Gruppo EveryOne
Mer, 03/09/2008 - 00:56
Sommario: Si riaffaccia continuamente lo spettro - evocato dal movimento razzista italiano - dello "zingaro" che ruba i bambini E' importante non sottovalutare la campagna mediatica che prosegue da tempo e che intende collegare la sparizione di Denise al reato che il movimento razzista italiano (attualmente al potere) vorrebbe ascrivere al popolo Rom. In Italia la rete antirazzista cresce e le notizie della persecuzione escono ormai regolarmente dai nostri confini. Berlusconi, Maroni & Co. sono preoccupati, perché le posizioni del'Ue, della Chiesa, delle Nazioni unite, dell'opinione pubblica internazionale sono chiare e denunciano il genocidio. Nonostante i razzisti abbiano un controllo totale dei media, il tam tam della verità si diffonde ovunque e i nuovi fascisti temono di non farla franca o - quantomeno - di non poter continuare impunemente a commettere le loro malefatte. E allora, cosa c'è di più efficace che rispolverare lo spettro (già usato con successo dagli intolleranti attraverso i secoli per reprimere, isolare e trucidare gli 'zingari') del Rom rapitore di bambini? Denise è ormai uno strumento e continuerà ad esserlo. Le autorità hanno già visionato i filmati della videosorveglianza del centro commerciale di Pordenone, così come sono noti i videoclip di Milano: Denise non appare nei primi così come nei secondi, ma il gioco crudele che fa leva sulle convinzioni irrazionali che politici e media hano insinuato nella madre della piccola continua. E con il "gioco", continua la persecuzione di un popolo, perseuzione la cui unica origine va identificata nel razzismo che ammala l'Italia. R.M.
Denise, commesse: "L'abbiamo vista"
La piccola scomparsa forse a Pordenone
2 agosto 2008 - Sarebbe stata vista da due commesse in un centro commerciale di Pordenone. Si tratta della piccola Denise Pipitone, scomparsa quattro anni fa dalla sua casa di Mazara del Vallo, a Trapani. La bambina, che oggi avrebbe 8 anni, è stata notata dalle commesse in compagnia di due donne nomadi. Gli investigatori stanno vagliando la segnalazione e visionando i filmati delle telecamere a circuito chiuso del centro commerciale.
Denise Pipitone scomparve il primo settembre 2004. Alcuni giorni fa la madre della minore ha iniziato uno sciopero della fame per sollecitare nuove ricerche. Denise, nel fatidico giorno in cui è scomparsa senza lasciare traccia, giocava davanti a casa in via la Bruna a Mazara del Vallo, a Trapani.
Le due commesse hanno sostenuto di aver visto la bambina all'interno del centro commerciale dove lavorano, a Fiume Veneto. In ogni caso - sottolinea l'ispettore Carlo Bullara della Questura di Pordenone - la bambina che era con le due donne stava bene e appariva normale. Del fatto sono state inoltre informate le altre forze dell'ordine e la Procura della Repubblica di Marsala, titolare dell'inchiesta sulla scomparsa della bimba.
Sono state molte le segnalazioni riguardanti bambine che sembravano essere Denise Pipitone. Ma nel blog aperto dalla madre Piera Maggio si ricorda una particolare segnalazione corredata di alcune frame di un filmato girato da una guardia giurata: "Il 18 ottobre 2004, a Milano, un mese e mezzo dopo il sequestro di Denise, un vigilante ha notato la somiglianza di questa bimba con Denise, stava assieme ad un gruppo Rom, sono stati girati tre videoclip con un cellulare da dove poi hanno estrapolato questi fotogrammi. Nessuno - scrive la madre - mai mi ha ancora dato una spiegazione nonostante il R.I.S di Messina, sugli esami effettuati ai fotogrammi abbia dato un alta probabilità che poteva essere mia figlia".
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Mar, 02/09/2008 - 14:10
Sommario: Erano giovanissimi, si amavano: li ha uccisi - impunito come sempre - l'odio razziale promosso dalle Istituzioni italiane 2 settembre 2008
LEGNARO (PADOVA)/GIOVANI GIOSTRAI UCCISI IN INCENDIO. GRUPPO EVERYONE: “NON E’ REGOLAMENTO DI CONTI, INQUIRENTI INDAGHINO SU ATTENTATO RAZZISTA”
A Legnaro, in provincia di Padova, si è scatenato stanotte l'ennesimo incendio contro i "nomadi". Un rogo, di origine dolosa, secondo quanto riportano alcune agenzie e secondo le prime ipotesi del Sindaco della cittadina, ha distrutto il capannone e la giostra che apparteneva ad alcuni Sinti. Purtroppo il rogo ha ucciso in modo atroce due giovanissimi fidanzati, entrambi giostrai e Sinti: lui aveva 19 anni, lei 18.
Il Gruppo EveryOne e altre associazioni che tutelano i diritti dei Rom e dei Sinti hanno più volte lanciato l'allarme-razzismo nel Padovano, dove l'intolleranza raggiunge punte gravissime, fomentata da politici razzisti e irresponsabili. Il sindaco di Legnaro, Giovanni Bettini, ha addossato pubblicamente la responsabilità della tragedia a "un regolamento di conti tra famiglie di nomadi giostrai, per motivi sconosciuti", escludendo “nel modo più assoluto che si tratti di un'aggressione a sfondo razzista. Qui la città non c'entra nulla”.
