Hacktivism!

L'open publishing si allarga

logo indymedia

Da un paio di settimane potete usufruire di una nuova funzionalità sul sito roma.indymedia.org, nella colonna di sinistra hanno fatto apparizione i feed provenienti da fonti esterne al network di Indymedia quando questi feed sono disponibili.
Indymedia Roma aggrega sul proprio sito questi contenuti se i siti hanno delle caratteristiche affini a quelle della nostra policy. Innanzitutto non devono riportare contenuti fascisti, sessisti e razzisti, devono essere dei contenuti di matrice informativa (non blog personali) tematica o generale.

Dal 20 al 22 giugno presso l'xm24 a Bologna: Indymeeting

Commento sentenza Bolzaneto

Autore:
ror. imc rom. supportolegale
Sommario:
Audio delle ore 22 in diretta da Genova

10:55 minutes (9.99 MB)

Insieme ad un attivista di supportolegale e un avvocato, il commento della sentenza per il processo per le violenze nella caserma di Bolzaneto durante il g8 dl 2001

La decisione del tribunale di Genova per i pestaggi nella caserma di polizia durante il G8. Su 45 imputati, 30 sono stati assolti, su 80 anni di carcere chiesti ne sono stati comminati 24. Riconosciuti solo gli episodi specifici, non ci fu tortura. Due anni e 4 mesi (con l'indulto) al numero 2 della Digos Perugini. Nessuno va in prigione. Forti risarcimenti /

BELLA PARTENZA

autore:
come mai il cavaliere?

Seguo la rete da anni,come ho altre passioni,tutte comunque inseribili in un contesto di analisi della società,della politica e dei sistemi e processi per provare a capire il mondo in cui mi tocca vivere.

Quindi conosco abbastanza bene indymedia,come altri mezzi d'informazione...
Indymedia italia era arrivata ad un livello di potenza ed importanza altissimo un vero caso di grande espensione come nessun altro dei network stessi.
E' stato deciso per motivi,abbastanza discutibili ma si possono comprendere,quello invece che non comprendo e penso come me molte altre persone,qui in italia ci siano sempre delle cose assurde e incomprensibili per chi segue davvero l'evoluzione e la storia.
In due anni sono nati un fottio di nodi territoriali,che dovrebbero essere un valore aggiunto,quindi un maggior contatto con il territorio,info dal basso e di prima mano.
Con tutte le difficoltà ed il lavoro di tutti,qualcuno ha deciso di escludere da questo nuovo tentativo di ri-fare indyitalia il sito-nodo piu' attivo su tutti i livelli,come notizie dal basso,come eventi in agenda,come qualità delle notizie in colonna centrale(ovvero lombardia) e qui davvero vedete come sta messo il nodo liguria,dove manco si sono accorti che il processo bolzaneto è alle strette finali e le notizie sembrano scritte da un infante.

Ecco queste stranezze mi-ci fanno riflettere su come mai in italia le cose che funzionano si cerca di affossarle,come mai delle persone che dovrebbero avere degli obbiettivi comuni e potrebbero davvero mettere polvere negli ingranaggi,si comportano come i bambini dell'asilo??
Mai creduto ai complotti,tranne quelli palesi,ma credo sempre di piu'nella bramosia di potere,nell'invidia del compagno magari piu' preparato,nella mediocrità ed ignoranza per cui ci meritiamo di avere fascisti/massonipiduisti/berluscoidi e clericali che
ci guidano.

