Filo diretto

9 giugno 2007: No Bush

Comunicati / Volantini

Repost (Copia & Incolla da altri media)

Analisi

Nasce Indymedia Roma?

autore:
indymedia roma

Questo è il tentativo di far rinascere uno strumento per comunicare e un metodo di comunicazione, localmente, nel territorio romano e laziale, ma non per questo delimitato dalle frontiere geografiche.

Abbiamo lanciato un appuntamento pubblico per discutere di come indymedia dovrebbe/potrebbe evolversi, vuole essere un momento partecipato perchè indymedia è uno strumento/metodo in mano a tutt*.
L'appuntamento e' per i giorni del 5, 6 e 7 giugno a strike spa per usare tutti gli strumenti necessari per seguire e riportare gli avvenimenti del G8.

L'evoluzione di Indymedia Italia ha portato alla nascita di media center indypendenti locali che confluiranno poi nel sito nazionale italy.indymedia.org.

Il progetto è completamente in fase di costruzione, chiunque può partecipare. Le cose che non sono cambiate sono i valori che il metodo Indymedia si è prefissa anni fa: libera partecipazione, no fascismo/sessismo/razzismo, nessuna censura, nessun cappello.

Non odiare i media, ESSILO!

La banalità di un vivisettore

autore:
animale

Gian Luigi Gessa è un farmacologo cagliaritano, nonché esponente regionale del PD, che viene da tutti definito come un grande scienziato, un grande orgoglio della sardegna e dell'Italia.
Ebbene cosa ha scoperto questo illustre scienziato nel corso di tutta la sua carriera? Ha scoperto che le droghe non sono tutte uguali, che le droghe generano dipendenza, che è dififcile uscire dalla dipendenza, che gli effetti possono essere nefasti e che la marijuana non può essere equiparata alla cocaina e all'eroina. Capito che cervellone?Ma a quale prezzo ha ottenuto queste illuminanti scoperte? Queste scoperte sono costate la sofferenza e la morte a migliaia e migliaia di esseri viventi.

In un intervista comparsa oggi ne L'Unione Sarda il cervellone dice: La cocaina fa parte delle magnifiche cinque, le top five che l'uomo (e non solo l'uomo) predilige».
G-Quali sono?
«Il succo fermentato di frutti e cereali (alcol), il lattice della capsula di papavero (morfina), le foglie del tabacco e quelle della coca, le infiorescenze e la resina della cannabis».
G-È vero che disintossicarsi del tutto è impossibile o quasi?
«Diciamo che è difficile. C'è sempre un luogo, un odore, una situazione o un momento particolare che possono far ricadere in tentazione».

Ma le sua perla è questa:
G-La droga piace anche alle cavie. Che c'entra dunque il movente sociale?
«Cartesio diceva che commette peccato mortale chi crede che gli animali abbiano un'anima come l'uomo. Sarà. I ratti e le scimmie però ci somigliano molto. Tanto è vero che amano drogarsi».
G-Piacere per il piacere, insomma.
«Sicuro. Un tempo il drogato veniva catalogato come vizioso. Si può dire lo stesso di un ratto o di una scimmia che si fanno di cocaina azionando una levetta per l'erogazione? Se li mandiamo in astinenza, si scatenano: batti e ribatti sulla leva finché non arriva la droga. Avete presente quando si scuote la macchinetta automatica dei caffé perché funziona male? Succede qualcosa del genere».
--------
Commento:
Innazittutto è il vivisettore che le ha obbligate a drogarsi e non sono spontaneamente andate a farsi, poi si sarebbe dovuto domandargli, in base a cosa lui si arroga il diritto di torturare alcuni esseri viventi che lui stesso mette sullo stesso piano degli uomini, visto che entrambi provano a piacere nel drogarsi?
--------
E poi:
Il ratto non ha l'incubo dell'Ici, non lo bocciano a scuola e una fidanzata gliela mettiamo in gabbia. Cosa voglio dire con questo? semplice: la causa prima è la droga e non la società».

----
Commento:

Capito? Lui induce con la forza un animale a drogarsi e poi ne deduce che i fattori ambientali non c'entrano..conterebbe solo il piacere della droga in sé......

Ma davvero sono questi i cervelli italiani?Davvero il settore pubblico finanzia a suon di soldi simili banalità? Sarebbe questo un grande scienziato?

CONTROLLO E REPRESSIONE SOCIALE:EMARGINAZIONE, RIMOZIONE, RELEGAZIONE

autore:
telefono viola lurto aavamposto
Sommario:
cosa è la psichiatria?

Il controllo e la repressione non sono una novità nell'organizzazione sociale: finora ci sono succedute società basate sulla divisione fra chi ha il potere economico e quindi legislativo e militare e chi è sottoposto a tale potere.

Al potere economico politico e militare dirigenziale, a coloro che imponevano e impongono le loro regole sociali le classi subalterne hanno sempre opposto la loro rivolta.
Anche questa è una costante storica........