“Riteniamo che ci siano tutte le basi per vagliare attentamente l’ipotesi di un attentato a sfondo razzista, indirizzando le indagini in tal senso” dichiarano invece i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. “E’ assurdo pensare che i Sinti, giostrai o meno, regolino i propri diverbi con un efferato omicidio, che nelle loro comunità è considerato come il reato più grave in assoluto, per il quale i responsabili sarebbero immediatamente messi al bando. Inoltre,” proseguono gli attivisti “anche secondo i nostri volontari Rom, che conoscono la comunità Sinti padovana e i giostrai della zona, non è assolutamente ipotizzabile un regolamento di conti che sfoci in un reato simile, visto che la comunità di giostrai è costituita da famiglie imparentate tra loro e molto unite. E’ noto inoltre a tutti” proseguono Malini, Pegoraro e Picciau “come nella zona della provincia di Padova, negli ultimi mesi e soprattutto d’agosto, quando l’Italia era in vacanza, si siano intensificati episodi di odio razziale ai danni di comunità Rom e Sinti stanziate localmente. Non ultima, la scritta su un muro ‘Brucia il rom’ lasciata lo scorso 30 agosto da un gruppo razzista locale nel territorio di Vigodarzere, un comune limitrofo del padovano, dopo aver incendiato una baracca sull’argine del Brenta. Invitiamo gli Inquirenti” concludono i rappresentanti di EveryOne “a non sottovalutare queste ipotesi, come purtroppo è avvenuto in altri comuni italiani, e a indirizzare le indagini verso gruppi di estrema destra locali, che agiscono efferatamente senza paura di ritorsioni, confortati dalle posizioni spesso intolleranti e xenofobe delle istituzioni locali”.
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Ven, 22/08/2008 - 16:11
Sommario: Il PD festeggia a Pesaro la propria natura democratica. Ma il rischio razzismo è dietro l'angolo. Oggi i Rom della città saranno sotto il palco, ad ascoltare il Sindaco Ceriscioli e ad applaudirlo, chiedendogli di rispettare le promesse di integrazione. FESTA DI PESARO 2008. FESTA DELL'ACCOGLIENZA?
Pesaro, 22 agosto 2008
Lettera aperta al Sindaco di Pesaro Luca Ceriscioli
Egregio signor Sindaco,
Le rivolgiamo questa lettera aperta in occasione della Festa di Pesaro 2008, un avvenimento nel corso del quale i cittadini pesaresi si incontreranno per stare insieme, ma soprattutto per riscoprire o ritrovare il loro senso di appartenenza alla città e il loro orgoglio di essere democratici e accoglienti, come si è ribadito anche in occasione della conferenza stampa che il Partito Democratico di Pesaro e Urbino ha tenuto all'inizio di agosto per illustrare i valori politici, sociali, umani e culturali della kermesse. Alcuni attivisti del Gruppo EveryOne vivono attualmente a Pesaro, dove cercano quotidianamente di contribuire al progresso civile della comunità locale, divulgando e mettendo in atto i principi democratici e civili che sono alla base del rispetto dei diritti umani. Il nostro gruppo possiede una notevole esperienza nel settore della tutela dei diritti umani e opera a stretto contatto con le Istituzioni europee e internazionali. Un'altra particolarità della nostra organizzazione è quella di essere completamente indipendente, di autofinanziarsi e di mantenere una completa autonomia nella gestione strategica delle proprie campagne. Nato in Italia e promotore - in sinergia con movimenti umanitari e forze politiche impegnate nell'àmbito della difesa delle minoranze - di campagne internazionali che hanno ottenuto vittorie importanti, fra cui la modifica, nel Regno Unito, delle leggi che tutelano profughi e rifugiati, alcune Risoluzioni del Parlamento europeo e un cambiamento delle strategie europee sulle minoranze, il Gruppo EveryOne è una realtà internazionale, i cui membri operano nell'Unione europea e in tutto il mondo, ispirandosi ai principi eterni della Dichiarazione universale dei diritti umani. Pesaro è una bella città, in cui abbiamo conosciuto persone di valore assoluto, che spesso operano nell'ombra per aiutare gli individui e le classi più vulnerabili della società. Sono loro, secondo noi, i protagonisti morali di questa città, cui danno un autentico lustro morale e umano, perché sono capaci di sacrificare il proprio interesse egoistico per dedicarsi a coloro che sono discriminati, che vivono in condizioni di indigenza estrema, esposti a ogni pericolo od oggetto di indifferenza. Già, l'indifferenza, sorella gemella dell'intolleranza: forse i mali peggiori di questa nostra epoca inquieta e tormentata.
A Pesaro, come Lei sa, vive una piccola comunità Rom di origine romena, circa quaranta persone; alcune di loro soffrono di gravissime patologie. Vi sono poi uomini, donne e bambini che hanno cercato rifugio qui dopo aver subito situazioni di pregiudizio e persecuzione nel Norditalia. All'inizio abbiamo notato un vero e proprio rifiuto, da parte delle Istituzioni e anche della cittadinanza, nei loro confronti. Come avveniva - e avviene - purtroppo in altre città italiane, le famiglie Rom che negli ultimi anni hanno cercato accoglienza a Pesaro hanno trovato ostilità e sono state allontanate senza alcuna attenzione alla loro condizione, al disagio e alla tragedia umanitaria che portavano con sé. Questo, nonostante la normativa internazionale preveda azioni di tutela nei loro confronti, mentre la Direttiva del Parlamento europeo 2008/38/CE consente quelli provenienti dalla Romania di circolare liberamente negli Stati membri e impedisce qualsiasi forma di espulsione qualora essi siano in uno Stato per cercare lavoro e soprattutto vieta qualsiasi forma di discriminazione razziale o etnica. Le autorità, invece, hanno messo le famiglie sulla strada, scacciandole in molti casi da edifici abbandonati o parchi in cui si erano rifugiate nell'estremo tentativo di evitare lunghe e terribili marce verso il nulla. E come avviene dovunque, in Italia, dopo tali azioni di sgombero, si verificano situazioni ancora più drammatiche, perché i malati più gravi, i bambini e le persone più fragili, quando rimangono all'addiaccio, senza alcun sostegno né alternativa di alloggio, si ammalano e muoiono. Non a caso, la speranza