antifa

Un'altra città

flyer della manifestazione

A distanza di due mesi dalle elezioni che hanno cambiato la connotazione politica della città ma non i rapporti con i poteri forti, la rete delle occupazioni abitative insieme agli spazi occupati e autogestiti della città, hanno danno appuntamento a tutte e tutti coloro che reclamano diritti: diritto alla casa, ad un reddito che non sia frutto del lavoro precario, ad una città libera dagli istinti razzisti o xenofobi.

L'appuntamento è sabato 14 giugno alle h16 al Regina Elena, una delle più recenti occupazioni abitative a attualmente sotto la minaccia dello sgombero.

Aggiornamenti in tempo reale dalla manifestazione: Non c'è sicurezza senza diritti

[ROR - corrispondenze dal corteo] #1 #2

13/06/2008 - Nuova occupazione a CasalBertone

Nazi Bride

autore:
ram
Sommario:

Questo gustoso video riporta le fasi finali del grottesco exploit fascistoide dello scorso 7 Giugno.
Da notare i materiali pronti all'uso impugnati dai fascisti.

E pensare che volevano solo convolare a giuste nozze...

"Sabato 7 Giugno 2008.
Un gruppo di militanti di "Casa Pound" si mette in evidenza nel maldestro tentativo di partecipare al Gay Pride..."

http://www.youtube.com/watch?v=0QOC1LNla0s

[antifa] costituzione, un discorso del partigiano Calamandrei

autore:
unanitfascistadipassaggio

Nel 1955 Piero Calamandrei, partigiano combattente e padre della costituzione, tiene il discorso introduttivo ad un ciclo di conferenze organizzato da univeristari e studenti medi a Milano circa la costituzione "rivoluzionaria", come lui stesso la definisce nell'incontro

A parte la pallosa introduzione del relatore il discorso di Calamandrei merita tutto, davvero...

Parte 1: http://it.youtube.com/watch?v=1lfnFWbfewM

Parte 2: http://it.youtube.com/watch?v=p2p1gUQ0KlY

Parte 3: http://it.youtube.com/watch?v=wlToXBAXs88

NIENTE MEMORIA--->NIENTE FUTURO

[CorrispondenzaROR] - l'inizio del corteo

Autore:
imc roma

3:08 minutes (2.88 MB)

la prima corrispondenza di RadioOndaRossa.
L'inizio del corteo.

Aggressione fascista all'università La Sapienza

Il 29 Maggio, 500 persone hanno attraversato le strade della "Sapienza" rivendicando Libertà per Emiliano, uno dei ragazzi coinvolti nell'aggressione nazifascita avvenuta martedì 27 Aprile in Via Cesare de Lollis, alle porte della città Universitaria.

A motivo dell'aggressione la vittoria ottenuta dagli studenti nell'impedire lo svolgersi del Convegno "L'unica verità sulle Foibe" organizzato dalla sigla "Lotta Universitaria", tornasole del movimento nazifascista nell'Università (invitato tra gli altri Roberto Fiore).

Roma, scontri all'Università

Sommario:
Il sottosegretario Mantovano: "Il convegno di Fn andava autorizzato"

ROMA - Tre agli arresti domiciliari e tre liberi, ma fermo convalidato per tutti e sei i ragazzi arrestati per gli scontri all'interno dell'Università La Sapienza. I militanti di Forza Nuova Martin Avaro e Gabriele Acerra, e lo studente di sinistra Emiliano Marini andranno agli arresti domiciliari in attesa del nuovo processo che si terrà il 2 luglio. Rimessi in libertà invece, Giuseppe Mercuri, (dei collettivi), Andrea Fiorucci e Federico Ranalli (Forza Nuova). Nel corso dell'udienza di convalida i due gruppi di giovani hanno attribuito alla fazione opposta la responsabilità della rissa. Il giudice Luciano Pugliese nel provvedimento con cui ha convalidato i tre fermi ha affermato che la rissa in via De Lollis è "inficiata da motivi di odio politico, costituente come tale il movente di ulteriori scontri". Per il magistrato non si può escludere in futuro il "verificarsi di episodi che pongono in contrapposizione pretese ideologie". Sia per i tre giovani che sono stati rimessi in libertà, così come per gli altri per i quali sono stati disposti gli arresti domiciliari, il giudice ha ritenuto che "rimane concreto ed attuale il pericolo di reiterazione di analoghe condotte".

