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capitalismo

CARESTIA

autore:
PARTITO COMUNISTA INTERNAZIONALE
Sommario:
Da "COMUNISMO" n. 64 - giugno 2008

INDICE DEL NUMERO:

— PREFAZIONE: Carestia.

— IL MOVIMENTO OPERAIO NEGLI STATI UNITI D'AMERICA [RG99]: (V - continua del numero scorso) Riprende l’attività sindacale - Alternative illusorie - La ripresa economica degli anni ‘40 (continua).

— L’ANTIMILITARISMO NEL MOVIMENTO OPERAIO IN ITALIA [RG100] (X - continua dal numero scorso) Il PSI davanti al “fatto compiuto” - Parlamentarismo contro-rivoluzionario nel primo anno di guerra - Governo di unità nazionale e complicità socialista con l’imperialismo patrio - La condanna di Lenin del pacifismo borghese (Continua).

— LA QUESTIONE EBRAICA OGGI [RG98-99]: (V - continua dal numero scorso) 8. Trenta denari, tradimento o investimento? 9. Il Comunismo (fine del rapporto).

— IL MARXISMO E LA QUESTIONE MILITARE: [RG97] (II) 4. La violenza nello sviluppo e nel crollo della società schiavistica: Roma - Quadro storico-economico - 5. Lo sviluppo della legione romana - Dalla Città-Stato alla Repubblica: la legione organizzata per manipoli - Le guerre puniche - L’esercito professionale - La legione nell’età imperiale (continua).

– Dall’Archivio della Sinistra:
- Manifesto dell’Internazionale Comunista
al proletariato di tutto il mondo (6
marzo 1919).
- Dalle Tesi della Sinistra al III
Congresso del PCd’I (Lione, 1926).

