femminismo

NON DA SOLE

Autore:
VANDA CIBINEL
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non da sole

di vanda cibinel

per non sentirsi sole anche quando si è in due

educare alla civiltà delle relazioni, riconoscere l'autonomia e la libertà delle donne

Roma | 15 agosto 2008
Maroni: reati in calo nelle città. L'esercito funziona
Roberto Maroni"C'e' stato un calo di reati in questi ultimi mesi, ma non per i Patti per la sicurezza che sono rimasti tutti sulla carta, tranne i nostri". Lo ha detto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, al termine del Comitato nazionale per l'ordine e la sicurezza riunito al Viminale. Ma e' ancora presto per fare i bilanci, li faremo a fine anno".

Rimane stabile il dato sulle violenze sessuali: circa un centinaio a semestre a Roma, cifre un po' piu' alte per Milano.

MA FACCIAMO UN PASSO INDIETRO E RINFRESCHIAMOCI LA MEMORIA:

Sfilano 100 mila donne
ROMA - La testa del corteo arriva a piazza Navona poco dopo le cinque. Monica Pepe una sera di ottobre ebbe l'idea di un grande corteo di donne . Non tira un'aria buona in questa manifestazione voluta da un gruppo di donne romane senza bandiere e senza marchi, rivolta alle donne per denunciare che la violenza maschile in famiglia e' la prima causa di morte per le donne d'Europa, anche piu' dei tumori. Sono centomila, forse anche 150 mila, ma sono soprattutto molto arrabbiate. Ci provano anche Stefania Prestigiacomo e Mara Carfagna «Fuori i fascisti» grida qualcuno. Le urla continuano finche' arriva una richiesta ufficiale: «Per favore, vorreste accomodarvi ai lati del corteo?». Guidate dal capo della Digos, le rappresentanti femminili di Fi obbediscono e si allontanano indignate. «La violenza sulle donne non puo' e non deve avere colore politico», avvertono. «Dall'onorevole Prestigiacomo non ci e' giunta alcuna adesione», risponde Monica Pepe. «Avevamo detto chiaramente che non volevamo politici che avessero firmato il pacchetto sicurezza e che avessero partecipato al Family Day», afferma Roberta Corbo, un'altra delle organizzatrici. La stessa rabbia si respira contro gli uomini. Vengono allontanati due giornalisti e un fotografo. Nessuna pieta' anche e soprattutto verso i poliziotti presi in giro per tutto il corteo...(25/11/07-flavia amabile-da"la stampa")

sicurezza e violenza in famiglia
[8 Maggio 2008]
«Sicurezza: più delitti, meno omicidi, Italia proccupata». Così titolava ieri l’Ansa, commentando i dati pubblicati dall’Istat nella ricerca «100 statistiche per il paese». Ma basta leggere il capitolo della pubblicazione dedicato proprio alla sicurezza per notare che le cose non stanno esattamente così. Prendiamo la questione dell’aumento dei «delitti». A crescere, tra 2000 e 2005, sono state le denunce di delitti rilevate dall’istituto di statistica. Ma bisogna tener conto, avverte l’Istat, del cambiamento dei parametri utilizzati per la rilevazione. Ai registri di polizia e carabinieri si sono aggiunti quelli di altri uffici, trai quali anti-mafia e forestale. Per quanto riguarda le ragioni di preoccupazione dei cittadini, a rimanere in testa – anche se in calo – è la paura della disoccupazione. Cresce anche il timore della povertà, ma non è dato conoscere l’evoluzione negli ultimi anni della preoccupazione per la «criminalità». Se infine si analizzano i dati sui delitti contro la persona, si scopre che negli ultimi 20 anni sono tutti in calo. Sono diminuiti gli scippi, i furti e gli omicidi. Ma in questo caso la diminuzione si è verificata in particolare tra gli omicidi commessi dalla criminalità organizzata.

In crescita, invece, quelli che avvengono in famiglia.

