Gender
Ven, 04/07/2008 - 15:15
Pia Covre: «Se vogliono i soldi delle prostitute devono cambiare la legge Merlin»
ROMA (23 giugno) - La prostituta uruguaiana di Parma che rifiuta di pagare le tasse «ha ragione e deve fare ricorso». Lo afferma Pia Covre, segretaria del Comitato per i diritti civili delle prostitute, secondo la quale l'Agenzia delle entrate è fuori regola perché la legge Merlin vieta lo sfruttamento della prostituzione da parte dello Stato o di altri.
La leader storica dei diritti delle prostitute ammette che la legislazione italiana in materia soffre di qualche ambiguità: la legge Bersani-Visco, infatti, consente di tassare i redditi derivanti da proventi illeciti, ma «la prostituzione non è illegale», sottolinea Covre. Quello di Parma non è l'unico caso: «Ci sono altre donne a cui è successa la stessa cosa, e i nostri legali le stanno aiutando a fare ricorso. Vediamo che esito avranno questi ricorsi, e poi decideremo se denunciare l'Agenzia delle entrate per sfruttamento della prostituzione. C'è anche una sentenza della Cassazione che afferma che le prostitute non devono pagare le tasse. Se vogliono i soldi delle prostitute devono cambiare la legge Merlin».
Dom, 08/06/2008 - 19:03
Sommario: Gay pride: striscione a san pietro contro il divieto di maifestare a piazza san giovanni Una quindicina di attivisti di un'organizzazione anticlericale, «Facciamobreccia», è stato condotto al posto di polizia presso il Vaticano dopo che hanno srotolato un striscione inneggiante al Gay Pride. Lo ha riferito un attivista in contatto col gruppo che comprende anche Ornella De Zordo, un consigliere comunale di Firenze. Verso le 19,30, mentre nella capitale il corteo dell'orgoglio omosessuale Gay Pride si era da poco concentrato in piazza Navona, il gruppo ha srotolato lo striscione con la scritta «San Giovanni negato, Vaticano occupato». Il riferimento era al divieto a concludere il corteo a Piazza San Giovanni in Laterano, tradizionale meta delle edizioni passate del Gay Pride ma quest'anno negata dalle autorità per la concomitanza di un convegno dell'università Pontificia seguito da un concerto sacro nella basilica omonima. Sono stati rilasciati alle 21 30 i 13 attivisti No Vat che poco dopo le 19 erano stati fermati dalle forze dell'ordine per aver srotolato due striscioni in piazza San Pietro. A darne notizia, uno dei fermati, Graziella Bertozzo. «Ci hanno rilasciati proprio adesso - ha detto - notificandoci l'accusa di manifestazione non autorizzata e ci hanno fatto firmare il verbale di sequestro degli striscioni. Siamo comunque soddisfatti perché abbiamo dimostrato che contro la repressione si può reagire con coraggio e pacificamente». Poco dopo il fermo degli attivisti, un corteo spontaneo formato in gran parte da giovani dei centri sociali è partito alla volta di San Pietro e poi, una volta ricevuta la notizia del rilascio, si è sciolto.
La stessa De Zordo ha confermato l'episodio precisando di essere stata trattenuta al posto di polizia assieme agli altri attivisti per «circa un'ora e mezza». Il consigliere, contattato per telefono, ha sottolineato che è stata loro preannunciata una denuncia per «manifestazione non autorizzata»: una misura che la De Zordo considera esagerata dato che si sarebbe trattato soltanto di un' «azione non-violenta» durata «solo tre minuti». Lo striscione, ha aggiunto, è stato subito abbassato e si è anche evitato che altri manifestanti confluissero sulla piazza, proprio per evitare problemi maggiori. «Hanno alzato il tono», è stato un commento del consigliere riferito all'intervento della polizia contro il gruppetto manifestanti e la denuncia su cui i loro manifestanti «apriranno un contenzioso».
Ascolta la corrispondenza di Radiondarossa.
Ven, 06/06/2008 - 19:19
autore: collettivo autonomo-libertario "Liberidiamare", Corrispondenze Metropolitane, Vomito Arcobaleno Sommario: E' un comunicato per il pride di Roma di domani. L'obiettivo è quello di lanciare una lotta per la libertà sessuale basata su un principio libertario e non statalista. Contro una “normalità” imposta, per la libertà sessuale.
