E' partita sabato 22 marzo la quarta carovana di sport sotto l'assedio, "Lo sport utilizzato come strumento di approfondimento del conflitto israelo – palestinese".
10 giorni di partite di calcio (ma non solo) maschili e femminili contro rappresentanze locali palestinesi di diverse città e campi profughi, incontri e dibattiti con università e associazioni.
Una serata per parlare di Palestina.Voci, racconti, video e immagini dalla quarta carovana "Sport sotto l'assedio" con la Palestina ancora negli occhi.
Una serata per parlare di Palestina.
Voci, racconti, video e immagini dalla quarta carovana "Sport sotto l'assedio" con la Palestina ancora negli occhi.
A seguire per la prima volta a Roma
ALPHA & OMEGA The legendary and mystical dub sound (UK) in concerto
Programma:
h 19:00 - Apertura spazio mostre
h 20:30 - Cena con la Trattoriola
h 21:00 - Racconti di viaggio dall'ultima carovana
dalle 23:00 - ROMA CITY OF DUB
Dubble Track Dub Movement meets
Live and direct from UK
ALPHA & OMEGA
The legendary and mystical dub sound
Feat: christine, Jonah Dan, Gregory Fobulous, Dan I
Collegamenti con il corteo nazionale di Torino per la Palestina
Mostra fotografica dall'ultima Carovana "Sport sotto l'assedio" Proiezioni video: - "Jalla! Sport under the Siege"
Lo Stato di Israele continua da sessanta anni a costruire muri e recinti, continua ad arrogarsi il diritto di vita e di morte di chi vive in Palestina, e pretende di condizionare ogni aspetto della loro vita quotidiana.
Ci poniamo senza ipocrisia a fianco di chi rivendica con forza l'autodeterminazione del popolo palestinese e la fine dell'occupazione israeliana, a fianco di chi si ribella a questa situazione, insieme a quelle sacche di resistenza che continuano a indicare l'antifascismo come pratica quotidiana, assieme a chi da piu' di vent'anni si riconosce nello slogan "Due popoli, due Stati".
Proprio in questi giorni ricorre l'anniversario della Nakbah, la cacciata del popolo palestinese dopo la proclamazione dello Stato di Israele. 850.000 profughi in fuga, 531 villaggi distrutti, decine di migliaia di morti e un immane lascito di sangue e violenza, che dura sino ai giorni nostri. Alla fiera del Libro di Torino lo Stato di Israele sara' l'Ospite d'Onore, appunto per commemorarne e celebrarne la nascita. Contro questo invito numerose sono state le pressioni e le azioni di protesta, che culmineranno sabato con una manifestazione nazionale a Torino per la Palestina, con la quale saremo in collegamento.
A fianco del popolo palestinese -- STOP THE OCCUPATION
Cos'e' Sport sotto l'Assedio
E' tornata il 30 marzo scorso la quarta carovana di Sport sotto l'assedio, composta quest'anno da piu' di cento persone. Dieci giorni di partite di calcio (ma non solo) maschili e femminili contro rappresentanze locali palestinesi di diverse citta' e campi profughi, incontri e dibattiti con universita' e associazioni. Per lo sport utilizzato come strumento di approfondimento del conflitto israelo-palestinese.
La campagna Sport sotto l'assedio nasce con l'obiettivo di condividere con i ragazzi dei campi profughi palestinesi percorsi di educazione allo sport come strumento di dialogo e di convivenza. Il confronto basato su regole certe, il rispetto dell'avversario e dei propri compagni, l'impegno quotidiano per il raggiungimento di un obiettivo, sono alcuni degli insegnamenti che, in casi come questi, possono supplire a quei vuoti formativi propri delle realta' in situazione di conflitto.
Sotto la sigla Alpha & Omega, John Sprosen e Christine Woodbridge debuttano nel 1990 con l'album "Daniel In The Lions' Den", da allora si apre una nuova pagina della storia del raggae made in UK. Riproponendo in chiave digitale la musica dub attuano una vera e propria rivoluzione del genere diventando così dei veri capiscuola alla pari di gruppi come Zion train, Iration Steppers, Disceples. Ispirati e cresciuti sotto le casse di sound system come Jah Shaka ed Abashanti, uniscono la spiritualità della cultura reggae alla quella libertaria dei rave parties superando ogni barriera razziale che vedeva divisa i bianchi e neri negli anni precedenti.
Ritmi cadenzati da pesati colpi di basso e di batteria uniti ad effetti visionari di riverberi ed eco rendono il loro stile uno dei piu' importanti ed influenti nel mondo del dub e della steppers music. Sedici i loro Lp autoprodotti che li hanno portati alla fama mondiale, suoneranno per la prima volta a Roma sabato 10 maggio nel parco del C.S.A. La Torre.
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CSA La Torre
via Bertero, 13
00156 Casal de' Pazzi - ROMA
Qualcuno si sta organizzando da Roma per andare il 10 maggio a Torino al corteo? Treni, pullman..?
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I nuovi "cani del Sinai" (sul boicottaggio della Fiera del Libro 2008)
«"Fare il cane del Sinai" pare sia stata locuzione dialettale dei nomadi che un tempo percorsero il deserto altopiano di El Tih, a nord del monte Sinai. Variamente interpretata dagli studiosi, il suo significato oscilla tra "correre in aiuto del vincitore", "stare dalla parte dei padroni", "esibire nobili sentimenti".
Sul Sinai non ci sono cani.»
