nazionale
Dom, 20/07/2008 - 19:47
A proposito del problema delle infiltrazioni poliziesche
riteniamo utile e attuale questo testo della dir. naz. dei CARC.
Lo spione Cancello si è rifatto vivo: è stato un caso o c’è lo zampino di Giovagnoli e del suo Gruppo?
Sviluppiamo la denuncia e la mobilitazione contro la polizia politica e i suoi infiltrati e spioni!
Rafforziamo la vigilanza rivoluzionaria nelle nostra fila e tra le masse popolari!
Nei giorni scorsi mentre stavano facendo un banchetto a Reggio Emilia, alcuni compagni del nostro Partito sono stati avvicinati, come se niente fosse, da Giovanni Battista Cancello, che era lì con un’associazione di volontariato; Cancello si è presentato come ex membro dei CARC e ha cercato di attaccare bottone con loro, puntando probabilmente sul fatto che i nostri compagni erano giovani o entrati da poco nel Partito. I nostri compagni, grazie anche al comunicato del nostro Partito in cui si denunciavano Cancello e Foglia come spie, lo hanno comunque individuato e allontanato dicendogli chiaramente di non voler avere niente a che fare con infiltrati, spie e confidenti dei servizi segreti. Non sappiamo se quanto successo è stato casuale o se Giovagnoli e i suoi compari dei servizi hanno mandato un loro spione a vedere, a raccogliere informazioni in vista della seconda parte dell’udienza preliminare per l’ottavo procedimento giudiziario contro la carovana del (n)PCI che si terrà il 1° luglio (Giovagnoli infatti ha fatto capire che intende continuare la sua persecuzione - vedasi il comunicato dell’11 giugno a proposito dell’ interrogatorio del compagno Marco Lenzoni da lui ordinato nonostante l’inchiesta sia chiusa da più di tre anni). Non sappiamo se Cancello “lavora” ancora per il SISDE (oggi SIN) o svolge la sua infame opera per qualche altra struttura repressiva o se è stato messo da parte perché “bruciato”, se continua a riferire del suo sporco lavoro ai due agenti del SIDSE Marcello Nicola e Morganella Donato (il cui ufficio di copertura era ubicato presso la sede dell’INPS di Napoli, in via Nuova Poggioreale e che per colloquiare con l’infame confidente usavano il numero di utenza telefonica 0817871916) o adesso i suoi contatti sono altri, visto che l’hanno trasferito in Emilia (per essere più vicino al novello Torquemada?), prima a Modena, dove gli avevano dato un posto all’ASL, e ora a Reggio Emilia. Comunque il fatto che si sia ripresentato in questo modo dimostra che la denuncia fatta contro di lui e contro Antonio Foglia (infiltrato della DIGOS) con il Comunicato emesso l’11.02.08 dal nostro Partito e dall’ASP è stata, oltre che tardiva, insufficiente e quindi dobbiamo andare più a fondo.
In primo luogo dobbiamo portare più a fondo la denuncia di spie e infiltrati. Purtroppo non abbiamo trovato nessuna fotografia di Cancello (e neanche di Antonio Foglia): l’avremmo resa pubblica in modo da permettere a tutti di identificarlo e di regolarsi di conseguenza, tenerlo a debita distanza e impedirgli così di continuare a svolgere il suo lavoro di spione. Chiediamo la collaborazione di tutti: chi è in possesso di fotografie di Cancello o di Foglia, ce le mandi in modo che possiamo provvedere a pubblicarle!
Resistere e lottare contro la repressione, essere solidali con gli organismi e i compagni colpiti dalla repressione vuol dire anche condurre in prima persona e promuovere tra i lavoratori e tra le masse la lotta contro infiltrati, spioni, confidenti delle forze della repressione. Tutti costoro per fare il loro sporco lavoro giocano sul fatto che non sono conosciuti e che i compagni non li trattano come meritano. Possiamo impedire o comunque rendere più difficile il loro sporco lavoro: per farlo dobbiamo
- smascherarli pubblicamente, indicando nome, cognome, indirizzo di casa e di lavoro, foto,
- dare sistematicamente caso per caso, città per città, la massima pubblicità possibile alla denuncia e a questi dati di identificazione.
Questi mezzi sono ugualmente efficaci e vanno usati anche contro poliziotti, carabinieri, uomini dei servizi segreti, degli uffici personale delle aziende, delle agenzie private di polizia che “lavorano” in borghese contro i compagni, le avanguardie di lotta, i sindacalisti onesti, che si intrufolano, spiano, schedano e provocano.
Compagni, usiamo fino in fondo i mezzi di cui disponiamo per rendere il più facile possibile l’identificazione di questi vermi dal numero più ampio possibile delle loro potenziali vittime! Non lasciamo le cose a metà, non limitiamoci a far conoscere attraverso il passaparola spioni e agenti in borghese nel nostro contesto e nel nostro ambito di lotta, perché questa gente è come i preti pedofili: se la denuncia non è ampia e senza limiti vengono semplicemente spostati in altra sede e possono così continuare impunemente a molestare bambini gli uni, a spiare e provocare i comunisti e le masse gli altri.