La cronaca recente racconta di aggressioni neofasciste ai danni di soggetti “diversi”: rom, immigrati, gay, transgender, comunisti, anarchici o presunti tali. Nello specifico della discriminazione sessuale, ricordiamo l’attacco contro la sede del circolo “Mario Mieli” e le continue minacce ed aggressioni a luoghi e persone legate al mondo lgbtq. Pensiamo che questi episodi siano sintomo del ritorno di un violento clima oscurantista, che non è oggetto di condanne decise da parte delle istituzioni e che si accompagna al silenzio vaticano. Le reazioni deboli e i silenzi consolidano, nella percezione comune, il miraggio di una normalità stabile e sicura, in un epoca di precarietà diffusa: dalle condizioni della vita quotidiana, alle crisi economiche, passando per tutte le instabilità di ogni giorno. Il difforme è aggredito: non è una novità. Ma se nella cronaca si registrano violenze razziste, pensiamo che esse non siano scindibili da ciò che accade quotidianamente nei “Palazzi”. L’immaginario di chi ne vive fuori subisce i giochi messi in atto nelle varie postazioni dell’élite: il racconto di una storia “ufficiale” ne è un esempio. La mancata denuncia, unita alla strumentalizzazione e alla storpiatura mediatica, si accompagna a una storiografia ufficiale che insabbia le persecuzioni di minoranze scomode in epoca nazi- fascista: gli omosessuali come i rom. Le violenze ad opera delle “ronde” di “onesti” cittadini si ripetono, nutrite dall’indifferenza e dalla ricerca del capro espiatorio.
Il Vaticano, approfittando del vuoto di contenuti politici nel panorama parlamentare, si pone come garante reazionario di una delle istituzioni sociali più oppressive: la famiglia tradizionale, veicolo di valori retrivi come quelli patriarcali e della norma eterosessuale. Oggi la difesa della famiglia ha come sua causa “inconfessata” anche la necessità di trovare un ammortizzatore sociale in una fase di smantellamento del welfare. La famiglia assicura, infatti, il mantenimento dei figli con un impiego precario o disoccupati. Non a caso la cattolica del PD Rosy Bindi ha difeso la famiglia proprio per la sua funzione sostitutiva rispetto al Welfare State. D’altro canto, basta sfogliare l’ “Avvenire” per rendersi conto che i vescovi si pongono su una linea di apologia del liberismo economico. Quella stessa Chiesa Cattolica che nega ogni forma di autodeterminazione, condannando sia il diritto della donna di vivere la maternità come una libera scelta sia il desiderio sessuale non finalizzato alla procreazione. Quella stessa Chiesa Cattolica che tiene al laccio tutto l’attuale panorama delle forze politiche parlamentari. Se la subordinazione del centro-destra è più che evidente, il centro-sinistra da poco sconfitto non ha fatto di meglio. I vari progetti moderati sulle unioni civili del centro- sinistra, sono stati progressivamente abbandonati. Non è stata da meno la giunta comunale veltroniana, quando ha bocciato la proposta di legittimare giuridicamente le coppie di fatto. Ma non ci convince neanche la prospettiva di chi rivendica la laicità dello Stato, facendo magari dei diritti civili il massimo obiettivo. Non pensiamo che lo Stato possa farsi garante della libertà, poiché resta una macchina autoritaria per il governo, il disciplinamento e il controllo degli individui. Una macchina esterna ai desideri e ai bisogni di ciascuno, che oggi si avvia verso una sempre maggiore separazione ed autonomizzazione dalle forze sociali e dagli individui. Ne sono un esempio le lotte territoriali in cui la popolazione insorge contro istituzioni che seguono interessi propri, diversi da quelli della popolazione stessa. Inoltre una lotta che si ferma alla rivendicazione dei diritti civili non cancella la discriminazione reale nella società. Non sconfigge il pregiudizio e, se da un lato, garantisce sicurezze giuridiche per la coppia, dall’altro non è capace di cambiare la percezione collettiva della sessualità nella direzione di un desiderio libero. Un desiderio libero dalle etichette, dalle identità, dai ruoli sessuali imposti dallo Stato, dalla Chiesa, dalle morali, dalla falsa tolleranza dell’industria consumistica. La falsa tolleranza che fa delle identità sessuali un “target” della produzione di merci, di fatto creando un ghetto in cui è riprodotta la percezione di lesbiche, gay, transgender, transessuali, bisessuali come “non conformi”. Come abbiamo già sostenuto in un comunicato firmato col Gruppo anarchico Carlo Cafiero di Roma, con la nostra partecipazione a questa manifestazione, che rivendica l’orgoglio di una diversità vissuta come pratica libera dei propri desideri, vogliamo contribuire al rilancio di una lotta autorganizzata in materia di libertà sessuale. Questa è un’ esigenza imprescindibile affinché ognuno possa riprendere in mano la propria vita. Tutto ciò per rompere con una rappresentanza politica fallita, che diverse realtà lgbtq hanno voluto rilanciare appoggiando il candidato sindaco Rutelli e il candidato alla provincia Zingaretti durante l’ultima campagna elettorale. La rappresentanza fallita di un Partito Democratico che punta al consenso del Vaticano e di una sinistra alternativa completamente impotente e imbrigliata nel rappresentare le istanze della base. E’ necessario riprendere una lotta senza mediazioni istituzionali, che faccia emergere la necessità di un’ alternativa radicale. E’ necessario uscire dalla chiusura nella propria sfera privata, e rilanciare una lotta dal basso. Perché la libertà di ognuno è la condizione per la libertà di tutti.
