Notizia
Riduzione ICI ;la grande presa in giro da 6 euri al mese!
Ven, 16/05/2008 - 01:37Uno studio della UIL,se confermato,darebbe l'idea dell'enorme presa per i fondelli degli italiani da parte dell'illusionista B.
Secondo i calcoli del servizio politiche territoriali della UIL l'abolizione dell'ICI porterebbe ,nella media globale,un beneficio alle famiglie di 73 euri all'anno;6 euri al mese.
Non si compensa neanche l'aumento della benzina.La cifra è ridicola,almeno quanto quelli che hanno queste pensate e quanto quelli che invece di prendersela coi manovratori al comando della nave ,vanno a bruciare le baracche dei rom come se la fatica di arrivare a fine mese fosse colpa loro.La fatica la procurano quelli che non vogliono tirare fuori una lira per i contratti di chi lavora,vogliono licenziare più facilmente e vogliono pure che gli abbassiamo le tasse,perchè per "diritto naturale" lorsignori devono pagare meno!Gli amici del signor B.
PIAZZA DELLA LOGGIA - 25 NOVEMBRE IN ASSISE
Ven, 16/05/2008 - 00:382008-05-15 21:22
BRESCIA - A pochi giorni dal trentaquattresimo anniversario della strage di Piazza della Loggia, c'é la certezza che, per quell'eccidio, ci sarà un altro processo. Il Gup Lorenzo Benini, al termine dell'udienza preliminare iniziata nel novembre scorso, ma entrata nel vivo all'inizio del 2008, ha rinviato a giudizio i sei imputati accusati di concorso nella strage.
Il 25 novembre prossimo quindi la corte d'Assise sarà chiamata a pronunciarsi sull'innocenza o colpevolezza di Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte, Pino Rauti, Francesco Delfino, e Giovanni Maifredi. Fino ad oggi, le tre inchieste aperte dal 28 maggio del 1974, giorno in cui la bomba provocò otto morti e 108 feriti, non hanno consentito di individuare alcun colpevole. Complessivamente sono state emesse, nei tre gradi di giudizio, 10 sentenze e un'ordinanza-sentenza.
La quarta inchiesta sulla strage ha preso il via da una serie di dichiarazioni che nel 1993 rilasciò Donatella di Rosa. Da allora le indagini portarono all'iscrizione nel registro degli indagati della Procura di Brescia, di una ventina di persone. La richiesta di rinvio a giudizio venne poi formulata dalla procura per dieci imputati. In sei casi si trattava appunto di coloro che erano chiamati a rispondere di concorso in strage, in altri tre di favoreggiamento di Delfo Zorzi e in uno di riciclaggio. La posizione di questi ultimi quattro imputati è stata però stralciata poiché il gup ha ritenuto fondata l'eccezione d'incompetenza territoriale sollevata dai legali di uno dei quattro imputati: Martino Siciliano, gli avvocati Gaetano Pecorella e Fausto Maniaci, tutti accusati di favoreggiamento, e Vittorio Poggi, che invece deve rispondere di riciclaggio.
Gli atti relativi alle loro posizioni sono stati trasmessi alla Procura di Milano. Degli imputati molto difficilmente sarà presente l'ex ordinovista Delfo Zorzi, che vive in Giappone, nei cui confronti pende una richiesta d'estradizione. Ma sono piuttosto concrete le possibilità che non ci sia anche uno dei due rappresentanti dell'accusa. Il Csm ha infatti proposto, per la carica di Procuratore Capo di Cremona, Roberto di Martino, Procuratore Aggiunto di Brescia, che con il collega Francesco Piantoni ha condotto le indagini. Oggi, dopo la lettura dell'ordinanza che dispone il rinvio a giudizio, al magistrato è stato chiesto se, in caso di trasferimento, pur svolgendo il proprio incarico a Cremona, potrà seguire il processo. "Dipende - ha risposto - se mi verrà chiesto e se sarà possibile per legge". Di Martino si è detto comunque soddisfatto dell'esito dell'udienza preliminare conclusasi oggi dal momento che il processo "per Brescia rappresenta una nuova chance".
Ma la soddisfazione riguarda anche l'attendibilità di Carlo Digilio, anch'egli indagato, morto tre anni fa, e Maurizio Tramonte, che secondo il Procuratore aggiunto, scaturisce dal rinvio a giudizio di tutti gli imputati. Proprio sulla questione dell'attendibilità di Digilio e Tramonte, si è focalizzata infatti nell'aula bunker di via Collebeato, durante l'udienza preliminare, la battaglia tra accusa e difesa.
