mafia

Vado via dall'Italia: un figlio in meno?

autore:
Doriana Goracci

E’ con infinita tristezza ma anche infinita comprensione, che apprendo ora: Roberto Saviano se ne andrà dall’Italia. Vorrei essere smentita *.
Solo ieri scrivevo che Roberto rappresenta per me, il figlio che nessuna madre vorrebbe avere, certa di perderlo. Non è un viaggio che te lo porta lontano, alla ricerca di lavoro, un periodo di riflessione, una borsa di studio o gonfia di speranze e delusioni, con cui ogni compagna o madre, e mi esprimo da donna, dovrebbe solidarizzare e invitare a sperimentare. E’ un figlio amato, un compagno giovanissimo che ci ha indicato la strada della denuncia, coinvolgendoci per sempre, ad aprire gli occhi, sull’Italia, la mafia, il potere, la violenza. Ha dato e continuerà a dare e mentre scrivo sento i pareri…”dovrebbe scrivere d’altro, non solo di camorra, lo saprebbe fare benissimo…”. Lui no, questo sapeva e voleva fare e l’ha fatto ma rimane anche il suo sorriso, lo sguardo sempre più febbrile e i suoi dubbi: “Ne valeva la pena?” Rimarrà fermo, dovunque egli sia, come una pietra miliare, un bastone da viandante affondato nel fango , a mostrare una via, come se non fosse partito: verba volant, scripta manent. Siamo con te, ovunque tu sia, con amore e gratitudine.

Doriana Goracci

*http://tv.repubblica.it/copertina/saviano-strategia-del-terrore/25170?

Caserta - Oltre 10 mila migranti contro razzismo e camorra

Autore:
Global Project Napoli
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Caserta - Oltre 10 mila migranti contro razzismo e camorra

Global Project Napoli - Lunedì 6 ottobre 2008
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Caserta oltre 10 mila migranti contro razzismo e xenofobia e per i diritti dei migranti

Una straordinaria manifestazione a Caserta, dove in oltre 10 mila migranti, insieme alle realta’ antirazziste autorganizzate di Napoli e Caserta sono scese in piazza oggi contro il razzismo e la camorra dopo il plurimo omicidio di Castelvolturno che ha visto l’assassinio di sei cittadini migranti, e dopo una settimana in cui si sono susseguiti numerosi e gravissimi episodi di violenza contro i cittadini migranti.
La manifestazione promossa dalle comunita’ migranti della provincia di Caserta, dal Centro Sociale Ex Canapificio e dagli antirazzisti napoletani, e’ stato un segnale chiaro e determinato da parte degli antirazzisti e dei migranti, che rivendicano diritti, a cominciare dalla necessita’ di una sanatoria in particolar modo al Sud, diritti sindacali, diritti di cittadinanza, blocco delle espulsioni e della costruzione di nuovi Cpt.

Galleria Fotografica a cura di Alternative Visuali
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La cronaca del corteo :

La partenza del corteo dal piazzale della stazione
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“Migliaia i migranti giunti da tutta la provincia di Caserta contro razzismo e camorra, e per i diritti dei migranti. Anche una delegazione di migranti napoletani del quartiere napoletano di Pianura luogo di gravissimi episodi di razzismo nelle ultime settimane”

Cori dal corteo “Non c’e’ lavoro / non c’e’ la casa / non c’e’ da mangiare / dammi il soggiorno…”
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Intervista con Emiliano Di Marco, mediatore culturale aggredito a Pianura da un manipolo di fascisti guidati dal consigliere regionale di Alleanza Nazionale Pietro Diodato
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Un commento con Abrham cittadino migrante
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Approfondimenti dal corteo

Il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino intervistata da Laura Marmorale di Global Project Napoli
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“Perche’ il Comune di Napoli e’ presente oggi a Caserta con il gonfalone e non lo e’ stato a Pianura nella manifestazione del 30 settembre non era presente ? Perche’ e’ consentito a consiglieri comunali di alimentare l’odio razziale ? ”

Con Ivo Poggiani, consigliere indipendente della III Municipalita’ del Comune di Napoli
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Il bilancio politico della grande manifestazione di Caserta :

Mimma , CSA Ex Canapificio Caserta
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Alfonso De Vito , Rete Antirazzista Napoletana
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Antonio Musella , Laboratorio Insurgencia Napoli
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Enzo De Vincenzo, Coordinatore regionale Rdb/Cub
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L’esito dell’incontro con le istituzioni con Mas, Comunita’ migranti di Pianura
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Il Comunicato del CSA Ex Canapificio
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Rassegna Stampa :

Repubblica : In migliaia a Caserta contro il razzismo
http://napoli.repubblica.it/dettaglio/In-migliaia-in-c...

Ansa : In 10.000 a Caserta, no a camorra e razzismo
http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubrich...

Adn Kronos : Caserta migliaia in corteo contro camorra e razzismo
http://www.adnkronos.com/IGN/Cronaca/?id=3.0.254219387...

Vai allo speciale Figli di Annibale
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Vai allo speciale Cronaca Nera
http://www.globalproject.info/art-16941.html

Vai allo speciale 4 ottobre giornata contro il razzismo
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Le mafie nella Capitale

Da “LA REPUBBLICA” di martedì 26 agosto 2008

“I SOLDI DELLA MAFIA RICICLATI IN CITTA’
di Alberto Custodero

“ A Roma le mafie riciclano i soldi investendoli in patrimoni immobiliari “.

Non poteva non parlare di mafia,il nuovo Questore di Roma che arriva da Palermo,Giuseppe Caruso,forte dell’esperienza della cattura di boss del calibro di Bernardo Provenzano e Salvatore Lo Piccolo,presentandosi ieri alla stampa,ha lanciato l’allarme riciclaggio,rifiutandosi di credere che “ i soldi della mafia siano reinvestiti solo in Sicilia “.

E,ricordando che “ l’Italia,dopo USA,Cayman e Russia,” è la quarta” lavatrice” del mondo,il posto,cioè,dove vengono ripuliti i capitali sporchi.

Non ha voluto fornire altri particolari,il neoquestore della Capitale.Ma che i tentacoli della mafie stiano da tempo avvinghiandosi a Roma è cosa talmente nota che l’ex segretario dei radicali Rita Bernardini qualche mese fa non esitò a lanciare un J’accuse sul “ riciclaggio di denaro della criminalità organizzata intorno ai palazzi della politica”.

Non a caso,proprio di fronte a Palazzo Chigi fu scoperta la holding finanziaria della mafia italo-canadese del clan Rizzato.

E il clan dei Casalesi,quello di cui parla Saviano in Gomorra,ha addirittura tentato di acquistare la Lazio,investendo 24 milioni di euro nella società biancoceleste.

All’Esquilino c’è un esempio di globalizzazione mafiosa,con la jioint venture fra il clan camorristico Mazzarello e la mafia cinese:

“ Negli ultimi anni-si legge nell’ultima relazione della Commissione Parlamentare Antimafia – a Roma si sono insediati gruppi criminali di origine colombiana che agiscono in collegamento diretto con le organizzazioni del narcotraffico della Colombia “.

L’infiltrazione della ‘ndrangheta e dei clan casertani sul litorale romano ha portato allo “ scioglimento del Comune di Nettuno a causa dei collegamenti con la cosca calabrese Fallace-Novella di Guardavalle”.

