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Alcune riflessioni sulla giornata del 17 maggio a Verona e le mobilitazioni a venire

autore:
Gruppo Trasversale Antifascista
Sommario:
Contro la rassegnazione pensare l'impensabile! Contro la paura imparare il coraggio!

Alcune riflessioni sulla giornata del 17 maggio a Verona e le mobilitazioni a venire.

"Nella nostra azione non vi è blanquismo né trotzkismo, ma una chiara idea che il cammino è lungo e che si deve farlo muovendosi, andando" Buenaventura Durruti

La giornata del 17 maggio, per quanto una giornata triste per l'ennesimo assassinio fascista, ha avuto una valenza per noi positiva. Si è avuto un corteo di massa che ha saputo resistere alle provocazioni della polizia, ribadire la necessità dell'autodifesa e le responsabilità della giunta veronese( dall'appoggio ai gruppi nazisti alle leggi anti-"bivacco" che hanno colpito anche 3 nostri compagni Paco, Valeria e Emilia).
Stiamo cercando di rafforzare un percorso coinvolgente per il metodo e le pratiche. metodo basato sul confronto diretto (rifiutando la delega ed egemonie di vario titolo e grado) tra sensibilità anche diverse accomunate dall’impellente necessità di rompere con un immobilismo complice e di iniziare ad agire nella piena consapevolezza del precipitare degli eventi.
Non sopportiamo di continuare a contare gli attacchi incendiari ai campi Rom, i morti nei CPT, i raid razzisti nei quartieri.
Non possiamo più tollerare gli incendi di case occupate e centri sociali, le bombe del fondamentalismo cristiano contro le moschee, le aggressioni e gli assassinii squadristi contro chiunque non si conformi alla “supremazia identitaria”.
E’ rimasto ben poco da dire a chi ancora ha fiducia nello Stato e nella sua democrazia; lo stesso Stato impegnato nelle guerre di dominio e saccheggio, la stessa democrazia che ha portato al governo un partito apertamente xenofobo.
Per quanto ancora resteremo a guardare?
Le guerre diventano operazioni di polizia su scala globale, le operazione di polizia diventano guerre interne. Da una parte l’esercito viene impiegato all’estero per mantenere con la forza un “ordine mondiale” funzionale alla “sicurezza globale” dei profitti, dall’altra viene impiegato a fianco delle forze di polizia per militarizzare i nostri territori, con lo stesso pretesto della “sicurezza” e dell’ordine pubblico, per imporre un mondo fatto di discariche, inceneritori, centrali nucleari, sfruttamento. E’ quello che sta accadendo ad esempio in Campania ma che abbiamo già visto fare in Val Susa e che vedremo sempre più spesso accadere.
E’ la guerra a permeare sempre di più l’intera società, a gestire i flussi di persone e di merci, a regolare e i conflitti e reprimere le resistenze, interne o globali che siano.
Questo significa che il terreno dello scontro sociale assumerà sempre di più i contorni del campo di battaglia (do you remember guerra sociale?), dove a dettare gli spazi di mediazione sono le categorie della guerra e l’indifferenza è il primo passo verso il collaborazionismo.
Non è certo la prima volta che la storia offre panorami del genere, la differenza con il passato è forse però che certe sterzate reazionarie nascevano come controffensiva ad assalti rivoluzionari e a movimenti sociali che minacciavano seriamente la stabilità del potere. Oggi invece tutti conosciamo le difficoltà che incontriamo quotidianamente nelle lotte che ci chiamano e non possiamo quindi non riconoscere la natura preventiva di questo attacco. La mancanze di forze intese in senso quantitativo non può però diventare un pretesto per attestarsi su posizioni di pura testimonianza dell’orrore o di difesa dal peggio che avanza, ma deve al contrario essere una ragione in più per accelerare il passo e chiamare a raccolta tutta la determinazione, la lucidità e, allo stesso tempo, l’incoscienza necessaria per reagire alla situazione. Questo sarà possibile solo se sapremo sgomberare il tavolo da carte false, accomodamenti e ipocrisie e se saremo disposti a rimettere in discussione schemi e metodi che appesantiscono il cammino e impediscono di affrontare senza preconcetti le necessità dell’immediato presente.
Perciò crediamo sia necessario valutare attentamente lo sforzo di concentrarsi solo su un allargamento quantitativo della sensibilità antifascista verso settori più o meno ampi della cosiddetta cittadinanza. Se questo allargamento avviene senza una collocazione dell’antifascismo in una progettualità dichiaratamente anticapitalista e senza un posizionamento fermo sulla questione dell’ autorganizzazione della risposta alle aggressioni neofasciste e razziste, si rischia di prendere un colossale abbaglio e cadere in un inaccettabile antifascismo democratico o ancor peggio legalitario di cui tanti sinistri personaggi si sono fregiati.
i neofascisti arrestati dalla polizia sono un punto allo stato , i neofascisti fermati con l'autorganizzazione sono un punto al conflitto di classe.
Allo stesso modo se di fronte ad una questura che al corteo dopo un omicidio fascista dice “a prima scritta sul muro si ferma il corteo, al primo problema carichiamo” non si può chinare la testa ed ingoiare per poter fare almeno il corteo. Perché questo sarà un altro punto a favore dello Stato e la soglia del consentito, continuando a questa maniera, sarà sempre più bassa e i margini di agibilità sempre più ristretti. Il momento perfetto in cui alzare il tiro non esiste, esistono solo momenti in cui è giusto e necessario farlo. E quel momento è arrivato da un pezzo. Più pratiche abbandoniamo oggi, più spogli saremo domani nell’affrontare i tempi che ci aspettano.
Con queste premesse abbiamo partecipato allo spezzone autorganizzato della manifestazione di verona in seguito alla morte di nicola , all'arresto di tre nostri compagni, in una città in cui i neofascisti hanno il controllo del territorio in tacito accordo con la polizia e con il consenso della piccola e media borghesia cittadina. per noi manifestare significa essere parte di un momento collettivo, vuol dire cospirare insieme ad altri, nel rispetto ciascuno della pratica dell'altro senza egemonie da parte di nessuno. noi facevamo parte di uno spezzone determinato, noi lo abbiamo per quanto possibile comunicato cercando di condividere la nostra analisi, tutto il nostro percorso può e vuole essere criticato, in maniera anche decisa, senza però perdere il senso delle cose e del tempo.
Non crediamo di dover spendere parole sulle reazioni inconsulte di alcuni soggetti dopo un'azione estemporanea contro un agenzia interinale, simbolo di quel ceto produttivo veneto che da sempre foraggia i fascisti ( nonché emblema della speculazione padronale sull’insicurezza sociale).
Crediamo che oggi più che mai, con il campo sgombro dalla sinistra-arlecchino e dai suoi tirapiedi vari, con i fascisti e razzisti che soffiano sul fuoco della guerra etnica, ci si debba riprendere le strade e i quartieri. Partecipare alle lotte quotidiane portandoci le nostre idee e le nostre pratiche, senza aver paura di sporcarsi le mani o di spaventare qualche benpensante di sinistra. Perché oggi più che mai, l'unica cosa che può migliorare le condizioni di vita degli sfruttati, salvaguardare i territori e fermare le carneficine capitaliste è l'instaurare dei rapporti di forza a noi favorevoli.
Gruppo Trasversale Antifascista