SE DALLO STATO NON ABBIAMO AVUTO MAI GIUSTIZIA COME POSSIAMO CHIEDERLA ORA!
¡No Pasarán!
Alemanno contro i centri sociali
Gio, 15/05/2008 - 14:39"Chiuderò quelli fuorilegge". Toto-giunta, l´ora dei tecnici
"Sono spesso violenti e aggressivi. Non farò sconti". Le reazioni a sinistra
Che il sindaco Alemanno volesse segnare una forte discontinuità rispetto alla precedente amministrazione l´aveva dichiarato già in campagna elettorale. E le sue prime uscite, dall´abbattimento della teca dell´Ara pacis al Gay Pride, erano suonate come conferma. Rimarcata anche ieri a proposito dei centri sociali, quelli di sinistra definiti «spesso violenti e aggressivi», nei confronti dei quali «non farò nessuno sconto», ha detto il primo cittadino, includendo pure le aggregazioni di destra «non più di due o tre». A Roma «ce ne sono circa 35 o 40» ha calcolato ai microfoni di Radio 24, «non penso che tutti debbano essere chiusi, ma devono essere messi di fronte a una scelta chiara. Se stanno nella legalità, rispettano le altre opinioni politiche, possono tranquillamente esistere. Quelli che violano la legge, invece, devono essere chiusi».
Apriti cielo. Per Rifondazione è davvero troppo. Il primo a scendere sul sentiero di guerra è il neo-consigliere comunale Andrea Alzetta detto Tarzan: «Se vorrà ridurre a problema di ordine pubblico la straordinaria esperienza dei centri sociali, Alemanno si romperà le corna», attacca il leader dei Disobbedienti, annunciando per il pomeriggio un´assemblea al centro sociale Esc di San Lorenzo. «E lì» minaccia, «che discuteremo e prenderemo delle decisioni», facendo intendere che se la strada sarà questa molti in città si solleveranno. Tranchant l´assessore regionale Luigi Nieri: «Più passano i giorni, più la destra al governo della capitale mostra il suo volto illiberale. Ad Alemanno ricordo che i centri sociali a Roma sono importanti luoghi di socialità e aggregazione giovanile. E proprio per questo vanno sostenuti e preservati».
Polemiche che però sembrano non toccare il sindaco. Anche ieri impegnato in estenuanti trattative per risolvere il puzzle della nuova giunta. Sempre più incastrata - dopo aver stabilito che 7 assessorati andranno ad An e 4 a Fi - su due nodi: le donne da inserire in squadra (ma in assenza di esponenti della società civile, per le Politiche sociali è comunque pronta la consigliera neo-eletta Sveva Belviso) e i super tecnici cui affidare l´Urbanistica e i Lavori Pubblici. L´incontro per chiudere è stato rinviato, causa divergenza di opinioni, a stasera. Tuttavia, al netto della verifica finale, sulle poltrone più strategiche non dovrebbero esserci più dubbi. All´Urbanistica andrà un architetto di area An, da scegliere fra Francesco Coccia, ricercatore a Valle Giulia, e il collega Orazio Campo, ex paracadutista, noto agli addetti ai lavori come "l´urbanista della destra". Nome, quest´ultimo, che fa però storcere il naso agli azzurri: «Deve ancora passare al nostro vaglio» avvertono i big del partito romano. Che invece hanno indicato ai Lavori Pubblici un professionista di alto profilo: l´avvocato dello Stato Marco Corsini, esperto in appalti, per 5 anni assessore ai Lavori Pubblici a Venezia nella giunta di centrosinistra guidata da Paolo Costa, già sub commissario del teatro La Fenice e presidente della commissione incaricata della valutazione delle riserve di cantiere durante la ristrutturazione della Scala di Milano. I giochi sono ancora aperti, ma Alemanno ha fretta: per domani vuole dare l´annuncio.
(15 maggio 2008)
Il Fascista si dimentica dei Casapound!
