4 termovalorizzatori in sicilia
Assurdo! L'assessore Domenico Rotella vorrebbe proporre la costruzione di un TERMOVALORIZZATORE a Catania!
Mar, 22/01/2008 - 17:40TERMOVALORIZZATORE nella Zona Industriale di Catania.
Una bomba atomica che comprometterebbe seriamente la qualità di vita degli abitanti di città e provincia. Perché le esalazioni tossiche prodotte da un simile impianto propagandosi per mezzo delle correnti aeree a grandi distanze finirebbero per interessare vari comuni.
Qualora si facesse questo impianto per lo smaltimento dei rifiuti, non soltanto scadrebbe la Salute Pubblica ma verrebbe dequalificato un vasto territorio, mettendo a serio rischio la produttività e lo sviluppo dei molteplici comparti dell’economia locale già tanto traballante!
Se per assurdo contro ogni buon senso quest’opera venisse realizzata causerebbe a ragion veduta malattie e povertà.<\strong>
Sabato 20 ottobre 2007 su vari telegiornali locali e regionali apprendo con sconcerto l’assurda proposta avanzata dall’assessore all’Ecologia, Ambiente, Nettezza Urbana, Verde Pubblico, Parchi Naturali, Arredo Urbano - Rapporti con ATO-rifiuti del Comune di Catania Domenico Rotella (detto Mimmo).
Attraverso varie interviste rilasciate ai mass-media avanza la proposta di voler costruire un termovalorizzatore nella Zona Industriale di Catania, allo scopo di risolvere la questione dei rifiuti.
Aggiunge anche di essere già entrato in contatto con le varie società appaltatrici per ottenere le relative informazioni tecniche riguardanti il progetto.
Inizialmente non ho considerato questa proposta degna di attenzione ritenendola così assurda da essere bocciata a gran voce da tutti: gli organi istituzionali preposti, associazioni di categoria, comitati, commercianti, agricoltori, cittadini etc.
Però considerato che l’assessore insiste con ripetute interviste ai mass-media (l’ultima del 9 gennaio 2008 con la quale attraverso una emittente televisiva locale rende noto di avere proposto al Presidente della Regione che il termovalorizzatore pensato per la zona di Paternò venisse realizzato nella zona industriale di Catania), mi sento in dovere dopo opportuna, documentata e meticolosa analisi di esprimere la mia opinione in merito.
Resto senza parole per l’insensatezza della proposta, (anche perché come vedremmo più avanti non risparmierebbe Paternò dai fumi inquinanti generati da un simile impianto).
I problemi si affrontano e si combattono per eliminarli, non si aggirano pensando erroneamente di risolverli magari credendo a torto di addossarli ad altri.
Capisco che difende il territorio di Paternò palesemente a lui caro ma non posso accettare che pensi di spostare il problema altrove! Non è concepibile! Non corretto! Non è etico! Non è cristiano!
Ma il motivo di tanto interesse e preoccupazione generale riguardo l’argomento sta nel fatto che a dispetto delle convenienze economiche in materia di smaltimento dei rifiuti un termovalorizzatore è un impianto altamente inquinante.
Conoscete l’impatto nell’uomo e sull’ambiente di una simile opera?
L’esempio che segue sembra assurdo (ma non lo è come sto per illustrare) e rende bene l’idea;
Paradossalmente realizzare un termovalorizzatore arrecherebbe dei danni ancora più gravi in termini d’impatto ambientale e di salute pubblica di quelli prodotti dalla costruzione di una ipotetica centrale nucleare.
Mi spiego meglio:
una centrale nucleare inquina in modo rilevante con i catastrofici risvolti che conosciamo soltanto qualora si verifichi una fuga di sostanze radioattive.