REPORT DALLA MANIFESTAZIONE NAZIONALE ANTIFASCISTA DI VERONA

autore:
g
Sommario:
report dalla manifestazione nazionale antifascista di verona

Sabato 17_05_08 siamo stati anche noi alla MANIFESTAZIONE NAZIONALE ANTIFASCISTA di verona..
..questo è il link in cui trovate l'articolo

http://reporter.indivia.net/archivio/verona_resiste.ht...

..e questo è il link della galleria fotografica

http://foto.contaminati.net/main.php?g2_itemId=10472

Rassegna stampa sul corteo di Verona

autore:
http://ecn.org/antifa

Liberazione - Maurizio Pagliassotti

Nicola non è solo. A Verona in diecimila contro la violenza e contro il fascismo.

In tanti e tante hanno attraversato le vie della città per ricordare il giovane ucciso e per ribadire il valore dell’antifascismo. All’inizio del corteo un gruppo ha rotto una vetrina. Ma è stato subito isolato

Pioveva a Verona ieri pomeriggio, un tempaccio. E poi c’era la diffusa fretta di dimenticare, la voglia di normalizzare, di dire: «E’ stata una ragazzata finita male». Per questo forse gli organizzatori della manifestazione non si aspettavano una grande partecipazione al corteo in ricordo di Nicola Tommaselli, morto ammazzato di botte da un branco di neonazisti. Negli ultimi giorni, non ne parlava più nessuno di quell’episodio se non i giornali di sinistra.
E invece è andato tutto in maniera diversa, perché una folla di diecimila persone ha camminato per le vie della città. Per dare un’idea di cosa significhi questa cifra basta citare la battuta di un’anziana signora che, disgustata, guardava i manifestanti: «Erano 40 anni che non vedevo una cosa del genere!».
Alla testa del corteo un gruppo di cittadini veronesi, amici e conoscenti del ragazzo ucciso, portavano uno striscione che recava la scritta: “Nicola è uno di noi”. «Perché Verona è diventata una città razzista e fascista dove chiunque rischia di finire ammazzato perché non omologato all’ormai dilagante pensiero della destra», così ha spiegato il significato dello striscione una signora che lo sorreggeva insieme ad altre venti persone. Dietro di loro un po’ tutta la sinistra che per bocca di molti manifestanti sembrava quasi sorpresa dell’affluenza: «Siamo fuori dal parlamento di Berlusconi e Veltroni, ma siamo dentro le piazze, dove loro mancano. Questo è un ottimo punto per la ripartenza» commentava Livio arrivato da Roma.