Il presidio. In mattinata circa 150 ragazzi dei collettivi universitari hanno dato vita a un presidio davanti al tribunale. I ragazzi hanno issato uno striscione con la scritta "ma quale equidistanza, ma quale rissa, ieri c'è stata un'aggressione squadrista. Emiliano e Giuseppe liberi subito". Molti dei ragazzi giunti a piazzale Clodio avevano i caschi in mano. La situazione resta per ora sotto controllo, con le forze dell'ordine che presidiano il vialetto d'entrata al tribunale. All'interno del palazzo c'era il leader di Forza Nuova Roberto Fiore: "Non possiamo tollerare un'isola, l'università, in cui la legge viene imposta da un gruppo di persone che decide se può essere invitato il Papa e che decide chi può parlare o meno" (la tensione alla Sapienza è stata acuita dalla mancata autorizzazione a un convegno di Forza Nuova sulle foibe, ndr). Al termine dell'udienza qualche monento di tensione tra i ragazzi dei collettivi e alcuni militanti di Fn. La polizia ha evitato il contatto tra i due gruppi.

Nel pomeriggio a Lettere si è svolta un'affollata assemblea organizzata dai collettivi: gli studenti hanno deciso di non occupare la facoltà ma di proseguire la mobilitazione con un presidio a partire dalle 8 di domattina.

Le reazioni. L'opposizione del Pd ha chiesto intanto al governo di riferire in Parlamento. Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha esortato a non strumentalizzare politicamente le violenze. "Scontri tra imbecilli fuori dalla storia e dal tempo", ha definto l'episodio, aggiungendo: "Vedo che c'è ancora la tendenza a ribadire, anche da parte di organi di stampa, vecchi schemi degli anni '70 che vanno superati con nettezza, e che invece creare teoremi ideologici contro di me accresce e alimenta". Più tardi il primo cittadino ha sostenuto che "dentro l'università il problema principale è dato da un fortissimo estremismo di sinistra che crea problemi a tutti coloro che vogliono parlare all'università".

Ma quanto accaduto ieri è l'ennesimo episodio in pochi giorni dopo il raid punitivo al quartiere Pigneto e l'aggressione a un ragazzo gay. Il sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano, nel corso di una informativa del governo, chiede che si dividano "i fatti dalle opinioni" e assicura che il governo non ha sottovalutato la situazione di Roma ma non valuta con lo stesso metro episodi profondamente diversi tra loro come quello di ieri e l'aggressione avvenuta al Pigneto.
"Il governo esprime preoccupazione ma è pronto a vigiliare" ha continuato Mantovano. Che ha fatto riferimento alle scelte dell'Ateneo romano: "E' difficile separare quanto accaduto ieri dal divieto di vietare l'assemblea di Forza Nuova". Quell'assemblea, ha proseguito il sottosegretario, "non poteva qualificarsi come eversiva".

Infine il ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Mariastella Gelmini, ha chiesto al rettore della Sapienza una relazione sugli scontri.

Il bilancio degli scontri. Il bilancio finale del pomeriggio di violenza parla di quattro feriti leggeri. I ragazzi finiti in ospedale, tra i 21 e i 28 anni, hanno riportato varie lesioni anche alla testa: il più grave, un giovane di sinistra, è considerato guaribile in un massimo di 25 giorni per una frattura alla spalla.

