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GESU', L'ABORTO E NANNI MORETTI

autore:
Simone - INsensINverso

La Cei attacca il film con Moretti, “Caos Calmo”, per una scena di sesso. Contemporaneamente, a Napoli, una donna viene interrogata fuori dalla sala operatoria, ancora sotto anestetici, subito dopo aver abortito.
La Chiesa.
Ogni giorno ne combina una. Prima i gay, poi i musulmani, poi gli atei, poi i comunisti, poi l’aborto, poi le donne, poi Moretti, poi il divorzio, poi Roma, poi poi poi…
“Caos Calmo”.
C’è una scena di sesso.
Sesso bollente.
Io il film non l’ho visto ma non credo che uno come Moretti sia volgare. Anche se ci provasse non ci riuscirebbe. D'altronde la Cei voleva farci nascere un figlio, in quella scena. Cito: “Mi sarei aspettato”, dice don Anselmi, “una scena romantica, soffusa, tenera, magari una momento d’amore aperto alla vita, ad un figlio (…) I due attori invece fanno l’amore in piedi, vestiti, senza guardarsi in faccia (…)”.
Ohhh!!! Scandalo, scalpore! Fanno l’amore vestiti! Ohhh! Attenti! Povero don Anselmi, povera Chiesa. Io capisco che loro l’amore non lo fanno, capisco che vedere il petto nudo di una ragazza e le belle mani di Moretti su quel petto possano suscitare, in un uomo dedito all’astinenza, un certo disturbo credo… dal basso, nel basso, lì giù insomma. Ma dico, don Anselmi, sei un critico cinematografico o il presidente della Cei? È che questo signore qui, quest’uomo, non scopa. Il problema della Chiesa è il sesso. Sesso sesso sesso. In tutte le posizioni. Bello, eccitante, godurioso. Il sesso! Compenetrazione fra uomo e donna! Fra uomo e uomo! Fra donna e donna! Il sesso! Corpi nudi e sudati! Il sesso! Da dietro, da davanti! IL SESSO! In piedi, seduti, svestiti, vestiti! Il sesso! Quello che i preti capitanati da zio Ratzi non faranno mai. Quello che gli manca, quello che non li fa dormire la notte... il sesso! Se fossi un professore di educazione sessuale metterei zero alla Chiesa Cattolica. Ma che ne volete sapere voi del sesso? Non lo fate, non lo assaporate. Fatti vostri eh… io mica sto a dirvi che è peccato non fare l’amore, che è peccato non procreare, che è peccato non godere… voi cosa volete da noi? O da Moretti… oh, gente, svegliatevi, in giro per il mondo ci sono le guerre, c’è la fame, c’è il razzismo. Iniziate a pensare alle cose serie invece che criticare un film. Altrimenti potevate farvi cinque anni di DAMS, qualche sveltina universitaria, un master in critica cinematografica e poi andare a lavorare per Ciak. No, mi sa proprio che il signor Anselmi ha sbagliato lavoro. Me lo immagino, quest’omino, che sta lì ad osservare le scene hard del Moretti. Eddai che un pochino l’occhio l’hai allungato eh… dillo su… ma no. Poi giustamente ci si pente e si critica il film perché i due protagonisti non fanno un bambino. Ah, ma d'altronde l’aborto è peccato. Giusto. E allora via con la caccia alle streghe e se a Napoli c’è qualcuno che abortisce meglio mandare le guardie. E interrogare. Una poveretta ancora sotto anestesia che si vede i poliziotti davanti al lettino a fare domande impertinenti. Appena abortito. E allora le cose si fanno un tantino più drammatiche. Perché un conto è un film un conto è la vita reale. Un conto è scena in celluloide un conto la polizia. Quella poveretta, già spezzata dentro, si è trovata le guardie ad aspettarla. La caccia alle streghe è iniziata. Invece che andare avanti si va indietro.
I nostri padri hanno combattuto per certi diritti ormai innegabili, non ce li possono togliere.
Non siamo merce della Chiesa e non vogliamo esserlo.
E la rabbia mentre scrivo non può fare a meno di salire. Piano, forte, disubbidiente.
Oggi la Chiesa Cattolica pretende di scegliere per noi, di essere noi. E noi dobbiamo ribellarci a quest’assurdità. Con che diritto ci parlano di figli quando loro non li fanno. Loro, i primi peccatori che rinunciano a creare. Se tutti fossimo preti il mondo finirebbe, niente più bambini, niente esseri umani. E hanno il coraggio di venirci a parlare d’aborto. Hanno il coraggio di criticare le scene di sesso. Hanno il coraggio, durante la Giornata della Pace, di parlare di famiglia “naturale” dimenticando che nel mondo ci sono le guerre. Che la famiglia è la prima fonte di violenza. Loro dimenticano, e nel frattempo parlano di obiezione di coscienza, chiedono agli attori di leggere il copione e non interpretare scene di sesso. Allora, cara Chiesa, lo sai che ti dico? Che sono felice di essere considerato il figlio del diavolo (Radio Maria) e di bruciare se mi getti addosso la tua acqua santa perché il tuo Dio non mi rappresenta, perché il tuo Dio è cattivo. Il tuo Dio non è quello di cui parlava Cristo. Sono duemila anni che lo tradite. Che lo umiliate. Che in suo nome praticate le torture peggiori. Che sopprimete corpi e condannate vite. E il tuo rappresentante, Chiesa, se lo dimentica quello che lui e i suoi predecessori hanno fatto. Se lo dimentica. E quindi sì, sono felice di essere un cretino che segue Galileo (Tg2), un ateo senza etica (Ratzinger) perché la mia etica si basa su valori che non sono tuoi. Si basa sull’uguaglianza fra gli uomini. Tu invece crei le disuguaglianze, il razzismo e l’intolleranza. Ma non mi stupisce il tuo gesto. Sei la Chiesa Cattolica, ci sono abituato. E bada bene, non sei il Cristianesimo. Sei il Cattolicesimo. Hai tradito gli ideali di Cristo. Mi fa pena quel poverino, Gesù, perché è morto inutilmente. Senza ragione. E al suo posto oggi c’è Ratzinger che è tutto un programma. Quindi propongo di farci tutti preti e non fare più l’amore. Propongo di condannare il mondo alla fine, zero nascite, altro che aborto. Seguiamo la fede…
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IMMAGINATE UN MONDO DOVE I BAMBINI PESANO 500 GRAMMI - DOMANI, NO VAT