Le ‘ndrine Alvaro-Palamara,Pelle-Vottari-Romeo,Giorgi-Romano e Nireta-Strangio,infine,”hanno concentrato-dice la Commissione Parlamentare –i loro interessi nel tessuto economico della Capitale,con la costituzione di società fittizie per la gestione di bar,paninoteche,pasticcerie e ristoranti”.Proprio gli esercizi commerciali del centro storico in odor di mafia denunciati dai radicali “

Fin qui, “La Repubblica”.

Ma ci sia consentita una considerazione:

esclusi i radicali,che hanno parlato chiaro e forte,e,un po’,quelli di Rifondazione,non c’è nel Lazio una forza politica che abbia il coraggio di denunciare con forza una situazione che si va deteriorando di giorno in giorno e che si sforzi di suggerire l’elaborazione di strategie più moderne ed efficaci nell’azione di contrasto della criminalità organizzata.

Collusioni con la politica ed indagini patrimoniali. Su questi due versanti bisogna lavorare ,se si vuole frenare l’avanzata delle mafie nella conquista del Lazio.

http://www.comitato-antimafia-lt.org/

Pontevecchio connection

Autore:
Giovanni Giovannetti
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Pontevecchio connection
Giovanni Giovannetti

Francesco Pelle detto Ciccio "Pakistan" è paraplegico: un proiettile gli ha leso la spina dorsale. Pelle è un boss di primo piano della 'ndrangheta, accusato di omicidio e latitante dal 30 giugno 2007. Lo hanno arrestato giovedì 18 settembre alla clinica Maugeri di Pavia, tradito dalle frequenti telefonate in Colombia intercettate dalla Fbi, che ha subito informato la Questura di Reggio Calabria.
Ciccio "Pakistan" era a Pavia da più di tre mesi, coperto da una rete di protezione locale e con molti soldi in tasca. Nessuno ha fatto domande sulla vera natura delle sue ferite. Del resto, nella clinica pavese ai degenti "eccellenti" devono essere abituati: Giuseppe Setola, lo spietato killer del clan dei casalesi, uno dalla mira infallibile, dopo la cattura si era fatto credere semicieco; il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere lo aveva mandato proprio a Pavia, così da consentire le "cure" presso il Centro di riabilitazione visiva della Maugeri.
Dal gennaio all'aprile 2008 Setola è stato agli arresti domiciliari in un appartamento di via San Marcello, poco distante dal Centro della Maugeri. Il 23 aprile il pistolero dei casalesi fugge dall'ospedale pavese e proprio allora comincia la carneficina: ne ammazza 16 in 4 mesi.
Chi controlla i ricoveri? Li controlla l'Asl, di cui Antonio Chiriaco è direttore sanitario. Sono noti i rapporti di Chiriaco con il clan calabrese dei Valle.

A Pavia tutti ricordano il rapimento del diciottenne Cesare Casella (18 gennaio 1988) e, prima ancora, quello di Giuliano Ravizza la sera del 24 settembre 1981, entrambi ad opera della cosca dei Nirta-Strangio. Casella rimase recluso in Aspromonte per ben 743 giorni, e già allora si parlò di "talpe" della 'ndrangheta a Pavia. Venne poi liberato il 30 gennaio 1990, si dice anche grazie alla mediazione di un noto costruttore calabrese da anni residente in città.
Era la stagione dei sequestri. Ora siamo ai "pizzi", all'usura, al narcotraffico: miliardi in denaro sporco investito o ripulito in cliniche, alberghi, ristoranti, multisale, night, gioco d'azzardo, sale bingo, edilizia, appalti pubblici, escavazione, grande distribuzione, commercio, banche, borsa…

«La mafia non esiste» dicevano i boss negli anni Settanta; «A Pavia la mafia non esiste» fa loro eco il vicesindaco di Pavia ed ex "sbirro" Ettore Filippi. Filippi non è stato un poliziotto qualsiasi: trent'anni fa ha catturato i bierre Fenzi e Moretti, anche se la cosa non fu indolore, perché il suo "golaprofonda", un certo Longo, venne pizzicato dai carabinieri dopo una rapina, disse che era "coperto" dalla Questura e Filippi ebbe guai con la giustizia che non ama ricordare. La carriera politica del vicesindaco ne rivela i solidi ideali: nasce socialdemocratico, trascorre l'infanzia nel Partito socialista, l'adolescenza nel Partito liberale, la maturità in Forza Italia, la vecchiaia nella Margherita e forse non morirà piddì.
Filippi non legge "La Repubblica", dunque non sa che «i gruppi siciliani dei Calaiò e dei Perspicace non si sono limitati a far arrivare dalla Colombia, via Spagna, fiumi di cocaina. […] Francesco Perspicace, nato a Caltagirone 48 anni fa, ma da un pezzo residente a Sant´Angelo Lodigiano, oltre a risultare tra i titolari di un´impresa di pulizie, ha una quota in "Iniziative immobiliari", gruppo con centinaia di collaboratori, con sede principale a Binasco, e con uffici a Milano, Pavia e in Sardegna» (Davide Carlucci, 24 luglio 2008).
Filippi non legge nemmeno il "Corriere della Sera": nel dicembre 2006 Alfio Scaccia scrive che il clan mafioso Rinzivillo di Gela, in Lombardia «fa affari a Brescia, Como e Pavia, e soprattutto a Busto Arsizio che, secondo gli inquirenti, era diventata una "Gela del varesotto"». Pavia è citata tra le basi operative dei i traffici illeciti, come il riciclaggio del denaro sporco: «I proventi di estorsioni e droga venivano infatti reinvestiti in attività apparentemente pulite».
A Filippi sono anche sfuggite alcune intercettazioni telefoniche tra membri del clan Rinzivillo, nelle quali Rossano Battaglia e Crocifisso (Gino) Rinzivillo parlano di lavori edili, di appalti e di un lavoro "grosso" dalle parti di Pavia:

Rossano - a inizio Aprile... dovrebbe iniziarne uno a Pavia!
Gino - dove?
Rossano - a Pavia!... vicino Pavia...
Gino - ah, ho capito!... ma è grosso come lavoro?
Rossano - buono è! Chiavi in mano!
Gino - ah, va bene!

Figurarsi se Filippi ha letto la relazione della Commissione antimafia sulla 'ndrangheta (19 febbraio 2008) nella quale si segnala la presenza a Pavia dei clan Bellocco e Facchineri. Con notevole "nonsense of humor" il sindaco Capitelli ha chiesto all'ufficio urbanistico se questi nomi figurassero tra le ditte in gara negli appalti comunali…(Come se la mafia presentasse così le sue credenziali: «Piacere, Totò Riina, amministratore delegato di Cosa nostra…»).
Il vicesindaco ha sicuramente letto l'illuminante libro di Nicola Gratteri e Antonio Nicaso Fratelli di sangue (Pellegrini, 2006), ma deve essersi fermato a pagina 124, perché in quella successiva si segnala la presenza dei Barbaro e dei Platì ad Alagna Lomellina e a Pavia, mentre a pagina 187 si legge che a Pavia è presente la cosca Mazzaferro oltre ad esponenti del crotonese.
La 'ndrangheta sta colonizzando la periferia sud di Milano, la nuova capitale immorale. Cosa nuova fa affari e reinveste nell'economia legale, agevolata nei suoi traffici dai cosiddetti «poteri forti» locali, comprese alcune Procure, che in realtà sono poteri miopi: loro non vedono, non sentono, non parlano.