Il termovalorizzatore (ritenuto da studiosi insigni la principale fonte di inquinamento ambientale) danneggia quotidianamente e silenziosamente il territorio (con conseguenze gravissime per gli esseri umani) a causa dei fumi immessi nell’atmosfera. Infatti non esistono filtri che riescano ad trattenere i molti metalli pesanti, sostanze chimiche e diossine prodotti dall’impianto.
Ma per chiarire meglio la portata della proposta avanzata dall’assessore è bene ricordare la differenza sostanziale tra discarica e termovalorizzatore.
Entrambi sono siti preposti alla raccolta dei rifiuti e come tali producono un inquinamento ambientale ma con un impatto differente sull’ambiente e sull’uomo.
In termini di paragone una discarica produrrebbe nell’uomo e nell’ambiente gli effetti di una pallottola sparata da un fucile e un termovalorizzatore quelli di una bomba a largo raggio.
La discarica è sostanzialmente un luogo di raccolta e compattazione dei rifiuti; dove gli stessi vengono lasciati decomporre dai lenti e normali processi naturali, dunque dal tempo.
Un temovalorizzatore invece è un impianto per la raccolta dei rifiuti e il loro incenerimento.
In questo tipo d’impianto viene sfruttato il calore generato dalla combustione del pattume per produrre energia elettrica che comunque senza la realizzazione di una costosissima rete di distribuzione rimane inutilizzabile.
I prodotti di scarto ottenuti dalla combustione dei rifiuti sono gas e fumi estremamente dannosi per l’ambiente e pericolosi per l’uomo. Tali emissioni costituiti da sostanze volatili leggere, una volta nell’atmosfera, vengono trasportate dalle correnti aeree a grandi distanze; per avere un’idea, in linea d’aria, un termovalorizzatore, diffondere i suoi agenti inquinanti per un raggio di centinaia di chilometri.
Altro che Catania e Provincia, in linea d’aria questo progetto insensato, provocherebbe danni pure alle Provincie limitrofe!
I costi per la costruzione di un temovalorizzatore sono eccessivi si parla di centinaia di miliardi delle vecchie lire. Ma al Comune di Catania a detta dell’assessore Rotella non costerebbe nulla perché ci sarebbero dei fondi e delle agevolazioni da poter utilizzare allo scopo. Fondi che sempre a parere dell’assessore in questione rimanendo inutilizzati dovrebbero essere rispediti al mittente.
Io mi chiedo come la gratuità dell’opera possa giustificarla, quando la stessa nuoce alla salute e all’economia del territorio?
Se a qualcuno venisse offerta una somma di denaro al fine di comprare un veleno da usare per suicidarsi questo la accetterebbe di buon grado?
Adesso comunque è il caso di chiarire meglio come vengono prodotte le diossine contenute nei gas e nei fumi di scarico di un impianto di temovalorizzazione.
Generalmente, forse per facilità di linguaggio, oppure a causa di una seppur lontana rimembranza dell’incidente di Severo e del disastro che ne conseguì, si parla di diossina, ma sarebbe più corretto con riferimento agli inceneritori, usare il plurale diossine, infatti quelle prodotte dall’incenerimento del pattume sono più di 30 tipi.
Vengono generati dalla combustioni di: vernici (per esempio quelle che ricoprono oggetti, involucri, cartoni), materie plastiche, detersivi, disinfettanti, solventi, agenti chimici, pesticidi e così via dicendo.
Pur essendo di differente origine tutte le diossine sono sempre e comunque dannosissime alla salute umana e al territorio.
Già nel 1994 Environment Protection Agency dichiara e dimostra la pericolosità di simili impianti.
Secondo vari rapporti scientifici un inceneritore emette nell’ambiente per mezzo della combustione anidride carbonica solforosa, ossido di azoto, acido cloridrico, diossine e dunque metalli pesanti quali piombo, cadmio, zinco, cromo, nichel, allumino e molti altri.
Se poi si aggiunge che nella classifica degli impianti inquinanti prodotti dall’uomo ai temovalorizzatori è stato attribuito il primo posto, a voi le conclusioni…!