Con queste note, lo scrittore Franco Fortini introduceva un suo libro miliare, dentro un clima anticipatore da primo "scontro di civiltà"; una pietra ancora aguzza e tagliente da scagliare contro i nuovi "Cani del Sinai". Come annotava egli stesso, un libro scritto a “muscoli tesi, con rabbia estrema” nell’estate del ’67 a ridosso della “guerra dei sei giorni”, I cani del Sinai è un libro contro: contro “quanti amano correre in soccorso ai vincitori”, contro “il diffuso e razzistico disprezzo antiarabo”, contro “l’esaltazione della civiltà e della tecnica ‘moderne’ incarnate in Israele”. Una testimonianza in cui, senza nulla cedere al ricatto della letteratura-di-giustificazione, delineava il perché e il come lui, ebreo italiano, non sentiva nessun bisogno di "correre in aiuto del vincitore".
40 anni dopo, ci manca proprio un Fortini, in un frangente come questo, così sovrappopolato di nuovi cani del Sinai... tutti in fila a battersi per un posto al sole nel palcoscenico ben addobbato dell'obbedienza-virtù, sgomitando per farsi vedere e ben volere dai padroni di turno: Fassino, Bertinotti, Battista, Chiamparino, Younis Tawfik, Gabriele Ferraris, Ernesto Ferrero... In alto e in basso con ruoli intercambiabili tra politica , amministrazione e media. Sappiamo bene che la lista è ben più lunga e che tanti altri non vedono l'ora di accodarsi alla sfilata di chi ama "esibire nobili sentimenti".
In un quadro così desolante merita davvero un encomio la presa di posizione limpida e senza fronzoli di un Gianni Vattimo, una posizione che in molti condividiamo ma che difficilmente avremmo possibilità di esporre nella odierna telecrazia. Non male! Ci andava un Filosofo per ricordare queste quattro banalità in croce: che Israele è uno stato di apartheid; che da anni la sua politica lavora ad un lento e politically correct (se possibile) genocidio dei palestinesi; che sulla Shoa è stata costruita una vera e propria industria della ricompensa; che invitare Israele nel 60° anniversario di fondazione di uno stato che per milioni di persone ha significato"catastrofe" (Nakba) è un atto politico.
Che quindi, boicottarne lo svolgimento è un atto politicamente legittimo e moralmente giusto!
Ci voleva un personaggio della notorietà di Vattimo per ricordare queste semplici verità. Anche questo è misura della melma in cui nuotiamo.
Storia di una polemica: "Israele non si tocca!"
In città tutto era partito da un'obiezione di basso profilo di un esponente dei Comunisti Italiani (poi prontamente ri-modellata). Apriti cielo! Tanto e bastato: Israele non è questionabile! Questo il messaggio che deve passare.
Da quel momento e da un tentativo d'appello fallito, è partita una propaganda (questa sì) d'odio cui tutti sentono il bisogno di partecipare. In questione è l'allenza strategica, politica e militare, con Israele quale avamposto dell'Occidente. Un'allenza siglata qualche anno fa anche con accordi di intesa militare. S'inivita Israele ad una vetrina di cultura per promuoverne la sempre più discussa legittimità politica. Altro che Autonomia del culturale!
La casta intellettuale tra orientalismo e razzismo
I peggiori opinionisti di una battaglia politica e culturale che tra i pasdaran d'Israele a volte sfiora l'isteria vanno proprio rinvenuti tra gli intellettuali di casa nostra. Spesso ignoranti in materia storica, conoscono un solo ritornello "non dimentichiamo la Shoa!".
Emblematica a questo proposito la posizione di un Valentino Parlato (tra i fondatori de Il Manifesto), affaticato nell'accampare giustificazioni debolissime riguardo l'errata scelta del boicottaggio. L'intervento del Parlato ha almeno avuto il merito di scoperchiare una pentola: numerose lettere di lettori del quotidiano (a partire dal suo competente collega Michele Giorgio) hanno protestato e argomentato, molto meglio di lui, sull'innopportunità di un invito e la legittimità di un boicottaggio.
"Non dimentichiamo la Shoa!". E chi vorrebbe dimenticarla. Certo non quelle sacche di resistenza che continuano a indicare e praticare l'antifascismo. Quelle stesse che oggi intendono boicottare una scelta sbagliata. A pochi viene in mente di chiedersi come mai i fascisti di ieri siano oggi tutti così intransigentemente filo-sionisti.
Nella bassezza delle loro giustificazioni, gli ampi numeri dell'intellettualità italiana, impregnati di orientalismo fino all'osso non disdegnano neppure - neanche sembrano accorgersene - il più bieco discorso razzista. La Lega degli Scrittori Giordani che ha invitato al boicottaggio con tanto di lettera sarebbe "fantomatica" mentre l'idea di invitare scrittori palestinesi apparirebbe "ridicola" ai nostrani "guardiani della democrazia".
M.O.: L'ESERCITO ISRAELIANO SI RITIRA DA GAZA
Le forze israeliane si sono ritirate dalla Striscia di Gaza a conclusione di un'incursione anti-Hamas, che ha fatto sette morti, tra cui un bambino di 10 anni. L'operazione si e' conclusa questa mattina alle 04:00 e testimoni palestinesi hanno confermato il ritiro dei blindati israeliani che ieri si erano inoltrati di circa un chilometro nel territorio.
Suggestioni visive per comprendere le origini e le evoluzioni del conflitto tra palestinesi e israeliani: la storia, i popoli (profughi, coloni, nuovi immigrati), il territorio, i muri, la propaganda e le forme di resistenza. Le proiezioni, in lingua orig
"Sopralluoghi in Palestina"
fotogrammi di un conflitto
8 film, 8 temi
Suggestioni visive per comprendere le origini e le evoluzioni del conflitto tra palestinesi e israeliani: la storia, i popoli (profughi, coloni, nuovi immigrati), il territorio, i muri, la propaganda e le forme di resistenza. Le proiezioni, in lingua originale e sottotitolate in italiano, saranno accompagnate da strumenti di approfondimento - mostre fotografiche, suggerimenti di lettura, materiale informativo - sui temi trattati.
