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9 giugno 2007: No Bush

Comunicati / Volantini

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Notizia

Colpire le nefaste neo-liberali riforme dell'universita'

autore:
Salvatore Fiore
Sommario:
Un’analisi attenta ed una lettura degli avvenimenti politici in Inghilterra puo’ aiutare ad individuare gli obiettivi che il governo Berlusconi si propone di raggiungere con la riforma universitaria.

Scrivo questo documento dopo un’esperienza di ricerca e di lavoro nell’universita’ in Inghilterra.

Il governo Berlusconi insieme con il suo ministro dell’universita’ e ricerca ha apertamente dichiarato di dover riformare il sistema universitario e dell’istruzione superiore in Italia dichiarando guerra all’autonomia accademica ed alla liberta’ di pensiero attraverso l’omologazione del pensiero.

Noi apriamo un fronte di lotta su queste politiche nefaste e di sfruttamento delle classi subalterne ed intellettuali.

Un’analisi attenta ed una lettura degli avvenimenti politici in Inghilterra puo’ aiutare ad individuare gli obiettivi che il governo Berlusconi si propone di raggiungere con la riforma universitaria, poiche’ questi veri obiettivi sono mascherati dietro la retorica della performativita’ e della qualita’.

* * *

Sin dal 1990, la legislazione in Inghilterra ha focalizzato l’attenzione sull’istruzione universitaria di massa, sulla performativita’ e la marketizzazione della stessa istruzione, ove una progressiva riduzione dei finanziamenti pubblici che sono stanziati a seconda dei criteri di accesso degli studenti (in termini di numeri) negli istituti universitari ed indicatori di performativita’. Tale legislazione, ha poi ulteriormente con i governi Blair forzato in maniera tirannica i genitori, gli studenti, i docenti i ricercatori ed i professori universitari a sottoporsi ai criteri delle famose " delivery unit " che hanno adottato strategie di mercato che sono proprie del settore privato, per differenziare le varie istituzioni in base alla qualita’ dell’istruzione che e’ stata essenzialmente concettualizzata come merce.

Durante i vari governi Blair, e’ stata adottata una visione tecnocratica e strumentale della conoscenza, la quale ha posto sugli accademici la questione del mercato dei docenti-ricercatori : tali individui hanno dovuto continuamente reinventare se stessi ed il capitale culturale come merce di scambio sul mercato universitario.

Questa e’ stata una grande forzatura fatta sugli accademici che hanno progressivamente perso la loro autonomia, mentre il dialogo circa i valori accademici e la loro relevanza alla vita accadmica di tutti i giorni, sono stati pian piano contraccambiati da criteri determinati esternamente all’universita’ (esempio sono le cosiddette "delivery units" o le agenzie di controllo della qualita’ come la "QAA"). Per questo scopo, il nuovo establishment di Blair, intenzionato a proseguire le politiche neo-liberali/neo-conservative della Thatcher ha chiesto aiuto alla casta dei giornalisti in modo che potessero alimentare nell’immaginazione collettiva il potere delle forze positive del libero mercato.

Questa falsa credenza nel potere delle forze positive del libero mercato esterne che e’ di guida al miglioramento della qualita’ degli studi universitari ad un costo piu’ basso per la spesa pubblica, ha creato un nuovo linguaggio di performativita’ la cui logica e’ stata quella di dimostrare efficienza ed eccellenza che si traduce semplicemente in un piu’ ampio accesso di studenti con maggiori tasse universitare, piu’ fondi di investimento ed espansione.

Tuttavia, mentre la decentralizzazione delle relazioni industriali per l’impiego del settore pubblico ha corrisposto ad un maggior potere per i cosiddetti "manager" o "dirigenti universitari", il loro grado di autonomia e discrezione e’ stato tuttavia limitato. Precisamente, questi "manager" sono stati a loro volta resi pubblicamente responsabili innanzi a tali agenzie esterne "delivery units" rappresentando cosi’ una parziale convergenza nelle relazioni industriali tra l’impiego pubblico e quello privato.

Il governo Berlusconi si appresta a questo nuovo tipo di relazioni industriali con la riforma annunciata dal suo ministro dell’Universita e ricerca.

Le riforme del governo Berlusconi sono in continuita’ con le politiche universitarie dei governi Thatcher - Blair e dimostrano un chiaro allineamento all’ ideologia neoliberale ed un impegno verso i principi del mercato libero e capitalismo globale, ove l’imperativo della competizione del mercato che insegue il profitto e’ libero di dominare l’economia, la vita politica e quella sociale. Di conseguenza, l’associazione della politica economica e le relazioni nei luoghi di lavoro sono mediati nelle universita’ da pratiche manageriali.

In particolare, l’agenda neo-liberale attuata con la retorica del "value for money" impatta su come il lavoro viene controllato. Certamente, l’output di queste riforme - la retorica della performativita’ della nuova classe manageriale, la flessibilita’del lavoro, value for money, la certificazione della qualita’, produttivita’ - hanno poco in comune con gli interessi dei lavoratori.

