Gender

in risposta all'appello contro il machismo

autore:
Baz

L'appello contro il machismo, firmato da alcune compagne antisessiste, e' un intervento politico chiaramente pretestuoso e gravemente mistificatore, dalla ricostruzione soggettivissima dei fatti fino al chiaro e mal celato obiettivo politico, e non possiamo che riconoscere in quel testo l'interesse a voler contribuire a inquinare quello spazio comune che ci permette di respirare insieme, di co-spirare. A Bologna da qualche tempo le cose vanno cosi': c'e' chi non trovando altro da fare attacca percorsi di lotta e conflitto costruiti in anni di militanza collettiva e passione rivoluzionaria, per poi, usufruendo dell'anonimato di indymedia e facendone un uso decisamente improprio, voler passare da povera vittima indifesa ed innocente, c'e' chi calunnia e dispensa illazioni in nome di valori che dovrebbero essere oggetto di ben altro discorso e c'e' chi di questi eventi ne approfitta per attaccare realtà sociali. Sgomberiamo subito l'ordine del ragionamento da un discorso che a quanto pare tanto attizza e fomenta
le autrici dell'appello contro il machismo: le nostre pratiche e la nostra identita' non sono materia di processi, siano essi fatti consapevolmente da
giudici togati, magistrati e giornalisti, siano essi svolti da ingenui e pericolosi tribunali di movimento. Non ne avete la legittimita' sia voi quanto lo stato. Le nostre pratiche e i nostri discorsi sono oggetto di
verifica e critica continua ma nella quotidiana prassi militante e sul piano dei percorsi del conflitto, che insieme a tanti compagni e compagne a Bologna, in Italia e nel mondo portiamo avanti. Abbiamo voluto fare questa
breve premessa per rispondere al reale intento che il comunicato in questione si proponeva e abbiamo cosi' subito liberato il discorso dal maldestro e spregiudicato tentativo di processare l'improcessabile.
Le scuse per quel grave e casuale incidente, e ripetiamo tanto grave quanto casuale, durante l'inizio della manifestazione di sabato 5 luglio erano arrivate dopo 20
secondi, e dopo 5 minuti dal compagno stesso. Ed ora visto che non vi siete sentite soddisfatte, (certo dovevate avere il pretesto per aprire il processo), eccole qua, anche nero su bianco! SCUSA! E ora ci aspettiamo, però, che diate ragione della frase che rimanda alla notorietà del compagno come picchiatore di compagne. Vogliamo le date e i luoghi, altrimenti vogliamo delle scuse pubbliche per delle accuse infamanti e diffamatorie contro un compagno da anni attivo e sempre presente nelle lotte! Quindi, ufficializzate le scuse e disvelato il reale intento dell'appello pensiamo che sia il momento di confrontarci su un tema centrale, su un nodo del conflitto che coinvolge soggettivita' poltiche e
sociali, la questione dei corpi, del loro controllo, della loro repressione e quindi del sessismo e dei comportamenti culturali e sociali ad esso legati. Vogliamo farlo consapevoli di aggiungere un discorso su un terreno da troppo tempo quasi desertico, ancora troppo povero a cui neanche le compagne antisessiste hanno voluto contribuire, visto che nel loro appello di cosa sia il sessismo e il machismo non c'e' traccia.

