resistenza
Mer, 30/07/2008 - 01:16
Sommario: E aiutaci a far circolare questa colletta... Sei un antirazzista? Acquisisci un disegno di Rebecca Covaciu. Partecipa alla Resistenza solidale
... e aiutami a far circolare questa "colletta per un'Italia migliore"...
Si parla e si scrive di Rebecca Covaciu a ogni latitudine. La vicenda umana e artistica della giovanissima pittrice Rom è ormai nota in tutto il mondo. Ha abbandonato la Romania con i suoi cari, con il proposito di sfuggire la miseria, per trovarsi in Italia, al centro di un mondo ostile. La persecuzione razziale l'ha seguita lungo tutta la penisola, dalla Milano dei pogrom nei campi alla Napoli dei roghi. Tutto contro i Rom. Quante volte ha sentito la minaccia "Andatevene via, zingari!"? Troppe volte. Rebecca però, ha sempre sperato in un'Italia migliore, più umana, solidale e accogliente. Crede nonostante tutto all'intima bontà dell'uomo, come Anna Frank. A Genova, ha vinto il Premio UNICEF per l'Arte legata all'Intercultura ("Porto sempre con me la medaglia!"). A Milano, è stata picchiata e ha visto i suoi fratelli presi a schiaffi, insultati e spinti al suolo "come succedeva agli zingari quando c'era Hitler..." commenta la ragazzina prodigio. Sempre nel capoluogo lombardo, suo papà, Stelian, l'uomo più buono e pacifico del mondo è stato pestato selvaggiamente da agenti di polizia. Rebecca disegna spesso le loro divise e, nelle sue opere, le creature che indossano quelle divise sembrano - a lei che è nata nella Transilvania del Conte Dracula - demoni, vampiri. Adesso Rebecca e la sua famiglia vivono in un paesino agricolo del Sud Italia. Papà e mamma stanno cercando un lavoro, aiutati da Giancarlo, il loro angelo custode. Mentre aspettano la buona notizia, un posto da operaio per papà, da badante per mamma... è prezioso ogni aiuto, perché - nonostante tutto il mondo parli della piccoila artista Rom - i Covaciu sono poveri. Agli amici che aiuteranno la sua famiglia, anche con somme piccolissime (da inviare a Stelian con il servizio Western Union), Rebecca regalerà un disegno della serie "I topi e le stelle": "Siamo tutti stelle, ma alcuni di noi sono costretti a vivere come topi" dice Rebecca, spiegando il titolo della serie. Aiutare Rebecca significa contribuire alla sconfitta della forma più odiosa di razzismo, perché un giorno Rebecca aiuterà il suo popolo, con l'arte e con la sua vivissima intelligenza: se potrà crescere serena e studiare... non vi saranno limiti, davanti a lei. Ricevere un disegno di Rebecca, inoltre, significa acquisire un'opera d'arte che un giorno potrebbe avere un valore inestimabile, perché Rebecca è una giovane artista di talento che diventerà una grande pittrice e la sua arte non sarà dimenticata. Chi desidera aiutare Rebecca e la sua famiglia (questa è Resistenza Solidale), mi scriva e gli invierò il numero di telefono di Stelian Covaciu, a cui potrà mandare direttamente il contributo. Roberto Malini
roberto.malini@annesdoor.com
www.annesdoor.com
Lun, 28/07/2008 - 23:13
Sommario: Ci stiamo trasformando in uno steao di polizia. Necessario continuare la Resistenza nonviolenta Tremila soldati (e milioni di spettri) stanno per scendere nelle strade d'Italia
Dopo le false emergenze relative alla sicurezza, proprio nell'anno in cui i reati contro la persona e il patrimonio sono scesi ai minimi storici; dopo la terribile campagna razzista diretta a criminalizzare il popolo Rom in Italia e a suscitare paura nei confronti dei migranti; dopo i pacchetti di leggi razziali e xenofobe, il governo continua nel'opera di trasformazione del Paese in uno stato di polizia. Il ministro della Difesa Ignazio La Russa anuncia l'impiego di mille soldati che affiancheranno gli agenti di polizia e i carabinieri nel pattugliamento delle città. Altri mille saranno dislocati presso i "luoghi sensibili": non solo ambasciate e consolati, ma anche campi Rom e luoghi di incontro per stranieri. Altri mille saranno impiegati, infine, nei centri di identificazione ed espulsione. Nella realtà, le forze del'ordine contano già un esubero notevolissimo di agenti, rispetto alle necessità reali. "Passiamo le giornate a fare il giro dell'oca," mi hanno confessato recentemente alcuni agenti della Squadra Volanti, "a fermare lavavetri e barboni, venditori ambulanti e artisti di strada, ma soprattutto a dare la caccia ai Rom, che sono sempre gli stessi che mandiamo via da un posto e ricompaiono in un altro. A volte vorremmo cambiare lavoro, perché anziché dare la caccia ai criminali e proteggere i cittadini, ci troviamo a combattere la povera gente". Le file dell'iniquità si ingrossano ogni giorno e lo spettro di anni che non vogliamo dimenticare - i Testimoni ci chiedono di ricordarli - ritorna. E chi dovrebbe alzare e sventolare le bandiere della libertà, dell'uguaglianza, dell'antirazzismo - colpevole come gli aguzzini - sta a guardare. Roberto Malini
Ven, 11/07/2008 - 17:30
Sommario: Manifestazione dell'8 Luglio C'era d'aspettarselo.
Nel leggere i quotidiani, all'indomani della manifestazione dell'8 luglio a piazza Navona, ci si poteva far prendere dallo sconforto.
La maggior parte dei giornalisti e dei politici, hanno sfoderato la loro parte migliore sprofondando nel ridicolo teatrino del perbenismo nel nome della moderazione. Una schiera di "intellettuali",si è messa a gridare che l'opposizione va fatta in parlamento, piuttosto che in piazza. Qualcuno ha definito la manifestazione "populismo pericoloso", sostenendo che tali manifestazioni, a lungo andare, possano dimostrarsi pericolose per la democrazia.
Viene da domandarsi: Quale democrazia?
Come può, una manifestazione popolare incrinare la democrazia, invece di arricchirla?
Tutto ciò è l'ennesima dimostrazione della lontananza delle istituzioni dal popolo.
Si è dimenticato il significato stesso della parola "Democrazia", si sono dimenticati che essa deve essere creata dal basso. La democrazia, non è il coinvolgimento del popolo nel governo, ma un vero e proprio governo del popolo.
Del resto, cosa dovrebbe essere il parlamento, se non un'assemblea di cittadini? Non è anch'esso nient'altro che una piazza?
Non mi sembra di ricordare che la Resistenza al nazi-fascismo, fosse stata fatta in parlamento.