"la follia è una proprietà sociale comune di cui siamo stati derubati, come siamo stati derubati della realtà dei nostri sogni e delle nostre morti: dobbiamo riappropriarci politicamente di queste cose perché possano diventare creatività e spontaneità in una società trasformata"

il resto lo trovate sul sito dell'Avamposto degli Incompatibili

http://www.controappunto.org/documentipolitici/psich.h...

governo senza ritegno

autore:
lele82
Sommario:
il Berlusca si è superato nella squadra di governo

Dopo aver in parte digerito l'assurdità di un sindaco maritato con la figlia di quel pecoraro(come tutti quelli che guidano greggi di questo tipo di mammiferi notoriamente celebri per la loro voracità pari solo alla leggerezza della loro massa celebrale)di pino rauti non riesco a disperarmi guardando i ministeri.Non voglio lodare il partito del Senatore vasa-vasa cannoli-cannoli Cuffaro ma gli ultimi governi Berlusconi con Casini erano molto più decenti,questo è indecente indegno ed irrispettoso...proprio come il suo premier.Partendo dai ministeri con portafoglio alla Giustizia ce un certo Alfano nipote o figlio del Senatore omonimo che è il vero politico della mafia,non coglioni come Micciché che non contano una minchia,questo senatore fa l'ambasciatore mafioso a Roma da decenni e non so forse autorizzerà la castrazione chimica per i magistrati rossi comunisti etc etc(che avranno di fronte 5 anni di inferno)con la mano del giovane picciotto ministro...perché questo sarà la giustizia in Italia per i prossimi 5 anni un ministro che firmerà carte di gravità inaudita per conto del suo presidente e della sua cosa nostra.Sorvolando sui Scajola,Sacconi,Tremonti e gli altri già ministri berlusconiani in recenti passate esperienze,senza scordarsi che stavolta un folle come Tremonti non sarà"attenuato"da Fini che è,per la gioia di tutti noi,il più grosso coglione di destra in politica d'Europa stando 5 anni ad osservare cosa succederà nell'aula che presiederà in silenzio;due assurdità su tutte in due campi fondamentali come l'ambiente e la cultura sono stati nominati niente popò di meno che due ritardati del calibro della Prestigiacomo(famosa solo per pianti in aula,scopate con Fini,prese per il culo in diretta ha povera gente ad Annozero e le imitazioni della Cortellesi)e SANDRO BONDI(su cui non ci può essere nulla da commentare ma che mi ha dato l'unica gioia elettorale essendo così coglione da non essere eletto a presidente di una piccola provincia come quella di Massa).Ricordando che a due ministeri importantissimi come l Interno e la Difesa ci saranno Maroni(ronde pure a Roma?)e La Russa(facciamolo fuori e mettiamoci Ballantini che sicuramente capisce di più)passando ai ministri senza portafoglio il"fatto da solo"si è scatenato:Bossi ministro alle riforme sperando che gli si riformi ulteriormente il quadro clinico e che lo costringa a rimanere a casa...per sempre!!!!l'ultima giovane fascista alle politiche giovanili ed un pazzo come Calderoli alla DELEGIFICAZIONE??????ho un nome che da ieri sera martorizza la mia testa come un martello pneumatico MARA CARFAGNA 3 ANNI FA TROIETTA TELEVISIVA NELLA PIU' GRANDE DELLE RETI PRIVATE DEL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO,UNA LETTERINA O COSE DEL GENERE...COME CAZZO FA' A FARE IL MINISTRO PORCO DIO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!.In attesa della Brambilla,che ha fatto carriera politica in 2 anni con le stesse credenzialità della Carfagna,viceministro e regisrando vari pezzi di merda democristiani e veramente stupidi come Rotondi,Brunetta,Fitto e leggendo con orrore di Giovanardi alla lotta alle droghe posso solo sperare che oggi ci sia un attentato di un pluriomicida e riconiare lo slogan elettorale berlusconiano.....ITALIA...SUICIDATI!

Report ha scoperchiato il verminaio del modello Veltroni .....

Autore:
Corsaro Rosso
immagine:

Report ha scoperchiato il verminaio del modello Veltroni, ma la sinistra dove era? Complice o/e incapace

La sera del 4 maggio 2008, Report ha messo in onda un reportage sul nuovo sacco urbanistico. Sia chiaro, niente di assolutamente nuovo. Già a gennaio 2008 Italia Nostra, con un foltissimo gruppo di comitati di quartiere ed associazioni, e con l’adesione degli amici di Grillo e dell’Unione Inquilini di Roma, aveva in una conferenza stampa reso pubblico un dossier sul presunto “modello Roma”.

Cosa c’è di nuovo oggi. Oserei dire nulla, ma Report ha assemblato i pezzi e ne ha fatto una inchiesta vera. Oserei dire una inchiesta marxista. Semmai, in maniera retorica, mi domanderei perché questo reportage non è stato pensato prima dai giornali della sinistra: Liberazione, Manifesto.

Una risposta proverò a darla, anche se non piacevole.

Intanto, se qualcuno ancora si stava chiedendo perché a Roma è stato eletto il “fascista” Alemanno, perché la sinistra è al minimo sindacale e il PRC senza consiglieri comunali, credo che oggi, a meno di passare dalla miopia alla cecità, la risposta sia chiara.

Il modello Veltroni, con l’assoluta zerbinaggine della sinistra, non era altro che un immenso comitato di affari che, in assoluto ossequio al mercato (parole dell’ex assessore Morassut) ed in totale dispregio di qualsiasi idea di città, soprattutto di città a misura di chi la abita, ha avviato immensi programmi di cementificazione.

Il bello è che gli abitanti non chiedevano di avere i primi due più grandi centri commerciali d’Europa (noi sul superfluo siamo imbattibili, è sull’inutile che cerchiamo di primeggiare in Europa).

Siamo andati ben oltre il pianificar facendo. Siamo andati ben oltre le compensazioni che, per fare un parco a Talenti le cui aree, ad esempio, erano di proprietà di Mezzaroma, si garantiva un’altra area da cementificare a suo piacimento senza alcun beneficio sul mercato delle locazioni o della compravendita. Però attenti, mentre Mezzaroma veniva “compensato”, allo IACP andava un po’ peggio, perché a questi venivano tagliati tre milioni di metri cubi di case popolari ma non veniva data nessuna “compensazione”. L’artefice di questo modello: il piano delle certezze di Rutelli.

