Controllo/Repressione

Big in Japan

locandina anti G8 in Japan

E' iniziato il 7 luglio nel nord del Giappone, il G8 che riunisce i piccoli del mondo: Gb, Canada, Francia, Germania, Italia, Russia, Usa e Giappone.
Dal 5 all'11 luglio, al centro dell'attenzione in quest'edizione blindatissima come le precedenti ci sono i seguenti temi: l'aumento dei prezzi dei cibi di prima necessità e quello del petrolio, lo sviluppo dell'Africa e i cambiamenti climatici.
Ovviamente nessuno si aspetta una discussione che possa portare il minimo dei benefici per le popolazioni mondiali a cui gli arroganti e prepotenti 8 neanche fanno finta di rivolgersi, e l'unica cosa che stanno avendo in cambio i manifestanti giapponesi e non, sono la consueta repressione e gli arresti ingiustificati.

Dirette
gipfelsoli - Indymedia Japan - Amisnet.org

Approfondimenti
Indymedia Uk sul G8

Offri un dito

Allo scoccare di domenica 6 Luglio 2008 il decreto contenente la "dichiarazione dello stato di emergenza in relazione agli insediamenti di comunità nomadi nel territorio delle regioni Campania, Lazio e Lombardia", in pratica una schedatura etnica, entra nel vivo anche a Roma dopo che in Lombardia gia' da un mese e' aperta la caccia.
Nonostante violi sia la costituzione italiana ma anche le leggi del buonsenso europeo, nonostante abbia fatto smuovere l'Unicef e addirittura Famiglia Cristiana, l'operazione di polizia va avanti.
Nell'incontro di venerdi tra prefetto e sindaco si sciogliera' il nodo sulla necessita' o meno di prendere le impronte digitali ai bambini rom, ultima vittima dell'ondata repressiva che ad ogni stagione deve avere il proprio obiettivo.

Prossime iniziative

Aggiornamenti

Il Parlamento Europero vota contro il decreto

Vigili tutti di un pezzo

Dopo il decreto legge che prevede l'impiego dell'esercito nelle operazioni di controllo delle maggiori aree metropolitane, continua la militarizzazione dei territori. A Roma, la giunta Alemanno, che sulla sicurezza ha fatto tutta la sua campagna elettorale, fa un ulteriore passo autorizzando il corpo dei vigili urbani ad armarsi.

Pistola calibro 9, manganello e spray urticante per i nuovi sceriffi cittadini. Nel provvedimento è anche prevista la sciabola (!) per il corpo d'elite dei VU. Da pizzardoni a ninja metropolitani, dai compiti amministrativi di una polizia locale a quelli di pubblica sicurezza.

Tra qualche mese dunque nella sola città di Roma ci saranno 6.000 persone armate in giro per strada.

Speriamo che non si sbaglino tra il libretto delle multe e la pistola...

Un'altra città

flyer della manifestazione

A distanza di due mesi dalle elezioni che hanno cambiato la connotazione politica della città ma non i rapporti con i poteri forti, la rete delle occupazioni abitative insieme agli spazi occupati e autogestiti della città, hanno danno appuntamento a tutte e tutti coloro che reclamano diritti: diritto alla casa, ad un reddito che non sia frutto del lavoro precario, ad una città libera dagli istinti razzisti o xenofobi.

L'appuntamento è sabato 14 giugno alle h16 al Regina Elena, una delle più recenti occupazioni abitative a attualmente sotto la minaccia dello sgombero.

Aggiornamenti in tempo reale dalla manifestazione: Non c'è sicurezza senza diritti

[ROR - corrispondenze dal corteo] #1 #2

13/06/2008 - Nuova occupazione a CasalBertone

Rom in emergenza

Tanto parlare di emergenza Rom. Ma sono i Rom stessi ad essere in emergenza, a Roma e non solo. Poche ore fa il prefetto Mosca -nominato dal Governo 'commissario straordinario per i Rom' [SIC!] - annunciava che "non ci saranno sgomberi". Invece dopo mesi di campagna denigratoria e razzista, dopo sgomberi e raid fascisti, Venerdì 6 giugno inizia anche la campagna di Alemanno con lo sgombero della comunità di Campo Boario a Testaccio. Comunità che vi risiedeva da anni.
Domenica 8 Giugno una manifestazione organizzata da Rom e Sinti attraverserà il centro di Roma per denunciare la deriva razzista delle politiche nazionali e cittadine del tanto decantato 'Pacchetto Sicurezza'.