Hanno molto in comune invece con la nozione del "capitalismo manageriale".

L’impatto di tale tirannia sulla vita accademica e la sua agenda del misurare, monitorare, controllare, invitabilmente poi porta ad una resistenza nei luoghi di lavoro ed ad una crescita giornaliera della frustazione ed un senso profondo di disaffezione tra lo stesso corpo docente e di ricerca e di altri lavoratori dell’universita’. Loro sono i primi a sentire l’effetto di questo tipo di "macho management" che si nota generalemente in quei luoghi ove vi e’ uno stile di management provocatorio, di duro ed aspro confronto, dittatoriale.

In pratica, uno degli aspetti piu’negativi che e’ emerso alla luce di queste riforme in Inghilterra e’ stato il fatto che vi e’ stata una delega in bianco in mano a questi manager universitari che hanno di fatto trasformato le universita’ da istituzioni autonome ad istituzioni a prerogativa puramente manageriale : l’intensificazione del lavoro e’ stato accompagnato da una perdita di autonomia ed un trasferimento di controllo ai managers che il corpo docente e di ricerca considera incompetente ed di cui hanno poco rispetto.

I valori dei lavoratori nell’universita’ che una volta erano considerati un caposaldo per la negoziazione dei contratti, con questo tipo di riforme vengono soppressi poiche’ ai managers nelle universita’ viene data sempre piu’ discrezione sulle condizioni di impiego dei lavoratori e sulle questioni che attengono la vita universitaria del corpo docente e di ricerca.

Nel mercato libero del lavoro, il lavoro universitario viene trattato come una merce con un costo che deve essere sempre piu’ minimizzato : per l’ideologia neoliberale il lavoratore universitario deve cedere il controllo del suo lavoro. Entrambi il lavoratore ed il suo lavoro sono "alienati" l’uno dall’altro.

Cedere il controllo del lavoro significa diventare alienato e subordinato.

Sotto tale tirannia, gli accademici sono forzati a cedere la loro capicita’ di lavorare come se fossero merce, e questo significa anche cendere parte di se’ stessi e delle loro vite. Infatti, perdendo il controllo sul proprio lavoro, gli accademici si accorgono che fanno solo quello che i manager chiedono a loro di fare. Funzionando come strumenti o risorse di lavoro, diventano alienati in diversi modi :

1) Dal loro essere umani, poiche’ sono trattati come macchine di produzione

2) Da altri lavoratori, poiche’ il loro lavoro e’ ridotto a merce invece che ad una relazione sociale

3) Dall’istruzione come prodotto del loro lavoro, poiche’ chi controlla il loro lavoro se ne appropria e lo utilizza come merce

4) Dall’insegnamento e dalla ricerca come atto di produzione che diviene un prodotto svuotato di significato e di soddisfazione intriseca.

Probabilmente la spiegazione piu’ plausibile per cui molti individui continuano a sostenere gli interessi del capitale, e’ a causa del problema della "falsa coscienza".

" se nella societa’ ci sono processi che alienano gli individui, questi avranno effetto sui processi di produzione sociale in un modo che gli individui impareranno ’falsi’ bisogni che creeranno lo stato di alienazione. Se questo stato di alienazione e’ sentito sufficientemente dall’individuo allora sara’ vissuto come ’normale’. Allora l’individuo non vivra’ piu’ momenti di alienazione. Invece acquistera’ una "falsa coscienza" di se stesso, e come consequenza di questo, false credenze circa il suo ambiente sociale" (Israel, 1971)

Cosi’ facendo , possiamo capire come e’ che creando e rinforzando falsi bisogni, il capitalismo utilizza la retorica ’dei benefici del consumo’ per controllare le relazioni sociali e di lavoro. Questo sulla base di un perverso concetto : se gli individui sono alienati al lavoro, potranno anche essere piu’ facilmente alienabili come consumatori e vice-versa. Nel ’modernizzato’ sistema neo-liberale dell’istruzione universitaria britannica, il debito degli studenti, lo sforzo continuo impiegato per studiare, le lughe ore di lavoro e la perdita di autonomia accademica sono compensate dalla promessa di incentivi e ricompensa. Queste sono nozioni ispirate dalla dottrina dell’individualismo. Nel caso delle riforme anticipate dal governo Berlusconi questo e’ evidente nei premi promessi a studenti meritevoli, salari piu’ appetitosi per insegnanti e docenti che passano certificazioni di qualita’, nomina diretta del personale docente con contrattazione individuale, precarizzazione del corpo docente con contratti triennali e verifica ed ispezione dei ricercatori su raggiungimento degli obiettivi fissati dai manageri universtari.

Cosi facendo ad accompagnare la mercficazione del lavoro sara’ il vero e proprio consumo dei lavoratori universitari.