La sinistra al governo della città con una discreta forza cosa faceva?

Assentiva.

Certo, ogni tanto si indignava per qualche sfratto, certo, ogni tanto si indignava per qualche vendita di enti o qualche cartolarizzazione, certo, qualche volta mediava tra movimenti di lotta e Veltroni per garantire a quest’ultimo una certa pace sociale.

Il risultato ? Per i movimenti eccellente: su 1800 alloggi assegnati negli ultimi tre anni, solo 300 sono andati alle famiglie in graduatoria che, detto per inciso, con punti 10 sono circa 1600, e sono quello con sfratto eseguito da almeno tre anni. Tutti gli altri alloggi utilizzati per sanare le emergenze, ovvero le occupazioni.

La lotta paga? Certo, ma vorrei anche indagare l’effetto di tali atti sulle 35.000 famiglie in graduatoria. Così come vorrei indagare l’effetto della sanatoria, approvata dalla Regione di centro sinistra, di occupanti di case popolari per soggetti che dovevano avere il doppio del reddito di chi è in graduatoria. A Roma, chi gestisce la compravendita degli alloggi è la piccola e grande criminalità. Il prezzo? Dai 30 ai 70.000 euro. Peccato che, anche in questo caso, la Regione aggiungesse alla sanatoria due ciliegine: la vendita del 30% in due anni delle case popolari e l’aumento del 20% dei canoni. Bello, vero?

Mentre noi ci occupavamo delle frattaglie, gli altri costruivano mega centri commerciali, decine di migliaia di alloggi destinati ad ingrossare le fauci della rendita immobiliare. Altro che piano per 30.000 case popolari, del resto mai sostenuto efficacemente dalla sinistra.

Dimenticavo, il giorno prima delle dimissioni, la Giunta Veltroni approvò alla unanimità la vendita del 54% delle case comunali (circa 15.000 alloggi). Anche in questo caso c’è una ciliegina. La legge regionale prevede che, al massimo, si possa vendere il 30% delle case comunali. Slo dopo una veemente protesta dell’Unione Inquilini di Roma il piano è stato ridimensionato.

Infine, mentre qualcuno ci riempiva di parole come “Porto Alegre”, “conflitto”, “radicalità”, “antagonismo” “ comunismo”, quel qualcuno rendeva “allegri i costruttori” sosteneva il “conflitto” dei comitati di affari contro la città e i suoi cittadini, imponeva una “radicalità” nello sviluppo urbanistico a beneficio dei poteri forti, diventava “antagonista” con i bisogni della città.

Se la sinistra vuole darsi un senso ed essere ritenuta necessaria dal nostro popolo, è bene che incida con il bisturi in se stessa e analizzi impietosamente la sua azione di governo della città.

Certo, fanno pensare certe critiche alla partecipazione al Governo Prodi, comunque deficitaria, che venivano da “ movimentisti, ambientalisti e comunisti veri” anche di Roma.

Il comunismo ? Trovatelo voi.

p.s. Chi non avesse visto Report del 4 maggio 2008 lo guardi sul sito di Report http://www.report.rai.it/R2_popup_articolofoglia/0,724...

Potrebbe essere una buona relazione introduttiva in tutte le riunioni a qualsiasi livello dei partiti della ex Sinistra Arcobaleno

Corsaro rosso

http://www.unioneinquilini.it/cm/2008/cm_08_263.asp

La carne costa troppo? Mangia seitan!

autore:
animale

Il costo della carne è salito a dismisura e molte famiglie sostengono di dover fare salti mortali per mettere una bistecca nel piatto. Esiste però un'alternativa è si chiama Seitan!

Il Seitan non è altro che la parte proteica del grano, il glutine. E' ciò che rimane dopo aver "sciacquato" via l'amido. E' una sorta di surrogato della carne, molto buon o e nutriente, come ben sanno tutti i vegan\vegetariani. Il bello è che ve lo potete fare in casa con costi irrisori! Serve solo la farina e l'acqua.

Ecco come farvelo in casa:
http://tippitappi-it.blogspot.com/2007/05/il-mio-primo...

Il seitan se ben cucinato è molto molto saporito e nutriente. Sul web si trovano una marea di ricette...se lo provate potete risparmiare un bel pò di soldi, mangiare bene e, se vi interessa, limitare la sofferenza animale.

Dovete solo provare!

Uscire dalle nicchie!!

Media,sconfitte elettorali,sicurezza,neofascismo.Dietro,la crisi economica.

Per chi avesse letto almeno un paio di manuali di storia benfatti,verrebbe da dire"Niente di nuovo sotto il sole".Sbaglierebbe,certo,ma di poco.
Trionfo del Berlusca,qualche saluto romano più di prima ,l'antisemitismo di ritorno,massmedia mediamente e mediaticamente spregevoli,Beppe Grillo,identitarismi religiosi o geografici tanto falsi quanto ostentati,...
Che stanchezza.

Eppure.
Detto fra noi;del fatto che la crisi economica veniente (all'animale uomo basta subodorare la "crisi della presenza materiale" per incattivirsi) avrebbe portato le persone a ripartirsi ciò che resta secondo criteri di esclusione e quindi cerchia interna,appartenenza,chiusura,delimitazione degli ambiti,ecc. c'erano mille segnali da tempo.Uno a caso,un anno orsono;

http://toscana.indymedia.org/article/328

E' qualcosa di diverso dal provvedimento di Verona per il quale l'accesso ai nidi è dato preferenzialmente ai figli di coppie regolarmente sposate?No.