::Appuntamenti:: Domenica 8 giugno h 15 Colosseo.

Dal newswire
- Giornata storica per i Rom.
- Corteo Rom: un passo importante verso il riconoscimento dei diritti

Genova, al G8 agenti Usa autorizzati a sparare

autore:
(A)
Sommario:
Il Pg: i disobbedienti dovevano essere fermati.

!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

A Genova, nel luglio del 2001, durante i giorni del G8, un contingente di militari e agenti dei servizi statunitensi era stato autorizzato all'uso delle armi sul territorio italiano, ed era pronto a sparare per fermare eventuali aggressioni ai propri rappresentanti istituzionali.

E' una novità assoluta, quella rivelata in un documento di 20 pagine depositato pochi giorni fa nell'ufficio impugnazioni del tribunale di Genova. Si tratta del ricorso con il quale il sostituto procuratore generale di Genova, Ezio Castaldi, chiede il processo d'appello per alcuni dei 25 manifestanti accusati di devastazione e saccheggio che, nel dicembre scorso, mentre molti vennero condannati a pene pesantissime, evitarono una sentenza più dura.

Accadde perché il tribunale riconobbe ai cosiddetti "disobbedienti" coinvolti negli scontri di via Tolemaide, di essersi ritrovati in una situazione di guerriglia originata da un errore del plotone di carabinieri il quale, diretto in altra parte della città, deviò e caricò all'improvviso il corteo delle tute bianche, dando così il via agli scontri.

Castaldi, nel ricostruire quegli eventi, critica l'interpretazione del tribunale, sostiene che la maggior parte dei manifestanti presenti in via Tolemaide aveva intenzioni non pacifiche e giustifica quindi l'operato delle forze dell'ordine e dello stesso contingente dei carabinieri. Per dare forza a quest'impostazione rivela un retroscena fino ad oggi sconosciuto.
"... Le forze dell'ordine - scrive a pagina 6 - dovevano impedire che entrassero in azione, e con mezzi estremi, le forze di sicurezza degli stessi stati partecipanti al G8".

Non si parla di pochi agenti della security del presidente George W. Bush. "Dette forze di sicurezza - continua infatti l'ex procuratore di Tempio Pausania - , per lo più statunitensi, erano infatti ampiamente dislocate nella "zona rossa" a tutela ravvicinata e diretta dell'incolumità personale dei capi di Stato presenti a Genova: ed erano pronte alla reazione immediata ed armata. Su ciò nessun dubbio è possibile... ".

LIBERTA' PER MARINA PETRELLA!

Autore:
oreste scalzone
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domenica 20 luglio 2008
LIBERTA' PER MARINA PETRELLA!

Samedi 19 juillet 2008
Oreste Scalzone, 17 luglio 2008 per ANSA
ANSA, Gianotti
"Visti gli ultimi sviluppi della vicenda di Marina Petrella, voglio dare un consiglio ai capifila della società politica italiana.
Consiglio, beninteso, interessato, certo non nel senso dell'interesse privato, ma in quello di centinaia di antichi "insorti", compagni di destino. Ma che – può succedere in rari casi, quelli in cui si può evitare che .
Farebbero bene a riunirsi tutti, un giorno, attorno a una tavola: il Presidente della Repubblica, quelli delle due Camere, il capo del Governo, i capipartito – Berlusconi e Veltroni, Bossi e Fini e Casini e chi per o con loro (e magari anche –per il richiesto – degli ex- come Bertinotti, e altri). Potrebbero decidere di eliminare alla radice il cancro del contenzioso penale infinito come postumo permanente dei cosiddetti "anni di piombo", di cui vicend come quella di Persichetti, Algranati, Battisti e Putrella sono vere e proprie metastasi : questo sarebbe certo liberatorio per noialtri, ma al contempo eviterebbe a loro di collezionare imbarazzi e frustrazioni, attiratisi volendo incrudelire. Dovrebbero ripescar come minimo l'indulto del '97, che prevedeva il riassorbimento del sovra-sanzionamento legato alle aggravanti , lesivo in permanenza del diritto eguale.
Altrimenti, per troppo voler stringere, a voler raschiare il fondo del barile finiranno a dare 'come il morso di un cane su una pietra'.
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Samedi 19 juillet 2008
FRANCIA:MARINA PETRELLA SI STA SPEGNENDO,ALLARME MEDICI/ANSA
EX BR DA CARCERE A OSPEDALE, 'STA FUGGENDO VIA DALLA VITA' (ANSA) - PARIGI, 14 LUG -

"Crisi suicidaria acuta", "suicidio passivo per autoabbandono", "stato di disperazione esistenziale con caduta di spirito vitale": queste sono alcune delle diagnosi tratte dai referti dei periti medici del carcere, degli ospedali e delle autorità sanitarie francesi che si occupano in queste ore di Marina Petrella, in attesa di estradizione in Italia.