autore:
INsensINverso - Simone

Immaginate un bambino senza cervello.
Immaginate un bambino con gravi malformazioni fisiche e mentali.
Immaginate di essere genitori e dover accudire una pianta dalla forma umana.
Immaginate la scelta difficile di abortire.
Immaginate che i medici, nonostante il vostro parere, decidano di mantenere in vita il bambino. Di condannarlo ad una vita di stenti. Forse appeso ad una macchina. Forse costretto ad un letto.
Immaginate un bambino minuscolo, leggero come una piuma, 500 grammi forse.
Immaginate i salti di gioia della Chiesa Cattolica appena sentita la notizia aberrante.
Immaginate Ferrara che si srotola nel fango felice, la penna in pugno, pronto a firmare la moratoria contro l’aborto.
Immaginate di essere donne e di scegliere di abortire e trovare, ai piedi dell’ospedale, un gruppo di fanatici che vi urlano contro.
Immaginate i Soldati di Dio, i seguaci di Ratzinger, i lecchini della domenica.
Immaginate adesso uno Stato. Immaginate che questo Stato abbia al suo interno un altro Stato e che quest’altro Stato scelga le sorti dello Stato che lo ospita. Immaginate una qualunque città europea. Immaginate Roma. E un uomo che grida al degrado. Immaginate un sindaco che piange per le parole pronunciate da quest’uomo. Immaginate un tedesco vecchio stampo, uno che faceva parte dell’esercito di Hitler; immaginate, per assurdo, che quest’individuo diventi la più alta figura religiosa di tutto l’occidente. Immaginate adesso i campi di concentramento. E ricordate che all’interno di questi campi oltre agli zingari e agli ebrei venivano rinchiusi gli omosessuali. Immaginate che l’uomo che siede sul Sacro Trono, il tedesco con le occhiaie, intraprenda una battaglia contro gay, lesbiche e trans. Immaginate che quest’uomo, seguito da tutta la classe politica dello Stato ospitante, intoni parole di sdegno nei confronti degli omosessuali. Che li tacci di malattia; oppure che accosti, tramite i suoi scagnozzi, l’omosessualità alla pedofilia.
Immaginate poi Galileo Galilei e ricominciate a pensare all’eresia, o all’inquisizione. Immaginate il tg2 che da del cretino a Galileo per dar ragione al Papa.
Immaginate la più grande università di Roma blindata, con poliziotti in tenuta antisommossa. Immaginate che al suo interno i nuovi fascisti facciano da padroni e che fuori venga vietato agli studenti di parlare. Immaginate un Papa costretto a confrontarsi con chi non la pensa come lui. Immaginate un Papa che rinuncia gettando fango sugli studenti e i professori contrari al suo arrivo. Immaginate la mancanza di libertà. Immaginate un uomo che sta tutto il tempo in televisione, osannato da qualunque giornale. Immaginate di sapere tutto di lui, perché lo vedete sempre, anche quando non vorrete vederlo.
Immaginate di essere atei e di sentirvi dire che siete senza etica.
Immaginate di essere musulmani e di ascoltare le parole pronunciate dal Papa rispetto all’Islam.
Immaginate di avere le scuole piene zeppe di crocifissi.
Infine immaginate che una delle più potenti multinazionali al mondo non paghi le tasse. Immaginate gli alberghi di lusso che ha questa multinazionale.
Immaginate che tutto questo sia reale.
E poi decidete voi.