di vita media dei Rom in Italia è inferiore a 40 anni (contro gli 80 degli altri cittadini) e la mortalità dei loro bambini è 15 volte più alta rispetto a quella dei bambini italiani. Fin dal nostro arrivo a Pesaro, ci siamo impegnati per spiegare alle autorità e ad alcune personalità politiche di Pesaro questa realtà, consegnando fra l'altro al Comune una raccolta di Direttive, Convenzioni, Risoluzioni e norme internazionali che tutelano il popolo Rom nell'Unione europea e nel mondo. La nostra difficoltà, nelle Marche come in altre regioni d'Italia, deriva dal fatto che da alcuni anni è in corso nel nostro Paese una campagna mediatica il cui fine è quello di disinformare il popolo italiano riguardo alla realtà dei Rom nell'Unione europea: un etnia che subisce da secoli conseguenze atroci a causa del pregiudizio razziale che li circonda. Durante tale campagna, che non ha mancato di condizionare le Istituzioni centrali e locali, a tutti i livelli, sono stati diffusi a macchia d'olio gli antichi stereotipi che i movimenti razzisti applicarono agli 'zingari' nel tempo: rubano i bambini, non vogliono lavorare, sono dediti a furti e truffe, sono violenti e selvaggi, asociali e sporchi. Nella realtà, come l'Unione europea continua a ribadire in ogni sede, il popolo Rom possiede l'identità di una nazione senza territorio compatto, un'antica cultura, una lunga - tragica - Storia, tradizioni artistiche e folcloriche, un proprio sistema di amministrazione della giustizia (Kris-Romani), che in alcuni Paesi è riconosciuto, parallelamente al sistema giudiziario nazionale. Nonostante sei secoli di schiavitù, purghe etniche e sanguinarie repressioni, l'Olocausto e l'attuale condizione di emarginazione, il popolo Rom ha sempre contribuito con fierezza e coraggio alla costruzione del genio europeo. In una lettera manoscritta conservata a Parigi, lo stesso Gioachino Rossini lodò la libertà creativa e la facilità di creare musica degli 'zingari', che da mille anni contribuiscono - senza aver mai condotto guerre - allo sviluppo della cultura del nostro Continente. I Rom, come tutti i popoli, desiderano fermarsi in una città, lavorare, avere una casa, mandare i bambini a scuola, coltivare le proprie tradizioni religiose e sociali. Il cosiddetto "nomadismo" è l'alibi con cui l'intolleranza giustifica le purghe delle famiglie Rom.
Durante la nostra permanenza a Pesaro, abbiamo notato importanti cambiamenti, riguardo ad alcune realtà locali. Dopo un rapporto difficile con l'Istituto ospedaliero San Salvatore, cui mancava una conoscenza completa della spaventosa situazione sociale e sanitaria in cui versa la minoranza Rom in Italia, possiamo oggi affermare che attualmente l'Ospedale offre alla comunità Rom di Pesaro un'assistenza sanitaria assolutamente identica a quella di cui beneficiano tutti gli altri cittadini, con particolare attenzione alle patologie da precarietà, che affliggono i Rom proprio a causa dell'intolleranza che impedisce loro - non solo a Pesaro - di avere un sostegno sociale, un'abitazione dignitosa in cui vivere, opportunità di inserimento professionale, scolarizzazione ecc. A settembre presenteremo alla Commissione del Parlamento europeo il modello del San Salvatore quale esempio di istituto ospedaliero in perfetta linea con le Direttive e le disposizioni vigenti nell'Unione europea in materia di tutela dei diritti del popolo Rom. Grazie al San Salvatore, alcuni pazienti sofferenti di patologie estremamente gravi beneficiano ora di cure adeguate. "E' un passo che il nostro Ospedale riteneva fondamentale, perché tutti i cittadini hanno diritto alle stesse cure, senza distinzione di razza, religione o condizione sociale," ha spiegato un responsabile dell'Ospedale. "L'assistenza medica, però, non basta ed è inaccettabile che le famiglie Rom siano costrette a vivere di elemosina, all'aperto o in case abbandonate, senza acqua, luce, servizi igienici. Bisogna offrire loro senza esitare un sostegno sociale e attuare subito un piano di integrazione che consenta agli adulti capaci di lavorare e ai bambini di andare a scuola". Siamo perfettamente il linea con queste parole. La vita e la dignità degli esseri umani non deve essere oggetto di speculazioni politiche, ma va tutelata in senso assoluto. Il nostro Gruppo ha incontrato notevoli dificoltà, nei rapporti con le Istituzioni pesaresi. Nonostante la drammatica urgenza legata alle persone di etnia Rom che vivono a Pesaro e nonostante abbiamo chiesto più volte incontri finalizzati a un progetto di integrazione, siamo riusciti a incontrarLa una sola volta, signor Sindaco. Per onor del vero, abbiamo accolto positivamente la sua disponibilità ad avviare un progetto casa-lavoro-scuola in relazione alla comunità Rom di Pesaro. Tuttavia le settimane passano e per noi è sempre più difficile provvedere alle necessità essenziali delle persone Rom più a rischio, che senza quel po' di elemosina che i pesaresi offrono loro, non avrebbero di che sopravvivere, anche perché tale attività estrema che consente loro di non morire è soggetta in città a diverse limitazioni. Nel frattempo l'eurodeputata ungherese di etnia Rom Viktoria Mohacsi ha incontrato alcuni rappresentanti della comunità Rom di Pesaro, fra cui gli attivisti, oggi membri del Gruppo EveryOne, Nico Grancea e Ionit Ciuraru. Dopo l'incontro, i Rom romeni di Pesaro hanno accettato di testimoniare in diverse fasi presso la Commissione europea l'evolversi della condizione dei Rom in Italia.
La piccola comunità Rom di Pesaro, sempre grazie all'infaticabile opera di divulgazione culturale e antirazzista di Viktoria Mohacsi, sarà inoltre al centro di un importante documentario, che verrà inserito nella serie "Mundi Romani" (la più importante produzione documentaristica di sempre dedicata ai Rom nel mondo) ed è prodotto da Romedia Foundation e Duna Television (Ungheria). "Mundi Romani" parteciperà ai più importanti festival del documentario, in tutto il mondo. Un'occasione importante per l'immagine di Pesaro quale città europea solidale e accogliente. La giornalista-regista Katalin Bársony sarà a Pesaro con la sua troupe i primi di settembre.