Un centinaio le realtà che hanno aderito al corteo promosso dall’Assemblea cittadina: tra gli altri i centri sociali Pink e La Chimica, Fiom, Arcigay e Arcilesbica, circoli Anpi, Emergency, collettivi universitari, Prc, Sinistra critica, Pdci, Sd veronese.
Il Prc era al gran completo: Russo Spena, Gennaro Migliore, Alfio Nicotra, Graziella Mascia, accompagnati da Giorgio Cremaschi. «La sinistra non arretra quando si tratta di difendere i diritti di migranti e lavoratori. E ovviamente non dimentica la battaglia antifascista. E’ un momento difficile per il paese, non solo per la sinistra…» così Gennaro Migliore. Loretta, una ricercatrice di Torino iscritta a Rifondazione dice: «Questo è il posto dove il partito deve stare in questo momento: nella piazza, vicino al suo popolo che si è sentito tradito da un’esperienza di governo che ha lasciato da parte i valori per cui stiamo manifestando qua oggi. Forse otterremo più così che seduti in parlamento». Dietro il Prc, Sinistra Critica, che commenta per voce di Flavia D’Angeli: «Il successo di questa manifestazione dice che vi è una diffusa richiesta di costruire una sinistra antifascista e anticapitalista, in netta opposizione alle politiche del Pdl e del Pd».
La marcia si è conclusa a due passi dalla centrale piazza delle Erbe sotto gli occhi vigili della statua di Dante Alighieri. Molti gli interventi che con toni piuttosto accesi hanno sottolineato l’urgenza «di una sveglia per tutto il paese e in particolare per il Nord che vive con il cervello annebbiato dal delirio berlusconiano leghista».

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Ansa

Aggressione neonazista: due cortei a Verona
Due vetrine danneggiate, il conto ai manifestanti

VERONA (17 maggio) – Il silenzio davanti a Porta Leoni, dove è stato ucciso Nicola Tommasoli, ha accomunato i due cortei che oggi hanno percorso Verona. Il primo, promosso dall’Assemblea Cittadina, cui hanno aderito un centinaio di formazioni politiche, secondo gli organizzatori ha avuto dalle 5 mila alle 10 mila presenze.

Tra le adesioni, Pdci, Rc, Sinistra Critica, Centri Sociali La Chimica e Pink, Circoli Ani, Fiom Cgil e Arcigay ed Arcilesbica. Il secondo, distinto dal primo, organizzato da Migranti e Disobbedienti, ha visto oltre un migliaio di partecipanti. Due manifestazioni che hanno seguito percorsi differenti, ma hanno fatto tappa entrambe nel luogo dove Tommasoli, disegnatore veronese 29enne, è stato massacrato da cinque simpatizzanti di destra, nella notte tra il 30 aprile ed il primo maggio.

Nota dissonante della manifestazione è stato un gruppo composto da alcune decine di giovani travisati, esterno all’organizzazione del corteo, che ha danneggiato le vetrine di un Centro Interinale e un istituto di credito. Per il sindaco di Verona, Flavio Tosi, «un ulteriore oltraggio alla memoria di Tommasoli». Le scritte lasciate dal gruppo saranno ripulite dal Comune e il conto girato ai promotori della manifestazione.

Si è conclusa invece con l’offerta di cibo comune – cous cous e ricette tradizionali – proiezioni video, ed il microfono aperto agli degli immigrati, la manifestazione del Coordinamento Migranti di Verona sostenuta dai Disobbedienti.

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Repubblica

Momenti di tensione durante la manifestazione
in ricordo del giovane ucciso da un gruppo di estremisti di destra
Verona contro l’intolleranza
Il corteo: “Nicola è ognuno di noi”
Alcuni giovani si sono staccati dai cordoni e hanno rotto una vetrina
Gli organizzatori sono riusciti a mantenere il carattere pacifico dell’iniziativa

Verona contro l’intolleranza
Il corteo: “Nicola è ognuno di noi”

La partenza del corteo
VERONA – Momenti di tensione a Verona durante il corteo non violento per Nicola Tommasoli, il giovane pestato a morte da un gruppo di estremisti di destra. La manifestazione si è svolta regolarmente ed è stata turbata da un gruppo di giovani travisati e con i caschi che hanno infranto la vetrina di un negozio. E’ avvenuto tra Porta Nuova e i portoni di Piazza Bra, quando un nucleo di manifestanti, un blocco compatto, ha rotto la vetrata, sfidando il reparto celere della polizia.