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Jatevenne Day. Il corteo non accetta il divieto

Autore:
Global Project Napoli

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Giovedì 25 settembre 2008 14:39 Jatevenne Day - Il corteo non accetta il divieto

Conferenza Stampa di presentazione dello Jatevenne Day

Global Project Napoli
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Si e’ tenuta stamane la Conferenza Stampa di presentazione dello Jatevenne Day, la manifestazione nazionale convocata per sabato 27 settembre dal Presidio permanente contro la discarica di Chiaiano e Marano.
Una manifestazione che aveva chiesto di arrivare fino alla ex Cava del Poligono, occupata attualmente dai militari dell’esercito in cui il governo sta lavorando alla mega discarica da 700 mila tonnellate.
La Questura di Napoli ha notificato un divieto all’arrivo del corteo nei pressi della cava, concendendo l’autorizzazione solo fino al civico 85 di Via Cupa dei Cani, ovvero poche centinaia di metri dopo il presidio permanente.
L’assemblea tenutasi la sera del 24 settembre presso il presidio permanente ha deciso che arrivati al blocco della polizia il corteo chiedera’ che una delegazione di 50 cittadini di Chiaiano e Marano possa entare nella cava del poligono. Se ci sara’ rifiuto il corteo avanzera’ lo stesso.
La manifestazione, ha annunciato il Presidio permanente, sara’ pacifica, perche’ l’unica violenza perpetrata in questi mesi e’ quella del governo Berlusconi contro i cittadini di questa terra.
Il presidio ha deciso in assemblea che il corteo sara’ autoprotetto, la testa sara’ composta da protezioni per il corpo e per la testa. Esclusivamente strumenti di difesa, mentre nessuno strumento atto ad offendere sara’ ammesso in corteo.
Questi i contenuti della conferenza stampa svoltasi oggi al Presidio permanente.

Antonio Musella, per il Presidio permanente contro la discarica di Chiaiano e Marano
[ audio ]
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Carlo Migliaccio, Consigliere comune di Napoli, presidente della Commissione Ambiente
[ audio ]
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Pasquale, Comitato Rosa dei Venti Marano
[ audio ]
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Vai alla feature Jatevenne Day
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Saviano, lettera a Gomorra tra killer e omertà

Autore:
Roberto Saviano
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CRONACA

Il grido d'accusa dello scrittore dopo la strage di Castel Volturno
"Davvero pensate che nulla di ciò che accade dipenda dal vostro impegno?"

Saviano, lettera a Gomorra
tra killer e omertà

di ROBERTO SAVIANO

I RESPONSABILI hanno dei nomi. Hanno dei volti. Hanno persino un'anima. O forse no. Giuseppe Setola, Alessandro Cirillo, Oreste Spagnuolo, Giovanni Letizia, Emilio di Caterino, Pietro Vargas stanno portando avanti una strategia militare violentissima. Sono autorizzati dal boss latitante Michele Zagaria e si nascondono intorno a Lago Patria. Tra di loro si sentiranno combattenti solitari, guerrieri che cercano di farla pagare a tutti, ultimi vendicatori di una delle più sventurate e feroci terre d'Europa. Se la racconteranno così.

Ma Giuseppe Setola, Alessandro Cirillo, Oreste Spagnuolo, Giovanni Letizia, Emilio di Caterino e Pietro Vargas sono vigliacchi, in realtà: assassini senza alcun tipo di abilità militare. Per ammazzare svuotano caricatori all'impazzata, per caricarsi si strafanno di cocaina e si gonfiano di Fernet Branca e vodka. Sparano a persone disarmate, colte all'improvviso o prese alle spalle. Non si sono mai confrontati con altri uomini armati. Dinnanzi a questi tremerebbero, e invece si sentono forti e sicuri uccidendo inermi, spesso anziani o ragazzi giovani. Ingannandoli e prendendoli alle spalle.

E io mi chiedo: nella vostra terra, nella nostra terra sono ormai mesi e mesi che un manipolo di killer si aggira indisturbato massacrando soprattutto persone innocenti. Cinque, sei persone, sempre le stesse. Com'è possibile? Mi chiedo: ma questa terra come si vede, come si rappresenta a se stessa, come si immagina? Come ve la immaginate voi la vostra terra, il vostro paese? Come vi sentite quando andate al lavoro, passeggiate, fate l'amore? Vi ponete il problema, o vi basta dire, "così è sempre stato e sempre sarà così"?

Davvero vi basta credere che nulla di ciò che accade dipende dal vostro impegno o dalla vostra indignazione? Che in fondo tutti hanno di che campare e quindi tanto vale vivere la propria vita quotidiana e nient'altro. Vi bastano queste risposte per farvi andare avanti? Vi basta dire "non faccio niente di male, sono una persona onesta" per farvi sentire innocenti? Lasciarvi passare le notizie sulla pelle e sull'anima. Tanto è sempre stato così, o no? O delegare ad associazioni, chiesa, militanti, giornalisti e altri il compito di denunciare vi rende tranquilli? Di una tranquillità che vi fa andare a letto magari non felici ma in pace? Vi basta veramente?

Questo gruppo di fuoco ha ucciso soprattutto innocenti. In qualsiasi altro paese la libertà d'azione di un simile branco di assassini avrebbe generato dibattiti, scontri politici, riflessioni. Invece qui si tratta solo di crimini connaturati a un territorio considerato una delle province del buco del culo d'Italia. E quindi gli inquirenti, i carabinieri e poliziotti, i quattro cronisti che seguono le vicende, restano soli. Neanche chi nel resto del paese legge un giornale, sa che questi killer usano sempre la stessa strategia: si fingono poliziotti. Hanno lampeggiante e paletta, dicono di essere della Dia o di dover fare un controllo di documenti. Ricorrono a un trucco da due soldi per ammazzare con più facilità. E vivono come bestie: tra masserie di bufale, case di periferia, garage.

Hanno ucciso sedici persone. La mattanza comincia il 2 maggio verso le sei del mattino in una masseria di bufale a Cancello Arnone. Ammazzano il padre del pentito Domenico Bidognetti, cugino ed ex fedelissimo di Cicciotto e' mezzanotte.

Umberto Bidognetti aveva 69 anni e in genere era accompagnato pure dal figlio di Mimì, che giusto quella mattina non era riuscito a tirarsi su dal letto per aiutare il nonno. Il 15 maggio uccidono a Baia Verde, frazione di Castel Volturno, il sessantacinquenne Domenico Noviello, titolare di una scuola guida. Domenico Noviello si era opposto al racket otto anni prima. Era stato sotto scorta, ma poi il ciclo di protezione era finito. Non sapeva di essere nel mirino, non se l'aspettava. Gli scaricano addosso 20 colpi mentre con la sua Panda sta andando a fare una sosta al bar prima di aprire l'autoscuola. La sua esecuzione era anche un messaggio alla Polizia che stava per celebrare la sua festa proprio a Casal di Principe, tre giorni dopo, e ancor più una chiara dichiarazione: può passare quasi un decennio ma i Casalesi non dimenticano.