E quando Norma Rangeri,lucida e dignitosa ,ricorda da Santoro le speculazioni mediatiche sulla sicurezza,perchè si ferma?
D'accordo,una giornalista non è un'intellettuale o un docente (categorie escluse dai media,ormai in preda all'antintellettualismo praticone,tipico dei periodi autoritari o preautoritari) ,ma qualcuno dovrà pur dire quello che ben si sa; che le persone non sono così imbecilli.Sono semplicemente manipolabili,ma sotto sotto sanno bene che la ragione non sta dalla loro parte,ma dalla nostra.
Peccato che CON LA RAGIONE NON SI MANGIA.

La dimenticanza più grande.
E pazienza che lo dimentichi un riformista,un "democratico",un borghese legalista alla Travaglio, Di Pietro o Grillo e via 'ndare.
Ma a chi viene dalla cotè materialista,no,non si può perdonare.
L'errore più grande delle componenti della sinistra arcobaleno,e anche del centrista PD.

E adesso,chi glielo spiega a quelli del boicottaggio di Israele al salone di Torino che così si rafforzano le braccia tese qui in Italia?
E chi glielo spiega a quelli dell'identità della falce e martello che rinserrandovisi attorno le prepareranno un bel funerale ab aeternam?
E a quelli dell' "abbiamo perso perchè mancava il conflitto" che invece si è perso perchè interessa mantenere il lavoro, il pane, la casa e non le forme coi quali te li procuri?
In sintesi,a tutti coloro dalla nostra parte che come la maggioranza degli italiani ha il riflesso della fuga identitaria verso ciò che furono ,come non fosse passato il ciclone liberista che ha distrutto la capanna.

Anzichè fare il necessario che ora consiste nel ;
mediatizzarsi e mediatizzare tutte le istanze invece di limitarsi a disprezzare i media,
muoversi secondo il criterio dell'efficacia anzichè quello della tradizione,
parlare coi grilliani magari per egemonizzarne la parte migliore anzichè sbeffeggiarli,
uscire all'aria aperta delle masse fuori dalle spelonche di sezione o di covo sociale
contattare il vicino alla riunione di condominio anzichè snobbarlo
inseguire l'operaio che ha votato lega e adottarlo con pazienza anzichè disprezzarlo
cercare i giovani fuori dai centri sociali e dalle ritualità di movimento ed aggregarsi ed aggregarli
ecc.ecc.ecc.

Provateci voi a convincerli a non suicidarsi;a me scappa da ridere.
Ciao
Tiresia

Lazio.....a pochi anni dalla Campania

autore:
lele82
Sommario:
arriva al multa della Commissione Europea

Oggi è stata ufficializzata la multa della Commissione Europea,dopo che la stessa ha multato per l'ennesima volta la Regione Campania di Bassolino,alla nostra regione per la situazione dei rifiuti che con il governo licenziato Prodi è dovuto intervenire per un prolungamento del commissariamento per i rifiuti.Il commissario e cioè lo stesso presidente Marrazzo non è ancora riuscito a fare l'unica cosa che deve fare da due anni che consiste nel trovare dei siti per degli inceneritori che dovranno subentrare a quello oramai saturo di Malagrotta.Chi segue quel che succede in questa nazione di merda conosce la situazione da due anni che sono passati con un nulla di fatto dalla persona pubblica con più potere sul territorio.La multa non è una semplice"ammonizione"ma è un fatto estremamente grave che deve suonare non come un semplice allarme ma bensì come il segnale di una situazione tragica...come quella presente a poche ore di macchina da Roma.Sappiano i signori della politica che questa non è la regione e la città in cui nascono gli amici napoletani ma questa è una terra in cui la gente non deve temere la camorra e la sua gente non starebbe certo a guardare le loro vite sprofondare nella merda.Riflessione:ma in quale altro paese"industrializzato moderno e democratico"al mondo si lascia andare la capitale(la più bella del mondo cazzo!!!!)in un emergenza rifiuti ma poi,ricazzo!!!,penso che è quella dell'attuale presidente del consiglio,della camera,del senato ed il sindaco della stessa città e allora vorrei essere ibernato con un biglietto per l'estero e svegliarmi tra 5 anni in un aeroporto....se ancora ci saranno

IL RIFORMISMO DALLA DEMOCRAZIA AL FASCISMO

autore:
Partito Comunista Internazionale
Sommario:
Da "COMUNISMO" n. 30 – “GLI INSEGNAMENTI DI LIVORNO 1921”

IL RIFORMISMO DALLA DEMOCRAZIA AL FASCISMO

L'articolo che segue, pubblicato dal giornale del Partito "Il Partito Comunista" oltre trentanni fa, ma dal quale non abbiamo nulla da togliere o da aggiungere, salvo alcune notazioni legate all'attualità di allora e semmai superate solo per l'incarognimento opportunista, e per la sparizione di gran parte della fungaia pseudorivoluzionaria confusionista e mistificatoria, vogliamo ripresentarlo a chiusura di questo numero "monografico" della Rivista ("COMUNISMO" n. 30 – “GLI INSEGNAMENTI DI LIVORNO 1921” - http://www.international-communist-party.org/Comunism/...) dedicato a documenti fondamentali nella storia del "nostro" Partito, quello di Livorno, sezione italiana della Terza Internazionale, aperta con un "excursus" storico dello stalinismo che distrusse dalle fondamenta il Partito nato a Livorno.