PREFAZIONE: CARESTIA

Nell’Apocalisse di Giovanni, il solo libro profetico del Nuovo Testamento, si legge che, con la rottura dei Sette Sigilli del Libro irrompono sulla scena del mondo i quattro Cavalieri. Visioni e simboli costituiscono la sostanza di una forma letteraria dove non esiste alcun riferimento alla seriazione cronologica degli avvenimenti, descritti per immagini violente: passato presente e futuro si sviluppano su piani che si intersecano e si sovrappongono.
Le scienze storiche borghesi, al loro sorgere ed affermarsi e poi quella rivoluzionaria del proletariato hanno espunto dalla storia la metafora e l’irrazionale, ed in particolare la nostra scuola afferma la “razionalità” del procedere storico, cioè la sua prevedibilità nei diversi esiti possibili e la leggibilità oggettiva dei fatti. Nella sua fase decadente e finale, la borghesia ha abbandonato il fardello e il privilegio delle scienze storiche, ritorna all’ideologia reazionaria dell’inconoscibile, dell’irrazionale, o di una sterile logica dell’evento, stante l’inconoscibilità totale del processo nel suo insieme, ed ha preteso di chiudere la questione con la scienza della Rivoluzione etichettandola secondo la formula “miseria dello storicismo”.
Ma gli eventi attuali sono così minacciosi per la sua sopravvivenza che la borghesia è costretta a cercarne spiegazioni e tentare rimedi. A scadenze fisse, quindi, il mondo borghese, come rito di purificazione per le infamie che quotidianamente perpetra, convoca conferenze internazionali che di anno in anno si ripetono in stanche liturgie di inutili carrozzoni sovranazionali, i cui costi non hanno altra giustificazione che il mantenimento del teatrino delle buone intenzioni per “un mondo migliore”.
Se lo scorso anno l’attenzione era puntata sullo slombato tema dell’ecologia, dello “sviluppo sostenibile”, questa volta è un organismo dell’ONU che in gran pompa si è riunito a Roma per dibattere la questione della fame nel mondo.
Se possibile, i risultati sono stati ancora più vuoti e vergognosi del precedente summit. La discordia tra le delegazioni, tra produttori e importatori, tra paesi “poveri” e “ricchi”, è stata così alta che non sono riusciti nemmeno ad emettere un documento conclusivo di sintesi, per quel nessun valore pratico che naturalmente tutto questo avesse. Tanti e tali gli interessi contrastanti tra gli Stati nazionali, che neppure una generica concordanza sulla carta è stata possibile.
La cosa non desta in noi nessuna delusione. Rileviamo soltanto che nel migliore dei mondi possibili e praticabili, malgrado la spaventosa capacità produttiva, immensa e quasi inarrestabile alla scala del globo, il numero di quanti sono al limite o al di sotto della sussistenza, cioè muoiono d’inedia, cresce ad un tasso superiore della crescita della popolazione mondiale.
Il dato oggettivo, come è diffuso, rammenta da vicino una fondamentale previsione della nostra scuola, la crescita della massa della miseria, sempre in relazione alla ricchezza prodotta, talvolta anche in assoluto. E in questo declinante rapporto sta la condanna storica del modo di produzione capitalistico, incapace di mantenere i suoi schiavi. Si è costretti quindi a parlare impunemente di crisi alimentare, e quasi desta stupore che il termine salti fuori brutalmente e senza giri di parole dopo due secoli di borghese Scienza razionale, di borghese Democrazia politica e di borghese Progresso economico. Significa forse che i teorici del capitalismo e i paladini dello “sviluppo sostenibile”, cominciano a convenire che il processo di produzione della ricchezza tende a concentrarla in mani sempre più ristrette, in aree sempre più limitate, a dispetto della sua massa sempre crescente, sì che anche la produzione dei mezzi di sussistenza segue la stessa tendenza?
Per un mondo cinico e spietato la questione non si pone neppure. Le “spiegazioni” che sono fornite dai “teorici” dell’economia sono tutte tecniche e, ovviamente, soltanto nell’ambito delle tecniche del capitalismo, seppure “riformato” e “addomesticato”, si cercano povere o fantasiose ricette al massacro delle generazioni, alla fame che attanaglia una gran parte dell’umanità. Tutto, alla fine, si riduce al sogno di una sorta di super comitato di salute pubblica mondiale, che dovrebbe disciplinare il comportamento di Stati e mercati verso atteggiamenti più “virtuosi”; con il che si potrebbero magari anche eliminare, o almeno controllare crisi finanziarie, speculative, inflazione, e via dicendo. Programma talmente campato in aria che gli stessi che lo hanno proposto sono i primi ad affermare che è inattuabile.
Tra i tanti critici borghesi “democratici” che hanno manifestato il loro disappunto peloso sul fallimento, è venuta fuori la richiesta di sgombrare il campo dal manicheismo che continuerebbe a propalare la tesi che la crisi scaturisca dal mercato, cioè dallo scontro tra paesi ricchi ed avidi e Stati poveri: la considerazione, per altro, è affine alla nostra, che ha sempre combattuto queste tendenze “terzomondiste”, che trovano spazio nel “movimento”, che condannano l’imperialismo per salvare il capitalismo. Allo stato attuale dello sviluppo capitalistico, della sua assoluta pervasività in ogni piega dei processi produttivi mondiali, la terribile realtà della fame è una inevitabile conseguenza della produzione capitalistica di merci: grano, derrate agricole, mais, acciaio, ferro, petrolio, manufatti di ogni sorta. Nemmeno la “produzione intellettuale”, bene sui generis, sfugge a questo destino. Tutto ciò che è attività umana è sottoposto alla legge dell’accumulazione di capitale, tutto quanto è prodotto deve essere messo sul mercato per la realizzazione del profitto. Per produrre le merci occorre affamare il mondo, quanto più il mondo è ricco di merci tanto più è povero e affamato.
In particolare sulla produzione agricola grava, in regime capitalistico, il peso sempre crescente della rendita fondiaria, sia nella sua forma assoluta, sia in quella, ineliminabile, differenziale. La soggezione ai ritmi stagionali e ai tempi della crescita biologica anche spingono verso l’alto i prezzi delle derrate. Non esiste più una produzione di derrate alimentari che sul piano locale o di nazione sia bastante al consumo interno e la produzione alimentare è ormai pienamente assorbita nei vortici dell’accumulazione, della finanza, della rendita, del mercato a dimensione planetaria. Al centro di questo turbine non sono né i consumatori affamati né gli Stati – siano essi produttori o consumatori, protezionisti o liberisti – ma l’anonimo e algido Capitale Investito che, da un tabellone appeso in due solo Borse Merci, decide della vita o della morte delle moltitudini. È questa una verità ovvia, ma che gli spiriti nobili dei consessi mondiali fanno finta di ignorare.
E la crisi alimentare è solo un aspetto, l’ultimo e definitivo, delle crisi che sempre a più breve scadenza agitano il mondo capitalistico, di saturazione dei mercati, delle risorse energetiche, della finanza che fa aggio sulla produzione di beni. Non è allora paradossale che gli stessi paesi cosiddetti ricchi, che partecipano a vario titolo e percentuale al grande banchetto dell’abbondanza capitalistica, rischino una drastica riduzione del consumo, alla scala sociale, di quei beni che hanno avuto a disposizione per tutto il secondo dopoguerra e in misura crescente.
Senza considerare tutte le altre condizioni critiche che avviluppano il procedere del capitalismo, basta considerare il sistema di produzione agraria che caratterizza i grandi paesi sviluppati, a capitalismo maturo, e che da parte degli Stati viene difeso con ogni mezzo protezionistico possibile contro i concorrenti – in primis i paesi cosiddetti del terzo mondo.
Benché la concentrazione della produzione agraria abbia spazzato via ogni forma parcellizzata ed il fabbisogno alimentare possa godere di una estesa rete di trasporti e distribuzione intercontinentale, nel capitalismo questo si traduce, paradossalmente, da un lato in cronica sovrapproduzione, dall’altro in aumento dei prezzi al consumo, oltre a rendere tutto il sistema drammaticamente fragile e incapace di rispondere ad una qualunque crisi, ad esempio nell’ambito dei trasporti, o a dipendere strettamente dai costi dei carburanti. La forza della forma industriale della produzione agricola sotto il regime del profitto e della rendita nasconde una intrinseca debolezza tanto che affamare la popolazione di un paese capitalista è più facile oggi di quanto non lo fosse cinquanta-sessanta anni fa. Come del resto mettere in crisi e ridurre al silenzio la meraviglia della “comunicazione globale”, che dipende da una tecnologia esasperata e fragilissima.
Di fronte all’orrore assoluto dell’Inferno in cui il capitalismo precipita l’umanità tutta, finché non sarà fermato dalla Rivoluzione, vogliamo chiudere queste righe di apertura della Rivista, che è il segno tangibile del nostro lavoro poco visibile ma coerente, con una parafrasi di quel lontano modo letterario che dicevamo per descrivere il futuro che la società del profitto sta preparando: Carestia, Guerra, Pestilenza, Morte. Il Capitalismo cavalca oggi il primo Cavaliere. Al nauseante tanfo di cadavere che s’innalza dalla società borghese, e alle sue reiterate apocalittiche minacce, si oppone, nei fatti prima che nelle coscienze e nella battaglia sociale, l’incorrotta scienza storica marxista, “ragione dialettica” e scienza per l’ultima rivoluzione rigeneratrice della storia, quella della vitale generosa e robusta classe internazionale dei lavoratori.