Strage piazza Loggia: sei a giudizio
Gio, 15/05/2008 - 13:06Sono Rauti(suocero di Alemanno), Zorzi, Tramonte, Delfino, Maggi, Maifredi
(ANSA) - BRESCIA, 15 MAG - Sono stati tutti rinviati a giudizio i sei imputati accusati di concorso nella strage di piazza della Loggia del 28 maggio 1974. Si tratta di: Delfo Zorzi, Maurizio Tramonte, Carlo Maria Maggi, Pino Rauti, Francesco Delfino, Giovanni Maifredi. Il processo comincera' il 25 novembre davanti alla Corte d'Assise di Brescia.
ANCHE SE VI CREDETE ASSOLTI SIETE LO STESSO COINVOLTI!
Estado Unidos el camino a la impunidad de los crímenes de lesa humanidad cometidos en Colombia
Gio, 15/05/2008 - 00:08ESTADO UNIDOS EL CAMINO A LA IMPUNIDAD DE LOS CRIMENES DE LESA HUMANIDAD COMETIDOS EN COLOMBIA
La extradición primero de 'Macaco' o 'Javier Montañez', y posteriormente de un grupo de 14 en donde esta Mancuso, Gordolindo, Don Berna, Jorge 40, Cuco, Pablo Sevillano, el Tuso, el Mello, Hernán Giraldo Serna, Nodier Giraldo Giraldo, Eduardo Enrique Bengoechea, Martín Peñaranda, y Eduardo Enrique Goynechea, que se encontraban incluidos en el proceso de Justicia y Paz, bajo el argumento de que no estaban entregando la verdad, tampoco sus bienes para la reparación y, además seguían promoviendo grupos armados ilegales y acciones ilegales,- nada nuevo-. Demuestra una vez más que el proceso de paz con los paramilitares, fue un montaje de grandes dimensiones que se le salió de las manos a este gobierno.
Las declaraciones del alto comisionado advertían esta decisión, la crisis política de este país no sólo enloda al gabinete presidencial, al ejercito nacional, dirigentes del sector privado, al congreso y es la muerte certera a varios de los partidos uribistas, sino que ya evidenciaba los nexos directos del paramilitarismo con el presidente. La extradición de la cúpula paramilitar era un salvoconducto del presidente a corto plazo para que esta pueda continuar con este proyecto uribista, bien con la idea de la reelección o bien con la proyección de alguno de sus "incondicionales" -limpios-. Pero también, es un golpe a la Justicia colombiana, a las Cortes y la justicia ordinaria. Como es de esperarse Uribe no da puntada sin dedal, tiene claro su aliado. El gobierno de EEUU en su precipitada carrera de desprestigio de los últimos tiempos y su fracaso con su gestión con el TLC, tiene que demostrar sus grandes avances en estos temas, desestabilizando la región, y desde luego primando el tema que los vincula ellos "narcotráfico", por encima de los crímenes de lesa humanidad.
- La extradición otra maniobra para la impunidad
- ¿Decreto sobre reparación administrativa, otro engaño para las víctimas?
- Ni justicia, ni verdad para las víctimas
- Qué hay detrás de la extradición de los paramilitares
- Gobierno rechazó criticas de Human Rights Watch contra extradición de paramilitares
- Pronunciamiento sobre la extradición de 13 ex jefes paramilitares y su impacto en la lucha contra la impunidad
- A juicio por narcos, ¿y por paras qué?
- Un acuerdo infame
- Un mal sabor
- ¿Fue un acto político o jurídico?