Trentanni, pochi in una visuale storica per avvertire il passo del processo rivoluzionario in una fase totalmente monopolio dell'avversario borghese e della sua ideologia, ma tanti se misuriamo gli avvenimenti accaduti alla scale geopolitica, permettono bene di valutare la traiettoria politica e sociale del primo avversario della rivoluzione sociale, il più pericoloso e corrompente perché agisce nella fila stesse della classe operaia. La tradizione di Livorno è stata cancellata, ma infine anche le insegne, abusate e menzognere del socialismo sono state eliminate dalla bandiera di quel partito che oggi si è spogliato anche dell'usurpato nome di comunista: e allora quel tragitto, dalla democrazia al fascismo, che l'articolo illustra sul piano storico e dottrinale come necessario e determinato per il riformismo nato dalla degenerazione staliniana, è reso ancora più manifesto alla luce dei fatti odierni previsti ed analizzati dalla nostra scuola.

Sotto gli occhi del nostro lettore, di chi segue il nostro lungo, continuo e coerente lavoro, abbiamo voluto mettere un "come siamo nati e cosa sono diventati" per far ancora meglio risultare le ragioni della battaglia per la Rivoluzione, costanti ed immutabili oltre tempo ed accadimenti, e le "ragioni", altrettanto costanti e fisse, anche se travestite a varie riprese da "novità dell'ultim'ora" del tradimento opportunista.

* * *

Oltre 40 anni separano i giorni nostri dalla degenerazione, e poi dalla distruzione di un organismo di battaglia, di un patrimonio teorico e di lotta che sembrava conquista definitiva nella storia del proletariato rivoluzionario; la sconfitta della rivoluzione internazionale; il passaggio del primo Stato della dittatura proletaria nel campo borghese, la bestemmia del socialismo in un solo paese, un secondo carnaio imperialista, l'infamia dei blocchi partigiani. 40 anni di controrivoluzione che pesano sulle spalle di un proletariato ingabbiato nei partiti dell'opportunismo; ed una ripresa che appare ancora lontana malgrado i primi deboli conati di azione autonoma degli operai, le prime spinte antiriformiste.

Con questo bagaglio d'esperienza storica, che il Partito della Rivoluzione ha sintetizzato nelle alterne vicende di vittorie, sconfitte e tradimenti al proletariato, trattare alla luce di questi 40 anni tragici anni trascorsi la forma attuale dell'opportunismo, significa trattare lo stalinismo – con questo nome i comunisti definiscono la modalità con cui si è determinata la controrivoluzione, astraendo dalle vicende individuali di capi traditori – anche se il mosaico di "aggiornamenti", "correzioni teoriche", di "nuove scoperte organizzative" si arricchisce giorno dopo giorno, nella teorizzazione di mille gruppi e ducetti del momento, di nuove intricate tessere tutte però facilmente riconducibili ad errate teorie di tempi lontani. L'avversario opportunista si presenta essenzialmente sotto l'aspetto dello stalinismo, e da un punto di vista storico occorrerebbe analizzare il sorgere, lo svilupparsi ed il primeggiare di questa forma, peculiare della sconfitta e degenerazione del primo Stato a dittatura proletaria della storia. Ma anche se questa è la sua caratterizzazione attuale, è importante per averne una conoscenza, anche parziale, analizzarne i metodi e la natura, sorvolando sulle vicende storiche delle varie forme con le quali si è manifestato nel tempo, considerandone invece solo l'ideologia, come si è determinata cristallizzata, sino alle posizioni "odierne".

Con questo criterio, descrivere i metodi dell'opportunismo, che non è un partito, ma un movimento che comprende più partiti, più correnti, un complesso di dottrine e teorie e le cui radici affondano nella storia anteriore al 1914, richiede una analisi che si spinga agli inizi del secolo. Da un punto di vista generale, quando noi marxisti parliamo d'opportunismo, consideriamo il periodo storico che dal 1914 arriva sino oggi, quasi 60 anni di storia non del movimento rivoluzionario del proletariato, ma di tendenze, forze, che pur richiamandosi all'azione di classe, l'hanno stornato dalla via maestra della rivoluzione l'hanno legato al carro della conservazione borghese. Già da questo cenno una caratterizzazione dell'opportunismo come quinta colonna del capitalismo nella fila del movimento operaio, è – la definizione di Lenin – "socialismo a parole e tradimento nei fatti".

Ma una serie di definizioni non può bastare a spiegare un fenomeno così complesso, che una descrizione delle sue caratteristiche esteriori non renderebbe conto di quanto esso sia differente nella sostanza, pur se riconducibile nel quadro composito dei suoi metodi di azione ed ideologie, ad altri "metodi" di direzione del proletariato, con i quali il marxismo rivoluzionario in tempi diversi, ebbe a scontrarsi sul piano della teoria e poi su quello dell'azione pratica; ed abbiamo detto "metodi di direzione" della classe operaia, che in differenti epoche convissero, perché è necessario chiarire che l'opportunismo, nel riassumerli tutti, sindacalismo, operaismo, riformismo, costituzionalismo pacifismo tipico dell'epoca imperialista, non è un metodo nel senso storico sopra accennato.

Fino alla grande guerra

È quindi necessario ripercorrere alcune tappe della storia della "nostra" classe, anche per sgombrare il campo della visione tipica dell'idealismo radicale piccolo borghese, per cui la teoria, e di conseguenza anche l'azione rivoluzionaria, sorgerebbe dal seno delle "masse", che troverebbero per virtù intrinseca propria la strada della rivoluzione, cosicché il partito si ridurrebbe ad una pura organizzazione il cui solo compito è di stimolare acconciamente questa speciale "ghiandola rivoluzionaria" magari con gesti esemplari, e poi accodarsi al movimento in atto; visione ideologica, che non comprende come la teoria sia un dato esterno della classe, e che la storia "sceglie" tra le varie teorie, la giusta, corretta.