Collettivo autonomo- libertario “Liberidiamare”
Corrispondenze Metropolitane – Collettivo di controinformazione e d’inchiesta
Vomito Arcobaleno
Ven, 06/06/2008 - 01:34
Coltiva complessità, libera desideri...tutt@ al Roma Pride 08
Da anni a Roma assistiamo all'intensificarsi di un clima di
intolleranza, di razzismo e di omofobia. Le cronache degli ultimi
giorni hanno portato al centro dell'attenzione mediatica diversi atti
di aggressione contro migranti, trans, gay, lesbiche.
Responsabile di questo clima è la campagna per la sicurezza che ha
visto il governo Prodi e il governo Berlusconi alimentare una vera e
propria strategia della paura, utile a orientare l’insicurezza
sociale verso l’odio per le differenze.
La sicurezza diventa così strumento di normalizzazione contro le
libertà di tutti e tutte.
Nel momento in cui vengono limitati luoghi e momenti di espressione,
i centri sociali e chi da sempre in questa città libera spazi e
coltiva le complessità, vedono nell'appuntamento del Pride romano del
7 giugno un momento centrale per il rilancio di una rete per il
dissenso che declina il concetto di sicurezza in altri termini, che
costruisce un immaginario ribelle e desiderante.
Ci sentiremo realmente sicure e sicuri quando potremo vivere
liberamente la nostra sessualità, amare chi vogliamo ed esprimere le
nostre idee, provenire/vivere da/in qualsiasi paese del mondo, avere
una vita degna di essere vissuta, avere una casa e non un posto
letto, finalmente libere e liberi da palazzinari, padroni, sciacalli
e narcomafie.
Per questo ci vedrete urlare e ballare nelle strade con tutta la
passione del divenire molteplice, liberare spazi e tempi per
sviluppare e vivere i nostri desideri, per stravolgere la falsa
sicurezza, per coltivare la complessità.
Appuntamento >> sabato 7 giugno 2008, ore 16 Piazza della Repubblica
Iostoqueer, Strike SpA, csoa Forte Prenestino, csa La Torre, Loa Acrobax, c.s.t.Decolliamo, Coordinamento cittadino di lotta per la casa, Rialto, Esc, Angelo Mai, csoa La Strada, Impronte-Rete per la libertà di movimento, csoa Sans Papier, Ex Snia, Horus Occupato.
Gio, 05/06/2008 - 23:54
Sommario: * El Libertario published in its 51st edition (Venezuela, Novermber - Dicember 2007) a text compilation that expresses important aspects of what anarchism proposes may be done to face the growing problem of gender violence. This society bases itself on a sexual hierarchy that socializes women in fear, consent, obedience, adaptation-resignation and total surrender to others. The assumption of this submission has devastating effects on our self esteem, and makes us blame ourselves for the discomfort and the frustration that we feel in our lives. Whether we assume these roles or we fight against them, we feel guilty, and that’s were the trick is. This feeling provokes certain attitudes of passivity and victimization that blocks our rage, so necessary for change. The obedience to some forced roles lead to failure.