Dal gruppo, estraneo all’organizzazione del corteo, sono partiti anche alcuni petardi. I promotori della manifestazione hanno a lungo supplicato gli esagitati di smetterla e di non rovinare il corteo, ribadendo che esso è all’insegna della non violenza.

Tra i rappresentanti dell’assemblea cittadina, promotrice del corteo “Per sconfiggere l’intolleranza, il razzismo”, e le forze di polizia c’è stato un continuo dialogo, per evitare – ha spiegato uno di loro – “che la manifestazione degeneri contro la volontà di tutti”. Il corteo è poi proseguito tranquillamente, solo con musica e slogan.

Il corteo si è mosso dalla stazione. Dietro allo striscione di testa “Nicola è ognuno di noi”, sfilano verso il centro della città scaligera decine di diverse formazioni politiche, dai centri sociali veronesi a Pdci e Rc, alla Sinistra Democratica di Verona e Sinistra Critica Nazionale, ai circoli Anpi, Arcigay e Arcilesbica, da Emergency ai collettivi universitari.

“L’unico obiettivo è la comunicazione in città, aperta a tutti i linguaggi dell’antifascismo”, spiega uno degli esponenti del Centro Sociale ‘La Chimica’ di Verona.
Tra i manifestanti circola una lista delle principali aggressioni compiute dal 2001 ad oggi in città da gruppi di destra. “Chi amministra questa città parla di casi isolati, di generico bullismo giovanile – scrive il ‘Comitati Madri’ – ma nelle stanze di chi ha ucciso Nicola Tommasoli sono stati trovati i simboli del fascismo e del nazismo”.

Ma gira anche l’appello contro la violenza lanciato dai genitori di Nicola, morto il primo maggio scorso dopo il pestaggio subito in Corte dei Leoni da un gruppo di cinque giovani di destra. “Esortiamo giovani e studenti – è detto nell’appello – a non ascoltare le sirene che predicano i non valori, come prevaricazione e violenza”. “Vita vuol dire sacrificio per arrivare alla convivenza civile con l’altro anche se sconosciuto, bisognoso e straniero – è scritto ancora -, solo così il nostro amato Nicola non sarà morto invano”.

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Unita'

In 10mila a Verona per Nicola, ucciso dai neonazi
Marco Filippetti

manifesti firmati Lega Nord in solidarietà agli aggressori di Nicola Tommasoli, foto Ansa
manifesti sequestrati firmati Lega

Una Verona blindata, plumbea, ha accolto le tante migliaia di giovani arrivati da tutta Italia e in special modo da Roma e dal Centro-Nord, in ricordo di Nicola Tommasoli, il giovane ucciso di botte da cinque neonazisti la notte del primo maggio. Tanti, non tantissimi, ma tanti: 10mila secondo gli organizzatori (oltre tremila per la Questura) hanno sfilato per le strade di Verona fino a piazza delle Erbe, dove la manifestazione si è chiusa con comizi volanti dagli altoparlanti montati su un camioncino.

Il corteo “antifà” (antifascista, come si dice ora) è stato promosso dall’Assemblea cittadina «Per sconfiggere l’intolleranza, il razzismo», che riunisce molti centri sociali e varie sigle della sinistra e vuole essere una risposta politica al pestaggio nazista. E si è chiuso senza oratori ufficiali o palco.

In testa al corteo e a chiudere con gli interventi finali sono stati gli amici del ragazzo ucciso e i giovani del centro sociale Chimica , e altre associazioni e collettivi veronesi.

Dietro lo striscione di che apriva il corteo – con la scritta «Nicola è ognuno di noi»- molti studenti universitari e delle scuole superiori di Verona. Subito dietro una nutrita pattuglia di “No Vat”, gay e lesbiche che avevano in programma una manifestazione a Venezia per la giornata mondiale contro l’omofobia e hanno spostato l’appuntamento a Verona legando la questione della discriminazione sessuale a una comune battaglia contro l’intolleranza. Tra loro anche cartelli del movimento “No Dal Molin” contro la realizzazione della nuova base americana di Vicenza e dei “No Tav”.

Ancora dietro, a metà corteo, lo spezzone più “duro”, quello dei centri sociali – sei pullman soltanto dalla capitale – protetto da un servizio d’ordine suddiviso in cordoni. In coda, sindacati e partiti, con esponenti politici nazionali come Emanuela Palermi del Pdci, Gennaro Migliore di Rifondazione, l’eurodeputato del gruppo Gue Vittorio Agnoletto, il direttore del quotidiano Liberazione Piero Sansonetti.

