lavoro

L’azienda aretina per la mobilità cambia il contratto

autore:
Partito Comunista Internazionalista (Battaglia Comunista)
Sommario:
I sindacati protestano ma non troppo

Nelle scorse settimane i lavoratori dell’Azienda Aretina per la Mobilità hanno dato vita ad un blocco totale del servizio di trasporto per 24 ore consecutive (sulle inizialmente proclamate 48) senza cioè il rispetto delle cosiddette fasce di garanzia, in seguito al loro passaggio contrattuale in LFI ( linee ferroviarie italiane ) con la relativa perdita secca di salario — 150 euro mensili — e normativa circa orari, nastri lavorativi, riposi etc. Il tutto nel quasi totale silenzio generale al di fuori del territorio interessato.

Lo sciopero ha visto una partecipazione massiccia dei lavoratori — circa 270 — ed un fronte unico di tutti i sindacati.

Come candidamente hanno sostenuto gli stessi confederali, in questione non era il passaggio contrattuale in sé quanto la modalità con cui è stato eseguito, cioè in modo unilaterale e senza preavviso da parte della Direzione, scavalcando gli stessi dopo i primi infruttuosi colloqui.

A quanto pare la stessa direzione avrebbe poi accettato di fare un mezzo passo indietro e cogestire tale percorso obbligato coi sindacati.

A riprova di quanto sosteniamo da tempo, il sindacato si oppone solo quando non è cooptato nelle stanze dei bottoni, e comunque in modo più formale che reale, e sempre per far sbollire la sacrosanta rabbia dei lavoratori.

Ovviamente noi comunisti salutiamo con favore ogni momento di lotta dei lavoratori seppur parziale, timido e non adeguato all’attacco portato avanti dal padronato a riprova dell’estrema difficoltà odierna a muoversi anche sul solo terreno rivendicativo. La lotta dei tranvieri aretini non sarà certo l’ultima; il processo iniziato nei trasporti da almeno un decennio va verso lo smantellamento del servizio pubblico con esternalizzazioni, riduzione del salario diretto ed indiretto del personale, costante sotto-organico dello stesso, aumento delle tariffe etc. ( purtroppo nel settore specifico non si può delocalizzare all’estero…). Le grandi città come Milano, Roma o Firenze sono già all’avanguardia in questo ambito, le piccole seguiranno inevitabilmente a ruota.

Nella vicina Firenze invece due aziende metalmeccaniche — Zanussi ed Electrolux — delocalizzano sul serio e lasciano senza lavoro alcune centinaia di lavoratori; anche qui vertenze separate, desolanti cortei sindacali in rassegna davanti a sindaci, prefetti e vescovi affinchè “ facciano qualcosa”. L’unica differenza è la maggior eco mediatica; ci pare proprio allo scopo di indurre la seguente riflessione tra i lavoratori “eh sì, è un mondaccio, guarda quante cose brutte possono accadere… è bene tenersi stretta senza protestare troppo la nostra propria piccola oasi di tranquillità, noi che ce l’abbiamo ancora”.

I lavoratori, per ora, sembrano ancora rinchiusi nel loro orticello aziendale, prima ancora che di categoria anche quando si muovono per opporsi sul piano esclusivamente di difesa. Ma come si dice i tempi — capitalistici — stringono…

14 Marzo Assemblea popolare a Torrevecchia con le forze politiche

14/03/2008 - 18:30
14/03/2008 - 21:00
11.10.07 ridateci le fermate.jpg
Promotore evento:
Comitato Torrevecchia/Primavalle
Indirizzo email:

Venerdì 14 Marzo ore 18,30 al Collegino Via Torrevecchia 256 ( vicino Villa Verde )

ASSEMBLEA – DIBATTITO con le forze politiche presenti alle elezioni del 19 ° Municipio su

VIABILITA’ SPERIMENTALE E RIPRISTINO VIABILITA’ PRECEDENTE

PARTECIPAZIONE DEI CITTADINI NEL MUNICIPIO

Comitato Torrevecchia/Primavalle “Cittadine/i per un quartiere migliore”

Roma2 per il libero sapere

autore:
Collettivo Lavori in Corso
Sommario:
Morte alla proprietà intellettuale!