To fight against this obedience that kills our autonomy, alienates and forbids us to defend ourselves at the same time it favors the established social order, we propose the feminist self-defense which consists of the following:
- To be aware of how fear and submission has built up in our lives will let us build our confidence, physical and emotional self-esteem, and the security us women have, both collectively and personally, to face a system that ignores and submits our lives to patriarchal and capitalist interests. By “physical self-esteem” we mean the recovery and application of the tools our bodies supply us through work out (constant or specific), that will let us to respond to an attack when this one suggests a threat to our physical integrity. This self-esteem generates the confidence and security in ourselves that will allow us to be calm, situate ourselves and decide with clarity how to react to a situation in the best possible way, because it’s not always necessary to have physical confrontation. Besides, this will provide us with the emotional comfort to break the established physical barriers.
- To adopt an attitude that prevents, protects and allows an answer to violence. To acknowledge fear and accept it, liberates anger and prepares us for action. Therefore we claim for rebelliousness as the mechanism of protection and action necessary to step up against anything that threatens us.
- Mutual support. We cannot trust or rely that the institutions (judges, police officers, soldiers, politicians…) will resolve patriarchal violence because they are the ones that practice it, need it and legitimize it. The moral and legal authority blames the victim (rape, harassment, abuse…), criminalizes liberties (abortion…) and forbids freedom in our own lives. From personal and collective conscience as women in this society, we want to overcome individualism and develop mutual support as a way to relate to one another. Because we look for ways that offer a more efficient resistance, as well as a creative organization of or intense realities.
- Feminist, distinguishing it from the feminine self-defense that limits itself to self-defense without affronting or questioning the cause of such violence.
Against patriarchal terrorism… Feminist self-defense!!!
[This was extracted from Spanish publication MUJERES PREOKUPANDO, Valencia, 2004]
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º Ideas you can use when you’re walking alone in the streets or find yourself in any situation that makes you feel insecure or threatened:
You can always carry any self-defense object such as PEPPER SPRAY. When this Spray is applied over the eyes, it causes momentary blindness. It’s sold in a variety of laces, and it usually comes in a spray bottle so small it easily fits your pocket and it has a security button that controls whether the gas can be sprayed or not. The spray is very effective but it can be very dangerous if it is not used with the necessary precautions for its effective use. Never use the pepper spray indoors or when the wind blows against you, because the gas expands 10 feet around and it can harm you. When you’re going to apply it, fully extend your arm so you reach close to the aggressor’s eyes and move away from the place. If you have to remain there, use a handkerchief to cover your nose and mouth so you don’t inhale the gas. Do not show it, pull it out just when you’re sure you’ll use the spray it, because the aggressor might use it against you if he notices you’re carrying one. If you plan on advising someone about the use of pepper spray never forget to mention this information.
With a STICK or an EMPTY BOTTLE in hand, angry drivers and pedestrians fear for their security and their car’s, because they can suppose you’re drunk.
Ride a BIKE. Riding a bike gives us a sense of autonomy and because it doesn’t pollute the air it provides us with good health. Besides, there’s a huge difference between going through a place alone at night walking and in a bike. You can always go by places you feel are insecure faster when you’re riding a bike.
KEYS. If you have to hit the aggressor, hold the keys with you closed fist and place one of them between the middle finger and the ring finger so that it sticks out.
SCREAMING. Don’t ever be embarrassed to ridicule your aggressor exposing him in public and making people notice that he’s bothering you.
SCREAMING, FIRE! If we ask for help common sense is very cruel to women y usually we don’t receive any help. Fire generally awakes more curiosity en people and the fear of some of their property burning makes them react and help quicker.
If you find yourself in an abuse situation in a car that’s running KEP YOUR WINDOW A LITTLE OPEN. When facing any violent situation you can open the glove box in front of the front seat and take all the legal documents and threaten to throw them out of the car. You can also use these documents as a source of information about your aggressor so you can denounce hem. Another place where these papers are usually kept s in the back of the seat mirror of the front seat and in the pocket on the driver’s door.
If you plan to hitchhiking, never go out with a pocket knife under your sleeve, which the police could easily assume to be part of camping equipment.
MAKE UP AN STD. when the aggressor begins to talk to you about sex and becomes persistent and insinuating about it, you can tell him that since you got ill you do not have sexual intercourse with anyone, and probably, because of prejudices, ignorance and social exclusion towards people who have STD’s, the aggressor will no longer talk to you about that subject, and will be afraid to touch you.
º To different kinds or aggressions, different reactions.
If you know the attacker:
-Say NO!
-Don’t stay still or silent while you’re being abused. If you can’t do anything because you’re afraid of being hit o simply because something inside paralyzes you, at least be aware of what’s happening to you.
