omofobia

CONTRO LE AGGRESSIONI OMOFOBICHE

Autore:
Gruppo Anarchico Carlo Cafiero - Federazione Anarchica Italiana, Collettivo Autonomo-Libertario Liberidiamare, Comitato di Lotta Quadraro
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CONTRO LE AGGRESSIONI OMOFOBICHE

Esprimiamo Solidarietà alla ragazza del pub "Coming-out" (noto locale frequentato dalla comunità L.G.B.T.), insultata e picchiata selvaggiamente la notte di sabato 19 luglio mentre tornava a casa dopo il suo turno di lavoro.
Siamo solidali con lei sia come Donna, sia come Omosessuale che come Lavoratrice.
Ci sentiamo vicini anche a tutte le persone L.G.B.T. insultate e picchiate in questo periodo.
Stiamo assistendo a una preoccupante escalation di atti violenti, a un clima di intolleranza le cui radici affondano nella sotto-cultura fascista e nelle distorsioni etiche e morali operate dalla chiesa cattolica nei confronti di chiunque sia considerato "diverso".
Siamo, invece, indignati verso la solidarietà ostentata da tutti i politicanti che, come al solito, ci ostacolano nella realizzazione dei nostri bisogni.

Gruppo Anarchico Carlo Cafiero - Federazione Anarchica Italiana
Collettivo Autonomo-Libertario Liberidiamare
Comitato di Lotta Quadraro

liberidiamare

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No patrocinio Gay Pride: la Carfagna esprime omofobia

autore:
EveryOne Group
Sommario:
Dichiarazioni improntate all'ignoranza e all'odio omofobico. Ecco il significato del Gay Pride

20 maggio 2008

IL NO AL PATROCINIO DEL GAY PRIDE È UN GRAVE SEGNALE DI OMOFOBIA. GRUPPO EVERYONE: "IL GAY PRIDE È COME IL GIORNO DELLA MEMORIA PER GLI EBREI: SIMBOLEGGIA L'UNIONE DELLA COMUNITÀ GLBT E L'ORGOGLIO DELLA SUA CULTURA.

E' UN MONITO CONTRO PREGIUDIZI E PERSECUZIONI. PER SCONFIGGERE L'OMOFOBIA, NECESSARIO CHE L'UNIONE EUROPEA RICONOSCA PARI DIRITTI NELLE UNIONI CIVILI E IN OGNI ASPETTO DELLA VITA SOCIALE"