Le remore e le resistenze in questo campo e la mancanza di abitudine alla lotta attiva contro la polizia politica e i suoi collaboratori derivano dalle concezioni legalitariste che la borghesia cerca sistematicamente di inculcare nella testa delle masse per imbrigliarle e ostacolare la loro mobilitazione e organizzazione. Hanno fatto una legge sulla privacy eppure mai come oggi le forze della repressione spiano, controllano, intercettano, pedinano! Invece da noi vorrebbero che rispettassimo rigorosamente i paletti della privacy, vorrebbero che ci facessimo limitare da leggi che loro calpestano tranquillamente oppure cambiano a proprio uso e consumo (vedasi le norme sulla sospensione dei processi e sulle intercettazioni che colpiscono “galantuomini” come Berlusconi e compari), vorrebbero che ci mantenessimo all’interno degli steccati che loro travalicano quotidianamente. Due pesi e due misure, qui come in tutti i campi. Dalle discariche e gli inceneritori che Berlusconi vorrebbe imporre alle masse di Chiaiano e della Campania (e giura anche che sono “sicuri”), ma che si guarda bene dal costruire vicino alle ville e ai palazzi suoi e degli altri ricchi. Alla morale antiquata, bigotta e reazionaria del Vaticano che vorrebbe imporre alle masse di seguire, mentre loro abortiscono, divorziano, fanno orge e festini, usano stupefacenti, vanno a prostitute, rubano, mentono, corrompono e imbrogliano (vedasi Mele, Sircana, Casini, Mastella, Dell’Utri e compagnia). All’accusa di “terrorismo” mossa contro la carovana del (n)PCI da Giovagnoli, che siede tranquillamente con i terroristi alla Gratteri (uno dei principali responsabili della macelleria messicana di Genova) nel Gruppo bilaterale italo-francese. E noi dovremmo rispettare la loro legalità?
Le remore e le resistenze in questo campo e la mancanza di abitudine alla lotta attiva contro la polizia politica e i suoi collaboratori sono il risultato dell’opera nefasta condotta dai revisionisti, dalla borghesia di sinistra, ecc. che ha in gran parte disperso la pratica accumulata dal vecchio movimento per quanto riguarda la vigilanza rivoluzionaria e la lotta contro la polizia politica e i suoi collaboratori. Da anni, in particolare a partire dagli anni ’70 in poi, si danno da fare per educare le masse popolari a considerare la polizia, i carabinieri, gli agenti delle agenzie pubbliche e private di polizia e degli uffici personale come “proletari” anziché come agenti nemici antiproletari. Per loro il padrone è un “datore di lavoro”, una “controparte”. Il poliziotto è uno che fa un lavoro sì particolare, ma in definitiva un lavoro come altri. L’infiltrato e lo spione sono dei deboli o degli emarginati da compatire, da “comprendere”. Salvo poi ognuno di questi signori diventare delle iene razziste, alla Graziano Cioni per intenderci, quando un extracomunitario, un tossicodipendente, un immigrato, un emarginato tocca personalmente lui stesso, e persone che gli sono veramente care (e qui si verifica l’“amore per i lavoratori” di questi “amici del popolo”), le sue proprietà.
Compagni, il rispetto della privacy (e delle facce) di infiltrati, spioni, agenti in borghese di agenzie di polizia pubblica o privata sono puntelli per la repressione, spianano la strada alla repressione! La repressione sta diventando sempre meno selettiva, la borghesia e i suoi apparati repressivi colpiscono a raggio sempre più vasto nel tentativo di venire a capo della resistenza che le masse popolari oppongono al procedere della crisi generale del suo sistema. Anche la lotta contro la repressione per essere efficace deve svilupparsi di conseguenza e a un livello adeguato, deve avanzare anche nei campi in cui siamo più indietro: quindi non solo iniziative di protesta e solidarietà con gli organismi e i compagni colpiti dalla repressione, ma anche denuncia degli infiltrati e delle spie, lotta contro la polizia politica e i suoi agenti pubblici e privati che schedano e controllano, uso delle risorse e delle conoscenze disponibili contro il controllo esercitato dalle forze dell’ordine sulla corrispondenza, sulle telefonate, su internet (come ha fatto ad esempio il (n)PCI mettendo a disposizione di tutti i compagni il programma TOR per navigare in internet al riparo delle interferenze e dei controlli polizieschi), campagne contro le schedature e la sorveglianza con videocamere, ecc.
In secondo luogo dobbiamo sviluppare più a fondo l’autocritica della concezione ideologica e politica, dell’atteggiamento e della condotta che hanno prodotto la nostra denuncia insufficiente e tardiva. Solo comprendendo appieno un errore è possibile non ripeterlo!
Nel comunicato di febbraio scrivevamo “dobbiamo rilevare la nostra ingenuità e la nostra ancora relativa inesperienza nel trattare queste questioni. Infatti siamo colpevoli di un ritardo notevole nel denunciare Cancello Battista e colpevoli di una denuncia debole, non propagandata adeguatamente, di Antonio Foglia”. Però ci siamo limitati a cercare di correggere l’errore fatto, senza indicare e attaccare la concezione o lo stato d’animo di cui l’errore concreto è il risultato, senza quindi fare quello che è indispensabile per evitare di commettere lo stesso errore o per non limitarsi di fare autocritiche-confessioni inutili e demoralizzanti.
Quali sono la concezione e gli atteggiamenti da cui derivano sia il ritardo nella denuncia sia l’insufficienza della denuncia una volta fatta?
Fondamentalmente la rassegnazione a prenderle dalla borghesia e la convinzione di non essere in grado di vincere singoli scontri, quindi la mancanza di iniziativa nella lotta. La mentalità di chi proclama certo la lotta contro la borghesia e resiste (il generale - e in questo sta il lato positivo), ma non dà battaglie, non predispone con iniziativa e creatività singole operazioni, non lega il generale (la lotta contro la borghesia) con il particolare (le singole battaglie, le singole operazioni). Un atteggiamento dogmatico e sterile: si è contro la borghesia e non si cede (questo è il lato positivo), ma non si sa cosa fare. Se si fa, si fanno iniziative standard, di routine, quelle che mobilitano “gli addetti ai lavori”, “i soliti militanti” (e li convincono ogni volta che sono pochi, senza seguito e senza presa, destinati a perdere). Si fanno iniziative che non individuano né indicano nel sistema della repressione le fessure, in cui l’iniziativa comunista e popolare può incunearsi e farsi valere con creatività ed efficacia, quindi mobilitare, animare, seminare iniziativa, divenire contagiosa, suscitare imitazione e slancio, raccogliere nuove forze. Insomma una difesa e una resistenza fino in fondo ma senza attacco, quindi votata alla sconfitta.