DOMANI, ROMA, NO VAT
H. 14 piazzale ostiense

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Democrazia minima

autore:
Ivo Diamanti [la Repubblica]
Sommario:
Si odono ancora, distintamente, gli echi delle polemiche sollevate dalla rinuncia di Papa Benedetto XVI a proporre la sua lezione magistrale all'Università "la Sapienza" di Roma.

Preoccupato dalla lettera dei 67 professori che avevano espresso, a tale proposito, il loro dissenso. E dalle manifestazioni annunciate da alcuni circoli di studenti, anch'essi apertamente contrari all'arrivo del Papa. Anche se, probabilmente, oltre alla preoccupazione è subentrata l'irritazione per il mancato senso di ospitalità (non si invita qualcuno a casa propria, come ha fatto il Rettore, per poi comunicargli che i figli lo accoglieranno, all'ingresso, per fischiarlo). Senza trascurare la volontà del Vaticano di far passare la religione civile fondata sulla "ragione" dalla parte del "torto". Rovesciando sui "militanti laici" la critica di intolleranza che, da qualche tempo, accompagna il rinnovato protagonismo della Chiesa sulla scena pubblica.

Le polemiche dei giorni seguenti (che proseguono ancora) si sono concentrate, soprattutto, sul concetto di laicità, di libertà, pluralismo. In particolare, è stata criticata - giustamente, a nostro avviso - l'azione volta a impedire la lezione di Joseph Ratzinger. Pontefice, ma anche eminente filosofo e teologo: sarebbe stato di casa all'Università. Per contro, altre voci, più circoscritte, hanno insistito sull'inopportunità che l'autorità più rappresentativa della Chiesa aprisse le lezioni di un centro di cultura pubblica e "laica", qual è la più grande università italiana.

Noi, tuttavia, vorremmo spostare l'attenzione dalla luna al dito che la indica. In altri termini, intendiamo soffermarci su un aspetto laterale, rispetto a questa discussione. E, tuttavia, sintomatico del male che affligge il nostro (povero) Paese; e indebolisce la nostra democrazia. Ci riferiamo alla sproporzione delle forze in campo.

67 professori esprimono il loro dissenso verso una iniziativa dell'Università in cui insegnano. Insieme ad altri 2000 docenti. Affiancati da circa 300 studenti, che manifestano la loro protesta. E la rilanciano giovedì scorso, quando avviene l'inaugurazione. Senza il Papa, ma di fronte al sindaco Veltroni e al ministro Mussi. Studenti molto diversi da quelli del mitico '68. Definiti e auto-definiti "autonomi", non perché si ispirino ai collettivi e ai movimenti "rivoluzionari" degli anni Settanta, ma perché dichiaratamente estranei e antagonisti rispetto ai soggetti politici attuali. "Antipolitici", per usare le categorie del nostro tempo. Ripetiamo un'altra volta: 300 studenti. Trecento: in una Università dove gli iscritti sono circa 140 mila.

Il nostro appunto (e disappunto) è riassunto da questi numeri. Una iniziativa di grande rilievo pubblico e di grande importanza simbolica si è, infatti, incagliata sul dissenso espresso dal 2,8 % dei professori e dallo 0,2 % degli studenti. Tanta sproporzione suggerisce una considerazione inquietante. La nostra democrazia non è più in grado di sopportare neppure una frazione di conflitto e di opposizione così ridotta. L'opposizione di alcuni professori di Università. Ambiente dove è, quantomeno, normale che vengano espresse distinzioni, differenze; talora "eresie" culturali. La sfida irrequieta e "maleducata" di un drappello di giovani studenti. Ai quali, per età e condizione, va comunque concessa la possibilità anche di sbagliare in proprio. Hanno di fronte una vita per sbagliare con la testa degli altri.

Una democrazia incapace di "tollerare" il dissenso (anche quando esprime posizioni "poco tolleranti"), neppure se è così minuscolo, ci appare seriamente malata. Tanto più se, poi, cede. Se non è in grado, comunque, di garantire il rispetto delle scelte assunte dagli organi di governo legittimi; condivise dalla stragrande maggioranza della società.

La colpa non è del 2 % degli intellettuali che si oppone, né dello 0,2 % della popolazione che manifesta. E' delle istituzioni, delle autorità che si arrendono loro. Una democrazia che, come in troppe, altre, precedenti occasioni, si piega di fronte a pressioni minime. E non sopporta il minimo dissenso. E' una democrazia minima.

(18 gennaio 2008)

http://www.repubblica.it/2007/02/rubriche/bussole/mini...