Aggressione fascista all'università La Sapienza

Martedi 27 maggio , verso l'ora di pranzo, è avvenuta un'aggressione all'entrata de La Sapienza a Via de Lollis da parte dei fascisti di Forza Nuova, armati di bastoni e catene (questa volta i coltelli non c'erano).

Motivo dell'aggressione il fatto che è stata negata l'aula per un convegno sulle foibe che lotta studentesca stava organizzando a La Sapienza. Gli/le studenti/esse avevano occupato la presidenza di lettere per protestare contro la concessione dell'aula.

"Al Pigneto sono stato io, Non chiamatemi Razzista"

L'uomo del raid del Pigneto, "l'italiano sulla cinquantina" cui la polizia cerca da cinque giorni di dare un volto, il più vecchio tra i mazzieri, il "Capo", arriva all'appuntamento ai tavolini di un bar che è notte. Ha i capelli brizzolati, gli occhi lucidi come di chi è in preda a una febbre. Allunga la mano in una stretta decisa che gli fa dondolare il ciondolo d'oro al polso.

"Eccome qua, io sarei il nazista che stanno a cercà da tutti i pizzi. Guarda qua. Guarda quanto sò nazista...". La mano sinistra solleva la manica destra del giubbetto di cotone verde che indossa, scoprendo la pelle. L'avambraccio è un unico, grande tatuaggio di Ernesto Che Guevara.

"Hai capito? Nazista a me? Io sono nato il primo maggio, il giorno della festa dei lavoratori e al nonno di mia moglie, nel ventennio, i fascisti fecero chiudere la panetteria al Pigneto perché non aveva preso la tessera". L'uomo ha 48 anni. Delle figlie ancora piccole. Una storia difficile di galera e di imputazioni per rapina. E, naturalmente, un nome. "Quello lo saprai molto presto. Il giorno che mi presento al magistrato, perché quel giorno il mio nome non sarà più un segreto. Mi presento, parola mia. La faccio finita cò 'sta storia. Ma ci voglio andare con le gambe mie a presentarmi. Nun me vojo fà beve (arrestare ndr.) a casa. Perciò, se proprio serve un nome a casaccio, scrivi Ernesto... ".

Indica la foto sulla prima pagina dell'edizione di Repubblica del 27 maggio. Quella scattata durante il raid con il telefono cellulare da uno dei testimoni dell'aggressione. "Ecco. Io sono questo qua. Questo cerchiato con il marsupio e la maglietta rossa, che si vede di spalle. La maglietta è una Lacoste. Adesso ti racconto davvero come è andata. Ti racconto la verità prima che mi si bevono. Perché la verità, come diceva il Che, è rivoluzionaria. La politica non c'entra un cazzo. Destra e sinistra si devono rassegnare. Devono fare pace con il cervello loro. Non c'entrano un cazzo le razze. Non c'entra - com'è che se dice? - la xenofobia. C'entra il rispetto. Io sono un figlio del Pigneto. Tutti sanno chi sono e perché ho fatto quello che ho fatto. Tutti. E per questo si sono stati tutti zitti con le guardie che mi stanno cercando. Perché mi vogliono bene. Perché mi rispettano. Perché hanno capito. Io ho sbagliato. E non devo e non voglio essere un esempio per nessuno. Ma per una volta in vita mia, ho sbagliato a fin di bene. E allora è giusto che il Pigneto veda scritta la verità. Se lo merita. E quella la posso raccontare solo io".