Trasformando il lavoro dei docenti in una relazione del tipo mezzi—fini e l’istruzione in una merce, le riforme dell’istruzione universitaria e la discrezione che e’ stata accordata ai manager universitari, puo’ solamente garantire maggiore alienazione ed un desiderio di controllo sulla forza lavoro che e’ continuamente trattata dai dirigenti aguzzini come merce da scambio da sfruttare.

* * *

Per un coordinamento di contenimento dell’offensiva neo-liberale del capitale nelle universita’ del mondo.

Diffondete questo comunicato per capire, individuare , contenere ed annientare attraverso la lotta le politiche neo-liberali del governo Italiano e dell’opposizione del Partito Democratico che collabora schiavo della propria inefficcacia.

La LOTTA CONTINUA.

Salvatore Fiore

Verona, nuova aggressione fascista

autore:
Cartman
Sommario:
Verona, nuova aggressione fascista

Nella tarda mattinata di oggi, a sole 24 ore dalla manifestazione che avrà luogo a Verona, nella città veneta si è verificato l'ennesimo pestaggio fascista. A farne le spese un ventenne vicino ai movimenti e al Pdci. "Il dramma - afferma Fabio Nobile, segretario della federazione romana del partito dei Comunisti italiani - è che questa è una dinamica di quotidianità poiché il ragazzo, che stava tranquillamente passeggiando, è stato avvicinato da un individuo che, dopo avergli chiesto se fosse un militante di sinistra, lo ha aggredito a colpi di casco. A un giorno dalla manifestazione di Verona - sostiene Nobile - questo è il segno tangibile dell'atteggiamento squadristico dei neofascisti nel nostro paese. Facciamo appello a magistratura e forze dell'ordine - conclude l'esponente dei comunisti italiani - ma soprattutto a tutte le forze democratiche e antifasciste della città ad alzare il livello di attenzione, di mobilitazione e di vigilanza democratica".

16 maggio 2008

Siamo tutti Rom!

autore:
Roberto Malini - Gruppo EveryOne
Sommario:
16 maggio: celebriamo la ricorrenza della rivolta dei Rom di Auschwitz schierandoci a fianco dei Rom perseguitati in Italia

amo tutti Rom: raccogliamo l'eredità degli eroi 'zingari' del 16 maggio 1944

Il 16 maggio 1944 quattromila Rom internati nello "zigeunerlager" di Auschwitz decisero di opporsi ai loro aguzzini, che secondo programma erano venuti a prelevarli, per condurli nelle camere a gas. Di fronte a un'umanità ridotta in condizioni pietose - formata da nugoli di bambini pelle e ossa, donne e capifamiglia scalzi - si trovava la più potente e organizzata macchina di oppressione morte di tutti i tempi. Non furono solo gli uomini a decidere di non piegare il capo di fronte ai carnefici in divisa; anche le manine ossute dei bimbi e delle donne raccolsero pietre, mattoni, spranghe, rudimentali lame e tutti insieme i Rom di Auschwitz dissero: "No!"
"Non vi daremo i nostri piccoli, perché li facciate uscire dai vostri camini. I vostri medici ne hanno già straziati tanti, sperimentando la loro scienza mostruosa su di loro. Le loro urla salivano fino al cielo, più in alto ancora del fumo denso che usciva dai crematori, più in alto ancora delle nostre preghiere. Non annienterete le nostre famiglie, cui avete già tolto i doni preziosi della libertà e della dignità. Non lasceremo alle vostre mani rapaci, ai vostri cuori tenebrosi, al vostro odio disumano la bellezza delle nostre vite, la santità dell'amore che unisce le nostre famiglie in un popolo povero, ma fiero". Le mamme stringevano al petto i bimbi più piccoli, mentre combattevano; i ragazzini difendevano lo "zigeunerlager" finché il sangue non li copriva, rendendoli simili agli spiriti della vendetta delle leggende; braccia scure brandivano armi rudimentali in un impeto instancabile, finché le SS si ritirarono, esterrefatte davanti a quell'eroismo, a quel coraggio sovrumano che affrontava le palottole e le baionette con la carne nuda. Le SS si ritirarono, portando con sé molti cadaveri tedeschi. Solo il 2 agosto 1944 i nazisti - dopo aver ridotto in fin di vita la popolazione Rom prigioniera della "fabbrica della morte", limitando al minimo il suo sostentamento alimentare - riuscirono a liquidare lo "zigeunerlager". 2.897 eroi Rom furono assassinati in una sola notte nelle camere a gas di Birkenau.
Oggi, 16 maggio 2008, siamo di fronte agli eredi dei carnefici di Hitler. I mandanti del nuovo crimine di massa sono quegli uomini e quelle donne che vediamo ogni giorno sulle pagine dei giornali e in TV, sorridenti, pieni di boria, rifatti dal lifting e dal trucco, con le bocche ghignanti piene di parole che suonano come "Legalità", "Giustizia", "Sicurezza", ma che significano "Persecuzione", "Razzismo" e "Morte". Li vediamo ogni giorno e non hanno più colore, perché sono uniti e uniformati dall'odio. Non hanno rispetto di niente: non della vita, non dei diritti umani, non delle leggi universali, non della nuova Europa che si oppone ai pregiudizi. Hanno istigato violenze e pogrom in tutta Italia, ingannando le masse con calunnie razziste e incitamenti alla violenza xenofoba. Non li fermeremo, noi che vediamo ancora la luce dei Diritti Umani, noi che adesso siamo tutti Rom, noi che vogliamo essere Rom perché vogliamo essere giusti, non li fermeremo se non decidiamo fin da adesso di ereditare l'orgoglio degli 'zingari' di Auschwitz e non ci prepariamo a schierarci accanto alle famiglie perseguitate, sfidando le autorità che non rappresentano più nulla, le divise che non rappresentano più nulla, le più alte cariche dello Stato che hanno tradito ogni valore, che non hanno il diritto ad esprimersi a nome di un popolo, di una civiltà di un'umanità che - fra tanti orrori - ha creato anche un testo che è un impegno a costruire un futuro migliore per tutti: la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani. Roberto Malini - Gruppo EveryOne