L'ex brigatista, 54 anni, è in "sciopero della vita", come ha titolato 'Le Monde', da quando si è prodotta nella sua psiche e nel suo fisico una "rottura". Il suo "pensiero ossessivo - riferiscono persone che l'hanno visitata ed hanno parlato con lei negli ultimi giorni - è liberare le sue figlie dalla prospettiva di andare a portar fiori ogni settimana sulla tomba di una persona sepolta viva", cioé di passare il resto dei suoi giorni in carcere. "Se muoio - queste le sue parole - potranno almeno elaborare il lutto, il dolore e alla fine liberarsene".

La Petrella, condannata all'ergastolo in Italia e rifugiatasi in Francia nel 1993, è stata arrestata nell'agosto 2007 e il 3 giugno scorso il governo francese ha dato il via libera alla sua estradizione in Italia". Il presidente francese Nicolas Sarkozy nei giorni scorsi ha scritto al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi - compiendo un gesto assolutamente inedito - per chiedergli di farsi latore di una richiesta al presidente

Napolitano di graziarla "il prima possibile". Marina Petrella, il cui stato di salute per il rifiuto di alimentarsi, di essere visitata o curata, continua ad aggravarsi, avrebbe già perso 20 chili. In particolare, la

Petrella non si oppone alle cure che le vengono impartite, o alle trasfusioni di cui ha bisogno, ma non offre alcuna collaborazione e ripete - dicono i suoi intimi -"che alla fine di questo incubo riuscirà ad evadere dalla vita". Da ieri sera é stata trasferita in ospedale perché il carcere non è più compatibile con il suo stato di salute.

Il comitato che si è creato in Francia a sostegno alla Petrella - fra cui spiccano personalità come il filosofo Edgar Morin, l'ambasciatore Stephan Hessel, il presidente dell'Unione chiese protestanti Jacques Maury - si riunisce con vari collettivi ogni giovedì in pubblico per chiedere la revoca del decreto di estradizione, in applicazione della "clausola umanitaria prevista dalla Convenzione europea sulle estradizioni del 1957.

Carla Bruni, consorte di Sarkozy, aveva detto in un'intervista a Liberation che Marina Petrella "deve essere curata come ogni persona umana e per questo la prigione non è il luogo ideale". Sua sorella, Valeria Bruni Tedeschi, ha chiesto l'autorizzazione di andare a visitare in carcere la Petrella e si è presentata all'ospedale dove è ricoverata la detenuta, ma è stata respinta perché non aveva autorizzazioni.
(ANSA).

Vendredi 18 juillet 2008
FORUM NOUVEL OBSERV. sur Marina‏
"Les années de plomb en Italie, l´extradition de Marina Petrella."
On vous signale que dans le site du NOUVEL OBSERVATEUR, vous pouvez trouver un FORUM sur l'Affaire Marina Petrella &t environs..., au cours duquel Docha Belgrave, Laurent Meynart et Oreste Scalzone, des Collectifs de soutien à Marina, respondent pendent deux heures à une serie nourrie de questions.

http://forums.nouvelobs.com/1426/Doucha__Belgrave__et_...

Controlli, cittadinanze, censimenti e censo (col grassetto di Pierre Joseph Proudhon)

Autore:
Alberto Prunetti
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www.sergiofalcone.blogspot.com

Si è parlato a lungo della questione delle impronte, da prendere ai rom "che delinquono", ai rom in genere, anche ai bambini rom, con cerchi d’applicazione nella strategia di controllo variabili secondo i deliri degli imprenditori politici della società disciplinare.

La strategia di una parte della sinistra, anche in buona fede, è stata quella di rispondere: “prendetele a tutti”, “prendetele anche a noi”. Un errore grave. Le impronte non vanno prese a nessuno. Tanto meno a chi, come i rom, è già guardato a vista, ispezionato, spiato, diretto, legiferato, regolamentato, incasellato, indottrinato, catechizzato, controllato, stimato, valutato, censurato, comandato.