DIVID ET IMPERA ;-)

Indymedia italia torna online. Tocchiamo ferro.

autore:
informa-azione

Premessa:
indymedia nasce il 12 giugno 2000 alle 12:00 con questa definizione: "Indymedia e' un network di media gestiti collettivamente per una narrazione radicale, obiettiva e appassionata della verita'. Ci impegniamo con amore e ispirazione per tutte quelle persone che lavorano per un mondo migliore, a dispetto delle distorsioni dei media che con riluttanza si impegnano a raccontare gli sforzi dell'umanita' libera"

Da allora ha rivoluzionato il far notizia introducendo l'open publish, ossia la pubblicazione aperta, non esclusiva di redattori in cerca di notizie, ma dando direttamente agli utenti la possiblità di inserire le informazioni, con un collettivo di volontari (mediattivisti) pronti a controllare e nascondere/editare (modificare direttamente) in caso di notizie fuori dalla policy (le linee guida che regolano il portale).
Per partecipare e diventare admin ci si iscrive a delle mailinglist e collettivamente si elaborano i contenuti, incontrandosi ogni tanto di persona negli "indymeeting".

Il progetto entra in crisi nel 2006. Per molte nuove notizie inserite fioccano commenti anonimi, atti a infamare, a dare elementi alle forze del (dis)ordine o fuorviare il discorso, senza che gli admin riescano a starci dietro. Il "process" (iter di pubblicazione delle notizie in colonna centrale ad opera degli admins - denominate features) inizia sempre più ad essere un modo per fermare lo sviluppo di notizie eleborate collettivamente, fino al momento in cui Jeff, un magnate che ospitava i server, decide di interrompere il servizio. Su questo dirà: "Sono sorpreso da quanto gli anarchici si lascino ingabbiare da cosi’ tante regole….".
In realtà di anarchici su indymedia non ne sono rimasti molti, anarcotico, progetto oramai chiuso da due anni (al 2008), piace di più come strumento per ricercare/inviare informazioni a chi cerca notizie di stampo radicale.
Un ulteriore problema che il portale si trova ad affrontare è il divenire strumento involontario di aiuto per le forze dell'ordine. Le lotte tra i vari gruppi politici si spostano sulla rete tra le pagine del sito. Una "pecca" tecnica fa si che ogni notizia editata (ad esempio sostituendo i nomi e cognomi con delle XXXX) lasci una copia (non-editata) sulla rete in un archivio tutt'ora consultabile.

A dicembre 2006, il collettivo di persone che gestisce indymedia decide quindi di chiudere al fine di rimettersi in discussione.

Nei primi mesi del 2007 iniziano a rinascere i nodi locali, non più un'indymedia per tutta la penisola, ma una per ogni regione, o meglio per quelli che riescono a completare tutto il burocratico "process di iscrizione" (insieme di documenti e dichiarazioni a certificazione delle buone intenzioni nella creazione del nodo indymediatico).

Arriviamo ai giorni d'oggi, 8 nodi sono stati aperti (Toscana, Emilia Romagna, Piemonte, Lombardia, Roma, Liguria, Calabria) e uno è in via di apertura (Abruzzo)...

Qualche spunto di riflessione

Scrivo queste righe sperando generino critica, riflessione e possano contribuire a far sì che uno strumento non diventi più, come lo era un tempo, un'arma a doppio taglio.

Oggi (venerdì 4 luglio 2008) rinasce indymedia italia, molte persone sono le stesse di allora, altre sono cambiate.
Alcuni problemi rimangono però quelli di un tempo.
Anonimi e infami affollano il newswire, spesso fuori dal controllo degli admin che, sotto loro stessa ammissione, non possono rimanere vigili 24 h su 24.

Alcune volte il sito viene usato per generare zizzania (Emilia Romagna), per rancori personali (Piemonte), pubblicando o no notizie a propria discrezione (Lombardia).

Qualcosa però si può fare per limitare questi problemi.

* Partecipare direttamente a indymedia (munitevi di molto bicarbonato per reggere l'acidità di stomaco che questa decisione genererà)
* In caso di commenti/notizie infamanti e delatorie avvertire la lista del nodo interessato (scrivere una email alla lista di gestione, si possono usare i seguenti link: Piemonte, Calabria, Abruzzo, Toscana, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Roma e Napoli).
* Entrare nella chat dedicata e spiegare il problema, il canale è #indymedia (è il metodo più veloce)
* Nel caso si conoscano personalmente gli admin contattarli direttamente

