Il 29 Maggio, 500 persone hanno attraversato le strade della "Sapienza" rivendicando Libertà per Emiliano, uno dei ragazzi coinvolti nell'aggressione nazifascita avvenuta martedì 27 Aprile in Via Cesare de Lollis, alle porte della città Universitaria.
A motivo dell'aggressione la vittoria ottenuta dagli studenti nell'impedire lo svolgersi del Convegno "L'unica verità sulle Foibe" organizzato dalla sigla "Lotta Universitaria", tornasole del movimento nazifascista nell'Università (invitato tra gli altri Roberto Fiore).
Il sottosegretario Mantovano: "Il convegno di Fn andava autorizzato"
Risorse web:
ROMA - Tre agli arresti domiciliari e tre liberi, ma fermo convalidato per tutti e sei i ragazzi arrestati per gli scontri all'interno dell'Università La Sapienza. I militanti di Forza Nuova Martin Avaro e Gabriele Acerra, e lo studente di sinistra Emiliano Marini andranno agli arresti domiciliari in attesa del nuovo processo che si terrà il 2 luglio. Rimessi in libertà invece, Giuseppe Mercuri, (dei collettivi), Andrea Fiorucci e Federico Ranalli (Forza Nuova). Nel corso dell'udienza di convalida i due gruppi di giovani hanno attribuito alla fazione opposta la responsabilità della rissa. Il giudice Luciano Pugliese nel provvedimento con cui ha convalidato i tre fermi ha affermato che la rissa in via De Lollis è "inficiata da motivi di odio politico, costituente come tale il movente di ulteriori scontri". Per il magistrato non si può escludere in futuro il "verificarsi di episodi che pongono in contrapposizione pretese ideologie". Sia per i tre giovani che sono stati rimessi in libertà, così come per gli altri per i quali sono stati disposti gli arresti domiciliari, il giudice ha ritenuto che "rimane concreto ed attuale il pericolo di reiterazione di analoghe condotte".
Il presidio. In mattinata circa 150 ragazzi dei collettivi universitari hanno dato vita a un presidio davanti al tribunale. I ragazzi hanno issato uno striscione con la scritta "ma quale equidistanza, ma quale rissa, ieri c'è stata un'aggressione squadrista. Emiliano e Giuseppe liberi subito". Molti dei ragazzi giunti a piazzale Clodio avevano i caschi in mano. La situazione resta per ora sotto controllo, con le forze dell'ordine che presidiano il vialetto d'entrata al tribunale. All'interno del palazzo c'era il leader di Forza Nuova Roberto Fiore: "Non possiamo tollerare un'isola, l'università, in cui la legge viene imposta da un gruppo di persone che decide se può essere invitato il Papa e che decide chi può parlare o meno" (la tensione alla Sapienza è stata acuita dalla mancata autorizzazione a un convegno di Forza Nuova sulle foibe, ndr). Al termine dell'udienza qualche monento di tensione tra i ragazzi dei collettivi e alcuni militanti di Fn. La polizia ha evitato il contatto tra i due gruppi.
Nel pomeriggio a Lettere si è svolta un'affollata assemblea organizzata dai collettivi: gli studenti hanno deciso di non occupare la facoltà ma di proseguire la mobilitazione con un presidio a partire dalle 8 di domattina.
Le reazioni. L'opposizione del Pd ha chiesto intanto al governo di riferire in Parlamento. Il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha esortato a non strumentalizzare politicamente le violenze. "Scontri tra imbecilli fuori dalla storia e dal tempo", ha definto l'episodio, aggiungendo: "Vedo che c'è ancora la tendenza a ribadire, anche da parte di organi di stampa, vecchi schemi degli anni '70 che vanno superati con nettezza, e che invece creare teoremi ideologici contro di me accresce e alimenta". Più tardi il primo cittadino ha sostenuto che "dentro l'università il problema principale è dato da un fortissimo estremismo di sinistra che crea problemi a tutti coloro che vogliono parlare all'università".