La "verità" di "Ernesto" ha un incipit. Giovedì 22 maggio. Quarantotto ore prima del raid. "A metà mattina, a una donna di cui non faccio il nome e a cui voglio bene come a me stesso, rubano il portafoglio in via Macerata. Non faceva che piangere. Un amico mio - un immigrato, pensa un po' - mi dice che se lo voglio ritrovare devo andare nel negozio di quell'infame bugiardo dell'indiano. In via Macerata. Perché il ladro sta lì. E' un marocchino, un tunisino, mi dice l'amico mio. Venerdì, verso mezzoggiorno, ci vado. Trovo questa merda di marocchino, o da dove cazzo viene, questo Mustafà, seduto davanti al negozio con una birra in mano. Una faccia brutta, cattiva, con una cicatrice. Mi fa cenno di entrare e nel negozio mi trovo lui, l'indiano bugiardo e un vecchio, un italiano. Il marocchino mi dice: "Tu passare oggi pomeriggio e trovare portafoglio". Io dico va bene e, te lo giuro, non mi incazzo, né strillo. Dico solo: "Dei soldi non me frega niente. Ma dei documenti sì". Ripasso il pomeriggio e quello mi dice: "Scusa. Non fatto in tempo. Torna domani". Io ripasso sabato mattina e quel Mustafà là, ridendo, sempre con quella cazzo di birra in mano, mi fa segno che i documenti l'ha buttati dentro una buca delle lettere. Allora non ci ho visto più. Mi è partita la brocca. Ho cominciato a strillare, dentro e fuori del negozio. In mezzo alla strada. E ho detto: "Se vedemo alle cinque. E se non salta fuori il portafoglio sfascio tutto"".

Alle 17 di sabato, dunque, arriva "Ernesto". Ma non da solo. "Eh no. Fermati. Fermati qui. Io arrivo da solo. Perché io voglio andare a gonfiare il marocchino da solo. Io quando devo fare a cazzotti non mi porto dietro nessuno. Il problema è che quando arrivo all'angolo con via Macerata non ti trovo una quindicina di ragazzi del quartiere? Tutti incazzati e bardati. Te l'ho detto. Mi vogliono bene. Avevano saputo della tarantella ed erano due giorni che sentivano questa storia di questo portafoglio. Evidentemente volevano starci pure loro e si sono presentati. Non l'ho mica chiamati o invitati".

"Ernesto" fa un cenno al cameriere. Chiede un whiskey di malto scozzese. Un "Oban". Strizza l'occhio. "Lo vedi questo? E' cresciuto con me al Pigneto". "Che stavo a dì? Ah sì, i pischelli. Io davvero non riesco a capire come si sono inventati la storia della svastica. Ma quale svastica? Io questi pischelli non li conosco personalmente, ma mi dicono che sono tutto tranne che fascisti. E, comunque svastiche non ce n'erano. Quei pischelli, per quanto ne so, si fanno il culo dalla mattina alla sera. E hanno solo un problema. Si sono rotti il cazzo di vedere la madre, la sorella o la nonna piangere la sera, perché qualche vigliacco gli ha sputato o gli ha fischiato dietro il culo. Te lo ripeto, io non l'ho chiamati. Io ce li ho trovati. E poi, scusa tanto sa, ma hai mai visto tu un raid nazista senza una scritta su un muro? Qualcuno si è chiesto perché, se era un raid, nessuno ha toccato per esempio i sette senegalesi che vendevano i cd taroccati in via Macerata? Lo vuoi sapere perché? Perché i senegalesi non avevano fatto niente. Perché sono amici. Perché portano rispetto e quando stava per cominciare il casino al negozio dell'indiano, gli ho detto di mettersi da una parte".

Forse "Ernesto" vuole solo coprire quei ragazzi. Forse la sua storia comincia a pattinare. "Aspetta. Io ti ripeto che i nomi di quei pischelli non li conosco e, comunque, se anche li conoscessi non li farei mai. Ma la dimostrazione che dico la verità sai qual è? E' che loro erano tutti coperti. Con i caschi, con i cappucci. E io invece ero l'unico a volto scoperto. Perché, come t'ho detto, io se devo andare a fare a cazzotti ci vado a mani nude, da solo e a viso scoperto. Te ne dico un'altra. La dimostrazione che sto dicendo la verità è che quando l'indiano di via Macerata mi vede e se la dà, dopo che gli ho sfasciato le vetrine, i pischelli si mettono a correre verso via Ascoli Piceno. Per me è finita lì. E non capisco quelli che vogliono fare. Allora li raggiungo a piedi e quando all'angolo tra via del Pigneto e via Ascoli Piceno vedo che stanno a fà un macello con i bengalesi, che si sono messi a sfasciare le macchine della gente del quartiere, cominciò a gridare. Grido: "A pezzi de merda che state a fa'? Annatevene da lì, a rincojoniti!". Per questo, come ho letto sui giornali, dicono che hanno sentito "il Capo" dare ordini in italiano. Ma quali ordini? Io li stavo a mannà a fanculo perché mi era presa paura. Avevo capito che casino stava montando".