Se è importante che i Paesi membri Ue possano scambiarsi informazioni e lavorare insieme per intraprendere la via del rispetto dei diritti umani, base della democrazia e della civiltà, oggi tuttavia dobbiamo sottolineare la pressante urgenza di iniziare concretamente il progetto di integrazione. Riguardo alla difusione mediatica dei casi di intolleranza razziale verificatisi a Pesaro, nonostante abbiano sollevato il Suo disappunto, signor Sindaco, Le chiediamo di superare un comprensibilissimo impulso campanilistico e di sforzarsi di comprendere che il bene di Pesaro non è certo quello di nascondere gli errori di pochi, ma di chiedere ai molti di coltivare gli ideali democratici e umanitari che possono consentire alla città che amiamo di distinguersi da altre realtà italiane, allontanando orgogliosamente verso altri orizzonti le parola "razzismo", che disonora da troppo tempo (non senza ragione, purtroppo) la nostra nazione agli occhi del mondo.
Ma torniamo alla realtà delle famiglie Rom che vivono a Pesaro. Purtroppo ad alcune di esse è già stata comunicata l'imminenza di uno sgombero senza alternativa di alloggio che le getterebbe sulla strada, destinate a intraprendere un cammino disperato verso un futuro senza promesse. "Ma davvero credevate che il Comune vi aiutasse a trovare casa e lavoro?" ha detto loro, con sarcasmo, un funzionario, comunicando che l'evacuazione sarà effettuata i primi giorni di settembre. E' importante, per noi, sapere se sono solo "voci" o se il piano di sgombero è una realtà, perché nel secondo caso, dobbiamo avere il tempo per identificare un'alternativa. Di certo, è impensabile che famiglie senza mezzi di sussistenza, con pazienti affetti da gravissime patologie debbano trovarsi sulla strada: sarebbe un'atrocità (anche se è già accaduto nel recente passato) e ci auguriamo che Lei, signor Sindaco, ne convenga. Piero Terracina e Nedo Fiano, cari amici del nostro Gruppo e sopravvissuti ad Auschwitz, paragonano le azioni di sgombero attuate troppo spesso in Italia alle operazioni di purga etnica che fascisti e nazisti conducevano contro ebrei e 'zingari' negli anni più oscuri del secolo scorso e, forse, di sempre. Piero Terracina, durante il recente incontro a Roma con una delegazione del Parlamento europeo, organizzato dal nostro gruppo, ha abbracciato Nico Grancea, che è tornato a Pesaro con le parole del Testimone impresse per sempre nella coscienza: "Non lasciate che ricominci tutto da capo". Mi auguro, signor Sindaco, che Lei consideri questa lettera aperta e il nostro impegno presso la comunità pesarese come un contributo all'opera delle Istituzioni, che vogliono arricchire la città di valori preziosi e fondamentali. La tolleranza, l'incontro fra i popoli, la comprensione del diverso, l'integrazione fra le culture del mondo, la tutela delle minoranze e la protezione delle vittime: sono queste le vere ricchezze di una città ed è solo quando tali "gemme" tornano a risplendere che il popolo abbandona la ricerca di una "sicurezza" che incarna in realtà - lo dimostra la Storia - il vuoto morale.
Augurandoci di ricevere da Lei una risposta che Le chiediamo essere concreta e pianificata, non "politica" (aggiungere indugi agli indugi aggraverebbe solo la condizione estremamente precaria della comunità Rom di Pesaro), Le porgiamo i migliori saluti e complimenti per il Suo impegno affinché la Festa di Pesaro non sia costituita solo da giorni di divertimento e incontro, ma rappresenti anche l'inizio di una nuova e più ampia riflessione sui valori che fondano la civiltà cittadina.
Per il Gruppo EveryOne, Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau, Nico Grancea, Ionit Ciuraru
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Ven, 15/08/2008 - 15:54
Sommario: Razzisti colpiscono roulotte e camper con razzi bengala. Le forze dell'ordine negano la natura razzista dell'aggressione Attacco incendiario contro un insediamento Rom nella Capitale. Le autorità minimizzano: "Escludiamo la matrice razzista"
Roma, 13 agosto 2008. "Ogni giorno i nostri bambini, le nostre donne e tutti noi 'zingari' siamo costretti a subire insulti e minacce da parte degli italiani, anche davanti agli agenti di pubblica sicurezza, che anziché aiutarci sorridono a chi se la prende con noi. Ci gridano di andarcene dall'Italia, ci minacciano di bruciarci vivi e molti di noi se ne andrebbero volentieri, piuttosto che vivere così, ma dove andiamo? Sarebbe bello se esistesse una terra per noi, come Israele per gli ebrei". Sabrija, Romnì kosovara che vive a Roma da alcuni anni piange, mentre mi racconta la tragedia quotidiana sua e della sua famiglia. Ogni giorno, in tutta Italia, le famiglie Rom patiscono ogni tipo di tormento fisico e morale, come gli ebrei e gli 'zingari' negli anni del'Olocausto. Vicino a me, il testimone della Shoah Piero Terracina guarda i bambini Rom che giocano nell'erba. Due di loro, incuriositi, si avvicinano a lui e Piero li abbraccia, li stringe forte, come per proteggerli dall'orrore. Tanti anni fa, Piero Terracina vide la stessa povertà, la stessa persecuzione, la stessa negazione di ogni diritto umano. Si trovava ad Auschwitz, la fabbrica della morte e nello 'Zigeunerlager', il campo degli 'zingari', i bambini Rom erano simili in tutto e per tutto ai piccoli che adesso abbraccia. Ieri, 13 agosto, i "soliti ignoti" (che resteranno tali anche dopo le indagini) hanno lanciato due razzi "bengala" verso le roulotte e i camper di alcuni Rom, accampati in via Salamanca dopo essere stati sgomberati meno di due mesi fa da un insediamento sul lungotevere Testaccio. Come sempre, le autorità e i servizi sociali non avevano previsto alcun sostegno, alcuna alternativa abitativa alle famiglie messe in mezzo alla strada con i loro camper e le loro roulotte, 35 in tutto. "Ci trattano peggio degli animali. Se un cane sta male, lo