il percorso di vita realizzato negli anni della sua dura esperienza carceraria. Ibrahim è oggi un ponte aperto tra le due rive del Mediterraneo, un simbolo d'integrazione tra culture diverse. La sua esistenza contiene un sapere sociale, una densità di vissuto, un esempio di scoperta dell'altro e di confronto, senza mai perdere se stesso, che sarebbe stupido pregiudicare per inerzia burocratica e cecità repressiva. Come tutti gli esseri umani Ibrahim ha diritto a una terra. È uno tra noi.
Dom, 29/06/2008 - 19:05
Sommario: Parliamo di una rivista online Vorrei sapere cosa ne pensate di questo giornaletto che si trova online e, a volte, in giro per Roma.
L'ho trovato con una ricerca su google, dopo averlo visto per terra al Tiburtino III...
Parliamone.




Mar, 24/06/2008 - 02:29
Sommario: La corte statunitense non ha riconosciuto un prigionero di guantanamo come un combattente nemico A US court has for the first time rejected the classification of a prisoner held in Guantanamo Bay as an "enemy combatant".
Huzaifa Parhat, a Chinese Muslim, has been held since he was captured in Afghanistan in 2001.
He is now free to seek immediate release in a US district court.
This follows a US Supreme Court ruling this month that gave foreign Guantanamo Bay detainees the right to challenge their detention in civilian courts.
Mr Parhat is an ethnic Uighur from Xinjiang province in China, where it meets Central Asia.
The US government argued he was a member of the Eastern Turkistan Islamic Movement, which it said had links to al-Qaeda.
But Mr Parhat's lawyers said China and not the United States was his enemy.
Uighur activists are seeking autonomy from China, and there are sporadic outbreaks of violence in the province.
Headache for US
The three-judge panel directed the US military to release Mr Parhat, transfer him or promptly set up a new military tribunal to try him.
The court also specified that Mr Parhat could petition a federal judge for his immediate release in light of the Supreme Court's 12 June decision.
Mr Parhat is one of several Uighurs being held at the US military base in Guantanamo Bay, Cuba.
Their case has become a diplomatic and legal headache for the US, which has tried to find a country willing to accept the Uighurs at the same time as defending its decision to hold them as enemy combatants.
Lun, 23/06/2008 - 00:14
AGGREDITI TIFOSI SPAGNOLI A MILANO
Dopo la vittoria della Spagna contro l'Italia, un centinaio di tifosi iberici che assistevano alla partita di fronte al megaschermo montato in Piazza Duomo a Milano, assieme a circa 2.500 persone, sono stati aggrediti dalla folla e costretti a fuggire dalla piazza. Prima gli insulti degli italiani che erano vicini a loro sul sagrato del Duomo, poi l'aggressione da parte di alcune decine di tifosi che brandivano caschi e bottiglie di vetro.
Il gruppo di italiani composto da una decina di persone a torso nudo, con tatuaggi e teste rasate, ha aggredito il folto numero di tifosi spagnoli presenti sul sagrato del Duomo, dove è stato allestito il maxischermo per assistere alle partite degli europei. Dopo gli insulti, gli aggressori sono passati alle vie di fatto lanciando bottiglie di vetro e impadronendosi di due bandiere spagnole che sono state subito bruciate. Immediata la fuga da parte di tutti gli spagnoli nelle vie laterali del Duomo ma il sagrato del Duomo si è immediatamente svuotato e tutte le persone che erano arrivate per seguire le partita hanno subito abbandonato la piazza. Il gruppo composto dagli aggressori italiani si sono invece diretti verso piazza san Babila, scandendo slogan contro gli spagnoli e le forze dell'ordine e rovesciando cestini lungo corso Vittorio Emanuele.
Lun, 23/06/2008 - 00:05
Posto questa notizia non perchè possa avere una sua importanza oggettiva (per cuanto alla fine si tratta sempre di una aggressione) quanto perchè in questi giorni più volte sono stato invitato ad assistere a partite dell'Italia in centri sociali, cosa che non capisco proprio perchè non posso dimenticare che si tratta di condividere un sentimento se vogliamo di unità (per me onestamente inesistente visto il carattere populista) che accomuna chi lotta contro la repressione nelle sue varie forme con chi si rende protangonista di gesti di questo tipo. E prima che si possano scatenare commenti contro questa presa di posizione, uvorrei dire che na cosa è il tifo per una squadra di club, altra è la nazionale, che alla fine incarna la tanto decantata italianità e il nazionalismo.
MILANO - Dopo la vittoria della Spagna contro l'Italia, un centinaio di tifosi iberici che assistevano alla partita di fronte al megaschermo montato in piazza Duomo a Milano, sono stati aggrediti dalla folla e costretti a fuggire dalla piazza. Prima gli insulti degli italiani, poi l'aggressione da parte di alcune decine di tifosi che brandivano caschi e bottiglie di vetro. E' intervenuta la polizia; qualcuno è dovuto ricorrere alle cure dei militi di un'ambulanza ma le ferite sono di poco conto.
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