PARTITO COMUNISTA INTERNAZIONALE

icparty@international-communist-party.org

http://www.international-communist-party.org/Comunism/...

L'ESTATE DEI POVERI

Autore:
Federazione dei Comunisti Anarchici, FdCA
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www.sergiofalcone.blogspot.com

L'estate dei poveri

Arriva l'estate e peggiorano le condizioni di vita di tutti noi che dipendiamo dai salari, dagli stipendi, dalle pensioni. Dipende dai mutui, dai servizi di uno stato sociale che costa sempre di più, dalla morte che incombe sui posti di lavoro, dalla scarsa disponibilità di lavoro dignitoso per il futuro.

Si impoverisce il potere d'acquisto dei salari e degli stipendi (-20% il dato OCSE), gli assegni pensionistici proposti dal governo non riconoscono nessuna dignità alla vecchiaia, tanto meno con una caritatevole ed arrogante tessera prepagata una tantum.

La povertà salariale provoca un calo generalizzato dei consumi, ci fa soccombere di fronte all'aumento dell'inflazione, del prezzo dei prodotti petroliferi ed alimentari, dei mutui da pagare.

Ma si i lavoratori sono sempre più poveri, che problema c'è? Ecco pronta la mano tesa delle banche: indebitiamoci per un prestito che prima o poi si dovrà restituire, magari contraendo un altro debito, questa volta in forma di obbligazioni. E così via. Il capitalismo che ti prende alla gola. Che si vuole riprendere con gli interessi ogni centesimo di quell'assegno di sussistenza che è diventato il salario, e che ormai incide appena per il 4-5% scarso su 100 euro di valore dei beni che produciamo. Già, perché noi siamo ancora dei produttori.

La questione salariale viene rimossa dai luoghi di produzione e di lavoro: l'insufficienza salariale viene presentata come una sorta di accidente patologico a cui trovare cure che si baseranno in gran parte sul contributo del malato stesso, cioè dei lavoratori.

Ed eccoli al nostro capezzale dottori improvvisati ed inaffidabili. E' pronto a soccorrerci il governo con interventi sul fisco (ICI, detrazioni sul lavoro straordinario,...) che però pagheremo con le tasse e con rinnovi contrattuali pari a zero; incassiamo la comprensione preoccupata del governatore Draghi (che ci chiede di comprare titoli di stato sottocosto!!), si preoccupa per noi la Confindustria (che ci vuol dare soldi non suoi puntando alla leva del fisco), ci soccorre poco la disperazione delle organizzazioni sindacali che con la riforma della contrattazione sperano di racimolare maggiore disponibilità di soldi, in cambio di produttività (cioè maggiore sfruttamento) al livello decentrato e intanto puntano al fisco amico.