-Don’t shut. Even if it’s crying, make the aggressor know what’s on your mind, that what he’s doing to you is wrong.
-Find someone to talk to that you trust. You are not guilty or have any responsibility. You did not provoke what’s going on, the abuser should be the one who feels guilt and shame.
Nobody deserves to be abused of.
-There is no motive that justifies the aggressor actions.
-Silence or trying to forget that you were abused, are not a solution. On the contrary, not bringing the pain, guilt, shame and anger out of your body and mind will only get you sick.
-Don’t think this will be the last time, don’t give your aggressor another opportunity. Violence is a form of communication that once it begins to be used, will not stop. So give it up as a way to communicate yourself.
If you do not know the aggressor and your in public:
-Screaming fire (in most cases asking for help is not useful, so instead screaming fire will awake more fear and curiosity in people that are nearby. This was explained further in the beginning of the text).
-You can always ring the bells of houses around you, go inside nearby stores or pretend that you know someone that’s walking by at that moment by saying hello or simply beginning a conversation.
-if your not left with any other option but to punch who’s attacking you, try to aim for areas n the body that hurt a lot, or won’t let him/her move and may even provoke fainting. These places are:
- The testicles (kicking them with your foot, knee or simply punching them)
- The eyes (stabbing something in them…)
- The Adam’s apple (punching it, hitting it with your elbow, or pushing it inside with your fingers.)
- The ears (hitting with both your fists at the same time, biting them…)
- The Nose (punching it upwards, biting it, stabbing it with some object or simply shoving something up…)
If you feel that you’re being harmed, any reaction is valid. From running, screaming, and punching to even intoxicating the person that’s molesting you. Choose the way that’s more effective and suitable for you. Be conscious that violence can carry itself to extremes that your life or the other person’s life is in danger.
[Taken from the Self-defense for women brochure, available (in Spanish) at El Libertario’s text section at the website www.nodo50.org/ellibertario]
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º What’s Wen-Do?
It’s a self-defense method for women, that developed initially during the 1960’s and 1970’s by Anne and Ned Paige, a couple for Toronto, Canada, that using their skills on a variety of martial arts, and outraged by the case of a neighbor that was raped and then killed, decided to organize a program that would consist of many easy techniques that women could in an effective way and without using too much strength or physical ability. It’s important to state that even though Wen-Do based its concept on a group of martial arts, it is not consider a martial art itself.
Wen-Do provides a group of physical skills that will allow women to defend themselves from any possible aggression, focusing on scenarios in which women are usually the victims, such as rape and domestic violence. The training period implies a process in which women will understand the causes of sexist violence in contemporary society, share experiences, strengthen their self-esteem and find the strength that lies within them.
It’s basically a method that has become a reference for feminists in Canada and Europe, as well as an expanding one around the world. In Latin America, there are groups in Argentina and Brazil, and also in Spain, that encourage women to practice Wen-Do, as well as promoting conversations and debates about its role in matters concerning violence against women. For more information about this topic (in English), go to the website www.wendo.ca/pages/home.htm
www.nodo50.org/ellibertario - ellibertario@nodo50.org
Mer, 04/06/2008 - 10:39
Le cronache degli ultimi giorni hanno riportato al centro dell'attenzione mediatica i diversi atti di aggressione susseguitisi nella Capitale. Uno dei motivi principali per cui tutto questo avviene è il generale stato di terrore prodotto da una politica istituzionale che dimentica la sua funzione di garante di bisogni primari, come casa lavoro e salute e che, invece, veicola questo malessere generalizzato nella segregazione e repressione delle diversità e delle minoranze. Nel momento in cui vengono limitati luoghi e momenti di espressione, chi in questa città da sempre cerca di liberare spazi e coltivare le complessità vede nell'appuntamento del Pride romano del 7 giugno un momento centrale per il rilancio di una rete per il dissenso che declina il concetto di sicurezza in altri termini. Ci sentiremo realmente sicure e sicuri quando potremo liberamente vivere la nostra sessualità, amare chi vogliamo ed esprimere le nostre idee, lavorare in sicurezza, provenire/vivere da/in qualsiasi paese del mondo, avere una vita degna di essere vissuta, avere una casa e non un posto letto, finalmente libere e liberi da palazzinari, sciacalli e narcomafie. Fino a quando tutto questo non succederà ci vedrete urlare nelle piazze, riprenderci i nostri spazi e perseguire sempre i nostri desideri.