Fino a questo momento sono stati considerati sommariamente i danni prodotti da un termovalorizzatore.
Ma adesso approfondiamo l’argomento, illustrando come questi veleni minando il territorio esporrebbero a grave rischio la salute dei cittadini di Catania e della Provincia. Non solo quella di: bambini, adulti, anziani ma addirittura quella degli embrioni e delle generazioni future.
L’essere uomo viene contaminato dagli agenti nocivi per mezzo di due canali differenti:
1. il primo è quello aereo attraverso l’inalazione degli inquinanti contenuti nell’aria.
2. Il secondo canale è costituito della catena alimentare.
Più nel dettaglio le sostanze sopra elencate, prodotte dall’incenerimento dei rifiuti originano fumi e gas che come illustrato precedentemente attraverso l’atmosfera si diffondono a causa delle correnti aeree per centinaia di chilometri di distanza.
Poi man mano ricadono sul suolo e su quanto incontrano sotto forma di una pioggia invisibile.
Il terreno assorbe le sostanze depositate in superficie attraverso le precipitazione atrmosferiche, cosicché le colture e le falde acquifere, ne vengono contaminate.
Ma se il terreno è le falde acquifere per assorbirle hanno necessità delle piogge, le acque di superficie gli Invasi, le dighe, i laghi, i fiumi e i mari diventano dei naturali contenitori di diossine ed altri inquinanti avvelenando senza scampo alcuno la flora e la fauna ittica.
Non è tutto, anche gli animali che si abbeverano, pascolano nel raggio dei territori contaminati o si nutrono del foraggio prodotto nelle zone dell’inquinamento finiscono per assorbire tali sostanze. Queste a sua volta si depositano nei loro tessuti adiposi e vengono trasferite all’uomo non solo attraverso l’ingerimento delle carni ma anche per mezzo degli alimenti da essi derivati; ovvero prodotti come latte, latticini, formaggi, uova etc.
Da quanto accennato sopra si può ben dedurre come alimenti salutari quali frutta e verdura diventerebbero a causa della contaminazione estremamente dannosi per la salute umana.
Per non parlare degli agrumi; pare che le sostanze oleose contenute in essi siano degli eccellenti catalizzatori di diossine.
Quindi proporre di costruire un termovalorizzatore nella Zona Industriale di Catania già martirizzata da altri tipi di inquinamento è un’idea assurda e realizzabile soltanto qualora tutti gli abitanti (nessuno escluso) del territorio in questione per un raggio di centinaia di chilometri decidessero di trasferire le loro case e le loro attività produttive altrove.
Insomma idea fattibile solo quando si verificasse un esodo di massa inimmaginabile.
Ma quali sono le tanto temute malattie generate dalle immissioni nell’ambiente di questi famosi agenti inquinanti?
Le diossine in qualsiasi quantità assimilata risultano sempre nocive perchè l’uomo non possiede una soglia di tolleranza entro la quale non rischia la salute se contaminato.
Tali sostanze assunte dall’essere umano per inalazione o ingestione provocano malattie serie spesso irreversibili o addirittura mortali.
Le principali malattie prodotte da questi agenti inquinanti sono: tumori ai vari organi (pleura, polmoni, tiroide etc.), leucemie, linfomi, sarcomi, diabete, infertilità, malformazioni fetali, modificazione del DNA con replicazione cellulare incontrollata, disturbi al sistemo endocrino, immunitario e nervoso; infine si sospetta da studi recenti che un metallo pesante come l’alluminio possa contribuire nello sviluppo del morbo di alzheimer.
Purtroppo come già accennato prima, le diossine non hanno un soglia di tollerabilità. Sono sempre e comunque dannose per l’essere umano qualsiasi sia il grado di contaminazione al quale viene esposto, ma è ancora più grave sapere che nell’organismo hanno una lunga emivita. Per avere un’ idea basti pensare che se malauguratamente si viene contaminati da diossina dopo un periodo di 7 anni (sempre in assenza in questo arco di tempo di altre contaminazioni) nell’organismo umano permangono circa il 50% della sostanze contaminanti assunte inizialmente.