Tutto questo non arresterà certo la caduta verticale del potere d'acquisto dei salari. Le terapie annunciate sono inefficaci. Perché già viste, perché eludono il problema dell'impoverimento costante a fronte dell'aumento dei prezzi e delle tariffe.

Non solo, ancora resiste la convinzione che un aumento (inesistente) dei salari provochi inflazione, per cui ecco il governo fissare all'1,7% il tetto programmato, e poi la Banca Centrale Europea solerte alzare dello 0,25% il costo del denaro, indifferente se l'economia europea tira o boccheggi.
La questione sociale del salario va invece riportata proprio all'interno dei luoghi di lavoro e di produzione (territoriale, nazionale, europeo), va riportata all'interno dell'erogazione dei servizi pubblici a prezzi popolari, va riportata all'interno delle politiche dignitose per la previdenza.

La vera riforma della contrattazione sta nel rilanciare una battaglia salariale di ampio respiro che punti ad incrementi consistenti generalizzati a partire dai minimi europei intercategoriali, che riduca l'impatto della parte accessoria e le tendenze al contratto individuale, che rimetta in essere un meccanismo di recupero automatico rispetto all'inflazione, che restituisca diritti e potere contrattuale agli organismi di base dei lavoratori nei luoghi di lavoro.

Di fronte ai decreti urgenti del governo, è urgente che la risposta dei lavoratori si faccia sentire, recuperando fiducia e capacità organizzativa, all'interno della CGIL con l'assemblea autoconvocata del 23 luglio a Roma, all'interno del sindacalismo di base con le iniziative di aggregazione che si stanno sperimentando, riacquistando autonomia e capacità di mobilitazione sugli obiettivi concreti, sugli interessi immediati, senza scorciatoie politiciste.

Poche altre volte abbiamo visto il capitalismo aggredire con una crisi così mirata ed avvolgente la classe lavoratrice, in Italia e nel mondo, agendo sull'inflazione insieme ai prezzi delle materie prime e dell'agricoltura, in un clima di guerre e di terrore, di razzismo e repressione statale.

La destra ha vinto le elezioni. Non lasciamo che il panico, la rassegnazione, la disgregazione regalino alla destra oltre ai voti anche la nostra coscienza di sfruttati.

La cura per i nostri mali è quella di sempre: dipende dalla nostra capacità di organizzazione e di autonomia per emanciparci dal capitalismo e dallo Stato, per costruire una società autogestita e solidale.

Fondare, costruire, avanzare, organizzare, dare tutto il meglio di noi stessi.

Federazione dei Comunisti Anarchici
8 luglio 2008

http://www.fdca.it/

It's a capital[-ist]/-ism] crisis!

Autore:
Christopher Gray
Immagine5:

www.sergiofalcone.blogspot.com

It's a capital[-ist]/-ism] crisis!

The "citizenry" will get screwed yet again.

Banks and the elite they hide will win again.

The class war is unrelenting; their will NEVER be moments when "good" capitalists reach out to the proletariat. The "liberal wing" is always fond of the setup punch and perpetual beating over the fatal knockout. However, they believe in selective breeding, herd culling, and both their own infallibility and their innate superiority.

They will act "as per their role" as an agent for further capital colonization and capital extractor.

That "liberal" face is hiding the true and the more-vicious-than-NeoCon-cowboy face behind the smile and handshake: NeoLib-facilitated fascism.

Sure, both work off each other, but they both feed from our necks. The "difference" is that the core of NeoLibs is prepared for mass eugenics, because they "know best" and want to be prepared in case the curtain falls and reveals the real face behind the smile and "good nature".

Like "Fuhrer knows best", if need be, they will pull at Bud, Betty, and "Kitten" politely as a tax write-off at first, then more explicitly, yanking out their gold teeth, and lastly, for the only and 'capital' reason he really needs, hacking all into explicit insignificance because they are his "property". Their mortgage on life, that he benevolently allowed, is over. It will be time to "go to your room" forever....