Ma quanto accaduto ieri è l'ennesimo episodio in pochi giorni dopo il raid punitivo al quartiere Pigneto e l'aggressione a un ragazzo gay. Il sottosegretario all'Interno, Alfredo Mantovano, nel corso di una informativa del governo, chiede che si dividano "i fatti dalle opinioni" e assicura che il governo non ha sottovalutato la situazione di Roma ma non valuta con lo stesso metro episodi profondamente diversi tra loro come quello di ieri e l'aggressione avvenuta al Pigneto.
"Il governo esprime preoccupazione ma è pronto a vigiliare" ha continuato Mantovano. Che ha fatto riferimento alle scelte dell'Ateneo romano: "E' difficile separare quanto accaduto ieri dal divieto di vietare l'assemblea di Forza Nuova". Quell'assemblea, ha proseguito il sottosegretario, "non poteva qualificarsi come eversiva".
Infine il ministro dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, Mariastella Gelmini, ha chiesto al rettore della Sapienza una relazione sugli scontri.
Il bilancio degli scontri. Il bilancio finale del pomeriggio di violenza parla di quattro feriti leggeri. I ragazzi finiti in ospedale, tra i 21 e i 28 anni, hanno riportato varie lesioni anche alla testa: il più grave, un giovane di sinistra, è considerato guaribile in un massimo di 25 giorni per una frattura alla spalla.
Solidarietà ai compagni e alle compagne dei collettivi studenteschi dal Laboratorio Ska e dal Centro sociale Officina 99 di Napoli. Fuori i fascisti e i razzisti dalle nostre città!
Solidarietà ai compagni e alle compagne dei collettivi studenteschi dal Laboratorio Ska e dal Centro sociale Officina 99 di Napoli. Fuori i fascisti e i razzisti dalle nostre città!
Il prorettore dell'Università La Sapienza Luigi Frati è interventuo poco fa all'assemblea di fronte alla facoltà di lettere che sta discutendo dei gravissimi fatti di violenza fascista di ieri.
Ci sono centinaia di persone. Frati ha detto che lui si è preso la responsabilità di negare gli spazi alla conferenza sulle foibe perché Forza nuova è un'organizzazione anticostrituaiuzonale. E poi ha negato quanto aveva affermato questa mattina in tribunale il segretario di Forza nuova Fiore, che aveva sostenuto che i quattro fascisti arrestati erano stati aggrediti dagli studenti mentre «andavano a parlare con Frati». Prima di lui rano intervenuti altri docenti dell'ateneo. Molto applaudito l'intervento di Alessandro Portelli, docente di letteratura angloamericana e storico. Il preside di scienze umanistiche, Antonelli, ha annunciato che il consiglio di facoltà ha votato un documento all'unanimità in cui chiede che si distingua tra aggressori e aggrediti. Cioè tra fascisti e studenti.
Neanche un'ora fa è avvenuta un'aggressione all'entrata de La Sapienza a Via de Lollis da parte dei fascisti di Forza Nuova, armati di bastoni e coltelli.
L'aggressione è durata oltre dieci minuti, in pieno giorno, in mezzo a centinaia di persone che non hanno reagito. A testimoniare la leggittimità, e l'impunità che viene data ai gruppi di neofascisti in questa città, a palesare il menefreghismo di tante persone che giudicano questi episodi a loro estranei. Togliendo così la maschera agli inutili tentativi di coprire le loro scorribande come se il movente politico non esistesse.
I collettivi hanno lanciato una conferenza stampa per le ore 15 a Lettere e un'assemblea subito dopo.
C'è bisogno della solidarietà e la presenza di tutti/e!
Appuntamenti:
* Mer28Maggio _ ore9:00 - presidio Piazzale Clodio per chiedere l'immediata scarcerazione dei compagni fermati.
* Mer28Maggio _ ore14:00 - Assemblea nella facolta' di lettere
Aggiornamenti:
* Mer28Maggio _ ore11:14 - è in corso il processo per direttissima ai 2 compagni arrestati ieri, e accusati, insieme a 4 fascisti, di rissa aggravata.