Dom, 06/07/2008 - 20:55
Sommario: RICOMMINCIARE A LOTTARE CON FORZA, DETERMINAZIONE DA OGGI E DA ADESSO E CON UNITA’ C’era una volta nei tempi benedetti della guerra fredda, di Gladio e della loggia P2, un figlio del direttore di una piccola banca a Milano, (indiziata del FBI come l’una delle banche usate dalla Mafia italo-americana) di nome, Silvio Berlusconi che aveva organizzato insieme a personaggi rimasti sconosciuti una struttura finanziaria ideale per il riciclaggio del denaro d’origine segreta.
Dopo alcune mediocri operazioni immobiliari grazie a dei finanziamenti occulti e tutta ora rimasti misteriosi, dopo una tangente miliardaria regalata al partito socialista italiano, Silvio Berlusconi ottiene da Benito Craxi, allora primo ministro in carica, una concessione statale di frequenze televisive esclusive che le permesse di conquistare il predominio sulla raccolta della pubblicità in Italia.
Il partito del popolo della Libertà non è un partito politico, è il nipotino di questa struttura finanziaria creata a partire di questa scatola cinese di conti oscuri e di società fantasmi intestate a prestanome, di cui faceva parte la finivest e da cui è natta Mediaset e forza Italia.
I quadri del partito del popolo della libertà sono gli stessi responsabili del marketing della finivest, gli stessi che realizzano le campagne pubblicitarie che alimentano le casse di questo quasi monopolio televisivo privato, un branco di dipendenti in carriere assuefatti di soldi e di potere e dalla voce del loro piccolo padre padrone: Berlusconi.
La forza del partito del popolo è il marketing. Il capo prima di prendere una decisione consulta i suoi sondaggisti come lo faceva, quando si trattava di vendere un detersivo o un marchio di carta igienica.
Succede che l’immagine del prodotto è negativa nel primo sondaggio, allora si crea una campagne pubblicitaria intensiva, ripetitiva e studiata per colpire le sfere affettive, sessuale nel subcosciente del cervello dello spettatore, per fare in modo che durante la prossima consultazione, senza troppo pensarci, l’individuo che ha assorbito gli spot scelga il prodotto reclamizzato.
Oltre alle tre reti private, il popolo della libertà controlla per la pubblicità anche una parte importante delle reti pubbliche e numerose testate giornalistiche.
Durante il governo di Prodi, questi bei signori hanno messo in onda una campagna pubblicitaria ben orchestrata sulla sicurezza accompagnata da una denigrazione della politica attuata dal centro-sinistro che faticava a gestire l’emergenza sociale ed i buchi al bilancio dello stato lasciati dai governi precedenti.
Tutti i dipendenti del partito della tv spazzatura, l’armata d’avocati del boss e i partiti xenofobi di destra che il cavaliere si era comprato in precedenza, cantavano in coro ed in perfetta sintonia con il loro capo per un anno e mezzo la loro liturgia neofascista ed ultra liberista.
Sotto gli occhi di tutti, dopo diversi tentativi, Berlusconi, riuscì a comprare il consenso d’alcuni deputati corrotti della maggioranza precedente e crollò il governo di centro-sinistra.
Le elezioni che seguirono non furono la scelta (com’è prevista dalla nostra costituzione) di un nostro nominale rappresentante alle camere dei deputati e senatori (bisognava fare una croce su una lista prestabilita), ma una specie di plebiscito per un sì o un no a Berlusconi, in cui Walter Veltrone, il candidato del centro-sinistra figurò da comparsa.
Con 47 per cento dei suffragi (38 per cento del totale se si tiene in considerazione gli astenuti e le schede bianche o annullate) Berlusconi e la sua lista sono riusciti ad ottenere il controllo della camera dei deputati e del potere esecutivo.
Molti degli elettori del popolo della libertà sono persone anziane che hanno come principale contatto con la realtà i notiziari dei TG e le fiction TV, abboccano ai titoli delle news e serial dedicati alla micro-criminalità in particolare e quando il delitto era commesso da un rom la notizia era inserito sempre nei titoli e sottolineata.
Altri sostenitori del popolino della libertà sono i giovani e meno giovani rincoglioniti dai gran fratelli, star academy o isola dei famosi, tossicodipendenti di calcio davanti alla tv, che sono i pilastri di una cultura del consumismo senza sfondo di cui Berlusconi in Italia è stato il gran divulgatore.
Più ore si passa dinanzi alle reti di Mediaset o delle principali programmazioni della Rai più si ha probabilità di essere un elettore potenziale del popolo della libertà, è statistico.
Come Berlusconi molti italiani si fregano della vita pubblica e il loro unico scopo nella vita è di arricchirsi o di stare seduti davanti al televisore e a godersi un poco di calcio mangiando delle patatine.
Forza Italia ha saputo anche portare a se una fetta importante della piccola borghesia in particolare dei commercianti, quelli che durante il secondo e terzo governo di Berlusconi, approfittando della nuova moneta unica europea, mentre il prezzo delle materie prime e delle merci erano stagnanti o addirittura in diminuzione all’ingrosso, hanno raddoppiato i prezzi dei prodotti al dettaglio approfittando della confusione creata con il cambio di valuta; Berlusconi non aveva fatto nulla per contrastargli.
Questi piccoli imprenditori costituiscono il serbatoi dei militanti di base del rinominato popolo della libertà e sono rimasti in tutti questi anni fedeli al loro benefattore.
Bisogna porre l’accento sul fatto che un terzo della popolazione di nostro paese o per interesse, opportunismo, o lavaggio di cervello condivida nel fondo o nella forma il qualunquismo, l’ignoranza e l’assenza di codici morali dei nuovi padri-padroni del popolo della libertà. Senza dimenticare, il risultato delle elezioni siciliane dove i partiti alleati a Berlusconi, nelle zone dove si sa che il voto è controllato dalla mafia, dove l’attuale maggioranza raggiunge l’80 per cento dei suffragi, illustra in modo inequivocabile l’alleanza elettorale con le organizzazioni malavitose più tradizionali.
Il razzismo e la lotta, tra gli impoveriti contro i miserabili, hanno una funzione ideologica molta pratica e precisa, i lavoratori stranieri clandestini devono rimanere in clandestinità, i permessi di soggiorno devono essere di durate limitata, l’arricchimento della minoranza che controlla il paese ne dipende. Dividere i lavoratori in numerose categorie antagoniste è indispensabile alla destra per mantenersi al potere. Per questo motivo, oltre alla xenofobia, la campagna pubblicitaria fu anche nutrita da attacchi contro i dipendenti pubblici che spesso votano a sinistra, in particolare contro gli insegnanti, e contro i sindacati.
Il piano è semplice e funziona perfettamente in altri paesi, hanno bisogno di accentuare le divisioni tra lavoratori immigrati contro lavoratori italiani; lavoratori stranieri clandestini contro lavoratori stranieri con permesso di soggiorno, precari contro impiegati (protetti dal sindacato e con il contratto fisso), operai contro impiegati, salariato pubblico contro salariato privato ecc.
