Controllo/Repressione
Mer, 25/06/2008 - 12:59
Dopo il decreto legge che prevede l'impiego dell'esercito nelle operazioni di controllo delle maggiori aree metropolitane, continua la militarizzazione dei territori. A Roma, la giunta Alemanno, che sulla sicurezza ha fatto tutta la sua campagna elettorale, fa un ulteriore passo autorizzando il corpo dei vigili urbani ad armarsi.
Pistola calibro 9, manganello e spray urticante per i nuovi sceriffi cittadini. Nel provvedimento è anche prevista la sciabola (!) per il corpo d'elite dei VU. Da pizzardoni a ninja metropolitani, dai compiti amministrativi di una polizia locale a quelli di pubblica sicurezza.
Tra qualche mese dunque nella sola città di Roma ci saranno 6.000 persone armate in giro per strada.
Speriamo che non si sbaglino tra il libretto delle multe e la pistola...
Ven, 04/07/2008 - 22:23
Michele Fabiani è detenuto da oltre otto mesi, in regime EIV, con assurde accuse di terrorismo.
A ben guardare, però, è facile intuire come l'attività politica di Michele abbia effettivamente terrorizzato il potere.
Basta rileggere questa intervista all'Economo della Camera dei deputati,realizzata da Michele nel 2006 (ma tuttora di sconcertante attualità) e pubblicata su Anarchaos, Indymedia Italia e molti altri siti di movimento.
Intervista a Maurizio Bassetti, vittima di torture tecnologiche
a cura di Michele
http://www.anarchaos.it/Articoli/intervista_a_maurizio...
(L'intervista è un'anticipazione del dossier in preparazione sulla tortura tecnologica e il controllo mentale in Italia)
Maurizio Bassetti ha lavorato alla Camera dei Deputati dal 1979 al 1996. Negli ultimi anni da economo denuncia alcune gravi truffe, le sue denunce finiscono anche nei giornali. Una volta in pensione comincia a subire furti e aggressioni in casa da parte di sedicenti appartenenti ai servizi segreti. Si sente spiato e assume alcune agenzie investigative con il compito di controllare chi, a sua volta, lo segue. Vengono individuati dipendenti del SISDE, delle forze armate, o loschi personaggi che entrano ed escono dalla questura, in un caso si tratta di un noto spacciatore romano. La tragedia inizia nel 2004 quando comincia a subire la tortura tecnologica. Oggi è membro dell’Associazione vittime armi elettroniche e mentali, il suo è uno dei casi più concreti e dimostrabili: dichiara di subire scosse elettriche provocate dall’emissione di onde ad ultrasuoni, strumenti facilmente acquistabili che negli USA verrebbero usati anche come pistole “scaccia cani”. E’ un esempio drammatico di quanto siano capaci gli organi repressivi dello stato, che mette seriamente in dubbio la possibilità della libertà in Italia.
D: Non sei stato sempre economo a Montecitorio?
R: No, ma le cose più interessanti avvennero quando ero economo.
D: Era il periodo di Tangentopoli…
R: Io e un mio collega ci eravamo illusi di poter fare una piccola Tangentopoli anche a Montecitorio. L’unico appoggio che abbiamo trovato è stato solo da parte dell’onorevole Galasso, il famoso avvocato eletto con il gruppo della Rete. Lui lavorava a livelli più alti, noi fornivamo le informazioni di base. Egli si interessò di alcuni palazzi acquistati dalla Camera a dei prezzi esageratamente alti. Ricordo un caso particolare in cui la Camera acquistò un palazzo a 120 miliardi dal Banco di Napoli. Era evidente che dei soldi ritornavano ai partiti. Da sottolineare il fatto che la Camera dei deputati, in quanto organo costituzionale, non può essere controllato per evitare di subire influenze.
D: Finanziamenti ai partiti?
R: Si. La nostra ipotesi era che siccome i partiti si finanziavano con questi investimenti, in cambio pagavano e permettevano ai dipendenti di rubare, così da solidificare il livello di omertà. Le mie denunce riguardavano in gran parte i dipendenti. Io ricordo che da economo finanziavo circa 20 miliardi l’anno e gran parte ne sparivano.
D: Quale effetto ebbero le denunce?
R: Sulle mie denunce vennero fatte due commissioni di inchiesta parlamentare, con mia soddisfazione. La soddisfazione calò quando Galasso non venne rieletto e gli atti vennero secretati. Apparentemente, comunque, avevo vinto e i personaggi più compromessi vennero cacciati.
D: Un partito in particolare?
R: Un partito in particolare che mi deluse fu il PDS, o PCI ora non ricordo bene cosa fossero, insomma gli attuali DS. Ebbero concretamente l’occasione per scoperchiare il tutto, ma evitarono di farlo per impedire che lo scandalo li coinvolgesse. Siamo dovuti andare allo scontro frontale da soli.