Le dichiarazioni del ministro per le Pari opportunità Mara Carfagna, che ha annunciato l'intenzione del governo Berlusconi di non concedere il patrocinio al Gay Pride hanno suscitato reazioni molto dure da parte delle associazioni per i Diritti Umani. "Per il governo gli omosessuali non sono discriminati," si giustifica la ex velina. "Il ministro non ha una preparazione riguardo al significato delle manifestazioni per i Diritti Umani," commentano i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, "il cui significato non è semplicemente quello di combattere la discriminazione, ma di celebrare la presenza e il contributo di una minoranza, già oggetto di persecuzioni, all'interno della società. Secondo la Carfagna, quindi, quando il governo riterrà che gli ebrei non sono più discriminati, negherà il patrocinio al Giorno della Memora o alle Marce dei Vivi? E' inquietante la deriva omofobica in cui le Istituzioni italiane sono cadute, già anticipata da battute infelici di alcuni degli attuali ministri. Il Gay Pride e il Corteo GLBT (Gay Parade) sono manifestazioni riconosciute in tutti i Paesi democratici e celebrano l'orgoglio della comunità omosessuale riguardo alla sua stessa esistenza, alle sue istanze di emancipazione alle sue tradizioni, alla sua cultura, che da sempre apporta un contributo fondamentale all'intera umanità". Riguardo alle critiche che riceve a volte l'aspetto 'trasgressivo' delle manifestazioni gay, i leader EveryOne spiegano che "le simbologie 'trasgressive', che suscitano l'ilarità o la disapprovazione degli intolleranti costituiscono la memoria storica della persecuzione che a Berlino colpì la comunità e lo stile di vita gay, la cui estetica era improntata a una ricerca di libertà, creatività e disinibizione, in reazione a secoli di repressione ed emarginazione. Il travestitismo, il nudo, il lato 'cabarettistico' del Gay Pride hanno precisi riferimenti culturali, sociali e politici su cui si basarono le istanze contro l'omofobia di Magnus Hirschfeld, nonché l'opera eroica dei primi movimenti per i diritti GLBT. Il modello proposto dai nuovi movimenti per i diritti omosessuali si poneva quale unica forma possibile di contrasto alla repressione promossa dall'Articolo 175 del Codice penale tedesco, promulgato nel 1871, che considerava l'omosessualità un crimine e fu il fondamento ideologico per la persecuzione attuata dai carnefici di Hitler". Sicuramente il ministro non conosce questi aspetti del Gay Pride, la cui presenza nella società assicura un principio di rispetto dele tradizioni della diversità. "Nel Gay Pride sono usati altri simboli," proseguono gli attivisti, "fra cui la bandiera arcobaleno, che è simbolo dell'identità gay così come la Stella di David è simbolo della comunità ebraica mondiale, sopravvissuta alla Shoah. Un altro simbolo riconosciuto del Gay Pride è il Triangolo Rosa, che ricorda la persecuzione e lo sterminio degli omosessuali durante la Seconda guerra mondiale. Il Giorno dell'Orgoglio Gay è un invito internazionale ad accettare i diritti delle persone GLBT e a dire 'mai più' alle persecuzioni". Il Gruppo EveryOne opera nel campo della cultura, dell'educazione della memoria gay a contatto con le principali organizzazioni internazionali, fra cui la GLBT Historical Society di San Francisco e il Memoriale della Deportazione omosessuale di Parigi. "Negli anni 1980 nacque il Corteo (Gay Parade)," ricorda il Gruppo EveryOne, "i cui simboli - scelti dal movimento gay internazionale - erano la lettera greca lambda (emblema del movimento stesso) e il triangolo rosa. Negare il patrocinio e affermare che questo governo è espressione di un popolo italiano che non riconosce i diritti GLBT, come ha fatto la Carfagna, corrisponde a definire il governo come un regime omofobico che non rispetta i diritti umani e questo non è consentito, per fortuna, dalle norme Ue, dalle Carte per i Diritti dell'Uomo, dalla stessa Costituzione. Quello che è accaduto, in un'Italia che è già in preda a un delirio razzista che l'Ue si appresta a sanzionare pesantemente, è un atto di grave omofobia istituzionale ed è il principio di una forma di negazionismo della Memoria GLBT che risulta intollerabile, perché significa non cessare di riconoscere le conquiste effettuate in un campo delicato dei Diritti Umani, conquiste pagate spesso con il sangue dalla comunità GLBT, che ha ereditato il messaggio all'umanità lasciatoci dalle migliaia di vittime omosessuali torturate, castrate, soggette ad atroci esperimenti medici e assassinate nei lager nazisti". Gli attivisti ricordano come sia ancora presente la discriminazione omofobica in Occidente e come nei regimi integralisti si punisca l'omosessualità con la pena capitale.
"Dobbiamo fermare questo fenomeno di intolleranza e violazione dei diritti delle persone omosessuali," conclude EveryOne, "esprimendo una ferma protesta in Italia e soprattutto nelle sedi internazionali. E' tempo di cambiare atteggiamento ed è importante che l'Unione europea, oltre a stigmatizzare la deriva omofobica, consideri l'urgenza di una normativa internazionale che finalmente tuteli le unioni gay, che sono la base della vita privata e pubblica delle persone omosessuali. La Spagna moderna ha indicato l'unica strada civile da intraprendere, perché è inconcepibile che nell'Europa dei pari diritti vi sia una differenza così marcata fra le coppie eterosessuali (la maggioranza) e quelle gay (una minoranza perseguitata da tutelare). La richiesta all'Ue di questo punto deve essere chiara: parità nella sostanza delle unioni civili gay rispetto a quelle uomo-donna, con norme che la attestino in tutti i Paesi membri, senza possibilità di dubbi od equivoci e senza interferenze religiose e di parte, perché i pari diritti sono il punto di arrivo della nuova civiltà europea".