IOSTOQUEER presenta:
POP!
Post Pride Off Party
l'autentico Pride Party della capitale ( all'aperto )
Sabato 7 giugno 2008
@
csa LaTORRE
Via Bertero 13, Casal de'Pazzi, Roma
Dopo il Galà di Giocoleria
dalle ore 01.00 fino alle 05.00
electronic DJset
COMPUTER BLUE
CAVO vs L3K
LUSKY DJ
DATABHI
Queer Vjset
Q&Madlen (Carni Scelte)
Vivel
Rednikita
plus...
IoStoQueer performances & games...
sottoscrizione 3 euro
Info_line – (+39)06.82.28.69
Info_mail – latorre@ecn.org
Info web – www.csalatorre.net
Info place – via Bertero 13, Casal de' Pazzi, Roma
Il Centro Sociale Autogestito La Torre si trova nel quartiere di Casal De' Pazzi tra Ponte Mammolo, Talenti e Montesacro, a metà strada fra la Via Nomentana e la Via Tiburtina. A via Bertero 13 troverete una sbarra, salite il sentiero e siete arrivati/e
Ven, 30/05/2008 - 13:16
Roma Pride 2008!
Lo scenario politico che si è aperto è piuttosto nero. Le aggressioni fasciste a migranti, transessuali, lesbiche e gay chiedono una risposta forte e unitaria di tutte e tutti...
Se è stata una scarpa col tacco, lanciata nel '69 a Stonewall a dare inizio alle lotte dei soggetti TLG e delle prostitute, sarà su quei tacchi che scenderemo in piazza!
Per ReInventare Desideri Esprimiti!
7 giugno 2008 - ore 15.00 Piazza Esedra - Roma
Ven, 30/05/2008 - 11:41
autore: Gruppo anarchico Carlo Cafiero – FAI Roma, Corrispondenze Metropolitane – Roma, Collettivo Autonomo-Libertario Liberidiamare, Vomitoarcobaleno Siamo tutti uguali perché ognuno è diverso
In questo periodo è evidente come si stiano rinnovando vere e proprie persecuzioni da più parti nei confronti di tutte quelle persone che vorrebbero vivere la propria sessualità e, più in generale, la propria vita senza costrizioni religiose o burocrazie statali. Le persone che vengono attaccate nella loro intimità siamo tutti noi, coloro, cioè, che genericamente rappresentano, agli occhi degli aggressori, una qualsiasi “diversità”, spesso con il silenzio/assenso, quando non la complicità, da parte delle istituzioni.
In un panorama in cui si vede morire un ragazzo per la sola colpa di avere avuto dei capelli più lunghi, in cui si assaltano i campi nomadi sotto gli occhi della polizia, in cui si registrano un crescente numero di aggressioni a persone, sedi e luoghi d’incontro di chiunque sia diverso, perchè “zecca”, “capellone”, “frocio”, “immigrato”, “donna”, “drogato”, “baraccato”, “handicappato”, occorre prendere una posizione che non dia immeritati sconti ad alcuno.
Per ogni rara volta in cui i riflettori si sono accesi su questi violenti accadimenti ce ne sono stati molteplici consumati lontani dalle ipocrite deprecazioni dei politici, non ultimo il sequestro e il pestaggio di giovani Transgender sotto gli occhi delle forze del disordine nella Roma cristiana in cui ci si preoccupa più del perbenismo che dei morti sul lavoro.
Quello che sta cambiando sono le parole, i concetti, le espressioni, gli atteggiamenti e il confronto tra le persone, e se ne sta stravolgendo completamente il significato. La parola “diverso” sta diventando sempre più sinonimo di “pericoloso”.
Mentre vorrebbero che il manganello sostituisse il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere; perché esse sono il mezzo per giungere al significato, e per coloro che vorranno ascoltare, all'affermazione della verità. E la verità è che c'è qualcosa di terribilmente marcio in questo Paese. Crudeltà e ingiustizia, intolleranza e oppressione. E lì dove una volta c'era la libertà di obiettare, di pensare, di parlare nel modo ritenuto più opportuno, lì ora abbiamo censori e sistemi di sorveglianza, che ci costringono ad accondiscendere a ciò.