don't hate the media, resist the media

uno, nessuno e centomila

APPROFONDIMENTI
Il triste declino di Indymedia da infoshop.org

Proposta per un forum autogestito

autore:
thoreau

L'insistenza di Maffei e di Utiko, in IndyMedia Lombardia, per il ripristino del forum (come ha ragione Utiko.. ovunque scrivi due parole ti prendono per zecca, stronzo, merda, terrorista ecc..), mi ha fatto venire nostalgia di quello che stato forse il forum più bello del web (insieme a quello di anarcotico)...
Premesso che non sono al corrente di eventuali problemi tecnici che comporterebbero il ripristino del forum e che in generale non capisco un'acca di tecnologia...la proposta che volevo fare è quella di organizzare, ipotizzando appunto che tecnicamente sia fattibile, un forum autogestito che quindi elimini il problema dei pochi admin (che nel precedente forum si facevano il mazzo tanto). La proposta sarebbe questa: si parte da un nucleo di 4-5 admin di cui ci si può fidare, questi, man mano che il forum cresce, concedono il diritto di divenire admin a tutti coloro che si mostrano effettivamente interessti all'autogestione. Come lo si dimostra? Semplicemente intervenendo senza fare vandalismi e dimostrando di essere interessati allo sviluppo del forum. A loro volta ogni nuovo admin concede il "potere" a nuovi altri admin che dimostrano di essere sinceramente interessati al progetto. Se qualcuno sbaglia e concede il "potere" a un troll o vandalo, allora comunque la maggioranza degli utenti potrebebro tranquillamente intervenire e bloccare l'infiltrato. Non è possibile? Eppure anarchopedia funziona così!(http://ita.anarchopedia.org/Anarchopedia:Amministrator...)

Sarebbe anche un interessante esperimento di autogestione...parliamo parliamo di autogestione?Allora vediamo se riusciamo a mettere in pratica un progetto virtuale...

Altra domanda:Perchè Indymedia Lombardia non fa parte dell'aggregatore...?

WILL INTERNATIONAL COMMUNITY RESCUE POORER AMERICANS?

autore:
DOUGLAS FIELD
Sommario:
REPRESSION,LEGAL,US GOVERNMENT

WHEN THE US INNOCENT ARE ABANDONED BY THE GUILTY ! I hate to say it, but I do believe that this injustice that our US judicial system has been inflicting on the tens of thousands of our Middle Class and Working Poor Amercans (who are the least educated US prison inmates) with prolonged incarceration, is a very realistic human rights violation if not a crime against humanity issue.

The International World Court and United Nations should be investigating why only wealthy Americans are able to receive federal retrials using proper legal representation and US poorer prison inmates are forced to be their own best lawyers from prison and failing in mass at their opportunities for federal retrial reviews.

Our judicial system just recently released 360 men who spent 25 to 40 years being incarcerated for rapes they never committed! Had these judicial victims been given appeal attorneys for their federal appeal reviews, just maybe they might have been given retrials and not have had to wait until DNA evidence exonerated them decades later.

Until our judicial system becomes so perfected to always accurately charge and convict the right individuals with crimes,we all have to stay focused on preserving every legal opportunity for the truly innocent to be able to rise up and out of our cold hearted prison system that treats everyone in their grasp as guilty equals.

***GREAT SOCIETIES THAT DO NOT PROTECT THE INNOCENT, BECOME THE GUILTY !

POORER AMERICANS NEED THE WORLD'S COURT HELP !!!
A MUST READ ABOUT AMERICAN INJUSTICE :
Google or Yahoo MANNY GONZALES THE KID THAT EVERYONE FORGOT IN THE CA PRISON SYSTEM.

lawyersforpooramericans@yahoo.com

indymedia 2.0

Autore:
i n d y a n o n i m o
Immagine5:

se deve essere indymedia 2.0 che lo sia.

se poi ci chiediamo se sarà possibile che indymedia possa farsi valere anche nel web 2.0 o nel 3.0 o in quello che sarà vedremo.

l'open publishing anonimo la trionferà?

per il momento provate a staccarla.