Vogliamo tutto! Il ragionamento per noi parte da qui, da questo semplice, evidente, breve slogan che da decenni fa l'eco nella storia della rivolta e dell'appropriazione di migliaia di sfruttati proletari, operai e precari.
Vogliamo tutto! e' il nostro slogan contro il machismo, il sessismo, il razzismo, il fascismo! Vogliamo tutto! e' il nostro programma minimo di lotta contro il Capitale e le sue ideologie! Abbiamo imparato questo nei
percorsi di appropriazione diretta, nelle lotte dei precari e delle precarie contro il caro vita, per la gratuita' dei trasporti, dei saperi, della comunicazione, nella rivendicazione del diritto alla casa e nel poter
scegliere in quale luogo progettare la propria vita in un mondo senza frontiere. Lo abbiamo imparato dal e nell'ALTRO MOVIMENTO OPERAIO, quando non c'e' piu' lotta per il lavoro e lo scambio di lavoro come valore, ma
lotta per i bisogni e i desideri, per il consumo del sovrappiu', e lotta per l'abbondanza e la soddisfazione. E' in questa socialita' di conflitto e
riappropriazione che le culture maschiliste, sessiste, omofobiche, e poi la chiesa, la famiglia e la patria vengono messe in crisi, vengono fatte tremare e poi crollare lasciando lo spazio al linguaggio nuovo e
rivoluzionario della socialita' liberata, dove l'aurora di Nietzsche trasforma e concretizza la liberazione sociale di Marx nell'autonomia del corpo, della sessualita', dell'omosessualita', dei bisogni e dei desideri. Questa cultura e' LA CULTURA DELL'AUTONOMIA DI CLASSE e' il linguaggio creativo e antagonista che lega le azioni dirette degli operai nella
Germania di Weimar al vogliamo tutto dell'appropriazione delle classe italiana negli anni '70, e' il linguaggio dell'ontologia del dare che batte l'ontologia dell'avere nelle banlieus parigine e nella rivolta di Los
Angeles dei primi anni 90. E' un "linguaggio schizzofrenico" che decostruisce e fa breccia dell'ideologia capitalistica "del normale", e' un
linguaggio che lotta su lotta si e' arricchito di nuove parole e pezzi di discorso fino a farci dire grazie al movimento femminsta degli anni '70 che
la versione antropomorfica dell'ideologia del capitale e' maschio, e poi con la nascita del secondo movimento omosessuale internazionale che e' maschio ed etero e ancora con i movimenti sociali degli afro-americani
negli U.S.A. e con i movimenti rivoluzionari del sud del mondo che il capitale e' un maschio etero bianco. Praticare e arricchire questo linguaggio vuol
dire oggi per i precari sapersi riconoscere come uomo negato, come gay negato, come rom negato, come clandestino negato, ... vuol dire oggi per le
precarie sapersi riconoscere come donna negata, come lesbica negata, come rom negata, come clandestina negata, ... .
E' in questo percorso di autocoscienza di classe che si fonda la nostra pratica antisessista, antirazzista e antifascista come continuo assalto all'ideologia capitalista che si auto-presenta come naturale. Slegare il dato biologico-naturale dal politico questa e' la pratica di trasformazione antropologica in senso rivoluzionario: vogliamo divenire tutto cio' che il
capitale ci presenta come differente, anomalo, secondario, rimosso certi che "la vita della specie umana sta la". Questa e' la nostra pratica antisessista e questa e' la ricchezza che cogliamo nei percorsi di lotta e liberazione. Per queste ragioni non possiamo che collocare la questione del machismo su un piano ben differente del discorso: il machismo infatti e' un
valore estetico e lo si batte con le lotte e la conflittualita' e con le culture e le trasformazioni antropologiche che esse producono. Di certo il
machismo per essere efficaciemente battuto non deve essere individuato e decostruito da un livello di discorso proprio della critica d'arte, o peggio come sembra apparire da certi appelli, da critici di moda.
L'antimachismo non e' questione di fiocchi e fiocchetti siano essi rosa o celesti. No, l'antimachismo per essere una pratica conflittuale e' collocato su tutto un altro ordine del discorso. Crediamo che in questa fase di grave arretramento dei percorsi di liberazione internazionali e con la relativa avanzata della barbarie della guerra infinita il machismo affiori sulla superficie estetica e al tempo stesso atrocemente concreta
del corpo sociale attraverso una cultura che permette e legittima di usare ad esempio delle pratiche affettive e sessuali come strumenti di umiliazione e tortura e ci riferiamo alla soldatessa a stelle e strisce che
nelle carceri irakene da macha esemplare trasformava un gesto di amore nell'incubo di una tortura per gli uomini li incarcerati. Quella soldatessa e le altre centinaia di soldatesse sparse per il mondo, strumenti del
machismo nell'era della guerra infinita, le abbiamo combattute nelle manifestazioni di massa contro la guerra, le abbiamo combattute quando ci
siamo coperti il volto e fatto barricate per impedire ad ambasciatori della nato di parlare qui a Bologna, e le combattiamo quotidianamente nel felice
lavoro di resistenza sociale e di azione diretta e radicale contro questo sistema barbaro. E' su questo terreno che il "macho globale" soffoca, si
estingue, incalzato dalla critica reale e dal fare altra societa' dei precari e delle precarie in lotta. Esso soffoca e si estingue anche quando dismessa la divisa da marines si traveste da cavagliere! Dai movimenti
femministi e dal movimento GLBT abbiamo infatti imparato che non c'e' discontinuita' tra aggressione e protezione, ma anzi la protezione diventa quel medium sociale e culturale che lega l'aggressore allo sfruttato,
proteggere in senso capitalistico significa mantenere le condizioni necessarie allo sfruttamento dell'aggredito. Per queste ragioni, per questo eccezionale portato di saperi che i movimenti trascorsi ci hanno dato
pensiamo che il macho travestito da cavagliere deve essere oggetto di critica e conflitto quanto lo e' quando veste i panni della soldatessa yankie. Essere antisessisti e' quindi saper riconoscere quanto sia grave
connetere il dato biologico (presunto naturale) al politico, lo hanno fatto i nazisti con la razza e lo fanno i maschilisti con il genere, ma lo fanno
anche certi discorsi in salsa terzo mondista, certi discorsi sessisti e cavallereschi che ci dicono che la donna e' portatrice di pace in quanto
tale, o che la donna è debole in quanto tale. Non e' cosi'!

Il soggetto Donna della seconda fase del femminismo mondiale (anni 70) ha fatto perno sulla necesità della riappropriazione dell'aggressività e
della forza, ma ha anche inserito i temi della cura di sé, del corpo e degli altri come necessità di qualsiasi comune rivoluzionaria come patrimonio da far circolare tra compagne e compagni. Usciti dal contenitore
Donna che tanto necessariamente ha avuto la sua funzione, oggi accettare che si ritorni all'idea del femminile-innocuo, docile e "da difendere"
significa negare la responsabilità a tutte quelle compagne che con la propria pratica quotidiana hanno lottato per prendere centri sociali negli
anni 90, hanno attaccato frontalmente il capitale a Seattle, a Genova, e combattuto contro le guerre del XXI secolo. Sentire come inessenziale il
dato biologico-culturale è di per sé togliere terreno ad una gerarchia dei generi! La donna e'debole (come i migranti, i precari, i gay, etc etc
etc) solo quando non lotta!!! Il paternalismo e' duro a morire, ancora oggi c'e' chi pensa che il discorso del femminile sia il discorso debole della
subalternità, del lavoro domestico, della famiglia, quando invece il discorso del femminile e' il discorso forte della riappropriazione e della
liberazione del corpo dagli apparati di controllo e repressione fascisti, clericali e sessisti, siano questi sotto la forma di infami stupratori o di
bravi padri di famiglia. Considerare la donna un essere da proteggere o un oggetto per i propri istinti bestiali sono atteggiamenti sessisti figli
dello stesso piano di ragionamento: quello che pretende di vedere la donna come un oggetto, sia esso oggetto di protezione o di violenza. La donna è
diventata soggetto di lotta anche mettendo in gioco il proprio corpo, decidendo autonomamente di correre rischi e rifiutando che i limiti del suo
agire siano posti da preti, giudici e fantomatici protettori della sua incolumità o da chiunque altro se non lei stessa.