L’odio contro i comunisti (in via d’estinzione), contro i sindacati, contro gli zingari, e gli stranieri è il cemento della loro incontrastata associazione per delinquere che governa e governerà in modo sicuro e per molto tempo il Bel Paese.
Il programma segreto del governo della destra tradizionale ed estrema, consista ad estendere il precariato a tutte le categorie di lavoro subordinato e a contenere l’aumento dei salari aumentando la durata giornaliera di lavoro con le ore supplementare esente tasse per cominciare.
Tutto questo è stato annunciato senza troppi veli da Emma Marcegaglia durante l’ultimo congresso dei figli di Papa della Confindustria, e il neo Duce d’Arcore ha dichiarato che il suo programma era in realtà uguale.
Per raggiungere lo stesso potere d’acquisto di prima dell’era berlusconiana, bisognerà lavorare il doppio e la precarietà che avvelena la vita di tanti lavoratori (anche la mia) sarà più o meno generalizzata.
L'incapacità dei partiti di sinistra e dei sindacati (divisi o corrotti) a contrastare questa decadenza sociale e democratica associata alla divisione programmata delle forze sociali progressiste non ha fatto altro che facilitare questo tramonto della democrazia e della politica sul territorio.
Una parte importante dei piccoli imprenditori del nord e dei latifondisti del Sud che controllano il mercato del lavoro clandestino, potranno tranquillamente continuare ad importare i disgraziati dei paesi poveri e a condannargli alla schiavitù.
Le grandi sociétà private che controllano la produzione dell’energia, dell’armamento e dei traffici di materie prime continueranno a spogliare i continenti poveri della loro ricchezza, e continueranno a provocare l’esodo collettivo dai paesi della miseria per avere una mano d’opera a buon mercato e dividere le classi lavoratrici e alimentare la xenofobia.
La guerra per l’oppio in Afghanistan e quella per il petrolio in Iraq potranno continuare senza fine e forse il conflitto potrà estendersi all’Iran prima di arrivare alle altre zone da controllare insieme alla Nato.
Fra qualche mese gli italiani rimbambiti si renderanno conto che gli unici a trarre benefici di questa politica classista saranno i malavitosi speculatori e sfruttatori che hanno già visto il loro patrimonio crescere in un modo vertiginoso in questi ultimi anni, mentre i lavoratori dipendenti vedevano i loro stipendi sciogliersi dinanzi all’inflazione, mentre l’economia di mercato mondializzata sta per conoscere una crisi economica spaventosa.
Hanno previsto tutto e stanno già imponendo alcune leggi liberticide ed anticostituzionali contro la libertà della stampa (scuse: intercettazioni per la stampa tradizionale, lotta allo scambio di musica e film per internet) e oltre all’invio di militari in zone di guerra in Afghanistan hanno cominciato ad usare le forze armate (ormai senza truppe di leva) contro la popolazione civile a Napoli. Di fatto l’esercito di militari professionisti è già pronto ad essere schierato nel decreto per la sicurezza, con la scusa della lotta alla micro criminalità, è già stato predisposto ad intervenire, quando il popolo sovrano uscirà da sua letargia.
Speculatori, mafiosi, eredi nullafacenti, avverano almeno venti anni di tranquillità.
A noi rimane che di piangere O SARRA ORA di RICOMMINCIARE A LOTTARE CON FORZA, DETERMINAZIONE DA OGGI E DA ADESSO E RITROVARE LA NOSTRA UNITA’?
Sab, 05/07/2008 - 15:44
Sommario: Non esiste una via di mezzo e l'indifefrenza è complicità Persecuzione dei Rom. Tutti noi siamo chiamati a schierarci dalla parte dei carnefici o da quella di un popolo innocente
di Roberto Malini
Da alcuni anni il mio gruppo e io ci impegniamo "sul campo" per tentare di tutelare i diritti dei Rom, il popolo che ha raccolto l'eredità di dolore e persecuzione che appartennero - settant'anni fa - alle genti perseguitate dalla follia nazifascista, quando un'umanità malata di razzismo e violenza produsse l'Olocausto. Oggi abbiamo imboccato la stessa strada di allora e i testimoni della Shoah e del Samudaripen non sono più ascoltati quando ci avvertono: "Mai più". Piero Terracina, sopravvissuto ad Auschwitz, aveva le lacrime agli occhi, quando l'8 giugno scorso sfilava accanto a noi, a Roma, alla testa del Corteo dei Rom e sussurrava: "Ancora... tutto si ripete ancora..."
Qualche anno fa Tamara Deuel, Halina Birenbaum, Hanneli Pick-Goslar, Mirjam Pinkhof, Ruth Bondi, Oni e Manzi Ohnhaus, testimoni dell'Olocausto che vivono in Israele, affiancarono il Gruppo EveryOne nell'opera di prevenzione affinché non si riproducesse in Italia, contro il popolo Rom, quella discriminazione diffusa spietata che fu alla base della persecuzione. "Davanti alla legge, noi bambini Rom valevamo meno dei topi," mi disse qualche tempo fa Goffredo Bezzecchi, testimone del Samudaripen. "Non eravamo bambini, nelle mani della Gestapo," gli faceva eco Manzi Onhaus, "ma insetti, piccole pulci da sterminare con l'insetticida".
Tutto si ripete. Negli ultimi anni, abbiamo assistito a ogni genere di umiliazione, ingiustizia, violenza e abuso perpetrati da parte di cittadini e agenti della forza pubblica nei confronti dei Rom. "Questi non sono bambini, ma zingari," mi ha risposto, l'anno scorso, durante uno sgombero-pogrom a Milano, un giovane poliziotto, di fronte alle mie rimostranze per il trattamento inumano cui sottoponeva i piccoli Rom romeni cacciati dalle baracche e messi in mezzo alla strada. "Questi diventeranno tutti delinquenti". Quando affermo che le autorità hanno smesso di proteggere tutti i cittadini, di attenersi al sacro principio - alla base della democrazia e della civiltà - secondo il quale sono tutti uguali davanti alla legge, a volte mi sento rispondere che gli agenti violenti e razzisti sarebbero una minoranza, mentre la maggior parte delle forze dell'ordine si attengono alla Costituzione e al codice etico. Se è vero, che si schierino dalla parte della giustizia sociale e della Legge con la elle maiuscola. La smettano di coprire i colleghi che si comportano come squadristi o membri del Ku Klux Klan. E le questure, le prefetture non coprano più gli abusi, non neghino l'evidenza delle violenze istituzionali, non cerchino di intimidire gli attivisti, che sono l'ultimo baluardo a difesa della libertà, dell'uguaglianza fra esseri umani, dei diritti civili. Ho visto troppo orrore, insieme agli eroi che fanno parte del Gruppo EveryOne, fratelli di tutte le età che mi onorano con la loro amicizia e il loro affetto. Ho visto troppo orrore, troppa disumanità, troppo odio. Ho ascoltato e letto troppe bugie, le stesse bugie con cui la propaganda nazista disumanizzava gli "zingari", attribuendo loro ogni sortea di nefandezza. Le nefandezze, in realtà, le commetevano loro, gli aguzzini di Hitler e oggi le commettono ancora loro, i nuovi gerarchi che ci sorridono - rassicuranti e impeccabili - dagli schermi televisivi, dalle pagine dei giornali, dai siti internet. Sorridono e si propongono quali paladini della legalità, della sicurezza, del benessere italiano. Sono mostri.