Venerdì 18, alle ore 15 nell'aula 6 di Lettere a La Sapienza Slavoj Zizek presenterà il testo inedito di Lukacs "Coscienza di classe e storia", da qualche mese in libreria per i tipi di Alegre. Alla presentazione interverrà anche il prof. Giacomo Marramao, docente di filosofia politica all'Università Roma Tre, e il curatore del testo, Marco Maurizi.
Zizek è l'autore della post-fazione del libro, nella quale ripercorre il pensiero del filosofo ungherese, da lui definito il "filosofo del leninismo".
Rileggere Lukacs, poi, è anche un modo di confrontarsi con le fonti del pensiero che animò la grande rivolta globale del '68. Negli anni della grande contstazione, Lukacs fu autore di ispirazione per un'intera generazione.
Mai amato dai conformisti e spesso poco capito anche dall'accademia, oggi Lukacs torna all'università La Sapienza di Roma, presentato da un pensatore contemporaneo, Zizek, a sua volta tra i meno conformisti del panorama culturale della sinistra, e da un accademico di fama e rigore come Marramao.
Si odono ancora, distintamente, gli echi delle polemiche sollevate dalla rinuncia di Papa Benedetto XVI a proporre la sua lezione magistrale all'Università "la Sapienza" di Roma.
Preoccupato dalla lettera dei 67 professori che avevano espresso, a tale proposito, il loro dissenso. E dalle manifestazioni annunciate da alcuni circoli di studenti, anch'essi apertamente contrari all'arrivo del Papa. Anche se, probabilmente, oltre alla preoccupazione è subentrata l'irritazione per il mancato senso di ospitalità (non si invita qualcuno a casa propria, come ha fatto il Rettore, per poi comunicargli che i figli lo accoglieranno, all'ingresso, per fischiarlo). Senza trascurare la volontà del Vaticano di far passare la religione civile fondata sulla "ragione" dalla parte del "torto". Rovesciando sui "militanti laici" la critica di intolleranza che, da qualche tempo, accompagna il rinnovato protagonismo della Chiesa sulla scena pubblica.
Le polemiche dei giorni seguenti (che proseguono ancora) si sono concentrate, soprattutto, sul concetto di laicità, di libertà, pluralismo. In particolare, è stata criticata - giustamente, a nostro avviso - l'azione volta a impedire la lezione di Joseph Ratzinger. Pontefice, ma anche eminente filosofo e teologo: sarebbe stato di casa all'Università. Per contro, altre voci, più circoscritte, hanno insistito sull'inopportunità che l'autorità più rappresentativa della Chiesa aprisse le lezioni di un centro di cultura pubblica e "laica", qual è la più grande università italiana.
Noi, tuttavia, vorremmo spostare l'attenzione dalla luna al dito che la indica. In altri termini, intendiamo soffermarci su un aspetto laterale, rispetto a questa discussione. E, tuttavia, sintomatico del male che affligge il nostro (povero) Paese; e indebolisce la nostra democrazia. Ci riferiamo alla sproporzione delle forze in campo.
67 professori esprimono il loro dissenso verso una iniziativa dell'Università in cui insegnano. Insieme ad altri 2000 docenti. Affiancati da circa 300 studenti, che manifestano la loro protesta. E la rilanciano giovedì scorso, quando avviene l'inaugurazione. Senza il Papa, ma di fronte al sindaco Veltroni e al ministro Mussi. Studenti molto diversi da quelli del mitico '68. Definiti e auto-definiti "autonomi", non perché si ispirino ai collettivi e ai movimenti "rivoluzionari" degli anni Settanta, ma perché dichiaratamente estranei e antagonisti rispetto ai soggetti politici attuali. "Antipolitici", per usare le categorie del nostro tempo. Ripetiamo un'altra volta: 300 studenti. Trecento: in una Università dove gli iscritti sono circa 140 mila.