curano, gli danno da mangiare, lo tengono al riparo finché guarisce. Quando le autorità decidono di occuparsi di noi, ci scacciano senza darci alternative e distruggono tutto ciò che possediamo. Per non lasciarci morire, siamo costretti ad accamparci dove troviamo uno spazio, in attesa di vedere arrivare nuovamente la polizia e di subire lo stesso trattamento. Non vi immaginate neanche cosa succede ai Rom, dopo gli sgomberi". Le vittime dell'aggressione razzista hanno riferito di aver visto gli autori dell'agguato: due persone a bordo di un'auto, che si è fermata sul ciglio della strada. Mentre il guidatore è rimasto al volante, un occupante è sceso e ha lanciato i razzi verso l'insediamento. Le esplosioni hanno incendiato sterpaglie vicine ai rifugi in cui abitano i Rom. Se avessero raggiunto i giacigli all'interno delle roulotte e dei camper, le conseguenze sarebbero state tragiche. Ancora pegiori sarebbero stati gli esiti dell'attacco incendiario se anziché roulotte e camper, le abitazioni dei Rom fossero state baracche in legno e cartone, come nella gran parte dei casi. Gli agenti della polizia municipale, dietro insistenza dei Rom, hanno raccolto i resti dei candelotti esplosi e hanno asicurato di aver inviato un'informativa alla magistratura. Di fronte alle testimonianze dei Rom, che chiedevano indagini approfondite finalizzate a identificare gli autori dell'attentato, gli agenti hanno affermato che "stiamo valutando alcune ipotesi, ma escludiamo fin da adesso che si sia trattato di un'aggressione e soprattutto che i razzi siano stati lanciati per motivi di intolleranza razziale". R.M.
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Dom, 10/08/2008 - 18:43
Sommario: Forze dell'ordine mettono brutalmente in strada malati gravi, invalidi, donne, bambini e uomini innocenti. E' un nuovo Olocausto. NOMADI/MILANO: DRAMMATICO SGOMBERO IN VIA CONSOLE MARCELLO, A RISCHIO DI VITA MALATI GRAVI E INVALIDI
APPELLO DEL GRUPPO EVERYONE: “METTETECI IN CONTATTO CON I CAPIFAMIGLIA”
Ronde di razzisti, in questi giorni d'agosto mentre l'Italia – spesso anche quella dei Diritti Umani – è in vacanza, percorrono i quartieri di Milano, alla ricerca di insediamenti Rom. Gli episodi di intolleranza si susseguono, contro bambini, donne incinte, vecchi e malati, indistintamente. “Essere 'zingaro' a Milano, di questi tempi, è assai peggio che essere un cane randagio,” dichiarano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, leader del Gruppo EveryOne “perché non vi sono ‘leghe’ da chiamare, se si cerca aiuto, ma solo squadre di violenti e intolleranti da evitare, pena i terribili pogrom con cui le famiglie Rom vengono messe in mezzo alla strada, nonostante Commissione europea, Consiglio d'Europa e Comitato antidiscriminazioni delle Nazioni unite abbiano ammonito l'Italia affinché si astenga da violenze e sgomberi senza alternative di alloggio”.
Ieri una piccola comunità di famiglie Rom romene, circa quaranta persone, fra cui numerosi bambini e alcuni uomini e donne sofferenti di gravi patologie oncologiche e cardiache, è stata sgomberata dal sito in via Console Marcello, dove qualche mese fa aveva costruito una decina baracche con materiali di fortuna, per dare un riparo a malati, minori, donne e uomini in gravi condizioni di salute e povertà. “Lo sgombero si è svolto secondo il solito rituale, tutto italiano, della brutalità e della violazione di ogni diritto umano e civile” commentano gli esponenti di EveryOne. “Il Presidente di Union Romani, la storica organizzazione di tutela del popolo Rom nell'Unione europea, ha paragonato la persecuzione contro i Rom in Italia ai prodromi dell'Olocausto. Siamo completamente d'accordo con lui e lavoriamo insieme alla sua organizzazione affinché l'Unione europea approvi uno Statuto che riconosca i diritti della nazione Rom, una nazione senza territorio compatto”.
Intanto si sono perse le tracce delle famiglie Rom sgomberate dall'insediamento di via Console Marcello. “E' un'emergenza umanitaria davanti alla quale le istituzioni e le autorità milanesi avevano finora semplicemente chiuso gli occhi,” proseguono gli attivisti “evitando di prestare assistenza alle famiglie e perseguitandole con controlli, perquisizioni, fermi, minacce di espulsione. In due parole, lasciandole morire”. Il 9 agosto, però, le forze congiunte del nucleo di pronto intervento della polizia municipale e del commissariato di Quarto Oggiaro hanno scatenato la loro offensiva contro le famiglie Rom, mettendole in fuga e distruggendo sia le loro baracche che i loro pochi averi, rimasti al'interno dei rifugi in legno e cartone distrutti dai tutori dell'ordine. “Il popolo italiano si sta abituando all'orrore,” conclude il Gruppo EveryOne, “perché non vi è altra definizione per simili abusi compiuti contro le persone più vulnerabili. Riecheggiano ancora, nelle nostre orecchie, le parole pronunciate qualche mese fa da un poliziotto milanese: 'Non ce la faccio più. Cambio lavoro. Ho scelto questa vita per proteggere i deboli e gli innocenti, non per far loro del male. Quando vado a dormire, la notte, non riesco a dimenticare gli occhi di quei bambini, di quelle donne e di quegli uomini disperati, la cui unica colpa è di essere scuri di pelle e poveri'. Abbiamo perso le tracce dei quaranta Rom sgomberati da via Console Marcello e lanciamo un appello a chi si imbatta in loro: dobbiamo aiutarli. Fra di loro vi sono malati in condizioni tragiche, bambini denutriti e situazioni di indigenza cui bisogna porre rimedio con la massima urgenza, pena la perdita di vite umane; se vi imbattete in loro, chiedete ai capifamiglia di mettersi subito in contatto con il Gruppo EveryOne al numero di telefono 334 8429527”. Intanto, sempre ieri e sempre a Milano, l'ennesimo rogo di questa estate ha colpito un insediamento Rom, distruggendo baracche e una roulotte.