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Nepal ,finalmente un comunista aggiornato!

autore:
arianuova
Sommario:
Prachanda;il nuovo socialismo.

Dal blog di Gilioli sull'espresso "piovono rane"

Primo presidente del nuovo Stato, secondo quanto emerso dalle elezioni, dovrebbe essere Pushpa Kamal Dahal detto Prachanda (“il fiero”), 54 anni, l’uomo che nel 1996 ha dato il via alla ribellione contadina, ha “liberato” gradualmente i territori montuosi e rurali del Paese fino a costringere il re ad accettare libere elezioni. Che Prachanda ha poi vinto, conquistando la maggioranza dei seggi e preparandosi ora a costruire «il nuovo Nepal socialista». I ritratti di Prachanda, fino a due anni fa “primula rossa” e super ricercato, ora sono appesi su tutti i muri del Paese. “L’espresso” lo ha intervistato nella sua casa del quartiere Naia Bazar, a Kathmandu.

E’ davvero finita la monarchia in Nepal? I maoisti hanno vinto la loro guerra?
«Direi proprio di sì. E’ possibile che Gwyanendra tenti qualche mossa disperata, ma ormai ha perso anche l’appoggio di Usa e India. Le elezioni hanno mostrato a tutti la vera volontà popolare».

La vostra vittoria ha sorpreso il mondo…
«Ha sorpreso solo quelli che non conoscevano le dinamiche sociali del Nepal. Noi ce l’aspettavamo. Gli analisti americani dicevano che non avremmo preso più del 15 per cento, ma avevano una visione molto superficiale di questo Paese. Ora sono serviti».

Che ne sarà del re?
«Potrà vivere da libero cittadino in Nepal, se non tenterà alcun colpo di mano e non cercherà di fare politica. E’ un businessman, continuerà a farsi i suoi affari».

E in Nepal che cosa succederà?
«Vorrei che la Costituente riuscisse a scrivere la nuova Carta entro un anno, traformando il Nepal in una Repubblica federale e presidenziale».

Di cui lei sarà a capo.
«Questo è quanto vuole il popolo, come è emerso dalle elezioni. Ma dovremo mediare anche con gli altri partiti: non abbiamo la maggioranza assoluta e ci avviamo verso un governo di coalizione».

Il Nepal diventerà comunista?
«Sarà un Nepal democratico e multipartitico, che rispetterà ogni forma di libertà di stampa e di associazione. Cercheremo di costruire un nuovo modello di socialismo, molto diverso da quelli che hanno attraversato il XX secolo».

Può descrivere questo nuovo modello?
«Delle libertà civili le ho già detto. Da un punto di vista economico puntiamo verso un sistema misto Stato-privati, in cui ogni forma di investimento e d’impresa sarà finalizzato al bene comune, non all’arricchimento industriale o finanziario dei privati. Faremo una graduale ma imponente riforma agraria. Svilupperemo il nostro grande potenziale idroelettrico. Collaboreremo con le imprese straniere che vorranno investire qui».

Sembra semplicemente un programma socialdemocratico.
«Sbaglia. Le socialdemocrazie del XX secolo hanno finito per essere una versione soft del capitalismo, e non è questo che noi vogliamo. Noi stiamo facendo un esperimento pionieristico, non stiamo rimasticando le vecchie ideologie del XX secolo».