(:(( i )):)

Indypendence Day

Autore:
((i))
Immagine5:
Sommario:

Dal 4 Luglio, sul tuo terminale. Dal 4 Luglio, sul tuo terminale. Dal 4 Luglio, sul tuo terminale. Dal 4 Luglio, sul tuo terminale. Dal 4 Luglio, sul tuo terminale. Dal 4 Luglio, sul tuo terminale. Dal 4 Luglio, sul tuo terminale.

Il movimento "neo global" di Toni Negri e la campagna arruolamenti dell'MPD giapponese

Autore:
amisnet muh

18:06 minutes (16.56 MB)

Il Giappone si prepara a blindare la sede del G8 ma soprattutto a mettere a riparo le strade della nazione da eventuali scontri durante le proteste. Per farlo, la Polizia giapponese organizza una vera e propria chiamata alle armi rivolta ai cittadini, che hanno già costituito a Tokyo un’organizzazione per la sicurezza composta da oltre 3000 persone.

Ad affiancare i poliziotti antisommossa ci saranno anche squadre di giovanissimi agenti alla prima esperienza, sottoposti in questi mesi a corsi intensivi per imparare come usare scudi di protezione, bastoni, e costruire una formazione contro eventuali blocchi. Basti pensare però che ad insegnare loro a come comportarsi sono stati poliziotti esperti ma ormai in pensione, reduci dalle antiche lotte studentesche degli anni ‘50 e ‘60 contro il Trattato di Sicurezza Giappone-Stati Uniti.

Il Paese non è infatti abituato agli scontri durante i cortei e dunque il movimento antiliberalismo dovrà fare i conti con un pericoloso mix di inesperienza e sceriffaggio spontaneo dei cittadini: terreno fertile in una nazione con una cultura così radicatamente fascista ed antistraniero come quella giapponese.

Consapevole di questo, il movimento giapponese mette all’erta gli attivisti internazionali, invitandoli ad evitare azioni spontanee e alla massima organizzazione.

Ma la repressione del governo giapponese viene fatta anche a monte. Non è escluso che si abbiano problemi ad entrare nel Paese, e per chi entra c’è sempre la schedatura obbligatoria.
Dal 20 novembre, infatti, è entrata in vigore la nuova legge sull’immigrazione volta a controllare qualsiasi straniero entri nel territorio, alla stregua della precedente misura adottata dagli Stati Uniti dopo l’11 settembre.
Il provvediemento ha suscitato non poche critiche perchè limita le libertà di circolazione e privacy dei cittadini del mondo.
Il Gonverno si è giustificato affermando la necessità di proteggersi dal pericolo annunciato di eventuali attacchi terroristici da parte del movimento no global ma anche di Al-Qaeda. In realtà il Paese non sembrerebbe essere sotto il mirino del terrorismo internazionale o per lo meno non così tanto da giustifcare un tale provvedimento. Anzi, quando lo è stato, a scatenare gli attacchi sono stati gruppi interni. Dunque, come denunciano le associazioni umanitarie, dietro tale misura ci sarebbe più che altro la volontà di tenere sotto controllo lo straniero e chiunque circoli nel proprio territorio, cavalacando quella che è ormai la tendenza globale a ricorrere al Grande Fratello.

Cavalcando la diffusa paura della società civile innescata dall’11 settembre, i governi riescono dunque a far accettare alla gente strumenti come la biometria, il controllo esagerato dell’immigrazione, la scheadatura di ognuno.
La necessità di proteggersi è poi sempre più impellente per i Great 8 di fronte alla crescente acquisizione da parte della società civile di consapevolezza e capacità critica, frutto della liberazione dagli Stati-gabbia permessa dalla globalizzazione. Fenomeno che duqnue sembra essere una vera e propria risorsa per il movimento no global, che ha così necessità di ridefinirsi. Il filosofo Antonio Negri preferisce chiamarlo “neo global”.