Inoltre per la bonifica di un territorio esposto ad inquinamento da diossine occorrono molti decenni in quanto queste rientrano nella categoria delle sostanze inquinanti organiche persistenti.
Immaginate come possa scadere la qualità di vita degli abitanti del perimetro interessato.
Chiunque abbia vissuto direttamente o indirettamente i drammi prodotti da molte delle malattie suddette può ben capire i rischi derivanti dall’attuazione di un simile progetto.
L’assessore Rotella, ha giustificato questa sua proposta pure con la motivazione che la spesa in materia di rifiuti a Catania è troppo elevata.
Si è fermato a riflettere nell’assurda ipotesi che il termovalorizzazore si facesse cosa comporterebbe la costruzione un simile impianto in una Provincia così densamente popolata?
Cosa costerebbe in termine di Sanità alla Regione Siciliana peraltro già in crisi?
Una Regione che allo stato attuale dove può, opera dei tagli al sistema sanitario, nel tentativo di contenere una spesa, ritenuta eccessiva per le proprie finanze.
Figuriamoci se questa dovesse essere costretta ad aumentarla perché buona parte della popolazione esposta agli effetti degli agenti tossici iniziasse ad ammalarsi in massa!
La realizzazione di una simile opera non provocherebbe soltanto gravi danni alla salute,
l’impatto della stessa sul territorio avrebbe risvolti catastrofici di vario tipo.
Di seguito sono illustrati quelli più importanti:
- La zona che l’assessore indica per l’ubicazione della struttura è costiera è fortemente ventilata, dunque collocata in una posizione ottimale per diffondere nel raggio di centinaia di chilometri i fumi prodotti dalla combustione del pattume.
Riflettete, quando raramente l’Etna emette cenere, la stessa in base alla direzione dei venti viene riversata a distanze notevoli. Ma questo capita di rado ed è un fenomeno visibile ad occhio nudo.
Invece le diossine sono invisibili ad occhio nudo e di gran lunga più leggere della cenere, perciò trasportabili facilmente e a distanze ancora maggiori.
In ultimo un inceneritore non emette come fa l’Etna sostanze di scarico di tanto in tanto ma le genera tutto l’anno. Dunque soltanto questo dovrebbe palesarne la pericolosità.
- La Zona Industriale di Catania è vicina alla costa, ai fiumi e ai corsi d’acqua.
I pescatori locali ne avrebbero, danni incalcolabili, perché la popolazione comincerebbe ad acquistare in massa prodotti ittici d’importazione ritenendoli più sicuri;
- La Zona Industriale di Catania è attigua alla Piana (territorio prevalentemente agricolo), per gli stessi motivi sopra indicati verrebbero irrimediabilmente danneggiati gli interessi di: agricoltori, allevatori, produttori caseari, viticultori, vinicultori, commercianti etc.
- La Zona Industriale di Catania è vicinissima all’area turistica della Plaia, dunque il settore turistico sarebbe seriamente compromesso contrastando e rendendo vani tutti gli sforzi fatti fino ad oggi per promuovere tale tratto di costa. Il denaro pubblico speso fino ad oggi andrebbe perso e tutti gli imprenditori del settore che hanno investito nella plaia si vedrebbero costretti a spostare le loro attività altrove.
Ditemi chi sarà disponibile a recarsi nella suddetta area per fare dei bagni di sole e di acqua marina alle diossine?
Goletta verde, nella malaugurata idea che questo progetto vedesse la luce assegnerebbe ancora la ormai famosa bandierina per la balneabilità oppure i divieti di balneazione verrebbero affissi in tutta la costa?