Non è stata certo una manifestazione allegra, oltretutto il tempo era brutto, con pioggia a tratti. E qualche momento di tensione fin dalla partenza, con dimostranti fermati alla stazione di Bologna e a Brescia per problemi di controllo dei biglietti collettivi. A Verona, la città li ha accolti come città blindata, con agenti in tenuta antisommossa dispiegati sia davanti che dietro, molti negozi chiusi e solo poche bandiere della pace appese ai balconi lungo il percosro della manifestazione.

L’episodio di contestazione più “duro” è avvenuto poco dopo la partenza, quando qualcuno dei ragazzi ha scritto una frase contro il precariato sulla vetrata di un’agenzia interinale chiusa e la polizia è intervenuta con una breve carica, spezzando il corteo. Ma poi la manifestazione è ripartita e si è conclusa senza arresti o incidenti.

«Basta morti per mano fascista, basta violenze, non è bullismo questo e ogni sera a Verona succedono aggressioni, non è un episodio casuale, non è teppismo qualunque», grida al megafono un ragazzo. Altri portano cartelli contro il sindaco Tosi per il quale l’uccisione di Nicola Tommasoli è solo «un episodio che non fa testo, succede una volta su un milione». Lui, nella sua carriera politica con i neonazisti c’è andato a braccetto – è stato ricordato anche negli interventi finali -, e continua a premere sul tasto della sicurezza ma senza darle colore: «Riempiendosi la bocca della parola d´ordine sicurezza – dicono i manifestanti – ha alimentato una forma di “insicurezza” che legittima la libera e spontanea pretesa di ristabilire il decoro, di ripulire il centro città e i quartieri dai nemici della presunta veronesità. Perché il suo successo – proseguono – poggia sull’odio, non vive senza un nemico, alimenta una guerra irresponsabile le cui conseguenze pagheremo a lungo. Si deve vergognare per ciò che ha detto e per i silenzi, perché l´acqua che oggi getta sul fuoco se fosse stato coinvolto un non veronese sarebbe diventata benzina. Perché – concludono – non avere detto una parola di condanna sui maledettamente e sempre uguali pestaggi in centro, ha provocato quello che è successo a Nicola».

Nicola, si legge del resto nell’appello della manifestazione “antifà”, «è stato ucciso non perché avversario politico, non perché rappresentava il nemico, nemmeno perché diverso: migrante, comunista, gay, zingaro, barbone. Solo e “semplicemente” perché estraneo, non familiare, non compatibile».

Negli interventi finali in piazza delle Erbe, la piazza dei giovani, dell’aperitivo, dove -hanno denunciato in molti – si sono verificate tante aggressioni dei naziskin, il senso della manifestazione di sabato è sembrata proprio quella di una riconquista della città a una convivenza più civile, democratica, dove non si debba più rischiare un pestaggio per una sigaretta non data, i capelli un po’ più lunghi o un’idea di diverso colore.

La Verona che vuole vivere, l'Amministrazione che oltraggia la memoria di un morto.

autore:
http://verona17maggio.noblogs.org

Sabato 17 maggio in più di diecimila persone (la manifestazione più grande che la nostra città ricordi negli ultimi decenni) abbiamo attraversato pacificamente Verona per ricordare Nicola Tommasoli, per denunciare un assassinio figlio del razzismo contro il “diverso”, dell’incultura neofascista diffusa tra i giovani della nostra città e fomentata da gruppi e organizzazioni con cui l’amministrazione cittadina ha e continua ad avere imbarazzanti e censurabili rapporti. C’è chi si scaglia contro i mass media per denunciare una presunta “gogna mediatica” nei confronti di Verona. Cosa dovremmo dire noi, di una manifestazione con migliaia di persone raccontata dalla stampa solo (o quasi) per gli episodi del tutto marginali di alcune decine?

Noi, al contrario, pensiamo che Verona debba continuare a guardarsi allo specchio e ad interrogarsi seriamente per riconoscere la matrice delle troppe aggressioni degli ultimi anni, culminate nell’assassinio di Nicola. Chi ha manifestato ha condiviso la volontà di costruire una Verona diversa, accogliente, libera, senza paura. Ha visto centinaia di veronesi senza bandiere aprire il corteo camminando, in un silenzio carico di dolore e di significato, dietro lo striscione arancio “Nicola è ognuno di noi”. Ha visto migliaia di persone (associazioni, movimenti, centri sociali, gruppi antagonisti) gridare slogan contro il fascismo. Ha visto migliaia di persone, in coda al corteo, manifestare dietro le insegne dei partiti che hanno voluto essere in piazza. Una manifestazione costruita dal basso, pubblicamente, con un’assemblea aperta alla cittadinanza.