Occorre dunque ridefinire la lotta, rivalutare le ricchezze della soggettività, intesa come parte di un gruppo senza la quale non esiste. E soprattutto occorre identificare il vero nemico, non la gobalizzazione appunto bensì proprio lo Stato, quel sistema messo in crisi dallo stesso fenomeno spesso additato come la causa dei mali contro i quali combattere.

NON C’E’ SICUREZZA SENZA DIRITTI tutto il movimento scende in piazza

14/06/2008 - 16:30
14/06/2008 - 22:38
Sommario:
MANIFESTAZIONE DELLA ROMA ANTIRAZZISTA ED ANTIFASCISTA, DELLA SOLIDARIETA' E DELLE DIFFERENZE, DELL'AUTOGESTIONE E DELLA CULTURA DIFFUSA, DELLE PERIFERIE E DELLE LOTTE SOCIALI
Promotore evento:
Il movimento

Caduto l’IMPERATORE dello spettacolo e del mattone, NON CADE L'IMPERO.
Dopo settimane di vergognose offensive politico-mediatiche che hanno strumentalizzato il tema della sicurezza facendo degli immigrati ed in particolare dei ROM un vero e proprio capro espiatorio delle drammatiche contraddizioni urbane e sociali delle nostra città; dopo le roboanti promesse di cambiamento pronunciate in campagna elettorale dal nuovo RE di ROMA; all’alba dell’insediamento del Sindaco Alemanno e del nuovo governo delle Destre, la città si sveglia nel pieno di una svolta populista, autoritaria e xenofoba; una deriva reazionaria sostenuta da tutti i poteri forti, con in testa ovviamente LA CURIA e le immancabili LOBBY DEL MATTONE. Le recenti aggressioni a gay e trans al Prenestino, agli studenti presso l’Università la Sapienza, pur nella loro diversità rappresentano un segno tangibile della svolta autoritaria annunciata in Campidoglio. Come lo sono le dichiarazioni rilasciate sugli sgomberi degli immobili occupati dai senza casa e dei centri sociali che rendono evidenti le reali priorità di governo del nuovo esecutivo cittadino. In questo clima da assedio alla società, in nome dei profitti e del mercato, tutti diventano nemici, i precari del terzo settore perchè guadagnano troppo, e vanno sostituiti con volontari o stagisti a pochi euro al mese, coloro che lavorano nel pubblico impiego perchè sono fannulloni e quindi vanno licenziati, tutti i precari e le precarie perchè forse domani chiederanno qualcosa di più dalla vita che la mancetta da lavoro per sopravvivere a casa di mamma e papà, oppure morire di lavoro o strozzati dal mutuo o dall'affitto a libero mercato.
Pezzo dopo pezzo, si sta smontando un concetto di sicurezza e legalità che, come una preghiera viene trasmesso tutti i giorni dall'altare dei media per sacrificarci e regalare nelle loro mani il nostro presente negato ed il nostro futuro impossibile. Nel nostro vocabolario alle parole insicurezza e paura troviamo scritto precarietà a vita, reddito incerto, ritmi di lavoro inaccettabili e morte sul lavoro ed una qualità della vita che non migliora mai, ferita attraverso la demolizione dei diritti e degli spazi di libertà. La nostra “insicurezza” è legata al carovita, alla mancanza di reddito, all’aumento spropositato degli affitti e dei prezzi delle case, ad un processo di precarizzazione del lavoro e della vita che non consente ad una fascia sempre più ampia di cittadini di arrivare alla fine del mese e di vivere dignitosamente. E’ il frutto di una corsa sfrenata alla produttività ed al mercato che produce ritmi di lavoro da capogiro, che nega diritti e sicurezza, che alimenta la “guerra interna” delle morti sul lavoro.
LA NOSTRA INSICUREZZA è legata alla condizione di ricattabilità permanente in cui stanno relegando i migranti che vivono e lavorano nelle nostre città e nel nostro paese, a cui vengono negati accoglienza e diritti, perché ciò è utile ad alimentare una folle competizione al ribasso nel mercato del lavoro, a scavare solchi di solitudine ed incomunicabilità sociale. In questi anni Roma è STATA LA METROPOLI più produttiva d’Italia, tempio dello sfruttamento e della precarietà, capitale dei Re di Roma e città delle baraccopoli. In questi anni Roma è stata deturpata e saccheggiata dai pescecani della rendita (Caltagirone, Toti, Ligresti, Parnasi, Pulcini, Vaticano) e da una giunta che ha votato un Piano Regolatore INFAME. Grazie a loro e a chi li ha favoriti, Roma è oggi una delle metropoli mondiali con i prezzi più alti per l'affitto e per l'acquisto di una abitazione, con 270 mila case sfitte e una lista d'attesa per una casa popolare lunga 35 mila famiglie.
L'ALTRA ROMA SCENDE IN PIAZZA...
L'ALTRA ROMA DIFENDERA' i centri sociali conquistati aprendo nuovi spazi di aggregazione e solidarietà, socialità e mutualismo, autorganizzazione e controcultura in ogni quartiere.
L'ALTRA ROMA CONQUISTERA' un vero piano di Case Pubbliche per dare una abitazione degna a tutti e tutte, italiani o migranti, per sottrarre le nostre vite agli interessi del mercato e riconquistare la casa come bene comune.
L'ALTRA ROMA DIFENDERA' le grandi risorse dei nostri territori, per la vivibilità ed i servizi nei nostri quartieri in difesa dei beni comuni e della nostra salute.
L'ALTRA ROMA CONQUISTERA' un lavoro sicuro ed un reddito garantito per tutti e tutte, parità di diritti e politiche di accoglienza per costruire una città plurale, delle diversità e delle molteplicità, attraverso l’autogoverno.
L'ALTRA ROMA DIFENDERA' quelle forme di vita, espressive, artistiche che entrano in conflitto con le regole del mercato dello spettacolo e del divertimento.