- Oltre alle sopraindicate vi sono molte altre produzioni della Zona Industriale di Catania incompatibili con la presenza di un termovalorizzatore per cui le aziende interessate per rimanere sul mercato, dovrebbero con tutte le conseguenze del caso, preoccuparsi di spostarle in altre aree.
- La zona industriale di Catania è attigua all’Oasi del Simeto, flora e fauna compromessa.
Altro che luogo di nidificazione delle specie rare e vincoli naturalistici!
- Il Paradiso degli Aranci potrebbe essere ribattezzato “il Paradiso delle Diossine” e la
“ Piana di Catania” chiamata pure Conca d’Oro dovrebbe essere rinominata “Piana delle Diossine” oppure “Conca delle diossine”.
- Le iniziative e le campagne promosse dai vari Enti per valorizzare e promuovere i prodotti locali al fine da agevolarne le esportazioni sarebbero rese inutili da un simile progetto.
Pistacchi, arance, mandarini, miele, olive, vini e quant’altro coltivato nell’area interessata dall’inquinamento chi avrebbe il coraggio di importali se la loro qualità venisse compromessa?
- Le amministrazioni preposte a vari livelli e gradi di competenza considerano la zona a sud della città un’aria di potenziale sviluppo in vari ambiti sapete dirmi con una dequalificazione di questo tipo quanti imprenditori saranno incentivati ad investire in questo territorio?
- E il valore degli immobili ne verrebbe compromesso. Chi sarebbe disposto ad acquistare casa in un territorio così inquinato con la consapevolezza di mettere a serio rischio la propria salute?
- Il territorio etneo è il meno adatto ad ospitare una struttura del genere in primo luogo perché essendo densamente popolato produce già il suo naturale inquinamento atmosferico; in secondo luogo perchè è compreso fra il petrolchimico di Gela e il vulcano; il primo costante fonte inquinante, il secondo potenziale fonte d’inquinamento (ad oggi l’Etna non ha dato particolari preoccupazioni in questo senso ma il futuro è un’incognita; se eruttasse per un lungo periodo materiali inquinanti questi dovrebbero sommarsi a quelli generati dalla presenza di un ipotetico termovalorizzatore)?
Ribadisco se si facesse il termovalorizzatore oltre a danneggiare la salute della popolazione verrebbe condannata a morte certa tutta l’economia di Catania e Provincia!
Non capisco come un assessore del Comune di Catania possa proporre una soluzione del genere, quando non c’è stata neppure la volontà di fare una seria campagna di sensibilizzazione per la raccolta differenziata e il riciclaggio di materie di scarto.
Quest’estate in alcuni lidi della plaia è stata fatta una mini campagna insufficiente alla sensibilizzazione della collettività. Con la stessa si premiavano quei cittadini che avessero gettato i rifiuti negli apposito contenitori di riciclaggio presenti negli stabilimenti balneari interessati.
Ma io vi chiedo e mi chiedo, non è una campagna oltre che insufficiente pure inutile considerato che la città è priva di contenitori per la raccolta differenziata?
Anche se il cittadino Catanese volesse differenziare i propri rifiuti dove troverebbe gli appositi cassonetti e raccoglitori? Per intenderci quelli per: vetro, carta e cartone, plastica, farmaci, batterie, umido, secco etc.?
Per scovare un contenitore dei vestiti dismessi si deve girare in lungo e in largo.
Quelli delle batterie ormai sono un’utopia.
Dei farmaci rarissimi!
Se poi un catanese con la cultura dell’ecologia volesse diligentemente differenziare carta, materie plastiche e vetro dovrebbe gettare illegalmente i propri rifiuti negli appositi contenitori dei comuni limitrofi;
Questi sono fortunatamente più sensibili alle politiche ecologiche e del riciclaggio ed effettuano la raccolta differenziata (anche se spesso parziale).