Il movimento studentesco ha battuto il colpo...

autore:
Megafono Rosso

Il movimento studentesco ha battuto il colpo...
...dopo due anni di mutismo qualcosa si è mosso

Il 17 gennaio 2008 sarà ricordata come una di quelle giornate spartiacque in cui si delinea la strategia politica di uno stato. Non perché si è tenuta l'inaugurazione del settecentocinquesimo anniversario de "La Sapienza", non perché Mastella ha ratificato il suo distacco dalla tanto amata poltrona (non ci meraviglieremmo se tra qualche mese tornasse più arrogante ed arraffone di prima!), non perché i media italiani hanno dimostrato ancora una volta d'essere uno squallido manipolo di mistificatori al servizio dei poteri forti; il 17 gennaio sarà ricordato per sempre come il definitivo passo in avanti fatto dallo stato "democratico" verso la repressione di qualsiasi spazio d'agibilità politica e di dissenso. Questo significherà nella mente dei presenti, di chi non ha avuto paura di manifestare sotto una pioggia battente e davanti a migliaia di tutori di quest'anacronistico ordine sociale. Non vorrei essere lombrosiano ma, e sfido chiunque a smentirmi, sembrava di trovarsi di fronte alla personificazione di quegli sgherri al servizio del signorotto locale che Manzoni magistralmente descrive ne "I promessi sposi". Certo, i signorotti arroganti e prepotenti all'interno della nostra università non mancavano: ce n'era per tutti i gusti, dal razzista Veltroni; al privatizzatore della cultura Mussi; al corrotto Guarini; ai bacchettoni raccomandati di Comunione e Liberazione che, amanti della par condicio, sono finanziati dal Vaticano e dallo stato italiano; fino ai docenti a cui non dispiace mostrarsi ai potenti buoni, mansueti e magari affidabili per l'assunzione di qualche posto di potere all'interno dell'ateneo. Questa la platea dell'inaugurazione dell'anno accademico, una scialba parata rappresentativa di quella che è la cultura di regime in Italia, un posto in cui hanno diritto di parola solo coloro i quali si appiattiscono sulle posizioni della pseudo-cultura dominante.

L’assurda militarizzazione dell’università

La mattina dell’inaugurazione di quello che ipocritamente Mussi chiama “il luogo della parola e del confronto” le diverse porte d’accesso all’università sono sbarrate da migliaia di poliziotti, carabinieri e guardie di finanza (neanche ci fossero trecento Provenzano da arrestare!). Questa manovra assolutamente assurda ed inaccettabile ha due registi identificabili nelle grigie figure di Guarini e Veltroni. Bastava ascoltare le parole dei poliziotti che, rispondendo alle rimostranze di chi non vedeva riconosciuto l’accesso ad entrare nella propria università, rimpallavano la responsabilità della scelta talvolta al rettore Guarini, talaltra alla Questura e quindi al sindaco Veltroni.
Una militarizzazione dell’università, peraltro così imponente, non era mai stata portata in essere, neanche ai tempi del potere fascista. Questa scelta trova il suo necessario humus in tutta quella che è stata la diffamatoria e falsa campagna mediatica contro il movimento studentesco, portata avanti da tutta la grande stampa della borghesia italiana. Si è arrivati a leggere che gli studenti della Sapienza hanno messo il bavaglio al papa, che l’assenza del capo del Vaticano è stata dettata da motivi di sicurezza: una trafila di falsità tale da dimostrare l’assoluta subordinazione del “quarto potere” rispetto ai poteri forti da cui peraltro sono generosamente retribuiti.
Ma oltre al danno la beffa: all’interno dell’Aula Magna dove si teneva la parata di regime, chi ha ordinato la militarizzazione della cittadella si autoproclamava democratico, tollerante!. Preme ricordare che chi si definisce con gli aggettivi sopraccitati è il medesimo uomo politico (Veltroni) che in questi anni ha trasformato Roma in un coacervo di opportunità per palazzinari d’assalto con indiscriminate colate di cemento che vanno a diminuire la vivibilità della città; ma soprattutto è colui che ha permesso la nascita dell’ormai imperante politica razzista portata avanti dal governo Prodi, con la creazione di veri e propri lager oltre il Grande Raccordo Anulare in cui gettare intere comunità Rom, e l’avallamento delle infami scorribande di poliziotti e fascisti contro gli stranieri.