L'antisessismo e' quindi un valore e uno strumento etico che si evolve nelle e moltiplica le lotte, e' un'altra stella che ci guida nella notte di
questo terribile esistente, e' un frammento di critica sociale, politica e culturale che nella periferia di Bologna ha trovato un nuovo spazio dove
ri-costruirsi. Come compagni e compagne del Laboratorio Crash! siamo stati, siamo e sareme sempre in prima fila nel battere le contraddizioni che si
esercitano nei nostri territori, dal nichilismo della cultura dello sballo e dell'eroina fino alla violenza delle strade silenziose e sgomberate dalla
nostra socialità dove ora si fa sempre piu' forte la presenza di fascisti, omofobi e sessisti. La nostra esperienza di occupazione ci dice che oggi
sono proprio gli spazi autonomi e liberati i luoghi dove continuare a sperimentare e far crescere quella cultura, quella contro-cultura a cui
facevamo riferimento all'inizio di questo testo, e' quella la cultura contro la nuova barbarie nell'era della guerra infinita, e' quella la
cultura che non cesseremo mai di evolvere e di difendere da qualsiasi aggressione e tentativo di repressione, sia esso agito dallo stato o da chiunque altro suo degno compare, e statene certi che lo faremo come lo
abbiamo sempre fatto con il sorriso dell'appropriazione diretta e il pugno chiuso del conflitto!

Laboratorio Occupato Crash! - Bologna

PROCESSO AL SESSO LIBERO

autore:
degrado transgender club roma
Sommario:
rinvio a giudizio per gli animatori del Degrado

Il 6 novembre si aprirà il processo contro gli animatori del locale 'Degrad' di Roma che è stato il primo disco club transgender nato in Italia nel 1999 e che di fatto ha contribuito alla diffusione di questo concetto e alla maggiore integrazione delle persone transgender che fino a quel momento non avevano che la strada per ‘socializzare’.
Il giudice per l’udienza preliminare ha passato le carte e non se l’è sentita di non procedere pur in assenza di una qualsiasi prova che abbia dignità di prova.
E dunque il 6 novembre inizia il primo processo italiano ad un concetto. Il concetto di libertà dei cittadini di fare del loro corpo quello che vogliono.
In assenza di prove concrete (cosa già stabilita dal tribunale per la libertà un anno fa) sarà un processo contro la morale, anzi l’immorale.
Che sia un processo alla libertà sessuale è stato evidente fin dalle prime battute quando i carabinieri definirono il locale (che giuridicamente di chiama ‘Officina Fans Club’) ‘Offifica’, nome del tutto inventato dagli inquirenti, mai apparso in nessun flyer (come potevamo pensare a un nome così offensivo per le donne?).
Gli stessi inquirenti allegarono nel fascicolo, a mò di prova, foto hard del film porno in onda in quel momento sul televisore del Degrado (è un reato?), scrissero che nel locale c’erano 2 camerini dove si consumavano rapporti sessuali (è un reato? A parte il fatto che i camerini erano 5…è un reato fare sesso libero e consenziente in un club privato?) con trans ‘succintamente vestiti del solo slip’ (immaginario maschilista per fortuna smentito dai frequentatori del locale che dichiararono di non aver mai visto trans in soli slip).

In un paese dove il presidente del Consiglio blocca i suoi 800 processi con la bacchetta magica, si processa qualcuno senza prove, ma proprio senza nessuna. E invece i processi con le prove possono aspettare…bella Italia…
Le prove contro di noi sono: una testimone che dice testualmente “non sono mai stata al Degrado ma ho sentito dire…”, oppure il fatto che i carabinieri intercettano fuori dal locale due trans che si prostituivano (fuori, in una pubblica strada dove la prostituzione, che in Italia non è vietata, è consentita evidentemente), oppure i vicini che dichiarano “so che dentro il locale avviene la prostituzione” (avendo i raggi x non essendo mai entrati).

Il tribunale del riesame già definì le indagini di carabinieri ‘inservibili’ (testuale) e dichiarò che nessun testimone aveva mai dichiarato che i gestori del locale favoreggiassero o sfruttassero la prostituzione e che il locale era dichiaratamente un luogo di sessualità (come per fortuna ce ne sono centinaia in Italia) ma non per questo c’era una relazione tra sesso e prostituzione e che se mai all'interno poteva essere accaduto esso era 'eventuale' e non già messo in atto dai gestori a fini delinquenziali.
Ma questo non è bastato e così il processo si farà, e finalmente parleremo noi.

Testimonieranno Vladimir Luxuria (che presentò a suo tempo anche una interrogazione parlamentare), ma chiameremo a testimoniare anche registi come Carmine Amoroso, Mario Martone, Matteo Garrone che conoscono il locale....
Ma chiameremo a testimoniare anche dputati di centrodestra (uno è citato nell’ultimo libro di Franco Grillini e pare che venisse al Degrado travestito).

E non è finita. Chiederemo al giudice di far testimoniare molti appartenenti alle forze dell'ordine che frequentavano regolarmente il locale (iscritti dunque all’Arcigay cui eravamo affiliati) e che dunque, in presenza dei reati contestati, avrebbero dovuto denunciarci; si può dire che il Degrado era frequentato per metà da trans e per l’altra metà da forze dell’ordine.
.
Se noi sfruttavamo la prostituzione allora c’erano onorevoli che non la notavano, forze dell’ordine che non se ne accorgevano, intellettuali e giornalisti che ci passavano sopra...insomma tutta gente che ci copriva, connivente...fiancheggiatrice....