- Extradición de paras es una burla a las víctimas
- Incertidumbre entre los familiares de las víctimas
RAZZISMO: MINACCIATI I GIOCATORI ROM PIRLO, IBRAHIMOVIC E MIHAJLOVIC
Mer, 14/05/2008 - 22:5214 maggio 2008
ALLARME RAZZISMO: MINACCE DI TIFOSI CONTRO I FUORICLASSE ZINGARI PIRLO, IBRAHIMOVIC E MIHAJLOVIC
GRUPPO EVERYONE: “CAMPAGANA RAZZIALE CONTRO I ROM METTE A RISCHIO LA LORO INCOLUMITA’”
Il pregiudizio che colpisce il popolo Rom in Italia rischia di degenerare in un'indiscriminata caccia all'uomo. A Napoli si verificano continue aggressioni nei confronti di Rom. Una baracca di via Malibran è stata data alle fiamme da una banda di razzisti e i 13 occupanti, sei adulti e sette bambini, fra cui due neonati, hanno riportato ustioni e rischiato di morire bruciati. A Ponticelli giovani armati di spranghe hanno aggredito alcuni Rom romeni. In via Argine, inseguimento di bambini Rom da parte di razzisti che nascondevano il volto dietro sciarpe. L'ultimo episodio ha vistoun bambino Rom di circa sei anni aggredito da una ronda in piazzetta San Domenico, schiaffeggiato, insultato e messo a forza sotto il getto di una fontana pubblica. Ma in tutta Italia, da nord a sud, gli episodi di antiziganismo e violenza si susseguono, quasi sempre ignorati dai media. "La Commissione europea deve intervenire con urgenza," affermano preoccupati i leader del Gruppo EveryOne Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau "perché l'incitazione all'odio razziale a mezzo stampa e le politiche razziali sono proibite espressamente da Direttive, Risoluzioni europee e Carte dei Diritti degli individui e dei popoli. Abbiamo elementi sufficienti per affermare che il caso della ragazzina Rom che avrebbe tentato di rapire un bambino a Napoli è una messinscena, ma prima ancora del verdetto della magistratura, politici e media hanno espresso un giudizio di condanna non solo nei suoi confronti, ma in quelli di tutto il popolo zingaro. Da tempo il Gruppo EveryOne mette in guardia l'opinione pubblica, la stampa e i politici onesti contro il rischio di casi montati ad arte per seminare odio contro gli zingari e aprire la strada a leggi razziali come il prossimo decreto sicurezza e le famigerate 'commissioni Rom' che ricordano analoghe istituzioni naziste. Sono provvedimenti illegittimi” continuano “che in sede Ue saranno stracciati in mille pezzi”. Ma gli attivisti del Gruppo EveryOne lanciano l'allarme anche riguardo ai rischi che in questo clima potrebbero riguardare anche i Rom e i Sinti più famosi: "In questi giorni di follia xenofoba la rabbia degli italiani, fomentata dalla propaganda, non risparmia nessuno. Abbiamo sentito un gruppo di tifosi, probabilmente dell'area di estrema destra, lanciare proclami e minacce di estrema gravità contro il fuoriclasse del Milan Andrea Pirlo, che è uno zingaro Sinti, e nei confronti dei Rom dell'Inter Zlatan Ibrahimovic e Sinisa Mihajlovic. 'Non vogliamo uno zingaro nel Milan. Non vogliamo zingari a Milano,' dicevano, ma usando parole più volgari e pesanti. Abbiamo allertato le società di calcio milanesi e le autorità di Milano e Parma, dove Milan e Inter giocheranno l'ultima giornata di campionato, ma per evitare il diffondersi dell'intolleranza razziale è necessario che i media comincino ad attenersi alle norme internazionali che combattono il pregiudizio e l'incitazione all'odio razziale".
Per ulteriori informazioni:
Gruppo EveryOne
Tel: (+ 39) 334-8429527
www.everyonegroup.com :: info@everyonegroup.com
verona: sicuri come la morte!
Mer, 14/05/2008 - 22:44Ammazzato dai fascisti, utilizzato dai politicanti.
Chi per celebrare l’ordine federalista, chi alla ricerca di una improbabile rivincita elettorale.
Verona
sicuri come la morte!
La forte iniezione euroscettica e securitaria leghista dentro l’accelerazione bipartita e’ alla base delle ripetute aggressioni precipitate nell’assassinio di Nicola, appaltato alla solita mano tesa nazista.
Il clima di ordine e sicurezza trasversale ad ogni polo politico, la difesa della proprieta’ e della uniformita’ da ogni antagonismo e diversita’ sono i veri responsabili dell’accaduto.
Chi rispolvera, per biechi interessi di bottega elettorale un antifascismo annacquato troppo spesso dimenticato o rinnegato sul carrozzone revisionista, sminuisce e mente sapendo di mentire.
Troppo comodo, e troppo facile, far finta di non sapere che, dopo 60 anni di parlamento e bouvette fianco a fianco alle sinistre di stato, i fascisti ora sono al governo, nazionale e locale, ricoprendo le piu’ alte cariche istituzionali della repubblica democratica ed antifascista.
Ora qualche galoppino delle tante dimagrite “sinistre plurali” vorrebbe nuotare nella ( scarsa ) acqua di qualche corteo antifascista, con l’ intenzione di ricostruirsi una verginita’ politica insieme ad una rinnovata platea di attacchini-elettori, incoraggiato in questo dai vescovi di movimento che, alla ricerca disperata di una qualunque “sponda” perduta, non aspettano altro.