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Mer, 30/07/2008 - 09:54
Sommario: Il lupo indossa la pelle dell'agnello per ingannare i più deboli... Nonostante le posizioni durissime dell'Unione europea, del Consiglio d'Europa e delle Nazioni unite, le Istituzioni e le autorità intolleranti proseguono nella loro opera di repressione disumana, che nega a migliaia di famiglie i diritti di base. Questa terribile persecuzione, che i testimoni della Shoah paragonano agli anni delle leggi razziali e dell'Olocausto, non avviene solo a Roma, naturalmente, ma nella maggior parte delle città italiane. La Corte penale internazionale de L'Aja sta giudicando l'Italia - le sue Istituzioni centrali e locali - per "Crimini contro l'umanità". Speriamo che il verdetto sia emesso presto e fermi questa vergogna, che sarà ricordata come una delle pagine più atroci della Storia d'Italia. Noi del Gruppo EveryOne, nonostante le intimidazioni, le minacce, la dolorosa testimonianza di orrori e atrocità quotidiane, continuiamo la nostra Resistenza gandhiana, la raccolta di documenti riguardanti la persecuzione, la campagna razzista sempre più spudorata, la caduta in un vortice di crudeltà e disumanità che ci lascia sempre più attoniti. Ma... non siamo più soli: una rete di attivisti, studiosi delle persecuzioni, testimoni, cronisti della Verità è ormai diffusa in tutta Italia e nessuno potrà un giorno, quando questa barbarie finirà, sottrarsi alle proprie responsabilità. Roberto Malini - Gruppo EveryOne
Sgombero dei rom dal Casilino 900
di Claudio Pompei - Il Giornale, 29 luglio 2008
«Casilino 900 verrà sgomberato, nel frattempo Questura e Prefettura disporranno un servizio di vigilanza e il prefetto, in quanto commissario straordinario per l’emergenza nomadi a Roma, dovrà occuparsi della nuova destinazione dei nomadi del campo». Lo ha detto il sindaco Gianni Alemanno al termine dell’incontro con il prefetto e i rappresentanti dei residenti della zona adiacente al campo nomadi Casilino 900 che, nei giorni scorsi avevano protestato bloccando la via Palmiro Togliatti, alla periferia di Roma.
«Ci siamo impegnati a fare una ripulitura immediata del campo Casilino 900 per togliere tutti i materiali che vengono bruciati. Poi verrà sgomberato» ha assicurato il sindaco aggiungendo che «nel frattempo verrà attivato un servizio di vigilanza con la Prefettura e la Questura in attesa di avere una destinazione per i nomadi e poter rimuovere totalmente il campo, ma questo appartiene ai compiti del prefetto in quanto commissario». «Prima dello sgombero bisogna decidere la nuova destinazione perché non si può agire come in passato - ha concluso Alemanno -. Nel frattempo metteremo il campo sotto controllo per evitare altri incendi».
Pienamente soddisfatti dei risultati dell’incontro gli abitanti della zona. «Per il momento la nostra mobilitazione è finita perché abbiamo avuto garanzie dal sindaco e dal prefetto. Se gli impegni non verranno mantenuti riprenderemo», ha detto Annamaria Addante rappresentante del comitato inquilini e proprietari di Torre Spaccata. Sabato notte, in via Palmiro Togliatti i residenti avevano iniziato una mobilitazione chiedendo lo spostamento del campo nomadi Casilino 900. «Alemanno ci ha ascoltati subito - ha spiegato Addante - e ha preso l’impegno di sorvegliare il campo con le forze dell’ordine, ripulirlo e, nel medio termine, di spostarlo». Per l’assessore alle Politiche sociali Sveva Belviso «non si tratta di una cosa di cui prendiamo atto oggi ma ci sono dei tempi: la possibilità di sgomberare il campo è un obiettivo a medio termine da attuare dopo il censimento». All’incontro, durata circa un’ora, era presente anche un portavoce del Casilino 900, Esad Licina che, a nome della comunità rom ha ribadito il suo «no» alla casetta di legno come modulo abitativo: «Abbiamo vissuto per quarant’anni nelle baracche ora vogliamo case prefabbricate in cemento armato e non sperimentazioni di giovani architetti».
Un altro sgombero in vista è quello dell’insediamento di Tor de’ Cenci. «Quel campo - ha spiegato l’assessore Belviso al termine dell’incontro di ieri in Prefettura - è una bomba a orologeria. Oggi sono venuta qui anche per chiederne lo sgombero immediato». «Nel campo semi-attrezzato e non autorizzato - ha spiegato Belviso - ci sono 350 persone, la metà delle quali ha carichi pendenti o si trova agli arresti domiciliari». Per questo, la richiesta di sgombero, alla quale il prefetto ha risposto con la necessità di avviare un censimento non previsto nell’immediato. Belviso ha spiegato che «la volontà dell’amministrazione comunale è collocare, al termine del censimento, gli aventi diritto del campo mentre gli altri vanno espulsi».
Mer, 30/07/2008 - 01:16
Sommario: E aiutaci a far circolare questa colletta... Sei un antirazzista? Acquisisci un disegno di Rebecca Covaciu. Partecipa alla Resistenza solidale
... e aiutami a far circolare questa "colletta per un'Italia migliore"...