La scelta di Ratzinger e la falsità dei media

La scelta del papa, e questo i suoi prezzolati difensori lo sanno bene, non è stata dettata da motivi di sicurezza, da motivi di responsabilità dello stesso Ratzinger che, colpito da filantropia acuta, non avrebbe voluto provocare scontri e tensioni all’interno dell’università: niente di tutto questo!. Ratzinger, da consumato uomo di potere, conscio di avere dalla propria parte tutta la cricca del mondo dei mass media, è riuscito, avendo ovviamente gioco facile nel suo intento, a far passare il messaggio secondo cui l’intolleranza appartiene a chi manifesta il proprio libero pensiero e non a chi, in modo assolutistico, non le accetta trincerandosi dietro il lavoro sporco fatto dai suoi inappuntabili scagnozzi di regime.
Per quanto questa sia comunque classificabile come dimostrazione della presenza di una coscienza critica all’interno del movimento studentesco, è altrettanto giusto stigmatizzare la prontezza della pletora di servi sciocchi al servizio dei poteri forti nel criminalizzarci.
Nei giorni scorsi siamo stati costretti ad assistere ad un’inaccettabile criminalizzazione del movimento studentesco (e per dirla tutta, anche dei docenti “dissenzienti”) in tutti i salotti televisivi padronali; abbiamo dovuto assistere ad un irritante Vespa che insisteva nel dire che il “sommo pontefice” era stato costretto o messo nelle condizioni di non entrare alla Sapienza. Abbiamo dovuto assistere, durante le dichiarazioni di voto alla Camera sulle dimissioni del concussionario Mastella, al richiamo da parte dei vari Casini, Maroni e di qualche altro amministratore di quella porcilaia che è il Parlamento italiano; gente che non ha principi se non quello dell’autoreferenzialità nel perpetrare il proprio dominio di classe si è permessa di sparare a zero nei confronti di chi lotta per una scuola pubblica, laica e gratuita per tutti. Per ultimo voglio elencare un uomo rappresentativo di tutto il marciume descritto sopra, quel Giuliano Ferrara che fino all’altro ieri è stato ingrassato dalla Cia ci ha descritti, forse guardandosi allo specchio, come il cancro del libero pensiero nell’università e nella società italiana. Lui che continua a portare avanti tutte le istanze più reazionarie di cui il potere ha bisogno per controllarci sempre più incisivamente, con l’ultima trovata dell’inconcepibile attacco alla già moderata legge 194 sull’aborto. Ebbene, gente di questo tipo è da considerarsi come l’aborto della ragione, l’aborto della coscienza critica, l’aborto della libertà di espressione e di dissenso, l’aborto della ragionevolezza, l’aborto di tutto ciò che un giorno, quando si parlerà di questo sistema come un triste ricordo superato dalla storia, sarà liberamente e oggettivamente realtà.

La posizione di Megafono Rosso

Megafono Rosso – Per l’unità degli studenti in lotta, presente con un visibilissimo striscione al corteo ed al sit-in davanti l’università, saluta con gioia questa ritrovata radicalità e capacità d’incidere del movimento studentesco. Partecipando fisicamente ed anche intellettualmente con un giornale di controinformazione politica abbiamo reso capillare la nostra presenza nel mondo universitario auspicando sin dalla nostra nascita come movimento e come reca anche il nostro nome la fondamentale unità degli studenti in lotta che, seppur non ancora realizzata, ha trovato un buon punto di partenza nella manifestazione del 17 gennaio. Lavoreremo con tutte le nostre forze affinché questo embrione di lotta non rimanga tale e non si disperda con il diradarsi delle criminalizzazioni nei confronti del movimento dei giorni scorsi. Consci del fatto che per rendere davvero reale il nostro proposito di cambiamento strutturale sarà necessaria un’indispensabile unità di intenti e di mobilitazione con i lavoratori. Solo così si potrà tentare di avversare realmente quest’inaccettabile mondo!.

Megafono Rosso
www.megafonorosso.it
posta@megafonorosso.it

NO RATZINGA, NO WOLTER… SI PARTY!

autore:
Collettivo femminista – La Mela di Eva

Il collettivo femminista La Mela di Eva accoglie con entusiasmo la rinuncia del santissimo Ratzinger a rovesciare l'acqua della fonte battesimale sulla Sapienza, istituzione che dovrebbe garantire un sapere critico e laico. Rilanciamo con forza le contestazioni del 17 Gennaio e la Frocessione dei diritti negati, poiché i problemi posti dalla visita di questo Benedetto XVI restano per noi, donne e lesbiche, anche a rinuncia avvenuta, l'occasione per ribadire (se non fosse bastata la manifestazione del 24 novembre contro la violenza maschile e la successiva assemblea nazionale del 12 gennaio, partecipata da ben 300 donne) il rifiuto dell'arroganza con cui gerarchie vaticane decidono sulle nostre vite.

Per noi essere riuscite a togliere la parola a chi, grazie alla connivenza delle istituzioni e dei mass media, si arroga da sempre il diritto di intervenire su questioni che non lo riguardano, non è un gesto antidemocratico, come strumentalmente si sta cercando di farlo passare, ma una reazione assolutamente legittima di chi rifiuta ogni tentativo di imporre a tutti e tutte il modello unico eterosessista e patriarcale come la famiglia, divina collocazione per tutte e tutti (che poi sia l'ambiente più fecondo di violenza maschile sulle donne evidentemente poco importa), di chi rifiuta la maternità obbligatoria e non ne può più di veder considerato il proprio corpo esclusivamente come una macchina riproduttrice, come dimostrano l'attuale legge sulla procreazione medicalmente assistita (legge 40) e i continui attacchi al diritto di interrompere la gravidanza, ora riconosciuto dalla legge 194.