Fondamentalmente la soggezione alla spontaneità del movimento e il determinismo: come se lo sviluppo della lotta contro il programma comune della borghesia e per mettere fine al suo sistema marcio e assassino contro la borghesia e la vittoria di questa lotta non dipendessero da noi: dai comunisti, dai lavoratori avanzati, dagli organismi della resistenza popolare, ecc., ma dagli avvenimenti.
Sono queste le concezioni e gli atteggiamenti che, lo diciamo senza mezzi termini, dobbiamo e possiamo scrollarci di dosso fino in fondo!
Nel comunicato di febbraio, infine, abbiamo messo in evidenza il fatto che i due infiltrati Cancello e Foglia sono due relitti della società: un alcolizzato e tossicodipendente il primo e un malato psichiatrico il secondo. E’ stato giusto evidenziare questo aspetto per denunciare che gli organi della repressione (nel caso concreto DIGOS e SISDE) si sono serviti e si servono dell’abbrutimento, della disperazione e del malessere in cui la società borghese spinge e relega tanti individui per farne degli infiltrati e degli spioni, per usarli contro le masse popolari. Ma abbiamo sbagliato a mettere in primo piano questo aspetto comune dei due infiltrati. Perché? Per lo stesso motivo per cui il nostro Partito non si è basato sulla loro nota natura di malati psichiatrici o tossicodipendenti per escluderli da ogni collaborazione, per impedire loro di “partecipare alla rivoluzione”.
La borghesia emargina migliaia e milioni di proletari. Ne fa dei depressi, degli psicopatici, dei drogati, dei furfanti e degli emarginati sociali, dei “rifiuti della società”. Dobbiamo noi comunisti a priori impedire a questa parte della popolazione di partecipare alla rivoluzione? No. Essi hanno mille motivi per partecipare, solo partecipando alla rivoluzione guariranno, solo tramite la loro partecipazione alla rivoluzione vuotiamo la sacca di frustrazione, autodistruzione, abiezione di cui si servono le forze e gli organismi della repressione e della mobilitazione reazionaria delle masse popolari. Dobbiamo solo adottare misure particolari, corrispondenti alla loro particolare natura di “rifiuti della società”, particolarmente ricattabili, moralmente deboli, intellettualmente arretrati. L’errore che abbiamo commesso è che non abbiamo adottato misure adeguate, non le abbiamo messe a punto: nel comunicato di febbraio non lo abbiamo detto chiaramente come non abbiamo detto neanche che occorre farlo. Quindi la conclusione che legittimamente alcuni hanno tirato, e per cui ci hanno criticato, è che bisogna impedire ai “rifiuti della società” di partecipare alla rivoluzione, che noi comunisti siamo contro i “rifiuti della società”: mentre la mobilitazione che dobbiamo promuovere nelle masse popolari contro gli spioni e gli infiltrati è ben altra cosa dalla nostra lotta contro l’emarginazione sociale che l’ordinamento borghese genera.
Si tratta di migliorare e aumentare le nostre misure di vigilanza rivoluzionaria nei confronti di quelli che si avvicinano a noi e non sono abbastanza conosciuti, tanto più se sono individui ricattabili. Si tratta di imparare dall’esperienza del vecchio movimento comunista in questo campo (conversazioni, inchieste, verifiche, periodi di candidatura, autobiografie, ecc.) e toglierci di dosso il fango lasciato dallo sporco lavoro di diseducazione che anche in questo campo la sinistra borghese e i revisionisti hanno fatto e fanno da tempo (vedasi ad esempio la denigrazione della pratica delle autobiografie nel PCI e nella prima Internazionale Comunista sviluppata dalle teste d’uovo di Liberazione e del Manifesto tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008): questi signori nemmeno si chiedono perché il movimento comunista che essi denigrano ottenne tanti successi contro la borghesia, mentre la loro “opposizione”, così colta, educata, raffinata e perbene, lascia la borghesia libera di fare quello che sta facendo contro le masse popolari, genera disgregazione, sfiducia e impotenza tra i lavoratori e le masse (con i risultati che vediamo bene in questi giorni: la loro linea non ha portato ad altro se non dare fiato alla destra reazionaria).
Il primo passo in questa direzione è quello di elevare la nostra vigilanza rivoluzionaria, lo spirito di vigilanza e di lotta!
E’ con questo spirito autocritico che invitiamo tutte le organizzazioni politiche, sindacali e i sinceri democratici a smascherare le macchinazioni e le provocazioni della borghesia e dei suoi apparati e a contribuire a smascherare e denunciare spioni, provocatori e infiltrati al soldo della borghesia. Il Dossier sul Gruppo italo-francese sul terrorismo e le minacce gravi che abbiamo pubblicato (reperibile sul sito www.carc.it) va in questa direzione. Collaboriamo per far pagare un prezzo alto a quanti si fanno promotori ed esecutori di queste sporche operazioni!
Comunicato DN del 20.06.2008
Dom, 20/07/2008 - 14:20
Sommario: I Volsci infiltrati per 15 anni dal Sisde forse è il caso che qualcuno del collettivo parli per capire fino a che punto è facile fingersi rivoluzionari e fare l'infame Lui si chiama Marco Bernardini, lavorava per il Sisde ed è stato per quindici anni uno dei leader del colettivo di via dei Volsci.