Questo processo in realtà è un processo alla libertà sessuale e al binomio transessuale uguale prostituzione.
E' sospetto infatti che gli abitanti della zona abbiano mandato una lettera di ringraziamento a carabinieri e pm per complimentarsi della chiusura del locale (vero obiettivo dell'operazione compiuto esattamente un anno dopo la fiaccolata razzista di Buontempo al Pigneto proprio contro il Degrado).

C’è da aggiungere che non esiste in Italia il divieto per le prostitute di frequentare un locale (non è ancora un reato essere prostitute, ma chissà per quanto…) e quindi è logico che un locale come il Degrado fosse frequentato da molte prostitute dal momento che il novanta per cento delle transessuali non può fare altro, è obbligato a fare questo, ma questo è un altro penoso discorso…
Ma perché un locale frequentato da prostitute trans deve necessariamente essere un locale che sfrutta le prostitute (che peraltro pagavano il biglietto come tutti, quindi doppiamente sfruttate allora)?. La domanda del pm alla presidente fu: perché le trans dopo che avevano battuto per strada alle due venivano da voi. Carla rispose: perché anche una trans prostituta ha diritto a divertirsi e anche a scegliere fuori dal lavoro con chi andare a letto visto che per strada non puo farlo, tanto semplice.

E’ una storiaccia insomma. Di ordinario razzismo. Velato. Velatissimo perché in Italia non c’è ancora il reato di immoralità.
Ma come lo chiami altrimenti.
L’altro locale, il ‘Gender’, richiesto di chiusura da un giudice civile non già per rumori e cose concrete ma perché “vi si compiono atti contrari alla pubblica decenza” (che sono ultrapossibili in locali privati come il Gender o il Degrado, che sia chiaro una volta per tutte, nei locali privati il sesso è possibile punto e basta) o persino perché “i condomini del palazzo hanno abitudini di vita diverse dai frequentatori del locale” (e allora, è una prova di cosa?).
Contro questo giudice (che si chiama Anna Mauro) abbiamo raccolto decine di firme che stiamo per inoltrare al Presidente della Repubblica quale garante della Costituzione che non prevede che le persone transgender o chissia debba avere le stesse abitudini di vita del razzista del quarto piano.
A meno che Berlusconi non faccia una cosa bella chiara: dichiarare la sessualità fuori dal matrimonio un reato. Sarebbe una bella semplificazione. Certo lui come farebbe?
Almeno i carabinieri non sarebbero costretti a trovare nomi fantasiosi come ‘Offifica’ e i giudici non sarebbero costretti a chiudere un locale perché contrario alla pubblica decenza.

UN GIUDICE ANTI-GENDER

autore:
gender roma
Sommario:
Un giudice di Roma chiede la chiusura del Gender per 'immoralità'

Sarà inviata nei prossimi giorni al Presidente della Repubblica una petizione, firmata anche da Vladimir Luxuria, di protesta per le motivazioni che un giudice del Tribunale di Roma, Anna Mauro, adduce per chiedere la chiusura dello storico locale transgender 'Gender' di via Faleria a Roma.
Il giudice infatti, contro ogni diritto di uguaglianza dei cittadini, scrive che "nel locale vi si compiono atti contrari alla pubblica decenza" (dimenticando che è un circolo privato e chi entra sa cosa liberamente avviene) e che "gli abitanti del palazzo hanno abitudini diverse dai frequentatori del locale" (che evidentemente sono da lei considerate le abitudini che la legge considera corrette).
Ma non solo.
Appellandosi a un vetusto regolamento degli anni 40 il giudice paragona il club transgender ad una "industria insalubre vietata dal regolamento del condominio".
Ci chiediamo, e chiediamo al Presidente della Repubblica, se un giudice possa liberamente discriminare una categoria di cittadini con argomenti così rozzi e privi di qualsiasi supporto giuridico.
Sarebbe preferibile per assurdo il reato di 'indegnità morale' piuttosto che questi sotterfugi razzisti che molti giudici adottano in barba alla Costituzione Italiana.
Il Gender è ovviamente un club libertino di libera sessualità ma non per questo è un club illegale.
Diciamo no al proibizionismo sessuale, in qualsiasi forma si manifesti.

«Se vogliono i soldi delle prostitute devono cambiare la legge Merlin»

autore:
anonymo

Pia Covre: «Se vogliono i soldi delle prostitute devono cambiare la legge Merlin»
ROMA (23 giugno) - La prostituta uruguaiana di Parma che rifiuta di pagare le tasse «ha ragione e deve fare ricorso». Lo afferma Pia Covre, segretaria del Comitato per i diritti civili delle prostitute, secondo la quale l'Agenzia delle entrate è fuori regola perché la legge Merlin vieta lo sfruttamento della prostituzione da parte dello Stato o di altri.

La leader storica dei diritti delle prostitute ammette che la legislazione italiana in materia soffre di qualche ambiguità: la legge Bersani-Visco, infatti, consente di tassare i redditi derivanti da proventi illeciti, ma «la prostituzione non è illegale», sottolinea Covre. Quello di Parma non è l'unico caso: «Ci sono altre donne a cui è successa la stessa cosa, e i nostri legali le stanno aiutando a fare ricorso. Vediamo che esito avranno questi ricorsi, e poi decideremo se denunciare l'Agenzia delle entrate per sfruttamento della prostituzione. C'è anche una sentenza della Cassazione che afferma che le prostitute non devono pagare le tasse. Se vogliono i soldi delle prostitute devono cambiare la legge Merlin».