Il proletariato infatti fin dal suo sorgere, conobbe lo svolgersi di due metodi nella conduzione delle sue lotte, quello rivoluzionario e quello pacifista costituzionale; il primo è il nostro marxista, all'altro appartengono i movimenti anarchici e prudhoniani piccolo borghesi. Ancora, il metodo pacifista costituzionale è caratterizzato da due filoni, quello gradualista riformistico, e l'operaismo sindacalista. Da un punto di vista politico, c'è stata al sorgere della prima Internazionale, una precisa opposizione fra i metodi rivoluzionari anarchici e quelli marxisti, nella quale la frazione anarchica si batteva per un federalismo piccolo borghese contro il centralismo dei marxisti; tra i due c'è stata tuttavia convivenza, sino ad un certo momento, nel crogiolo della lotta contingente della classe operaia e ne sono prova le lotte sindacali e di difesa in Inghilterra ed in Francia nelle quali l'elemento anarchico non era in contraddizione con l'elemento scientifico costituito dal pensiero marxista che si stava elaborando nella I Internazionale. La rottura di questa convivenza, la scelta che la storia stessa opera in favore della prassi e del pensiero marxista, a seguito d'avvenimenti che in questa sede non è il caso di percorrere, espelle definitivamente il metodo anarchico dal seno della classe operaia. Un'altra convivenza storica si ha tra il metodo riformista e quello marxista rivoluzionario all'interno della III Internazionale; essi, impiantatisi nel proletariato, e discendenti dalle stesse comuni radici (dirà Turati, al Congresso di Livorno nel 1921 "siamo tutti figli del Manifesto" non si scontrano in un urto così violento da spezzare l'organizzazione, anche se la frazione rivoluzionaria non cessa mai la critica martellante contro quella riformista; tutto ciò sino allo scontro diretto cioè degli Stati capitalistici che "smentisce" storicamente la "ipotesi" gradualistica e addita all'azione proletaria la sola via della rivoluzione violenta; i partiti riformismi nazionali aderiscono, in vario modo, e con sfumature differenti alla guerra, la frazione rivoluzionarie vi si oppongono in nome della guerra tra le classi. L'adesione alla guerra avviene non nello stesso modo per tutti i partiti riformisti; dall'appoggio diretto della socialdemocrazia tedesca, all'equivoco "né aderire né sabotare" del P.S.I., mentre l'altro polo di questa tendenza, che testimonia come essa ancora fosse legata al proletariato, ben può essere caratterizzata del rifiuto di Jan Jaurais, che si dichiara contro le guerre in nome di un pacifismo umanitario non nostro, gesto mobilissimo, ma da iscriversi nella tradizione rivoluzionaria del proletariato; è però sintomatico che un simile atto non si ritrovi più da parte dell'opportunismo alla vigilia della II Guerra mondiale. Il riformismo fu quindi un metodo di conduzione dell'azione proletaria, a sua lode vanno iscritte la formazione di poderose organizzazioni sindacali, l'utilizzo legale dei mezzi che la lotta del proletariato metteva a disposizione per conquistare "nuovi fortilizi" – Engels stesso si esaltava per la elezione di operai nei parlamenti, perché un drappello della classe in essi significava incepparli, intaccarne le fila, sabotarne il funzionamento. Il 1914 segna quindi la fine non d'un metodo ma di tutti i metodi di direzione della classe operaia che non si schierino su un unico fronte che le vicende storiche e le lotte di quasi un secolo hanno indicato, quello del marxismo rivoluzionario. Crollano nel 1914 i miti anarchici (col tragico epilogo della guerra di Spagna del 1936), già scartati all'inizio del '900, crolla la tendenza anarco-sindacalista soreliana, ancora presente come frazione in alcuni partiti socialisti, e che pure aveva avuto un benefico effetto – anche se in senso non corretto – quando si era opposta alla collaborazione aperta con lo Stato che da parte del sindacalismo "ufficiale" veniva attuata, anche se in modo mille volte meno fetido di oggi. In Italia il Congresso di Bologna del 1919 e di Livorno del 1921 segnano bene la cristallizzazione e lo scontro definitivo tra riformismo e ala rivoluzionaria. Cadono tutti i metodi solo rimane il marxismo rivoluzionario; è da questo punto in avanti che si caratterizza il fenomeno dell'opportunismo.

Lasciamo parlare Lenin (lo scritto è del 1913) che martella le caratteristiche di classe di questo "fenomeno storico":

«Che cosa rende inevitabile il revisionismo nella società capitalistica? Perché il revisionismo è più profondo delle particolarità nazionali e dei gradi sì sviluppo del capitalismo? Perché in ogni paese capitalista esistono sempre, accanto al proletariato, larghi strati di piccola borghesia, di piccoli proprietari. Il capitalismo è nato e nasce continuamente dalla piccola produzione. Nuovi numerosi "strati medi" vengono inevitabilmente creati dal capitalismo (appendici della fabbrica, lavoro a domicilio, piccoli laboratori che sorgono in tutto il paese per sovvenire alle necessità della grande industria). Questi nuovi piccoli produttori sono pure essi in modo inevitabile respinti nelle file del proletariato. È del tutto naturale quindi che le concezioni piccolo borghesi penetrino nuovamente nelle file dei grandi partiti operai. È del tutto naturale che debba essere così e sarà sempre così, sino allo sviluppo della rivoluzione proletaria, perché sarebbe un grave errore pensare che per compiere questa rivoluzione sia necessaria la proletarizzazione "completa" della "maggioranza della popolazione"».