Insomma la proposta dell’assessore all’Ecologia, Ambiente, Nettezza Urbana, Verde Pubblico, Parchi Naturali, Arredo Urbano - Rapporti con ATO-rifiuti Domenico Rotella ha sollevato tante di quelle riflessioni e ha fatto emergere tante di quelle contraddizioni, conflitti istituzionali e problematiche che sarebbe meglio accantonarla a priori onde evitare inutili sprechi di tempo e denaro.
Vengono lesi i diritti di una Provincia intera in vario modo e a tutti i livelli.
Continuare in questa direzione oltre a generare i naturali conflitti istituzionali causerebbe il malcontento e la protesta generale di tutta la popolazione.
Questa certamente attraverso varie iniziative, promosse pure da rappresentanze di categoria, associazioni, partiti, circoli e quant’altro sarebbe costretta a scendere in campo.
Colgo l’occasione per ribadire che per tutti i motivi suddetti non è altresì neppure pensabile, figuriamoci accettabile che un termovalorizzatore possa essere costruito nella zona di Paternò.
Perché essendo il territorio unico, un comune non può danneggiare quelli limitrofi accettando le direttive regionali senza tentare di aprire con incisività un dialogo costruttivo.
La proposta di costruzione di un termovalorizzatore tocca tutti alcuno escluso, dunque ciascuno deve opporsi ad un simile progetto.
Salute e Lavoro sono nostri Diritti quindi nessuno può permettersi di metterli a rischio con progetti non idonei e valutazioni superficiali o frettolose. I nostri Rappresentanti devono tenere in grande considerazione (ascoltando con estrema attenzione) le ragioni dei cittadini che attraverso il voto gli hanno permesso di occupare le loro cariche. Altrimenti oltre a deludere le aspettative degli elettori evidenzieranno un’inadeguatezza nel ricoprire i ruoli che investono.
Considerato che si vorrebbero costruire nell’isola ben 4 impianti di termovalorizzazione e la questione riguarda tutti nessuno escluso mi domando se non sia il caso di indire un referendum regionale per risolvere nel modo più corretto e democratico possibile la vicenda dei termovalorizzatori?
E poi si parla di problemi legati all’ambiente:
della necessità di ridurre le immissioni di agenti inquinanti nell’atmosfera perché incrementano l’effetto serra;
di quanto lo stesso effetto serra stia mettendo a serio rischio di desertificazione il Sud del Paese e come urge attenzionare questa situazione agli organismi internazionali preposti!
Ma ditemi come potrebbero essere credibili i nostri Rappresentanti Politici di fronte alla Comunità Internazionale nell’esporre il rischio di desirticazione corso dal Sud Italia quando in Sicilia si realizzano opere non in linea con il protocollo di kyoto?
Opere che sono le principali cause dell’effetto serra?
Con il suddetto protocollo i singoli Paesi industrializzati dovrebbero attuare delle politiche ambientali tali da ridurre le fonti di gas serra e in Sicilia in particolare nella zona etnea non si pensa a ridurre l’inquinamento anzi si va nella direzione opposta incrementandolo, per mezzo della progettazione di un termovalorizzatore!
Andiamo controcorrente noncuranti neppure delle ingenti multe.
Ma siamo fuori dal mondo!?
Un’altra cosa non mi è chiara!
Come si possa proporre a Catania, la costruzione di un termovalorizzatore e al contempo promuovere periodicamente per ridurre l’inquinamento le domeniche a piedi oppure le targhe alterne?
Se facessero un simile inceneritore altro che restrizioni del traffico, neppure se tutti gli abitanti di Catania e Provincia lasciassero per un anno intero a casa l’auto si otterrebbero effetti migliorativi rilevanti sulla qualità dell’area.
Poi mi chiedo cosa ne pensa il sindaco di Catania dott. Umberto Scapagnini di questa proposta?
