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9 giugno 2007: No Bush

Comunicati / Volantini

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megafono rosso

Ancora una volta lo squadrismo nero…

autore:
Megafono Rosso
Sommario:
Siamo a Verona, la notte tra il 30 aprile e l’1 maggio 2008, nell’aria del centro vibra l’odore della festa che il giorno dopo avrebbe accompagnato le nostre e le ore di quel ragazzo, Nicola Tommasoli.

Ancora una volta lo squadrismo nero…

Perché è accaduto nuovamente?

Siamo a Verona, la notte tra il 30 aprile e l’1 maggio 2008, nell’aria del centro vibra l’odore della festa che il giorno dopo avrebbe accompagnato le nostre e le ore di quel ragazzo, Nicola Tommasoli. Non si tratterà, nelle righe che seguiranno, la sua figura come quella di un uomo di parte, un comunista. Non è così, questo ragazzo non era politicizzato, solo portava in dote la “colpa” di avere i capelli lunghi, di aver negato una sigaretta ai cinque che si riveleranno i suoi assassini. Questi cinque non sono romeni, non sono extracomunitari, certamente non erano ubriachi, probabilmente sono ultracattolici, sono veronesi, appartengono a famiglie ricche della città veneta ma soprattutto sono neonazisti. Tutte queste caratteristiche hanno consentito loro di non subire una campagna mediatica volta all’attacco, di non subire espulsioni, di non subire sfratti; accadimenti verso i quali sarebbero andati incontro se fossero stati extracomunitari oppure di sinistra. Non è questa un’invettiva marcatamente di parte (per quanto la partigianeria è un elemento che non si può neutralizzare pena il divenire oggetti impersonali dell’indistinto fluire dei fatti e che per tale motivo non rinneghiamo), ma è una semplice lettura di ciò che negli ultimi anni è accaduto a chi, come i manifestanti del G8 di Genova 2001 oppure agli antifascisti di Milano 2006, ha subìto anni di carcere oppure condanne da scontare per la sola colpa di aver difeso i diritti dei popoli oppressi dalla globalizzazione i primi e l’antifascismo di una città medaglia d’oro alla Resistenza i secondi.

Ritornando ai fatti di Verona, abbiamo sentito in questi giorni straparlare tanti rappresentanti di quel pubblico potere veronese che, con le sue connivenze se non addirittura con le sue evidenti sponde politiche, ha permesso la nascita e la crescita di questi gruppi neonazisti. Flavio Tosi, sindaco di Verona della formazione xenofoba e razzista della Lega Nord, nel dicembre dello scorso anno capeggiò il corteo della manifestazione organizzata da Forza Nuova, Fiamma Tricolore e Veneto Fronte Skinhead contro gli immigrati. Un esempio di tale tolleranza (!) verso il diverso non poteva far altro che tentare di smorzare l’accaduto riproponendo la solita solfa di chi è consapevole di essere solidale con le assurdità che riempiono le calotte craniche di quelle belve, cioè che la politica non c’entra nulla, che questa gente è criminale, che non ci sono più i valori di una volta (alla sagra del qualunquismo manca solo il celebre “si stava meglio quando si stava peggio” o l’altrettanto famoso “non ci sono più le mezze stagioni”). Ovviamente pensiamo che Tosi, così come tutti quei rappresentanti politici che fanno proprie tali considerazioni, non siano così ciechi da non vedere le motivazioni che hanno sotteso a questo, così come a tanti altri episodi accaduti a Verona e non.

Tosi e la Giunta comunale di cui è espressione conoscono bene qual è la situazione della città scaligera, sono consapevoli della presenza dei neonazisti ed altrettanto consapevolmente la alimentano, le offrono la creazione di quell’humus di intolleranza, di odio verso l’altro, di xenofobia, razzismo nel quale questi parassiti crescono ed agiscono indisturbati. È lapalissiano in tal senso il velo di interessata omertà che la giunta comunale veronese ha partorito intorno alla vicenda, per cui nei giorni successivi all’attentato è stata convocata una seduta straordinaria del consiglio comunale nella quale è stata votata, quasi all’unanimità, una mozione in cui si rifugge ogni implicazione ed ogni motivazione politica dell’accaduto.