Ogni lunedì a partire dal 7 Aprile alle 21 - ingresso gratuito -
- Il programma aggiornato è on line sui siti delle associazioni organizzatrici -
Libreria Caffè Flexi - via Clementina 9, Rione Monti, Roma - www.libreriaflexi.it
Programma delle proiezioni
Lunedì 7 aprile h 21
Storia e contesto - “Occupation 101” (www.occupation101.com)
di Sufyan and Abdallah Omeish, USA/Palestina, 2005, 90'
Occupation 101 è un film-documentario che racconta le cause storiche ed attuali del conflitto Israelo-Palestinese. Il film vuole mostrare allo spettatore la vita sotto il controllo militare israeliano, il ruolo giocato dagli Stati Uniti nel conflitto e gli elementi che ancora ostacolano il raggiungimento di una pace duratura e giusta. La narrazione avviene attraverso le voci dei protagonisti e dei testimoni di questo conflitto. A parlare sono Palestinesi, Israeliani ed Internazionali, giornalisti, studiosi, politici, diplomatici, storici, attivisti, capi religiosi e difensori dei diritti umani. Tra questi: Ilan Pappe, Rashid Khalidi, Noam Chomsky, Phyllis Bennis, Jeff Halper, Amira Hass, Dr. Iyad Sarraj, Yael Stien e molti altri.
Lunedì 14 aprile h 21
Popoli - “Route 181 - Frammenti di un viaggio in Palestina-Israele” (Parte prima)
(www.bollatiboringhieri.it/route181)
di Michel Khleifi e Eyal Sivan, Francia/Belgio/Germania/GB 2004, 270'
Route 181 offre uno sguardo inedito sugli abitanti di Palestina-Israele: lo sguardo comune, unitario, di un palestinese e di un israeliano. Per più di un anno due cineasti, il palestinese Michel Khleifi e l'israeliano Eyal Sivan, si sono dedicati alla produzione di quello che loro stessi definiscono un atto di fede cinematografico. Con questo road movie di più di quattro ore, i due registi percorrono insieme il loro paese. Nell'estate del 2002, per due mesi, Khleifi e Sivan hanno viaggiato fianco a fianco dal sud al nord del loro paese d'origine, tracciando il proprio percorso su una mappa e chiamandolo Route 181. Questa linea virtuale segue il confine stabilito dalla risoluzione 181, votata dalle Nazioni Unite nel novembre del 1947 allo scopo di dividere la Palestina in due differenti stati...
Lunedì 21 aprile h 21
Popoli - “Route 181 - Frammenti di un viaggio in Palestina-Israele” (Parte seconda)
(www.bollatiboringhieri.it/route181)
di Michel Khleifi e Eyal Sivan, Francia/Belgio/Germania/GB 2004, 270'
...Lungo la strada incontrano donne e uomini, israeliani e palestinesi, giovani e vecchi, civili e soldati, riprendendoli nei momenti della vita di tutti i giorni. Ognuno di questi personaggi ha un modo suo proprio di evocare le frontiere che li separano dai loro vicini: concretezza, cinismo, filo spinato, humour, indifferenza, sospetto, aggressività. Quei confini sono stati costruiti sulle colline e nelle pianure, sulle montagne e nelle valli ma, soprattutto, nella mente e nel cuore di questi due popoli, nell'inconsapevolezza collettiva di entrambe le società. Con Route 181 Michel Khlefi ed Eyal Sivan ci accompagnano in un vertiginoso viaggio attraverso questi minuscoli territori dalle ramificazioni vastissime.
Lunedì 28 aprile h 21
Muri - “The Iron Wall” (www.theironwall.ps) di Mohammed Alatar, Palestina, 2006, 57’
“La colonizzazione sionista nella terra di Israele può solo arrestarsi o procedere a dispetto della popolazione nativa palestinese. Questo significa che può procedere e svilupparsi solo con la protezione di una potenza indipendente – dietro un muro di ferro, che i nativi non potranno penetrare.” con queste parole, nel 1923, Vladmir Jabotinsky indicava la strada per la colonizzazione della Palestina. The Iron Wall ripercorre le tappe della colonizzazione israeliana dei territori palestinesi, in cui la costruzione del muro si pone solo come la fine di un processo iniziato molti anni fa.
Venerdì 11 aprile dalle h 18.30
Dunum – Terra di Palestina
Proiezione speciale all’interno della rassegna in occasione della presentazione della mostra fotografica di Luca Tommasini “Dunum - Terra di Palestina”.
“Serie di immagini portate dalla distesa degli spazi, sequenze che suggeriscono una narrazione: un uomo coi piedi piantati per terra, che fissa l’obiettivo, poi preso dalla rabbia alza il braccio a mostrare questa terra che ha preso il volo, leggera come una nuvola, trasportata troppo lontano, dietro una barriera, e che ormai avrà bisogno di un permesso per essere coltivata. Terre violate da strade, terre sbarrate, asfaltate, rese sterili in poche ore.”
Promosso e organizzato da
Associazione per la Pace (www.assopace.org)
L’Associazione per la Pace nei suoi quasi 20 anni di attività si è impegnata in Italia e all’estero con azioni volte alla risoluzione nonviolenta dei conflitti e alla promozione del dialogo fra i popoli. Attraverso la sperimentazione di interventi civili nei conflitti, i volontari e le volontarie sono stati presenti nei principali luoghi di guerra del Mediterraneo (Balcani e Medioriente) cercando di mediare tra istanze, popoli e religioni in lotta. Abbiamo scelto di stare nei conflitti mettendoci dalla parte dei civili, per renderli attori/risolutori e non più vittime principali, come spesso accade nei guerre contemporanee.