D: Non è facile.
R: Si, anche perché io ero uno dei dipendenti più a sinistra e qualche anno prima vennero scoperti dei dipendenti che erano membri delle BR. Quindi c’erano molti controlli e forse temevano che anche io fossi un infiltrato che spiava i politici. Solo così mi spiego tanto accanimento contro di me anche ora.
D: Quando sei andato in pensione doveva finire tutto?
R: Io sono andato in pensione nel 1996, mi sono dedicato alla fotografia e non mi sono più preoccupato di questa faccenda.
D: Quando si è verificato il primo episodio?
R: Nel giugno 2001, subito dopo la vittoria del centrodestra. Non so se è un caso, c’è un minimo di speranza in me ora che ha vinto il centrosinistra. Non che io abbia alcuna fiducia verso la sinistra, so che sono totalmente immischiati.
D: Cosa è successo?
R: Il 13 giugno ho avuto uno strano furto. Sono riusciti ad entrare senza forzare le porte blindate, come se avessero una copia delle chiavi. Poco dopo, il 3 luglio, ho avuto l’episodio più grave: ho trovato a casa tre energumeni incappucciati probabilmente con delle calze, mi hanno sbattuto a terra e mi hanno incerottato con del nastro da pacchi, mi hanno preso a calci e mi hanno chiesto la chiave di una cassaforte. Si sono subito qualificati come agenti dei servizi segreti. Cercavano prove e documenti, hanno anche minacciato di colpire mio figlio. Io ho riportato una frattura allo sterno per i cazzotti.
D: Strano atteggiamento quello di un membro dei servizi segreti di qualificarsi spontaneamente come tale.
R: Infatti credo sia una copertura. Un modo per rendere i servizi non sospettabili e lasciarli a dirigere gli attacchi. I tre energumeni non credo proprio siano stati degli agenti. Io so chi è uno dei tre, ma non ho le prove: si tratta di un piccolo delinquente, uno spacciatore di droga.
D: Quando se ne sono andati?
R: Dopo avermi trattenuto per un’ora, a mezzogiorno, quando la ragazza delle pulizie ha suonato alla porta. Praticamente mi ha salvato. Questa persona li ha visti in faccia quando mentre uscivano di casa. Pensa che lei non è nemmeno stata contattata dalla polizia per identificare i rapinatori.
D: Poi cosa è successo?
R: Ora mi rendo conto di essere stato sotto sorveglianza, mi filmavano, ero seguito da personaggi che si sono ripetuti negli anni. Ho avuto piccoli furti e danneggiamenti, una volta in particolare mi hanno danneggiato la caldaia e ho corso il pericolo di morire soffocato.
D: Non hai pensato di fare una denuncia per tentato omicidio?
R: Si ma tanto non servono a nulla le denuncie. Essendo contro ignoti non hanno effetto. Come posso dimostrare di non essere stato io a fare i danni per manie di protagonismo? In ogni caso non credo si fosse trattato direttamente di un tentativo di omicidio, anche se in quella occasione rischiai seriamente di perdere la vita. Con i mezzi che hanno avrebbero potuto uccidermi in mille modi. Credo piuttosto che vogliano spaventarmi.
D: Continuiamo…
R: Ho avuto una serie di questi episodi. Ricordo in particolare un furto in un mio box dove hanno portato via carte e materiali del lavoro a Montecitorio. Poi ho provato più volte a cambiare casa, ma queste cose si ripetevano lo stesso. Con agenzie private abbiamo ricostruito che dietro potrebbero esserci personaggi dei ROS e del SISMI. Ho dei filmati in cui abbiamo effettuato dei contropedinamenti e una delle persone che mi segue è proprio un dipendente del SISMI. Pensa che oggi al piano di sopra del mio appartamento c’è un albergo dove vive sempre la stessa persona, la quale sembra non lavori mai e passa il tempo a controllarmi, mentre al piano di sotto ci vive un carabiniere con una donna. Una volta, non sopportando più la tortura di cui sono vittima, ho perso la pazienza e sono andato al piano di sopra, nella camera di albergo in cui secondo me c’è qualcuno che mi spia, ho preso un treppiede e gli ho spaccato la finestra. Nella casa c’era sicuramente qualcuno, la luce era accesa. Immaginavo sarebbero venuti a protestare…invece si sono limitati a spegnere la luce e sono rimasti in silenzio. Non è il normale comportamento di chi gli viene danneggiata la finestra di casa, ne tanto meno è il normale atteggiamento che un albergatore ha nei confronti della sua proprietà quando viene danneggiata. Non ho ricevuto alcuna protesta. E’, secondo me una prova della loro malafede.