La controrisposta istituzionale (“le prenderemo a tutti, le prenderemo anche a voi…”) ha spiazzato molti sinceri militanti antirazzisti, ma era francamente prevedibile da chi guardasse le cose con la necessaria diffidenza critica. A maggior ragione, era ipotizzabile un allineamento veltroniano alla logica dell’allargamento dei controlli, a dispetto del restringimento dei diritti.

Dall’emergenza al controllo
A questo punto dovremo cominciare a interrogarci sulle dinamiche che corrono tra immigrati e minoranze da un lato e popolazione autoctona e maggioritaria dall’altro, dal punto di vista dell’estensione delle pratiche autoritarie.
La sensazione è che ciò che sta accadendo contro i migranti e i rom sia un laboratorio, un banco di prova di un progetto di potenziamento dell’apparato repressivo e di controllo statale, volto a imbrigliare le vite di tutti. Un apparato che mai come adesso, sotto un sedicente liberalismo, è stato tanto forte.
I codici amministrativi e quelli penali inventano o aggravano pene fino a qualche anno fa assolutamente impensabili (pensiamo a quanto rischiamo ogni volta che guidiamo un’automobile) e i migranti (descritti come pericolosi, clandestini, ubriachi..) sono stati l’oggetto di campagne mediatiche che hanno determinato, sull’onda emotiva dell’emergenza e dell’allarme sociale, il giro di vite nell’ambito penale e delle pratiche di controllo (vigilantes, telecamere, esercito utilizzato con funzioni di polizia… l’elenco sarebbe lungo).
Sostanzialmente la strategia è quella di criminalizzare prima una parte debole della società (i rom italiani, i giostrai, i senza fissa dimora, i giovani che bevono il sabato sera, i migranti…), in seguito introdurre apparati di sanzione e di controllo degni di una società disciplinare chiusa (una dittatura, insomma), giustificare poi il passo come una normativa estemporanea volta a combattere un’emergenza e infine, alla prima lamentela del governo ombra, estendere democraticamente a tutti il supplizio.
Per questo credo che difendere i migranti non sia semplice umanitarismo, ma risponda alla necessità di contrastare pratiche di repressione e disciplinamento che entrano in vigore col pretesto di applicarsi solo ai migranti.
Ovviamente questa strategia autoritaria funziona perché il razzismo istituzionale e le prassi mediatiche, attraverso la criminalizzazione dei migranti, hanno separato la società e la stanno ricompattando in maniera fittizia attraverso l’immagine dello straniero, del diverso, rappresentato come pericoloso e criminale.

Cittadinanze e censo
Anche sulla questione della cittadinanza, la sensazione è che sui migranti, sui rom e sui marginali si stiano facendo delle prove di laboratorio su quello che poi si potrà estendere anche agli altri. La cittadinanza infatti potrebbe, guardando al futuro col giusto cinismo, spostarsi su indici di censo, come già richiesto in certi comuni per la residenza agli stranieri, e quindi risultare non un attributo universale, di filiazione illuminista, ma un elemento fluttuante, diretta funzione del proprio conto in banca o dei privilegi accumulati.

Il risultato sarebbe una stratificazione civica: in alto i cittadini, sopra una certa fascia di reddito, poi quei meteci che hanno diritto di soggiornare dando conto ogni anno della loro provata lealtà al sistema produttivo italiano, alle istituzioni e al governo, infine gli esclusi da ogni diritto, definiti clandestini. Tra questi potrebbero rientrare anche individui finora protetti dalla nascita in un paese comunitario, ma identificati come gruppo sociale subalterno, facilmente criminalizzabile (ad esempio i romeni poveri, o i giovani devianti, o quelli senza fissa dimora, i tossicodipendenti, ad libitum…). Chi appartiene a questo gruppo sarà, alla minima resistenza, alla prima parola di lamento, represso, emendato, vilipeso, vessato, cacciato, deriso, accoppato, disarmato, ammanettato, imprigionato, fucilato, mitragliato, giudicato, condannato, deportato, sacrificato, venduto, tradito, e per giunta, schernito, dileggiato, ingiuriato, disonorato, tutto con il pretesto della pubblica utilità e in nome dell’interesse generale.