L’anno scorso il Consiglio d’Europa ci aveva già avvisato che la prima causa di morte per le donne è proprio la violenza che avviene in famiglia. Il 69% delle violenze sessuali sono opera di partner, mariti o fidanzati, soltanto il 6% dovuto a estranei
ROMA - Non più del 10% degli stupri commessi in Italia sono attribuibili a stranieri. Lo stima l'Istat. Secondo l'istituto di statistica, il 69% degli stupri sono opera di partner, mariti o fidanzati; solo il 6% sono opera di estranei. Se anche considerasse che di questi autori estranei il 50% sono immigrati, si arriverebbe al 3% degli stupri...
VIOLENZE IN CASA - Se si aggiungesse il 50% di conoscenti, al massimo si arriverebbe al 10% del totale degli stupri a opera di stranieri. «Invece l' immagine è di stupri per le strade a opera di immigrati...Non fare i conti con le statistiche esistenti in Italia può portare a orientare in modo errato le priorità e il tipo di politiche». Inoltre, la maggioranza delle violenze più gravi subite dalle donne avviene in casa, «eppure l'immagine che esce dagli organi d'informazione è molto diversa».

Violenze in famiglia il mio impegno per l' affido condiviso
Repubblica — 27 maggio 2008 pagina 19 sezione: CRONACA
"Caro Direttore,ho letto con grande attenzione gli articoli di Cinzia Sasso e Natalia Aspesi pubblicati sul suo quotidiano il 26 maggio, che hanno trattato in modo mirabile la delicatissima questione della violenza sulle donne. Da Ministro della Repubblica ritengo prioritario soffermarsi sul background che sta alla base di un fenomeno doloroso per una società che si definisce civile. Ritengo necessario un grande impegno culturale per ridare serenità alle donne italiane, spesso costrette a vivere in contesti oggettivamente difficili. Nel vostro speciale c' è un quadro che condivido solo in parte: il contesto familiare viene dipinto come un luogo buio e pericoloso per le donne. Mi sia consentito di dissentire. La famiglia è da sempre la cellula primaria della società italiana. Essa rappresenta il fondamento del tessuto sociale, spesso funge da vero e proprio strumento di coesione e ammortizzazione sociale e come tale necessita di tutela. La famiglia, va ricordato, è anche un luogo di realizzazione per la donna, al pari del mondo del lavoro. Nessuno nega - e non sarò certamente io la prima - il fatto che non di rado è la stessa famiglia a trasformarsi in luogo di commissione di reati ai danni delle donne. Trasformazione dettata da una cultura errata e distorta, a volte maschilista e violenta. Ma è una trasformazione, non è la regola. Le analisi statistiche da voi riportate e da noi conosciute e studiate, sottolineano anche un altro aspetto: divorzi, separazioni ed affidamento dei figli causano gran parte delle tensioni e dei reati realizzati all' interno della famiglia. Ecco che diviene necessario un intervento al fine di applicare maggiormente le procedure di affidamento condiviso dei minori, anche per concretizzare il principio di bigenitorialità garantito dalle convenzioni internazionali: il minore ha il sacrosanto diritto di avere un padre e una madre. Un diritto per il minore che attraverso l' affidamento condiviso può divenire un' occasione in meno di scontro - se non di violenza - tra gli ex partner. Dal momento in cui il 68.3% delle violenze contro le donne si consumano in casa, quindi in un luogo privato, ed il 93% delle donne non denuncia la violenza subita dal partner, emerge drammaticamente il rifiuto da parte delle stesse che preferiscono la strada del silenzio per evitare la reiterazione del comportamento violento, ma anche per mancanza di fiducia nella giustizia. Senza dimenticare che la mancata denuncia è anche un tentativo di circoscrivere la tragedia personale della donna nella ristretta sfera familiare. Altro dato allarmante emerso dallo speciale del Suo quotidiano è che solo il 2,8% delle donne si rivolge ai centri anti-violenza. Alla luce di questi dati, mi sembra doveroso intervenire al fine di rivedere, ripensare e rafforzare tali centri. Di certo, il problema della violenza sulle donne non si risolve solo da un punto di vista culturale. Il mio obiettivo come Ministro per le Pari Opportunità sarà quello di accelerare i tempi per l' approvazione del progetto di legge contro lo stalking, ripartendo dal testo già approvato in Commissione Giustizia, che sicuramente otterrà il sostegno dell' opposizione. Non credo esista strumento migliore della concretezza per dare risposte a un problema che da anni affligge le donne e la società italiana. È su questa linea che intendo indirizzare la mia attività." L' autore è Ministro per le Pari Opportunità - MARA CARFAGNA