Il nostro appunto (e disappunto) è riassunto da questi numeri. Una iniziativa di grande rilievo pubblico e di grande importanza simbolica si è, infatti, incagliata sul dissenso espresso dal 2,8 % dei professori e dallo 0,2 % degli studenti. Tanta sproporzione suggerisce una considerazione inquietante. La nostra democrazia non è più in grado di sopportare neppure una frazione di conflitto e di opposizione così ridotta. L'opposizione di alcuni professori di Università. Ambiente dove è, quantomeno, normale che vengano espresse distinzioni, differenze; talora "eresie" culturali. La sfida irrequieta e "maleducata" di un drappello di giovani studenti. Ai quali, per età e condizione, va comunque concessa la possibilità anche di sbagliare in proprio. Hanno di fronte una vita per sbagliare con la testa degli altri.
Una democrazia incapace di "tollerare" il dissenso (anche quando esprime posizioni "poco tolleranti"), neppure se è così minuscolo, ci appare seriamente malata. Tanto più se, poi, cede. Se non è in grado, comunque, di garantire il rispetto delle scelte assunte dagli organi di governo legittimi; condivise dalla stragrande maggioranza della società.
La colpa non è del 2 % degli intellettuali che si oppone, né dello 0,2 % della popolazione che manifesta. E' delle istituzioni, delle autorità che si arrendono loro. Una democrazia che, come in troppe, altre, precedenti occasioni, si piega di fronte a pressioni minime. E non sopporta il minimo dissenso. E' una democrazia minima.
Il movimento studentesco ha battuto il colpo...
...dopo due anni di mutismo qualcosa si è mosso
Il 17 gennaio 2008 sarà ricordata come una di quelle giornate spartiacque in cui si delinea la strategia politica di uno stato. Non perché si è tenuta l'inaugurazione del settecentocinquesimo anniversario de "La Sapienza", non perché Mastella ha ratificato il suo distacco dalla tanto amata poltrona (non ci meraviglieremmo se tra qualche mese tornasse più arrogante ed arraffone di prima!), non perché i media italiani hanno dimostrato ancora una volta d'essere uno squallido manipolo di mistificatori al servizio dei poteri forti; il 17 gennaio sarà ricordato per sempre come il definitivo passo in avanti fatto dallo stato "democratico" verso la repressione di qualsiasi spazio d'agibilità politica e di dissenso. Questo significherà nella mente dei presenti, di chi non ha avuto paura di manifestare sotto una pioggia battente e davanti a migliaia di tutori di quest'anacronistico ordine sociale. Non vorrei essere lombrosiano ma, e sfido chiunque a smentirmi, sembrava di trovarsi di fronte alla personificazione di quegli sgherri al servizio del signorotto locale che Manzoni magistralmente descrive ne "I promessi sposi". Certo, i signorotti arroganti e prepotenti all'interno della nostra università non mancavano: ce n'era per tutti i gusti, dal razzista Veltroni; al privatizzatore della cultura Mussi; al corrotto Guarini; ai bacchettoni raccomandati di Comunione e Liberazione che, amanti della par condicio, sono finanziati dal Vaticano e dallo stato italiano; fino ai docenti a cui non dispiace mostrarsi ai potenti buoni, mansueti e magari affidabili per l'assunzione di qualche posto di potere all'interno dell'ateneo. Questa la platea dell'inaugurazione dell'anno accademico, una scialba parata rappresentativa di quella che è la cultura di regime in Italia, un posto in cui hanno diritto di parola solo coloro i quali si appiattiscono sulle posizioni della pseudo-cultura dominante.
L’assurda militarizzazione dell’università
La mattina dell’inaugurazione di quello che ipocritamente Mussi chiama “il luogo della parola e del confronto” le diverse porte d’accesso all’università sono sbarrate da migliaia di poliziotti, carabinieri e guardie di finanza (neanche ci fossero trecento Provenzano da arrestare!). Questa manovra assolutamente assurda ed inaccettabile ha due registi identificabili nelle grigie figure di Guarini e Veltroni. Bastava ascoltare le parole dei poliziotti che, rispondendo alle rimostranze di chi non vedeva riconosciuto l’accesso ad entrare nella propria università, rimpallavano la responsabilità della scelta talvolta al rettore Guarini, talaltra alla Questura e quindi al sindaco Veltroni.