D: Parlavi di filmati e prove. Tutto questo sarebbe emerso dai contropedinamenti?
R: Da questi pedinamenti nei confronti di chi a sua volta mi pedinava, effettuati da agenzie investigative private alle quali mi sono rivolto, sono uscite altre cose molto interessanti: ho un filmato in cui alla stazione ci sono tre tipi, uno dei quali mi riprendeva con una telecamera che poi è andato in Questura. La cosa più stupefacente è lo straordinario impegno di mezzi e costi usati contro di me.
D: Quando è cominciato la cosiddetta “tortura tecnologica”?
R: Verso l’estate del 2004 sono cominciati gli ultrasuoni, una cosa che in principio mi ha particolarmente terrorizzato. Mi sono fatto una cultura, nel tempo, degli ultrasuoni, so che possono passare muri e porte. Sono mezzi che si usano in medicina per sciogliere i calcoli renali, o li usano contro i piccioni o contro gli storni; vengono usati anche agli occhi per rimuovere la cataratta e hanno molte altre applicazioni ancora…
D: Cosa senti?
R: Ci sono due tipi di reazioni, in genere, che subisco: con l’ultrasuono le piastrine e le particelle di ferro del sangue vengono attratte e provocano una forte fitta; oppure possono essere più diffusi e si sente una sorta di calore che aumenta fino al dolore. Il peggio è quando si soffermano sui testicoli e su altre parti delicate del corpo. Ultimamente sembra che vada un po’ “meglio”. O sono io che mi sono abituato o loro che hanno imparato a gestirli. Questa tecnica la usano in particolare la notte per svegliarmi.
D: Tutto ciò si verifica solo dentro casa?
R: In principio erano portati a farmelo ovunque. Dovrebbe trattarsi di apparecchi piccoli e maneggevoli. Forse era un modo per farmi capire che potevano raggiungermi ovunque. Recepito il messaggio sono passati ad attaccarmi in particolare a casa. Ora mi sono fatto costruire un apparecchio, una sorta di calamita che attira gli ultrasuoni e evita che mi cadano addosso.
D: Come hai fatto a scoprire che quelle scosse erano in realtà provocate da ultrasuoni?
R: Sempre con le agenzie private. Hanno fatto venire a casa degli esperti che hanno misurato il tasso di elettricità nell’appartamento. Indirettamente ho avuto la conferma anche dal fatto che l’apparecchio che mi hanno dato funzionava.
D: Come fanno a coinvolgere solo te e non colpire altre persone? Come fanno a guidare le emissioni?
R: E’ come per un’arma. Ora dire una pistola è banale, ma per farti capire. In internet ho trovato chi vende questi prodotti, in america vengono usati contro i cani. Quando ci sono altre persone in casa questi episodi non si verificano, credo che mi controllino molto spesso. Capita però che quando sto fermo in una posizione riescono a colpire solo me evitando gli altri.
D: Perché avrebbero scelto proprio te? Solo come vendetta delle denunce alla Camera?
R: La cosa che non capisco è proprio perché ce l’hanno con me. Alla fine non mi occupo di politica da decenni. Forse credono che io sappia più di quanto so, e in questo caso hanno preso un grosso abbaglio, oppure con l’11 settembre, con il pretesto della guerra al terrorismo, si permettono di usarci tutti come cavie...
D: Non c’è nessuno che possa vigilare? Nessuno che possa indagare sull’attività dei servizi segreti?
R: Secondo la nostra associazione anche a sinistra c’è molta connivenza. Il Manifesto e Liberazione non dicono quasi mai nulla, Dorigo ipotizza che il suo microchip sia stato impiantato nel 1996, con il centrosinistra al governo in Italia e per anni in seguito è stato Ministro della Giustizia Diliberto, segretario del PdCI, inoltre i deputati della sinistra fanno parte delle commissioni di controllo sui servizi, come possono non sapere nulla?
Michele Fabiani
michele@anarchaos.it
APPUNTI ALL'INTERVISTA DI BASSETTI, ANCHE IL PRESIDENTE NAPOLITANO COINVOLTO NELLO SCANDALO: "SE VIENE FUORI, IL PDS PERDE UN MILIONE DI VOTI"
di Michele Fabiani
Riguardo all'intervista a Maurizio Bassetti ritengo opportuno, alla luce dell'interesse che ha suscitato e ad alcuni recenti eventi, fare delle precisazioni.
Quando è stata fatta l'intervista non era stato ancora eletto Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Questo illustre personaggio della sinistra italiana è coinvolto nello scandalo dei palazzi fatiscenti acquistati da Montecitorio a prezzi elevatissimi, di cui Bassetti ha parlato nell'intervista.