Di fronte a tutto ciò Tosi vede solamente una vetrina rotta, e qualche scritta. Continua, come sempre, a indicare la pagliuzza senza vedere la trave, a parlare di panchine invece che di persone, di divieti invece che di rapporti umani. Di piazze da ripulire invece che di piazze da vivere e da riempire. Noi non strumentalizziamo nessuno, non infanghiamo nessuno. Non intendiamo monopolizzare la memoria di nessuno. Vogliamo solo ribadire che al posto di Nicola poteva esserci ognuno di noi, e che questo non deve mai più accadere.

Non solo Tosi, a cui la città dovrebbe chiedere i danni per le continue dimostrazioni di intolleranza. Anche Bonfante, del PD, forse non si rende conto della gravità delle sue dichiarazioni. Paragonare una vetrina rotta all’assassinio di un ragazzo, questo sì che è un atto irresponsabile, e che infanga la memoria di chi è stato ucciso. Ma a noi tutto questo interessa poco. Ci interessa raccontare di una città che per un giorno è stata viva, partecipata e diversa. Dovrebbe esserlo tutti i giorni.

Passata solo qualche ora, l'Amministrazione ha risposto ai diecimila manifestanti e alla città intera rimuovendo tutti i fiori, i biglietti, i cartelli e i segni di partecipazione che gli amici di Nicola e decine di cittadini e cittadine hanno portato in queste settimane nel luogo dell'aggressione, a Porta Leoni. Ora, lì, c'è il vuoto dell'oblio e della rimozione. Lo sdegno ci impone poche parole: questa non è solo intolleranza, questa è assenza di pietà per un morto, mancanza di rispetto e disprezzo per i tanti segni di un lutto pubblico e civile che rappresenta la parte sana di Verona. Tosi e la sua amministrazione, con questo atto, dimostrano di non avere la dignità di ricoprire alcun ruolo pubblico. Vergogna!

L'assemblea cittadina organizzatrice
della manifestazione del 17 maggio 2008

Foto del corteo 17

Autore:
medioattivista

Ecco alcune foto dello spezzone romano e in generale del corteo di Verona di Sabato scorso. Altre Foto e report della presenza degli studenti medi di Firenze e di Roma su medioattivista.noblogs.org

sul 17 a Verona

Autore:
acrobax,coordcasa,allreds
Immagine5:
casalbertone
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quarticciolo
immagine:
marconi
marconi
Sommario:
con Renato nel cuore

Ieri, 17 maggio, eravamo in migliaia a gridare per le vie di Verona la nostra rabbia per la morte inaccettabile di Nicola, ucciso a botte dal fascismo, dall’intolleranza, dall’odio insensato per il diverso. Più di 300 persone sono partire da Roma per portare alla Verona antifascista, agli amici, ai familiari di Nicola la loro solidarietà, la loro forza, la loro rabbia, il loro amore. C’era anche Stefania, la mamma di Renato Biagetti, con la sua instancabile voglia di fare e il suo coraggio infinito.

Mercoledi 14 Maggio si sono svolte, a Roma, una serie di iniziative di comunicazione verso la manifestazione del 17 Maggio a Verona.
Le iniziative a cui abbiamo dato vita hanno raccontato una verità che molti tentano di nascondere e che molti altri fanno finta di non vedere: gli assassini di Nicola, come quelli di Renato nel 2006, sono giovani fascisti armati da una cultura dell'odio e della sopraffazione.
I gruppi di estrema destra come Fiamma tricolore e Forza nuova, così come tutta la destra di governo, così come l'equidistante centrosinistra, hanno creato le basi, diffuso idee ed immagini e infine soffiatosul fuoco.

Questo abbiamo detto in strada, nelle strade dei nostri territori, a viale Marconi e via Ostiense, a Casalbertone e a Quarticciolo; così come abbiamo detto che di fronte ai fascisti non faremo mai un passo indietro.

ABBIAMO GLI OCCHI BEN APERTI
DAX, RENATO NICOLA
IL FASCISMO NON ESISTE Più MA UCCIDE ANCORA

LOA Acrobax
Coordinamento cittadino di lotta per la casa
All Reds Rugby Roma

scarica il dossier su Verona al blog
http://veritaperrenato.noblogs.org/

Comunicato dell'assemblea aperta cittadina. Verona.

autore:
assemblea aperta cittadina
Sommario:
comunicato

Si lotta e si crea anche per ricordare chi ci è stato affine. Non ha importanza se Nicola si dichiarasse antifascista o meno. In questi anni di ripensamenti e ricombinazioni sociali, culturali, politiche, esistenziali, abbiamo imparato a definirci non per quello che siamo ma per ciò che non siamo. A differenza dei suoi assassini Nicola non era nazista, non era fascista, non era razzista, non era leghista, non era un reazionario. Sappiamo ciò che non siamo, ciò che saremo dobbiamo inventarlo. Lontani dalle passioni tristi, gioiosamente, naturalmente, vivere come l'aria che si respira, come ha fatto Nicola. Skate: ebrezza e surf dell'anima. Montagna: tregua, respiro, silenzio. Colore arancio: vitalità e spiritualità. Immaginazione. Vita contro la morte.