TOR VERGATA: WINDOWS, CHI L'HA “VISTA” ?

Oggi 19 febbraio 2008 presso la facoltà di Ingegneria di Tor Vergata la famigerata Microsoft organizzava un seminario sulle sue tecnologie proprietarie.
Tale incontro è stato reso possibile grazie alla complicità degli organi collegiali che appoggiano fattivamente l'ingresso delle multinazionali nell'ambito accademico, subordinando la didattica ed il sapere agli interessi delle aziende che traggono enormi profitti facendo gravare i costi di formazione su studenti e università pubbliche.
Tutto ciò avviene attraverso spregiudicate politiche di marketing finalizzate al reclutamento di personale all'interno della facoltà che, secondo i piani di Microsoft, dovrebbe continuare a produrre software proprietario (scadente e senza accesso ai file sorgente) da poter poi rivendere a carissimo prezzo alla pubblica amministrazione e ai privati che si vedono invasi i loro pc da programmi – monnezza.
Come se ciò non bastasse, la Microsozz è in prima fila nel sostenere la brevettabilità del software e nel controllo sociale degli utenti di tutto il mondo: implementando in Windows-Vista il Palladium e sostenendo il DRM, ad esempio, essa è in grado di imporre cosa è possibile fare o non fare con il proprio PC.
Per questo come studenti del Collettivo Lavori in Corso abbiamo deciso di passare al contrattacco distribuendo decine di copie di DVD con programmi open source, entrando anche nell'aula dove si teneva il seminario e riscontrando l'appoggio degli stessi studenti lì presenti.
Nel volantino prodotto rivendicavamo la necessità di espellere tutte le multinazionali dal mondo universitario le quali poi occupano anche fisicamente porzioni sempre più visibili dei nostri angusti spazi: non è un caso, infatti, che alla Microsoft sia stata concessa l'aula 1 e l'unico laboratorio informatico che abbiamo, spostando addirittura le discussioni delle tesi in aule meno adatte con notevoli disagi per tutti/e.
L'ingresso della “loro” aula è stato comunque colpito da diversi “pinguini” nella minacciosa veste di “Kill Bill” che hanno reso ancor più visibile l'azione di protesta.
In aula autogestita ad Ingegneria c'è oggi un flusso continuo di studenti che vengono a masterizzarsi altre copie di DVD e a chiedere ulteriori informazioni sull'open source.
Nelle centinaia di volantini distribuiti (insieme ad altrettanti adesivi che molti hanno subito attaccato un po' ovunque, dai propri pc ai cessi) abbiamo rivendicato la libertà di tutti/e di poter condividere codice, programmi, file multimediali e l'abbattimento di ogni tipo di proprietà intellettuale che restringe spazi di conoscenza a vantaggio di chi gestisce il mercato della cultura e dei saperi.
Per questo invitiamo tutti/e a realizzare progetti che si battono contro le politiche di controllo sociale ed espropriazione culturale portate avanti tanto dalla multinazionali quanto dai governi di tutto il mondo. Uno dei tanti esempi in tal senso che ci permettiamo di suggerire e che già in molti conoscono e supportano è “Libreremo” (www.libreremo.org) che permette di condividere tramite e-mule già alcune migliaia di libri e dispense.

Collettivo Lavori in Corso – auletta 21- ingegneria (auletta21@libero.it 06-72597771)

Mercoledì 20 manifestazione/fiaccolata a Torrevecchia/Primavalle

20/02/2008 - 19:00
20/02/2008 - 22:00
Promotore evento:
Comitato Torrevecchia/Primavalle
Indirizzo email:

MERCOLEDI' 20 FEBBRAIO
0RE 19
DA VIA CASTIGLIONI angolo VIA TORREVECCHIA (nei pressi stazione Monte Mario)
A PIAZZA CAPECELATRO (Primavalle)

CORTEO/FIACCOLATA
CON CENA FINALE DI SOLIDARIETA' E DI LOTTA in Piazza Capecelatro