Trovate tutto riportato nel libro di Emilio Randacio "Una vita da spia" edito da Bur, che racconta la storia di qiesto "agente segreto", arrestato per lo scandalo dei dossier Telecom Pirelli, dalle cui dichiarazioni ai magistrati è saltata fuori tutta la vicenda dei Tavaroli, della security di Telecom, e Cipriani, il titolare dell'agenzia investigativa che svolgeva il lavoro più sporco per Telecom, le migliaia di dossier che riportavano notizie che vanno da quante volte al giorno defecava Carlo De Benedetti fino alla vita privata dei dipendenti Telecom che l'azienda voleva licenziare.
Bernardini da metà degli anni '80 e fino a pochi anni fa è stato infiltrato per il Sisde prima nel collettivo di medicina del Policlinico e poi, con responsabilità sempre crescenti è diventato un dirigente dei Volsci attivo nel collettivo di sostegno ai prigionieri politici, fino a far parte dei nuclei con contatti più o meno legali con il movimento internazionale. Racconta anche di un corso di addestramento alla guerriglia svolto a Cuba insieme ad altri compagni dei Volsci, e di essere stato inviato in Nicaragua per il sostegno armato ai sandinisti.
Successivamente, spostato il suo raggio d'azione dall'america latina ai Balcani, ma sempre grazie alla fiducia incondizionata di cui godeva tra i "compagni" dei Volsci. Per raggiungere la ex Yugoslavia in guerra, sostiene Bernarrdini, che per anni ha fatto le rassegne stampa a Radio Onda Rossa ed ha avuto un ruolo importante anche nella radio, ha utilizzato anche la struttura di Amarc, la confederazione mondiale delle radio comunitarie per poter viagggiare accreditato come partecipante a una conferenza di amarc che si svolgeva in Bosnia, mentre in realtà cercava d'individuare, così riporta il libro, il nascondiglio di Mladic.
Ora: che, in un rapporto da uno a dieci, i componenti dei Volsci siano coglioni fino a centocinquanta lo sappiamo tutti. Sarebbe però interessante che qualcuno di questa simpatica confraternita che fa patti anche con i fascisti dei Roma Boys per fargli aprire un negozio a venti metri dal 32, ci raccontasse meglio la propria versione della storia.
Perchè questo Bernardini tutti i giorni per quindici anni ha incontrato persone e partecipato a riunioni, anche quelle più riservate. Non solo, aveva anche aperto, sempre a S.Lorenzo, un'agenzia di viaggi e di polizze assicurative per cui sono passati metà dei compagni di Roma.
Eppure, nessuno ha aperto mai bocca su questo "piccolo" incidente, nonostante la copertura di Bernardini sia caduta da oltre sette anni. Caduta perchè così hanno deciso i suoi superiori, non certo perchè quei coglioni dei Volsci si siano accorti di qualcosa.
Allora cari rivoluzionari, a qualcuno torna la memoria, vi ricordate chi era e cosa ha fatto questo Marco Bernardini oppure continuerete a comportarvi da omertosi, come un Berlusconi qualsiasi che nega anche l'evidenza?
Perchè sarebbe interessante capire, a memoria futura, come è possibile che una spia riesca a infiltrarsi mica per un giorno o per un mese ma per quindici lunghi anni dentro un collettivo rivoluzionario. O forse, vien da chiedersi, non era l'unica spia del collettivo, poteva stare tranquillo perchè qualcun altro all'interno del collettivo lo copriva essendo dei servizi egli stesso? Magari per par condicio ai vertici del collettivo c'è uno del sisde, uno del sismi e uno del cesis (Aise, Aisi e Dis, secondo la nuova legge sui servizi)?
Su compagnucci, dite la vostra che ho detto la mia.
Dom, 20/07/2008 - 13:31
CARLO GIULIANI
nostro compagno
Il diritto borghese non e’ il nostro terreno.
Genova per noi, il sussulto forte del 2001 e le sperimentazioni repressive dello stato borghese, la morte di Carlo, e poi il lento sfarinamento del media-movimento che non ha trovato la chiave della propria innervatura sociale, trasformandosi in contenitore di opinioni e lamentazioni su presunte “sospensioni della democrazia” o in sponda di piazza per esercitazioni istituzionali e “commissioni d’inchiesta”.
Ora che tutto si e’ compiuto ed il diritto borghese ha imposto la propria “legge uguale per tutti”, un movimento stordito, orfano e disertato dagli zombie della defunta sinistra di stato come dei catto-movimentisti, non riesce a muovere piu’ nulla, se non la rinseccolita rappresentazione di se stesso.
Non poteva che finire cosi’, per chi, mosso dall’utopistico “desiderio” di un altro mondo possibile si e’ fatto prima attraversare e poi fagocitare da politicanti e carrieristi di ogni tipo e colore.
I movimenti sociali, tutti, nascono, vivono e muoiono anche per loro intima consunzione.
Il guaio e’ quando non sedimentano nulla, come in troppi sciacalli vorrebbero.
Ma cosi’ non sara’!
Noi, che fiducia nello stato non ne abbiamo, siamo convinti che l’unico modo di ricordare degnamente giovani compagni assassinati, che l’unico modo di attualizzare i movimenti del passato, sia quello di non dimenticarne le idealita’ di fondo che li hanno mossi, portati in piazza, a scontrarsi con un mondo nemico.
E’ esattamente cio’ che faremo contro tutti i becchini possibili.
L’unica giustizia e’ quella proletaria!
comunisciolti.