Per ulteriori informazioni:
Gruppo EveryOne
Tel: (+ 39) 331 3585406
www.everyonegroup.com :: info@everyonegroup.com
Approfondimenti su www.annesdoor.com

Incendio nella notte al locale 'Coming Out'

autore:
rn
Sommario:
incendio al coming out, comunicato stampa

COMUNICATO STAMPA
Ignobile attacco al locale Coming Out

Apprendiamo con estrema preoccupazione dell'incendio doloso appiccato al Coming Out, noto locale nei pressi del Colosseo che da anni è un visibile punto di riferimento e di ritrovo per la comunità gay-lesbica della capitale e non solo.

Ben più di un campanello di allarme ma un vero e proprio atto di intimidazione per la città e per tutti noi, che si assomma ai crescenti episodi di aggressioni fisiche e verbali, alle scritte, ai manifesti "Basta froci" che hanno invaso i mostri quartieri qualche mese fa, alle minacce, alle parole in libertà di esponenti politici e religiosi. Un crescendo che non ha trovato sufficienti reazioni di scandalo e di sdegno pubblico.

Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli, condanna fermamente questo gravissimo episodio, esprime la più calda solidarietà alle proprietarie del Coming Out, che con il loro impegno e la semplicità del loro lavoro quotidiano si sono ritrovate in prima fila in uno scontro che non dovrebbero essere costrette a combattere.

Chiamiamo alle proprie responsabilità le istituzioni, ricordando in particolare che solo pochi mesi fa il Parlamento ha perso l'occasione di lanciare un segnale chiaro varando una prima norma antiomofobia. La storia deve insegnarci a non sottovalutare questa escalation di violenza che mira a colpire nei suoi luoghi più riconoscibili un'intera comunità.

Intendiamo continuare con maggiore energia e slancio il nostro impegno alla luce nel sole, nella nostra città, non facendoci intimidire e non lasciando che queste azioni, sempre meno folli in quanto più organizzate, cambino in peggio le nostre vite ricacciandoci nel nascondimento.

Andrea Maccarrone – Direttivo Mario Mieli

Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli
Segreteria politica – Andrea Berardicurti
06/5413985 – 348/7708437

Arresti di uomini gay in Senegal

autore:
International Gay and Lesbian Human Rights Commission & Pan African ILGA, La regione africana della International Lesbian and Gay Association
Sommario:
Arresti di uomini gay in Senegal: i gruppi LGBT esprimono sconcerto e preoccupazione

(New York, lunedì 4 febbraio 2008) – In una lettera al Ministro della Giustizia Senegalese l’International Human Rights Commission (IGLHRC) e la PAN-African ILGA hanno chiesto l’immediato e incondizionato rilascio di 10 persone che si ritiene siano state arrestate per sospetto di omosessualità in Senegal la scorsa settimana.

10 persone sono state arrestate a Dakar, la capital Senegalese, dalla mattina di domenica 3 febbraio, dopo che un popolare magazine locale, Icones, ha pubblicato fotografie di una cerimonia nuziale tra due uomini senegalesi. I matrimonio dovrebbe aver avuto luogo in una discreta località di Dakar più di un anno e mezzo fa. Fonti riportano che le foto sono state vendute alla rivista scandalistica da un fotografo per 1.500.000 franchi CFA (3000 $). Gli arresti si sono svolti per ordine di Asane Ndoye, capo della Divisione di Investigazione Criminale della Polizia Senegalese. Mentre non risulta chiaro dove le donne e gli uomini siano detenuti.

“Gli arresti di massa di persone semplicemente perché sono gay terrorizza l’intera comunità,” dice Paula Ettelbrick, direttore esecutivo di IGLHRC. “I trattamenti inumani verso gay e lesbiche devono finire. Ci appelliamo alla comunità internazionale perché faccia osservare la legge internazionale sui diritti umani”. L’Human Rights Committee delle Nazioni Unite nella sua decisione sul caso Toonen contro Australia (1994) ha affermato che l’attuale protezione contro le discriminazioni negli Articoli 2 e 26 della Convenzione Internazionale sui diritti Civili e Politici (ICCPR) include l’orientamento sessuale come uno status protetto.