Vorrei sapere non tanto da politico ma da medico e uomo di scienza, qual è la sua opinione? Considerato che un tempo quando svolgeva la professione medica aveva pure condotto degli studi su quanto i fattori ambientali e nutrizionali influiscano sulla qualità e durata della vita degli esseri umani? All’epoca parlava di elisir di lunga vita! Ed adesso?
Perchè l’assessore all’ambiente Rotella, invece di proporre la costruzione di una micidiale bomba ecologica non si adopera per dare il via ai lavori del famoso polmone verde di Catania, quel parco di Librino con laghetto annesso, tanto declamato e mai realizzato?
Quello che aspetta di vedere la luce da 31 anni?
Per intenderci il boschetto con svariate aree attrezzate, il fiore all’occhiello di Catania fruibile non solo dagli abitanti della zona e dai catanesi tutti ma addirittura da residenti della provincia e dai turisti in genere!
Concludendo mi domando pure se gli incarichi affidati all’assessore all’Ecologia, Ambiente, Nettezza Urbana, Verde Pubblico, Parchi Naturali, Arredo Urbano - Rapporti con ATO-rifiuti non siano troppi e in contrasto fra di loro?
Chi è preposto alla salvaguardia dell’ambiente, dell’ecologia, del verde pubblico e dei parchi naturali non può proporre di infliggere allo stesso una ferita difficilmente risanabile sottovalutando la validità degli studi fatti nel settore e le direttive ambientali indicate dal protocollo di kioto.
Vera Coscienza
Ps.
A causa dei continui sviluppi sulla questione dei rifiuti aggiungo nuovi approfondimenti in data 10 gennaio 2008.
Dai vari mass-media apprendo che l’emergenza rifiuti campana seguita dalla protesta dei cittadini che non vogliono nelle discariche il loro stesso pattume sta per diventare un problema di tutte quelle regioni italiane che hanno accettato d’importare la spazzatura di Napoli e Provincia.
Mentre molte regioni hanno posto fermamente il loro divieto a questo tipo d’importazione che pare non essere un una tantum ma dovrebbe perdurare fino alla costruzione del nuovo termovalorizzatore di Acerra (al quale i napoletani dicono un no convinto), la Regione Sicilia sembra si sia distinta nel dire si all’importazione dei rifiuti Napoletani che momentaneamente accoglierà nelle discariche e successivamente (qualcuno lo ha dichiarato in tv) si riserverà di smaltire in un futuro non si sa quanto prossimo nei quattro siti di termovalorizzazione ancora in fase di ideazione.
Questa dichiarazione qualora fosse vera risulterebbe allarmante perché lascerebbe evincere chiaramente l’orientamento futuro della Regione Sicilia in merito al settore dello smaltimento dei rifiuti, in quanto con delle strutture ancora sulla carta già preventiva di utilizzarle pure per lo smaltimento del pattume d’importazione.
L’isola si appresterebbe a diventare con il consenso degli Amministratori locali la pattumiera d’Italia.
Accettando di ricevere dallo Stivale quel calcio che l’avvicinerebbe definitivamente e in breve tempo al terzo mondo. Infatti la Sicilia è impreparata a termovalorizzare la propria spazzatura figuriamoci se dovesse adottare la politica presuntuosa di accollarsi quella delle altre regioni!
Sembra tutto così assurdo!
Se poi si aggiunge la percezione di un atteggiamento di diffusa apatia verso il problema da buona parte degli organi preposti, i quali pare non abbiano colto il rischio che corre l’isola e piegano la testa senza fare valere con decisione le proprie ragioni, si rimane attoniti.
Ripeto, non riusciamo a smaltire il pattume locale in modo ecologico figuriamoci cosa accadrà quando ad esso si aggiungerà quello importato!
Altro che Sicilia “perla del mediterraneo” da valorizzare turisticamente!