Fondi alle donne vittime di violenza deviati verso la copertura dell' Ici
Repubblica — 30 maggio 2008 pagina 13 sezione: ECONOMIA
ROMA - Il governo ha mantenuto la promessa. Cancellerà l' Ici sulla prima casa. Ma il provvedimento costa e per fare cassa, Tremonti taglia qua e là, eliminano, anche quei 20 milioni di euro destinati al Piano per la prevenzione contro la violenza sulle donne. E visto che donna richiama bambino, viene cancellato anche il contributo di 1,5 milioni a Telefono Azzurro. Spiccioli, per un provvedimento che costa quasi due miliardi di euro, ma che scatena una bufera.
Per ora solo in Parlamento, con l' opposizione indignata. Mara Carfagna, titolare del ministero delle Pari opportunità, quello che ha subito lo "scippo", è tranquilla.
Si limita a dire che i fondi verranno reintegrati e accusa la sinistra di «alzare polveroni». Spiega quindi che i tecnici stanno studiando una normativa ad hoc.
«Pene severe e processi veloci». Questa la ricetta della Carfagna, che sembra dimenticare, accusa Vittoria Franco, ministro ombra delle Pari opportunità, che la maggior parte delle violenze avviene in famiglia. Il giudizio è impietoso: «La Carfagna sta facendo il gioco delle tre carte». Quei venti milioni sarebbero stati spesi nel 2009. Il progetto era già pronto: numeri verdi, un osservatorio per monitorare violenze e molestie, una campagna per il rispetto delle donne e il sostegno alle case anti-violenza e alle associazioni sul territorio. Un silenzio, quello del ministro, che ha stupito anche la presidentessa di Telefono Rosa, Carnieri Moscatelli, che ha incalzato la Carfagna a «prendere una posizione, altrimenti il suo ruolo si svuota», mentre a Silvana Mura, parlamentare dell' Idv, è venuto «il dubbio, e spero che non sia così, che la Carfagna non se ne sia neppure accorta». Il decreto sull' Ici fu infatti deciso nel primo Consiglio dei ministri che si svolse a Napoli, si è realizzata una violazione dell' articolo 21 dello statuto perché sta attingendo a fondi destinati a investimenti per dirottarli verso spese correnti. (BARBARA ARDU)

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LA NUOVA POESIA AL FEMMINILE. INTERVISTA AD AMELIA ROSSELLI

Autore:
sergio falcone
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LA NUOVA POESIA AL FEMMINILE.
INTERVISTA AD AMELIA ROSSELLI

di sergio falcone

Dal ’68 in poi, in poesia, sono accaduti molti fatti nuovi. Si parla di boom della poesia. Ma con quali fondamenti? Un bilancio, sia pure per sommi capi, va fatto. Negli anni ottanta, per esempio, lo scrivere al femminile è diventato l’obiettivo di molte donne che, abbandonato il femminismo ideologico e militante, ritengono di contrastare al maschio il predominio della scrittura. Sembra che si acquisiscano nuovi spazi alla poesia. Uscite da una concezione angusta e monotipica della comunicazione, dello scritto e del parlato, molte donne partecipano alle letture di poesie per una sorta di spontanea mimesi dei fenomeni del parlato.
Amelia Rosselli, una delle maggiori esponenti della poesia al femminile, già nelle antologie di Vincenzo Mengaldo e di Antonio Porta. La sua è poesia della tensione e della unità, insomma del “contrasto”, e anche del “suono”, se la poesia si pone il problema fondamentale della comunicazione. Una poesia dalla intenzione trasmissiva: l’individuazione del lettore e del suo rapporto col poeta attraverso la situazione del discorso. Una poesia non facile, fatta di pentimenti e “refusi” fonetici, sintomo della incertezza e dello sforzo di chi scrive confrontandosi con un altro e orientandosi sulle sue reazioni.

“Io sono molto prodiga di baci, tu scegli
in me una rosa scarnificata. Senza spine
ma i petali, urgono al chiudersi. Mio
motivo non sognare, dinnanzi alla realtà
ignara. Mio motivo non chiudersi, dinnanzi
alla resa dei conti.
Tu scegli in me un motivo non dischiuso
dinnanzi alla rosa impara”.

E’ una poesia della Rosselli da "Serie Ospedaliera" di cui è prevista una ristampa da Garzanti. La precedente edizione è del 1969, in pochi esemplari.