“Temiamo per le nostre vite, specialmente quelli di noi che si vedono nelle foto” ha dichiarato Jean R. un attivista gay Senegalese che ha parlato a ILGA e IGLHRC dall’hotel dove sta cercando rifugio. “Alcuni di noi si sono nascosti e altri stanno lasciando il paese”.

Il Senegal è uno dei pochi paesi africani francofoni che penalizzano l’omosessualità. Secondo l’articolo 3.913 del codice penale senegalese, gli atti omosessuali sono punibili con la detenzione da 1 a 5 anni e con una multa da 100.000 a 1.500.000 franchi CFA (200-3000 $) Mentre ci sono occasionali arresti e detenzioni di uomini gay per questo Articolo, lo stigma sociale e il ricatto sono i principali abusi sofferti dagli omosessuali nel paese.

“Molti considerano il Senegal uno dei paesi africani più progressisti nei confronti dell’omosessualità,” sostiene Joel Nana, Program Associate dell’IGLHRC per l’Africa Occidentale, “Il Governo ha incluso un impegno per combattere l’HIV tra gli uomini che praticano sesso con altri uomini nel suo Piano nazionale di lotta all’AIDS sin dal 2005. Ecco perché abbiamo trovato questi arresti molto preoccupanti e pericolosi” Il Senegal ha forti legami politici ed economici con un numero di istituzioni e governi islamici conservatori, e ospiterà a marzo il summit dell’Organizzazione della Conferenza Islamica (Organization of Islamic Conference, OIC). L’OIC ha investito pesantemente nella riabilitazione delle infrastrutture di Dakar in vista del Summit.

In queste circostanze IGLHRC e Pan-African ILGA esprimono preoccupazione e dubbi sul fatto che il Senegal sia adatto a ospitare La prossima Conferenza internazionale sull’AIDS e le le malattie sessualmente trasmissibili n Africa (ICASA), prevista a Dakar per il dicembre 2008.

“Non ci sarà posto per un’aperta e inclusiva discussione sulle dimensioni dei diritti umani dell’HIV di fronte a queste vessazioni,” ha dichiarato Danilo da Silva, co-presidente di Pan-Africa ILGA, una federazione che raccoglie oltre 40 gruppi gay e lesbici da tutte le parti dell’Africa. “Ci aspettavamo di più da un paese leader come il Senegal”.

(Tradotto dall’originale inglese del comunicato di ILGHRC e Pan-African ILGA)
http://www.iglhrc.org/site/iglhrc/section.php?id=5&det...

CONTRO TUTTE LE DISCRIMINAZIONI, CONTRO TUTTI I LAGER

25/01/2008 - 19:00
25/01/2008 - 23:30
ClassificazioneInternatiLager.jpg
Promotore evento:
Casale Podere Rosa - via Diego Fabbri snc - 06-82.71.545

In occasione della giornata della Memoria 2008 ricordiamo le vittime dei campi di sterminio: ebrei, rom, sinti, testimoni di Geova, disabili, omosessuali. Con film, documentari e una mostra sull’omocausto. E dato che le discriminazioni ancora oggi continuano, sarà presente un punto informativo di Amnesty International per la raccolta di firme in difesa dei diritti violati di omosessuali, lesbiche, bisessuali e transgender .

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venerdi 25 gennaio 2008

dalle 19.00
Omocausto – lo sterminio dimenticato degli omosessuali - mostra realizzata da Arcigay, Giovanni dall’Orto, Lorenzo Benadusi

ore 20.00 spazio cinema
Paragraph 175
di Rob Epstein, Jeffrey Friedman – 1999 USA – 75’ documentario

ore 21.30 spazio cinema
Train de vie'
di Radu Mihaileanu - 1998 Francia, Belgio, Romania, Germania - 103'

ore 21.00 – spazio video caffè
Porrajmos – Una persecuzione dimenticata
di Paolo Poce Francesco Scarpelli – 2004 Italia – 28’ documentario

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dalle 20.00 BioFraschetta & BioBar
cibi e bevande biologici e del commercio equo e solidale

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Per domenica 27, dalle 17,00, segnaliamo l’appuntamento in piazza dell’Esquilino per la tradizionale fiaccolata organizzata dall’Opera Nomadi del Lazio, per ricordare il Porrajmos dei rom e dei sinti.