Dom, 20/07/2008 - 11:48
Intervento di Marco Rizzo al V Congresso Nazionale del PdCI
Volevo ringraziare Diliberto per la compiutezza della sua relazione, ma sono anche invidioso del tempo che aveva a disposizione e che avrà nella replica conclusiva. Per questo motivo gli porrò anche alcuni quesiti. Il breve periodo che ci separa dall’Agosto vedrà compiersi i congressi dei partiti che ancora si definiscono Comunisti. Così come breve e rapida è stata la stagione che ha portato le classi dirigenti di questi due partiti dalla “sbornia” nuovista dell’Arcobaleno alla riscoperta per alcuni di nuove proposte di unità, per altri ad un comunismo “rifondato” o “costituente”.
L’impressione di chi ha seguito e partecipato ai congressi preparativi non può certo dirsi soddisfacente. Troppe volte è avvenuto quello che non doveva accadere sul tesseramento, sulle “truppe cammellate”, sulla faziosità, su regole dubbie comunque disapplicate, ma soprattutto sui veleni che distruggono la solidarietà tra compagni.
Forse questo è capitato più a Rifondazione che tra noi, ma certo non sono bei segnali.
Cosa è successo? Quattro mesi fa, solo 120 giorni fa, si vaticinava un risultato elettorale vicino dal 12 al 15 per cento, ora invece, non ci siamo praticamente più.
E certo quindi bisogna indagare, capire, riflettere. Il tempo è tiranno e quindi posso parlare di un solo caso, quello dell’operaio del Nord che ci ha abbandonato e che magari ha anche votato per la Lega.
E’ un caso che conosco da vicino perché, come sapete, mio padre era un operaio.
Cosa abbiamo dato ai lavoratori negli ultimi vent’anni in cui la sinistra comunista si è cimentata con la vicenda del governo? Abbiamo provato a resistere nei confronti di chi diceva che le idee erano finite, che non era più il tempo delle ideologie, poi gli abbiamo consegnato dei leader privi di qualunque passione, non faccio i nomi per non polemizzare, ma certo mio padre era sicuro che Secchia, Togliatti, Longo e Berlinguer quando tornavano la sera a casa pensavano ai suoi problemi. Oggi non è più così. Ed alla fine non vi è stata alcuna conquista in questo governismo, anzi ci sono state le leggi del centrosinistra a favore della precarietà, la truffa sul TFR, le pensioni ed il welfare. A questo punto, dopo tutto ciò, questo operaio si è rinchiuso nell’identità territoriale, nella fiscalità federalista e nella contrarietà al diverso, specie se aveva una pelle di un altro colore. Et voilà, il passaggio alla Lega era già cosa fatta!
Sarà per un misto di idealità e di testardaggine ma mi permetto ancora di insistere sul fatto che “non può finire così” e che è necessaria una base nuova di analisi e di proposte da mettere in campo.
Mai come oggi il mondo ed anche il nostro paese dimostrano l’ineguaglianza e la totale mancanza di tenuta e di prospettiva del sistema capitalistico, tra guerra, terrorismo e collasso ambientale. Una critica irriducibile a questo modello di società è non solo giusta ma è l’unica che può dare uno sbocco di sopravvivenza a questo pianeta.
Il comunismo come idea, pratica e forma sociale si può definire entro tale prospettiva.
In Italia la proletarizzazione avanzata della quasi totalità della popolazione si manifesta in contrapposizione ad una grande concentrazione di ricchezza nelle mani di pochissime persone. La precarizzazione ormai totale di ogni forma di lavoro (anche di quelli intellettuali) si alterna con l’ offensiva della politica degli scandali (l’ultimo quello del già socialista Ottaviano Del Turco), del privilegio per i potenti e di un arretramento complessivo dei diritti nel nostro paese.
Diciamo che i fattori oggettivi per una sacrosanta protesta ed una critica serrata al sistema ci sono tutti. Mancano i fattori soggettivi della politica. Serve un “filo rosso” che unisca e ridia forza e identità ad un mondo dei lavori, della disoccupazione e della precarietà che da solo non può farcela in quanto sempre più spezzato e articolato. Questo è il compito moderno e antico della politica di un vero partito di sinistra ed ancor più di un partito comunista.
Mettere in “comunicazione militante” le lotte, le ingiustizie, tutto “quello che non va”, in primo luogo contro le più vistose ed odiose situazioni di disparità.
Se quello che ho detto ha un fondamento, e sinceramente credo di sì, è necessario approfondire alcune questioni e avere, da Oliviero Diliberto appunto una sua risposta, un suo contributo nelle conclusioni.
Cominciamo dall’Europa, questa Europa che deve essere dei popoli, ma che sarà bene che cominciamo a dire è solo dei padroni, matrigna sui diritti e pessima sui temi sociali. Un Europa che arriva a consentire l’orario di lavoro sino a 65 ore settimanali, un vero massacro per i lavoratori! Possiamo cominciare a dire che siamo quindi contro l’Europa? Possiamo cominciare a dire che se gli Stati Uniti sono colonialisti, in quanto fanno le guerre e poi occupano gli Stati (vedi l’Afghanistan e l’Iraq), l’Europa è imperialista, nel senso che non fa le guerre ma che la penetrazione della sua borghesia è fatta di tecnologie, di capitali e di magari di una forza di intervento rapida?
E per tradurla in parole più semplici, se è giusto essere contro i governi degli USA, e quindi è giusto chiedere il ritiro delle truppe italiane dall’Afghanistan, possiamo anche dire che è altrettanto giusto chiedere il ritiro dei nostri soldati dal Libano, anche se questo può dispiacere a D’Alema?
E poi il quadro nazionale, che è quello che conta di più perché incide sulla viva carne della nostra gente.