Reazione legittima quella di donne, lesbiche, gay, trans che rivendicano e affermano la libertà di scelta sulla propria vita, sul corpo e sulla sessualità.

Non ci stupisce che il corteggiatissimo sindaco di Roma, altra personalità invitata ad inaugurare l'anno accademico, sia mortificato per la rinuncia del Papa che non potrà ringraziarlo di persona per le posizioni da lui assunte recentemente, come l'apertura a un "dialogo" sulla 194, l'approvazione del pacchetto sicurezza (che usa la violenza maschile contro le donne e le lesbiche per legittimare misure securitarie e repressive) e l'indietreggiare rispetto alle unioni civili.

Per tutto questo invitiamo tutte le donne e le lesbiche a partecipare alle mobilitazioni del 17 Gennaio, per costruire una grande giornata di contestazione e di gioia. Questa è solo un'altra tappa, sulle nostre vite e i nostri corpi decidiamo noi!

IL PAPA NON PARLA PIU'... WALTER STAI ZITTO ANCHE TU!
NO ALLA MORATORIA SULL'ABORTO,
NO AL PACCHETTO SICUREZZA.

Fumata Nera

Autore:
nkh
Immagine5:
Sommario:
Benedetto XVI - apparentemente - s'è offeso.

Il "Pastore Tedesco" ha voluto rinunciare, con un "coupe de theatre", al gusto di definire triste la conoscenza senza fede all'interno di una delle Università più grandi del mondo. Ovviamente l'ha fatto senza privarsi della soddisfazione di diffondere il suo pensiero dalle colonne dell' Osservatore Romano da dove - tra l'altro - pontifica: "Se però la ragione - sollecita della sua presunta purezza - diventa sorda al grande messaggio che le viene dalla fede cristiana e dalla sua sapienza, inaridisce come un albero le cui radici non raggiungono più le acque che gli danno vita. Perde il coraggio per la verità e così non diventa più grande, ma più piccola." Alla faccia della laicità dell'istruzione!
Una piccola - e nemmeno tanto - verità viene a galla dopo questa vicenda: Papa Ratzinger, nonostante la sua ritirata, riscuote la genuflessione di tutto [con risibili eccezioni] l'arco parlamentare e spiazza coloro che erano pronti a contestarlo, miracolosamente trasformati da "parte offesa" a carnefici e censori. Una vittoria? Ni.

Restano invariati i programmi previsti per la giornata di Giovedi 17 gennaio A.D. 2008

Vade Retro Nazinger

autore:
Collettivo Lavori in Corso
Sommario:
Comunicato di Adesione e Solidarietà alle Iniziative contro Benedetto XVI

Il Collettivo Lavori in Corso dell'università di Tor Vergata aderisce e partecipa alle iniziative in programma il 17 gennaio in occasione dell'inaugurazione dell'a.a. de La Sapienza.
In un periodo in cui Roma subisce la deriva autoritaria, la repressione, lo sfruttamento, lo stillicidio di morti sul lavoro nei cantieri, la deportazione di migliaia di persone che vivono lontani dalle luci delle notti bianche, il Rettore della Sapienza invita il sindaco di questa città il quale magari disquisirà di tolleranza, rispetto, legalità e ambientalismo del sì.
Non basta. Chiama a sé anche il ministro dell'università e della ricerca, Mussi, che continua nel perseguire gli obiettivi del cosiddetto processo di Lisbona, cioè quello di asservire l'istruzione al mondo produttivo, tramite la riforma dei crediti e la legge Moratti. Allo stesso tempo, i soldi per la ricerca e quelli per garantire il diritto allo studio vengono sempre meno, come dimostrano i continui aumenti delle tasse universitarie e il dilagante precariato nei laboratori e nel mondo accademico in generale.
A benedire le politiche classiste e aziendaliste universitarie, quelle socialmente securitarie e repressive non poteva che esserci il papa. Quando un prete viene a casa, di solito vuol dire che c'è qualche brutto problema.
Se un papa va all'università, la questione è quindi molto più grave. Quotidianamente assistiamo agli anatemi di Ratzinger rilanciati a reti unificate e al pensiero unico della religione di cui è a capo, che poi diventano materialmente leggi o ostacoli alla libertà di ognuno di noi.
Aborto, divorzio, eutanasia, coppie di fatto, preservativo: il fronte del “no” portato avanti dal personaggio in questione è vastissimo e va sconfitto.
Dopo aver ascoltato la supplica a fornire ancora ulteriori fondi all'istruzione privata, dopo che lo stesso papa definiva giusto il processo a Galileo, dopo la beatificazione di centinaia di franchisti avvenuta in una data molto significativa (28 ottobre) non vogliamo assistere a nessun “angelus”.
Sarebbe invece interessante evidenziare il ruolo della chiesa cattolica, dell'opus dei e di comunione e liberazione all'interno di numerosi atenei, tra i quali il nostro, dove appalti e finanziamenti finiscono spesso per costituire i “valori” fondanti di Santa Romana Chiesa.
Invitiamo tutti gli studenti e le studentesse a partecipare alle iniziative in programma giovedì 17 a partire dalla mattina presso la Sapienza.
Appuntamento alle 11.00 alla stazione metro Anagnina.
Per un'università pubblica, libera, laica e di massa.
Amen.