Il lavoro su Palestina/Israele è cominciato durante la seconda Intifada e continua ancora oggi attraverso viaggi di conoscenza, campi di lavoro e azioni di interposizione e di difesa dei diritti umani in Palestina, e in Italia con azioni di sensibilizzazione volte a mostrare gli aspetti meno mediatici e più concreti di un conflitto che coinvolge tutta l’area mediterranea.
Associazione Culturale Aktivamente (www.aktivamente.it)
Aktivamente nasce nell’ottobre del 2004 a Roma con l’idea di creare nuovi spazi per l’arte. Arte intesa a 360 gradi. In una realtà come quella attuale dove la velocità dell’informazione, il continuo flusso di immagini, il dominio della televisione creano un sistema di sovraffollamento video/sonoro, Aktivamente lavora partendo da un assunto, da un’idea definita Aktiva:“è lo spazio che manca non l’arte”. L’associazione si nutre del lavoro e impegno volontario di giovani provenienti da retroterra culturali distinti, per lo più residenti nel territorio romano, che curano tutte le componenti delle iniziative, dall’ideazione al coordinamento, logistica e realizzazione. Nei primi due anni di vita Aktivamente ha rafforzato rapporti e collaborazioni con artisti, associazioni, ONLUS e strutture aggragative presenti sul territorio (Politecnico Fandango, Servizio Civile Internazionale, Circolo degli Artisti, Stalker, Osservatorio Nomade, ecc.) realizzando eventi ed iniziative artistiche segnate spesso da un marcato contenuto sociale.
Associazione giovani palestinesi Wael Zwuaiter (www.palestinawz.org)
L’Associazione Giovani Palestinesi “Wael Zuaiter” nasce nell’ottobre 2005 dall’iniziativa della nuova generazione di palestinesi e italo-palestinesi residenti in Italia. Il programma dell’Associazione prevede un impegno culturale di ampio respiro, con attività di informazione ed archiviazione multimediatica, progetti di collaborazione e solidarietà ed attività ludico-ricreative. Nello spirito del nostro agire si ritrova il motivo del nome a cui è dedicata l’Associazione Giovani Palestinesi “Wael Zuaiter”, l’intellettuale palestinese assassinato a Roma nell’ottobre del 1972. Wael Zuaiter aveva cercato, durante il suo breve soggiorno in Italia, di accreditare un’idea diversa del popolo palestinese. Non “rifugiato”, non “terrorista”, ma un popolo desideroso solo di vedersi riconoscere la propria storia e il diritto ad avere una terra ed un suo Stato. Per questo l’Associazione ha come obiettivo la riscoperta e la conservazione della cultura di origine dei palestinesi ed intende proporsi come veicolo di informazione approfondita, completa e obiettiva sulla causa palestinese, presso l’opinione pubblica italiana.
Suggestioni visive per comprendere le origini e le evoluzioni del conflitto tra palestinesi e israeliani: la storia, i popoli (profughi, coloni, nuovi immigrati), il territorio, i muri, la propaganda e le forme di resistenza. Le proiezioni, in lingua orig
Promotore evento:
associazione per la Pace Associazione Culturale Aktivamente Associazione giovani palestinesi Wael Zwuaiter
"Sopralluoghi in Palestina"
fotogrammi di un conflitto
8 film, 8 temi
Suggestioni visive per comprendere le origini e le evoluzioni del conflitto tra palestinesi e israeliani: la storia, i popoli (profughi, coloni, nuovi immigrati), il territorio, i muri, la propaganda e le forme di resistenza. Le proiezioni, in lingua originale e sottotitolate in italiano, saranno accompagnate da strumenti di approfondimento - mostre fotografiche, suggerimenti di lettura, materiale informativo - sui temi trattati.
Ogni lunedì a partire dal 7 Aprile alle 21 - ingresso gratuito -
- Il programma aggiornato è on line sui siti delle associazioni organizzatrici -
Libreria Caffè Flexi - via Clementina 9, Rione Monti, Roma - www.libreriaflexi.it
Programma delle proiezioni
Lunedì 7 aprile h 21
Storia e contesto - “Occupation 101” (www.occupation101.com)
di Sufyan and Abdallah Omeish, USA/Palestina, 2005, 90'
Occupation 101 è un film-documentario che racconta le cause storiche ed attuali del conflitto Israelo-Palestinese. Il film vuole mostrare allo spettatore la vita sotto il controllo militare israeliano, il ruolo giocato dagli Stati Uniti nel conflitto e gli elementi che ancora ostacolano il raggiungimento di una pace duratura e giusta. La narrazione avviene attraverso le voci dei protagonisti e dei testimoni di questo conflitto. A parlare sono Palestinesi, Israeliani ed Internazionali, giornalisti, studiosi, politici, diplomatici, storici, attivisti, capi religiosi e difensori dei diritti umani. Tra questi: Ilan Pappe, Rashid Khalidi, Noam Chomsky, Phyllis Bennis, Jeff Halper, Amira Hass, Dr. Iyad Sarraj, Yael Stien e molti altri.