In un recente contatto telefonico che ho avuto con Maurizio, dopo essersi complimentato, ha ritenuto opportuno aggiungere alcune cose:
"Napolitano all'epoca era Presidente della Camera dei Deputati, con lui c'è stato un "approccio informale, con l'intezione di far scoprire a lui lo scandalo ". Infatti Napolitano in qualità di Presidente della Camera avrebbe, secondo Bassetti, potuto approfittare del suo nuovo ruolo " rendendo pubblico quanto accadeva e presentandolo come un'eredità della precedente gestione da cui voleva smarcarsi. Non ne avrebbe pagato di persona, ma avrebbe appunto potuto affermare che questo era ciò che stava accadendo e che lui aveva semplicemente trovato questa situazione ". Al contrario " dalla reazione avuta da Napolitano si è capito che ci erano immischiati pure loro: ci ha trattato come provocatori, ha affermato che se fosse emerso lo scandalo il PDS avrebbe potuto perdere un milione di voti ".
Bassetti fa anche altri nomi, come quello di Donato Marra, allora segretario generale della Camera, il quale "anche se non guadagnava probabilmente nulla dagli affari illeciti, nel suo ruolo non poteva non vedere quello che accadeva ". Donato Marra è ancora oggi molto vicino al Presidente Napolitano, essendo in questo momento suo stretto collaboratore al Quirinale.
Lo scandalo che sta riemergendo in questi giorni dunque si allarga a macchia d'olio e coinvolge alte cariche dello Stato, mi auguro
sinceramente che finalmente possa uscire, con tutti gli eventi drammatici che ne sono seguiti, alla ribalta negli organi di informazione.
Riguardo alle torture subite da Bassetti dal 2004 ci sono delle notizie interessanti.
Proprio nei giorni in cui l'intervista veniva pubblicata su http://www.anarchaos.it, sono apparsi su alcuni giornali degli articoli in cui si parlava dell'uso di armi ad energia in Iraq, nel 2003 durante la battaglia per la conquista dell'aereoporto di Bagdad. I testimoni parlano di cadaveri ustionati senza aver avuto alcun contatto con armi da fuoco. In alcuni passaggi in questi articoli si è avallata l'ipotesi che si potesse trattare di ultrasuoni, proprio quello che denuncia Bassetti dunque
http://www.anarchaos.it
Ven, 04/07/2008 - 20:38
Lunedì 7 luglio
Appuntamento a piazza Esquilino, dalle 17 alle 20.
Vi sarà una "schedatura" pubblica e volontaria, raccogliendo le impronte
digitali, in solidarietà con il popolo rom e contro il "pacchetto
sicurezza".
Le impronte saranno poi inviate a Roberto Maroni con un messaggio: "siamo
tutte e tutti rom".
All'iniziativa parteciperanno, tra gli altri, l'Arci, Moni Ovadia, Andrea
Camilleri, Dacia Maraini e Ascanio Celestini.
Nel frattempo continua il braccio di ferro tra il ministro Maroni e il
prefetto Mosca: nonostante i ripetuti richiami all'ordine, quest'ultimo
continua a rifiutarsi di prendere le impronte digitali, men che mai ai
bambini.
Dovrebbe visitare alcuni campi in questi giorni, in attesa dell'inizio del
censimento nel Lazio previsto per giovedì 10 luglio (luogo e ora ancora
sconosciuti).
fonte
Ven, 04/07/2008 - 13:22
Sommario: un libro su un caso clamoroso (e molto trascurato) di repressione. Spoleto, 11 luglio
presentazione del libro sull'operazione Brushwood
In questi giorni Spoleto vive gli spettacoli del suo 51° Festival
Il 23 ottobre 2007 la città di Spoleto è stato teatro di un altro spettacolo, di una operazione militare per arrestare delle idee.
Un paese che imprigiona le idee non è degno di essere considerato civile.
Un paese che tiene prigioniero da più di otto mesi, nel supercarcere di Sulmona, in regime di E.I.V. ( Alto Indice di Vigilanza ) Michele Fabiani, 21 anni, giovane filoso spoletino, autore del libro: il Razionale e l’assurdo, pubblicato nel 2005 all’età di 18 anni, e lo accusa grottescamente di essere il capo di un manipolo di pericolosi sovversivi, accusa per la quale Spoleto ha riso e si è indignata, è un paese che non merita rispetto perché disprezza i giovani e la cultura.
Aiutateci a ristabilire la verità, a fare giustizia,
a restituire libertà
Partecipate alla presentazione del libro:
“SONO MICHELE, DETTO MEC, EH EH !”