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Cuori per Makwan, cuori per un mondo senza omofobia

Autore:
Gruppo EveryOne
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Sommario:
Hanno ucciso Makwan, Makwan è vivo

I carnefici iraniani hanno ammazzato Makwan. Makwan vive in noi. Da tutto il mondo continuano ad arrivare alle autorità di Teheran e-mail, cartoline e lettere scritte da persone di tutte le età che chiedono clemenza per il ragazzo gay, la cui colpa è quella di aver amato un coetaneo quando aveva 13 anni. Ma il presidente della Repubblica Islamica, il ministro della Giustizia e le altre autorità hanno ignorato ogni richiesta, ogni supplica e hanno esercitato la più spietata crudeltà, in nome di un dio sanguinario che non è certo il dio d'amore che i veri Musulmani adorano, ma solo un prodotto dell'odio, della discriminazione, del pregiudizio. La Campagna dei Cuori non si ferma.

Centinaia di persone hanno disegnato con matite, penne, pastelli o con il computer tanti cuori e li hanno spediti insieme ai loro messaggi che dicevano: "Noi amiamo Makwan", "Makwan è innocente", "Grazia per Makwan". I boia hanno straziato il corpo di Makwan e gli hanno tolto per sempre il respiro. Però Makwan è adesso un simbolo e i simboli non possono morire. Il nome di Makwan riecheggerà da adesso in ogni angolo del mondo e chiederà giustizia; sarà più forte dell'odio, più grande della morte. Vogliamo creare una galleria in memoria del giovane martire, ucciso dall'omofobia. Ora chiediamo a tutti di inviarci disegni di cuori dedicati al ricordo di Makwan. Li raccoglieremo e diventeranno il simbolo di un modo di amare che oggi è in catene, ma che un giorno, anche grazie al sacrificio di persone come Makwan, sarà libero e potrà liberamente e in pubblico "dire il suo nome". Roberto Malini, Matteo Pegoraro, Dario Picciau

info@everyonegroup.com

Buju Banton si arrende

autore:
red-one

Vittoria per la campagna per i diritti gay la star del reggae blocca
le canzoni omofobiche

· Buju Banton si impegna dopo anni di pressioni
· Canzoni che incitano a sparare e bruciare omosessuali

Uno dei più noti personaggi omofobici della musica reggae e dancehall a
deciso di non cantare più canzoni violente contro i gay.
Buju Banton la cui hit del 1990 "Boom bye bye" incitrava a sparare ai gay
ha aderito al "reggae compassionate act" promosso dal Gruppo di
attivisti per i diritti dei Gay "Stop Murder Music" dopo tre anni di
campagna per portarlo a questa scelta, il gruppo lo annuncia oggi.

Banton è l'ultimo di una serie di artisti di alto profilo, inclusi
Beenie Man e Sizzla, a sottoscrivere la dichiarazione dopo le proteste
mondiali di gruppi per i diritti dei gay, la cancellazione di centinaia
di concerti e la perdita di sponsor, costate agli artisti 2,5 milioni di
pound (circa 3,75 milioni di euro).

Con la sua firma, Banton si impegna a non fare affermazioni omofobiche
in pubblico, lanciare nuove canzoni omofobiche o autorizzare nuove
uscite delle precedenti canzoni omofobiche. L'atto sancisce: Nessuno
spazio nella comunità musicale per odio e pregiudizi, inclusi spazi a
razzismo, violenza, sessismo o omofobia. E aggiunge che gli artisti
reggae hanno sempre combattuto contro ingiustizia, diseguaglianza,
povertà e violenza.

Peter Tatchell, del gruppo dei diritti gay Outrage! Coordinatore della
campagna, dice che questa mossa rappresenta un grande passo avanti
nella furiosa battaglia fra gli attivisti per i diritti dei gay e
numerosi artisti delle dancehall durata quindici anni. E afferma: "La
nostra prima priorità deve essere fermare la musica assassina".

Banton è finito al centro dell'attenzione degli attivisti gay dopo il
rilascio di Boom Bye Bye, in cui canta di sparare in testa ai gay,
versargli addosso acido e bruciarli vivi. In precedenza aveva affermato
di aver scritto Boom Bye Bye da tennager e di non essere omofobico, ma è
stato filmato l'anno scorso mentre cantava Boom Bye Bye in un concerto
a Miami.