CONTRO LA COSIDDETTA VIABILITA' SPERIMENTALE

PER IL RIPRISTINO DELLE FERMATE DEGLI AUTOBUS

CONTRO L'ARROGANZA NEL XIX° MUNICIPIO

PER UNA VERA DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA

La firma dell'Accordo Etico per i lavoratori italiani in Messico

autore:
Fabrizio Lorusso
Sommario:
Incontro e firma del documento nella Conferenza Nazionale sul Contratto Etico dei Professori di Italiano in Messico e sulla Riforma della Legge 153/71.

I deputati dell’Ulivo Gino Bucchino e Franco Narducci in Messico per un accordo etico dei professori d'italiano e la riforma della Legge 153/71
(Articolo di Fabrizio Lorusso)

Sabato 26 e domenica 27 gennaio 2008, presso il Museo Regionale della città messicana di Tlaxcala, si è tenuta la Conferenza Nazionale sul Contratto Etico dei Professori di Italiano in Messico e sulla Riforma della Legge 153/71. L’incontro, primo nel suo genere in Messico, è stato convocato dal COMITES (Comitato Italiani all’Estero) che rappresenta il primo gradino nella piramide degli organi rappresentativi eletti democraticamente dagli italiani all’estero. Tra i rappresentanti dei COMITES nazionali dei diversi paesi del mondo si nominano i membri del CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero) e da quest’organo provengono quasi tutti i 18 deputati e senatori votati nelle circoscrizioni estero in Europa, America settentrionale e meridionale, Africa, Asia e Oceania (http://www.camera.it/_votoitaliani/eletti.asp).
Per la prima volta, la conferenza ha riunito nella città coloniale di Tlaxcala l’Ambasciatore d’Italia in Messico, Felice Scauso, e i due deputati dell’Ulivo Franco Narducci (eletto in Europa) e Gino Bucchino (circoscrizione America Settentrionale e Centrale), rispettivamente primo firmatario e cofirmatario della proposta di riforma della Legge 153 del 1971 che, come recita il titolo, disciplina gli Interventi di formazione linguistica e culturale, di formazione continua e di sostegno dell'integrazione in favore dei cittadini italiani e dei loro congiunti e discendenti residenti all'estero, nonché la promozione e la diffusione della lingua italiana nel mondo.
Agli interlocutori politici si sono uniti i direttori e presidenti delle scuole Dante Alighieri di Città del Messico, Monterrey, Aguascalientes, Tlaxcala, Tampico e Guadalajara, il direttore dell’Istituto Italiano di Cultura, il presidente del COMITES, Paolo Pagliai, la rappresentante al CGIE, Marina Piazzi, alcuni gruppi organizzati di docenti (come il neonato e attivissimo AlterIta dalla capitale ed il più storico e radicato AMIT, l’Associazione Messicana d’Italianisti) e i rappresentanti degli insegnanti di tutte le istituzioni educative e culturali convocate.
La realizzazione di un evento così unico e importante per la comunità italiana in Messico è stata ispirata da una serie di fattori sviluppatisi nel corso del 2007 e che hanno visto un crescente protagonismo dei gruppi organizzati dei docenti di italiano, soprattutto a Città del Messico. In generale, le rivendicazioni dei professori sono state sostenute con le migliori intenzioni di dialogo e di costruzione di alternative vantaggiose per le istituzioni ma si sono risolte in modi profondamente diversi a seconda della volontà politica di un accordo espressa via via dalle diverse dirigenze.
Nel caso dell’Istituto Italiano di Cultura di Città del Messico, si sono vinte le resstenze iniziali e il dialogo ha imboccato vie istituzionali e negoziali che hanno saputo rispondere adeguatamente alle richieste legittime dei docenti relative al trattamento salariale, alla didattica, alla formazione e agli ambiti di decisione collegiale, pur rispettando la stretta normativa cui un istituto culturale pubblico si deve sottoporre.
Nel caso della Dante Alighieri di Città del Messico, ente di diritto privato registrato in loco, invece, simili petizioni hanno condotto ad alcune simboliche ma scarse modifiche dello status quo e si sono impantanate in un cammino tortuoso e grottesco in seguito alle strategie di “induzione alla rinuncia”, di “promessa a tempo indeterminato” e di “dialogo di facciata” perseguite dalla direzione secondo uno stile di negoziazione di tipo autoritario e poco propenso alla condivisione di ambiti decisionali.