Mostri coloro che detengono il potere e persone malvagie coloro che lo proteggono. Tre anni fa ho visto uomini in divisa trattare in modo inumano un ragazzino Rom, vicino alla "solita" Stazione Centrale di Milano, dove il teatro della persecuzione mette in scena periodicamente i propri odiosi spettacoli, le proprie odiose falsificazioni. L'avrebbero obbligato a leccare la pipì che aveva appena fatto contro un muro, quel ragazzino, se non fossi intervenuto, fermando le torture a cui gli agenti lo stavano sottoponendo. Ho visto poliziotti picchiare bambini e donne incinte al Triboniano, davanti ad autorità, medici, infermieri, assistenti sociali, sacerdoti, mediatori culturali. Ho ascoltato decine di testimonianze riguardanti abusi spaventosi da parte delle forze dell'ordine contro i Rom, a Milano e in Lombardia, fra cui il caso di un agente di polizia di Monza - che i Rom chiamano con terrore "Barboso" - il quale ama sguinzagliare un cane feroce dietro ragazzini "zingari" costretti a fuggire senza scarpe. Lo stesso agente colpisce i giovani Rom con calci nei testicoli e sottrae loro l'elemosina raccolta. Le autorità denunciano spesso - utilizzando la grancassa mediatica - casi di bambini ridotti in schiavitù e costretti a rubare o a mendicare da genitori-orchi. Sottratti alle famiglie "degeneri", i piccoli vengono affidati a comunità protette, dove sono "curati amorevolmente" da educatori o suore. Sembrano fiabe a lieto fine... se non fosse che quei bambini colgono sempre la prima occasione propizia per fuggire dalle comunità e tornare dai loro cari. Quando si leggono le dichiarazioni dei bambini - ricordo perfettamente un articolo di propaganda razzista apparso il 10 giugno scorso su Panorama - si deve considerare che, sottoposti alle "cure" degli agenti che li arrestano, confesserebbero qualsiasi cosa. Nel caso presentato da Panorama, un fotografo era pronto a immortalare l'azione dell'agente (un finanziere), che a un certo punto attuava una presa di strangolamento sul collo del piccolo e posava davanti all'obiettivo. Il caso di Rebecca Covaciu e della sua famiglia dimostra come gli agenti trattino i Rom a Milano, dove non esiste alcuna tutela dei loro diritti. I casi milanesi - quelli che appaiono sui giornali e in tv - non sono che montature create ad arte per aizzare la gente contro i Rom e giustificare schedature e sottrazioni di minori ai genitori, violenze e prevaricazioni ignobili. Il fenomeno della sottrazione di minori Rom ai genitori, senza giustificazione e in modo inumano, è diffusissimo e riguarda centinaia di casi, come rivelato dall'europarlamentare Victoria Mohacsi e dal Gruppo EveryOne, che ha trasmesso alle Istituzioni europee documentazione e testimonianze di casi simili. E necessario iniziare una campagna per i diritti dei genitori Rom, affinché i loro bambini, che di fatto sono stati rapiti, anche se "istituzionalmente", tornino in famiglia. Numerose madri Romnì hanno tentato il suicidio, dopo aver perso i loro piccoli senza alcuna spiegazione da parte dei servizi sociali. Di alcune decine di bambini si sono addirittura perse le tracce e il sospetto di ciò che potrebbe essere accaduto loro fa rabbrividire. Non bisogna ignorare che intorno alle case-famiglia e ai centri di educazione si muovono cifre molto consistenti (fino a 150 euro al giorno), che di certo non vengono utilizzate per il bene dei minori.
E' inutile attuare azioni dimostrative contro i carnefici, perché dopo aver perso l'umanità, hanno perso anche ogni pudore. Bisogna fermarli, con coraggio, perché quello che fanno è orribile. E' orribile che i Rom siano schedati, con o senza impronte digitali. E' orribile che famiglie che si trovano in condizioni di estrema povertà, falcidiate da malattie cardiovascolari e respiratorie, infezioni, parassiti, fame, sete, carenze di ogni genere vengano incalzate, maltrattate, sottoposte ad abusi polizieschi e giudiziari, sgomberate dai ripari di fortuna in cui tentano disperatamente di sopravvivere e messe sulla strada. E' orribile che milioni di italiani assistano a questo spettacolo di distruzione, cattiveria e morte gongolando e applaudendo un gigantesco, orrendo crimine razziale. E' orribile che l'elemosina di adulti e minori, unica fonte di sostentamento di un popolo trattato come si tratterebbe un'infestazione di topi, sia criminalizzata, senza che alcuna forma di assistenza sia attuata nei confronti dei piccoli e dei loro genitori. E' orribile il Paese in cui viviamo e gli artefici di questa discesa agli inferi vanno fermati. Poniamoci fra loro, in atteggiamento nonviolento, ma deciso, e le loro vittime. Non permettiamogli di schedare gli uomini, le donne e i bambini Rom. Non permettiamogli di insozzare le loro dita, di afferrare con i loro artigli fragili polsi infantili e femminili. Diciamo loro, con voce ferma, che no, che non gli permetteremo di violare ancora una volta l'innocenza, la dignitosa povertà, l'eredità di memoria di un popolo cui l'Europa ha già tolto molte vite, molte speranze, molti diritti, molta Storia. Non arrendiamoci all'orrore. Resistiamo, accanto ai nostri fratelli Rom. Non è solo politica. Non è solo civiltà. E' qualcosa di più grande, che riguarda la speranza e l'umanità delle future generazioni. Non è solo giustizia. E' qualcosa di più sacro, che riguarda la nostra stessa anima.