Cosa aveva capito "Ernesto"? L'uomo butta giù il fondo di "Oban" rimasto nel bicchiere. Accende una Marlboro rossa. "Avevo capito che, senza volerlo, avevo slegato la bestia. Avevo capito che il veleno mio era il veleno di tutti. Sai perché penso che i pischelli sono andati dai bengalesi in via Ascoli Piceno? Perché quell'alimentari là, quello dove è andato a chiedere scusa Alemanno, due anni fa l'avevano chiuso per spaccio. Perché sotto il sacco dei ceci che dice di vendere, il bengalese ci teneva la droga. So che è andato assolto perché ha detto che la roba la nascondeva un marocchino. Sta di fatto che lì davanti è sempre un circo. Stanno sempre aperti. Anche alle cinque de mattina. Mi spieghi che cazzo si vendono?".

"Ernesto" chiede un altro wiskey. "La storia potrebbe finire qua. Ma non finisce qua". L'uomo, ora, ha voglia di raccontare chi è e come è cresciuto. "Perché tutto si deve sapere. Tutto. Perché poi, quando ti si bevono, i giornali scrivono un mucchio di cazzate". E' il quarto di cinque figli, "Ernesto". Suo padre è un carabiniere. Lo perde a 8 anni e finisce in collegio, perché a casa, al Pigneto, non si riesce a mettere insieme il pranzo con la cena. Quando esce dall'istituto, comincia a rubare. "Per fame. Ho sempre rubato solo per fame. E mai al Pigneto". A 24 anni perde anche la madre. Comincia a entrare e uscire di galera. Regina Coeli, Sollicciano, "dove a Pacciani, j'ho fatto 'na faccia tanto. Sto schifoso... ". "Sempre accusato di reati contro lo Stato... ". Contro lo Stato? "Sì, rapine in banca. Perché, le banche non sono dello Stato?". Ride, per la prima volta. Poi si fa di nuovo cupo.

"Il Pigneto era bellissimo. Da ragazzino giocavo a ruzzichella dove adesso ci stà quello schifo di isola pedonale. Dove adesso vomitano e pisciano fino alle cinque de mattina, ci stava il cocomeraro e quello che vendeva le cozze col limone. Posso sopportare che mentre vado al mercato a comprare il pesce per mia figlia che è una ragazzina, lei deve vedere uno che se tira fuori l'uccello e sui banchi del mercato ci piscia? Eh? Lo posso sopportare?". Il colore della pelle, dice, non c'entra. "Io ho litigato con tutti quelli che non portano rispetto alla gente del Pigneto. Bianchi e neri. Io ho fatto casino qualche settimana fa al pub di via Fanfulla, perché quattro stronzetti italiani non mi facevano rientrare a casa con le bambine e quando ho chiesto di spostare una macchina in doppia fila, mi hanno imbruttito dicendo: "Perché, se no che succede?". "Succede che te gonfio", ho detto. E si sono spostati. Ho litigato con degli algerini sotto casa, che mi stavano fregando il motorino. Ne ho appicciati al muro un paio e da allora sai come mi chiamano? "Grande mujaheddin. Grande talibano". Beh, l'altra sera m'hanno riportato le chiavi della macchina che mi ero dimenticato sul cofano. Hai capito, sì? Io non ce l'ho con nessuno. Io voglio bene ai neri e ai bianchi che rispettano gli altri. Che rispettano il Pigneto, che insieme alla mia famiglia è l'unica cosa che ho. Io sono cresciuto al bar Necci, hai presente? Sai, no? Quello del film di Pasolini "Accattone". Vai a chiedere di me lì. Vedi che ti dicono. Vai a chiede di me allo stagnaro di via Ascoli, o al bar di fronte. Vedi che dicono. Io ci sono poche persone che non rispetto. I bugiardi, i laidi, gli ipocriti, le pecore. E ti racconto ancora una cosa che mi devi promettere di scrivere".