Nata a Parigi nel 1930, è figlia di Carlo Rosselli, perseguitato e ucciso nel ’37 dai fascisti. Vissuta a lungo all’estero (Gran Bretagna, Francia, Stati Uniti), risiede a Roma dal ’50. Il suo esordio in poesia risale al ’63, grazie a Pier Paolo Pasolini. L’anno seguente apparve da Garzanti il suo primo libro, "Variazioni belliche"; nel ’76, sempre da Garzanti, "Documento". La sua è una poetica – come diceva Pasolini – fra surrealista e traumatica.

Si può parlare di nuova poesia al femminile?

“Per un elenco delle opere ‘che contano’, aspettiamo ancora. Per ora, alcuni nomi: Rossana Ombres, Armanda Guiducci, Maria Attanasio, che è tra le migliori. 32 anni, siciliana, pubblica da Guanda. Non mi interessano Maria Luisa Spaziani e neppure Margherita Guidacci. Di Patrizia Cavalli mi piace solo il primo libro. Concetta Petrolio, la moglie di Pagliarani, fa delle cose interessanti. Molto interessante Ingeborg Bachmann, più nota come scrittrice. Presto da Guanda una scelta delle sue poesie. E’ uscita postuma da Adelphi, una serie di racconti, 'Tre sentieri per il lago'”.

Spesso con i poeti, in piazza. Perché?

“La presenza fisica dei poeti non è, nelle letture pubbliche, una circostanza, ma un fatto costitutivo; senza il quale, come senza il gruppo del pubblico, non c’è comunicazione. Quindi, il pubblico è il destinatario diretto e indiretto, necessariamente collettivo. Ho letto in cantine, in centri culturali. Ma le sensazioni più forti le ho riportate al teatro del Porcospino. Un pubblico molto attento. Leggevamo Porta, Pasolini, la Maraini, ed io. E si riusciva a toccare il pubblico. A Castel Porziano era molto faticoso, con un pubblico divertito, critico, strano;… così anche quest’anno, a piazza di Siena, ho aderito perché mi pagavano. Anche un poeta ha diritto a vivere. Ma non è poi aumentato il pubblico che acquista libri di poesia. C’è un aumento di giovani che scrivono, questo sì. Gli ultimi arrivati si sono buttati sulla poesia con una aggressività (o avidità) che la mia generazione non conosceva”.

Poesia come antidoto, si dice, a che cosa?

“Per la interiorità. Insegna qualcosa sul piano della riflessione. Ma non risolve traumi o turbamenti personali. Antidoto al consumismo, sì. Perché la poesia non è ancora un fatto consumistico, fatta eccezione per alcune traduzioni veloci non sempre attendibili. La qualità è un po’ scesa a favore della quantità. Le letture di poesie incentivano la divulgazione delle edizioni economiche, anche se poi resta una diffusione limitata. Non mi dispiace leggere poesie. E’ un mestiere come un altro da imparare. Ma non si può scherzare su questo. La poesia è frutto di riflessione, di anni e anni di fatica, se vale qualcosa”.

Riguardo alle tue fonti,… e ai poeti italiani contemporanei…

“Joyce l’ho letto come se fosse la Bibbia. Ho letto molto gli inglesi, Eliot, Yeats, Frost. Ho letto Pound ma poi ho avuto una reazione di rigetto. Tra le fonti italiane, soprattutto Pavese, quindi Montale, Penna, Ungaretti… Mi sto interessando alla mia stessa generazione, Luzi, Zanzotto, Sereni, Lorenzo Calogero mi ha fatto molto effetto; Giudici, Fortini ogni tanto ci azzecca; bellissimo 'La ragazza Carla' di Pagliarani. Sanguineti non mi interessa: troppo derivato da Pound. Bellezza aveva cominciato come il migliore della sua generazione; è diseguale, qua e là delle splendide poesie. Ma l’elenco continua con Cucchi, Giampiero Neri, Raboni, lo stesso Pasolini a cui spesso mi sono ispirata”.

Per chi si scrive? Qual è il fine della poesia?