Mentre poche righe sopra: «Il complemento naturale delle tendenze economiche e politiche del revisionismo è stato il suo atteggiamento verso l'obiettivo finale del movimento socialista. Il fine è nulla, il movimento è tutto – queste parole alate di Bernstein esprimono meglio di lunghe dissertazioni l'essenza del revisionismo. Determinare la propria condotta caso per caso, adattarsi agli avvenimenti del giorno, alle svolte provocate da piccoli fatti politici; dimenticare gli interessi vitali del proletariato e i tratti fondamentali di tutto il regime capitalista, di tutta l'evoluzione del capitalismo; sacrificare questi interessi vitali ad un vantaggio reale o supposto del momento, tale è la politica revisionista. Dall'essenza stessa di questa politica risulta chiaramente che essa può assumere forme infinitamente varie e che ogni problema più o meno "nuovo", ogni svolta più o meno imprevista o inattesa – anche se mutano il corso essenziale degli avvenimenti in una misura infima per un brevissimo periodo di tempo – devono portare inevitabilmente all'una o all'altra varietà di riformismo».

Nello stesso modo niente di nuovo, né da un punto di vista di classe, né da un punto di vista dei contenuti, porta l'opportunismo odierno, nato sulle rovine della III Internazionale, rispetto a quello che Lenin definiva "tradimento nei fatti". L'invarianza storica del programma della rivoluzione, ammette la stessa invarianza nel tradimento opportunista; esso si ripresenta, dopo ogni sconfitta storica del proletariato, con lo stesso bagaglio piccolo-borghese, la stessa visione evoluzionista, la stessa ideologia progressista che vede uno sviluppo ininterrotto dei rapporti sociali, e non il trapasso rivoluzionario da una forma all'altra.

Le "riforme", l'utilizzo di metodi che il marxismo non ha mai per principio respinti, ma che ha visto soltanto come strumenti tattici, vengono usati adesso, insieme a strumenti e modi caratteristici della classe avversaria con la sola funzione di tener legato il proletariato allo Stato borghese; il vecchio riformismo cambia natura, o meglio percorre fino in fondo il cammino che gli avvenimenti lo costringono a percorrere, ed uscito completamente dall'ambito del socialismo, si schiera a difesa delle borghesie nazionali, ponendosi come strumento di armonizzazione nella compagnie statale capitalistica: ed allorquando il proletariato insorto, ad "armonizzarsi" con l'avversario non sarà per niente disposto, come nel 1919 in Germania, non esita ad assumersi in prima persona l'azione repressiva statale.

La guerra imperialistica porta alle estreme conseguenze lo sviluppo e la contrapposizione degli ingranaggi di direzione politica delle due classi storicamente antagonistiche; la classe operaia produce come punto più alto della sua coscienza ed azione rivoluzionaria la Terza Internazionale Comunista, la classe borghese esperisce sino in fondo il suo meccanismo di lotta controrivoluzionaria, il fascismo: tra queste due formidabili guide politiche, nel periodo dal '19 al '25, lo scontro è aperto per la soluzione del problema dello Stato.

Ma anche l'opportunismo ha giocato il suo ruolo controrivoluzionario nel gettare disarmata la classe operaia nella morsa della repressione borghese; ed una volta che si è specificato come esso riunisca in sé tutte le tendenze e le ideologie che hanno caratterizzato il movimento operaio fino al 1914, risulta fertile ed importante spiegarlo attraverso la caratterizzazione del fascismo.

Sull'altro fronte

Distrutta dallo stesso procedere storico l'illusione che il riformismo potesse raggiungere le finalità del socialismo ed avesse un senso prima della conquista del potere politico e la distruzione dell'apparato di dominio della classe avversaria, diventato nelle mani dell'opportunismo un metodo di azione che sfocia in una attività a solo favore dell'irrobustimento dello Stato borghese, come si comporta il fascismo dal punto di vista delle riforme? Esso agisce come il vero riformismo di Stato, gradualismo di Stato, sindacalismo di Stato.

I marci opportunisti odierni, ubriachi della parola "riforme" sotto l'ala statale, fingono di ignorare che il vero movimento "riformatore" è stato il fascismo, nel campo sindacale e in quello politico. La tanto decantata "unificazione sindacale", ovvero il formale definitivo inserimento delle organizzazioni economiche operaie nella compagine statale, proprio il fascismo la realizzò, distruggendo fisicamente, all'esterno la gloriosa CGdL pur minata dall'interno dai bonzi d'allora; oggi, con 40 anni di ritardo è ripercorsa la stessa strada. Ancora, la "riforma dello Stato", ovvero il suo irrobustimento fu opera del fascismo, condotta con la violenza contro il proletariato schiantato dall'azione disgregatrice della socialdemocrazia.

La stessa volontà di rendere più saldo lo strumento di dominio della classe avversaria anima oggi l'opportunismo, sotto i belati ad uno Stato più "giusto, morale, democratico". Gridano ad un'economia malata, da risanare, al sovvenzionamento delle piccole industrie, ai capitali che non "vanno in investimenti produttivi", elevano preci alla statalizzazione dell'industria, panacea per vincere ogni malanno che colpisca la loro amata economia, ma proseguono in modo di gran lunga più deteriore, la stessa politica di puntellamento dello Stato borghese. Tolte le effigi nere, sostituite con quelle tricolori, hanno proseguiti fedeli alla degenerazione che ha distrutto l'Internazionale Comunista sul cammino che l'abbattuto regime aveva percorso e che a sua volta aveva ereditato dalla socialdemocrazia.

L'ormai definitivamente raggiunto ambito borghese non offre loro alcuna "soluzione" originale: sotto le mentite spoglie delle vie nazionali al socialismo, rimane l'armamentario del metodo fascista, perché la storia stessa ha sgombrato il campo alle soluzioni intermedie.