Gay pride striscione a san pietro

autore:
imc
Sommario:
Gay pride: striscione a san pietro contro il divieto di maifestare a piazza san giovanni

Una quindicina di attivisti di un'organizzazione anticlericale, «Facciamobreccia», è stato condotto al posto di polizia presso il Vaticano dopo che hanno srotolato un striscione inneggiante al Gay Pride. Lo ha riferito un attivista in contatto col gruppo che comprende anche Ornella De Zordo, un consigliere comunale di Firenze. Verso le 19,30, mentre nella capitale il corteo dell'orgoglio omosessuale Gay Pride si era da poco concentrato in piazza Navona, il gruppo ha srotolato lo striscione con la scritta «San Giovanni negato, Vaticano occupato». Il riferimento era al divieto a concludere il corteo a Piazza San Giovanni in Laterano, tradizionale meta delle edizioni passate del Gay Pride ma quest'anno negata dalle autorità per la concomitanza di un convegno dell'università Pontificia seguito da un concerto sacro nella basilica omonima. Sono stati rilasciati alle 21 30 i 13 attivisti No Vat che poco dopo le 19 erano stati fermati dalle forze dell'ordine per aver srotolato due striscioni in piazza San Pietro. A darne notizia, uno dei fermati, Graziella Bertozzo. «Ci hanno rilasciati proprio adesso - ha detto - notificandoci l'accusa di manifestazione non autorizzata e ci hanno fatto firmare il verbale di sequestro degli striscioni. Siamo comunque soddisfatti perché abbiamo dimostrato che contro la repressione si può reagire con coraggio e pacificamente». Poco dopo il fermo degli attivisti, un corteo spontaneo formato in gran parte da giovani dei centri sociali è partito alla volta di San Pietro e poi, una volta ricevuta la notizia del rilascio, si è sciolto.
La stessa De Zordo ha confermato l'episodio precisando di essere stata trattenuta al posto di polizia assieme agli altri attivisti per «circa un'ora e mezza». Il consigliere, contattato per telefono, ha sottolineato che è stata loro preannunciata una denuncia per «manifestazione non autorizzata»: una misura che la De Zordo considera esagerata dato che si sarebbe trattato soltanto di un' «azione non-violenta» durata «solo tre minuti». Lo striscione, ha aggiunto, è stato subito abbassato e si è anche evitato che altri manifestanti confluissero sulla piazza, proprio per evitare problemi maggiori. «Hanno alzato il tono», è stato un commento del consigliere riferito all'intervento della polizia contro il gruppetto manifestanti e la denuncia su cui i loro manifestanti «apriranno un contenzioso».

Ascolta la corrispondenza di Radiondarossa.

comunicato per il pride di roma

autore:
collettivo autonomo-libertario "Liberidiamare", Corrispondenze Metropolitane, Vomito Arcobaleno
Sommario:
E' un comunicato per il pride di Roma di domani. L'obiettivo è quello di lanciare una lotta per la libertà sessuale basata su un principio libertario e non statalista.

Contro una “normalità” imposta, per la libertà sessuale.

La cronaca recente racconta di aggressioni neofasciste ai danni di soggetti “diversi”: rom, immigrati, gay, transgender, comunisti, anarchici o presunti tali. Nello specifico della discriminazione sessuale, ricordiamo l’attacco contro la sede del circolo “Mario Mieli” e le continue minacce ed aggressioni a luoghi e persone legate al mondo lgbtq. Pensiamo che questi episodi siano sintomo del ritorno di un violento clima oscurantista, che non è oggetto di condanne decise da parte delle istituzioni e che si accompagna al silenzio vaticano. Le reazioni deboli e i silenzi consolidano, nella percezione comune, il miraggio di una normalità stabile e sicura, in un epoca di precarietà diffusa: dalle condizioni della vita quotidiana, alle crisi economiche, passando per tutte le instabilità di ogni giorno. Il difforme è aggredito: non è una novità. Ma se nella cronaca si registrano violenze razziste, pensiamo che esse non siano scindibili da ciò che accade quotidianamente nei “Palazzi”. L’immaginario di chi ne vive fuori subisce i giochi messi in atto nelle varie postazioni dell’élite: il racconto di una storia “ufficiale” ne è un esempio. La mancata denuncia, unita alla strumentalizzazione e alla storpiatura mediatica, si accompagna a una storiografia ufficiale che insabbia le persecuzioni di minoranze scomode in epoca nazi- fascista: gli omosessuali come i rom. Le violenze ad opera delle “ronde” di “onesti” cittadini si ripetono, nutrite dall’indifferenza e dalla ricerca del capro espiatorio.