ROMA, 15 GENNAIO 2007

COLLETTIVO “LAVORI IN CORSO”

Il papa rinuncia alla visita alla Sapienza!

autore:
nkh
Sommario:
Spaventato dall'incalzare della frocessione, il pastore tedesco da forfait...

GA-UDITE!

Il Vaticano annuncia: papa Ratzi rinuncia...
Troppo rischioso sfidare l'ira della Sapienza.

LA PRESSIONE ESERCITATA DAI MOVIMENTI E DAI "DOCENTI ILLUMINATI" HA SORTITO L'EFFETTO DESIDERATO...

NO POPE? BIG PARTY!

Ratzinger arriva alla Sapienza

autore:
Eleonora Martini
Sommario:
Il Papa all'inaugurazione dell'Anno accademico della prima università romana. Dopo le proteste, l'ingresso in Aula Magna è previsto subito dopo la cerimonia d'apertura del Rettore. Docenti e studenti preparano la «difesa della Minerva»

Faranno quadrato attorno alla Minerva, dea del conflitto e della conoscenza, per difenderla dal «Papa inquisitore». Molti studenti e docenti dell'università romana La Sapienza sono già in agitazione all'idea di quale sarà la «riflessione» che Benedetto XVI offrirà alla comunità universitaria il 17 gennaio prossimo, quando per la prima volta varcherà la soglia di un ateneo italiano e lo farà, nel più grande d'Europa, in occasione dell'inaugurazione del 705esimo Anno accademico.

La giornata è dedicata quest'anno alla moratoria sulla pena di morte e il tema sarà al centro di ogni intervento previsto. Ed è molto probabile che Ratzinger, il quale pronuncerà il suo discorso alla presenza del segretario del Pd Walter Veltroni e del ministro Fabio Mussi, uno dei quattro segretari della Sinistra arcobaleno, non perderà l'occasione per proporre di nuovo ai giovani aspiranti laureati italiani il parallelo tra l'aborto e la pena di morte.

Ma il Papa farà il suo ingresso nell'Aula Magna solo pochi minuti dopo che si sarà conclusa la tradizionale cerimonia accademica, come aveva già precisato il rettorato rispondendo al professore emerito Marcello Cini che dalle colonne di questo giornale aveva inoltrato la propria lettera di protesta sottoscritta poi da molti altri docenti italiani. Il Santo padre cioè sarà accolto solo dal rettore Renato Guarini e da uno studente, scelto probabilmente con una certa ironia per il nome: Christian Bonafede. A Veltroni e Mussi invece solo la possibilità di un saluto privato - trasmesso come tutto il resto della giornata in diretta su Rai Uno - assieme alle altre autorità accreditate. Subito dopo Ratzinger si recherà a fare visita ai gesuiti della Cappella universitaria e di fatto, senza mai uscire dalla città universitaria, sarà di nuovo in territorio vaticano.

Ovviamente ci saranno anche molti studenti e docenti che lo accoglieranno felici, ma sono tanti coloro che trovano a dir poco sconveniente che l'apertura dei lavori universitari veda la presenza di un pontefice neo tradizionalista come Benedetto XVI, «un teologo la cui lectio magistralis di Ratisbona sollevò dure reazioni in tutto il mondo islamico e che oggi si appresta a dare avvio ad una nuova crociata contro le donne e gli omosessuali», come dice uno studente appartenente a uno dei tanti collettivi in ebollizione. «Tradizione e innovazione: ci sono slogan che riescono a catturare la realtà, o il suo triste vuoto. Questo è tutto ciò che possiamo riconoscere allo slogan scelto dalla Sapienza per autocelebrare un simulacro, cioè le macerie del "tempio della conoscenza"», scrive la Rete per l'Autoformazione (Rpa) nell'appello con il quale si indice un'assemblea pubblica di discussione per martedì 15 gennaio. Ovviamente nel mirino ci sono soprattutto i due esponenti del centrosinistra: «Chi meglio di Veltroni può interpretare lo slogan: tradizione, "ma anche" innovazione? Chi più di Mussi, ministro senza qualità, ha bisogno della forza della reazione per poter mettere piede in un'università che ne ha subito l'assenza e la debolezza?», attaccano gli studenti. Che, insieme ai Collettivi studenteschi stanno organizzando la protesta anche perché quel giorno La Sapienza verrà chiusa, militarizzata come tutto il quartiere con una presenza massiccia di polizia e carabinieri. «È indegno che quel giorno si impedisca l'ingresso degli studenti all'università - accusa Francesco della Rpa, che insieme ai Collettivi studenteschi sta preparando le manifestazioni di protesta - per questo facciamo appello a tutta la società laica di venire a difendere simbolicamente la Minerva, la potenza dei saperi di parte e del conflitto».