Prima ancora, il 13 maggio, distruggono con un incendio la fabbrica di materassi di Pietro Russo a Santa Maria Capua Vetere. È l'unico dei loro bersagli ad avere una scorta. Perché è stato l'unico che, con Tano Grasso, tentò di organizzare un fronte contro il racket in terra casalese. Poi, il 30 maggio, a Villaricca colpiscono alla pancia Francesca Carrino, una ragazza, venticinque anni, nipote di Anna Carrino, la ex compagna di Francesco Bidognetti, pentita. Era in casa con la madre e con la nonna, ma era stata lei ad aprire la porta ai killer che si spacciavano per agenti della Dia.

Non passa nemmeno un giorno che a Casal di Principe, mentre dopo pranzo sta per andare al "Roxy bar", uccidono Michele Orsi, imprenditore dei rifiuti vicino al clan che, arrestato l'anno prima, aveva cominciato a collaborare con la magistratura svelando gli intrighi rifiuti-politica-camorra. È un omicidio eccellente che fa clamore, solleva polemiche, fa alzare la voce ai rappresentanti dello Stato. Ma non fa fermare i killer.

L'11 luglio uccidono al Lido "La Fiorente" di Varcaturo Raffaele Granata, 70 anni, gestore dello stabilimento balneare e padre del sindaco di Calvizzano. Anche lui paga per non avere anni prima ceduto alle volontà del clan. Il 4 agosto massacrano a Castel Volturno Ziber Dani e Arthur Kazani che stavano seduti ai tavoli all'aperto del "Bar Kubana" e, probabilmente, il 21 agosto Ramis Doda, venticinque anni, davanti al "Bar Freedom" di San Marcellino. Le vittime sono albanesi che arrotondavano con lo spaccio, ma avevano il permesso di soggiorno e lavoravano nei cantieri come muratori e imbianchini.

Poi il 18 agosto aprono un fuoco indiscriminato contro la villetta di Teddy Egonwman, presidente dei nigeriani in Campania, che si batte da anni contro la prostituzione delle sue connazionali, ferendo gravemente lui, sua moglie Alice e altri tre amici.

Tornano a San Marcellino il 12 settembre per uccidere Antonio Ciardullo ed Ernesto Fabozzi, massacrati mentre stavano facendo manutenzione ai camion della ditta di trasporti di cui il primo era titolare. Anche lui non aveva obbedito, e chi gli era accanto è stato ucciso perché testimone.

Infine, il 18 settembre, trivellano prima Antonio Celiento, titolare di una sala giochi a Baia Verde, e un quarto d'ora dopo aprono un fuoco di 130 proiettili di pistole e kalashnikov contro gli africani riuniti dentro e davanti la sartoria "Ob Ob Exotic Fashion" di Castel Volturno. Muoiono Samuel Kwaku, 26 anni, e Alaj Ababa, del Togo; Cristopher Adams e Alex Geemes, 28 anni, liberiani; Kwame Yulius Francis, 31 anni, e Eric Yeboah, 25, ghanesi, mentre viene ricoverato con ferite gravi Joseph Ayimbora, 34 anni, anche lui del Ghana. Solo uno o due di loro avevano forse a che fare con la droga, gli altri erano lì per caso, lavoravano duro nei cantieri o dove capitava, e pure nella sartoria.

Sedici vittime in meno di sei mesi. Qualsiasi paese democratico con una situazione del genere avrebbe vacillato. Qui da noi, nonostante tutto, neanche se n'è parlato. Neanche si era a conoscenza da Roma in su di questa scia di sangue e di questo terrorismo, che non parla arabo, che non ha stelle a cinque punte, ma comanda e domina senza contrasto.

Ammazzano chiunque si opponga. Ammazzano chiunque capiti sotto tiro, senza riguardi per nessuno. La lista dei morti potrebbe essere più lunga, molto più lunga. E per tutti questi mesi nessuno ha informato l'opinione pubblica che girava questa "paranza di fuoco". Paranza, come le barche che escono a pescare insieme in alto mare. Nessuno ne ha rivelato i nomi sino a quando non hanno fatto strage a Castel Volturno.

Ma sono sempre gli stessi, usano sempre le stesse armi, anche se cercano di modificarle per trarre in inganno la scientifica, segno che ne hanno a disposizione poche. Non entrano in contatto con le famiglie, stanno rigorosamente fra di loro. Ogni tanto qualcuno li intravede nei bar di qualche paesone, dove si fermano per riempirsi d'alcol. E da sei mesi nessuno riesce ad acciuffarli.

Castel Volturno, territorio dove è avvenuta la maggior parte dei delitti, non è un luogo qualsiasi. Non è un quartiere degradato, un ghetto per reietti e sfruttati come se ne possono trovare anche altrove, anche se ormai certe sue zone somigliano più alle hometown dell'Africa che al luogo di turismo balneare per il quale erano state costruite le sue villette. Castel Volturno è il luogo dove i Coppola edificarono la più grande cittadella abusiva del mondo, il celebre Villaggio Coppola.

Ottocentosessantatremila metri quadrati occupati col cemento. Che abusivamente presero il posto di una delle più grandi pinete marittime del Mediterraneo. Abusivo l'ospedale, abusiva la caserma dei carabinieri, abusive le poste. Tutto abusivo. Ci andarono ad abitare le famiglie dei soldati della Nato. Quando se ne andarono, il territorio cadde nell'abbandono più totale e divenne tutto feudo di Francesco Bidognetti e al tempo stesso territorio della mafia nigeriana.

I nigeriani hanno una mafia potente con la quale ai Casalesi conveniva allearsi, il loro paese è diventato uno snodo nel traffico internazionale di cocaina e le organizzazioni nigeriane sono potentissime, capaci di investire soprattutto nei money transfer, i punti attraverso i quali tutti gli immigrati del mondo inviano i soldi a casa. Attraverso questi, i nigeriani controllano soldi e persone. Da Castel Volturno transita la coca africana diretta soprattutto in Inghilterra. Le tasse sul traffico che quindi il clan impone non sono soltanto il pizzo sullo spaccio al minuto, ma accordi di una sorta di joint venture. Ora però i nigeriani sono potenti, potentissimi. Così come lo è la mafia albanese, con la quale i Casalesi sono in affari.

E il clan si sta slabbrando, teme di non essere più riconosciuto come chi comanda per primo e per ultimo sul territorio. Ed ecco che nei vuoti si insinuano gli uomini della paranza. Uccidono dei pesci piccoli albanesi come azione dimostrativa, fanno strage di africani - e fra questi nessuno viene dalla Nigeria - colpiscono gli ultimi anelli della catena di gerarchie etniche e criminali. Muoiono ragazzi onesti, ma come sempre, in questa terra, per morire non dev'esserci una ragione. E basta poco per essere diffamati.

I ragazzi africani uccisi erano immediatamente tutti "trafficanti" come furono "camorristi" Giuseppe Rovescio e Vincenzo Natale, ammazzati a Villa Literno il 23 settembre 2003 perché erano fermi a prendere una birra vicino a Francesco Galoppo, affiliato del clan Bidognetti. Anche loro furono subito battezzati come criminali.