The so-called "mortgage protection" being sought by Congress is nothing more than a way of "getting more parasiting for your buck". No parasite wants the host dead, unless it' satiated and a more scientifically-bred host can be manufactured from the remnants of the less-fashioned ones. During the current incarnation of perpetual capital crisis, the servant class is being put on "life support" and the "mortgage machine" is being put on automatic extract and deposit. When the final blood has been drawn, either eradication or expiration will be the order of the day... or, call it the "proletariat du jour".

best,
chris

Capire la Cina - Una Raccolta di Documenti

CAPIRE LA CINA

Una raccolta di documenti e materiali per contrastare la disinformazione propagandistica e l'attacco mediatico costantemente subito dalla Repubblica Popolare Cinese.

Scaricabile online da qui:

http://www.ideasherwood.org/capire_la_cina.pdf

La VERA storia della Shoah e del 900'

Sommario:
Il macello globale del Capitale

Un'occasione unica per i pigri nella lettura.
In occasione della giornata della Memoria,ecco
"La Vera storia della Shoah e del Novecento" in un paio di pagine che si leggono in dieci minuti.
A voi.

+BREVE MA NECESSARIO ED IMPORTANTE PROLOGO STORICO

Un paio di secoli fa,a metà del 1700 circa,in Europa i privilegiati inventarono un altro modo per aumentare la loro potenza e la loro ricchezza e sfruttare meglio le persone povere.
La cosa partì in Inghilterra;mettevano i poveri in grandi costruzioni (le moderne FABBRICHE) e gli facevano produrre le merci in un modo più organizzato ed efficace per la produzione. Cominciava la rivoluzione industriale e l'avvento della moderna borghesia e del modo di produzione detto "Capitalistico".
Naturalmente,le condizioni di lavoro (orari lunghissimi,salubrità zero,fatiche titaniche) erano disumane e le persone morivano presto,compresi bambini e donne che vi lavoravano in massa in cambio di salari bassissimi.
Intanto,però,si creava una classe sociale di grande forza economica,la BORGHESIA,che avrebbe presto soppiantato la vecchia Aristocrazia.
Questo successe politicamente con la rivoluzione francese.
Nel frattempo,però,alcuni teorici prendevano atto dell'obbrobrio insito in questo nuovo sistema produttivo,della sua crudeltà e della sua ingiustizia. Fra i tanti autori socialisti,utopisti,ecc.,spuntò un tedesco,KARL MARX che ,assieme ad altri ma in modo più efficace,teorizzò l'opposizione a questo stato di cose (e quindi allo stato delle cose allora esistente) e ne auspicò il superamento/rivoluzione nel nome di una dottrina che affondava le sue radici fin nella Grecia antica;il COMUNISMO.
Simile al Socialismo,ma più radicale di essa (da avere cose "sociali" ad avere cose in "comune") la dottrina propugnava la fine della scandalosa ingiustizia capitalista delle fabbriche della morte e dello sfruttamento .

+ LE AGITAZIONI (del popolo) E I MASSACRI (della borghesia)

Questo stato di cose portò l'Europa ad avere dei conflitti sociali su questi problemi ed i padroni furono molto preoccupati da queste nuove dottrine politiche che potevano metter fine alle loro speculazioni e ai loro privilegi.
Nella seconda metà dell'800 e fino ai primi del novecento,le agitazioni provocate da socialisti,comunisti,anarchici di sinistra,e quant'altro lottasse contro lo scandaloso sistema di produzione che questi signori avevano messo in piedi ,furono causa di rivolte,guerre,morti,scioperi,ecc.Alcuni tentarono addirittura di applicare da subito quelle idee (la COMUNE DI PARIGI,1871,governo socialista della città per 2 mesi circa) ma furono stroncate nel sangue dai soldati al soldo dei padroni (come è quasi sempre per i militari) .
Ad inizio 900',nel 17',imprevedibilmente,per una serie di cause il comunismo nella forma socialista RIUSCì AD AVERE IL POTERE IN RUSSIA.
Una grande nazione -seppure tra molte contraddizioni e con alti prezzi -era passata ad un modo diverso di organizzare la produzione e la distribuzione della ricchezza tra le persone.
La borghesia di tutta Europa e di tutto il mondo fu PRESA DAL PANICO.
Cominciò a finanziare varie armate per sconfiggere quella società nascente ma niente da fare.La Russia sovietica (URSS)resisteva anche militarmente.
Anche In Germania,a Berlino,nel 19',ci fu per alcuni giorni un governo ispirato a quello sovietico (anche se con altre sfumature) !! La misura era colma;"la nazione del potente Reich prussiano in mano ai rivoltosi!!"pensavano i signori Capitalisti,quelli che si arricchivano sulla morte precoce di uomini,donne e bambini.

+LA BORGHESIA INVENTA IL FASCISMO .