“La poesia è una sorta di riassunto, più veritiero forse che la narrativa stessa. Rifiuta il fantasioso, il fuori dalla realtà. E’ il romanziere che si picca di interpretare la realtà come fosse la realtà stessa. Il poeta, invece, si attiene alla realtà, non solo propria, del proprio passato, degli amici, delle proprie ideologie o temi sociali; oppure al paesaggio o temi privati, se egli è un poeta di stampo intimistico. La motivazione a diventare poeta non so da dove mi viene. Molti poeti vengono dalla musica. Io vengo dalla musicologia e suonavo molti strumenti. Questo, forse, mi è servito nella ricerca di una nuova metrica”.

Che cosa comunica, secondo te, la poesia?

“Per quanto mi riguarda, voglio comunicare un ritmo metrico mio, senza trascurare il contenuto non necessariamente drammatizzato. Poi, mi accorgo che il pubblico percepisce il senso di una poesia, se accentuo il contenuto, e non tanto la forma o il ritmo metrico. Del resto, il mio problema formale metrico è privato. Non è detto che il pubblico debba sempre capirlo. In poesia, mi esprimo anche politicamente. Qualche critico intravede nella mia tematica un’ombra di umanesimo rivoluzionario. Sul piano sociale, la poesia può servire se si tocca il reale, non tanto l’esperienza personale. E’ poesia, secondo me, soprattutto riuscire a trasmettere questa esperienza del reale collettivo”.

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AMELIA ROSSELLI, LA LIBELLULA

http://video.google.com/videoplay?docid=21118898061625...

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VIDEO POESIA "DA: DOCUMENTI" DI AMELIA ROSSELLI

http://it.youtube.com/watch?v=7I0xJ-k_Vfw

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Liberazioni - rivista on line n. 6

autore:
biblox
Sommario:
rivista di critica antispecista

E' on line il n. 6 della rivista "Liberazioni".
Buona lettura.

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ANTISPECISMO
Il tempo della carne
Riflessioni su identità e antispecismo
Noemi Callea

L’insostenibile leggerezza dell’antivivisezionismo scientifico
Massimo Filippi

FILOSOFIA
Incontri ravvicinati con una blatta
Filippo Trasatti

POLITICA
Il godimento impossibile
Tecnica e natura nel materialismo dialettico
Marco Maurizi

SOCIETA'
Alterità non umane
Roberto Marchesini

A/TRAVERSAMENTI
La fenomenologia a piedi nudi nel bosco
Filippo Trasatti

Naturalmente "contro natura"
Massimo Filippi

Liberazioni n. 4 - il nuovo numero è on line!

autore:
bilbox
Sommario:
Il numero 4. di Liberazioni è on line!

INDICE:

Donne, neri e l’American nightmare
L'autocelebrazione della democrazia totalitaria

Cos'è l'antispecismo?
Marco Maurizi

Verso una pratica antispecista
Aldo Sottofattori

Antispecismo in alcuni aforismi di Nietzsche
Pasquale Cacchio (a cura di)

L'Animale dialettico: la critica del dominio nella Scuola di Francoforte
Marco Maurizi

Per una società senza cavie (Parte seconda)
Agnese Pignataro

Materialità corporea, "materiale-corpo"
Pensieri sull'impossessamento del corpo di animali e donne
Melanie Bujok

Frantz Fanon e il fondo inalienabile dell’antropologia occidentale
Massimo Filippi

Sesso e spirito. Breve storia critica della lotta dei sessi (Parte terza)
Christoph Türcke

NO VAT 2008 - foto dal corteo

autore:
infoshock XM24
Sommario:
qualche foto da NO VAT 2008..