Il contesto di relativa lentezza ed inerzia dei consiglieri d’amministrazione della scuola e della stessa sede centrale di Roma nel capire ed inibire ragionevolmente una situazione, alla fine sfavorevole per tutti, è stata un’ulteriore causa del danno inflitto alla reputazione della Dante della capitale e degli insuccessi incassati dai professori che sono dovuti emigrare in massa (circa i due terzi del corpo docente) verso altre scuole o ambiti lavorativi. Per questo motivo anche il responsabile dei Comitati Esteri della Società Dante Alighieri di Roma era presente all’incontro del 26 e 27 a Tlaxcala ed è stato invitato a rafforzare i criteri di controllo sulle sedi locali dell’istituzione.
Al termine delle due giornate di riunioni e dibattiti, gli oltre 50 partecipanti, divisi in due commissioni di lavoro, hanno redatto un documento d’integrazione alla proposta di Legge Narducci e un “accordo etico per la regolamentazione dei rapporti tra istituzioni educative, culturali e il loro personale”, da sottoporre a tutte le istituzioni preposte alla diffusione e promozione della lingua e della cultura italiana in Messico per la relativa sottoscrizione e implementazione.
L’accordo prescrive una serie di principi generali per la gestione responsabile delle istituzioni educative e per la tutela dei lavoratori considerati diffusori strategici della lingua e cultura italiana nel mondo e operatori culturali a tutti gli effetti. Mentre nella realtà europea e statunitense il rispetto delle normative locali e di certi diritti basilari di tutti i lavoratori nei cosiddetti enti gestori legati all’Italia sembra essere un fatto scontato, negli altri paesi, soprattutto in America Latina, le garanzie per chi lavora sono precarie e molto più “flessibili” e manipolabili. Perciò era urgente ribadire il diritto al rispetto integrale della legislazione locale da parte delle istituzioni, ad un salario adatto al costo della vita, “equo e solidale”, nonché alla gestione trasparente delle prassi di assunzione, retribuzione, promozione e gestione del personale. E’ stata anche sottolineata l’importanza strategica della formazione e l’aggiornamento dei docenti in un quadro di crescente professionalizzazione e compromesso con la diffusione della lingua che, se una volta era un’attività svolta da alcuni pionieri, oggi è diventata una disciplina complessa con radici nei campi dell’interculturalità e della specializzazione glottodidattica.
L’aspetto forse più innovativo è stata la spinta alla costruzione di una didattica collegiale o partecipativa basata su organi eletti dai professori. In quest’ottica il corpo docente non è più passivo di fronte alle scelte, spesso calate dall’alto, riguardanti i metodi e materiali didattici ma diventa promotore e creatore attivo dei contenuti che utilizza, oltre ad avere voce in capitolo anche in altre decisioni rilevanti dell’istituzione in cui lavora. Infine, i firmatari si sono impegnati a fare riferimento al protocollo approvato nella stipula dei contratti di lavoro e a proporlo ai relativi consigli d’amministrazione per la ratifica.
Sebbene nelle scuole italiane in Italia e in Europa queste prassi siano disciplinate dai noti Consigli d’Istituto e Collegi dei Docenti, nei paesi dell’area latinoamericana non v’è ancora stato un pieno riconoscimento e un’applicazione delle logiche partecipative e democratiche nelle decisioni. Il deputato Franco Narducci, che è anche Presidente del Comitato Permanente sugli Italiani all’Estero della Camera dei Deputati, s’è detto soddisfatto delle discussione e dei documenti prodotti ed ha auspicato la continuazione del dialogo tra i professori e le direzioni scolastiche dentro e fuori dalle istituzioni che rappresentano l’Italia all’estero.
Nello sforzo e nell’impegno per il recepimento interno, la diffusione e il monitoraggio dell’applicazione dei principi contenuti nell’accordo etico, assolutamente non scontati né acquisiti in Messico, sta la sfida di questo patto avvallato e legittimato dalle firme degli Onorevoli presenti, dell’Ambasciatore e dei direttori dell’Istituto di Cultura e di alcune scuole Dante Alighieri (non hanno firmato al termine della conferenza le criticate direzioni delle sedi di Guadalajara e di Città del Messico). La possibilità di migliorare le instabili condizioni di vita e di lavoro di centinaia di operatori culturali, tanto italiani quanto messicani, si baserà sulla volontà politica e istituzionale di continuare il processo di dialogo e cambiamento ravvivato in questa occasione e, soprattutto, sulla progressiva presa di coscienza da parte degli insegnanti, ora parzialmente usciti da un individualismo apatico e poco propositivo.
LINK al testo integrale dell’accordo:
http://fainotizia.radioradicale.it/2008/02/06/testo-de...