Gruppi culturali, teatrali, musicali, associazioni sociali, migranti, individualità, giovani e meno giovani, con esperienza politica e no. Nella sala Lucchi colma di persone, si è svolta l'assemblea aperta cittadina per la promozione della manifestazione del 17 maggio. Molti gli interventi, le proposte, le idee, le riflessioni. Un esempio di comunicazione e informazione che si alimentano per formare socialità diffusa e un'etica fatta di memoria, immaginazione e concretezza. Ricordare Nicola, non permettere che la sua vita e il suo assassinio siano dimenticati, questo il sentimento più diffuso negli interventi. Da qui le molte proposte, come la posa di una targa commemorativa a Porta Leoni e l'intitolazione di un centro giovanile/biblioteca. Il corteo sarà aperto, comunicativo, partecipato, in cui la città parlerà con la città, le identità si meticceranno con Verona, perchè è con la solidarietà e la relazione che può nascere una nuova sensibilità.

Per sconfiggere l'intolleranza, il razzismo, la discriminazione è necessario far appello alla coscienza civile di Verona e alla sua capacità di autocritica come atto d'amore verso la città stessa, perchè è proprio dalle condizione estreme che possono nascere pensieri e pratiche vivificanti, perchè è proprio dal dissenso che possono nascere sensibilità, coscienza, saperi nuovi. E' necessario quindi costruire progetti per nuove sensibilità, forme di vita libere, culture innovative e non sottomesse, valorizzare le esperienze di gestione reticolare dal basso, le diversità di genere e di desiderio, di molteplicità di orientamento e identità (glbtq), la lotta accanto ai migranti e contro la guerra, l'impegno per la giustizia sociale, contro la condizione precaria del lavoro, per il diritto alla casa, la creazione di mercati autogestiti (terra/ambiente/produzione/rivoluzione dei consumi). Una nuova sensibilità ha bisogno di creare in maniera cooperativa forme e strumenti di comunanza, dall'aria all'acqua fino alla produzione informatizzata e alle reti.
"C'è fascismo in ogni buca" ci suggeriscono Gilles Deleuze e Felix Guattari. Usciamo all'aperto quindi, fuori dalle logiche gerarchiche, di appartenenza, di potere e di micropotere, per creare una nuova sensibilità non autoritaria.

Assemblea aperta cittadina di Verona

Verona - Arrestati due compagni e una denunciata

autore:
scoutz

In questi giorni c'e' un gran da fare per organizzare pulman, treni ed altro per far arrivare individualita', al "corteo" per l'aggressione e l'uccisione di Nicola.
Ma quanti di voi sanno che sempre a Verona ci sono stati dei fermi e degli arresti a dei compagni anarchici solo perche' stavano infrangendo le nuove ordinanze comunali che vietano il consumo di cibi e bevande alcoliche in determinate piazze e strade.

Con Dax, Renato, Nicola nel cuore
Contro i fascisti solo sprangate
Paco libero!
Valeria libera!
Liberi tutti!

Incollo qua sotto prima il lancio dell'ansa e poi il resoconto dei fatti.

X MAGGIORI INFO
http://www.informa-azione.info
http://www.informa-azione.info/verona_arrestati_due_co...
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Verona - Aggrediti Cc con spray peperoncino

A Verona, arrestate due persone

(ANSA) - VERONA, 3 MAG - Arrestate due persone a Verona: alla richiesta di 4 carabinieri di mostrare i documenti li hanno aggrediti con spray al peperoncino. I due, entrambi di 34 anni, sono noti alle forze dell'ordine per essere esponenti cittadini di spicco del movimento anarco-insurrezionalista. I militari sono ricorsi alle cure dei sanitari, hanno una prognosi di 10 giorni. La coppia sara' processata per direttissima, le bombolette spray usate dalla coppia (di produzione tedesca) sono illegali in Italia.
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Verona - Arrestati due compagni e una denunciata

Il pomeriggio del 2 Maggio, a Verona, tre compagni anarchici vengono fermati da una pattuglia di carabinieri di quartiere, perché stavano bevendo una birra per la strada, ben consci di stare infrangendo le nuove ordinanze comunali che vietano il consumo di cibi e bevande alcoliche in determinate piazze e strade.
In seguito a qualche scambio verbale, i carabinieri decidono di intervenire in forza per far rispettare l’ordinanza. Altre pattuglie giungono sul posto, i compagni vengono malmenati, alcuni manganellati, tutti ammanettati e portati in Caserma. Valeria finisce all’ospedale con la testa sanguinante, quattro carabinieri pure perché raggiunti da spray urticante.
In Caserma non mancano di certo i soliti atteggiamenti provocatori, della serie “zecche comuniste”, “in America Latina, dovreste andare a finire!”, e così via.
Per Paco e Valeria viene convalidato l’arresto per resistenza, lesioni e porto abusivo d’armi (Paco verrà portato prima in ospedale, poi in carcere), mentre Emilia viene rilasciata con tre denunce: porto abusivo d’armi, rifiuto di fornire le generalità personali, ingiurie.
Il giorno seguente in Tribunale viene convalidata la custodia cautelare per entrambi: Paco rimane in carcere, mentre a Valeria vengono concessi i domiciliari.