Il Vaticano, approfittando del vuoto di contenuti politici nel panorama parlamentare, si pone come garante reazionario di una delle istituzioni sociali più oppressive: la famiglia tradizionale, veicolo di valori retrivi come quelli patriarcali e della norma eterosessuale. Oggi la difesa della famiglia ha come sua causa “inconfessata” anche la necessità di trovare un ammortizzatore sociale in una fase di smantellamento del welfare. La famiglia assicura, infatti, il mantenimento dei figli con un impiego precario o disoccupati. Non a caso la cattolica del PD Rosy Bindi ha difeso la famiglia proprio per la sua funzione sostitutiva rispetto al Welfare State. D’altro canto, basta sfogliare l’ “Avvenire” per rendersi conto che i vescovi si pongono su una linea di apologia del liberismo economico. Quella stessa Chiesa Cattolica che nega ogni forma di autodeterminazione, condannando sia il diritto della donna di vivere la maternità come una libera scelta sia il desiderio sessuale non finalizzato alla procreazione. Quella stessa Chiesa Cattolica che tiene al laccio tutto l’attuale panorama delle forze politiche parlamentari. Se la subordinazione del centro-destra è più che evidente, il centro-sinistra da poco sconfitto non ha fatto di meglio. I vari progetti moderati sulle unioni civili del centro- sinistra, sono stati progressivamente abbandonati. Non è stata da meno la giunta comunale veltroniana, quando ha bocciato la proposta di legittimare giuridicamente le coppie di fatto. Ma non ci convince neanche la prospettiva di chi rivendica la laicità dello Stato, facendo magari dei diritti civili il massimo obiettivo. Non pensiamo che lo Stato possa farsi garante della libertà, poiché resta una macchina autoritaria per il governo, il disciplinamento e il controllo degli individui. Una macchina esterna ai desideri e ai bisogni di ciascuno, che oggi si avvia verso una sempre maggiore separazione ed autonomizzazione dalle forze sociali e dagli individui. Ne sono un esempio le lotte territoriali in cui la popolazione insorge contro istituzioni che seguono interessi propri, diversi da quelli della popolazione stessa. Inoltre una lotta che si ferma alla rivendicazione dei diritti civili non cancella la discriminazione reale nella società. Non sconfigge il pregiudizio e, se da un lato, garantisce sicurezze giuridiche per la coppia, dall’altro non è capace di cambiare la percezione collettiva della sessualità nella direzione di un desiderio libero. Un desiderio libero dalle etichette, dalle identità, dai ruoli sessuali imposti dallo Stato, dalla Chiesa, dalle morali, dalla falsa tolleranza dell’industria consumistica. La falsa tolleranza che fa delle identità sessuali un “target” della produzione di merci, di fatto creando un ghetto in cui è riprodotta la percezione di lesbiche, gay, transgender, transessuali, bisessuali come “non conformi”. Come abbiamo già sostenuto in un comunicato firmato col Gruppo anarchico Carlo Cafiero di Roma, con la nostra partecipazione a questa manifestazione, che rivendica l’orgoglio di una diversità vissuta come pratica libera dei propri desideri, vogliamo contribuire al rilancio di una lotta autorganizzata in materia di libertà sessuale. Questa è un’ esigenza imprescindibile affinché ognuno possa riprendere in mano la propria vita. Tutto ciò per rompere con una rappresentanza politica fallita, che diverse realtà lgbtq hanno voluto rilanciare appoggiando il candidato sindaco Rutelli e il candidato alla provincia Zingaretti durante l’ultima campagna elettorale. La rappresentanza fallita di un Partito Democratico che punta al consenso del Vaticano e di una sinistra alternativa completamente impotente e imbrigliata nel rappresentare le istanze della base. E’ necessario riprendere una lotta senza mediazioni istituzionali, che faccia emergere la necessità di un’ alternativa radicale. E’ necessario uscire dalla chiusura nella propria sfera privata, e rilanciare una lotta dal basso. Perché la libertà di ognuno è la condizione per la libertà di tutti.

Collettivo autonomo- libertario “Liberidiamare”
Corrispondenze Metropolitane – Collettivo di controinformazione e d’inchiesta
Vomito Arcobaleno

Coltiva complessità, libera desideri...tutt@ al Roma Pride 08

Sommario:
sabato 7 giugno 2008

Coltiva complessità, libera desideri...tutt@ al Roma Pride 08

Da anni a Roma assistiamo all'intensificarsi di un clima di

intolleranza, di razzismo e di omofobia. Le cronache degli ultimi

giorni hanno portato al centro dell'attenzione mediatica diversi atti

di aggressione contro migranti, trans, gay, lesbiche.

Responsabile di questo clima è la campagna per la sicurezza che ha

visto il governo Prodi e il governo Berlusconi alimentare una vera e

propria strategia della paura, utile a orientare l’insicurezza

sociale verso l’odio per le differenze.

La sicurezza diventa così strumento di normalizzazione contro le

libertà di tutti e tutte.

Nel momento in cui vengono limitati luoghi e momenti di espressione,

i centri sociali e chi da sempre in questa città libera spazi e

coltiva le complessità, vedono nell'appuntamento del Pride romano del

7 giugno un momento centrale per il rilancio di una rete per il

dissenso che declina il concetto di sicurezza in altri termini, che

costruisce un immaginario ribelle e desiderante.

Ci sentiremo realmente sicure e sicuri quando potremo vivere

liberamente la nostra sessualità, amare chi vogliamo ed esprimere le

nostre idee, provenire/vivere da/in qualsiasi paese del mondo, avere

una vita degna di essere vissuta, avere una casa e non un posto

letto, finalmente libere e liberi da palazzinari, padroni, sciacalli

e narcomafie.

Per questo ci vedrete urlare e ballare nelle strade con tutta la

passione del divenire molteplice, liberare spazi e tempi per

sviluppare e vivere i nostri desideri, per stravolgere la falsa

sicurezza, per coltivare la complessità.

Appuntamento >> sabato 7 giugno 2008, ore 16 Piazza della Repubblica

Iostoqueer, Strike SpA, csoa Forte Prenestino, csa La Torre, Loa Acrobax, c.s.t.Decolliamo, Coordinamento cittadino di lotta per la casa, Rialto, Esc, Angelo Mai, csoa La Strada, Impronte-Rete per la libertà di movimento, csoa Sans Papier, Ex Snia, Horus Occupato.

Feminist Self-defense: No God! No Master! No Sexist Aggressions!

autore:
El Libertario, Venezuela
Sommario:
* El Libertario published in its 51st edition (Venezuela, Novermber - Dicember 2007) a text compilation that expresses important aspects of what anarchism proposes may be done to face the growing problem of gender violence.