"PAGHERETE CARO"

autore:
comiromanord
Sommario:
Due interventi sulle morti nei luoghi di lavoro

Un mirabile fondo di Loris Campetti su Il Manifesto dal titolo "Pagherete caro" e un intervento di luciano Gallino su La Repubblica.
Entrambi trattano delle morti sul luogo di lavoro e del tema della sicurezza.
Trovate i due articoli su www.ciardullidomenico.it

Riunione comitato nomortilavoro

13/12/2007 - 18:00
13/12/2007 - 21:00
Sommario:
Giovedi 13 alle 18 assemblea sulla gravità della situazione e della sicurezza sui posti di lavoro
Promotore evento:
Comitato nomortilavoro

Eppoi non si può dire che sono assassini.

Quando un essere umano muore per malattia o per vecchiaia ci si muove ad una naturale pietà verso colui che, magari anche soffrendo a lungo, è scomparso. Non ci si può appellare alla colpa di nessuno, fa parte della condizione umana.
Ma quando gli esseri umani sono costretti, per vivere e per far vivere i loro famigliari, ad attività lavorative disagiate e che comportano rischi più o meno alti, in condizioni di sicurezza carenti o del tutto assenti, le colpe - e che colpe – sono facilmente e sicuramente attribuibili.
Le migliaia di morti sul lavoro, a volte con vicende veramente orrende e terrificanti come quella della fonderia di Torino dei giorni scorsi, che invadono quotidianamente le cronache, non sono frutto del fato o dell’imprudenza dei lavoratori che operano in certi settori.
Esse sono la più diretta e logica conseguenza della concorrenza capitalistica come si è sviluppata in questi anni, basata tutta su una competitività esasperata e ricercata sui bassi costi e sulla assenza di investimenti “improduttivi” (così qualcuno giudica le spesa sulla sicurezza).
Mano d’opera malpagata e ricattata collo spettro del licenziamento, costretta a turni massacranti, forzatamente silenziosa rispetto alla mancanza del rispetto delle norme e dei diritti che potrebbero rendere la produzione più sicura e meno disumana.
Questo tipo di competitività è ovviamente accreditata ed avallata continuamente da politici, sindacalisti, giornalisti, giuslavoristi come parametro chiave per valutare lo sviluppo di una società economicamente avanzata.
Se la ricerca della produzione al più basso costo è scientificamente cercata e perseguita anche con l’abbassamento delle spese per la sicurezza, è ovvia la conclusione che le morti sul lavoro che ne costituiscono la conseguenza sono dei veri e propri crimini.
Anzi, sono un vero e proprio genocidio, perché le cifre ufficiali parlano di 1500 decessi, 39000 invalidi e un milione di infortuni e sono dati certamente al ribasso, perché se comprendessero anche il “sommerso” sarebbero sicuramente più gravi.
Eppure, mentre il Parlamento ed il Governo si affannano sulle espulsioni dei rom, nulla si dice e nulla si fa per realizzare una benché minima punizione per i datori di lavoro che persistono, in grande numero, a fregarsene altamente delle norme e continuano ad arricchirsi sulle sofferenze e sulle mutilazioni di chi si trova costretto a lavorare sotto le loro grinfie.
Manifestiamo la nostra indignazione contro questo ceto politico e sindacale che, non riuscendo e non volendo governare il paese contro gli interessi di questi criminali di imprenditori e contro le loro malefatte, trova naturalmente più semplice e più utile a costruire il consenso menare fendenti sulle popolazioni dei migranti come i rom, i lavavetri, i senza casa, i precari, i tifosi, i comunisti ecc. ecc.
Occorre unirci per esprimere tutta la nostra rabbia e per lottare contro questo modello di società che produce precarietà, insicurezza e guerre.