La posizione delle istituzioni e dei media

In queste serate abbiamo avuto l’opportunità (di cui avremmo certamente fatto a meno) di ascoltare le opinioni di qualche politico e di taluni “intellettuali” sull’accaduto. Ad esempio, la terza carica dello stato, il presidente della Camera Fini (con il suo passato da “delfino” del picchiatore fascista Almirante) ha dichiarato che questo episodio, la cui chiara colorazione politica non potrebbe essere riscontrata in maniera più agevole, sia meno grave di quello che ha visto protagonisti un gruppo di manifestanti dei centri sociali bruciare una bandiera israeliana a Torino (atto meramente simbolico peraltro rivolto ad uno stato che rivendica come legittima l’usurpazione dei territori e la ghettizzazione in campi profughi disumani del popolo palestinese). Ancora altri intellettuali, più o meno di regime, si sono affrettati a collocare l’episodio nell’alveo di una cronica mancanza di valori, di un innato nichilismo che attraversa la gioventù italiana; in tal modo si è giunti, per vie traverse, ad una loro implicita giustificazione basata sulla sollecitazione per cui non possono essere giudicati imputabili circa l’ideologia politica perché la loro mente è un contenitore vuoto in cui ha trovato diritto di cittadinanza una violenza senza senso. Noi pensiamo, al contrario, che nessun essere umano non sia portatore di valori perché ciò avrebbe significato una sua sostanziale impersonalità; riteniamo che vi siano principi e criteri di comportamento giusti o sbagliati, degni od indegni di appartenere all’uomo, ed è muovendo da tale presupposto che non temiamo di stigmatizzare il marciume che caratterizza l’ideologia politica e, di riflesso, l’atteggiamento di questi neonazisti. Noi non abbiamo alcun tipo di paura nell’affermare che non si possa confondere la pubblica opinione facendo passare un messaggio che, in povere parole, potrebbe recitare così: “chi ha posto in essere condotte che, rifiutando ed aggredendo la diversità, abbracciando il razzismo, la xenofobia e dunque i punti polari del fascismo e del nazismo, non viene già considerato come un soggetto che ha imbrattato di letame il proprio cervello, ma come un ‘uno’ che non ha identità, non ha valori e che, seguendo la strada tracciata da questo itinerario non esiste, non può essere imputabile e dunque è sempre innocente”. Non è assolutamente così. Per mascherare la connivenza che questo sistema economico-sociale ha con movimenti neofascisti e neonazisti, delineatasi come una sua caratteristica connaturata alfine di immettere nella società quella spirale di odio nei confronti di chi dissente in qualsiasi modo (anche nel portare un determinato taglio di capelli) rispetto alla pseudo-cultura dominante, ci hanno continuamente voluto far credere che questa melma agisse in modo avventuriero, che non avesse nulla a che fare con quella cosa sporca che chiamano “democrazia” (delle casseforti). A queste menzogne noi rispondiamo con l’impegno civile e politico per una società migliore che non potrà non passare attraverso il superamento di questo sistema economico-sociale-politico portatore di così tante ingiustizie e storture.

Fermiamo l’ondata razzista, xenofoba e di odio che sta attraversando il paese!

Opposizione duratura e radicale nei confronti del potere politico che, asservito a quello economico, permette l’esistenza e lo sviluppo di queste situazioni in numero sempre maggiore!

Contro i covi fascisti ovunque essi si annidino!

Per la redazione di Megafono Rosso – Giulio Stigliano

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Solidarietà con la lotta degli immigrati bengalesi

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La lotta degli immigrati bengalesi prosegue; dopo circa quaranta giorni di presidio in piazza San Giovanni, i combattivi lavoratori del Bangladesh hanno iniziato lo sciopero della fame per sensibilizzare l'opinione pubblica e le silenti istituzioni italiane circa questo caso umanitario. Consapevoli del fatto che solo l'unità dei lavoratori nativi e stranieri potrà permettere il raggiungimento delle basilari conquiste di dignità che questo sistema oggi puntualmente nega loro.
I compagni di "Megafono Rosso - per l'unità degli studenti in lotta" esprimono la loro solidarietà nei confronti degli immigrati bengalesi in lotta per il permesso di soggiorno e denunciano il totale silenzio della stampa sulla vicenda!