La nascita del partito democratico ha cambiato questo quadro politico e Diliberto ha ragione quando dice che il partito di Berlusconi e quello di Veltroni sono simili ma non uguali. Certo Berlusconi è l’espressione massima della reazione, con dentro pure i fascisti, ma non pensiamo che i poteri forti non vedano nel Pd un ottimo alleato in quanto se Berlusconi si scontra col conflitto sociale, Veltroni lo vuole narcotizzare. E poi, vogliamo dirla tutta? Se il berlusconismo è una cultura, un modo per noi negativo di pensare e di agire, possiamo dire che il berlusconismo ha permeato fino al midollo il Pd, indifferentemente dal fatto che comandi Veltroni o D’Alema? E sapendo anche che questo non vale per gli elettori e per la base del partito, ma per la sua classe dirigente. Totalmente alternativi al Pd quindi, nella vicenda del governo del paese e pure nelle questioni locali. Con questo non voglio dire che a Pistoia, dove abbiamo il 10% e forse siamo davvero determinanti per costruire le politiche dentro la coalizione di centrosinistra dobbiamo mandare tutto a catafascio. Ma in larga parte del paese, a partire da luoghi simbolici come Bologna e Napoli, noi dobbiamo dire chiaramente che non ci alleeremo più con personaggi e con politiche come quelle di Cofferati o Bassolino, o chi per lui.
Sulla proposta politica: sono felice che sia stata archiviata la proposta pessima dell’Arcobaleno, frutto degli ultimi anni del disastroso governo Prodi. E’ bene perciò un processo unitario e costituente dei Comunisti. Questo è necessario, ma non sufficiente. Serve serenità e condivisione. C’è bisogno di tutti i Comunisti: quelli di Rifondazione, quelli del PdCI e i tanti che stanno fuori da tutti e due i partiti, organizzati o meno. Per questo non posso tacere sul grave errore che si è commesso a Bologna e a Napoli, dove coloro che più si erano distinti nella critica all’Arcobaleno, nella conservazione del simbolo, e poi ancora avevano criticato sia Cofferati che Bassolino, sono stati non solo messi in minoranza (questo può far parte della dialettica politica purchè si rispettino davvero le regole), ma sono stati completamente azzerati negli organismi dirigenti e nella composizione dei delegati a questo Congresso nazionale.
E’ pensabile che il nostro capo operaio alla Fiat di Pomigliano, Gerardo Giannone, non faccia parte nemmeno del Comitato federale di quella federazione e che dirigenti dalla decennale esperienza come Franco Specchio, Luigi Perna, Dolores Madaro ed altri abbiano subito la medesima sorte? E poi ancora, che il segretario uscente di Bologna e l’intero gruppo dirigente di quella federazione siano anch’essi scomparsi da qualunque direttivo? Mi pare un errore profondo che dovrà essere recuperato.
E poi sul lavoro, sul tema fondamentale del lavoro. Possiamo ricordare che dentro la Cgil si sta svolgendo una battaglia essenziale per i contenuti e la natura del sindacato stesso e che ora bisogna saper scegliere e che serve un orientamento chiaro a favore della sinistra di quel sindacato in totale opposizione ad Epifani, che oggi è espressione concreta della trasformazione completa della Cgil nel sindacato concertativo voluto dal Pd. Se questo è vero allora bisognerà, come si può dire, “orientare” e se serve anche criticare quei nostri compagni di partito che hanno votato assieme ad Epifani nel direttivo della Cgil sulla questione della contrattazione nazionale del lavoro.
E ancora sulla legge 30 e sulle leggi della precarietà dobbiamo costruire un movimento di massa e perché quindi non aderire alla proposta di referendum popolare per la loro abrogazione voluto dall’insieme del sindacalismo di base ed extraconfederale? Mi parrebbe giusto far votare un ordine del giorno di questo Congresso in tal proposito.
E per finire, sulla contingenza. Ha fatto bene Diliberto a dirci che per le elezioni europee ci sia un solo partito comunista con una sola falce e martello e, se posso comprendere Paolo Ferrero, che in vista del Congresso di Rifondazione deve essere cauto, non posso non dire che sbaglia quando dice di no a “fusioni a freddo” tra Comunisti. Anche perché arriviamo da un accordo come quello dell’Arcobaleno che non solo è stato deciso da un vertice di pochi ma, dal punto di vista politico, si potrebbe dire che è stato deciso in un freezer!
Diffido dell’idea di avere una linea che pensa alle elezioni come punto principale. Le elezioni e la presenza nelle istituzioni devono essere un punto rilevante ma non dirimente. Quello che conta è più un percorso di lungo periodo sociale, ideale e culturale per riconquistare la fiducia della nostra gente, del nostro popolo. Se noi parliamo a loro solo con l’obiettivo delle elezioni, non ci capiscono e alla fine, poi non ci votano. Dobbiamo evidentemente tornare ad essere forti, a poter contare nella società, e solo a quel punto potremo nuovamente cimentarci col problema del governo del paese anzi, da leninisti dovremmo pensare addirittura al problema del potere ma, dati i rapporti di forza presenti oggi, non vorrei che qualcuno fosse tentato di chiamare il 118, prendendomi troppo alla lettera.
Ma, ironia a parte, semmai tra qualche tempo dovessimo cimentarci di nuovo con maggioranze di governo, devo dire esplicitamente che i nostri ministri non dovrebbero essere più persone fisiche bensì solo obiettivi concreti.
Se dovessi parlare dell’oggi i miei ministri preferiti sarebbero l’abolizione della legge 30, l’abolizione della controriforma Moratti e via di seguito. Il mio assessore preferito, che ne so, alla regione Lombardia, si chiamerebbe “nuovo piano di sanità pubblica” per quella regione.
In sostanza, eventuali maggioranze di centro sinistra, di fronte a forti partiti comunisti potrebbero ricevere i voti per governare solo ed esclusivamente con progetti concreti, dalla parte del popolo e dei lavoratori, e non da quella di persone fisiche occupanti posti da ministro, sottosegretario, assessore o quant’altro.