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Gruppo EveryOne
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Gio, 03/07/2008 - 01:11
Sommario: Si prega di diffondere presso i campi Rom questo messaggio Messaggio a tutti i Rom che vivono in Italia: rifiutate di sottoporvi schedatura
Cari amici, è importante che vi rendiate conto del significato della schedatura cui vi sottopone l'attuale governo, con segnalazione fotografica e rilievo delle impronte digitali. Innanzitutto, come il nostro Gruppo ha dimostrato, è in corso una campagna mirata a instillare nel popolo italiano odio razziale contro i Rom, una campagna che presenta sulla stampa e dal piccolo schermo le famiglie Rom come se fossero associazioni per delinquere, dedite al furto, alla truffa, alla prostituzione, alla violenza, allo sfruttamento dei bambini. Inoltre, molte violenze sono state perpetrate sui Rom, anche da parte delle forze dell'ordine e i colpevoli sono rimasti sempre impuniti. E' un'evidente persecuzione e fornire alle Istituzioni razziste dati così precisi e personali riguardanti ogni persona Rom che si trovi sul suolo italiano significa esporre le stesse a gravissimi attacchi mediatici, a minacce e intimidazioni, a violenze, ad accuse costruite ad arte (come nei casi di Ponticelli, di Catania, di Roma e nel recente caso di Verona). Un altro rischio è la sottrazione illegittima di minori Rom da parte dele autorità e dei servizi sociali, come denunciato dall'eurodeputato Viktoria Mohacsi, dal Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, dal Gruppo EveryOne. Nessuno può obbligare i Rom a sottoporsi alla schedatura, che non è legittima secondo le nome dell'Unione europea. Qualsiasi persona Rom fosse obbligata con la forza o con intimidazioni a subire tale pratica, potrà denunciare il fatto alla Corte europea dei Diritti Umani, direttamente o tramite il Gruppo EveryOne. Il professor Saimir Mile, uno dei più importanti esperti di Storia e cultura del popolo Rom, lancia un avvertimento riguardo al pericolo insito nella schedatura:
"Esiste un precedente in Francia: la schedatura antropometrica attuata dal governo transalpino nel 1912, in cui il censimento dei 'nomadi' era accompagnato da foto segnaletiche di faccia e di profilo, oltre che dal rilievo delle impronte digitali. Tutti gli storici che si sono occupati di questo evento, sanno che la schedatura permise l'internamento e la deportazione degli 'zingari', da parte della Francia e della Germania nazista. Nei campi di morte, i 'residenti' erano invitati a fare una doccia e la morte li raggiungeva poco dopo, causata dalle esalazioni venefiche dello Zyklon B, il gas che i nazisti avevano testato, in previsione degli stermini di massa, sui bambini Rom della Cechia". Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau - Gruppo EveryOne
Nella foto, bambino sinto schedato nel 1935. Le schedature agevolarono l'opera mortifera degli aguzzini di Hitler
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Mer, 02/07/2008 - 01:38
Sommario: Permettere le schedature significa accettare le politiche razziali del governo italiano Opera Nomadi e la CRI collaborano con le operazioni fasciste di schedatura: ne siamo amareggiati. Il Gruppo EveryOne ha preparato un "sabotaggio" nonviolento e "legittimo" delle schedature, ma lo comunicheremo solo a cose fatte. :) Roberto
Censimento rom, al via domenica
Paolo G.Brera
Un pool con agenti in borghese, Croce Rossa e l´Opera Nomadi
Sarà un pool costituito dalla croce rossa, da mediatori culturali del comune, da agenti in borghese delle forze dell´ordine e da operatori sociali e membri di associazioni come Opera Nomadi a mettere in atto il censimento dei rom voluto dal ministro dell´Interno, Roberto Maroni. L´operazione scatterà domenica, dopo l´ultimo vertice tecnico - in agenda venerdì - con il prefetto Carlo Mosca che oggi incontrerà al Viminale il sottosegretario Alfredo Mantovano e il sindaco Alemanno. Il vertice di oggi servirà a discutere la bozza del nuovo Patto per la sicurezza, che prevede di utilizzare per la lotta all´abusivismo commerciale, alla prostituzione su strada e alla microcriminalità i fondi stanziati nel vecchio patto per i quattro campi da realizzare fuori città.
Quanto all´operazione che scatta domenica «collaboreremo al "Censimento di protezione civile" nei campi rom - dice Fernando Capuano, presidente provinciale della Cri - iniziando la scheda anagrafica e compilando quella socio sanitaria: per la rilevazione delle impronte e per le foto, però, non saremo noi a operare ma comune e forze dell´ordine. Iniziamo domenica con un mediatore culturale del comune. Entrerà prima lui, poi arriveremo noi. Il fine, concordato col prefetto, è il censimento e la consegna ai nomadi di un tesserino con cui potranno usufruire dei trattamenti socio sanitari: dalla tutela ai bimbi sfruttati alle visite mediche e specialistiche, alle vaccinazioni e alla consegna di generi per la prima infanzia come i pannolini».
Insieme al tesserino, i militi della croce rossa compileranno parte della scheda messa a punto insieme a ministero e prefettura. «Inizieremo la parte anagrafica - dice Capuano - poi passeremo a quella socio sanitaria: una copia resterà a noi, una alla prefettura. Scriveremo se soffrono di patologie, se prendono farmaci e se hanno fatto le vaccinazioni. Con noi ci sarà Opera Nomadi e le forze dell´ordine in borghese: si occuperanno loro di foto e impronte, dei casi controversi e di chi non collaborerà».
L´ufficio legale del ministero deciderà l´età minima in cui i bambini potranno essere "schedati" con foto e impronte digitali. In ogni caso «il prefetto ci ha garantito che non ci saranno sgomberi, e che il fine è rendere i campi idonei dal punto di vista igienico», spiega Capuano. Ma restano forti contrarietà: se per il presidente della Provincia, Nicola Zingaretti, «uno stato moderno colpisce duramente i criminali, il malaffare e gli sfruttatori, non criminalizza intere comunità» perché «sarebbe come dire: prendiamo le impronte dei bambini italiani all´estero perché i mafiosi sono italiani»; per Potito Salatto, il presidente di Assoforum che unisce 75 associazioni vicine ad An, dieci delle quali romene, «è un errore strategico che acuirà i rapporti tra comunità rom e istituzioni italiane. I costi in termini psicologici e culturali sono ben superiori ai benefici».
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Gio, 12/06/2008 - 22:03
autore: Plataforma Rebelión Pacífica Sommario: En EUROPA 'huele' a HUELGA GENERAL DESCENTRALIZADA de trabajadores en precario. ¡NI UN PASO ATRÁS! .
Estamos en contacto VARIOS ACTIVISTAS EUROPEOS (ESPAÑOLES, FRANCESES, ITALIANOS, BELGAS, ALEMANES, CHECOS...) Y TODOS COINCIDIMOS EN QUE HAY QUE IR A LA HUELGA GENERAL DESCENTRALIZADA EN EUROPA.
Ya son muchos los trabajadores dignos que dicen NO y están poniéndose en huelga al ver que todos los derechos conseguidos durante el siglo pasado y parte del anterior están siendo recortados salvajemente. Por ejemplo la directiva europea de retorno de inmigrantes, también conocida como la "DIRECTIVA DE LA VERGÜENZA", CON LA QUE VAN A DETENER ILEGALMENTE A TRABAJADORES QUE NO HAN COMETIDO NINGÚN DELITO hasta 18 meses en sitios bastante peores que cárceles o incluso en éstas. Otro ejemplo es la pretendida ampliación de la máxima JORNADA LABORAL SEMANAL A 65 HORAS (en España la que tienen los funcionarios actualmente es de 35) lo que supondría jornadas de 13 horas diarias, es decir, vía libre para la vuelta a la esclavitud de los trabajadores.