Diamo appuntamento a tutti al presidio domani 31 gennaio alle 12,00 in occasione della conferenza stampa e ogni giorno al presidio per dare un aiuto pratico alla comunità bengalese!

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Il movimento studentesco ha battuto il colpo...

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Megafono Rosso

Il movimento studentesco ha battuto il colpo...
...dopo due anni di mutismo qualcosa si è mosso

Il 17 gennaio 2008 sarà ricordata come una di quelle giornate spartiacque in cui si delinea la strategia politica di uno stato. Non perché si è tenuta l'inaugurazione del settecentocinquesimo anniversario de "La Sapienza", non perché Mastella ha ratificato il suo distacco dalla tanto amata poltrona (non ci meraviglieremmo se tra qualche mese tornasse più arrogante ed arraffone di prima!), non perché i media italiani hanno dimostrato ancora una volta d'essere uno squallido manipolo di mistificatori al servizio dei poteri forti; il 17 gennaio sarà ricordato per sempre come il definitivo passo in avanti fatto dallo stato "democratico" verso la repressione di qualsiasi spazio d'agibilità politica e di dissenso. Questo significherà nella mente dei presenti, di chi non ha avuto paura di manifestare sotto una pioggia battente e davanti a migliaia di tutori di quest'anacronistico ordine sociale. Non vorrei essere lombrosiano ma, e sfido chiunque a smentirmi, sembrava di trovarsi di fronte alla personificazione di quegli sgherri al servizio del signorotto locale che Manzoni magistralmente descrive ne "I promessi sposi". Certo, i signorotti arroganti e prepotenti all'interno della nostra università non mancavano: ce n'era per tutti i gusti, dal razzista Veltroni; al privatizzatore della cultura Mussi; al corrotto Guarini; ai bacchettoni raccomandati di Comunione e Liberazione che, amanti della par condicio, sono finanziati dal Vaticano e dallo stato italiano; fino ai docenti a cui non dispiace mostrarsi ai potenti buoni, mansueti e magari affidabili per l'assunzione di qualche posto di potere all'interno dell'ateneo. Questa la platea dell'inaugurazione dell'anno accademico, una scialba parata rappresentativa di quella che è la cultura di regime in Italia, un posto in cui hanno diritto di parola solo coloro i quali si appiattiscono sulle posizioni della pseudo-cultura dominante.

L’assurda militarizzazione dell’università

La mattina dell’inaugurazione di quello che ipocritamente Mussi chiama “il luogo della parola e del confronto” le diverse porte d’accesso all’università sono sbarrate da migliaia di poliziotti, carabinieri e guardie di finanza (neanche ci fossero trecento Provenzano da arrestare!). Questa manovra assolutamente assurda ed inaccettabile ha due registi identificabili nelle grigie figure di Guarini e Veltroni. Bastava ascoltare le parole dei poliziotti che, rispondendo alle rimostranze di chi non vedeva riconosciuto l’accesso ad entrare nella propria università, rimpallavano la responsabilità della scelta talvolta al rettore Guarini, talaltra alla Questura e quindi al sindaco Veltroni.
Una militarizzazione dell’università, peraltro così imponente, non era mai stata portata in essere, neanche ai tempi del potere fascista. Questa scelta trova il suo necessario humus in tutta quella che è stata la diffamatoria e falsa campagna mediatica contro il movimento studentesco, portata avanti da tutta la grande stampa della borghesia italiana. Si è arrivati a leggere che gli studenti della Sapienza hanno messo il bavaglio al papa, che l’assenza del capo del Vaticano è stata dettata da motivi di sicurezza: una trafila di falsità tale da dimostrare l’assoluta subordinazione del “quarto potere” rispetto ai poteri forti da cui peraltro sono generosamente retribuiti.
Ma oltre al danno la beffa: all’interno dell’Aula Magna dove si teneva la parata di regime, chi ha ordinato la militarizzazione della cittadella si autoproclamava democratico, tollerante!. Preme ricordare che chi si definisce con gli aggettivi sopraccitati è il medesimo uomo politico (Veltroni) che in questi anni ha trasformato Roma in un coacervo di opportunità per palazzinari d’assalto con indiscriminate colate di cemento che vanno a diminuire la vivibilità della città; ma soprattutto è colui che ha permesso la nascita dell’ormai imperante politica razzista portata avanti dal governo Prodi, con la creazione di veri e propri lager oltre il Grande Raccordo Anulare in cui gettare intere comunità Rom, e l’avallamento delle infami scorribande di poliziotti e fascisti contro gli stranieri.