Giovedì 13 dicembre il comitato nomartilavoro alle ore 18 si incanta al centro sociale ex snia per concordare le iniziative da intraprendere.

Comitato nomortilavoro

intervista a un ferroviere ternano, collega di Franco Mariani morto sul lavoro

autore:
trenitalia

Parla un ferroviere ternano, collega di Franco Mariani

PERUGIA - Parla un ferroviere ternano, collega di Franco Mariani “Vi spiego che significa fare il manovratore” Ritmi massacranti, testa bassa, esposti alle intemperie e vivendo alla giornata in attesa che prima o poi qualcosa cambi davvero. E' la vita quotidiana degli operai ferroviari ternani di Trenitalia-Cargo, la divisione delle ferrovie che gestisce il trasporto merci in cui lavorava anche Franco Mariani, l'operaio rimasto ucciso nel tragico incidente dello scorso 6 aprile. A raccontare quello che significa fare il manovratore di treni merce è un suo collega. “Il nostro lavoro consiste nel comporre e scomporre i convogli – spiega l'operaio – un lavoro che è considerato come un peso dall'azienda perché ha dei costi elevati, soprattutto per quanto riguarda la sicurezza. Quando è stata fatta la divisione (Rfi e Trenitalia, a sua vola divisa in passeggeri, trasporto regionale e cargo) tutti ci davano per spacciati e ogni anno si vociferava di libri in tribunale e fallimento alle porte”. Ora si parla di un nuovo rimescolamento che dovrebbe portare entro pochi mesi il personale della manovra di divisione cargo dentro Rfi, società pubblica e quindi - almeno sulla carta - capace di offrire maggiori garanzie. Ma proprio a causa di questo imminente passaggio, la divisione cargo e i lavoratori che ne fanno parte si trovano in una specie di limbo, in cui nessuno vuole farsi carico dei tanti problemi che li affliggono e in cui tutti rimandano la soluzione ad un futuro che, però, non arriva mai. “Il problema più grave di tutti è la mancanza di personale – riprende il collega di Franco Mariani – L'organico del nostro impianto dovrebbe essere di 40 operai, invece, tra lavoratori giunti alla pensione e altri posti alle mansioni ridotte per problemi di salute e infortuni, siamo giunti a 25. Lo straordinario è diventato ordinario, i riposi saltano sistematicamente, alcuni colleghi hanno da poco smaltito le ferie del 2005. Spesso capita di chiedere a un collega di “coprire il proprio turno” per prendere dei giorni di ferie, il che, ovviamente, comporta giornate di straordinario per chi accetta, con la speranza che, un giorno, gli venga restituito il favore. Per sopperire alla mancanza di personale – continua il ferroviere ternano – gli orari cambiano di continuo. I treni devono partire comunque e quindi non esistono turni, non esiste pianificazione. Viviamo alla giornata, consapevoli che se un treno dell'Ast non parte, poi sono dolori. Così, si corre e basta e solo quando arriva la tragedia ci si rende conto dei rischi. Ci tengo a sottolineare poi che l'Impianto Primario Cargo di Terni fa parte dei 66 impianti Cargo in Italia (360 in tutto) che realizzano l’80% della produttività della Divisione. Per raggiungere questi risultati – spiega ancora l'operaio - tutti ci siamo adoperati con spirito di sacrificio e devozione. Paradossalmente, però, proprio questa è stata la nostra disgrazia, poiché l’Azienda, contando su questo nostro spirito, ci ha abituato sempre più a mantenere la stessa produzione con sempre meno personale, tanto da arrivare alla situazione attuale”. Lo stipendio base di un dipendente della Cargo-Trenitalia è di 1.300 euro al mese. L'ambiente di lavoro è un piazzale che “fa schifo”, per usare le parole di chi ci lavora. Erba alta, immondizia, illuminazione insufficiente. Il tutto, in mezzo a treni da centinaia di tonnellate che d'estate scaldano come giganteschi termosifoni. La puzza di nafta dà la nausea, il rumore e le vibrazioni fanno il resto. Di fronte a un quadro del genere, però, si è ben pensato di cambiare la qualifica contrattuale di questi lavoratori: da manovratori a operatori della circolazione. L'effetto di questa scelta è stato quello di negargli i diritti di chi svolge attività usuranti, tra cui il pensionamento anticipato. “Senza questo cambiamento contrattuale – osserva amaramente il ferroviere – Mariani sarebbe stato in pensione già da qualche anno”. “Viviamo una situazione sempre più insostenibile. Negli ultimi tre anni le cose sono peggiorate a dismisura. Ogni giorno vedi fatti che ti fanno imbestialire: per avere una camicia nuova, un paio di scarpe o di guanti ci vogliono anni. Per risparmiare ci dicono di fare meno fotocopie possibili e poi si buttano soldi in maniera assurda. L'apice, però, si raggiunge quando insieme alla busta paga ti vedi recapitare la solita lettera: 'Caro collega, in questo momento difficile serve lo sforzo di tutti...'. Lì i nervi saltano del tutto e il foglio si trasforma in coriandoli in meno di un secondo”...
Home Up