Non è la prima volta che si compie da quelle parti una mattanza di immigrati. Nel 1990 Augusto La Torre, boss di Mondragone, partì con i suoi fedelissimi alla volta di un bar che, pur gestito da italiani, era diventato un punto di incontro per lo spaccio degli africani. Tutto avveniva sempre lungo la statale Domitiana, a Pescopagano, pochi chilometri a nord di Castel Volturno, però già in territorio mondragonese. Uccisero sei persone, fra cui il gestore, e ne ferirono molte altre. Anche quello era stato il culmine di una serie di azioni contro gli stranieri, ma i Casalesi che pure approvavano le intimidazioni non gradirono la strage. La Torre dovette incassare critiche pesanti da parte di Francesco "Sandokan" Schiavone. Ma ora i tempi sono cambiati e permettono di lasciar esercitare una violenza indiscriminata a un gruppo di cocainomani armati.

Chiedo di nuovo alla mia terra che immagine abbia di sé. Lo chiedo anche a tutte quelle associazioni di donne e uomini che in grande silenzio qui lavorano e si impegnano. A quei pochi politici che riescono a rimanere credibili, che resistono alle tentazioni della collusione o della rinuncia a combattere il potere dei clan. A tutti coloro che fanno bene il loro lavoro, a tutti coloro che cercano di vivere onestamente, come in qualsiasi altra parte del mondo. A tutte queste persone. Che sono sempre di più, ma sono sempre più sole.

Come vi immaginate questa terra? Se è vero, come disse Danilo Dolci, che ciascuno cresce solo se è sognato, voi come ve li sognate questi luoghi? Non c'è stata mai così tanta attenzione rivolta alle vostre terre e quel che vi è avvenuto e vi avviene. Eppure non sembra cambiato molto. I due boss che comandano continuano a comandare e ad essere liberi. Antonio Iovine e Michele Zagaria. Dodici anni di latitanza. Anche di loro si sa dove sono. Il primo è a San Cipriano d'Aversa, il secondo a Casapesenna. In un territorio grande come un fazzoletto di terra, possibile che non si riesca a scovarli?

È storia antica quella dei latitanti ricercati in tutto il mondo e poi trovati proprio a casa loro. Ma è storia nuova che ormai ne abbiano parlato più e più volte giornali e tv, che politici di ogni colore abbiano promesso che li faranno arrestare. Ma intanto il tempo passa e nulla accade. E sono lì. Passeggiano, parlano, incontrano persone.

Ho visto che nella mia terra sono comparse scritte contro di me. Saviano merda. Saviano verme. E un'enorme bara con il mio nome. E poi insulti, continue denigrazioni a partire dalla più ricorrente e banale: "Quello s'è fatto i soldi". Col mio lavoro di scrittore adesso riesco a vivere e, per fortuna, pagarmi gli avvocati. E loro? Loro che comandano imperi economici e si fanno costruire ville faraoniche in paesi dove non ci sono nemmeno le strade asfaltate?

Loro che per lo smaltimento di rifiuti tossici sono riusciti in una sola operazione a incassare sino a 500 milioni di euro e hanno imbottito la nostra terra di veleni al punto tale di far lievitare fino al 24% certi tumori, e le malformazioni congenite fino all'84% per cento? Soldi veri che generano, secondo l'Osservatorio epidemiologico campano, una media di 7.172,5 morti per tumore all'anno in Campania. E ad arricchirsi sulle disgrazie di questa terra sarei io con le mie parole, o i carabinieri e i magistrati, i cronisti e tutti gli altri che con libri o film o in ogni altro modo continuano a denunciare? Com'è possibile che si crei un tale capovolgimento di prospettive? Com'è possibile che anche persone oneste si uniscano a questo coro? Pur conoscendo la mia terra, di fronte a tutto questo io rimango incredulo e sgomento e anche ferito al punto che fatico a trovare la mia voce.

Perché il dolore porta ad ammutolire, perché l'ostilità porta a non sapere a chi parlare. E allora a chi devo rivolgermi, che cosa dico? Come faccio a dire alla mia terra di smettere di essere schiacciata tra l'arroganza dei forti e la codardia dei deboli? Oggi qui in questa stanza dove sono, ospite di chi mi protegge, è il mio compleanno. Penso a tutti i compleanni passati così, da quando ho la scorta, un po' nervoso, un po' triste e soprattutto solo.

Penso che non potrò mai più passarne uno normale nella mia terra, che non potrò mai più metterci piede. Rimpiango come un malato senza speranze tutti i compleanni trascurati, snobbati perché è solo una data qualsiasi, e un altro anno ce ne sarà uno uguale. Ormai si è aperta una voragine nel tempo e nello spazio, una ferita che non potrà mai rimarginarsi. E penso pure e soprattutto a chi vive la mia stessa condizione e non ha come me il privilegio di scriverne e parlare a molti.

Penso ad altri amici sotto scorta, Raffaele, Rosaria, Lirio, Tano, penso a Carmelina, la maestra di Mondragone che aveva denunciato il killer di un camorrista e che da allora vive sotto protezione, lontana, sola. Lasciata dal fidanzato che doveva sposare, giudicata dagli amici che si sentono schiacciati dal suo coraggio e dalla loro mediocrità. Perché non c'era stata solidarietà per il suo gesto, anzi, ci sono state critiche e abbandono. Lei ha solo seguito un richiamo della sua coscienza e ha dovuto barcamenarsi con il magro stipendio che le dà lo stato.

Cos'ha fatto Carmelina, cos'hanno fatto altri come lei per avere la vita distrutta e sradicata, mentre i boss latitanti continuano a poter vivere protetti e rispettati nelle loro terre? E chiedo alla mia terra: che cosa ci rimane? Ditemelo. Galleggiare? Far finta di niente? Calpestare scale di ospedali lavate da cooperative di pulizie loro, ricevere nei serbatoi la benzina spillata da pompe di benzina loro? Vivere in case costruite da loro, bere il caffè della marca imposta da loro (ogni marca di caffè per essere venduta nei bar deve avere l'autorizzazione dei clan), cucinare nelle loro pentole (il clan Tavoletta gestiva produzione e vendita delle marche più prestigiose di pentole)?

Mangiare il loro pane, la loro mozzarella, i loro ortaggi? Votare i loro politici che riescono, come dichiarano i pentiti, ad arrivare alle più alte cariche nazionali? Lavorare nei loro centri commerciali, costruiti per creare posti di lavoro e sudditanza dovuta al posto di lavoro, ma intanto non c'è perdita, perché gran parte dei negozi sono loro? Siete fieri di vivere nel territorio con i più grandi centri commerciali del mondo e insieme uno dei più alti tassi di povertà? Passare il tempo nei locali gestiti o autorizzati da loro? Sedervi al bar vicino ai loro figli, i figli dei loro avvocati, dei loro colletti bianchi? E trovarli simpatici e innocenti, tutto sommato persone gradevoli, perché loro in fondo sono solo ragazzi, che colpa hanno dei loro padri.

E infatti non si tratta di stabilire colpe, ma di smettere di accettare e di subire sempre, smettere di pensare che almeno c'è ordine, che almeno c'è lavoro, e che basta non grattare, non alzare il velo, continuare ad andare avanti per la propria strada. Che basta fare questo e nella nostra terra si è già nel migliore dei mondi possibili, o magari no, ma nell'unico mondo possibile sicuramente.