Lunedì 14 aprile h 21
Popoli - “Route 181 - Frammenti di un viaggio in Palestina-Israele” (Parte prima)
(www.bollatiboringhieri.it/route181)
di Michel Khleifi e Eyal Sivan, Francia/Belgio/Germania/GB 2004, 270'
Route 181 offre uno sguardo inedito sugli abitanti di Palestina-Israele: lo sguardo comune, unitario, di un palestinese e di un israeliano. Per più di un anno due cineasti, il palestinese Michel Khleifi e l'israeliano Eyal Sivan, si sono dedicati alla produzione di quello che loro stessi definiscono un atto di fede cinematografico. Con questo road movie di più di quattro ore, i due registi percorrono insieme il loro paese. Nell'estate del 2002, per due mesi, Khleifi e Sivan hanno viaggiato fianco a fianco dal sud al nord del loro paese d'origine, tracciando il proprio percorso su una mappa e chiamandolo Route 181. Questa linea virtuale segue il confine stabilito dalla risoluzione 181, votata dalle Nazioni Unite nel novembre del 1947 allo scopo di dividere la Palestina in due differenti stati...
Lunedì 21 aprile h 21
Popoli - “Route 181 - Frammenti di un viaggio in Palestina-Israele” (Parte seconda)
(www.bollatiboringhieri.it/route181)
di Michel Khleifi e Eyal Sivan, Francia/Belgio/Germania/GB 2004, 270'
...Lungo la strada incontrano donne e uomini, israeliani e palestinesi, giovani e vecchi, civili e soldati, riprendendoli nei momenti della vita di tutti i giorni. Ognuno di questi personaggi ha un modo suo proprio di evocare le frontiere che li separano dai loro vicini: concretezza, cinismo, filo spinato, humour, indifferenza, sospetto, aggressività. Quei confini sono stati costruiti sulle colline e nelle pianure, sulle montagne e nelle valli ma, soprattutto, nella mente e nel cuore di questi due popoli, nell'inconsapevolezza collettiva di entrambe le società. Con Route 181 Michel Khlefi ed Eyal Sivan ci accompagnano in un vertiginoso viaggio attraverso questi minuscoli territori dalle ramificazioni vastissime.
Lunedì 28 aprile h 21
Muri - “The Iron Wall” (www.theironwall.ps) di Mohammed Alatar, Palestina, 2006, 57’
“La colonizzazione sionista nella terra di Israele può solo arrestarsi o procedere a dispetto della popolazione nativa palestinese. Questo significa che può procedere e svilupparsi solo con la protezione di una potenza indipendente – dietro un muro di ferro, che i nativi non potranno penetrare.” con queste parole, nel 1923, Vladmir Jabotinsky indicava la strada per la colonizzazione della Palestina. The Iron Wall ripercorre le tappe della colonizzazione israeliana dei territori palestinesi, in cui la costruzione del muro si pone solo come la fine di un processo iniziato molti anni fa.
Venerdì 11 aprile dalle h 18.30
Dunum – Terra di Palestina
Proiezione speciale all’interno della rassegna in occasione della presentazione della mostra fotografica di Luca Tommasini “Dunum - Terra di Palestina”.
“Serie di immagini portate dalla distesa degli spazi, sequenze che suggeriscono una narrazione: un uomo coi piedi piantati per terra, che fissa l’obiettivo, poi preso dalla rabbia alza il braccio a mostrare questa terra che ha preso il volo, leggera come una nuvola, trasportata troppo lontano, dietro una barriera, e che ormai avrà bisogno di un permesso per essere coltivata. Terre violate da strade, terre sbarrate, asfaltate, rese sterili in poche ore.”
Promosso e organizzato da
Associazione per la Pace (www.assopace.org)
L’Associazione per la Pace nei suoi quasi 20 anni di attività si è impegnata in Italia e all’estero con azioni volte alla risoluzione nonviolenta dei conflitti e alla promozione del dialogo fra i popoli. Attraverso la sperimentazione di interventi civili nei conflitti, i volontari e le volontarie sono stati presenti nei principali luoghi di guerra del Mediterraneo (Balcani e Medioriente) cercando di mediare tra istanze, popoli e religioni in lotta. Abbiamo scelto di stare nei conflitti mettendoci dalla parte dei civili, per renderli attori/risolutori e non più vittime principali, come spesso accade nei guerre contemporanee.
Il lavoro su Palestina/Israele è cominciato durante la seconda Intifada e continua ancora oggi attraverso viaggi di conoscenza, campi di lavoro e azioni di interposizione e di difesa dei diritti umani in Palestina, e in Italia con azioni di sensibilizzazione volte a mostrare gli aspetti meno mediatici e più concreti di un conflitto che coinvolge tutta l’area mediterranea.
Associazione Culturale Aktivamente (www.aktivamente.it)
Aktivamente nasce nell’ottobre del 2004 a Roma con l’idea di creare nuovi spazi per l’arte. Arte intesa a 360 gradi. In una realtà come quella attuale dove la velocità dell’informazione, il continuo flusso di immagini, il dominio della televisione creano un sistema di sovraffollamento video/sonoro, Aktivamente lavora partendo da un assunto, da un’idea definita Aktiva:“è lo spazio che manca non l’arte”. L’associazione si nutre del lavoro e impegno volontario di giovani provenienti da retroterra culturali distinti, per lo più residenti nel territorio romano, che curano tutte le componenti delle iniziative, dall’ideazione al coordinamento, logistica e realizzazione. Nei primi due anni di vita Aktivamente ha rafforzato rapporti e collaborazioni con artisti, associazioni, ONLUS e strutture aggragative presenti sul territorio (Politecnico Fandango, Servizio Civile Internazionale, Circolo degli Artisti, Stalker, Osservatorio Nomade, ecc.) realizzando eventi ed iniziative artistiche segnate spesso da un marcato contenuto sociale.