In ogni caso ora avete accettato il sistema elettorale e parlamentare proprio delle democrazie occidentali.
«Crediamo nel multipartitismo, ma nonpensiamo che la democrazia borghese sia un totem non migliorabile. Il parlamentarismo può essere utilmente intrecciato con altre forme di democrazia, anche mutuate dalle esperienze dei paesi socialisti del XX secolo. Il tutto per creare qualcosa di inedito, che vada oltre sia la dittatura del proletariato sia la democrazia borghese».

E che cosa ci fanno i ritratti di Marx, di Lenin, di Mao e addirittura di Stalin nei vostri cortei?
«Il marxismo ci ha dato gli strumenti per capire le dinamiche socioeconomiche. Lenin e Mao sono i grandi rivoluzionari in cui affondiamo la nostra storia. Stalin ha sconfitto il nazifascismo. Ma sappiamo bene che questi riferimenti appartengono al passato, mentre oggi servono nuove analisi che interpretino la realtà planetaria del XXI secolo».

C’è chi dice che pensate a un modello autoritario di “capitalismo controllato dallo Stato” di tipo cinese…
«No, non vogliamo copiare nessuno. Abbiamo la pretesa di creare qualcosa di nuovo e di unico. Pensiamo che nel XXI secolo in tutto il mondo le forze di sinistra abbiano il compito di elaborare nuove analisi e prassi che si adattino alle realtà specifiche locali e ai grandi cambiamenti creati dal processo di globalizzazione».

Ma nei paesi più ricchi, come quelli europei, la sinistra è ovunque sconfitta, semiscomparsa o annacquata…
«Sì, ed è un processo molto interessante. In Sudamerica e in Asia meridionale le forze socialiste sono in crescita, mentre in Europa perdono. Il motivo è molto semplice: nei paesi più ricchi le contraddizioni del capitalismo sono come congelate, o almeno rallentate nei loro effetti, mentre nei paesi in via di sviluppo la globalizzazione ha portato a un’esplosione di queste contraddizioni. Ma sarebbe sbagliato pensare che le rivoluzioni socialiste siano rimaste un’esclusiva dei paesi più poveri. Al contrario, quando i paesi del Terzo mondo si saranno sviluppati - magari scegliendo forme legate a modelli socialisti - una nuova ondata di contraddizioni economiche investirà anche i paesi più ricchi provocando sommovimenti sociali oggi non immaginabili».

Non pensa che, al contrario, il liberismo globalizzato finisca per investire anche l’Asia meridionale mandando in soffitta pure qui il socialismo?
«La globalizzazione è l’oggetto principale delle nostre analisi e dei nostri studi. Vede, il capitalismo nell’era di Internet non può avere le stesse risposte, da parte dei proletari e dei socialisti, che ha avuto il capitalismo industriale del XX scolo. Per questo dico che i comunisti, cioè coloro che credono nella possibilità di una società in cui non ci sia sfruttamento, devono evitare di commettere due errori uguali e contrari: da un lato riproporre modelli di socialismo vecchi, dall’altro arrendersi alla presunta ineluttabilità del liberismo. Chi crede nel socialismo oggi deve elaborare nuove risposte».

Quali sono state le reazioni Usa alla vostra vittoria elettorale?

«Sono rimasti molto sorpresi, ma devono accettare il risultato delle urne. Non siamo più nel Cile del 1973. Per prima cosa, dovrebbero togliere il nostro partito dalla lista internazionale dei movimenti terroristici, cosa che non hanno ancora fatto. Comunque ho incontrato l’ambasciatrice Usa e stiamo parlandone».

Stringerebbe la mano a George W. Bush?
«In un contesto diplomatico sì. Ma non mancherei di esporgli tutti suoi sbagli».

Fra poco in America cambierà presidente. Per chi fa il tifo?
«Non credo che ci saranno grandi cambiamenti, ma penso che avremmo più comprensione da parte di un presidente democratico».

Obama o Hillary?
«Personalmente preferisco la Clinton. Forse perché noi comunisti nepalesi abbiamo lottato tanto per la crescita delle donne in politica e mi piacerebbe vedere una donna anche alla Casa Bianca».

Prachanda, come vorrebbe essere ricordato dalla storia?
«Come un uomo non dogmatico che ha cercato di capire i cambiamenti del mondo per creare un nuovo e inedito modello di socialismo per il XX secolo».

Riduzione ICI ;la grande presa in giro da 6 euri al mese!

autore:
Altromedia
Sommario:
Notizia da diffondere,spedire,volantinare,attacchinare!