Una storia di ordinaria repressione, di solidarietà civile e di controinformazione
SPOLETO 11 LUGLIO ore 18
PALAZZO COMUNALE
Sala dei Duchi
Tutte le notizie su Michele, i suoi amici e su Brushwood sui siti: www.Comitato23ottobre.com / liberatemichele.blogspot.com
Ven, 04/07/2008 - 01:31
Roma - C´è pure la televisione, per raccontare come la gioventù romana si diverte a Trastevere il venerdì sera. L´ora dell´aperitivo. Le vie attorno a piazza Trilussa gremite di persone. Cinque o sei bancarelle di
venditori ambulanti. Un ragazzo ha appena regalato un paio di orecchini alla sua fidanzata. Le sirene della polizia colgono tutti di sorpresa. Non è un semplice controllo: tre macchine e una camionetta vuota che ha tutta l´impressione di dover essere riempita.
È la prima operazione contro i venditori ambulanti dopo l´entrata in vigore del decreto sicurezza, che amplia i poteri per i sindaci in materia di ordine pubblico. Mi fermo ad osservare, come molti altri. Non è curiosità, la mia.
È un istinto di controllo. I poliziotti iniziano a sbaraccare i banchetti. Via la merce, raccolta sommariamente nei lenzuoli su cui era disposta. Un agente tiene un indiano stretto per il braccio, mentre dal suo viso trapela tutto, la paura, la rassegnazione, fuorché l´istinto di scappare. È ammutolito. Un donnone africano, del Togo, è invece molto più loquace. Se la prende quando l´agente raccoglie violentemente i lembi del telo a cui erano appoggiati gli orecchini e le collane che
vendeva. «fammi mettere nella borsa, almeno!» dice all´agente. «Non scappo, non ti preoccupare, ecco il mio permesso di soggiorno». «Ma perché tutto questo? - dice - non stavo facendo nulla di male».
All´agente scappa un sorriso, forse un po´ amaro: «è il mio lavoro».
Poi la donna incalza: «conosco la nuova legge. Ora mi fate 5.000 euro di multa. Ma perché non ci date un modo di fare questo lavoro regolarmente?» Nessuna risposta dall´agente, che se ne va e lascia il posto ad un collega, molto meno accomodante. «E muoviti, su!», dice senza accennare ad aiutarla a trasportare le sue cose. Lei, con lo stesso sorriso sul volto, chiude la valigia arancione e con le mani occupate dice «dove andiamo, di qua?»,
mascherando con l´orgoglio la paura che in fondo in fondo le sta crescendo. Mantiene l´ironia però, quando mi avvicino e le chiedo da dove viene. «Da Napoli, bella Napoli, vero?», e intanto, mentre mi svela le sue vere origini africane, si toglie gli orecchini: «questa bigiotteria non mi serve più, stasera».
Due metri più distante due ragazzini italiani, con il loro banchetto in tutto e per tutto uguale agli altri.Devono sbaraccare anche loro, ma gli agenti usano maniere molto più educate. Non li tengono per le braccia, non gli ammassano la merce. La ragazza raduna le poche cose che avevano in vendita. Lui è allibito, terrorizzato, e inizia a parlare nervosamente: «ve lo giuro, è la prima volta che vengo, lasciatemi andare». «Se prendiamo loro dobbiamo prendere anche voi», risponde un agente. Ma alla fine non sarà così. Il ragazzo si dispera, «sono di Roma, non posso credere che mi trattiate allo stesso modo che a quelli lì». Evidentemente è un discorso convincente. Si avvicina un signore in borghese che è lì a dirigere l´intera operazione. «Dottò, Capitano, Maresciallo, giuro che non lo farò mai più...». Si sbraccia, sembra un bambino appena messo in punizione dalla mamma. L´uomo in borghese si mostra irremovibile, ma si capisce subito che vuole solo dargli una lezione, e appena gli altri fermati - 7 persone, tutte straniere - non sono più a vista, lo lascia andare.
A operazione conclusa vado dal signore in borghese, mi presento, «sono un giornalista e ho assistito alla scena. Perché avete fermato solo gli stranieri?», chiedo. La risposta è eloquente. «Portatelo via, identificatelo, e controllate - aggiunge guardandomi negli occhi - perché ha l´alito che puzza di birra». Già, la birra che stavo bevendo prima, e che mi è andata di traverso con tutto quello che succedeva. Per fortuna non è ancora reato, comunque. Mi portano in due verso il ducato dove sono radunati gli stranieri, tenendomi strette le mani sulle braccia. Non mi era mai successo, prima, ed è una sensazione davvero sgradevole.