Nel pomeriggio invece Facciamo Breccia prepara un'ironica via crucis dentro la città universitaria giocando sul travestitismo dei preti e puntando il dito contro l'omofobia e la misoginia della Chiesa. Una tappa verso la manifestazione nazionale No Vat del 9 febbraio prossimo.

Non è la prima volta che un Papa entra nel tempio delle scienze: per rimanere solo alla storia recente La Sapienza venne visitata da Paolo VI nel '64 e da Wojtyla nel '91. Il quale poi inaugurò l'anno accademico di Roma Tre nel 2002 alla presenza di Letizia Moratti e Claudio Scajola. Ma allora la maggior parte del centrosinistra e anche del Pd erano dall'altra parte della «barricata».

FACCIAMO BRECCIA NEI SAPERI: FUORI RATZINGER DALLE UNIVERSITA'!

autore:
Coordinamento Facciamo Breccia

Il 17 gennaio Joseph Ratzinger è stato invitato come ospite d'onore all'inaugurazione dell'anno accademico dell'università "la Sapienza" di Roma.

Facciamo Breccia ritiene che tale scelta delle autorità accademiche legittimi ulteriormente l'invasione clericale in tutti gli ambiti della vita pubblica italiana, in particolare in quello dell'istruzione e formazione così come nella sanità, già fortemente presi di mira dal monarca vaticano.

Al processo di confessionalizzazione della scuola pubblica, dalla materna in poi, attraverso l'imposizione del crocefisso nelle aule e i canali privilegiati per chi insegna religione si affiancano da tempo i lauti finanziamenti alle scuole private, anche religiose.

In questo quadro, la presenza di Ratzinger in un luogo, l'accademia, che dovrebbe essere riservato alla elaborazione - laica! - dei saperi assume una particolare gravità. Si tratta di un'ulteriore pesante ingerenza da parte un capo religioso in un ambito già penalizzato dalla trasformazione dei saperi in merce.

Il nuovo anno solare è stato inaugurato dall'ennesimo attacco all'autodeterminazione delle donne. Allo stesso modo si vuole inaugurare l'anno accademico con l'ennesimo attacco alla laicità dei saperi?

L'alternativa alla scienza asservita al profitto e alla guerra non può e non deve essere la riduzione della scienza ad "ancella" della teologia, come vorrebbe l'imperialismo culturale e ideologico delle gerarchie vaticane.

Cosa dirà Ratzinger a chi frequenta l'Università? Di praticare l'obiezione di coscienza contro la scienza priva di *imprimatur* religioso? Non è già ciò che accade nelle università cattoliche, abbondantemente foraggiate col denaro pubblico?

E' a questo che mira il rettore, Renato Guarini? O forse l'invito a Ratzinger contiene implicitamente la speranza che il pastore tedesco - difensore della "sacra famiglia" e dei privilegi ecclesiastici - dia la propria benedizione al corpo baronale della Sapienza implicato nell'indagine su Parentopoli, cioè sulla spartizione dei privilegi accademici fra familiari?

Per un'istruzione pubblica, laica e partecipata, contro ogni ingerenza religiosa e ogni dogmatismo, Facciamo Breccia aderisce alle iniziative di contestazione dei collettivi universitari e partecipa alla mobilitazione con una Layca Frocessione, per denunciare questa operazione politica che ha già un grave precedente nella "lectio magistralis" sui rapporti tra fede e ragione tenuta da Ratzinger all'università di Ratisbona.

Come già abbiamo fatto in occasione della riunione decennale della Conferenza episcopale (Verona, 19 ottobre 2006), scegliamo questa modalità ironica per mettere a nudo tanto l'omofobia e misoginia delle gerarchie ecclesiastiche quanto i privilegi economici di cui gode il Vaticano.

E ricordiamo che il 9 febbraio scenderemo di nuovo in piazza a Roma con la manifestazione No Vat, che quest'anno avrà un respiro internazionale perché se l'Italia è il laboratorio privilegiato dell'egemonia vaticana, gli effetti di questa egemonia si manifestano su scala mondiale.

Coordinamento Facciamo Breccia