Censire, controllare
Tornando al progetto di Maroni, già in corso d’opera, di censire i rom, a ragione si ribatte che non sia un censimento ma una schedatura. Che il censimento lo fa l’Istat e non la polizia. Che funziona attraverso lettere e non con un tipo in divisa con una mascherina bianca che ti pigia le mani nell’inchiostro.

Fosse anche solo un censimento (ma non lo è), andrebbe comunque combattuto. Si deve dire di no alla criminalizzazione di rom e sinti, siano italiani o immigrati. E questi censimenti, ridicoli perché destinati alle persone più controllate d’Italia, orribili perché finalizzati solo alla loro esposizione mediatica come un gruppo pericoloso, esprimono una volontà di controllare i poveri e i marginali che va di pari passo con il desiderio di garantire l’impunità ai potenti.

Censimento ricorda parole che separano. La ricchezza. Il censo. Il censore, il magistrato romano che vigilava sulla pubblica sicurezza. Ma anche la prestazione dovuta nel medioevo per ottenere un beneficio.
Numerare, contare, è una delle prime strategie di creazione della disuguaglianza.
Il censimento, inutile dirlo, è poi una strategia di controllo: permette di verificare la composizione di una popolazione e se possibile di modificarla.

Ancora a ragione, si ricordano i risultati devastanti del censimento italico o alemanno (absit iniuria verbis) della popolazione ebraica. O quello imposto nel 1930 dai colonialisti belgi alle popolazioni dell’attuale Ruanda, laddove i funzionari censenti, incapaci di distinguere tra tutsi e hutu, ma convinti che i primi fossero alti e nobili e i secondi contadini (e pertanto bassi), decisero di distinguere tra le etnie, fino allora fluide, affidandosi un po’ all’altezza delle genti, e poi, con maggior sicurezza, al numero di capi di bestiame posseduto: se avevi almeno dieci buoi eri un tutsi, altrimenti rimanevi un hutu. Per sempre. Certificato da carte d’identità che dopo settant’anni esistono ancora e che hanno deciso della vita e della morte di migliaia di persone.

E’ evidente allora che un censimento è un atto amministrativo che risponde a una logica di disciplina e controllo della popolazione, e questa logica si fa più perversa quando cerca di imporre un sigillo etnico sulle spalle dei censiti.
In ogni caso, quando il potere chiede di dare conto di sé di fronte all’autorità, di farsi numerare, chiede solo di farsi disciplinare, controllare, soggiogare. Proudhon docet. Teniamolo in mente, e diffidiamo dalle pratiche di controllo. Anche quelle amministrative. La banalità, tutta amministrativa, della faccia di Maroni è quella di un ometto qualunque che prepara il confino, l’individuazione etnica e l’allargamento delle strategie di controllo e concentramento della minoranza più importante d’Europa. Banalità del male, verrebbe da dire.

Il Duka presenta "Roma K.O. Romanzo d'amore droga e odio di classe" scritto a quattro mani con Marco Philopat (Agenzia X)

autore:
seavelist
Sommario:
Il Duka, ironico bardo della controcultura romana, presenta il libro "Roma K.O. Romanzo d'amore, droga e odio di classe", scritto insieme a Marco Philopat e pubblicato da Agenzia X. Guarda l'intervista: http://www.bookchannel.it/player.asp?iart=215

Roma, settembre 2008. Il Corviale, leviatano edilizio lungo un chilometro, subisce all'improvviso gravi danni strutturali. II sindaco V. decide di trasferire i suoi seimila abitanti in una tendopoli allestita negli studios di Cinecittà, proprio a ridosso di un grande centro commerciale. La rabbia degli sfollati e l'irrefrenabile desiderio di possedere merci fanno scattare un meccanismo fuori dagli argini della razionalità, destinato a cambiare persino gli equilibri meteorologici delta città eterna. II romanzo si svolge in cinque adrenalinici giorni, con la continua irruzione della voce del Duka che, attraverso iperboliche testimonianze, narra trent'anni di inedita storia underground, fino allo scontro frontale, a tutta velocità, tra fiction e realtà. Un pugno da K.O. a qualsiasi forma di normalizzazione.

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autore:
brogi
Sommario:
veramente da guardare!

vi segnalo questi significati video

perché non solo sono belli e ben fatti, ma sono anche molto stimolanti, si guarda, si pensa e una cerca disperatamente di arrivare alle 25 parole! ci sono arrivata?

vittoria

http://www.ltmd.it/anarchia.htm

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