Quanto ancora dobbiamo aspettare? Quanto ancora dobbiamo vedere i migliori emigrare e i rassegnati rimanere? Siete davvero sicuri che vada bene così? Che le serate che passate a corteggiarvi, a ridere, a litigare, a maledire il puzzo dei rifiuti bruciati, a scambiarvi quattro chiacchiere, possano bastare? Voi volete una vita semplice, normale, fatta di piccole cose, mentre intorno a voi c'è una guerra vera, mentre chi non subisce e denuncia e parla perde ogni cosa. Come abbiamo fatto a divenire così ciechi? Così asserviti e rassegnati, così piegati? Come è possibile che solo gli ultimi degli ultimi, gli africani di Castel Volturno che subiscono lo sfruttamento e la violenza dei clan italiani e di altri africani, abbiano saputo una volta tirare fuori più rabbia che paura e rassegnazione? Non posso credere che un sud così ricco di talenti e forze possa davvero accontentarsi solo di questo.

La Calabria ha il Pil più basso d'Italia ma "Cosa Nuova", ossia la 'ndrangheta, fattura quanto e più di una intera manovra finanziaria italiana. Alitalia sarà in crisi, ma a Grazzanise, in un territorio marcio di camorra, si sta per costruire il più grande aeroporto italiano, il più vasto del Mediterraneo. Una terra condannata a far circolare enormi capitali senza avere uno straccio di sviluppo vero, e invece ha danaro, profitto, cemento che ha il sapore del saccheggio, non della crescita.

Non posso credere che riescano a resistere soltanto pochi individui eccezionali. Che la denuncia sia ormai solo il compito dei pochi singoli, preti, maestri, medici, i pochi politici onesti e gruppi che interpretano il ruolo della società civile. E il resto? Gli altri se ne stanno buoni e zitti, tramortiti dalla paura? La paura. L'alibi maggiore. Fa sentire tutti a posto perché è in suo nome che si tutelano la famiglia, gli affetti, la propria vita innocente, il proprio sacrosanto diritto a viverla e costruirla.

Ma non avere più paura non sarebbe difficile. Basterebbe agire, ma non da soli. La paura va a braccetto con l'isolamento. Ogni volta che qualcuno si tira indietro crea altra paura, che crea ancora altra paura, in un crescendo esponenziale che immobilizza, erode, lentamente manda in rovina.

"Si può edificare la felicità del mondo sulle spalle di un unico bambino maltrattato?", domanda Ivan Karamazov a suo fratello Aljosha. Ma voi non volete un mondo perfetto, volete solo una vita tranquilla e semplice, una quotidianità accettabile, il calore di una famiglia. Accontentarvi di questo pensate che vi metta al riparo da ansie e dolori. E forse ci riuscite, riuscite a trovare una dimensione in cui trovate serenità. Ma a che prezzo?

Se i vostri figli dovessero nascere malati o ammalarsi, se un'altra volta dovreste rivolgervi a un politico che in cambio di un voto vi darà un lavoro senza il quale anche i vostri piccoli sogni e progetti finirebbero nel vuoto, quando faticherete ad ottenere un mutuo per la vostra casa mentre i direttori delle stesse banche saranno sempre disponibili con chi comanda, quando vedrete tutto questo forse vi renderete conto che non c'è riparo, che non esiste nessun ambito protetto, e che l'atteggiamento che pensavate realistico e saggiamente disincantato vi ha appestato l'anima di un risentimento e rancore che toglie ogni gusto alla vostra vita.

Perché se tutto ciò è triste la cosa ancora più triste è l'abitudine. Abituarsi che non ci sia null'altro da fare che rassegnarsi, arrangiarsi o andare via. Chiedo alla mia terra se riesce ancora ad immaginare di poter scegliere. Le chiedo se è in grado di compiere almeno quel primo gesto di libertà che sta nel riuscire a pensarsi diversa, pensarsi libera. Non rassegnarsi ad accettare come un destino naturale quel che è invece opera degli uomini.

Quegli uomini possono strapparti alla tua terra e al tuo passato, portarti via la serenità, impedirti di trovare una casa, scriverti insulti sulle pareti del tuo paese, possono fare il deserto intorno a te. Ma non possono estirpare quel che resta una certezza e, per questo, rimane pure una speranza. Che non è giusto, non è per niente naturale, far sottostare un territorio al dominio della violenza e dello sfruttamento senza limiti. E che non deve andare avanti così perché così è sempre stato. Anche perché non è vero che tutto è sempre uguale, ma è sempre peggio.

Perché la devastazione cresce proporzionalmente con i loro affari, perché è irreversibile come la terra una volta per tutte appestata, perché non conosce limiti. Perché là fuori si aggirano sei killer abbrutiti e strafatti, con licenza di uccidere e non mandato, che non si fermano di fronte a nessuno. Perché sono loro l'immagine e somiglianza di ciò che regna oggi su queste terre e di quel che le attende domani, dopodomani, nel futuro. Bisogna trovare la forza di cambiare. Ora, o mai più.

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http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/cronaca/caser...

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Rivolta dei migranti sul litorale domitio

Autore:
Global Project Napoli
immagine:

http://www.globalproject.info/art-16941.html

Venerdì 19 settembre 2008 20:54 Cronaca nera.
Rivolta dei migranti sul litorale domitio.

Global Project Napoli
http://www.globalproject.info/aut-54.html

Rivolta delle comunita’ migranti a Castelvolturno (Na) dopo l’omicidio di 6 migranti ad opera del clan dei Casalesi.

Cronaca nera.

Scoppia la rivolta a Castelvolturno (Ce) a seguito dell’omicidio di sei cittadini nigeriani ad opera di un commando camorristico presumibilmente inviato dal clan dei Casalesi egemone nella zona.
Le ricostruzioni ufficiali parlano di un regolamento di conti tra i Casalesi e le comunita’ immigrate che gestiscono il racket della prostituzione e della droga nell’area.
L’efferato omicidio (oltre 130 colpi sono stati ritrovati dagli inquirenti sul luogo del massacro), e’ avvenuto a pochi metri da una agenzia della Western Union frequentata in quel momento da decine di migranti che inviavano soldi nel proprio paese. Almeno tre dei cittadini migranti uccisi non apparterrebbero alla criminalita’ organizzata, ed uno di questi, Antonhy Julius era attivo all’interno delle comunita’ migranti in lotta per i diritti civili.
La rivolta dei migranti sta interessando la statale domiziana dove i migranti hanno eretto barricate, distrutto vetrine di negozi, appiccato incendi. Una vera rivolta contro quella che denunciano come un caso gia’ archiviato dagli inquirenti.
"Quando uccidono un negro non se ne interessa nessuno" denunciano i migranti in rivolta. "Non erano criminali, ma muratori e lavoratori a nero, sono stati ammazzati come bestie".
Intanto a’ annunciata per domani l’arrivo a Caserta del console del Ghana e della Nigeria per mediare con i rivoltosi, che sono stati ricevuti in queste ore , insieme ad una delegazione di antirazzisti, dal sindaco di Castelvolturno.

Un commento sulla situazione sul Litorale Domitio con Alfonso De Vito, Rete Antirazzista Napoletana
ascolta
https://www.globalproject.info:51006/IMG/mp3/Alfonso_D...

Agenzie :

Adn Kronos : Caserta, Immigrati in rivolta
http://www.adnkronos.com/IGN/Cronaca/?id=1.0.249722752...

Ansa : Guerriglia urbana a Castelvolturno
http://www.ansa.it/opencms/export/site/visualizza_fdg....