Associazione giovani palestinesi Wael Zwuaiter (www.palestinawz.org)
L’Associazione Giovani Palestinesi “Wael Zuaiter” nasce nell’ottobre 2005 dall’iniziativa della nuova generazione di palestinesi e italo-palestinesi residenti in Italia. Il programma dell’Associazione prevede un impegno culturale di ampio respiro, con attività di informazione ed archiviazione multimediatica, progetti di collaborazione e solidarietà ed attività ludico-ricreative. Nello spirito del nostro agire si ritrova il motivo del nome a cui è dedicata l’Associazione Giovani Palestinesi “Wael Zuaiter”, l’intellettuale palestinese assassinato a Roma nell’ottobre del 1972. Wael Zuaiter aveva cercato, durante il suo breve soggiorno in Italia, di accreditare un’idea diversa del popolo palestinese. Non “rifugiato”, non “terrorista”, ma un popolo desideroso solo di vedersi riconoscere la propria storia e il diritto ad avere una terra ed un suo Stato. Per questo l’Associazione ha come obiettivo la riscoperta e la conservazione della cultura di origine dei palestinesi ed intende proporsi come veicolo di informazione approfondita, completa e obiettiva sulla causa palestinese, presso l’opinione pubblica italiana.
"Io non ho paura".
Con queste parole una donna palestinese del villaggio di Jayuss, al nord della palestina, si descrive alle donne della carovana che ha attraversato i territori palestinesi dal 23 al 31 marzo.
Il 23 marzo tocco per la prima volta la terra mediorientale. Prima tappa: il valico di Herez, la porta occidentale alla striscia di gaza.
Una cattedrale nel deserto, sorvegliata da un ricchissimo sistema di telecamere e circondata da onde elettromagnetiche, divide i cento carovanieri da una striscia di terra, tra il sinai e la Palestina, trasformata in un'immensa guantanamo. Chiaramente i militari israeliani non hanno nessuna intenzione di farci varcare quel maledetto chekpoint (un'immagine: si tratta di un'immensa struttura di cemento tipo un aeroporto, o meglio l'ingresso di un supercarcere). La voglia di resistere è tanta, ma si scontra con una mentalità militare esponenzialmente più efficace: la cattedrale non offre acqua o baretti di ristoro, e l'accoglienza avviene in un piazzale di cemento che comincia a ribollire non appena il sole raggiunge lo zenit. Alle 13 la temperatura credo fosse prossima ai 40 gradi centigradi. Insomma o ti porti un barile d'acqua al posto dello zaino, o dopo ore di attesa, disidratato, sei indotto a desistere.
Il primo contatto con le truppe di occupazione israeliane non è stato dei migliori, ma il peggio deve ancora arrivare.
La sera ci spostiamo verso Betlemme dove riceviamo una calorosissima accoglienza da parte dei ragazzi dell'Ibdaa cultural centre, centro culturale del campo profughi di Deishee, quartiere periferico di Betlemme. L'ibdaa mi ha colpito molto: nasce nel 1994 grazie ai fondi della solidarietà internazionale. Culturalmente e politicamente vivacissimo, il centro si divide in due strutture: la principale che si trova all'inizio del campo ed una seconda all'interno che offre un'asilo nido, una biblioteca e prossimamente un media center. Nel campo profughi di Deishee, così come in ogni campo profughi, la sovranità e la gestione della comunità è esercitata esclusivamente dalle Nazioni Unite ( i palestinesi non hanno nessuna voce in capitolo circa l'amministrazione diretta dei loro territori) che garantiscono istruzione e assistenza sanitaria utilizzando, però, solo personale straniero. L'Ibdaa è invece totalmente autogestito dalla popolazione di Deishee e grazie anche ad una laboratorio artigianale presente nel centro, riesce a dare reddito a circa 80 famiglie del campo.
Il 24 mattina la carovana si sposta verso l'Università di Abudis( la più grande della Palestina) a pochi Km da Betlemme. In palestina le strade non sono uguali e percorribili da tutti: ci sono modernissime autostrade israeliane ad uso esclusivo di coloni e cittadini israeliani, e dissestatissime strade di campagna ad uso immaginate voi di chi. Se si percorressero le strade di israele si impiegherebbero 15 minuti per arrivare all'Università, ma purtroppo uno studente palestinese deve affrontare un'ora e mezza abbondante di viaggio e valicare un chekpoint. Anche studiare è una lotta quotidiana!
Abudis era un quartiere periferico di Gerusalemme, ma dal 2002, e cioè dall'inizio della costruzione del muro e del processo di de-arabizzazione della città, ne è totalmente isolato.
Dal Piazzale antistante l'Università domina un enorme muro alto 8 metri, più un altro guadagnato con le reti, che divide intere valli. Dietro di esso Gerusalemme, la culla delle religioni.
Le ragazze di Abudis mi hanno colpito molto. Mi ha stupito la loro voglia di raccontarsi e di vivere con noi quello che per loro è un'inferno quotidiano. L'aria che si respirava era piacevole: diversi gruppi misti di uomini e donne sedevano nei giardini che circondano il campus fumando Arghila e fronteggiando un modello culturale, quello di Hamas, che li vorrebbe divisi tra generi e velati da ipocrisie teocratiche. Mi hanno dato tanta forza.
Il 24 sera ci spostiamo verso Jayuss. Raccontare l'accoglienza ricevuta in questo piccolo villaggio non è cosa semplice: credo, anzi sono convinta, che certe emozioni siano impossibili da parafrasare.