ROMA SABATO 09 FEBBRAIO 2008
NO_VAT MANIFESTAZIONE NAZIONALE
Notiamo in noi stess* una sempre più avvincente e coinvolgente necessità di rispondere, in maniera di volta in volta drammatica, ironica, costruttiva, distruttiva, endemica, alle sempre più frequenti invettive ed esternazioni che le gerarchie cattoliche scagliano nei confronti di chiunque ponga la questione Laicità.
Ci troviamo di fatto e nostro malgrado, già iscritti ad un gioco che non abbiamo certo creato noi, gioco che prevede tra le sue regole la bipartizione tra “vittime cattoliche” e “laici impositori” di un estremismo relativista.
Di fatto quindi, le possibilità di per sé infinite di esprimere varie visioni di sé e del proprio modo di vedere le cose, e dei risultanti stili e forme di vita, si riducono miseramente a 2: morale cattolica contro immoralità laica.
La laicità quindi ,miracolosamente, da superficie su cui giocare e terreno di confronto/scontro tra “modi di”, diventa pedina stessa del gioco. Un gioco in scatola in cui le altre pedine si sono perse, e le uniche possibilità rimaste sono appunto 2: cattolico o contro.
I giochi ci piacciono, ma in gioco prediligiamo la sportività, vale a dire la capacità di partecipare senza troppi vantaggi di sorta..
Il nostro gioco è la Laicità e consiste nella rivendicazione, da parte di un individuo o di una entità collettiva, dell’autonomia decisionale rispetto a ogni condizionamento ideologico, morale o religioso altrui.
A queste condizioni, ogni modo di sentire, personale o religioso che sia, partecipa da pari senza prevaricazioni nei confronti dell’altro.
Riducendo il gioco al binomio cattolico non-cattolico, la gerarchia ecclesiastica cerca di assolutizzare il suo controllo sull’Italia e, con la connivenza di politici e mass media, utilizzarla come cavallo di troia per influenzare il Parlamento Europeo.
Il nostro credere nella capacità dell’ essere umano di gestire la propria vita in base ai propri desideri, di autocostruirsi, ci porta al rifiuto della di-visione bene-male, mente-corpo, giusto-sbagliato, con la quale Santa Madre Chiesa ci tiene schiavi da due millenni.
Siamo troppo multiformi per accettare oggi, questo vecchissimo gioco.
InFede

Spazio Pubblico Autogestito XM24 - Bologna
http://isole.ecn.org/xm24

ALCUNE FOTO DAL CORTEO:
http://foto.contaminati.net/main.php?g2_itemId=9604

23-24 febbraio-Roma_FLAT

autore:
sommosse_roma
Sommario:
Presentazione del blog “FLAT” (Femministe e Lesbiche Ai Tavoli)

L’assemblea romana ha deciso, in accordo con quanto detto
nell’assemblea del 12 gennaio, di aprire un blog per la costruzione della due
giorni:

"FEMMINISTE E LESBICHE AI TAVOLI"
23-24 febbraio #08_ROMA

L’url del blog è:

http://flat.noblogs.org

Nel blog troverete la sezione riguardante i diversi tavoli dove sarà
possibile consultare e/o pubblicare i materiali che serviranno a costruire
una discussione di base condivisa (potete inviare i materiali che vorrete
pubblicare, specificando il tavolo a cui si riferiscono, all’indirizzo
mail: sommosse_roma@inventati.org).

Nella categoria “Logistica” pubblicheremo (appena possibile!) tutte le
informazioni inerenti il luogo dove si terrà la due giorni, come arrivare, dove dormire, ecc

Nel blog troverete anche materiali scaricabili per pubblicizzare la due
giorni (flyer/adesivo; locandina; banner)

Qualsiasi gruppo, collettivo, associazione voglia essere inserito nei link
del blog potrà comunicarlo alla mail sommosse_roma@inventati.org

Infine nel blog troverete anche le indicazioni per iscrivervi alla mailing list che sta costruendo la due giorni.

Per suggerimenti, critiche, risate, etc non esitate a scrivere a:
sommosse_roma@inventati.org

L'assemblea romana

Contro la violenza maschile sulle donne_ASSEMBLEA NAZIONALE 12 GENNAIO 2008

autore:
xxx
Sommario:
Assemblea Nazionale 12 gennaio 2008 contro la violenza maschile sulle donne