Questi sono i tasselli di un mosaico, di una sfida più ampia in grado di affermare l’idea e la realtà di un'Altra Città possibile da conquistare strada per strada, metro dopo metro, libertà dopo libertà. Per questo invitiamo tutti e tutte a costruire attivamente, in una forma ampia e reticolare, la manifestazione cittadina di sabato 14 Giugno che muoverà dal complesso dell’ex Regina Elena, che dopo anni di abbandono e incuria da parte dell’Università, è stato occupato da circa trecento nuclei familiari ora sotto sgombero. Scenderà in piazza la Roma dei movimenti di lotta per la casa, degli centri sociali, degli studenti in movimento, dei comitati di quartiere, dei precari e degli antirazzisti per alimentare conflitti, immaginari, nuove prospettive di trasformazione. Scenderà in piazza e si ricorderà di gridare a gran voce “Libertà per Emiliano”, studente e attivista agli arresti domiciliari dopo essere stato aggredito dai neofascisti di Forza nuova presso l’università la Sapienza lo scorso 27 maggio.
Roma non diventerà mai chiusa, inospitale, razzista.

! Case, Reddito, Diritti Per Tutti e Tutte !

Giovedì 5 Giugno ore 18 Piazza dell'Immacolata (San Lorenzo)
Assemblea Pubblica

Sabato 14 Giugno 2008 ore 16:30
Manifestazione da Regina Elena Via del Castro Laurenziano

PRIME ADESIONI:
Action, Blocco Precario Metropolitano, Coordinamento cittadino Lotta per la casa, Comitato Obiettivo Casa, Acrobax, Angelo Mai, Auro e Marco, Brancaleone, Corto Circuito, Decolliamo, Esc, Ex 51, Ex Snia, Factory, Forte Prenestino, Horus occupato, Intifada, Kollatino, Lucha y Siesta, Onda Rossa 32, Rialto, Ricomincio dal Faro,Sans Papiers, Spartaco, Spazio occupato Il comitato primavalle, La Strada, Strike, La Talpa, La Torre, USI A.I.T., Villaggio Globale, Vittorio occupato, Zona rischio