E fu così che nelle classi proprietarie si fece l'idea che il pericolo più grande per l'umanità fossero le idee comuniste. Sempre in un paese europeo,l'Italia,quei moti e quelle idee ebbero vasta eco e diedero il via a proteste,scioperi,occupazioni di fabbriche ecc. Questo specialmente a fine anni 10' e inizio anni 20'.
L'Italia trovò allora una propria via nazionale alla repressione di queste idee di giustizia . Il Fascismo. (Come vedremo successivamente,l'Italia suggerì con questa mossa il rimedio contro le idee di giustizia a tutto il mondo intero.).
Lo spavento delle classi proprietarie Italiane in seguito alle proteste di inizio anni 20' e ai pensieri dei padroni di tutto il mondo per queste idee incendiarie (dovunque si chiede GIUSTIZIA calpestando i privilegi di qualcuno ,scoppia un "incendio"),diede il via ad una nuova forma di risolutezza.
Le società dovevano impedire la libertà politica e picchiare duro per mantenere l'assetto produttivo e i profitti per i padroni.
In Italia questo riuscì grazie alla borghesia,alle istituzioni legate al re e alle autorità,ai notabili e privilegiati vari e a tutte le istituzioni militari.
La formula fu vincente.
Il criterio consisteva nel dare spazio a tutte quelle persone che riuniscono in sè la ribellione e la violenza ma indirizzate NON A CAMBIARE lo stato di cose presente,MA A DIFENDERLO.
Sono una quota di popolazione che esiste sempre in qualsiasi paese,sono fatti così per motivi di educazione,di ambienti di crescita particolari,di genitori bruschi o autoritari.Insomma,sono fatti così.Esistono .
Di solito sono persone emarginate da ogni consesso che conti nella società civile,ma in quel caso i padroni si accorsero che dandogli spazio potevano essere di grande aiuto.
E così fù.

+IL BURATTINO SI EMANCIPA E FA MACELLI

Il fascismo si estese in molti paesi europei,ma prese il volo in una contingenza economica particolare.In tutto l'Occidente,in seguito ad una crisi finanziaria del 29',ci furono gravissimi problemi economici.
Gli USA andarono molto vicini alla rovina,ma anche in molti paesi d'Europa la crisi fu forte.I disoccupati aumentavano a vista d'occhio,la sopravvivenza era ormai in crisi.
A seguito di ciò,in Germania,cominciò una forte ascesa in partito Nazista,guidato da Adolf Hitler.
Man mano che in Germania aumentavano i disoccupati nella stessa proporzione aumentavano gli iscritti al partito Nazista (e questo significa che le idee delle persone seguono perlopiù la condizione materiale).
Hitler propugnava varie idee sul riscatto della Germania ingiustamente trattata dopo la prima guerra mondiale e altre cose.
Ma ,soprattutto,era un formidabile ANTICOMUNISTA.Prese il potere nel 33'.
Aveva già cominciato a prendere provvedimenti gravi contro gli ebrei (sui quali era fissato per motivi familiari,e in questo rispondeva a certi istinti medievali della Germania cristiana dell'epoca) ma nel 36' L'OCCIDENTE CAPITALISTICO incoraggiò ugualmente l'espansione fascista NON AIUTANDO LA DEMOCRAZIA SPAGNOLA assaltata dal dittatore Franco (e ciò sempre in funzione anticomunista).
Ancora più avanti, nel 38',Hitler fu AIUTATO DALL'OCCIDENTE ad avere un pezzo dei Sudeti,una terra cecoslovacca con forte componente tedesca.
In un'intervista del 96' il filosofo Isaiah Berlin,noto pensatore inglese ,ebreo di origine russa(un cocktail micidiale per ogni fascista) rilasciò notevoli ammissioni a questo proposito.
Berlin,nel 41',cioè in piena guerra,fu mandato come diplomatico all'ambasciata britannica negli USA allo scopo di "..trascinare l'America in guerra.".
Quindi,era un osservatore agli alti livelli delle scelte e deli modi di ragionare dei dirigenti dell'epoca.
Eccoci al passo chiave dell'intervista (Berlin si riferisce al periodo precedente la guerra mondiale,a cavallo dell'accordo di Monaco nel 38',con cui si dava spazio ad Hitler da parte occidentale ,e ai pensieri dell'allora presidente inglese del gabinetto conservatore,Chamberlain,il firmatario dell'accordo con Hitler).

+IL CUORE DELLE COSE CHE CONTANO E LA SHOAH

Ecco il passaggio chiave dell'intervista.Tenetevelo in mente nella vita:

"A Chamberlain non piacevano Hitler e il nazismo ma il nocciolo della questione stava in Russia.Decisivo era l'anticomunismo.Peggio per gli ebrei,peccato che Hitler sia fissato con loro-pensava Chamberlain-ma che farci,in fin dei conti,e malgrado tutto,lui combatte contro il comunismo,e questa è la cosa più importante.Così la pensavano gli alti papaveri." .......