"Ernesto" tira fuori l'ultima sigaretta del pacchetto di Marlboro, che poi accartoccia come carta velina. "Pifano. Daniele Pifano, hai presente? Collettivo di via dei Volsci. Autonomia, anni '70 e compagnia cantante. Beh, stai a sentire. Viene a vivere al Pigneto e due anni fa becca un fascistello che gli rompe il cazzo. Ti dico: questo qua lo umilia e gli distrugge la bici davanti a tutti. Io mi metto in mezzo e da allora, quando vedono Pifano, si scansano. E lui che fa? Sabato, dieci minuti dopo il casino, si mette con i centri sociali nell'isola pedonale a strillare che sono arrivati i nazisti al Pigneto. Ma come si fa? Ma che uomo sei? Ma che dignità c'hai a giocare sulla pelle del Pigneto e del sottoscritto? L'altro giorno ho provato a chiamare anche Luxuria, quella di Rifondazione. Gli ho detto: "Dovemo parlà". E lui: "Sì ma al telefono perché sono a Cosenza per una riunione". Allora io dico. Tu starai pure a Cosenza, ma al Pigneto, che è dove vivi pure tu, chi ci pensa?".

Chi ci pensa? "Ernesto" ride. "A pagare i wiskey ci pensi tu, perché io stò in bianco e devo pure pensare a trovare un avvocato bravo. Poi, quando sarà finita tutta questa storia, offrirò io. Ora vado. Mi raccomando. La verità. Io non sono un esempio per nessuno. Ma stavolta, davanti alle mie figlie, voglio che sia diverso. Non come le altre volte che m'hanno visto andare in Centrale o carcerato. Stavolta l'ho fatto per loro. E per il Pigneto. In fondo, non ho ammazzato nessuno. E tutto 'sto casino, non l'ho armato io"

(29 maggio 2008)

Alcune riflessioni sulla giornata del 17 maggio a Verona e le mobilitazioni a venire

autore:
Gruppo Trasversale Antifascista
Sommario:
Contro la rassegnazione pensare l'impensabile! Contro la paura imparare il coraggio!

Alcune riflessioni sulla giornata del 17 maggio a Verona e le mobilitazioni a venire.

"Nella nostra azione non vi è blanquismo né trotzkismo, ma una chiara idea che il cammino è lungo e che si deve farlo muovendosi, andando" Buenaventura Durruti