Il paesino è a Nord della Palestina, vicino Qualquilya e Tulkarem: in tutto 3 centri agricoli devastati economicamente e socialmente dalla costruzione del muro. Quest'ultimo circonda totalmente la città di Qualquilya e per 2/3 quelle di jayuss e Tulkarem.
la storia è sempre la stessa: c'è un muro che divide il centro abitato dalle terre coltivabili, unica fonte di reddito per le comunità locali. L'economia era essenzialmente fondata sulla raccolta di frutta, fiori e verdura, ma ora gendarmi e Tanks stabiliscono chi possa entrare e quando.
La mattina del 25, dopo un'incontro con stop the wall, ci avviamo insieme ad alcuni abitant di Jayuss verso la "Porta Meridionale": un'enorme cancello che chiude l'accesso alle campagne. Comincia ad esplodere la rabbia dell'intifada. I bambini si gettano sulle reti,. qualcuno si arrampica al filo spinato e cerca di saltare il muro. In 2 minuti arrivano le camionette israeliane. la tensione si fa alta, ma mai quanto il pomeriggio, quando alla "Porta occidentale" i carovanieri si sono visti puntare mitra in faccia e indietreggiavano preoccupati solo di riuscire a difendere quella che è sempre stata l'anima dell'intifada e di ogni lotta politica: i bambini.
Per me si è trattato di entrare nel girone dell'inferno.
Le donne ci hanno raccontato che ogni venerdi si recano al muro per fronteggiare quelle merde sioniste che gli centellinano acqua quotidianamente, che gli strappano figli e gli negano ogni diritto all'esistenza. La violenza di israele non si ferma mai, nemmeno davanti ad una donna che abbraccia il tronco di un ulivo tagliato perchè non dia più frutti.
Cosa ne dite si può parlare di apparthaid? Posso osare nel dire che lo Stato di israele, nato da un olocausto, sta perpetrando un genocidio lento e dolorosissimo, disumano e impossibile da difendere?
Mi fermo qui! Non riesco ad andare oltre. Con la Palestina negli occhi e nel cuore, ma soprattutto con la certezza di ritornare quanto prima.
Ultima giornata a Betlemme di ritorno dal giro verso nord e prima di andare a Gerusalemme, dove domani staremo al Luq Luq, un centro sociale (per intenderci) del quartiere musulmano.
La giornata di oggi e' stata all'insegna di una passeggiata nel campo profughi di Dehishee e la visita in un'altra sede dell'Ibdaa. Uno nuovo spazio, ancora in costruzione, che funge attualmente anche da biblioteca, asilo nido e prossimamente un media center. Dalla terrazza e' facile vedere all'orizzonte il muro che divide Betlemme da Israele. Le sensazioni sono sempre forti e le medesime: non c'e'futuro per chi non ha spazio per crescere.
Al termine della visita e dell'incontro con chi lo gestisce, dopo pranzo ci siamo spostati all'universita' di Betlemme dove c'e' stata la partita tra le ragazze italiane e la rappresentativa palestinese. La sconfitta delle "nostre" e' stata piuttosto netta ma l'impegno non e' assolutamente mancato, anzi. Bisogna dare atto che gia' l'anno scorso avevamo scoperto quale bella realta' sia questa squadra di calcio femminile palestinese.
Il pomeriggio scorre piacevolmente tra un workshop di giocoleria all'interno della sede dell'Ibdaa e un giro nel campo con la Murga e l'assalto dei bambini per accapparrarsi il centinaio di enormi palloncini che venivano distribuiti in giro. Un autentico bagno di folla.
Chiudiamo salutando gli e le abitanti di Dehishee mentre sta per cominciare la festa di saluto organizzata dal Ibdaa Cultural Center sperando di vederci nuovamente il prossimo anno.
Per la revoca dell'invito allo stato d'Israele come ospite d'onore alla Fiera del libro (appello)
La fondazione di Israele, proclamata il 15 Maggio 1948, è avvenuta in seguito alla cacciata degli abitanti Palestinesi dalla terra su cui il nuovo Stato è sorto. Tale drammatico evento, il "Nakba", è iniziato nel dicembre 1947, ed alla proclamazione dello Stato Ebraico erano già stati espulsi dalle loro case centinaia di migliaia di palestinesi; creato lo stato, una delle prime preoccupazioni fu di rendere loro impossibile il ritorno alle proprie case e ai propri campi, ed altre centinaia di migliaia di persone furono cacciate in seguito.
(Vedere B. Morris, The Birth of the PalestinianRefugee Problem Revisited, Cambridge University Press, Cambridge, 2004; Ilan Pappé, The Ethnic Cleansing of Palestine, Oneworld Publications, Oxford, 2007).
Questa azione di "pulizia etnica" continua tuttora, dopo 60 anni.
Prosegue in Cisgiordania; le città di Hebron e Gerusalemme sono solo un esempio. Muro e blocchi stradali impediscono la normale vita quotidiana ed ostacolano lo sviluppo economico, causando un'emigrazione forzata. Il Muro esclude dai confini di Gerusalemme almeno 50.000 palestinesi ai quali finora Israele aveva concesso la carta di identità dei residenti.
Dal 23 febbraio al 3 marzo, il feroce attacco israeliano a Gaza ha provocato 130 morti. Un ministro israeliano ha minacciato, per la Striscia di Gaza, uno sterminio.