Uno studio della UIL,se confermato,darebbe l'idea dell'enorme presa per i fondelli degli italiani da parte dell'illusionista B.
Secondo i calcoli del servizio politiche territoriali della UIL l'abolizione dell'ICI porterebbe ,nella media globale,un beneficio alle famiglie di 73 euri all'anno;6 euri al mese.
Non si compensa neanche l'aumento della benzina.La cifra è ridicola,almeno quanto quelli che hanno queste pensate e quanto quelli che invece di prendersela coi manovratori al comando della nave ,vanno a bruciare le baracche dei rom come se la fatica di arrivare a fine mese fosse colpa loro.La fatica la procurano quelli che non vogliono tirare fuori una lira per i contratti di chi lavora,vogliono licenziare più facilmente e vogliono pure che gli abbassiamo le tasse,perchè per "diritto naturale" lorsignori devono pagare meno!Gli amici del signor B.

http://altromedia.blogspot.com/

PIAZZA DELLA LOGGIA - 25 NOVEMBRE IN ASSISE

autore:
ANTIFA
Sommario:
Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte, Pino Rauti, Francesco Delfino, e Giovanni Maifredi - STRAGISTI IMPUNITI

2008-05-15 21:22


BRESCIA - A pochi giorni dal trentaquattresimo anniversario della strage di Piazza della Loggia, c'é la certezza che, per quell'eccidio, ci sarà un altro processo. Il Gup Lorenzo Benini, al termine dell'udienza preliminare iniziata nel novembre scorso, ma entrata nel vivo all'inizio del 2008, ha rinviato a giudizio i sei imputati accusati di concorso nella strage.

Il 25 novembre prossimo quindi la corte d'Assise sarà chiamata a pronunciarsi sull'innocenza o colpevolezza di Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte, Pino Rauti, Francesco Delfino, e Giovanni Maifredi. Fino ad oggi, le tre inchieste aperte dal 28 maggio del 1974, giorno in cui la bomba provocò otto morti e 108 feriti, non hanno consentito di individuare alcun colpevole. Complessivamente sono state emesse, nei tre gradi di giudizio, 10 sentenze e un'ordinanza-sentenza.

La quarta inchiesta sulla strage ha preso il via da una serie di dichiarazioni che nel 1993 rilasciò Donatella di Rosa. Da allora le indagini portarono all'iscrizione nel registro degli indagati della Procura di Brescia, di una ventina di persone. La richiesta di rinvio a giudizio venne poi formulata dalla procura per dieci imputati. In sei casi si trattava appunto di coloro che erano chiamati a rispondere di concorso in strage, in altri tre di favoreggiamento di Delfo Zorzi e in uno di riciclaggio. La posizione di questi ultimi quattro imputati è stata però stralciata poiché il gup ha ritenuto fondata l'eccezione d'incompetenza territoriale sollevata dai legali di uno dei quattro imputati: Martino Siciliano, gli avvocati Gaetano Pecorella e Fausto Maniaci, tutti accusati di favoreggiamento, e Vittorio Poggi, che invece deve rispondere di riciclaggio.

Gli atti relativi alle loro posizioni sono stati trasmessi alla Procura di Milano. Degli imputati molto difficilmente sarà presente l'ex ordinovista Delfo Zorzi, che vive in Giappone, nei cui confronti pende una richiesta d'estradizione. Ma sono piuttosto concrete le possibilità che non ci sia anche uno dei due rappresentanti dell'accusa. Il Csm ha infatti proposto, per la carica di Procuratore Capo di Cremona, Roberto di Martino, Procuratore Aggiunto di Brescia, che con il collega Francesco Piantoni ha condotto le indagini. Oggi, dopo la lettura dell'ordinanza che dispone il rinvio a giudizio, al magistrato è stato chiesto se, in caso di trasferimento, pur svolgendo il proprio incarico a Cremona, potrà seguire il processo. "Dipende - ha risposto - se mi verrà chiesto e se sarà possibile per legge". Di Martino si è detto comunque soddisfatto dell'esito dell'udienza preliminare conclusasi oggi dal momento che il processo "per Brescia rappresenta una nuova chance".

Ma la soddisfazione riguarda anche l'attendibilità di Carlo Digilio, anch'egli indagato, morto tre anni fa, e Maurizio Tramonte, che secondo il Procuratore aggiunto, scaturisce dal rinvio a giudizio di tutti gli imputati. Proprio sulla questione dell'attendibilità di Digilio e Tramonte, si è focalizzata infatti nell'aula bunker di via Collebeato, durante l'udienza preliminare, la battaglia tra accusa e difesa.

SE DALLO STATO NON ABBIAMO AVUTO MAI GIUSTIZIA COME POSSIAMO CHIEDERLA ORA!

¡No Pasarán!

