antisionismo

Corteo per la Palestina a Torino

autore:
intifadasupporter

Qualcuno si sta organizzando da Roma per andare il 10 maggio a Torino al corteo? Treni, pullman..?

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I nuovi "cani del Sinai" (sul boicottaggio della Fiera del Libro 2008)

«"Fare il cane del Sinai" pare sia stata locuzione dialettale dei nomadi che un tempo percorsero il deserto altopiano di El Tih, a nord del monte Sinai. Variamente interpretata dagli studiosi, il suo significato oscilla tra "correre in aiuto del vincitore", "stare dalla parte dei padroni", "esibire nobili sentimenti".
Sul Sinai non ci sono cani.»

Con queste note, lo scrittore Franco Fortini introduceva un suo libro miliare, dentro un clima anticipatore da primo "scontro di civiltà"; una pietra ancora aguzza e tagliente da scagliare contro i nuovi "Cani del Sinai". Come annotava egli stesso, un libro scritto a “muscoli tesi, con rabbia estrema” nell’estate del ’67 a ridosso della “guerra dei sei giorni”, I cani del Sinai è un libro contro: contro “quanti amano correre in soccorso ai vincitori”, contro “il diffuso e razzistico disprezzo antiarabo”, contro “l’esaltazione della civiltà e della tecnica ‘moderne’ incarnate in Israele”. Una testimonianza in cui, senza nulla cedere al ricatto della letteratura-di-giustificazione, delineava il perché e il come lui, ebreo italiano, non sentiva nessun bisogno di "correre in aiuto del vincitore".
40 anni dopo, ci manca proprio un Fortini, in un frangente come questo, così sovrappopolato di nuovi cani del Sinai... tutti in fila a battersi per un posto al sole nel palcoscenico ben addobbato dell'obbedienza-virtù, sgomitando per farsi vedere e ben volere dai padroni di turno: Fassino, Bertinotti, Battista, Chiamparino, Younis Tawfik, Gabriele Ferraris, Ernesto Ferrero... In alto e in basso con ruoli intercambiabili tra politica , amministrazione e media. Sappiamo bene che la lista è ben più lunga e che tanti altri non vedono l'ora di accodarsi alla sfilata di chi ama "esibire nobili sentimenti".

In un quadro così desolante merita davvero un encomio la presa di posizione limpida e senza fronzoli di un Gianni Vattimo, una posizione che in molti condividiamo ma che difficilmente avremmo possibilità di esporre nella odierna telecrazia. Non male! Ci andava un Filosofo per ricordare queste quattro banalità in croce: che Israele è uno stato di apartheid; che da anni la sua politica lavora ad un lento e politically correct (se possibile) genocidio dei palestinesi; che sulla Shoa è stata costruita una vera e propria industria della ricompensa; che invitare Israele nel 60° anniversario di fondazione di uno stato che per milioni di persone ha significato"catastrofe" (Nakba) è un atto politico.
Che quindi, boicottarne lo svolgimento è un atto politicamente legittimo e moralmente giusto!
Ci voleva un personaggio della notorietà di Vattimo per ricordare queste semplici verità. Anche questo è misura della melma in cui nuotiamo.

Storia di una polemica: "Israele non si tocca!"
In città tutto era partito da un'obiezione di basso profilo di un esponente dei Comunisti Italiani (poi prontamente ri-modellata). Apriti cielo! Tanto e bastato: Israele non è questionabile! Questo il messaggio che deve passare.
Da quel momento e da un tentativo d'appello fallito, è partita una propaganda (questa sì) d'odio cui tutti sentono il bisogno di partecipare. In questione è l'allenza strategica, politica e militare, con Israele quale avamposto dell'Occidente. Un'allenza siglata qualche anno fa anche con accordi di intesa militare. S'inivita Israele ad una vetrina di cultura per promuoverne la sempre più discussa legittimità politica. Altro che Autonomia del culturale!

La casta intellettuale tra orientalismo e razzismo
I peggiori opinionisti di una battaglia politica e culturale che tra i pasdaran d'Israele a volte sfiora l'isteria vanno proprio rinvenuti tra gli intellettuali di casa nostra. Spesso ignoranti in materia storica, conoscono un solo ritornello "non dimentichiamo la Shoa!".
Emblematica a questo proposito la posizione di un Valentino Parlato (tra i fondatori de Il Manifesto), affaticato nell'accampare giustificazioni debolissime riguardo l'errata scelta del boicottaggio. L'intervento del Parlato ha almeno avuto il merito di scoperchiare una pentola: numerose lettere di lettori del quotidiano (a partire dal suo competente collega Michele Giorgio) hanno protestato e argomentato, molto meglio di lui, sull'innopportunità di un invito e la legittimità di un boicottaggio.
"Non dimentichiamo la Shoa!". E chi vorrebbe dimenticarla. Certo non quelle sacche di resistenza che continuano a indicare e praticare l'antifascismo. Quelle stesse che oggi intendono boicottare una scelta sbagliata. A pochi viene in mente di chiedersi come mai i fascisti di ieri siano oggi tutti così intransigentemente filo-sionisti.

Nella bassezza delle loro giustificazioni, gli ampi numeri dell'intellettualità italiana, impregnati di orientalismo fino all'osso non disdegnano neppure - neanche sembrano accorgersene - il più bieco discorso razzista. La Lega degli Scrittori Giordani che ha invitato al boicottaggio con tanto di lettera sarebbe "fantomatica" mentre l'idea di invitare scrittori palestinesi apparirebbe "ridicola" ai nostrani "guardiani della democrazia".

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