La giornata del 17 maggio, per quanto una giornata triste per l'ennesimo assassinio fascista, ha avuto una valenza per noi positiva. Si è avuto un corteo di massa che ha saputo resistere alle provocazioni della polizia, ribadire la necessità dell'autodifesa e le responsabilità della giunta veronese( dall'appoggio ai gruppi nazisti alle leggi anti-"bivacco" che hanno colpito anche 3 nostri compagni Paco, Valeria e Emilia).
Stiamo cercando di rafforzare un percorso coinvolgente per il metodo e le pratiche. metodo basato sul confronto diretto (rifiutando la delega ed egemonie di vario titolo e grado) tra sensibilità anche diverse accomunate dall’impellente necessità di rompere con un immobilismo complice e di iniziare ad agire nella piena consapevolezza del precipitare degli eventi.
Non sopportiamo di continuare a contare gli attacchi incendiari ai campi Rom, i morti nei CPT, i raid razzisti nei quartieri.
Non possiamo più tollerare gli incendi di case occupate e centri sociali, le bombe del fondamentalismo cristiano contro le moschee, le aggressioni e gli assassinii squadristi contro chiunque non si conformi alla “supremazia identitaria”.
E’ rimasto ben poco da dire a chi ancora ha fiducia nello Stato e nella sua democrazia; lo stesso Stato impegnato nelle guerre di dominio e saccheggio, la stessa democrazia che ha portato al governo un partito apertamente xenofobo.
Per quanto ancora resteremo a guardare?
Le guerre diventano operazioni di polizia su scala globale, le operazione di polizia diventano guerre interne. Da una parte l’esercito viene impiegato all’estero per mantenere con la forza un “ordine mondiale” funzionale alla “sicurezza globale” dei profitti, dall’altra viene impiegato a fianco delle forze di polizia per militarizzare i nostri territori, con lo stesso pretesto della “sicurezza” e dell’ordine pubblico, per imporre un mondo fatto di discariche, inceneritori, centrali nucleari, sfruttamento. E’ quello che sta accadendo ad esempio in Campania ma che abbiamo già visto fare in Val Susa e che vedremo sempre più spesso accadere.
E’ la guerra a permeare sempre di più l’intera società, a gestire i flussi di persone e di merci, a regolare e i conflitti e reprimere le resistenze, interne o globali che siano.
Questo significa che il terreno dello scontro sociale assumerà sempre di più i contorni del campo di battaglia (do you remember guerra sociale?), dove a dettare gli spazi di mediazione sono le categorie della guerra e l’indifferenza è il primo passo verso il collaborazionismo.
Non è certo la prima volta che la storia offre panorami del genere, la differenza con il passato è forse però che certe sterzate reazionarie nascevano come controffensiva ad assalti rivoluzionari e a movimenti sociali che minacciavano seriamente la stabilità del potere. Oggi invece tutti conosciamo le difficoltà che incontriamo quotidianamente nelle lotte che ci chiamano e non possiamo quindi non riconoscere la natura preventiva di questo attacco. La mancanze di forze intese in senso quantitativo non può però diventare un pretesto per attestarsi su posizioni di pura testimonianza dell’orrore o di difesa dal peggio che avanza, ma deve al contrario essere una ragione in più per accelerare il passo e chiamare a raccolta tutta la determinazione, la lucidità e, allo stesso tempo, l’incoscienza necessaria per reagire alla situazione. Questo sarà possibile solo se sapremo sgomberare il tavolo da carte false, accomodamenti e ipocrisie e se saremo disposti a rimettere in discussione schemi e metodi che appesantiscono il cammino e impediscono di affrontare senza preconcetti le necessità dell’immediato presente.
Perciò crediamo sia necessario valutare attentamente lo sforzo di concentrarsi solo su un allargamento quantitativo della sensibilità antifascista verso settori più o meno ampi della cosiddetta cittadinanza. Se questo allargamento avviene senza una collocazione dell’antifascismo in una progettualità dichiaratamente anticapitalista e senza un posizionamento fermo sulla questione dell’ autorganizzazione della risposta alle aggressioni neofasciste e razziste, si rischia di prendere un colossale abbaglio e cadere in un inaccettabile antifascismo democratico o ancor peggio legalitario di cui tanti sinistri personaggi si sono fregiati.
i neofascisti arrestati dalla polizia sono un punto allo stato , i neofascisti fermati con l'autorganizzazione sono un punto al conflitto di classe.
Allo stesso modo se di fronte ad una questura che al corteo dopo un omicidio fascista dice “a prima scritta sul muro si ferma il corteo, al primo problema carichiamo” non si può chinare la testa ed ingoiare per poter fare almeno il corteo. Perché questo sarà un altro punto a favore dello Stato e la soglia del consentito, continuando a questa maniera, sarà sempre più bassa e i margini di agibilità sempre più ristretti. Il momento perfetto in cui alzare il tiro non esiste, esistono solo momenti in cui è giusto e necessario farlo. E quel momento è arrivato da un pezzo. Più pratiche abbandoniamo oggi, più spogli saremo domani nell’affrontare i tempi che ci aspettano.
Con queste premesse abbiamo partecipato allo spezzone autorganizzato della manifestazione di verona in seguito alla morte di nicola , all'arresto di tre nostri compagni, in una città in cui i neofascisti hanno il controllo del territorio in tacito accordo con la polizia e con il consenso della piccola e media borghesia cittadina. per noi manifestare significa essere parte di un momento collettivo, vuol dire cospirare insieme ad altri, nel rispetto ciascuno della pratica dell'altro senza egemonie da parte di nessuno. noi facevamo parte di uno spezzone determinato, noi lo abbiamo per quanto possibile comunicato cercando di condividere la nostra analisi, tutto il nostro percorso può e vuole essere criticato, in maniera anche decisa, senza però perdere il senso delle cose e del tempo.
Non crediamo di dover spendere parole sulle reazioni inconsulte di alcuni soggetti dopo un'azione estemporanea contro un agenzia interinale, simbolo di quel ceto produttivo veneto che da sempre foraggia i fascisti ( nonché emblema della speculazione padronale sull’insicurezza sociale).
Crediamo che oggi più che mai, con il campo sgombro dalla sinistra-arlecchino e dai suoi tirapiedi vari, con i fascisti e razzisti che soffiano sul fuoco della guerra etnica, ci si debba riprendere le strade e i quartieri. Partecipare alle lotte quotidiane portandoci le nostre idee e le nostre pratiche, senza aver paura di sporcarsi le mani o di spaventare qualche benpensante di sinistra. Perché oggi più che mai, l'unica cosa che può migliorare le condizioni di vita degli sfruttati, salvaguardare i territori e fermare le carneficine capitaliste è l'instaurare dei rapporti di forza a noi favorevoli.
Gruppo Trasversale Antifascista