Concludo dicendo che, se Oliviero Diliberto ha citato il compagno Amendola, grande dirigente comunista quando c’era un PCI con un ben diverso peso nella società ed oltre il 30% dei voti e quando c’era ancora l’Unione Sovietica, oggi la situazione è invece ben diversa e più complicata. In tal senso mi sembra più utile, e lo faccio con immodestia, citare Gramsci: siamo di fronte a 5, 10, 15 anni di dura opposizione politica e sociale, e non possiamo costruire un Partito comunista solo abituato al governo. Dobbiamo predisporre un Partito con una direzione collettiva, un Partito di dirigenti, di quadri, di militanti predisposti mentalmente e capaci praticamente a costruire lotte, vertenze e movimenti nella società. Dobbiamo dimostrare alla nostra gente, al nuovo proletariato, l’utilità sociale della presenza del Partito Comunista.
Ci hanno chiesto di essere una sinistra buona. Voglio rispondere a Veltroni, D’Alema, Rutelli, Vendola e quanti altri, che noi lavoreremo solo per una sinistra vera, e quindi anticapitalista, antiliberista ed antimperialista, ed in più vorrei ricordare che lavoreremo avendo come obiettivo una società di liberi ed eguali. Lavoreremo cioè per il comunismo!
http://www.ilbriganterosso.info/dblog/articolo.asp?art...
Dom, 20/07/2008 - 10:14
autore: Roberto Malini - Gruppo EveryOne Sommario: Due bambine di etnia Rom affogano a Napoli in una cornice di razzismo e incubo Due bambine di etnia Rom muoiono affogate a Napoli. Davanti ai loro cadaveri, la gente continua a prendere il sole, divertirsi e fare il bagno
di Roberto Malini - Gruppo EveryOne
Napoli, 19 luglio - Due bambine di etnia Rom sono morte a Napoli, nelle acque antistanti la spiaggia di Torregaveta, sul litorale flegreo. La cronaca riferisce la tragedia in base alle testimonianze: un incidente. Quattro bambine, tutte Rom, di età compresa fra gli 11 e i 13, stavano chiedendo l'elemosina ai bagnanti, quando, improvvisamente, hanno deciso di tuffarsi in mare. Non sapevano nuotare, le onde erano alte e sono annegate, di fronte a più di settanta bagnanti. Nessuno ha soccorso le ragazzine, mentre il personale del 118, accorso sul posto, avrebbe salvato due di loro e recuperato i cadaveri delle altre. Le bambine provenivano dal campo "nomadi" di Secondigliano. La dinamica dei fatti - come riportata dalle cronache - non convince. Non convince il fatto che quattro ragazzine che non sanno nuotare si gettino vestite nel mare mosso (che poi così in burrasca non era, visto che molte persone, fra cui diversi bambini, si bagnavano contemporaneamente a loro). Non convince il fatto che quattro ragazzine si immergano fra le onde davanti a decine di persone, rinunciando al loro tradizionale pudore. Non convince il fatto che, in un clima ostile verso i Rom, abbiano interrotto l'elemosina per dedicarsi a un'attività gioiosa e spensierata, senza temere il giudizio di chi stava intorno a loro. Ci risulta che numerosi bagnanti abbiano filmato con i videocelulari la tragedia e che le forze dell'ordine abbiano acquisito alcuni di quei filmati. Abbiamo chiesto alle autorità di visionarli e di incontrare le due bambine sopravvissute, per far luce su un caso che presenta lati oscuri. Ma l'aspetto più allucinante dell'evento - e questo può essere verificato da tutti, visto che foto e video dei momenti successivi al recupero dei corpicini sono stati pubblicati sui giornali e trasmessi in tv - è l'atteggiamento dei bagnanti. Di fronte ai cadaveri delle due bambine, nessuno sembra scomporsi: continuano a fare il bagno, a prendere il sole, a sorseggiare bibite, a conversare. Sono scene assolutamete irreali, crudeli, sintomatiche di come il razzismo abbia trasformato gli italiani in un popolo disumano, educato dalla propganda a considerare i Rom alla stregua di animali, verso cui non è opportuno spendere neanche sentimenti di pietà e dolore. I corpicini di due bambine uccise dal mare e dall'odio razziale sono lì, sulla spiaggia, davanti a decine di occhi, ma nessuno sembra rendersi conto di quanto è accaduto. Ci si continua a godere il tepore del sole e la piacevolezza delle onde marine. Due meduse, due pesci morti sono adagiati - immobili - sul bagnasciuga. "I Rom sono solo una piaga," dicono i governanti, le autorità, i giornalisti. Quello che è accaduto davanti alla spiaggia di Torregaveta non merita una lacrima, non merita una preghiera. Sulla sabbia, due stelle marine.
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Gruppo EveryOne
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Dom, 20/07/2008 - 02:26
Sommario: Ciao Ivan, ti abbiamo voluto bene LUTTO A "LIBERAZIONE", MORTO IVAN BONFANTI
Lutto nella redazione del quotidiano 'Liberazione': e' morto improvvisamente, all'eta' di 37 anni, il giornalista Ivan Bonfanti che, si spiega in una nota del quotidiano, oggi si trovava a Vienna per una visita privata. A "Liberazione" Bonfanti dirigeva il servizio Esteri e curava la pagina della Sinistra europea. Tutta la redazione del quotidiano si stringe attorno alla famiglia e alla collega Laura Eduati.