Una militarizzazione dell’università, peraltro così imponente, non era mai stata portata in essere, neanche ai tempi del potere fascista. Questa scelta trova il suo necessario humus in tutta quella che è stata la diffamatoria e falsa campagna mediatica contro il movimento studentesco, portata avanti da tutta la grande stampa della borghesia italiana. Si è arrivati a leggere che gli studenti della Sapienza hanno messo il bavaglio al papa, che l’assenza del capo del Vaticano è stata dettata da motivi di sicurezza: una trafila di falsità tale da dimostrare l’assoluta subordinazione del “quarto potere” rispetto ai poteri forti da cui peraltro sono generosamente retribuiti.
Ma oltre al danno la beffa: all’interno dell’Aula Magna dove si teneva la parata di regime, chi ha ordinato la militarizzazione della cittadella si autoproclamava democratico, tollerante!. Preme ricordare che chi si definisce con gli aggettivi sopraccitati è il medesimo uomo politico (Veltroni) che in questi anni ha trasformato Roma in un coacervo di opportunità per palazzinari d’assalto con indiscriminate colate di cemento che vanno a diminuire la vivibilità della città; ma soprattutto è colui che ha permesso la nascita dell’ormai imperante politica razzista portata avanti dal governo Prodi, con la creazione di veri e propri lager oltre il Grande Raccordo Anulare in cui gettare intere comunità Rom, e l’avallamento delle infami scorribande di poliziotti e fascisti contro gli stranieri.
La scelta di Ratzinger e la falsità dei media
La scelta del papa, e questo i suoi prezzolati difensori lo sanno bene, non è stata dettata da motivi di sicurezza, da motivi di responsabilità dello stesso Ratzinger che, colpito da filantropia acuta, non avrebbe voluto provocare scontri e tensioni all’interno dell’università: niente di tutto questo!. Ratzinger, da consumato uomo di potere, conscio di avere dalla propria parte tutta la cricca del mondo dei mass media, è riuscito, avendo ovviamente gioco facile nel suo intento, a far passare il messaggio secondo cui l’intolleranza appartiene a chi manifesta il proprio libero pensiero e non a chi, in modo assolutistico, non le accetta trincerandosi dietro il lavoro sporco fatto dai suoi inappuntabili scagnozzi di regime.
Per quanto questa sia comunque classificabile come dimostrazione della presenza di una coscienza critica all’interno del movimento studentesco, è altrettanto giusto stigmatizzare la prontezza della pletora di servi sciocchi al servizio dei poteri forti nel criminalizzarci.
Nei giorni scorsi siamo stati costretti ad assistere ad un’inaccettabile criminalizzazione del movimento studentesco (e per dirla tutta, anche dei docenti “dissenzienti”) in tutti i salotti televisivi padronali; abbiamo dovuto assistere ad un irritante Vespa che insisteva nel dire che il “sommo pontefice” era stato costretto o messo nelle condizioni di non entrare alla Sapienza. Abbiamo dovuto assistere, durante le dichiarazioni di voto alla Camera sulle dimissioni del concussionario Mastella, al richiamo da parte dei vari Casini, Maroni e di qualche altro amministratore di quella porcilaia che è il Parlamento italiano; gente che non ha principi se non quello dell’autoreferenzialità nel perpetrare il proprio dominio di classe si è permessa di sparare a zero nei confronti di chi lotta per una scuola pubblica, laica e gratuita per tutti. Per ultimo voglio elencare un uomo rappresentativo di tutto il marciume descritto sopra, quel Giuliano Ferrara che fino all’altro ieri è stato ingrassato dalla Cia ci ha descritti, forse guardandosi allo specchio, come il cancro del libero pensiero nell’università e nella società italiana. Lui che continua a portare avanti tutte le istanze più reazionarie di cui il potere ha bisogno per controllarci sempre più incisivamente, con l’ultima trovata dell’inconcepibile attacco alla già moderata legge 194 sull’aborto. Ebbene, gente di questo tipo è da considerarsi come l’aborto della ragione, l’aborto della coscienza critica, l’aborto della libertà di espressione e di dissenso, l’aborto della ragionevolezza, l’aborto di tutto ciò che un giorno, quando si parlerà di questo sistema come un triste ricordo superato dalla storia, sarà liberamente e oggettivamente realtà.