LOS PESCADORES, AGRICULTORES, TRANSPORTISTAS... todos estos compañeros, a los que felicitamos por su VALENTÍA Y COMPROMISO, ya han comenzado a hacerse conscientes que como siempre tratan nuevamente de UTILIZARNOS Y ESTRUJARNOS aún más, para servir a los intereses del capital: GRANDES EMPRESARIOS Y SUS SECUACES CORRUPTOS (GRANDES PARTIDOS POLÍTICOS, GRANDES SINDICATOS...).
Hemos visto como el poder represivo del estado se ha hecho más que evidente con los transportistas que están en Huelga en España, cerrando las negociaciones sin llegar a acuerdos con las organizaciones que convocaron la Huelga. Apareciendo declaraciones de la ministra de fomento que son claras y burdas mentiras sobre ellos para tratar de criminalizarlos a todos, cuando solamente unos muy pocos han alterado el orden público con alguna actitud violenta como suele suceder, siendo la mayoría trabajadores honestos que cortaban el tráfico en diferentes puntos de la geografía sin violencia para que esta huelga tuviera un impacto real, pues sólo así se pueden cambiar las cosas cuando desde el poder no se quiere llegar a acuerdos consensuados.
QUE TODOS LOS CIUDADANOS EUROPEOS APOYEMOS A ESTOS COMPAÑEROS QUE CON SUS ACCIONES SIMBOLIZAN LOS DERECHOS DE TODAS Y TODOS Y FACILITEMOS SUS PROTESTAS ANIMÁNDOLOS E INCLUSO PARTICIPANDO ACTIVAMENTE aunque nos supongan algunas molestias en nuestra vida cotidiana que no son nada comparadas con la importancia de esta lucha pacífica que es de todas y todos.
QUE NO NOS PIENSEN YA COMO OBREROS, SOMOS PROFESIONALES Y MARCAMOS LAS CONDICIONES DE NUESTRO TRABAJO SIN VENDERNOS NI DEJARNOS SOMETER. Ha llegado la hora de dar un paso más en los Derechos Laborales, no queremos intermediarios que negocien nuestras condiciones, si hay libre mercado también nosotras/os somos libres de poner nuestras condiciones, para ESTO TENEMOS QUE ESTAR UNIDOS FRENTE A LOS QUE CREEN QUE SON NUESTROS "JEFES", VERDADEROS BUITRES CARROÑEROS QUE SIRVEN A LOS INTERESES IMPERIALISTAS creando incluso artificialmente crisis económicas con la salvaje especulación de todo y, cuando no les queda otra, subiendo el precio de la energía, como es el petroleo, para paralizarnos y utilizarnos aún mas.
Por otra parte SI EL CAPITAL Y LOS "RICOS" PUEDEN MOVERSE LIBREMENTE POR EL MUNDO ¿POR QUÉ LIMITAN LA LIBERTAD DE MOVIMIENTO A LOS TRABAJADORES PRECARIOS? ¿No le estamos dando a ellos la potestad de que decidan sobre el destino de las personas por algo tan discriminatorio, ilegal e inconstitucional como es el dinero que tienen? Por todo lo anterior es necesario que cada trabajador tome consciencia de que nadie es su "dueño" y que es una persona libre.
Los activistas reales (viene de realidad) queremos animar a los pequeños sindicatos, asociaciones profesionales y colectivos "no vendidos" y por lo tanto dignos, a que sigamos uniendo fuerzas y estableciendo redes para llegar a esa gran Huelga General descentralizada en Europa, sin contar con aquellos que dicen estar con los trabajadores precarios (muchos miembros de sindicatos mayoritarios, ONG con subvenciones...) y con su pasividad, indiferencia, grandes sueldos y prebendas demuestran sin lugar a dudas y día a día, que están "vendidos", y por lo tanto con el "capital" traicionándonos. ¡Malditos malnacidos, raza de víboras, hipócritas que se vende por un "puñado de monedas" o por un "poco de poder"!
Os pedimos que reflexionéis sobre todo esto y hagáis debate en vuestras reuniones y asambleas para que con la aportación y el compromiso de todas/os, en no mucho tiempo, sea posible. Aportad todas las ideas que surjan a rebelionpacifica@gmail.com para compartirlas reenviándolas de nuevo. Al final tenéis una de las primeras reflexiones que hemos recibido ante la crítica que hicimos, hace unos días, a los sindicatos mayoritarios españoles.
ALGÚN DÍA NO MUY LEJANO NOS NECESITARÁN Y NO NOS PODRÁN TENER, PORQUE COMENZAREMOS A SER AUTOGESTIONARIOS COMPARTIENDO ENTRE NOSOTRAS/OS BIENES Y SERVICIOS EN UN DESARROLLO SOSTENIBLE SIN NECESITARLES A ELLOS.
¡Adelante compañeras/os ni un paso atrás, pero pacíficamente!
PLATAFORMA REBELIÓN PACÍFICA
Correo: rebelionpacifica@gmail.com
Teléfono: 034 695 959 121
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Solamente es sometido aquel que se deja someter.
NOTAS IMPORTANTES:
Dada la importancia del grave retroceso de Derechos que se está viviendo en Europa os pedimos que mandéis este comunicado a toda vuestra lista de contactos, así como que lo publiquéis en todos los sitios de Internet que podáis. QUEREMOS CONTACTAR CON ACTIVISTAS INDEPENDIENTES (NO "VENDIDOS" AL CAPITAL NI A LOS GOBIERNOS) Y PRECARIOS EN TODOS LOS PAÍSES. Correo: rebelionpacifica@gmail.com - Teléfono: 034 695 959 121.
Mensaje enviado bajo la protección del artículo 19 de la Declaración Universal de los Derechos Humanos, que estipula: "Todo individuo tiene derecho a la libertad de opinión y expresión; este derecho incluye el de no ser molestado a causa de sus opiniones, el de investigar y recibir informaciones y opiniones, y el de difundirlas, sin limitación de fronteras, por cualquier medio de expresión". Declaración Universal de los Derechos Humanos; Asamblea General de la ONU el 10/12/1948.
Otros textos recomendados para reflexionar:
Los 'ASESINOS FASCISTAS' están en el poder - Han comenzado a ASESINAR a BEBÉS 'sin papeles'. Rebelión pacífica con acciones contundentes.
Enlace: http://www.egrupos.net/grupo/quedalapalabra/archivo/ms...
Los "sin papeles" plantan cara a Sarkozy - ¿Por qué aquí en España no pasa lo mismo?, ¿por pereza de las organizaciones o porque están vendidas?
Enlace: http://www.egrupos.net/grupo/quedalapalabra/archivo/ms...
Motivos para la Huelga Social general
Enlace: http://www.eutsi.org/kea/lucha-social/estado-espanol/m...