«Questo per adesso è nell´elenco dei fermati» dice l´uomo alla mia destra, anche lui in borghese, ad un collega. Spalle alla camionetta, mani fuori dalle tasche, cellulare sequestrato. «Perché avete fermato solo gli stranieri?». L´uomo con la polo rosa, quello che mi stringeva da destra, mi risponde, anche se - dice - non sarebbe tenuto: «perché questi sono tutti irregolari». Balle, ho visto con i miei occhi la donna togolese dare il proprio permesso di soggiorno al poliziotto, prima.
Ma non mi aspettavo certo una risposta veritiera.
«Certo che non avevi proprio nient´altro di meglio da fare», dice con sprezzo uno degli agenti. «Ho fatto una domanda, voglio una risposta». L´uomo in rosa, che ha la mia carta d´identità e sta scandendo il mionome per radio si gira verso di me, «hai finito di parlare?» grida. A quanto pare anche rispondere alle domande costituisce un grave errore, e infatti un terzo poliziotto, defilato fino a poco prima si indirizza a me dicendo «guarda che a fare così peggiori solo la tua situazione». Chiedo di sapere i loro nomi e gradi,come avevo fatto già con l´uomo in borghese al
principio, convinto che per legge sia un loro dovere identificarsi. Un altro poliziotto - ma quanti ne ho attorno, quattro, cinque? - mi da la sua versione della legge. «Vedi qual è la differenza, è che io posso
chiederti come ti chiami e tu non puoi chiedermi niente, chi comanda sono io». Un suo collega aggiunge: «certo, se lo vuoi mettere per iscritto è diverso, ma non te lo consiglio, la cosa si farebbe piuttosto scomoda». La minaccia mancava, in effetti. Interrompe la discussione l´uomo in rosa. «Luca!», e con la mano mi fa cenno di andare da lui. «Vuoi andare?» «Voglio una risposta alla mia domanda», insisto. «Non hai capito -
si spiega - hai voglia di chiuderla qui questa storia o no?». «Non sono stupido, so quello che mi sta dicendo, ma io voglio la mia risposta». Mi accompagna lontano dal furgone, in piazza Trilussa. Davanti a me l´uomo che comanda l´operazione, quello dell´alito puzzolente. Mi chiedo se tornare da lui, ma mi rendo conto che nel gioco del muro contro muro il suo è molto più duro. Aspetto ancora in piazza, osservo l´operazione concludersi, fino all´istante i cui gli immigrati vengono caricati sul furgone che si mischia al traffico del lungotevere. Non c´è altro da
fare, questa sera, se non raccontare in giro quello che ho visto.
Questa triste deriva, quest´inverno italiano che avanza.
Oggi inizia l´estate.
Evviva.
Gio, 03/07/2008 - 14:01
autore: P.I.C. pazienti impazienti di cannabis Italia. Arresto e appello per cannabis terapeutica
Pubblichiamo l'appello giuntoci da "Pazienti impazienti cannabis":
Fabrizio Pellegrini, malato di artrite reumatoide in cura con la cannabis, è stato di nuovo arrestato e da lunedì sera si trova in carcere.
Per sette volte negli ultimi 7 anni la pubblica autorità ha perquisito la sua abitazione, ogni anno sequestrando qualche pianta di cannabis e una piccola quantità di erba già essiccata. Quest' anno hanno scelto la sera del suo 40° compleanno per andarlo a trovare, sequestrargli le solite piantine e portarlo direttamente in carcere.
Che non sia uno spacciatore è evidente, nè in tutti questi anni è mai stato accusato di tale comportamento. Fabrizio è una risorsa per la sua comunità: diplomato al conservatorio in pianoforte (ha suonato alla settimana Mozartiana di Chieti, e da un anno è ancora in attesa del compenso pattuito) è anche un pittore di talento, che ha esposto in diverse mostre. E’ un artista sensibile, una persona fragile e minuta, un sognatore, ma nella sua città il suo talento gli permette a stento di sopravvivere, specialmente dal momento che ogni anno viene dipinto dai media locali come un criminale, il che nel lavoro non aiuta. E poi regolarmente per i vari lavoretti che gli richiedono non viene pagato, dovendo invece sostenere spese legali crescenti.
Così si è ritrovato col telefono staccato, niente connessione web nè soldi per ricaricare il suo cellulare, e le sue relazioni sociali si sono ancora ridotte. Il contrario di una vita da spacciatore, insomma.
Ma Fabrizio alla sua salute tiene moltissimo. L' artrite reumatoide, per un musicista e un pittore è quanto di più invalidante e fastidioso si possa immaginare, e Fabrizio aveva scoperto da moltissimi anni che la cannabis gli elimina la rigidità ed i dolori delle articolazioni, così da poter lavorare in tranquillità.
Per questo, il suo medico nel 2006 gli aveva regolarmente prescritto il Bedrocan, i fiori di cannabis medicinale prodotti e commercializzati dal Ministero della Sanità d' Olanda.