Si parla e si scrive di Rebecca Covaciu a ogni latitudine. La vicenda umana e artistica della giovanissima pittrice Rom è ormai nota in tutto il mondo. Ha abbandonato la Romania con i suoi cari, con il proposito di sfuggire la miseria, per trovarsi in Italia, al centro di un mondo ostile. La persecuzione razziale l'ha seguita lungo tutta la penisola, dalla Milano dei pogrom nei campi alla Napoli dei roghi. Tutto contro i Rom. Quante volte ha sentito la minaccia "Andatevene via, zingari!"? Troppe volte. Rebecca però, ha sempre sperato in un'Italia migliore, più umana, solidale e accogliente. Crede nonostante tutto all'intima bontà dell'uomo, come Anna Frank. A Genova, ha vinto il Premio UNICEF per l'Arte legata all'Intercultura ("Porto sempre con me la medaglia!"). A Milano, è stata picchiata e ha visto i suoi fratelli presi a schiaffi, insultati e spinti al suolo "come succedeva agli zingari quando c'era Hitler..." commenta la ragazzina prodigio. Sempre nel capoluogo lombardo, suo papà, Stelian, l'uomo più buono e pacifico del mondo è stato pestato selvaggiamente da agenti di polizia. Rebecca disegna spesso le loro divise e, nelle sue opere, le creature che indossano quelle divise sembrano - a lei che è nata nella Transilvania del Conte Dracula - demoni, vampiri. Adesso Rebecca e la sua famiglia vivono in un paesino agricolo del Sud Italia. Papà e mamma stanno cercando un lavoro, aiutati da Giancarlo, il loro angelo custode. Mentre aspettano la buona notizia, un posto da operaio per papà, da badante per mamma... è prezioso ogni aiuto, perché - nonostante tutto il mondo parli della piccoila artista Rom - i Covaciu sono poveri. Agli amici che aiuteranno la sua famiglia, anche con somme piccolissime (da inviare a Stelian con il servizio Western Union), Rebecca regalerà un disegno della serie "I topi e le stelle": "Siamo tutti stelle, ma alcuni di noi sono costretti a vivere come topi" dice Rebecca, spiegando il titolo della serie. Aiutare Rebecca significa contribuire alla sconfitta della forma più odiosa di razzismo, perché un giorno Rebecca aiuterà il suo popolo, con l'arte e con la sua vivissima intelligenza: se potrà crescere serena e studiare... non vi saranno limiti, davanti a lei. Ricevere un disegno di Rebecca, inoltre, significa acquisire un'opera d'arte che un giorno potrebbe avere un valore inestimabile, perché Rebecca è una giovane artista di talento che diventerà una grande pittrice e la sua arte non sarà dimenticata. Chi desidera aiutare Rebecca e la sua famiglia (questa è Resistenza Solidale), mi scriva e gli invierò il numero di telefono di Stelian Covaciu, a cui potrà mandare direttamente il contributo. Roberto Malini
roberto.malini@annesdoor.com
www.annesdoor.com
Mer, 23/07/2008 - 00:48
Sommario: Un caso allucinate di sanità razzista: purtroppo non è un esempio isolato Pesaro, 22 luglio2008
NOMADI/PESARO: AL SAN SALVATORE MEDICI RIFIUTANO CURE A DONNA ROM MALATA DI CANCRO CEREBRALE PERCHE’ SENZA DIMORA
GRUPPO EVERYONE CHIEDE L’INTERVENTO DEL MINISTRO DELLA SALUTE SACCONI
Questa mattina Mia Copalea, romena di etnia Rom, si è recata con il figlio Ionitz Ciuraru presso l’Ospedale San Salvatore di Pesaro per richiedere una visita medica urgente e un eventuale ricovero in seguito a fortissimi dolori alla testa che da giorni la tormentano, dovuti a un cancro al seno con metastasi cerebrale. Mia ha subito un delicato intervento alla testa a Milano qualche mese fa, prima di trasferirsi a Pesaro con la famiglia, dove non ha trovato altra sistemazione che un edificio abbandonato. Il Gruppo EveryOne, che assiste la donna e i familiari da alcuni mesi, e sta cercando di mettere a punto, in concerto con le istituzioni locali, un programma di inserimento del nucleo familiare con la collaborazione del sindaco Ceriscioli Luca e di Opera Nomadi Pesaro, aveva contattato il professor Antinori, primario di pronto soccorso del San Salvatore, che si era premurato di far prendere in cura immediatamente la donna, vista la gravità della sua situazione. Mia Copalea, recatasi al distaccamento oncologico presso la dottoressa Baldelli, cui la donna era stata affidata, si è vista chiudere le porte in faccia dal distaccamento ospedaliero perché priva di una residenza. “Pur avendo i nostri documenti romeni, hanno impedito il ricovero di mia madre perché qui a Pesaro non ha una casa presso cui prendere la residenza. Si sono rifiutati di farci anche una semplice ricetta medica per prescriverle le medicine più urgenti che le servono per combattere il cancro e il mal di testa” ha spiegato al Gruppo EveryOne il figlio Ionitc. “Le hanno detto, in alternativa” ha continuato “che per poter avere una visita oncologica deve spendere non meno di 3-400 euro”.
“Questa è una delle tante battaglie per cui ogni giorno ci troviamo a doverci scontrare con aziende sanitarie, autorità di forza pubblica e istituzioni locali” commentano i leader di EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau. “Questa mattina all’ospedale San Giovanni di Dio di Firenze abbiamo dovuto minacciare un’azione giudiziaria europea perché una giovane donna rom venisse dimessa assieme alla sua bambina appena nata, proprio perché l’azienda sanitaria, i medici e gli operatori sanitari si rifiutavano di lasciare la bambina in consegna alla madre a causa dell’impossibilità di quest’ultima di avere una fissa dimora in Italia. Ciò che sta avvenendo nel nostro Paese” continuano gli attivisti “è sintomo di una completa ignoranza delle norme europee che tutelano i cittadini comunitari e in particolare il popolo Rom, anche dal punto di vista socio-sanitario. Quanto poi al caso di Mia, ricordiamo che il giuramento di Ippocrate impone la cura di un individuo a ogni medico, indipendentemente dalla sua condizione personale e sociale”.