Capito?L'appoggio dell'Occidente "democratico" Capitalistico ad Hitler era pienamente conscio dei grandi rischi per gli ebrei già da anni prima dell'"Olocausto".
Ma il meccanismo d'oro del modello Mussolini doveva trionfare per fermare il comunismo.
Si dà potere a questi personaggi (Hitler,Mussolini,ecc.) per salvare le condizioni di riproduzione e continuazione del meccanismo capitalistico in crisi e alle democrazie non capaci di rispondere.
Il trattato di Monaco era un atto aggressivo,ma il Capitalismo occidentale lo aiutò perchè la Russia (diventata Unione Sovietica)si sviluppava e non dava segni di cedimento come riferimento simbolico per le ingiustizie e gli sfruttamenti dei lavoratori di tutto il mondo.
Aveva pure dei piani quinquennali che funzionavano,a dispetto di tutte le previsioni degli economisti borghesi occidentali che la davano per già morta.
Quindi,Il Capitale diede una mano all'espansione di Hitler SOLO in quanto campione anticomunista.
Il pazzo- poichè Hitler si rivelò tale (ma gli occidentali che lo avevano aiutato lo sapevano già ) - come tutti i pazzi cominciò a voler conquistare il mondo e scatenò la guerra più terribile che l'umanità avesse visto.
E di tutte queste concessioni fatte dal Capitale all'amico antisovietico,faceva parte pure la CARTA BIANCA CON GLI EBREI. Anche questo SAPEVANO BENISSIMO i Capitalisti,ma fu un prezzo che pagarono volentieri.
E Hitler,infatti,macellò gli ebrei (con rom,militanti di sinistra,omosessuali,testimoni di geova,slavi,disabili,ecc.),come già subodoravano gli alti papaveri nominati da Berlin.
Che conta,infatti,per il Capitale,sono innanzitutto i soldi.

Il resto della storia lo conosciamo;gli USA che aspettano ad intervenire col secondo fronte in Europa sperando che Hitler faccia fuori i Comunisti sovietici ma gli va male,;l'Armata Rossa (sempre sia lodata) travolge il pittore pazzo e si avvia a liberare tutta l'Europa dal Nazi-Fascismo.
Gli USA,terrorizzati da quest'eventualità (perchè può morire il fascismo,se non gli serve più,ma l'anticomunismo non può mai morire)corrono ad aprire il fronte europeo prima che gli odiati sovietici si prendano tutto.
In questi frangenti ,il 27 Gennaio del 1945,l'Armata Rossa dell'URSS (sempre sia lodata),libera dal Nazismo il campo di Auschwitz-Birkenau.

Questa è la vera ,oggettiva ,incontrovertibile ed infalsificabile storia della Shoah e del secolo scorso. Il resto è vile propaganda di parte.

Ciao
Tiresia

Ps:qualcuno vi dirà che tutto ciò si fece per Stalin:altra menzogna.
Aldilà della violenza di Stalin,il Capitale e le sue armate iniziarono ad attaccare la rivoluzione sovietica da subito,quando c'era ancora Lenin e continuarono in modo meno diretto(avendo visto l'Armata Rossa in azione nella seconda mondiale)anche dopo Stalin,Khruscev e Breznev,fino a Gorbaciov compreso.
Perchè la Borghesia non detesta una persona in particolare,ma CHIUNQUE voglia togliergli i soldi e il sistema socio-economico (il capitalismo)per accumularli.

Darwinismo sociale veniente ;1)Il giovanilismo

autore:
Tiresia
Sommario:
Il Capitale dietro la campagna sullo "svecchiamento"

Come per le campagne sulla sicurezza e sulla casta,anche questa gode di un discreto successo.Esser non più "giovani" è una diminuzione in sè.Darwin,Nietzsche,Hitler...scegliete voi la discendenza teorica di questa nuova campagna concettuale del Capitale in Italia.

Nel dibattito sociale e politico degli ultimi tristi tempi ,un novello concetto s'è insinuato e s'avanza ,prepotente e con ampio dispiego di mezzi di propaganda , trovando scarse o nulle resistenze .
Il "giovanilismo".
Inizialmente sussurrato ,ma ben presto urlato e rivendicato come fosse un'eterna verità ch'è stolto mettere in questione.