In questi giorni, il parlamento si affretta a emanare nuove leggi razziali che ci riportano indietro di 70 anni, “condivide” unanime le misure xenofobe di sgomberi, arresti ed espulsioni, militarizza i territori per devastarli, e, in un Paese di divorziati (compresa la quasi totalità dei parlamentari), la retorica della “famiglia” viene sempre più usata come arma da sguainare per discriminare socialmente individui in base alle loro tendenze sessuali, finendo per negare la libertà di disporre del proprio corpo, della propria sessualità e della libertà di viverli nel modo in cui si vuole e con chi si vuole. Per non dire dell’organizzazione di manifestazioni volte a limitare le libertà degli altri (l'esempio più lampante è il Family-day).
Ma sono molte le sponde che questo, ormai sembra palese, progetto di potere trova: dalle gerarchie Vaticane (che, ideologia a parte, hanno diversi interessi in ballo: dagli affitti delle chiese per i matrimoni cattolici, agli aborti clandestini in cliniche private da loro gestite), all'ignoranza costruita a forza di colpi al sistema d'istruzione (si pensi alla divisione dei ruoli tra i sessi che ancora viene inculcata ai bambini), ai fascismi di vecchia e nuova corrente ideologica (immancabilmente sempre al supporto del potere).
Per queste ragioni, come strutture provenienti da percorsi differenti (anarchici, libertari ed antagonisti) invitiamo tutte le realtà della città di Roma a partecipare il 7 giugno prossimo al Pride (parola che significa orgoglio, l'orgoglio di essere se stessi) con uno spezzone che esprima la partecipazione di tutte le realtà di movimento alla lotta contro il pregiudizio sessuale e a quello per la salvaguardia della libertà di tutti.
Vogliamo costruire un percorso che nasca orizzontalmente e in opposizione a chi è responsabile del misero stato in cui la città di Roma sta progressivamente cadendo. Ciò, muovendo da una precisa consapevolezza: non si può continuare ad invocare uno Stato laico che dovrebbe arginare l’ingerenza clericale. Si rischia di non cogliere il nesso profondo, inscindibile, tra due poteri che, al di là qualche schermaglia, in tutto il mondo convergono sul terreno dello sfruttamento e dell’oppressione. Quel che va ribadito, invece, è che solo ripartire da sé, dai propri bisogni e desideri, rilanciando la prassi della azione diretta, può permetterci di trasformare realmente l’esistente.
Gruppo anarchico Carlo Cafiero – FAI Roma, Corrispondenze Metropolitane – Roma, Collettivo Autonomo-Libertario Liberidiamare, Vomitoarcobaleno
Per contatti ed adesioni fairoma@federazioneanarchica.org
Gio, 22/05/2008 - 13:31
Il 7 giugno si terrà a Roma la parata GLBT del Gay Pride, manifestazione alla quale partecipano ogni anno centinaia di persone e su cui si è prontamente pronunciato il neo sindaco Gianni Alemanno, definendola esibizionista tout court, ‘una mera ostentazione sessuale’ nonché una ‘forma aggressiva di manifestare’.
Il corteo attraverserà il cuore della capitale partendo da Piazza della Repubblica e si concluderà nella piazza Navona, rivendicando Parità, Laicità, Dignità.
Inoltre, il Pride di quest'anno è 'testardamente' antifascista e antirazzista e afferma che esistono e vanno riconosciute le varie forme di famiglia, rispetto al modello unico, 'naturale', ribadendo che il destino evolutivo di una società passa attraverso l’autodeterminazione delle donne, così come la piena cittadinanza delle persone omosessuali, bisessuali e trans.
Mar, 20/05/2008 - 09:39
Sommario: Non sono passati neanche tre mesi da quando il suo volo di deportazione fu fissato. Una grande battaglia per i Diritti Umani l'ha salvato 20 maggio 2008
IL GAY IRANIANO MEHDI KAZEMI HA OTTENUTO L'ASILO NEL REGNO UNITO. GRUPPO EVERYONE: "UN SUCCESSO STORICO CHE CONDIVIDIAMO CON IL PARTITO RADICALE E NESSUNO TOCCHI CAINO.