Il Gruppo EveryOne si appella al ministro della Salute Maurizio Sacconi affinché intervenga nell’immediato presso il distaccamento oncologico del San Salvatore di Pesaro per far sì che Mia Copalea possa essere accolta al più presto nella struttura ospedaliera, beneficiando di tutte le cure necessarie, come ogni altro essere umano. “Mia sta male” concludono Malini, Pegoraro e Picciau “e ci auguriamo che almeno il Ministro possa avere compassione di quanto di terribile sta colpendo questa famiglia, come moltissime altre nel nostro Paese che non hanno la possibilità di un alloggio e di un lavoro a causa della discriminazione”.
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Mer, 23/07/2008 - 00:44
Sommario: Molti testimoni osservano lanci di bottiglie incendiarie finalizzate a una strage Roma, gruppo di razzisti lancia molotov e incendia campo Rom della Magliana
Roma, 22 luglio - Nell'attuale clima di intolleranza, mentre il popolo italiano è fomentato all'odio razziale contro gli "zingari" dalle calunnie e dai proclami irresponsabili promossi a mezzo stampa dal ministro del'Interno e dai partiti di destra (la sinistra ha concesso una tregua al popolo Rom perseguitato: un sentito grazie!), ecco che uno dei tanti gruppi di razzisti attivi in Italia scatena la sua furia omicida contro l'insediamento Rom della Magliana, a Roma, in via Candoni. I testimoni hanno dichiarato di aver visto un nutrito lancio di bombe molotov, che hanno causato un vasto incendio. I Rom sono stati costretti ad abbandonare il sito su cui vivevano, mentre sul posto sono accorsi vigili del fuoco, polizia di Stato e polizia municipale. Le indagini sembrano tuttavia seguire la solita prassi: raccolta superficiale di indizi e nessuna domanda finalizzata a riconoscere gli autori del crimine, che resteranno - come sl solito - impuniti e liberi di colpire alla prossima occasione. Chissà che, nonostante le numerose testimonianze e l'enormità dei danni, gli inquirenti non attribuiscano ancora una volta le cause del rogo al classico incidente domestico causato da una candela?
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Dom, 20/07/2008 - 10:14
autore: Roberto Malini - Gruppo EveryOne Sommario: Due bambine di etnia Rom affogano a Napoli in una cornice di razzismo e incubo Due bambine di etnia Rom muoiono affogate a Napoli. Davanti ai loro cadaveri, la gente continua a prendere il sole, divertirsi e fare il bagno
di Roberto Malini - Gruppo EveryOne
Napoli, 19 luglio - Due bambine di etnia Rom sono morte a Napoli, nelle acque antistanti la spiaggia di Torregaveta, sul litorale flegreo. La cronaca riferisce la tragedia in base alle testimonianze: un incidente. Quattro bambine, tutte Rom, di età compresa fra gli 11 e i 13, stavano chiedendo l'elemosina ai bagnanti, quando, improvvisamente, hanno deciso di tuffarsi in mare. Non sapevano nuotare, le onde erano alte e sono annegate, di fronte a più di settanta bagnanti. Nessuno ha soccorso le ragazzine, mentre il personale del 118, accorso sul posto, avrebbe salvato due di loro e recuperato i cadaveri delle altre. Le bambine provenivano dal campo "nomadi" di Secondigliano. La dinamica dei fatti - come riportata dalle cronache - non convince. Non convince il fatto che quattro ragazzine che non sanno nuotare si gettino vestite nel mare mosso (che poi così in burrasca non era, visto che molte persone, fra cui diversi bambini, si bagnavano contemporaneamente a loro). Non convince il fatto che quattro ragazzine si immergano fra le onde davanti a decine di persone, rinunciando al loro tradizionale pudore. Non convince il fatto che, in un clima ostile verso i Rom, abbiano interrotto l'elemosina per dedicarsi a un'attività gioiosa e spensierata, senza temere il giudizio di chi stava intorno a loro. Ci risulta che numerosi bagnanti abbiano filmato con i videocelulari la tragedia e che le forze dell'ordine abbiano acquisito alcuni di quei filmati. Abbiamo chiesto alle autorità di visionarli e di incontrare le due bambine sopravvissute, per far luce su un caso che presenta lati oscuri. Ma l'aspetto più allucinante dell'evento - e questo può essere verificato da tutti, visto che foto e video dei momenti successivi al recupero dei corpicini sono stati pubblicati sui giornali e trasmessi in tv - è l'atteggiamento dei bagnanti. Di fronte ai cadaveri delle due bambine, nessuno sembra scomporsi: continuano a fare il bagno, a prendere il sole, a sorseggiare bibite, a conversare. Sono scene assolutamete irreali, crudeli, sintomatiche di come il razzismo abbia trasformato gli italiani in un popolo disumano, educato dalla propganda a considerare i Rom alla stregua di animali, verso cui non è opportuno spendere neanche sentimenti di pietà e dolore. I corpicini di due bambine uccise dal mare e dall'odio razziale sono lì, sulla spiaggia, davanti a decine di occhi, ma nessuno sembra rendersi conto di quanto è accaduto. Ci si continua a godere il tepore del sole e la piacevolezza delle onde marine. Due meduse, due pesci morti sono adagiati - immobili - sul bagnasciuga. "I Rom sono solo una piaga," dicono i governanti, le autorità, i giornalisti. Quello che è accaduto davanti alla spiaggia di Torregaveta non merita una lacrima, non merita una preghiera. Sulla sabbia, due stelle marine.
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