Care compagne di lotta,
la manifestazione che abbiamo costruito insieme in poco più di un mese, ha superato di gran lunga le aspettative di ognuna di noi. La presa di parola di oltre centocinquantamila donne e lesbiche contro la violenza maschile sulle donne, agita soprattutto in famiglia, è un risultato politico straordinario. Il corteo ha attraversato generazioni e femminismi dando valore alle differenze. Per molte di noi un corteo di donne per le donne ha dato forza alla nostra voce, ai nostri corpi, alla nostra soggettività politica. Consapevoli che quella separatista è una delle pratiche con cui le donne scelgono di esprimersi, siamo interessate a rilanciare una discussione perché non vogliamo prescindere dal dialogo e dal confronto.
Il dato politico più importante è l’instancabile partecipazione di ognuna di noi in questo percorso, la condivisione di una piattaforma comune, l’autodeterminazione con la quale abbiamo rivendicato contenuti, pratiche e finalità, la sintonia con cui abbiamo risposto alla prevaricazione di soggetti istituzionali e partitici che, con politiche familiste e sessiste, hanno disconosciuto la libertà di scegliere delle donne. La nostra lotta contro la violenza passa necessariamente attraverso la libertà e l’autodeterminazione delle donne e delle lesbiche, messe in discussione da una proposta di modifica peggiorativa della 194, dal mantenimento della legge 40, dalle politiche pro famiglia avanzate dal governo grazie all’istituzione di un ministero ad hoc, dal pacchetto sicurezza.
Avevamo dichiarato in più occasioni (appello e comunicati stampa) di essere antifasciste, antirazziste e antisessiste. È per questa ragione che ci siamo riappropriate del corteo e della piazza spontaneamente e collettivamente. Altro che violenza, la nostra contestazione è stata una forma di autodifesa. Non è forse violenza il comportamento di sopraffazione di chi non ha voluto ascoltare il contenuto di questa giornata di lotta? Non è forse violenza non rispettare le nostre pratiche di rifiuto della delega e delle logiche di rappresentanza?
“Quando le donne dicono no, vuol dire no”. Le parlamentari e le ministre contestate hanno tentato di togliere la parola alle donne del corteo per ottenere visibilità e sostenere politiche in contrapposizione con i contenuti della manifestazione. Hanno cercato di strumentalizzare il nostro movimento anche grazie al salotto mediatico allestito da La 7, venuta meno agli accordi presi.
Le contestazioni hanno contribuito a chiarire sui media la distanza delle nostre posizioni politiche con quelle istituzionali, la differenza tra protagonismo collettivo e presenzialismo opportunista, l’affermazione della soggettività femminista, lesbica e femminile contro la mercificazione dei nostri corpi. E la chiamano antipolitica... noi la chiamiamo coerenza dei nostri percorsi politici.
Nostra esigenza e desiderio è ora una valutazione collettiva del percorso e della giornata che ha segnato il 24 novembre.

Per questo proponiamo un’assemblea nazionale il 12 gennaio a Roma come luogo di espressione, di incontro e di relazione, strumento e pratica utile a dare continuità al nostro movimento con una reale condivisione di pratiche e di percorsi. Ma rimaniamo aperte ad altre proposte che potrebbero venire da reti territoriali differenti.

r-esistenze femminili

14/11/2007 - 10:00
14/11/2007 - 13:00
Promotore evento:
le ribellule
Indirizzo email:

R-ESISTENZE FEMMINILI

INIZIATIVA DEL COLLETTIVO FEMMINISTA LE RIBELLULE e DEL COLLETTIVO SCIENZE
POLITICHE
MARTEDI 14 NOVEMBRE ALLE 10:00 aula B
SCIENZE POLITICHE ROMA3
(VIA CHIABRERA, 199_metro B –S.paolo)

In un contesto in cui la gestione del corpo della donna a fini elettorali e
demagogici è ormai una pratica consolidata,in cui i principi morali della
società vengono dettati dal vaticano senza che nessuno si opponga
pubblicamente,in cui i diritti sembrano diventati ingiusti
privilegi(vedi,ad esempio,maternità e lavoro),abbiamo sentito l’esigenza
di confrontarci con altre donne che hanno rifiutato e rifiutano di rimanere
in silenzio.
Avviare un dibattito sul ruolo delle donne nelle resistenze storiche e
quotidiane,in uno spazio pubblico,ci è sembrato necessario. Non accettiamo
che si parli di resistenza solo in relazione ad una fase storica,nei
termini previsti e senza attualizzarne i contenuti;che si faccia del
revisionismo un’opinione,della memoria un cerimoniale svuotato dalle
esistenze di chi ha lottato.
Ricostruire le tappe di un percorso che,partendo dalla partecipazione
attiva delle donne all’opposizione al regime fascista,passando per le
lotte sociali e le lotte femministe,arrivi all’analisi dell’attuale ci
sembra il modo migliore per riaffermare che si resiste finché c’è
oppressione.

INTERVENGONO:
Valchiria Terradura (partigiana)
Graziella Bastelli (caposala policlinico Umberto I)
Geraldina Colotti (giornalista manifesto)
Mamme per Roma Città Aperta
poi a seguito dibattito libero