Propaganda razzista

Fino a dove si spinge la propaganda contro i Rom?

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EveryOne Group
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Istituzioni (ormai cadute, come ha dichiarato anche il sopravvissuto alla Shoah Piero Taormina, nel razzismo e nel fascismo), le autorità e i media fanno a gara, con ogni mezzo, per criminalizzare l'etnia Rom che vive in Italia

Fino a dove può arrivare la propaganda razziale delle Istituzioni italiane contro i Rom?

di Roberto Malini

Ci si chiede fino a dove può arrivare la propaganda razziale condotta dalla Istituzioni italiane per continuare e magari accentuare, visti gli esiti delle ultime elezioni politiche, la persecuzione contro il popolo Rom. La risposta, purtroppo, è lampante: non esistono limiti, perché la propaganda - che si avvale della complicità di alcuni fra i principali media nazionali e locali - si è posta l'obiettivo di trasformare gli zingari, agli occhi del popolo italiano, nel nemico pubblico numero uno. I dati del Ministero degli Interni sono chiari: l'incidenza dei crimini violenti perpetrati da Rom in Italia è percentualmente senza rilevanza. Assai più elevato è, al contrario, il numero di aggressioni e omicidi compiuti da italiani nei riguardi del Rom. E allora, si chiederà chi non è obnubilato dall'odio razziale, come è possibile che l'Italia si sia convinta del contrario? Come è possibile che praticamente tutti gli italiani siano terrorizzati dal "pericolo zingaro"? Non è la prima volta che questo fenomeno xenofobico e razzista imperversa in Italia ed Europa. La propaganda nazista convinse il popolo tedesco che gli ebrei fossero un popolo di assassini, ladri, truffatori, pervertiti, rapitori e violentatori di bambini. Proprio così: a partire dagli anni 1920 il Partito Nazional Socialista Tedesco dei Lavoratori (NSDAP) iniziò una campagna razziale diretta a modificare nella percezione del popolo tedesco l'immagine degli ebrei, da esseri umani pacifici e religiosi in creature diaboliche e prive di valori morali. La stampa fu il veicolo principale di tale azione di discredito. Naturalmente, per ottenere spazio sulla stampa, i nazisti attribuirono a persone di fede ebraica crimini particolarmente odiosi, attraverso macabre messinscene: aggressioni, infanticidi, delitti sanguinosi. I cittadini tedeschi iniziarono così a temere gli ebrei e a tenersi lontani dalle loro comunità, considerate (come i campi Rom di oggi) "luoghi di perversione e crimine". La rivista settimanale Der Stürmer (in italiano "L'attaccante") fu uno dei mezzi che servirono alla propaganda con più efficacia e più a lungo: fu infatti pubblicata dal 1923 fino al termine della Seconda guerra mondiale a cura dell'editore nazista di destra Julius Streicher. Mentre il Völkischer Beobachter, organo di stampa ufficiale del partito, propugnava ideali razzisti con un linguaggio apparentemante obiettivo (come fanno oggi in relazione ai Rom, alcune importanti testate nazionali), Der Stürmer divulgò calunnie, menzogne, stereotipi anche osceni, che diffondevano scandalo, risentimento, terrore nei confronti degli ebrei, dei Rom e delle minoranze che i nazisti si apprestavano ad annientare, in nome di un concetto distorto di "sicurezza". A ogni nuovo episodio che vedeva un ebreo o uno zingaro accusato di un delitto orrendo, le leggi venivano modificate e si facevano più dure, si proclamava la "tolleranza zero" e si intensificavano le operazioni di polizia, gli arresti, le limitazioni alla libertà personale delle "etnie immorali". La fascia meno colta del popolo tedesco attribuì ampio credito alla propaganda di regime, tanto che gli eccessi di Der Stürmer furono relegati, a un certo punto, proprio a tale fascia, mentre una propaganda razzista più sofisticata fu riservata agli strati più colti, agli uffici aministrativi e alla Hitler-Jugend, che proibì la distribuzione del settimanale scandalistico all'interno delle proprie strutture educative e ricreative. Nonostante ciò, la campagna di Der Stürmer si intensificò di anno in anno, tanto che la rivista raggiunse, nel 1938, una tiratura di 500 mila copie. Valeva per i propagandisti di Hitler e vale per i nostri politici, che raggiungono o mantengono le posizioni di potere - ormai - quasi esclusivamente cavalcando l'onda razzista e xenofoba, uno dei motti preferiti dal gerarca nazista Joseph Goebbels: "Qualsiasi bugia, se ripetuta frequentemente, si trasformerà a poco a poco in verità".

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