La procedura, basata sul D.M.11-2-97, si era rivelata lunga e complessa, essendo stati Fabrizio ed il suo medico i primi (e tuttora gli unici) a consegnare il modulo di richiesta d' importazione per cannabinoidi alla Asl di Chieti, città che anche culturalmente non è certo una metropoli.
Alla fine, arrivata alla Asl l' autorizzazione del ministero italiano per l' importazione della sua medicina, la stessa chiedeva il pagamento anticipato del costo totale della pratica, quasi mille euro per un mese. La maggior parte delle Asl italiane fanno lo stesso (solo alcune forniscono il farmaco al paziente senza spese, con evidente disparità di trattamento anche all' interno della stessa città), ma quella di Chieti si era impegnata verbalmente a far fronte alla spesa, dopo lettere e richieste in tal senso da parte di Fabrizio. Il quale non capiva proprio perchè alcune Asl consentivano ai malati di curarsi senza spese mentre lui, residente in Italia come gli altri, avrebbe dovuto rinunciare alla terapia, alla salute ed al lavoro solo perchè il suo reddito non gli permetteva di pagare il conto alla Asl.
La solidarietà di altri pazienti, tramite l' organizzazione di una sottoscrizione nazionale, è riuscita in quella circostanza a permettergli di pagare la fattura e quindi ricevere la sospirata cannabis medicinale, e lui sembrava aver ripreso fiducia in se stesso e nell' umanità. Era di nuovo in grado ed impegnato a lavorare.
Alla successiva richiesta presentata dal medico alla Asl per tre mesi di Bedrocan, non c'è stato nulla da fare: quasi 2000 euro anticipati o niente.
Chiedere ad un paziente come Fabrizio di rinunciare alla cura che si è rivelata la più efficace, e di tornare senza una ragione plausibile ai suoi dolori e contrazioni muscolo-scheletriche, una forma di sadico menefreghismo orientato al profitto ai suoi occhi, si è ovviamente rivelato inutile.
Fabrizio non rinuncerà mai alla possibilità di non soffrire, e non capisce perchè mai dovrebbe subire conseguenze penali per questo. Non dà fastidio a nessuno, fa del bene a se stesso, chi si permette di entrargli in casa e sconquassare la vita sua e della madre pensionata, per questo? Se davvero vogliono impedire a Fabrizio di curarsi, dovranno tenerlo in carcere finchè vive.
Come è possibile che utilizzare i fiori femminili di una pianta come cura sia lecito se si hanno soldi per pagare ma porti al carcere se la stessa pianta la si coltiva per uso terapeutico personale? E' vero, lo scorso 24 aprile la Cassazione ha stabilito che coltivare anche un solo germoglio di cannabis è reato penale, esponendo così anche gli auto-coltivatori casalinghi alle apocalittiche sanzioni previste dalla L.309 modificata in senso ultra-repressivo dalla 49/2006 di Fini e Giovanardi, smentendo così la giurisprudenza precedente che, tendendo ad equiparare la coltivazione per uso personale di poche piante al possesso per uso personale, di fatto escludeva la rilevanza penale di tale pratica.
Ma, l' intervento della Corte di Cassazione non riguardava affatto l' uso medico comprovato di tale pianta, su cui la Cassazione stessa non è stata mai chiamata ad esprimersi, nè il diritto sancito dall' art.32 della Costituzione "La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività" .
La salute del cittadino è un diritto senza confini. Nell’atto costitutivo dell'Organizzazione Mondiale della Sanità è riconosciuta quale diritto fondamentale dell'Uomo:
"il godimento del miglior stato di salute raggiungibile costituisce uno dei diritti fondamentali di ogni essere umano senza distinzione di razza, religione, opinioni politiche, condizione economica o sociale".
Nel caso specifico di malati, il nostro ordinamento prevede che il fatto illecito (coltivazione) non venga considerato antigiuridico perchè, qualora sia accertato l' uso terapeutico, il diritto alla salute ed alla vita sono considerati valori assoluti ed insuperabili;
Il Codice Penale, infatti, all' art. 51 recita: "L' esercizio di un diritto ... esclude la punibilità". Chi, nell'esercizio di un diritto legittimo, abbia a compiere atti o fatti che integrino una fattispecie preveduta dalla legge come reato, non può essere punito per questo.
Nel punire un paziente che fa uso terapeutico di cannabis come Fabrizio, poi, viene meno anche un' altro aspetto costituzionale, quello dell' art. 25 della Costituzione, cioè del 'recupero del condannato', che in teoria è una delle finalità della pena.
Come si può pretendere di mantenere forzatamente un cittadino in condizione di malattia o addirittura in carcere, rovinandogli la vita, allo scopo di recuperarlo da che?