Iniziarono,al solito,gli amici industriali,dato che serve in primis a loro.
E via via s'accodarono fior di personaggi pubblici,televisivi,giornalisti,fino a diventare una valanga.
Adesso,da Beppe Grillo all'ultimo degl'intervistati di Canicattì su qualsiasi argomento, uno non ve n'è che non citi la cantilena idiota (e pericolosa) del "via i vecchi e spazio ai giovani".

E -come di moda in questo periodo di transizione al pragmatismo - uno non v'è che non cominci con l'enumerazione dell'età media dei ricercatori italiani o il numero di legislature di alcuni politici.

Veltroni,non a caso,nel suo discorso d'investitura a guida del PD,indica lo svecchiamento e la guerra generazionale come valori positivi.

Avrei voluto inoltrarmi più accuratamente in questa fenomenologia,ma la cosa mi disgusta troppo e passo subito al cuore della questione.

PERCHé QUESTA RETORICA DELLO SVECCHIAMENTO?

Sia chiaro da subito;questo concetto che si va instillando nella mente e nel cuore della gente è VOLUTO DAGLI INDUSTRIALI.
Perchè;

1)Mettere un giovane al posto di un meno giovane in un'azienda significa;
-MAGGIOR PRODUTTIVITà data la naturale voglia di esprimersi e di farsi un'identità professionale da parte di un giovane,cosa che scema naturalmente con l'età,com'è giusto,quando i "giochi" personali sul fronte della professione sono già fatti e altre importanti cose,giustamente,prendono il sopravvento(la famiglia ,passioni extraprofessionali(per fortuna),maggior identificazione psicologia dell'individuo,eccetera.

2)MINOR CONFLITTUALITà
Un giovane,oggi,è mediamente meno sindacalizzato e comunque più ricattabile data anche l'estensione di forme di contratto precarie.La "prudenza" ,quindi ,si fa maggiore e la pace sindacale e rivendicativa in azienda,altrettanto.

3)MAGGIOR GERARCHIZZAZIONE E CONTROLLO del lavoro.
Un giovane,mediamente,si identifica con l'azienda molto di più di anni fa.Vede il senso della propria vita nella realizzazione sul lavoro molto più di anni fa,quando invece il senso della propria vita era ,appunto,il senso della vita in generale,e non quello ristretto del lavoro.
Era il senso delle amicizie,degli hobby,della crescita umana più che professionale,della famiglia,eccetera.E il lavoro,più di adesso, anzichè che una importante forma di realizzazione personale,era considerato un mezzo necessario alla sopravvivenza fisica(lasciamo stare la borghesia,che ha sempre esaurito gran parte della propria umanità sulla sfera "lavoro").
Quindi,un giovane oggi è mediamente più disposto ad atti cinici,o comunque ostili verso suoi colleghi ,in nome della propria realizzazione individuale.C'è quindi più gerarchizzazione possibile dentro l'azienda e un controllo reciproco tra i dipendenti maggiore di anni fa.

4)MAGGIOR FLESSIBILITà
un giovane,spesso desiderandolo,si prospetta oggi come materiale più malleabile e lavorabile dal padrone quanto ad orari,disponibilità a sostituzioni ,salti di riposi contrattuali, richiami improvvisi,cambiamenti e abbassamenti di mansione,spostamenti di sede,variazioni di orari senza preavviso,eccetera,principi vitali per un buon sfruttamento e maggiori guadagni da parte dell'azienda.

Fouri dal mondo delle aziende e nel paese e nella politica,lo svecchiamento significa;
1)RICAMBIO DELLA CLASSE DIRIGENTE ORIENTATO ALL'EGOISMO SOCIALE
La cesura storica - cioè,la mancanza di memoria - che si è voluta indurre dopo la fine del "socialismo reale" ,DEVE trasmettersi anche ai posti di potere politico,dal governo nazionale all'ultima delle amministrazioni comunali.
Un giovane ,per motivi anagrafici,è cresciuto in un'atmosfera molto meno permeata di rivendicatività ,uguaglianza ed emancipazionismo delle classi popolari nei decenni "caldi"..
Ha visto,sentito e respirato meno manifestazioni,proteste,scioperi,conflittieccetera per quanto riguarda i temi del lavoro,della casa,della salute,del progresivismo fiscale,della protezione sociale,e via di questo passo.
Chi non è passato per gli anni 60/70 è così,nella maggior parte dei casi.
La sua coscienza è meno orientata a questi valori e li terrà meno in considerazione nell'azione di governo/comando.
Dato che l'eguaglianza e la protezione sociale sono cose che vanno demolite ,c'è quindi un gran bisogno di piloti immemori.
Il resto alla prossima puntata.

Ciao
Tiresia

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