Gaza, oggi, continua ad essere sotto assedio; nemmeno ai malati è concesso di uscire, per essere curati. Sul periodico medico The Lancet del 2-8 febbraio 2008, Jan McGirk scrive della morte di un ventunenne affetto da seminoma: "attraversare Erez, il valico con Israele, che è l'unico punto da cui si può uscire da Gaza, era un problema: i medici l'avevano giudicato troppo debole per affrontare l'interrogatorio al confine. A novembre, è deceduto per metastasi al fegato. Negli ultimi sei mesi sono deceduti almeno altri 20 pazienti in condizioni critiche; ai posti di blocco, nei letti degli ospedali di Gaza, o a casa, in attesa del permesso di uscire". E prosegue, citando la dichiarazione di Margaret Chan, direttrice generale dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, "preoccupano particolarmente i frequenti tagli all'elettricità e la limitazione del carburante per far funzionare i generatori degli ospedali: ciò arresta il funzionamento delle unità di terapia intensiva, delle sale operatorie, dei reparti di pronto soccorso".
Ai pazienti della Striscia è stata anche ridotta la dialisi, indispensabile alla vita dei malati con
insufficienza renale: Israele vieta l'ingresso dei pezzi di ricambio per le apparecchiature sanitarie.
La giornalista di Lancet riferisce ancora che i bambini sottopeso fra i 9 e i 12 mesi di età sono
aumentati del 60%; questo dal giugno del 2007, quando si è stretto ancora di più l'assedio. Il World Food Programme riferisce che, a Gaza, il 77,5% dei bambini fra i 9 e i 12 mesi sono anemici.
A Gaza, a settembre, i bambini sono andati a scuola senza libri: Israele non permetteva che nella Striscia entrasse la carta. Tuttora, nelle scuole di Gaza mancano l'elettricità, il Riscaldamento, i materiali didattici indispensabili.
Torino, che con la Città di Gaza è gemellata, su tutto questo tace.
Come se non bastasse la Città di Torino, insieme alla Regione Piemonte e alla Provincia di Torino, ha deciso di invitare Israele come ospite d'onore alla Fiera del Libro per celebrare i 60 anni dalla sua fondazione. Gli organizzatori dichiarano che la Fiera ha carattere "esclusivamente culturale", ma la cultura non può essere scissa dalla politica.
Questa decisione in sede locale va nella stessa direzione della politica dei governi italiano e europei e dell'Unione Europea che continuano ad essere complici della violazione dei diritti storici del popolo palestinese, dando invece il proprio sostegno al governo e all'esercito di Israele: basti pensare all'accordo di cooperazione militare Italia-Israele, all'embargo imposto dopo le ultime elezioni politiche in Palestina, allo status di nazione privilegiata riconosciuto a Israele dall'Unione Europea nonostante la clausola che subordina questo fatto al rispetto dei diritti umani...
Anni fa, così aveva detto Sandro Pertini, in un messaggio di fine anno: "Ho visitato (...) i cimiteri di Chatila e Sabra. È una cosa che angoscia vedere questo cimitero dove sono sepolte le vittime di quel massacro orrendo. Il responsabile di quel massacro orrendo è ancora al governo in Israele. E quasi va baldanzoso di quel massacro fatto. È un responsabile cui dovrebbe essere dato il bando della società".
Noi misuriamo dalle parole dell'allora Presidente della Repubblica l'enorme regresso delle
istituzioni italiane. Altro ci saremmo aspettati da una città di tradizione antifascista.
In molti si stanno muovendo per contrastare questa politica di normalizzazione; l'accettazione di fatto dei crimini dello Stato d'Israele.
La mobilitazione contro la Fiera del Libro, oltre ad essere un dovere etico e politico, fa onore a chi sta lottando quotidianamente in Palestina contro questa ennesima tappa di pulizia etnica.
Il 29 marzo 2008 piazza Castello sarà la sede per manifestare il proprio sostegno al popolo
palestinese che il giorno dopo commemora "La giornata della Terra".
Il 30 marzo del 1976 furono uccisi, per mano dei soldati israeliani, sette giovani palestinesi
cittadini dello Stato d'Israele, che manifestavano pacificamente contro l'esproprio, da parte del governo israeliano, di terre dei palestinesi in Galilea e nel Neghev. Da allora, ogni anno, il 30 marzo, tutti i palestinesi commemorano quell'eccidio per ricordare e denunciare al mondo intero la loro condizione di Popolo senza Terra e senza Diritti.
La carovana lascia con le lacrime agli occhi il villaggio di Jayyuss. Una parte della comunita' ci attende ai pullmann e i bimbi escono da scuola per salutare.
Prossima tappa Qalquilya.
Qalquilya e' una citta' completamente circondata dal muro, raggiungibile quindi attraverso soltanto due checkpoint. Fino a pochi anni fa era uno dei principali mercati della Palestina per il commercio di rose, fiori e arance. Perfino i cittadini israeliani vi si recavano.. ma dal 2003 quindi con la costruzione del muro la piccola citta' e' rimasta quasi completamente isolata. Per uscirne sono necessari permessi e lunghe file alla mattina alle 3. Ci si aspettava quindi una chiusura mentale e una certa diffidenza da parte della popolazione locale, cio' non e' avvenuto grazie anche all'entusiasmo delle cento persone che giravano per le strade trafficate.
Comunque la mattina la carovana ha visitato il muro e lasciato un segno attraverso la realizzazione di un graffito. L'oppressione avvertita anche solo per poche ore sebbene allietata e scandita dagli immancabili muezzin e' stata percepita da tutti i partecipanti. Il racconto del delegato della municipalita' di Qalquilya ha chiarito quale e' stata la reale trasformazione della citta' con la costruzione del muro.
Si continua la giornata con la grande partita di calcio maschile, il cambio al vertice e' evidente e la squadra finalmente vince, risultato finale 2 a 0 :) ma come al solito la festa continua non importa chi abbia vinto, i bambini ci assediano festosamente fino alla nostra partenza con i pullmann.
Ritorniamo a Betlemme per proseguire le nostre giornate domani con la visita al campo profughi di Dehishee.