Entro venerdì prossimo ci sarà l' udienza di convalida, dove l' avvocato chiederà che Fabrizio almeno torni a casa in attesa di presentare la documentazione medica. Vi terremo aggiornati. telegrammi cartoline e lettere si possono spedire a:
Fabrizio Pellegrini
Casa circondariale di Chieti "Madonna del freddo" Via E. Ianni 30 Chieti
era molto depresso questo periodo, e dopo questo bel regalo di compleanno è importante che non si senta solo.Sarebbe bello se ricevesse tanti messaggi di solidarietà, anche perchè così le autorità locali capirebbero che Fabrizio ha migliaia di amici che seguiranno da vicino la vicenda.
FABRIZIO LIBERO !
I Pazienti Impazienti Cannabis
roma@pazienticannabis.org
Gio, 03/07/2008 - 11:41
Sommario: Anticipazioni sul mini-pacchetto sicurezza per Roma che il sindaco Alemanno presenterà lunedì: al bando ambulanti, bottiglie di vetro e sarà vietato stare in piazza su scalinata o simili Dai bivacchi alle bottiglie ecco le nuove ordinanze
E contro gli abusivi anche il provvedimento anti-sacchi
di Maria Elena Vincenzi e Giovanna Vitale
Vietato vendere e acquistare, dopo il tramonto, bevande in bottiglia. Vietato sedersi in gruppo sulle scalinate e i marciapiedi delle piazze storiche, magari per bere una birra, fumare una sigaretta o suonare la chitarra. Niente più vetro e niente più bivacco. È il contenuto delle due ordinanze che il sindaco Alemanno, insieme a quella che bandisce i borsoni dei vu cumprà, presenterà lunedì prossimo al consiglio straordinario sulla sicurezza.
Un mini-pacchetto "sicurezza & decoro" che in qualche modo anticipa le misure contenute nel Patto per Roma, ancora in fase di stesura, che Comune, Provincia e Regione sottoscriveranno con il ministero dell´Interno. Patto che verrà discusso oggi in prefettura, in sede di Comitato provinciale per l´ordine pubblico, al quale parteciperanno - oltre ad Alemanno - il presidente della Provincia Nicola Zingaretti e l´assessore regionale Daniele Fichera in rappresentanza del governatore Marrazzo.
Nel frattempo, però, il primo cittadino ha deciso di intervenire subito per affrontare alcune delle emergenze che, d´estate, si acuiscono. Verrà perciò riproposta l´ordinanza anti-vetro, già sperimentata in zone e periodi determinati dalla giunta Veltroni. Una misura che la nuova amministrazione ha intenzione di migliorare e rendere più efficace: non verrà applicata solo in alcune determinate piazze, come in passato, ma accomunerà quasi tutto il centro storico e le principali aree della movida. Da Campo de´ Fiori a piazza Trilussa, passando per Ponte Milvio e piazza dell´Immacolata a San Lorenzo, solo per citare le più papabili. Un provvedimento più ampio per cercare di scoraggiare chi si sposta da una piazza all´altra pur di bere in bottiglia, creando veri e propri fenomeni di migrazione del divertimento.
Tuttavia il Comune non si limita a questo. Per tentare di riportare la tranquillità nelle notti romane, soprattutto pensando ai residenti delle "zone calde", un´altra ordinanza potrebbe vietare il bivacco. Ripristinando, e rafforzando, il vecchio testo firmato da Rutelli, che non permetteva di mangiare, bere e sporcare la scalinata di piazza di Spagna appena restaurata. Un´operazione fattibile, che, però, pone un vincolo: per farlo serve un appiglio giuridico che, secondo i tecnici del Campidoglio, potrebbe essere la tutela dei siti monumentali di Roma.
Formula altisonante per dire due cose. Niente più giovani che si fermano per ore sulle gradinate o i marciapiedi delle piazze storiche della Capitale. E niente più giacigli di fortuna, con tanto di scorte alimentari e armadi a cielo aperto, nei luoghi simbolo della città. Un provvedimento che potrebbe essere esteso anche alle ville storiche. Intanto, un piccolo elenco è già stato abbozzato: piazza Trilussa, piazza dell´Immacolata, piazza di Spagna, piazza del Pantheon, Campo de´ Fiori.
La terza ordinanza, infine, mira a colpire gli ambulanti abusivi, che con la bella stagione si moltiplicano. La misura "anti-sacchi" vieterà di vendere merce su suolo pubblico mediante l´utilizzo di borsoni, sacchi di plastica e altri contenitori. E, per chi infrange la legge, è previsto il sequestro sia della merce che dei borsoni. Una decisione già anticipata dall´assessore capitolino al Commercio Davide Bordoni, che nei prossimi giorni prenderà ufficialmente vita.
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