31 ottobre asseblea verso lo sciopero generalizzato: neanche un secondo di lavoro senza sicurezza

31/10/2007 - 18:00
Sommario:
Pensiamo che sia ora di raccontare le storie personali degli uomini e delle donne che ogni giorno subiscono la violenza del lavoro per trasformarle in lotte collettive.
Promotore evento:
nomortilavoro.noblogs.org

“NEANCHE UN SECONDO DI LAVORO SENZA SICUREZZA”
Verso lo sciopero generalizzato del 9 novembre
Assemblea pubblica 31 ottobre – LOA ACROBAX

L’Italia mantiene in Europa il triste primato dei morti sul lavoro: i funerei e costanti dati INAIL denunciano ogni anno oltre 1300 morti, 250.000 invalidi, 1.200.000 d’infortuni. Cifre per difetto, perché nelle statistiche non rientrano i morti post-ospedalizzati. quelli incidentati per andare/tornare al/dal lavoro, i lavoranti in nero e gli immigrati irregolari, i tanti da malattie professionali.
Una strage permanente, per lo più nascosta dai media, che mantiene l’Italia tra i paesi che di fatto applicano “la pena di morte” .

Le chiamano "morti bianche", come se il tutto fosse frutto della casualità e della sfortuna. Le chiamano “morti bianche” quasi non ci fossero dei responsabili dietro gli omicidi che si compiono ogni giorno.
Ma le responsabilità hanno un nome-cognome-indirizzo: governi e parlamenti nazionali e regionali, enti locali, aziende e loro associazioni datoriali, politiche degli appalti al massimo ribasso e dell’eliminazione delle spese per la sicurezza del lavoro, sindacati concertativi e complici, anche i poco formati RLS che pur potendo agire in forza di legge (L.626/94) per prevenire, denunciare e sanare, tralasciano e/o non sono supportati in questa missione.
“Morti bianche”, fredde e calcolate come le parole e le dichiarazioni ipocrite che si ripetono con costanza per celebrare i “caduti sul lavoro”, mentre di tratta di un massacro permanente, fatto di lutti, feriti, invalidi!!
“Morti bianche”, come pallido e scarno è il tributo sociale del riconoscimento, il misero e ridicolo vitalizio che la madre-moglie-figli ricevono come “rimborso spese” per la violenza-tragedia patita sul lavoro!