Ribadisco quella che allo stato attuale costituisce soltanto l’ombra di un rischio ambientale futuro (generato dall’incapacità di affrontare e risolvere la questione dei rifiuti in maniera ecologicamente compatibile), prossimamente portando avanti la progettazione e realizzazione di questi quattro siti di temovalorizzazione si concretizzerà. Materializzandosi sotto forma di disastro ambientale che oltre ad intaccare la salute degli abitanti della regione darà il colpo di grazia all’economia prevalentemente agricola, ittica e turistica siciliana.
Prima facevo notare come la Sicilia non ha bisogno di temovalorizzatori e neppure è pronta ad utilizzarli qualora fossero costruiti; adesso ne spiego il perché:
Una corretta politica di smaltimento dei rifiuti si attua attraverso la raccolta differenziata, il riciclaggio, la compattazione e la messa a dimora nelle discariche a norma; non con la costruzione di temovalorizzatori, anche perché paradossalmente il pattume da termovalorizzare dovrebbe essere costituito da ecoballe provenienti dalla differenziazione dei rifiuti in quanto non si può bruciare indistintamente tutto il pattume che viene generato.
Infatti per ridurre l’impatto ambientale dei termovalorizzatori (che comunque restano altamente inquinanti perché un riciclaggio del 100% ad oggi è pressoché impossibile in quanto alcuni prodotti non possono essere scissi nei loro componenti primari e poiché i filtri odierni non sono in grado di trattenere molti metalli pesanti e diossine), in quelli a gestione legale vengono accettate soltanto le ecoballe compatibili con l’incenerimento.
Ovvero balle di pattume precedentemente selezionato grazia alla politica della raccolta differenziata e successivamente ricontrollate in sito in modo da essere sicuri che il materiale trattato in una buona percentuale possa essere idoneo all’incenerimento.
Premettendo:
1. che a Catania ad oggi non si fa una raccolta differenziata, al centro della città mai si potrà effettuare perché a detta dell’assessore Rotella (dichiarazione fatta su Antenna Sicilia il 17 gennaio 2008 nel programma tv Azzurro) perché le strade del centro sono troppo strette per ospitare un numero elevato di cassonetti per la raccolta differenziata;
2. nei paesini etnei si effettua una raccolta differenziata incompleta;
3. infine, se ancora in fase di ideazione si sta materialmente importando spazzatura campana non differenziata preventivando di smaltirla negli anni futuri nei 4 temovalorizzatori ancora sulla carta;
Cosa dovrebbe bruciare quello che sarebbe stato progettato per Paterno!
C’è da preoccuparsi perché pare che già si evinca una tendenza ad investire ciecamente nel grosso affare dei rifiuti a danno della salute pubblica e dello sviluppo economico dell’isola (infischiandosene dei protocolli) e prevedendo di bruciare in maniera incondizionata pattume non smistato siciliano e d’importazione; così da generare un minestrone di veleni altamente inquinante che viola il diritto dei siciliani alla salute e al lavoro.
In ultimo pare che i mass-media abbiano diffuso la notizia in base alla quale il Presidente della Regione Sicilia Cuffaro, favorevole alla realizzazione dei Termovalorizzatori abbia dichiarato di essere sceso a patto con il Presidente del Consiglio che gli aveva bloccato i fondi per la realizzazione di detti impianti. Infatti accettando di importare i rifiuti campani sembra che abbia sbloccato i capitali necessari per portare avanti i progetti di termovalorizzazione nell’isola.
Qui c’è qualcosa che non quadra!
Mi chiedo perché si dichiara che dei fondi precedentemente bloccati con questa mediazione sono stati sbloccati?
O i fondi bloccati erano stati dichiarati tali perché a ragion veduta per qualche motivo non potevano essere concessi e dunque tali rimarranno, oppure la notizia di un compromesso è inattendibile, poco chiara o mal riportata.
Poiché credo sia impensabile quindi impossibile che in uno Stato di Diritto si debba mediare quanto dovrebbe naturalmente essere concesso per diritto!
Vera Coscienza