Alemanno contro i centri sociali

"Chiuderò quelli fuorilegge". Toto-giunta, l´ora dei tecnici
"Sono spesso violenti e aggressivi. Non farò sconti". Le reazioni a sinistra

Che il sindaco Alemanno volesse segnare una forte discontinuità rispetto alla precedente amministrazione l´aveva dichiarato già in campagna elettorale. E le sue prime uscite, dall´abbattimento della teca dell´Ara pacis al Gay Pride, erano suonate come conferma. Rimarcata anche ieri a proposito dei centri sociali, quelli di sinistra definiti «spesso violenti e aggressivi», nei confronti dei quali «non farò nessuno sconto», ha detto il primo cittadino, includendo pure le aggregazioni di destra «non più di due o tre». A Roma «ce ne sono circa 35 o 40» ha calcolato ai microfoni di Radio 24, «non penso che tutti debbano essere chiusi, ma devono essere messi di fronte a una scelta chiara. Se stanno nella legalità, rispettano le altre opinioni politiche, possono tranquillamente esistere. Quelli che violano la legge, invece, devono essere chiusi».
Apriti cielo. Per Rifondazione è davvero troppo. Il primo a scendere sul sentiero di guerra è il neo-consigliere comunale Andrea Alzetta detto Tarzan: «Se vorrà ridurre a problema di ordine pubblico la straordinaria esperienza dei centri sociali, Alemanno si romperà le corna», attacca il leader dei Disobbedienti, annunciando per il pomeriggio un´assemblea al centro sociale Esc di San Lorenzo. «E lì» minaccia, «che discuteremo e prenderemo delle decisioni», facendo intendere che se la strada sarà questa molti in città si solleveranno. Tranchant l´assessore regionale Luigi Nieri: «Più passano i giorni, più la destra al governo della capitale mostra il suo volto illiberale. Ad Alemanno ricordo che i centri sociali a Roma sono importanti luoghi di socialità e aggregazione giovanile. E proprio per questo vanno sostenuti e preservati».
Polemiche che però sembrano non toccare il sindaco. Anche ieri impegnato in estenuanti trattative per risolvere il puzzle della nuova giunta. Sempre più incastrata - dopo aver stabilito che 7 assessorati andranno ad An e 4 a Fi - su due nodi: le donne da inserire in squadra (ma in assenza di esponenti della società civile, per le Politiche sociali è comunque pronta la consigliera neo-eletta Sveva Belviso) e i super tecnici cui affidare l´Urbanistica e i Lavori Pubblici. L´incontro per chiudere è stato rinviato, causa divergenza di opinioni, a stasera. Tuttavia, al netto della verifica finale, sulle poltrone più strategiche non dovrebbero esserci più dubbi. All´Urbanistica andrà un architetto di area An, da scegliere fra Francesco Coccia, ricercatore a Valle Giulia, e il collega Orazio Campo, ex paracadutista, noto agli addetti ai lavori come "l´urbanista della destra". Nome, quest´ultimo, che fa però storcere il naso agli azzurri: «Deve ancora passare al nostro vaglio» avvertono i big del partito romano. Che invece hanno indicato ai Lavori Pubblici un professionista di alto profilo: l´avvocato dello Stato Marco Corsini, esperto in appalti, per 5 anni assessore ai Lavori Pubblici a Venezia nella giunta di centrosinistra guidata da Paolo Costa, già sub commissario del teatro La Fenice e presidente della commissione incaricata della valutazione delle riserve di cantiere durante la ristrutturazione della Scala di Milano. I giochi sono ancora aperti, ma Alemanno ha fretta: per domani vuole dare l´annuncio.
(15 maggio 2008)
Il Fascista si dimentica dei Casapound!

Strage piazza Loggia: sei a giudizio

Sono Rauti(suocero di Alemanno), Zorzi, Tramonte, Delfino, Maggi, Maifredi

(ANSA) - BRESCIA, 15 MAG - Sono stati tutti rinviati a giudizio i sei imputati accusati di concorso nella strage di piazza della Loggia del 28 maggio 1974. Si tratta di: Delfo Zorzi, Maurizio Tramonte, Carlo Maria Maggi, Pino Rauti, Francesco Delfino, Giovanni Maifredi. Il processo comincera' il 25 novembre davanti alla Corte d'Assise di Brescia.

ANCHE SE VI CREDETE ASSOLTI SIETE LO STESSO COINVOLTI!

Estado Unidos el camino a la impunidad de los crímenes de lesa humanidad cometidos en Colombia

autore:
colombia indymedia

Muere ley de Justicia y Paz!

ESTADO UNIDOS EL CAMINO A LA IMPUNIDAD DE LOS CRIMENES DE LESA HUMANIDAD COMETIDOS EN COLOMBIA

La extradición primero de 'Macaco' o 'Javier Montañez', y posteriormente de un grupo de 14 en donde esta Mancuso, Gordolindo, Don Berna, Jorge 40, Cuco, Pablo Sevillano, el Tuso, el Mello, Hernán Giraldo Serna, Nodier Giraldo Giraldo, Eduardo Enrique Bengoechea, Martín Peñaranda, y Eduardo Enrique Goynechea, que se encontraban incluidos en el proceso de Justicia y Paz, bajo el argumento de que no estaban entregando la verdad, tampoco sus bienes para la reparación y, además seguían promoviendo grupos armados ilegales y acciones ilegales,- nada nuevo-. Demuestra una vez más que el proceso de paz con los paramilitares, fue un montaje de grandes dimensiones que se le salió de las manos a este gobierno.