Video da Youtube :

Video 1 guarda
http://it.youtube.com/watch?v=CyEu87XUVZc

Video 2 guarda
http://it.youtube.com/watch?v=WKNEu1OIprE

Rassegna Stampa
:
"Strage nel casertano, guerriglia urbana." da Repubblica.it
https://www.globalproject.info:51006/gp_login.php?var_...

"Camorra scatenata,uccisi 6 africani" da Corriere
http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/campania/cro...

Strage di camorra immigrati in rivolta da La Stampa
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/2...

Galleria Foto di Repubblica.it
http://www.repubblica.it/2006/05/gallerie/cronaca/camo...

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http://www.globalproject.info/art-16941.html

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http://www.globalproject.info/index-it.html

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OSTIA NELLA MORSA DELLA CRIMINALITA´ ORGANIZZATA

Da ” LEFT ” del 4 luglio 2008

“SULL´ONDA DELLA CRIMINALITA´

Alla fine della stagione turistica scadranno le concessioni a cinque spiagge libere del litorale romano.Del nuovo bando nessuna traccia,anche se la malavita ha già minacciato chi ha mostrato interesse a entrare nel business

Di Vincenzo Mulé

Raccontata come una semplice storiella potrebbe celare anche risvolti divertenti.Letta con più attenzione,rivela una realtà malata.

Una donna entra all´Ufficio Spiagge della XIII Circoscrizione di Roma per avere informazioni sul prossimo bando per l´assegnazione della gestione delle spiagge del litorale di Ostia.

In attesa di informazioni,dopo qualche minuto,nei locali appare improvvisamente un uomo che le si avvicina e la informa che l´argomento non la deve riguardare. L´uomo non era un impiegato comunale. Probabilmente,invece,apparteneva a qualche organizzazione criminale che da tempo ha messo gli occhi sugli affari del mare romano. Contrariamente a quanto si pensi,però,il controllo delle spiagge risponde più ad un´esigenza di immagine che a un effettivo guadagno . E´ chiaro che il movimento estivo legato al mare porti dei cospicui guadagni verso chi gestisce uno stabilimento balneare,ma per la criminalità controllare una fetta di territorio così importante e strategica significa mandare un messaggio al territorio,un segnale di potenza e controllo agli abitanti. Senza dimenticare la posizione di Ostia,nodo strategico verso il porto di Roma e l´aeroporto di Fiumicino.

Alla fine della stagione balneare 2008,cinque spiagge libere vedranno scaduta la loro concessione. Finora,nessuna traccia del nuovo bando di assegnazione . Dagli Uffici della Presidenza del XIII municipio fanno sapere che il documento è in lavorazione,anche se non sono in grado di anticipare la data di uscita . Quello delle spiagge è un business da 500.000 euro a stagione moltiplicato per gli otto chioschi attrezzati che saranno concessi ad altrettante cooperative sociali o consorzi tra il porto e il lungomare di levante.

Le aree in questione sono 5 porzioni omogenee di 200 metri ciascuna sul Lungomare Duca degli Abruzzi ( fino a Piazza Scipione l´Africano ),la spiaggia lunga 150 metri sul Lungomare Paolo Toscanelli tra l´Istituto Figlie di Maria e lo stabilimento La Conchiglia ; i 50 metri tra lo stabilimento Delfino ed il Belsito ; i 150 metri di spiaggia,infine,sul Lungomare Amerigo Vespucci tra il Bungalow e La Bonaccia.

Sulle modalità dell´assegnazione dei 1350 metri di spiagge è dal 2002 che fioccano ricorsi al TAR e denunce alla magistratura . Per determinare l´ultima assegnazione delle spiagge,nel 2006 furono necessari due bandi di concorso e l´intervento delle forze dell´ordine.

Molti dei vincitori della gara,infatti,rinunciarono a esercitare il loro diritto sotto le pressioni della criminalità organizzata.

Solo nel febbraio del 2007,il municipio,allora guidato da Paolo Orneli,riuscì ad emanare un bando per “il conferimento a cooperative sociali,piccole cooperative ed associazioni senza fini di lucro,dei servizi connessi alla balneazione relativamente a tre spiagge libere in concessione al Comune di Roma sul lungomare Duca degli Abruzzi per il triennio 2007-2009 “.

Le associazioni dovettero dimostrare di avere obiettivi di prevenzione dell´illegalità,di tutela ambientale,di emancipazione giovanile,socio-culturale e di recupero sociale.

Giusto un anno fa,nel luglio 2007,fu necessario un sit in di fronte alla Social beach per attirare l´attenzione sul fenomeno criminale legato alla gestione delle spiagge.

Affidata alla cooperativa sociale IL SOLCO dopo essere stata strappata alla criminalità organizzata,l´arenile e chi l´aveva in gestione furono ripetutamente oggetto di violenze e intimidazioni iniziate in concomitanza con la scarcerazione dei presunti eredi della Banda della Magliana.

La malavita rivoleva indietro ciò che le era stato tolto . E provò a riprenderselo con ogni mezzo.

Il 1° agosto sempre dello scorso anno in una interrogazione parlamentare il deputato Carlo Leoni chiedeva al Ministro dell´Interno Amato quali iniziative ” intendesse intraprendere per contrastare la criminalità organizzata nel litorale e nell´entroterra a sud di Roma e quali iniziative intendesse avviare per tutelare gli operatori sociali che gestiscono le spiagge in questione ad Ostia ” .

E´ proprio il campo della cooperazione sociale quello dove la criminalità ha cercato di infiltrarsi per tornare in possesso dei beni ad essa confiscati.

Molte volte riuscendoci. Fu l´operazione ANCO MARZIO che svelò questo nuovo filone.

Diciannove richieste di custodia cautelare,nove rinvii a giudizio per sgominare un´alleanza economica rivelarono come ad Ostia un consorzio criminale avesse instaurato una gestione del territorio di stampo economico,equamente suddivisa fra il clan camorrista dei Senese e la famiglia siciliana Triassi.

Violenza,intimidazioni,anche un triplice tentativo di omicidio,traffici illeciti : così l´organizzazione mafiosa si era creata il proprio ambito nel territorio di Ostia.

Quello che emerse fu una vera e propria rivoluzione nell´ambito della criminalità : raggiungere il profitto economico attraverso il monopolio di un settore.

E ad Ostia il settore erano i videopoker.

Fu il parallelo sequestro di diverse attività commerciali,che fruttavano centinaia di migliaia di euro,a rivelare l´infiltrazione nelle coop sociali.

Tra queste,il parcheggio esterno del porto di Ostia,di pertinenza della società titolare del porto,che lo aveva dato in concessione gratuita alla cooperativa Marta,costituita da alcuni uomini dell´associazione.

In un anno,grazie alla gestione del parcheggio,entravano nelle tasche dei malviventi circa 500.000 euro . Non soltanto il parcheggio,ma anche tre chioschi del litorale di Ostia ponente erano nelle mani della banda : la Baia,la Scogliera e un terzo della cooperativa ICS . Anche questi chioschi,di proprietà demaniale,erano stati dati in concessione ad alcuni esponenti dell´associazione che,nella gestione,riuscivano a guadagnare intorno ai 300.000 euro a stagione . Attività che servivano per ripulire i capitali illeciti .

L´inchiesta fu avviata all´indomani dell´omicidio di Paolo Frau.Personaggio di spicco della Banda della Magliana, “Paoletto” era amico fraterno di Danilo Abbruciati,il capo dei “testaccini ” ammazzato nell´82 a Milano durante il fallito attentato a Roberto Rosone,vicepresidente del Banco Ambrosiano.