Paco libero!
Valeria libera!
Liberi tutti!

Il 14 Maggio, alle ore 9:00, ci sarà il processo.

Per contattare Paco scrivere a:
Paco Giuntoli
Casa Circondariale
Via Porto San Michele, 15
37133 Verona (VR)

1.05.08, Verona. "La storia di tutti noi"

autore:
antifascist* sempre
Sommario:
Iniziative e partenza per il corteo del 17 Maggio a Verona

Esattamente come quasi due anni fa, un ragazzo smette di vivere. Per noi è stato Renato, ammazzato fuori da una dance hall reggae sul litorale di Roma, ammazzato a coltellate perché considerato diverso, compagno, rosso. Oggi è Nicola, ammazzato di botte in una strada del centro di Verona; stesse mani, poco più che adolescenti, di un gruppetto di ragazzini cresciuti nella cultura fascista e razzista dell'intolleranza e del disprezzo. Ancora una rissa, una lite tra balordi finita male. Stavolta la scusa è la sigaretta ma, come ieri, la politica non c'entra niente. Ma noi sappiamo chi è stato. Ad uccidere Nicola, come Renato, sono stati giovani appartenenti ad una cultura neofascista e razzista, espressione di una nuova destra reazionaria, oggi al governo di questo paese e di questa città.

Questi omicidi, nel corso di due anni, non sono episodi di bullismo. Sono figli di un determinato linguaggio politico, di scelte di parole d'ordine; figli di un'esasperata rincorsa all'ordine ed alla sicurezza. La paura ed il disprezzo della diversità, che sia della pelle, dell'origine geografica, del pensiero o del modo di vestire. Figli della scelta meticolosa di spostare sempre più avanti la soglia dell'intolleranza ed alimentare quella guerra tra poveri che spesso aiuta a non vedere tutto il resto: la precarietà della nostra vita, lavori infimi e senza diritti, la mancanza di casa, di spazi di decisione reale o di costruzione di un proprio futuro. La violenza diffusa in questa società affonda le sue radici nell'impossibilità reale di poter compiere delle scelte, ma evidentemente è più “comodo” relegarla allo scontro degli opposti estremismi. Se lo sciacallaggio ipocrita delle istituzioni si trincera dietro l'equidistanza, noi affermiamo di avere il diritto alla resistenza. Rispetto ai fascisti, ai loro metodi e ai loro tentativi di sopraffazione non faremo un passo indietro.

Il 17 saremo tutt@ in piazza a Verona

Mercoledì 14 animeremo le piazze e le strade di Roma con diverse iniziative di dibattito pubblico, con le nostre parole e i nostri suoni, con interventi di riqualificazione territoriale dei muri della nostra città, con la voglia di informare e di parlare della nostra storia.

Con Renato, Dax e Nicola nel cuore.

Casalbertone- assemblea e iniziativa pubblica organizzata dai comitati territoriali h.18.00 piazza di casalbertone.

Marconi/Ostiense- iniziativa itinerante h.15.00 piazzale del cinodromo, via della Vasca Navale, vicino Ponte Marconi.

Quarticciolo- dalle h.18.00 piazza del Quarticciolo musica e comunicazione.

Forte Prenestino- Assemblea cittadina h.20.00.

La partenza per Verona è prevista per le 5:00 AM di sabato 17 da Scalo san Lorenzo con i pulmann, costo 20 euro A/R. per info Radio Onda Rossa, tel. 06491750.

PULLMAN Roma > Verona / sabato 17 maggio

autore:
ram
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Per la manifestazione di Sabato 17 Maggio a Verona stiamo organizzando alcuni pullman.

Il costo è di 20 euri a testa a/r.

Per prenotarsi:
- passare o telefonare alla segreteria del Forte Prenestino [06-21807855 > h. 18 / 21]
- telefonare a Radio Onda Rossa [06-491750]

Seguiranno info sull'orario e il luogo della partenza.

Prossimi appuntamenti:

:: mercoledì 14 maggio ore 20 > Forte Prenestino
-> ASSEMBLEA

:: giovedì 15 maggio ore 19 > San Lorenzo
-> Aperitivo Informativo