This society bases itself on a sexual hierarchy that socializes women in fear, consent, obedience, adaptation-resignation and total surrender to others. The assumption of this submission has devastating effects on our self esteem, and makes us blame ourselves for the discomfort and the frustration that we feel in our lives. Whether we assume these roles or we fight against them, we feel guilty, and that’s were the trick is. This feeling provokes certain attitudes of passivity and victimization that blocks our rage, so necessary for change. The obedience to some forced roles lead to failure.

To fight against this obedience that kills our autonomy, alienates and forbids us to defend ourselves at the same time it favors the established social order, we propose the feminist self-defense which consists of the following:

- To be aware of how fear and submission has built up in our lives will let us build our confidence, physical and emotional self-esteem, and the security us women have, both collectively and personally, to face a system that ignores and submits our lives to patriarchal and capitalist interests. By “physical self-esteem” we mean the recovery and application of the tools our bodies supply us through work out (constant or specific), that will let us to respond to an attack when this one suggests a threat to our physical integrity. This self-esteem generates the confidence and security in ourselves that will allow us to be calm, situate ourselves and decide with clarity how to react to a situation in the best possible way, because it’s not always necessary to have physical confrontation. Besides, this will provide us with the emotional comfort to break the established physical barriers.

- To adopt an attitude that prevents, protects and allows an answer to violence. To acknowledge fear and accept it, liberates anger and prepares us for action. Therefore we claim for rebelliousness as the mechanism of protection and action necessary to step up against anything that threatens us.

- Mutual support. We cannot trust or rely that the institutions (judges, police officers, soldiers, politicians…) will resolve patriarchal violence because they are the ones that practice it, need it and legitimize it. The moral and legal authority blames the victim (rape, harassment, abuse…), criminalizes liberties (abortion…) and forbids freedom in our own lives. From personal and collective conscience as women in this society, we want to overcome individualism and develop mutual support as a way to relate to one another. Because we look for ways that offer a more efficient resistance, as well as a creative organization of or intense realities.

- Feminist, distinguishing it from the feminine self-defense that limits itself to self-defense without affronting or questioning the cause of such violence.

Against patriarchal terrorism… Feminist self-defense!!!

[This was extracted from Spanish publication MUJERES PREOKUPANDO, Valencia, 2004]

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º Ideas you can use when you’re walking alone in the streets or find yourself in any situation that makes you feel insecure or threatened:

You can always carry any self-defense object such as PEPPER SPRAY. When this Spray is applied over the eyes, it causes momentary blindness. It’s sold in a variety of laces, and it usually comes in a spray bottle so small it easily fits your pocket and it has a security button that controls whether the gas can be sprayed or not. The spray is very effective but it can be very dangerous if it is not used with the necessary precautions for its effective use. Never use the pepper spray indoors or when the wind blows against you, because the gas expands 10 feet around and it can harm you. When you’re going to apply it, fully extend your arm so you reach close to the aggressor’s eyes and move away from the place. If you have to remain there, use a handkerchief to cover your nose and mouth so you don’t inhale the gas. Do not show it, pull it out just when you’re sure you’ll use the spray it, because the aggressor might use it against you if he notices you’re carrying one. If you plan on advising someone about the use of pepper spray never forget to mention this information.

With a STICK or an EMPTY BOTTLE in hand, angry drivers and pedestrians fear for their security and their car’s, because they can suppose you’re drunk.

Ride a BIKE. Riding a bike gives us a sense of autonomy and because it doesn’t pollute the air it provides us with good health. Besides, there’s a huge difference between going through a place alone at night walking and in a bike. You can always go by places you feel are insecure faster when you’re riding a bike.

KEYS. If you have to hit the aggressor, hold the keys with you closed fist and place one of them between the middle finger and the ring finger so that it sticks out.

SCREAMING. Don’t ever be embarrassed to ridicule your aggressor exposing him in public and making people notice that he’s bothering you.

SCREAMING, FIRE! If we ask for help common sense is very cruel to women y usually we don’t receive any help. Fire generally awakes more curiosity en people and the fear of some of their property burning makes them react and help quicker.

If you find yourself in an abuse situation in a car that’s running KEP YOUR WINDOW A LITTLE OPEN. When facing any violent situation you can open the glove box in front of the front seat and take all the legal documents and threaten to throw them out of the car. You can also use these documents as a source of information about your aggressor so you can denounce hem. Another place where these papers are usually kept s in the back of the seat mirror of the front seat and in the pocket on the driver’s door.

If you plan to hitchhiking, never go out with a pocket knife under your sleeve, which the police could easily assume to be part of camping equipment.

MAKE UP AN STD. when the aggressor begins to talk to you about sex and becomes persistent and insinuating about it, you can tell him that since you got ill you do not have sexual intercourse with anyone, and probably, because of prejudices, ignorance and social exclusion towards people who have STD’s, the aggressor will no longer talk to you about that subject, and will be afraid to touch you.

º To different kinds or aggressions, different reactions.

If you know the attacker:
-Say NO!
-Don’t stay still or silent while you’re being abused. If you can’t do anything because you’re afraid of being hit o simply because something inside paralyzes you, at least be aware of what’s happening to you.
-Don’t shut. Even if it’s crying, make the aggressor know what’s on your mind, that what he’s doing to you is wrong.
-Find someone to talk to that you trust. You are not guilty or have any responsibility. You did not provoke what’s going on, the abuser should be the one who feels guilt and shame.

Nobody deserves to be abused of.