Ieri, Dennis Carney, vicepresidente di Black Gay Men's Advisory Group, a
detto: “Questi artisti mandano un messaggio chiaro alle lesbiche e gay
che hanno diritto di vivere liberi da paure e persecuzioni, sia qui in
UK che in Jamaica.”

Vincent Nap, un artista reggae inglese, dice che c'e un problema di
omofobia nella musica delle dancehall, ma attaccare gli interessi
commerciali degli artisti non risolve il problema, lui dice, "se
continuano ad attaccarci, noi ci difenderemo", "se tentano di fermare la
nostra musica noi dovremo difenderci".

Altri sono più pragmatici sulle azioni di Banton. Mark Richards,
conosciuto come DJ Kemist dell'etichetta reggae Xtremis records, dice:
"posso capire perchè lo fa. Non vuole compromettere tutta la sua carriera
per poche canzoni. Ma questo non significa che sta cambiando le sue
opinioni."

Così come continueranno a controllare le azioni degli artisti che hanno
firmato la petizione, gli attivisti si impegnano a continuare la
campagna contro gli artisti che non l'hanno fatto: Elephant Man, TOK,
Bounty Killa and Vybz Kartel.

La notizia della firma di Banton è stata ben accolta dai gruppi per i
diritti dei gay in Jamaica, dove gli attacchi contro persone gay sono
comuni ed essere gay è illegale. Carl Edmonson, del gruppo dei diritti
gay Jamaicano J-Flad, dice: "Spero realmente che le sue azioni siano
sincere e non dettate dalle pressioni internazionali che colpiscono le
sue tasche. Speriamo che sia un impegno sincero e che si fermi la
violenza omofobica."

tradotto da :http://www.guardian.co.uk/gayrights/story/0,,2132463,00.html

Una dichiarazione di Peter Tatchell su Sizzla e Capleton

autore:
nonsoloreggae
Sommario:
Dichiarazione di Peter Tatchell (dell'associazione LGBTI inglese Outrage!, e coordinatore della campagna internazionale Stop Murder Music), in cui afferma la necessità di riprendere la campagna contro i cantanti reggae omofobi Sizzla e Capleton

«Capleton e Sizzla stanno facendo circolare una versione imbastardita del Reggae Compassionate Statement. Non è la versione che avevano promesso di firmare. La loro versione è stata modificata allo scopo di indebolire e minare l'accordo. Questo non è accettabile», ha dichiarato Peter Tatchell, dell'associazione per la difesa dei diritti LGBTI Outrage!, e coordinatore della campagna mondiale Stop Murder Music.

«Crediamo che il loro comportamento sia manipolatorio, disonesto e che sia un atto di estrema malafede. Questo dimostra che non ci si può fidare di loro. Sentiamo di essere stati/e ingannati/e e che hanno fatto il doppio-gioco. Capleton e Sizzla hanno infranto l'accordo. Perciò la campagna Stop Murder Music esorta le organizzazioni di tutto il mondo a riprendere la campagna per annullare i loro concerti, i loro dischi, le sponsorizzazioni e i contratti pubblicitari.

Questi cantanti hanno apertamente incitato ad uccidere lesbiche e gay, cosa che costituisce un reato penale in ogni paese. Chiediamo a tutte le persone di buona coscienza di boicottare questi cantanti che incitano all'odio e alla violenza, e di condurre la campagna contro di loro con la stessa determinazione che riserverebbero a dei razzisti o a degli anti-semiti. Capleton e Sizzla sono gli equivalenti morali dei neo-nazisti e del Klu Klux Klan», ha detto Mr Tatchell.

E' in arrivo un bastimento carico di...

La campagna di boicottaggio contro i concerti sessisti ed omofobici
che si terranno nelle prossime settimane a Roma,
http://nonsoloreggae.noblogs.org
sta procedendo, sostenuta dalla stragrande maggioranza dei centri
sociali e delle strutture politiche, romane e non, da collettivi
femministi e GLBTQ, ma anche da molte singolarita'.

continua su http://nonsoloreggae.noblogs.org