E allora, sul morto vero, giu’ un fiume di proclami virtuali, grandi quanto la distanza di tutti costoro dalla realta’ materiale.
Una realta’ che ci consegna un mondo cambiato non piu’ spiegabile ed affrontabile con categorie e comportamenti del secolo scorso, dove i fascisti carogne non dovevano, ne’ potevano, uscire dalle fogne, pena una sana bastonata.
Avendo servito bene i loro padroni, e non avendo piu’ trovato ad attenderli la giustizia proletaria, sono usciti dalle fogne, si sono presi curve, quartieri, poteri, ma soprattutto troppe giovani teste……….…….e qualcuno, oggi, fuori tempo massimo, ripropone scadenze occasionali facendo finta di non capire che contro i fascisti, oggi piu’ che ieri, non basta certo la sfilata.
Noi pensiamo che non si puo’ eludere un lungo, lento ed umile lavorio molecolare nel corpo sociale, nel territorio e nei luoghi fisici della contraddizione di classe che dimostri come non esista una specificita’ del problema fascista, ma, al contrario, esiste una specifica nemicita’ proletaria con il capitalismo, e tutti i suoi servi, comunque colorati.
Il fascismo non e’ una teoria, e non puo’ esserlo nemmeno l’antifascismo; si tratta di pratiche sociali, controrivoluzionarie o rivoluzionarie, al servizio dei padroni o del proletariato.
Vogliamo dire che l’ antifascismo o e’ anticapitalista, cioe’ contro il modo di produzione che esprime anche il fascismo, o non e’.
E’ per questo che rifiutiamo i carrozzoni dell’antifascismo di stato, buoni per tutte le stagioni, politiche ed elettorali, come denunciamo i soliti appassiti volponi di movimento alla ricerca della loro personale vendetta “contro il governo delle destre”.
Il nostro impegno antifascista non conosce scorciatoie.
Di certo, bisogna sgombrare il campo dagli assassini fascisti ma anche da tutti i detriti della politica politicante.
A chi cerca nella riproposizione di stanchi rituali del passato riesumazioni impossibili o resurrezioni cui non crediamo, rispondiamo che il nostro percorso resta la lotta di classe, che non prevede rappresentanze istituzionali, ne’ “sponde amiche”.
FIDUCIA NELLO STATO NON NE ABBIAMO
L’ANTIFASCISMO E’ PROLETARIO, E NON LO DELEGHIAMO!
coordinamento per l’autonomia di classe
www.controappunto.org
Palestra Popolare Valerio Verbano rischia chiusura - Horus Okkupato
Mer, 14/05/2008 - 22:25Denuncia della madre di Valerio: “L’Ater pretende affitti d’oro”
Laura Mari
Dopo due anni di lavori di ristrutturazione e appena tre mesi d’attività la palestra popolare intitolata alla memoria Valerio Verbano rischia di chiudere.
A denunciarlo è Carla Verbano, madre 84enne del giovane studente antifascista che il 22 febbraio 1980 venne ucciso a colpi di pistola nella sua casa di Via Monte Bianco da tre terroristi appartenenti ai NAR. “Alcuni ragazzi dei centri sociali del IV Municipio – racconta Carla Verbano – nel 2005 hanno occupato un vecchio rudere in Via delle Isole Curzolane al Tufello, per trasformarlo in una palestra popolare aperta al quartiere, un luogo intitolato alla memoria di Valerio e che fungesse da punto di raccolta per i giovani della zona”. “Un traguardo che i ragazzi dell’Horus Okkupato il centro sociale di Piazza Sempione che ha lanciato l’idea della nascita della palestra, hanno raggiunto lo scorso 22 febbraio, quando la struttura è stata inaugurata a conclusione di un corteo antifascista”. “Ora però – denuncia Carla Verbano- L’Ater non intende concedere un regolare affitto se prima non provvediamo a saldare una mora di 144.000 euro, equivalente al mancato pagamento dell’affitto degli ultimi due anni, calcolato che è una cifra