-There is no motive that justifies the aggressor actions.
-Silence or trying to forget that you were abused, are not a solution. On the contrary, not bringing the pain, guilt, shame and anger out of your body and mind will only get you sick.
-Don’t think this will be the last time, don’t give your aggressor another opportunity. Violence is a form of communication that once it begins to be used, will not stop. So give it up as a way to communicate yourself.

If you do not know the aggressor and your in public:
-Screaming fire (in most cases asking for help is not useful, so instead screaming fire will awake more fear and curiosity in people that are nearby. This was explained further in the beginning of the text).
-You can always ring the bells of houses around you, go inside nearby stores or pretend that you know someone that’s walking by at that moment by saying hello or simply beginning a conversation.
-if your not left with any other option but to punch who’s attacking you, try to aim for areas n the body that hurt a lot, or won’t let him/her move and may even provoke fainting. These places are:
- The testicles (kicking them with your foot, knee or simply punching them)
- The eyes (stabbing something in them…)
- The Adam’s apple (punching it, hitting it with your elbow, or pushing it inside with your fingers.)
- The ears (hitting with both your fists at the same time, biting them…)
- The Nose (punching it upwards, biting it, stabbing it with some object or simply shoving something up…)

If you feel that you’re being harmed, any reaction is valid. From running, screaming, and punching to even intoxicating the person that’s molesting you. Choose the way that’s more effective and suitable for you. Be conscious that violence can carry itself to extremes that your life or the other person’s life is in danger.

[Taken from the Self-defense for women brochure, available (in Spanish) at El Libertario’s text section at the website www.nodo50.org/ellibertario]

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º What’s Wen-Do?

It’s a self-defense method for women, that developed initially during the 1960’s and 1970’s by Anne and Ned Paige, a couple for Toronto, Canada, that using their skills on a variety of martial arts, and outraged by the case of a neighbor that was raped and then killed, decided to organize a program that would consist of many easy techniques that women could in an effective way and without using too much strength or physical ability. It’s important to state that even though Wen-Do based its concept on a group of martial arts, it is not consider a martial art itself.

Wen-Do provides a group of physical skills that will allow women to defend themselves from any possible aggression, focusing on scenarios in which women are usually the victims, such as rape and domestic violence. The training period implies a process in which women will understand the causes of sexist violence in contemporary society, share experiences, strengthen their self-esteem and find the strength that lies within them.

It’s basically a method that has become a reference for feminists in Canada and Europe, as well as an expanding one around the world. In Latin America, there are groups in Argentina and Brazil, and also in Spain, that encourage women to practice Wen-Do, as well as promoting conversations and debates about its role in matters concerning violence against women. For more information about this topic (in English), go to the website www.wendo.ca/pages/home.htm

www.nodo50.org/ellibertario - ellibertario@nodo50.org

POP! post off pride party

autore:
iostoqueer

Le cronache degli ultimi giorni hanno riportato al centro dell'attenzione mediatica i diversi atti di aggressione susseguitisi nella Capitale. Uno dei motivi principali per cui tutto questo avviene è il generale stato di terrore prodotto da una politica istituzionale che dimentica la sua funzione di garante di bisogni primari, come casa lavoro e salute e che, invece, veicola questo malessere generalizzato nella segregazione e repressione delle diversità e delle minoranze. Nel momento in cui vengono limitati luoghi e momenti di espressione, chi in questa città da sempre cerca di liberare spazi e coltivare le complessità vede nell'appuntamento del Pride romano del 7 giugno un momento centrale per il rilancio di una rete per il dissenso che declina il concetto di sicurezza in altri termini. Ci sentiremo realmente sicure e sicuri quando potremo liberamente vivere la nostra sessualità, amare chi vogliamo ed esprimere le nostre idee, lavorare in sicurezza, provenire/vivere da/in qualsiasi paese del mondo, avere una vita degna di essere vissuta, avere una casa e non un posto letto, finalmente libere e liberi da palazzinari, sciacalli e narcomafie. Fino a quando tutto questo non succederà ci vedrete urlare nelle piazze, riprenderci i nostri spazi e perseguire sempre i nostri desideri.

IOSTOQUEER presenta:
POP!
Post Pride Off Party
l'autentico Pride Party della capitale ( all'aperto )

Sabato 7 giugno 2008
@
csa LaTORRE
Via Bertero 13, Casal de'Pazzi, Roma

Dopo il Galà di Giocoleria
dalle ore 01.00 fino alle 05.00

electronic DJset

COMPUTER BLUE

CAVO vs L3K

LUSKY DJ

DATABHI

Queer Vjset
Q&Madlen (Carni Scelte)
Vivel
Rednikita

plus...
IoStoQueer performances & games...

sottoscrizione 3 euro
Info_line – (+39)06.82.28.69
Info_mail – latorre@ecn.org
Info web – www.csalatorre.net
Info place – via Bertero 13, Casal de' Pazzi, Roma

Il Centro Sociale Autogestito La Torre si trova nel quartiere di Casal De' Pazzi tra Ponte Mammolo, Talenti e Montesacro, a metà strada fra la Via Nomentana e la Via Tiburtina. A via Bertero 13 troverete una sbarra, salite il sentiero e siete arrivati/e

Manifesto Roma Pride 2008

autore:
1p

Roma Pride 2008!

Lo scenario politico che si è aperto è piuttosto nero. Le aggressioni fasciste a migranti, transessuali, lesbiche e gay chiedono una risposta forte e unitaria di tutte e tutti...
Se è stata una scarpa col tacco, lanciata nel '69 a Stonewall a dare inizio alle lotte dei soggetti TLG e delle prostitute, sarà su quei tacchi che scenderemo in piazza!

Per ReInventare Desideri Esprimiti!

7 giugno 2008 - ore 15.00 Piazza Esedra - Roma