La scelta di Ratzinger e la falsità dei media

La scelta del papa, e questo i suoi prezzolati difensori lo sanno bene, non è stata dettata da motivi di sicurezza, da motivi di responsabilità dello stesso Ratzinger che, colpito da filantropia acuta, non avrebbe voluto provocare scontri e tensioni all’interno dell’università: niente di tutto questo!. Ratzinger, da consumato uomo di potere, conscio di avere dalla propria parte tutta la cricca del mondo dei mass media, è riuscito, avendo ovviamente gioco facile nel suo intento, a far passare il messaggio secondo cui l’intolleranza appartiene a chi manifesta il proprio libero pensiero e non a chi, in modo assolutistico, non le accetta trincerandosi dietro il lavoro sporco fatto dai suoi inappuntabili scagnozzi di regime.
Per quanto questa sia comunque classificabile come dimostrazione della presenza di una coscienza critica all’interno del movimento studentesco, è altrettanto giusto stigmatizzare la prontezza della pletora di servi sciocchi al servizio dei poteri forti nel criminalizzarci.
Nei giorni scorsi siamo stati costretti ad assistere ad un’inaccettabile criminalizzazione del movimento studentesco (e per dirla tutta, anche dei docenti “dissenzienti”) in tutti i salotti televisivi padronali; abbiamo dovuto assistere ad un irritante Vespa che insisteva nel dire che il “sommo pontefice” era stato costretto o messo nelle condizioni di non entrare alla Sapienza. Abbiamo dovuto assistere, durante le dichiarazioni di voto alla Camera sulle dimissioni del concussionario Mastella, al richiamo da parte dei vari Casini, Maroni e di qualche altro amministratore di quella porcilaia che è il Parlamento italiano; gente che non ha principi se non quello dell’autoreferenzialità nel perpetrare il proprio dominio di classe si è permessa di sparare a zero nei confronti di chi lotta per una scuola pubblica, laica e gratuita per tutti. Per ultimo voglio elencare un uomo rappresentativo di tutto il marciume descritto sopra, quel Giuliano Ferrara che fino all’altro ieri è stato ingrassato dalla Cia ci ha descritti, forse guardandosi allo specchio, come il cancro del libero pensiero nell’università e nella società italiana. Lui che continua a portare avanti tutte le istanze più reazionarie di cui il potere ha bisogno per controllarci sempre più incisivamente, con l’ultima trovata dell’inconcepibile attacco alla già moderata legge 194 sull’aborto. Ebbene, gente di questo tipo è da considerarsi come l’aborto della ragione, l’aborto della coscienza critica, l’aborto della libertà di espressione e di dissenso, l’aborto della ragionevolezza, l’aborto di tutto ciò che un giorno, quando si parlerà di questo sistema come un triste ricordo superato dalla storia, sarà liberamente e oggettivamente realtà.

La posizione di Megafono Rosso

Megafono Rosso – Per l’unità degli studenti in lotta, presente con un visibilissimo striscione al corteo ed al sit-in davanti l’università, saluta con gioia questa ritrovata radicalità e capacità d’incidere del movimento studentesco. Partecipando fisicamente ed anche intellettualmente con un giornale di controinformazione politica abbiamo reso capillare la nostra presenza nel mondo universitario auspicando sin dalla nostra nascita come movimento e come reca anche il nostro nome la fondamentale unità degli studenti in lotta che, seppur non ancora realizzata, ha trovato un buon punto di partenza nella manifestazione del 17 gennaio. Lavoreremo con tutte le nostre forze affinché questo embrione di lotta non rimanga tale e non si disperda con il diradarsi delle criminalizzazioni nei confronti del movimento dei giorni scorsi. Consci del fatto che per rendere davvero reale il nostro proposito di cambiamento strutturale sarà necessaria un’indispensabile unità di intenti e di mobilitazione con i lavoratori. Solo così si potrà tentare di avversare realmente quest’inaccettabile mondo!.

Megafono Rosso
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