La posizione di Megafono Rosso
Megafono Rosso – Per l’unità degli studenti in lotta, presente con un visibilissimo striscione al corteo ed al sit-in davanti l’università, saluta con gioia questa ritrovata radicalità e capacità d’incidere del movimento studentesco. Partecipando fisicamente ed anche intellettualmente con un giornale di controinformazione politica abbiamo reso capillare la nostra presenza nel mondo universitario auspicando sin dalla nostra nascita come movimento e come reca anche il nostro nome la fondamentale unità degli studenti in lotta che, seppur non ancora realizzata, ha trovato un buon punto di partenza nella manifestazione del 17 gennaio. Lavoreremo con tutte le nostre forze affinché questo embrione di lotta non rimanga tale e non si disperda con il diradarsi delle criminalizzazioni nei confronti del movimento dei giorni scorsi. Consci del fatto che per rendere davvero reale il nostro proposito di cambiamento strutturale sarà necessaria un’indispensabile unità di intenti e di mobilitazione con i lavoratori. Solo così si potrà tentare di avversare realmente quest’inaccettabile mondo!.
Ereno in tre che volevano comanna',
un Papa, un Ministro e 'nsindaco a metà.
Dice: er primo veniva pe' la pena de morte...
ma nun sa che le bucie c'hann'e gambe corte?
Lui fa er vago ma io me ne so accorto
che vole solo rompe i cojoni sull'aborto!
Papone nostro, capo der sant'uffizio,
che voi fa' dogmi pure sull'orifizio,
guardate 'ncasa invece de da'rperdono,
se proprio voi fa' quarcosa de bono
prendi da parte tutti i tuoi pretacci
e sur pisello faje 'mber nodo con par de lacci!
Poi c'era l'artro... siii... er ministro,
quello che ancora nun sa 'ndo è 'rdestro e 'ndo 'rsinistro.
'mbe' quello dice che stava llì pe' caso,
visto che de corto c'ha solo 'rbaffo sotto ar naso.
Mo pure lui s'è messo a prende l'ostia
ma fa 'na pena... pora bestia!
Lui è mejo che sta bono e riposa
che so' trent'anni che sta a cerca' 'na Cosa.
Poi c'era er massimo e je dico: "a MASSIMOOO!!"
no, nun è D'Alema, che me possino!
"Me' cojoni è e're dei facioloni!!!"
che pe' noartri poi vor di' Vertroni.
Je dico: "a ci' ma che fai, arintuzzi?!?
'Nte so' bastati tutti queli bozzi!?!"
Eh si! Perchè ce lo sanno, lui Gasbarra e Marrazzo,
che pe' sta' lì ar Papa non je deve gira' 'rcazzo.
Allora so annati a trovallo tomi tomi cacchi cacchi,
pensando de ave' tanti auguri e regali a pacchi.
Ma de pacco n'hanno avuto uno grande,
perchè er Papone co' loro 'nvo' fa' bande!
Je dice: "tirateve giù i carzoni e metteteve 'nrima!
Che si nun lo avete capito io nun so' quello de prima!"
E via a casa, recchie basse e chiappe aperte,
mentre er Papone li guarda e se diverte.
Da tutta 'sta storia vojo tira' fori 'na morale,
così quarcuno evita da rifasse male.
Guarda gli studenti e impara caro Vertroni,
chè co' li preti nun ce se deve mai mette a pecoroni!