Dom, 20/07/2008 - 01:22
Delle “donne in lutto” napoletane, il 19 luglio, hanno manifestato sfilando in silenzio e con grandi cartelli di protesta, da piazza Dante a Piazza Plebiscito ma un grande schieramento di polizia ha impedito che il corteo potesse proseguire nella seconda piazza. La mediazione raggiunta, via cartelli e megafono, non ha portato le donne a raggiungere l’entrata della stessa e impedito l’accesso, allora si sono stese in terra, con una rosa bianca sul petto:una di loro ha preso la parola ed ha parlato ai tanti curiosi presenti spiegando le ragioni della loro lotta. Già il giorno precedente, in più di 100 donne, vestite di nero avevano sfilato al presidio militare della cava di Chiaiano scelta come futura discarica.Solo il giorno prima, un gruppo di persone che protestavano contro gli abusi sessuali commessi dai preti cattolici in Australia, sono state allontanate dalla polizia dalla cattedrale di St. Mary dove si trovava papa Benedetto XVI per le celebrazioni della Giornata Mondiale della Gioventù. Esponevano striscioni con su scritto ''Giu' le mani dai nostri bambini'' e facevano parte di ''Broken Rites'', un'associazione nata a tutela delle vittime degli stupri, costituitasi nel 1992 e che aprì , nel 1993, un numero verde per le vittime , formata da personale volontario , esso stesso sopravvissuto ad abusi sessuali perpetrati al 90% nella Chiesa Cattolica ma anche in parte da altre chiese, come quella Anglicana e la Uniting Chiesa. Tornando all'Ambiente italiano, venerdì 18 luglio, appare in rete una lettera di Alex Zanotelli, titolandola " Lettera agli amici è al colmo la feccia " che analizza con la solita passione del missionario, la vergognosa e devastante situazione politica e di salute della terra campana, dove lui adesso vive e da dove chiama alla resistenza. Gli risponde Alfonso Navarra con una lettera "Fuori la chiesa dal business rifiuti" e il carteggio trova un piccolo spazio virtuale. Ma ecco che "esplode" sul Blog di Beppe Grillo un titolo Napoli - Korogocho. Curiosa la faccenda: la lettera ricevuta da Alex Zanotelli, definito dal Grillo nazionale una scheggia del cuore di Cristo, è quasi una fotocopia della prima ma manca, guarda un po', un brano ad esempio che diceva:"Ci devo essere come prete, come missionario. Se lotto contro l’aborto e l’eutanasia, devo esserci nella lotta su tutto questo che costituisce una grande minaccia alla salute dei cittadini campani. Il decreto Berlusconi straccia il diritto alla salute dei cittadini Campani". Già, un altro "stralcio" : ad opera di chi?
Televedenti, a milioni, hanno appreso che Benedetto XVI in Australia ha con forza ribadito a migliaia di giovani: "Chiedo a tutti voi di sostenere e assistere i vostri vescovi e di collaborare con loro per combattere questo male (la pedofilia clericale n.d.r.) . Le vittime devono ricevere compassione e cura e i responsabili di questi mali devono essere portati davanti alla giustizia...è una priorità urgente quella di promuovere un ambiente più sicuro e più sano, specialmente per i giovani". Berlusconi, in tema di Ambiente sicuro e ripulito, buca altrettanto gli schermi e annuncia trionfante dalla Cnn:"Le strade e le piazze di Napoli e della Campania sono finalmente tornate ad essere ciò che avrebbero sempre dovuto essere: quelle di città occidentali, quindi di città pulite e civili.Lo stato è ritornato ad essere quel che deve essere: è tornato ad imporre la legalità". Gli fa eco il sottosegretario Guido Bertolaso, che pone l'accento sull'importanza della raccolta differenziata: "Riciclare: è questa la cultura che dobbiamo diffondere ora tra la popolazione".
Peccato che, con "impatto sull'ambiente", è stata sequestrata a Siracusa una discarica di 20mila metri quadri, usata per lo smaltimento abusivo di rifiuti speciali e collocata nei pressi delle mura Dionigiane, area sottoposta a vincolo paesaggistico e archeologico. Un'altra discarica abusiva di 25 mila metri quadri è stata scoperta e sequestrata a Pantelleria dove erano raccolti rifiuti speciali pericolosi tra cui amianto in fibre libere, auto, accumulatori al piombo e contenitori per gas. Ventisette sono stati gli interventi dei vigili del fuoco per cassonetti e discariche abusive in fiamme tutta la notte in provincia di Palermo. Sono stati segnalati sessantacinque lavoratori in nero, 17 datori di lavoro , 10 evasori totali, 34 denunciati per reati fiscali e oltre 6 milioni di euro evasi nel trapanese. A Roma resta in carcere don Ruggero Conti, l'ex parroco 55enne della Nativita' di Maria Santissima in via Selva Candida, arrestato il 30 giugno scorso per violenza sessuale aggravata e continuata per aver abusato di almeno sette bambini negli ultimi dieci anni tra il '98 e il marzo scorso. Si potrebbe continuare con questi tristissimi "ricicli" ma può riconsolarci la notizia che nel sudovest della Cina, due contadini sono stati uccisi dalla polizia nel corso di violenti scontri scoppiati per una rivolta di 400 agricoltori contro una ditta locale che produce caucciù. La Chiesa cattolica sta lavorando però come il nostro Governo anche per loro, pur se non assisterà, se non con qualche delegazione missionaria, ai prossimi Giochi. A salvaguardia dell'ambiente e del riciclo è stato fatto invece un' eccezionale ritrovamento con cattura e consegna alla giustizia, questo non accompagnato da vergogna, indignazione, compassione o cura spirituale di sorta: è un calamaro, la più gigante piovra mai catturata in Australia, 248 chili per 12 metri di lunghezza. Gli scienziati dell'acquario di Melbourne hanno reso pubblica la sua autopsia: una femmina di un'età compresa tra i 6 e i 10 anni., vive a mille metri di profondità, ha denti acuminati e tre cuori. Come dire una e trina: Benedetta sia l'Informazione...
Doriana Goracci
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