Due le indagini,la prima della Polaria su un traffico di cocaina proveniente dal Sudamerica,la seconda della Mobile sui delitti che insanguinarono Roma fra gli anni 70 e 90.

Due filoni destinati ad unirsi.

Sul litorale di Ostia “.

Criminalità organizzata Roma e provincia

La criminalità organizzata nel Lazio, e più dettagliatamente a Roma, è un fenomeno che non ha le stesse caratteristiche visibili che ha in altre regioni come la Sicilia, Campania, Puglia e Calabria. Regioni dove vi è una vera e propria presenza militare delle mafie. Se a Roma non si spara o non si sente parlare di mafia, non significa che non è presente la criminalità organizzata. L’attenzione dell’opinione pubblica spesso è superficiale e quindi si ferma solo in certi momenti e a volte capita che persone addetti ai lavori, invece di prendere seriamente il fenomeno, lo si minimizza affermando che a Roma c’è la sede del Governo e dei prinicpali organi di Polizia.
Ma in relatà nella capitale e provincia operano diverse mafie come se fossero una qualsiasi impresa: cosa nostra, camorra e ‘ndramgheta; così come quelle straniere: mafia russa, cinese, albanese, moldava ecc…
Roma è un vero e proprio centro di riciclaggio per il denaro sporco derivato dal traffico della droga e di armi, estrsioni, usura, e prostituzione. A dimostrare queste affermazioni sono :
- le diverse operazioni di polizia e in particolare la D.I.A.;
-il fatto che il giro d’affari della sola cocaina sfiora i 250 milioni di euro l’anno;
- 1140 % degli stupefacenti passano per il Lazio e più precisamente poco più della metà per la provincia di Roma;
- 247 immobili confiscati tra Roma e provincia su un totale di 322 in tutto il lazio.

Le prima infiltrazioni mafiose nella provincia romana risalgono agli anni 60-70. Da alcune dichiarazioni del dott. De Ficchy (DNA) si capisce che già nel 1978, quando interrogò Frank Coppola a Pomezia nella sua villa, rispondeva e si comportava in modo tale da comprendere che era un boss anche li a Roma. Ciò significa che la mafia era presente già da tempo nella capitale e siamo solo nel 1978.

Circa un anno prima nasceva la Banda della Magliana, dove si sono aggregati spontaneamente esponenti della comune criminalità. Questa, ha avuto contatti e ha fatto affari con esponenti della camorra, dell”ndrangheta e di cosa nostra. In seguito non è cero mancato il loro zampino in casi molto importanti come l’omicidio Moro oppure le collusioni con personaggi della politica. dai rapporti della magistratura (PM Franco Ionta), si legge nel 1990 che la malavita romana ha cessato di esistere. Ma tutt’ora vi sono ex esponenti della banda della magliana che fanno affari illeciti nella capitale in accordo con la criminalità organizzata e comune, come ad esempio Enrico Nicoletti, ex contabile della banda romana, ora pluricondannato per diversi reati tra cui nel 2006 per associazione mafiosa.

Tornando al presente, elenco una serie di eventi più importanti successi recentemente:

- nel 2007 una volante della Polizia ferma Antonio Iovine, esibisce documenti falsi, tutto ok. I due agenti solo al ritorno in ufficio si accorgono di aver avuto tra le mani uno dei latitanti più ricercati e pericolosi d’italia;

- sempre nel 2007 Polizia di Stato e FBI scoprono una serie di società, di cui una aveva sede accanto a Palazzo Chigi, quotate in borsa in quattro continenti diversi, in cui venivano riciclati i guadagni del traffico di stupefacenti;

- 24 marzo 2006, Operazione Ibisco: i Ros eseguono 27 ordinanze di custodia cautelare. Il clan dell’ndrangheta Porrello-Facchineri reinvestivano i proventi della cocaina in strutture alberghiere, discoteche e strutture sanitarie:

- A Civitavecchia (Roma) è stao accertato che Cosa Nostra di Gela si è infiltrata negli appalti del settore della cantieristica navale;

- Il consiglio comunale di Nettuno è stato scilto e commissariato per infiltrazione mafiosa da parte del clan dell’ndrangheta Gallace-Novella (‘ndrine);

-Roma: in una maxi-operazione di polizia vengono arrestati nella capitale diversi esponenti di cosa nostra della famiglia Rinzivillo;

-La DDA di Napoli nel 2007 da diversi anni esegue accertamenti nel centro storcio di roma, in particolare alberghi e bar, con l’ipotesi di un giro di riciclaggio della camorra. Dal 2007 un magistrato della DDA di Napoli si reca dai colleghi romani tre giorni a settimana.

Poi abbiamo le diverse mafie straniere: traffico di clandestini, prostituzione, gioco d’azzardo, contraffazione e come al solito riciclaggio di danaro.

Infine non dimentichiamo i piccolo gruppi locali ch fanno affari illeciti con ogni tipo di mafia e che ci sono quartieri a Roma che non sono da meno di Secondigliano e Scampia: tra consumo e spaccio, vi sono zone dove oltre 200 famigle vivono grazie ai guadagni della vendita di droga.

Finalmente da un po di tempo diversi giornali nazionali si sono occupati del fenomeno….

Per approfondimenti:
http://ammazzatecituttilazio.wordpress.com/2008/07/28/...
http://www.ecodiroma.org/il-clan-casamonica-ha-in-pugn...

E il PD appoggia i Di Silvio e I Casamonica
Roma (ore 17) - L'assessore provinciale di Roma allo
Sport, Turismo e Politiche Giovanili, Patrizia Prestipino
, partecipa nella Sala Di Liegro di Palazzo Valentini alla conferenza di presentazione del titolo italiano di pugilato, categoria leggeri, tra Pasquale Di Silvio e Ivan Fiorletta.

Mafia: Tripi (Cgil Sicilia), sconcerto per rilievo dato a nozze figlia Riina

autore:
(Cgil Sicilia)

Palermo, 24 luglio- Il segretario generale della Cgil siciliana, Italo Tripi, in una nota esprime “sconcerto” per “l’enorme spazio dato da alcuni organi di informazione al matrimonio della figlia di Toto’ Riina”. “Sconcerto che aumenta- aggiunge Tripi- se si considera che gli stessi media pochi giorni prima hanno passato sotto silenzio un’iniziativa antimafia della societa’ civile nei terreni confiscati, proprio a Corleone, ai boss”. “Mi chiedo – continua Tripi- se l’esercizio della cronaca e la tendenza alla spettacolarizzazione della societa’ dell’informazione debba sempre prevalere su tutto, anche sul senso morale di chi vuole una societa’ piu’ giusta, meno violenta e libera dalla mafia. Sono convinto- dice ancora il segretario della Cgil- che quelle nozze non siano di interesse pubblico, cosi’ come del fatto che non era proprio il caso di offrire una tribuna a chi ringrazia pubblicamente i mafiosi in carcere. Che quelle persone non si siano mai dissociate dai loro congiunti – sottolinea Tripi- e’ cosa nota , ne’ i loro eventuali travagli interiori sono cosa che riguardano la collettivita’, tantomeno chi ha ricevuto danni e offese dirette dai mafiosi”.