pari a 6000 euro al mese”. Una somma che ovviamente i ragazzi del IV Municipio (che hanno già speso 40.000 euro per i lavori di ristrutturazione) non sono in grado di sostenere e che rischia di far sfumare il sogno della palestra popolare. “Per questo motivo – fa sapere Carla Verbano – ho scritto una lettera al presidente dell’Ater Petrucci, ai presidenti di Regione e Provincia Marazzo e Zingaretti e al sindaco Alemanno affinché intervengano per sbloccare una situazione che, per un apparente intoppo burocratico, ha nuovamente impedito l’assegnazione dello stabile in una maniera che ritengo inoffensiva e scorretta”. Opinione condivisa anche dai portavoce dell’Horus Okkupato, secondo cui “le istituzioni hanno il dovere di mobilitarsi per evitare che una realtà così importante sia dal punto di vista simbolico e sociale, scompaia dal territorio cittadino. Motivo per cui nelle prossime settimane verranno organizzati sit-in e manifestazioni di protesta”. E dopo aver invitato il sindaco Alemanno a visitare la palestra popolare “per rendersi conto dall’enorme sacrificio fatti dai ragazzi del quartiere per trasformare un vecchio rudere in una splendida palestra popolare e constatare così che non tutte le occupazioni degli edifici sono dannose per la città”, Carla Verbano si augura che “la politica lavori per sbloccare la situazione e dimostrare che il nome di Valerio Verbano in questi anni non è stato usato solo a fini di propaganda elettorale”
Roma 14/05/2008 Fonte: Repubblica
Berlusconi ancora
Mer, 14/05/2008 - 20:05Berlusconi de nuevo en el poder
Finalmente los resultados de las elecciones al nuevo parlamento italiano le dieron una amplia victoria a la coalición formada por el Popolo della Libertá, Allianza Nazionale e La Lega Nord, llevando como primer ministro al Magnate televisivo Silvio Berlusconi. Un alerta con la duplicación de los votos de la xenofoba Lega Nord de Bossi. Un fracaso de la centroizquierda que gobernó Italia para la Confindustria (burguesía industrial) y un entierro para Refundación Comunista (en Sinistra Arcobaleno) que fue parte del gobierno de centroizquierda. En una economía de crecimiento casi cero, se vienen más ajustes para una clase trabajadora de gran tradición de lucha. La izquierda anticapitalista fragmentada por su sectarismo y autosuficiencia, carente de una política de reagrupamiento serio, no fue una alternativa.
¿Un resultado esperado?
Sí, porque el descalabro del gobierno Prodi intentando aplicar un brutal ataque al conjunto de la clase trabajadora, con el respaldo en su interior de la izquierda de Refundación Comunista defraudó a una parte importante de la clase obrera y sectores populares que se inclinaron por castigarlos dándole su voto a la derecha. Sí, porque la Izquierda ni siquiera intentó unificarse para presentar un polo alternativo. Refundación Comunista con otros partidos se presentó como la Sinistra Arcobaleno intentando recuperar una identidad que ya sepultó luego de años de cortejo fúnebre con la centroizquierda industrialista (PD: Partito Democrático de Veltroni), perdiendo casi tres millones de votos en el camino. “La Izquierda Arcobaleno pagó muy caro el costo de dos años de gobierno con el cual no han llevado a casa nada de eso que esperaban sus electores y su gente. Así perdió consenso a izquierda, en el abstencionismo y - si bien en menor medida - hacia listas menores. Después fue penalizada por la lógica del «voto útil» (para votar contra Berlusconi) desangrándose hacia el Pd” Il Manifesto, 15/4/2008. Al fin y al cabo eran parte de lo mismo y le facilitó las cosas a la derecha.