------------ MENSAJE RECIBIDO ------------
FECHA: 9 de junio de 2008 9:58
ASUNTO: Aportación a la crítica a los
sindicatos mayoritarios en España
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Hola... Unos comentarios sobre vuestro texto.
Lo que sucede, muy jodido y cobran, es normal, dado que el papel de los sindicatos es asegurar el orden laboral y social del sistema. Unos lo cumplen directa, burocrática y subvencionadamente (tipo CCOO y demás). Son la voz de unas mafias que utilizan a los-as trabajadores-as y desde hace mucho, esto no es nuevo. Quienes hemos luchado por la independencia revolucionaria de la clase obrera los hemos tenido siempre enfrente y activamente en contra nuestra, colaborando con la patronal y la poli cuando ha sido preciso.
Otros sindicatos menores o no subvencionados directamente (tipo la CNT) tienen ante si la disyuntiva de aspirar a ser lo que lo otros grandes representan, compitiendo con ellos, o ser una cosa rara que no es "ni carne ni pescado". En ellos los más burócratas y oportunistas, trepas sociales y negociadores-foto salen ganando, porque el sistema, con sus marcos de acción legalmente establecidos así lo propicia. Podríamos hablar días enteros sobre ello. Otros están tan metidos en su mundo de secta, como la CNT, que mucho hablar, pero luego solo van a lo que les conviene. Yo estoy en [...] y hay gente cenetista, y es siempre lo mismo. Tampoco es la primera vez que dejan tirados a curritos, y en la República traicionaron al proletariado revolucionario, participando en un gobierno burgués. El estado les ha dejado recuperar una parte de su patrimonio y les deja un espacio limitado de accion, sin mucho hostigamiento.
En estos momentos planteamientos como los vuestros son algo QUE NO TOCA PARA ESTA CALAÑA, porque el ciclo de la economía y la sociedad propician este populismo xenófobo y el egoísmo canalla y antisolidario. Hay que tener en cuenta que vivimos en un Estado donde más de 20 millones de votantes han validado las Leyes de extranjería... y se sabe lo suficiente lo que pasa. Es así de duro, pero así están las cosas. Ahora un migra sin papeles debe ser amenazado y presionado más que cuando se les empleaba a mogollón en la construcción y otros sectores... sacando muchos capitalistas pingües beneficios.
La clase obrera hoy se comporta masivamente en España como una clase dispersa y con comportamientos de apoyo pasivo y masivo al orden. Es social imperialismo domina, en especial bajo el manto social-demócrata.
Saludos.
Ven, 09/05/2008 - 17:26
Sommario: Dichiarazione di Norberto Natali (Iniziativa Comunista) - 9 maggio 2008 Alla fine ci hanno scoperti!
il giornale satirico Panorama, diretto dall'ineffabile Maurizio Belpietro, nel numero in edicola oggi, ha esibito un nuovo comico, presentatosi come direttore del carcere dell’Asinara all’epoca del rapimento Moro e già condannato per truffa allo Stato in ordine alla sua attività professionale. Questa fonte così attendibile dichiara oggi per la prima volta chi era il vero capo delle Brigate Rosse: il compagno Vittorio Vidali, illustre figura dell’antifascismo, fondatore e dirigente per tutta la sua vita del PCI. Secondo queste inedite rivelazioni la notizia sarebbe stata desunta da “intercettazioni di brigatisti in carcere” (risalenti al 1979 però mai rese note prima). La divertente macchietta si completa pretendendo di far credere ai lettori che il compagno Vidali (descritto dallo stesso giornale satirico come un rivoluzionario esperto di tutte le carceri) avrebbe scritto una lettera indirizzata a Renato Curcio nel carcere dell’Asinara nella quale spiegava un suo proprio piano per assaltare lo stesso carcere: a 80 anni!
Da molto tempo Panorama ed il signor Belpietro fanno ridere i propri lettori con simili trovate.
Fra poco Panorama sarà certamente condannata in seguito ad una denuncia di Iniziativa Comunista, per un articolo di pura diffamazione aggravata, scritto senza alcun rispetto per la deontologia professionale alcuni anni fa. In esso si sosteneva che il sottoscritto ed altri esponenti di Iniziativa Comunista erano i nuovi terroristi responsabili dell’omicidio di Massimo D’Antona ed impegnati in terribili altri crimini della stessa natura. Lo si sarebbe scoperto grazie ad “intercettazioni di brigatisti in carcere” ovviamente inesistenti. E a proposito di lettere ed altre trovate comiche, si scriveva anche che un nostro compagno, prima di “gettarsi nella clandestinità” in procinto di assaltare la “Nato” aveva chiesto consiglio, inviandogli un’apposita lettera…. alla mamma! La stessa rivista, d’altra parte, è stata condannata pochi anni fa a pagare un ricco risarcimento ad un sindacalista per un articolo diffamatorio dello stesso genere.
Il signor Belpietro è molto più navigato nella diffamazione e nello spregio della deontologia professionale, doti sperimentate quando era direttore de Il Giornale. Egli pure, infatti, è chiamato in causa in più processi per rispondere delle diffamazioni operate dalla sua testata in danno a Iniziativa Comunista in quanto tale ed a diversi suoi esponenti. Abbiamo già documentato in tribunale come il quotidiano berlusconiano, sotto la sua direzione, abbia pubblicato ben 662 (avete letto bene: seicentosessantadue!) singole affermazioni false e gravemente offensive e diffamatorie ai danni del nostro partito o dei singoli suoi iscritti o simpatizzanti, contenuti in ben 48 pagine di 25 diverse edizioni diffuse nei primi 3 anni del presente millennio. Oltre a ribadire ripetutamente che lo scrivente ed Iniziativa Comunista sono terroristi ed assassini sottolineando che provengono dal PCI, la credibilità del direttore responsabile Belpietro si manifesta in un articolo nel quale si sosteneva che il sottoscritto, il giorno del delitto D’Antona “ci vedeva bene anche la notte” benché percepisse da 3 anni la speciale indennità di accompagnamento per i non vedenti! In un altro brano è scritto letteralmente che il “terrorismo islamico è niente in confronto a […] Iniziativa Comunista”. L’interminabile elenco delle imprese comiche di Belpietro può al momento concludersi con quella secondo la quale, essendo ciò strumentale alla diffamazione di Iniziativa Comunista, Il Giornale riuscì a far ritenere ai suoi lettori che un terrorista fosse andato ad uccidere Massimo D’Antona con … i tacchi a spillo!
Anche in questo caso una delle principali fonti di tutte queste bugie sarebbe costituita da “intercettazioni di brigatisti in carcere”.
La campagna de Il Giornale coincise nel suo culmine con una misteriosa devastazione notturna di una sede di Iniziativa Comunista. Si trattava della sede più citata nelle menzogne scritte dalla testata diretta da Belpietro che ha ripetutamente pubblicato il suo indirizzo.