GRAZIE A UNA CAMPAGNA STRAORDINARIA, CAMBIANO LE REGOLE PER LA CONCESSIONE DI ASILO NEL REGNO UNITO E IN EUROPA. ABBIAMO VINTO PERCHÉ NON ACCETTIAMO LE LEGGI INIQUE CHE AZZERANO IL VALORE DELLA VITA"
Seyed Mehdi Kazemi, il ventenne gay iraniano, membro del Gruppo EveryOne, che ha rischiato in più occasioni di essere deportato a Teheran, dove l'avrebbe atteso a carcerazione, severe punizioni corporali e probabilmente l'impiccagione, ha ottenuto asilo nel Regno Unito. La decisione dell'Home Office gli è stata notificata oggi, lunedì 19 maggio 2008, nel primo pomeriggio. Il ragazzo, che aveva cercato di sfuggire alla deportazione dal Regno Unito in Iran, riparando in Canada, era stato fermato alla frontiere tedesca e trasferito, temporaneamente, in Olanda, una nazione favorevole alla concessione di asilo agli omosessuali iraniani. Ma il 26 febbraio un volo diretto Amsterdam-Londra era stato fissato e una volta nel Regno Unito, Mehdi sembrava destinato alla deportazione a Teheran. "Sono stati gioni di grande timore e di una straordinaria battaglia nonviolenta," ricordano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau del Gruppo EveryOne, "giorni in cui, fianco a fianco con il Partito Radicale e l'associazione Nessuno tocchi Caino, abbiamo letteralmente inventato un nuovo modo di combatere per i Diritti Umani, coinvolgendo i media di tutto il mondo, centinaia di associazioni, migliaia di attivisti. In un primo momento abbiamo bloccato la deportazione, sollecitando il senso civile dei Paesi Bassi, che hanno deciso di rivedere il suo caso. Nel frattempo abbiamo messo in crisi il sistema delle espulsioni dei profughi nel Regno Unito, un sistema iniquo, che avveniva nel silenzio dei media e nell'indifferenza. Quindi, con i nostri amici Radicali abbiamo presentato al Parlamento europeo un rapporto-denuncia, che dimostrava inequivocabilmente il diritto all'asilo di Mehdi e i gravissimi abusi commessi dall'Home Office". Il Parlamento europeo aprovava una Risoluzione urgente sul caso di Sayed Mehdi Kazemi, sottoscritta anche da 142 deputati e 62 Lord della House of Commons britannica: finalmente l'Europa e lo stesso Regno Unito riconoscevano la necessità di cambiare le procedure di valutazione e concessione dello status di rifugiato e dell'asilo politico. "Per la politica persecutoria di Gordon Brown e Jacqui Smith è stata una colossale sconfitta," proseguono i leader di EveryOne, "una sconfitta che segnava l'inizio del declino della loro stella, ma per i diritti dei profughi, per gli attivisti di tutto il mondo, per la comunità gay, per le minoranze in Iran e nei paesi dove manca la libertà è stato un successo storico". Ma la buona notizia definitiva, che attesta la certezza dell'asilo nel Regno Unito per il giovane Mehdi, il cui compagno Parham fu assassinato dal boia in Iran, è giunta oggi. "Ci hanno scritto dall'Ambasciata del Regno Unito a Roma, a nome del governo inglese," concludono gli attivisti, "comunicandoci la loro esultanza per un evento a cui non credeva nessuno, quando abbiamo iniziato la campagna contro le deportazioni dei profughi gay dal Regno Unito, salvando la vita - grazie al successo planetario della Campagna dei Fiori - alla lesbica Pegah Emambakhsh. Come può illudersi un gruppo come il vostro, senza finanziamenti né protezioni nelle alte sfere, sperare di aver ragione di uno dei governi più potenti del mondo? Si diceva. Abbiamo vinto perché ci abbiamo creduto, perché non abbiamo accettato le logiche della disumanità e della morte. Abbiamo vinto perché non ci siamo mai arresi, perché eravamo disposti a volare a Teheran, in caso di deportazione, per manifestare con cartelli, chiedendo al boia di risparmiare le vite di Mehdi, di Pegah (che presto sarà raggiunta da una analoga buona notizia) e di tutti gli innocenti condannati a morte a causa di un codice iniquo, che azzera il valore della vita umana". Mentre festeggiano l'evento, i membri EveryOne sventolano copie della e-mail ricevuta dall'Ambasciata britannica, su cui è scritto: "E' una notizia che vi comunichiamo con immenso piacere: è stata raggiunta oggi a Londra una decisione finale sul caso di Seyed Mehdi Kazemi. A seguito del riesame del caso e alla luce delle nuove circostanze, come da richiesta del Minstro britannico degli Interni, Mr Kazemi è ora libero di rimanere nel Regno Unito".
Per ulteriori informazioni:
Gruppo EveryOne
Tel: (+ 39) 331 3585406
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