El boom Bossi
Lo que tal vez no se esperaba tanto era el caudal electoral que sacó la Lega Nord. El “Carroccio”, como le dicen al partido de Bossi, resultó ser el partido más fuerte en decisivas ciudades del norte. Tanto golpeó la Lega Nord que en el distrito electoral Véneto 1 (la mitad de la región Véneto) es la primera minoría con más del 30%. Lejos de tener a la UDC (Union Democristiana de Centro) que solo arañó el 5% demostrando el ocaso definitivo de la vieja DC amparada en el Vaticano, Berlusconi dependerá mucho de los acuerdos con Bossi, que ya anteriormente le provocó varias crisis a los gobiernos del “Cavalliere” y era visto como una “oposición” interna. En el norte, la Lega capitalizó fuertemente a los descontentos del gobierno Prodi y le restó votos también al partido de Berlusconi que debe ser lo único que no ha festejado. Esto es un llamado de atención muy importante ya que un sector de clase media se inclinó por una alternativa de derecha xenófoba que basa su programa en un autonomismo secesionista donde todos los males se concentran en el inmigrante extranjero o del sur de Italia que emigran al norte en busca de trabajo. También se debe a que tanto Berlusconi como la centroizquierda, muchas veces en el gobierno, agrandaron un espacio político que fue ocupado por la Lega Nord que nunca fue visto como “oficialista”. Este aspecto se reflejó también en pequeñas estructuras locales de la frontera norte de Italia en el Valle d'Aosta y el Trentino-Alto Adige donde fueron primeras minorías otras expresiones locales, obteniendo 1 y 2 diputados nacionales respectivamente. Los sucesivos gobiernos de Prodi o Berlusconi, permitieron que partidos locales se conviertan en una herramienta para poder castigar con el voto allí donde la gente los veía como una alternativa. Otro hecho muy importante fue que Roma, que nunca fue gobernada por la derecha desde el fin de la segunda guerra mundial, fuera arrebatada por ésta a la centro izquierda, generando un hecho inédito, aunque esto se combine más con un voto bronca. ¿Es un giro a la derecha?. Eso indican los votos y lo de Bossi fundamentalmente, pero en Italia no hay ningún partido que supere por sí solo el 40% de los votos, excepto en el ámbito regional o en una ciudad. También Le Pen en Francia tuvo su boom electoral años atrás. Hay que ver si se confirma en el próximo periodo como un giro a la derecha o es más la expresión de un voto bronca ante la situación de recesión que la derecha supo aprovechar. Sin embargo, no es culpa de los votantes o un mérito de la derecha exclusivamente, la izquierda italiana tuvo un papel muy importante para que esto ocurra.
La Izquierda anticapitalista no fue alternativa
Como señalamos antes, Refundación Comunista con Fausto Bertinotti a la cabeza fue la principal responsable por izquierda de los resultados. Pero tampoco la izquierda anticapitalista se presentó como una alternativa, que si bien no hubiera cambiado mucho los resultados más importantes, hubiera por lo menos sido un polo con el cual comenzar a “resucitar” a la “Sinistra”. Solo atinaron, separadas, a hacerle la guardia de honor. Lamentable papel de una autosuficiencia propia de quien se mira el ombligo echándole le culpa al otro del fracaso. El PCL (partito comunista dei lavoratori) del altamirista Marco Ferrando exultando ser el primer partido de la izquierda con el 0,6% de los votos es todo un paradigma. La Sinistra Critica del ex senador Turigliatto que sacó el 0,5% rechazando la unidad y el PdAC (Partito de Alternativa Comunista) de la Lit que solo desarrolla una política para sacarle militantes a los otros, fueron también los otros partícipes necesarios de un crimen político histórico en la izquierda italiana que por primera vez en 60 años no estará representada en el parlamento, como si esto fuese algo sin importancia.
Los movimientos sociales: los sin política
En Italia existen fuertes movimientos sociales que han desarrollado importantes movilizaciones contra la globalización capitalista y la guerra, contra la discriminación de la Iglesia, en solidaridad con los inmigrantes y con pueblos en lucha en el mundo. Estos movimientos sociales son dirigidos por sectores autonomistas, por horizontales anti partido, y en algunos casos anarquistas. No se puede hacer política en Italia ignorando esta realidad. De hecho, muchas movilizaciones arrastran a sectores independientes y participan también los partidos de izquierda. Incluso muchos sindicatos de base están impregnados de esta teoría y de esta práctica. Sus dirigentes muchas veces son los dirigentes de los movimientos sociales y sus luchas. La izquierda no ha sabido tener una política hacia ellos. Con su lógica sectaria y autoproclamatoria no han sabido leer el significado profundo de la existencia tanto de los sindicatos de base (fuertemente antiburócraticos pero con muchos rasgos burocráticos en su dirección) como el de infinidad de “centros sociales” donde muchos militantes -apunto: sociales- le escapan a los partidos y su lógica. Es el resultado histórico de haber tenido el partido stalinista (el PC italiano) “más grande de occidente”. Refundación Comunista con su periplo dentro de gobiernos de centroizquierda y el sectarismo de la izquierda anticapitalista nunca pudieron tener una política de unidad respetando las diferencias para que los movimientos sociales fuesen un actor político a la altura de sus propias e importantes movilizaciones. Pero es una responsabilidad compartida ya que el resultado de la política autonomista de la dirección de los movimientos sociales es también nefasta. Al no hacer de la política, sobre todo en el movimiento de masas, una herramienta de lucha cotidiana, sus reivindicaciones y métodos de lucha nunca logran echar raíces en sectores de masas que, huérfanos de política, quedan a merced de quienes sí la practican como los partidos del régimen tanto de derecha como de centroizquierda. Su política abstencionista en lo electoral favoreció claramente a la derecha.