Sono decenni che le centrali di provocazione e gli strateghi della tensione proteggono ed alimentano il terrorismo di vario colore nell’intento di utilizzarlo contro il PCI ed in primo luogo di addossarne ad esso la colpa. L’ignobile attacco che si ripete ancora oggi è l’ennesima dimostrazione di quali siano le forze e gli obiettivi che hanno ispirato anche la persecuzione giudiziaria e il linciaggio mediatico contro Iniziativa Comunista: ormai da nove anni siamo investiti da un procedimento penale che si avvita su se stesso trascinandosi in rinvii e manovre dilatatorie senza vedere ancora la sua conclusione.
È ora di dire che chi alimenta questa disonesta propaganda sul “terrorismo figlio del PCI” si rende complice quanto meno moralmente ed indirettamente proprio dei torbidi apparati che proteggono e manovrano il terrorismo e la tensione e come tali dovranno essere apertamente indicati qualora dovesse malauguratamente verificarsi una nuova recrudescenza di attentati sanguinari ed omicidi. Come ripetiamo da tempo il terrorismo fa comodo ai padroni e agli anticomunisti e certe montature giornalistiche (e non solo giornalistiche) ne sono una prova. Non a caso sta montando una campagna infame e priva di qualsiasi fondamento secondo la quale l’estromissione della sinistra dal Parlamento potrebbe generare una nuova ondata terroristica. È in questo quadro che il paese sprofonda in un clima di miseria morale e spirituale, di rivalutazione del fascismo e di regressione culturale, nel cui ambito l’omicidio di Renato Biagetti e Nicola Tommasoli rappresentano purtroppo solo la triste punta di un iceberg.
Di tutto questo dovrà rispondere in un'altra sede di dibattito e confronto politico il signor Veltroni e la scellerata strategia che sta perseguendo e che ha ormai appalesato negli ultimi mesi.
Cosa centra il titolo di questa dichiarazione?
È semplice: i boia nazisti hanno sempre giustificato o rivendicato le loro turpi imprese perché i partigiani sarebbero terroristi o per la necessità di eliminare i comunisti terroristi.
Da parte nostra è necessario rispondere rendendo omaggio incondizionato alla figura del compagno Vittorio Vidali e rilanciandone la vita e l’opera come esempio di dignità e libertà a tutti i giovani, a tutte le compagne ed i compagni.
ONORE AL COMANDANTE CARLOS, VIVA SEMPRE IL COMPAGNO VITTORIO VIDALI!
QUALCHE NOTA SU VITTORIO VIDALI “COMANDANTE CARLOS”:
Vittorio Vidali nacque nel 1900 a Muggia, cittadina operaia vicino a Trieste. Di famiglia proletaria fu egli stesso operaio fin dall’adolescenza. Fin dai tempi della 1° guerra mondiale fu protagonista delle lotte socialiste e per la pace e la fratellanza tra i popoli. Come esponente triestino della federazione giovanile socialista italiana, dopo la 1° guerra mondiale, organizzò tra l’altro le attività dei pionieri, ossia le vacanze e le attività culturali dei bambini delle famiglie operaie. Nel 1921 risulta tra i fondatori del PCI e della FGCI. Ardito e coraggioso combattente antifascista, fu una delle bestie nere dello squadrismo fascista, dal quale era odiato come pochi altri in Italia e perciò ricercato ovunque con l’espresso obiettivo di ucciderlo. Tanto che un povero innocente, vicino ad Alessandria fu assassinato dagli squadristi convinti che fosse Vidali sotto mentite spoglie. Subì numerosi arresti e processi e fu costretto ad espatriare. Mentre si trovava con Gramsci a Vienna nel 1924, i fascisti nel tentativo di attirarlo in trappola per eliminarlo gli inviarono un falso telegramma del fratello che lo informava che da lì a due giorni si sarebbero svolti i funerali del padre invitandolo a tornare perciò a Trieste. Il compagno Vidali sospettò il tranello e mangiò la foglia (infatti non vi fu alcun funerale e il padre era vivo e vegeto) rimanendo poi per oltre vent’anni fuori dalla patria.
Fu prestigioso militante del PCI e dell’Internazionale Comunista conquistandosi crescente stima nello svolgimento di incarichi e compiti. Fu in Unione Sovietica, in Francia, perfino in Africa e poi in Messico ed altre località Sud-Americane dove fu al fianco della nota fotografa comunista Tina Modotti e divenne membro dell’esecutivo della federazione sindacale latino-americana. In seguito fu attivo organizzatore del Soccorso Rosso Internazionale.
Nel 1936 i fascisti di Francisco Franco, spalleggiati da Hitler e Mussolini, diedero vita ad un colpo di Stato militare contro la Repubblica Spagnola dando inizio alla guerra civile di Spagna. Al suo inizio Vittorio Vidali fondò il glorioso V° Regimiento dei volontari italiani ed in quel momento assunse il nome che poi divenne leggendario di comandante Carlos. Si distinse per vari atti di eroismo in tutta la guerra di Spagna ed alla fine fu gravemente ferito nel 1938, nell’eroica difesa finale di Madrid. In seguito fu inviato nuovamente in Messico e negli Stati Uniti dove, tra l’altro, fondò la Lega Antifascista Italiana. Dopo la II° guerra mondiale divenne Segretario del Partito Comunista del territorio libero di Trieste e consolidò la stima che si era già conquistato anche tra i lavoratori e gli antifascisti triestini, dirigendo lo sviluppo con mano ferma del partito in quegli anni contraddittori e tormentati nella storia della Venezia Giulia. A sottolineare il valore del compagno Vidali e il prestigio di cui era circondato si ricorda che fu uno dei cinque soli italiani (tra cui Togliatti) che parteciparono al famoso XX° Congresso del PCUS (1956). Da quando Trieste e il suo territorio ritornò definitivamente all’Italia il comandante Carlos ha fatto sempre parte del Comitato Centrale del Partito Comunista Italiano e eletto numerose volte deputato e senatore comunista di Trieste. Negli anni ’60 e ’70 è stato vivace punto di riferimento comunista del movimento operaio e dell’antifascismo triestino e nazionale, divenendo educatore ed esempio per tante generazioni di comunisti ed antifascisti. Fino all’ultimo è stato un attivo comunista ed è morto a Trieste nel 1983. La sua vita e la sua figura fanno risplendere con orgoglio la storia e il significato del PCI, del movimento operaio e dell’antifascismo e sono le vite come quella del comandante Carlos a rendere fieri di essere proletari, di essere Italiani, di essere comunisti.
Ven, 02/05/2008 - 19:40
IL VIDEO DELLA MANIFESTAZIONE DEL 25 APRILE 2008 A ROMA:
http://www.insensinverso.org/video.25aprile.html
QUELLO CHE IN TELEVISIONE/TV/GIORNALI NON CI FANNO VEDERE...
LA RESISTENZA CONTINUA, TUTTI I GIORNI...
Ass. INsenINverso
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