Il principale responsabile di quello che sta accadendo oggi in Italia è il processo di precarizzazione lavorativa e di vita che ci costringe ad accettare lavori e contratti di merda con tempi e ritmi inumani senza percepire i livelli di rischio costanti.
Solo nel Lazio in queste ultime due settimane ci sono stati quattro morti.
L’11 ottobre Roberto Pignalberi di 35 anni muore per un'esplosione che si è verificata all'interno della fabbrica inglese di armamenti leggeri, Simmel Difesa, di Colleferro. Il 17 ottobre Michele Cozzolino di 31 anni perde la vita mentre lavora alla riconversione a carbone della contestatissima Centrale di Torre Valdaliga Nord. Un tubo innocente lo colpisce da un’altezza di 60 metri, questo accade mentre da mesi i lavoratori denunciano la mancanza di sicurezza nel cantiere.
E’ una strage continua. Annunciata e preventivata nei bilanci delle aziende.
Nel movimento, tra le migliaia di attivisti impegnati nella lotta per i diritti negati, tra i milioni di precari che subiscono la violenza di condizioni di vita grama e a rischio, è ora che si prenda coscienza di massa di questa situazione di belligeranza posta in essere da questo sistema profittale.
Porre fine a questo massacro, indicare le soluzioni per sconfiggere le condizioni materiali che lo provocano, è l’altro compito che dobbiamo prefiggerci per uscire dal modello della precarietà, dal “vivere per lavorare”, dai “morti del lavoro”.
Il problema della sicurezza e dei morti del lavoro deve essere al centro del prossimo sciopero generalizzato del 9 novembre convocato contro il “protocollo pensioni-welfare del 23 luglio”, per il lavoro stabile e il reddito garantito, per il diritti sociali e la tutela dei beni comuni (casa, servizi, acqua, trasporti, scuola, sanità, energia).
Il “comitato NO morti lavoro” è uno degli strumenti di lotta per combattere questa “strage degli innocenti”! Lo abbiamo intitolato ad Antonio Salerno-Piccinino, il giovane precario pony express ucciso nelle strade di Roma nel 2006, ma è dedicato a tutte le vittime di questa catena criminale, a partire dagli “invisibili”, a coloro che non hanno contratto e in quanto tale non esistono, non figurano nemmeno tra i morti.
Per attrezzarci a questa sfida abbiamo pensato anche ad un blog, che possa essere anche uno strumento di informazione sulle cause che portano ogni giorno ad almeno 4 morti e centinaia di feriti-invalidi del lavoro. Inoltre, si stanno avviando momenti di connessione e di comunicazione con collettivi, comitati, reti, con associazioni dei familiari, tecnici ed esperti, che già intervengono e denunciano le responsabilità delle forze politiche e delle istituzioni, dei datori di lavoro e dei sindacati, nel contribuire a questa vera e propria strage sociale che si svolge ogni giorno nei diversi luoghi di lavoro, nei cantieri come nei campi e sulle strade.

Pensiamo che sia ora di raccontare le storie personali degli uomini e delle donne che ogni giorno subiscono la violenza del lavoro per trasformarle in lotte collettive.

MERCOLEDI 31 OTTOBRE, dalle ore18,
al LOA ACROBAX (via della vasca navale 6 – viale marconi)
è convocata L’Assemblea pubblica provinciale

interverranno Laut (Civitavecchia), Coordinamente contro la guerra Valle del Sacco-Colleferro, lavoratori AMAGEST, ACEA, FS, Cantieri, precari, RLS/RSU, Confederazione Cobas, Rdb-Cub, Usi-Ait

- ore 21 cena a sottoscrizione del comitato nomortilavoro

- ore 22 proiezione del film Motoboy di Cèsar Meneghetti, Elisabetta Pandimiglio, Italia/Brasile, 2004, 75’. Il film verrà introdotto da Marco, uno dei primi speedy boys della Capitale.

nomortilavoro@autistici.org
nomortilavoro.noblogs.org