Solidarietà dagli studenti medi agli universitari aggrediti

autore:
Studenti e studentesse antifascisti/e

Con questo comunicato vogliamo esprimere innanzitutto la nostra solidarietà agli studenti universitari colpiti dall'aggressione fascista di questa mattina all'università La Sapienza.

Condividiamo la triste realtà della presenza nei nostri luoghi di formazione di partiti e squadrecce dichiaratmente fasciste che, ben lontane dal difendere le esigenze di tutt*, non nascondono le loro uniche attitudine e ragioni d'essere: la violenza, il negazionismo, la xenofobia.

Stesse tematiche, stesse organizzazioni, stessi metodi e stessi finanziatori accomunano i gruppi fascisti che si muovono nelle scuole e nelle università.
Gruppi che sono spesso tollerati quando non sostenuti dalle istituzioni scolastiche che mai hanno preso un posizione chiara e antifascista continuando a concedere fondi e spazi ad associazioni fasciste. La Consulta Provinciale (organo eletto con brogli e intimidazioni, ritenuto illegittimo da tutti gli studenti democratici e dove siedono gli stessi membri di Forza Nuova, partito responsabile dell'aggressione di stamattina) continua ad erogare soldi per fantomatiche iniziative di revisionismo storico (come la conferenza che si sarebbe dovuta tenere a Febbraio sulle Foibe) o pseudo culturali/sportive dove suonano gruppi neonazisti (come è successo giusto ieri presso i campi dell'Acqua Cetosa).

Oggi siamo accorsi alla Sapienza, domani appenderemo nelle nostre scuole alcuni striscioni e giovedì saremo di nuovo in Piazza in solidarietà ai compagn* aggrediti e a quelli assurdamente arrestati.

FUORI IL FASCISMO DALLE SCUOLE, DALLE UNIVERSITA' E DA TUTTA LA CITTA'