Las declaraciones del alto comisionado advertían esta decisión, la crisis política de este país no sólo enloda al gabinete presidencial, al ejercito nacional, dirigentes del sector privado, al congreso y es la muerte certera a varios de los partidos uribistas, sino que ya evidenciaba los nexos directos del paramilitarismo con el presidente. La extradición de la cúpula paramilitar era un salvoconducto del presidente a corto plazo para que esta pueda continuar con este proyecto uribista, bien con la idea de la reelección o bien con la proyección de alguno de sus "incondicionales" -limpios-. Pero también, es un golpe a la Justicia colombiana, a las Cortes y la justicia ordinaria. Como es de esperarse Uribe no da puntada sin dedal, tiene claro su aliado. El gobierno de EEUU en su precipitada carrera de desprestigio de los últimos tiempos y su fracaso con su gestión con el TLC, tiene que demostrar sus grandes avances en estos temas, desestabilizando la región, y desde luego primando el tema que los vincula ellos "narcotráfico", por encima de los crímenes de lesa humanidad.

RAZZISMO: MINACCIATI I GIOCATORI ROM PIRLO, IBRAHIMOVIC E MIHAJLOVIC

autore:
EveryOne Group

14 maggio 2008

ALLARME RAZZISMO: MINACCE DI TIFOSI CONTRO I FUORICLASSE ZINGARI PIRLO, IBRAHIMOVIC E MIHAJLOVIC

GRUPPO EVERYONE: “CAMPAGANA RAZZIALE CONTRO I ROM METTE A RISCHIO LA LORO INCOLUMITA’”

Il pregiudizio che colpisce il popolo Rom in Italia rischia di degenerare in un'indiscriminata caccia all'uomo. A Napoli si verificano continue aggressioni nei confronti di Rom. Una baracca di via Malibran è stata data alle fiamme da una banda di razzisti e i 13 occupanti, sei adulti e sette bambini, fra cui due neonati, hanno riportato ustioni e rischiato di morire bruciati. A Ponticelli giovani armati di spranghe hanno aggredito alcuni Rom romeni. In via Argine, inseguimento di bambini Rom da parte di razzisti che nascondevano il volto dietro sciarpe. L'ultimo episodio ha vistoun bambino Rom di circa sei anni aggredito da una ronda in piazzetta San Domenico, schiaffeggiato, insultato e messo a forza sotto il getto di una fontana pubblica. Ma in tutta Italia, da nord a sud, gli episodi di antiziganismo e violenza si susseguono, quasi sempre ignorati dai media. "La Commissione europea deve intervenire con urgenza," affermano preoccupati i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau "perché l'incitazione all'odio razziale a mezzo stampa e le politiche razziali sono proibite espressamente da Direttive, Risoluzioni europee e Carte dei Diritti degli individui e dei popoli. Abbiamo elementi sufficienti per affermare che il caso della ragazzina Rom che avrebbe tentato di rapire un bambino a Napoli è una messinscena, ma prima ancora del verdetto della magistratura, politici e media hanno espresso un giudizio di condanna non solo nei suoi confronti, ma in quelli di tutto il popolo zingaro. Da tempo il Gruppo EveryOne mette in guardia l'opinione pubblica, la stampa e i politici onesti contro il rischio di casi montati ad arte per seminare odio contro gli zingari e aprire la strada a leggi razziali come il prossimo decreto sicurezza e le famigerate 'commissioni Rom' che ricordano analoghe istituzioni naziste. Sono provvedimenti illegittimi” continuano “che in sede Ue saranno stracciati in mille pezzi”. Ma gli attivisti del Gruppo EveryOne lanciano l'allarme anche riguardo ai rischi che in questo clima potrebbero riguardare anche i Rom e i Sinti più famosi: "In questi giorni di follia xenofoba la rabbia degli italiani, fomentata dalla propaganda, non risparmia nessuno. Abbiamo sentito un gruppo di tifosi, probabilmente dell'area di estrema destra, lanciare proclami e minacce di estrema gravità contro il fuoriclasse del Milan Andrea Pirlo, che è uno zingaro Sinti, e nei confronti dei Rom dell'Inter Zlatan Ibrahimovic e Sinisa Mihajlovic. 'Non vogliamo uno zingaro nel Milan. Non vogliamo zingari a Milano,' dicevano, ma usando parole più volgari e pesanti. Abbiamo allertato le società di calcio milanesi e le autorità di Milano e Parma, dove Milan e Inter giocheranno l'ultima giornata di campionato, ma per evitare il diffondersi dell'intolleranza razziale è necessario che i media comincino ad attenersi alle norme internazionali che combattono il pregiudizio e l'incitazione all'odio razziale".

Per ulteriori informazioni:
Gruppo EveryOne
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