No se acabaron las oportunidades
Con Berlusconi al gobierno surge un nuevo periodo. Envalentonado por el triunfo querrá descargar toda su artillería. Implementar una andanada de medidas contra la clase obrera y los sectores populares. Pero carece de algo con lo que sí contaba la centroizquierda en el gobierno: la alianza incondicional de las grandes confederaciones sindicales. Es como un gobierno de Menem sin la CGT de aliada. Tendrá que batallar mucho para lograr hacer un acuerdo con ellas. La burocracia es parte, casta al fin, de la clase obrera, su sector aristocrático y no tiene los mismo intereses que Berlusconi. Puede traicionar las luchas para salvarse ella misma porque si la clase obrera la derribara de los sillones sindicales sería su propio fin pero tampoco va a tolerar que el gobierno las perjudique. Esto va a generar muchas contradicciones que deberán ser aprovechadas. Por ejemplo, el presidente de la Confindustria, Luca de Montezemolo, declaró luego del triunfo de Berlusconi, que hay que prescindir de los sindicatos y tratar a los trabajadores individualmente, enterrando definitivamente los contratos colectivos. El primero que le salió al cruce fue Bossi, de la Lega Nord, diciendo que eso era un error garrafal. En fin, no faltarán éstas y otras contradicciones. Lo que seguro no va a faltar es la lucha de la clase obrera, que no recibió ninguna derrota histórica y está intacta para levantarse y dar batalla. Será así porque la crisis económica es profunda, casi recesiva y la receta es neoliberal. Es fundamental que la izquierda se meta en esas luchas con una política para que ganen y para salir de la crisis que se cierne. Una política que permita reconstruir la confianza de la clase obrera, los movimientos sociales y sindicatos de base en la izquierda anticapitalista y permita ir reagrupando a miles y miles que se debaten solos en todas las luchas pero que no tienen una política y una perspectiva organizativa nacional para enfrentar al tercer gobierno Berlusconi sin caer en la trampa bipartidista que quiere restablecer el régimen.
Fabio Marucci
Porta un fiore ad Auro
Mer, 14/05/2008 - 18:5319 maggio 1991-19 maggio 2008. Porta un fiore ad Auro
Sono passati 17 anni da quella notte terribile in cui Auro fu assassinato nel rogo che distrusse il c.s.o.a. Corto Circuito ma mai come oggi il nostro dolore e la nostra rabbia sono vivi e attuali.
In questi anni la cultura della sopraffazione e dell’intolleranza si è rafforzata, grazie a una politica miope e pavida che non ha saputo proteggere e modernizzare quei valori che dalla Resistenza fino ai nostri giorni portano messaggi di pace, partecipazione ed emancipazione individuale e collettiva.
Il risultato che abbiamo oggi è una società che corre verso un falso benessere, per ottenere il quale scatena guerre e faide tra poveri, giovani attratti dal mito del fascismo come forma di radicalità creando una “moda” che permea le menti e che produce mostri che uccidono, aggrediscono ed emarginano tramutando le forme di conflitto nel solito becero squadrismo di destra.
E’ giunto il momento di riportare l’antifascismo come tratto distintivo di questa società parlando di qualità della vita attraverso partecipazione, rispetto delle diversità viste come ricchezza, garanzia delle tutele sociali.
E’ giunto il momento di ricostruire quei nessi sociali per impedire ai vecchi e nuovi fascisti di entrare nelle nostre periferie, nei nostri quartieri.
Invitiamo tutti a partecipare alla manifestazione del 17 maggio a Verona per affermare in migliaia che l’odio e il razzismo non hanno cittadinanza nelle nostre vite.
Oggi come ieri antifascisti non per odio ma per dignità.
Chiunque voglia può venire dal pomeriggio a portare un fiore ad Auro
Con Auro Renato e Nicola nel cuore e la rabbia nel braccio.
Le compagne e i compagni del centro sociale Corto Circuito