È quello fascista in definitiva il metodo più adatto e "moderno" per la direzione dello Stato, cioè il fascismo costituisce la giusta sovrastruttura politica del capitalismo in epoca imperialistica; si potrebbe definire il fascismo come un tipo di opportunismo diretto dallo stesso partito della borghesia contro il proletariato, anziché diretto dai partiti pseudo-operai. Riformismo, gradualismo, sindacalismo, esercitati, anziché da partiti diversi, dallo Stato in prima persona; e questo porta a dire che il fascismo è la manifestazione politica del totalitarismo statale.

Lo sviluppo delle forze del capitale segue la direttrice irreversibile della massima concentrazione e della massima centralizzazione della sovrastruttura politica, in tal senso lo Stato, come vertice della piramide del sistema capitalistico non può essere che il totale monopolizzatore delle forze dell'insieme della società capitalistica.

Lo Stato diviene quindi l'elemento polarizzatore di ogni forza e raggruppamento che si ponga l'obiettivo del potere; al di fuori del campo della rivoluzione proletaria e del comunismo, soltanto l'apparato di dominio della classe avversaria esiste e domina ed un segno potente è dato da tutti quei cosiddetti partiti politici, vere escrescenze degenerative che con il loro tentato assalto alla corriera, avrebbero preteso di arrovesciare i rapporti di forze gridando in parlamento "Viva la rivoluzione" ad altissimi stipendi. È perciò naturale che l'opportunismo, in tutte le sue correnti e manifestazioni politiche e sindacali, difenda ad ogni modo la forma democratica del governo statale; non perché in essa l'attività per l'emancipazione del proletariato risulti più facile, ma perché è la sola che gli permetta di esistere all'interno della struttura statale con una precisa funzione, la sola che gli renda possibile accederne al governo; è in questa fase che può svolgere meglio una attività a favore dello Stato, senza intaccarne le fondamenta, senza minarne i principi; è in questa fase che si rende garante con la sua influenza nelle file del proletariato che esso non si ponga come forza antagonistica organizzandosi per l'attacco diretto. Una conferma di questa costante storica la possiamo vedere nei fatti passati se consideriamo che il partito fascista, fin dalle sue origini, aderiscono esponenti del sindacalismo rivoluzionario; anzi lo stesso partito socialista tentò debolmente l'imbarco nel governo per salvare la faccia ad una democrazia ormai inesistente.

Abbiamo detto che il fascismo porta tutte le stigmate tipiche della socialdemocrazia; questo significa, tra l'altro, che assomma le caratteristiche delle organizzazioni politiche di massa: quello che in più possiede è un'organizzazione militare autonoma. La socialdemocrazia, anche la più truce e sanguinaria, nella sua battaglia contro il proletariato insorto, non l'ha mai posseduta, ma ha dovuto usare quella dello Stato.

Basandosi anche su questo elemento, la messa in campo di un apparato autonomo, l'opportunismo spaccia lo Stato sotto il governo fascista come diverso dal vecchio Stato liberale; lo Stato "fascista" come dicono loro sarebbe uno Stato dittatoriale; una forma diversa di Stato, ancora, sarebbe sorto dopo la seconda guerra mondiale. Uno Stato conquistabile,democratico: il modello di lor signori in questo senso è il celeberrimo e truce "Stato popolare nato dalla resistenza".

È viceversa antica tesi del marxismo rivoluzionario che la natura dello Stato organo di dominio di una classe, e di una sola, non cambia, non si muta; solo è da distruggere per la sostituzione con una altra forma di Stato, che corrisponda agli interessi di un'altra classe. Lo Stato della dittatura proletaria è Stato totalitario; totalitario è malgrado le laide menzogne dell'opportunismo, lo Stato della borghesia, quale che sia la mano, o le mani che ne reggono il timone, ovvero sia la forma di governo democratica o fascista.

Senza volerci addentrare nella teoria marxista dello Stato, basta osservare che mentre è la stessa concentrazione delle forze produttive a richiedere una sovrastruttura politica "totalitaria", è un'ironia – confermante però la potenza del nostro metodo – che proprio gli assertori sfegatati dello Stato bilaterale, conquistabile, sotto la vernice demagogica siano anch'essi dei feroci statolatri, tutto vedano risolto nello Stato, sintetizzatore, nelle loro dementi intenzioni, del contrasto storico capitalismo proletariato. È paradossale, ma soltanto formalmente, che l'opportunismo abbia in definitiva come obiettivo storico una forma mascherata di corporativismo.

Tutte le teorizzazioni odierne dei partiti stalinisti nell'area occidentale, e l'azione che quotidianamente svolgono, mirano appunto a questo. Cos'altro sono in definitiva i "compromessi storici", le "vie nazionali al socialismo" se non il sanzionamento, nei fatti, anche se a parole se ne fanno i più strenui paladini, della liquidazione d'ogni dinamica parlamentare? Nell'abbraccio della Grosse Koalition sparisce ogni dialettica democratica opposizione-maggioranza, anche se tutto questo viene chiamato da costoro "sviluppo ad un gradino più alto della democrazia", e dovrebbe costituire un passo ulteriore verso il socialismo.

Sul termine "sviluppo" si può anche concordare, solo si precisi che è l'ultimo sviluppo della democrazia: quello della sua morte, come metodo di governo; i vari compromessi storici, nelle forme particolari che le condizioni nazionali dettano, sono l'epigrafe sulla tomba di questo cadavere. Di pari passo, sul piano ideologico, si assiste – ed a volte anche con un certo divertimento, data la miseria intellettuale, l'imbarazzato dilettantismo di queste ponzate – a teorizzazioni sempre più accentuate della dissoluzione del corpo sociale della classe operaia, passata da "forza egemone nel blocco nazionale", sostituzione gramsciana della formula della "dittatura del proletariato" sulla falsariga dei fronti unici, governi operai, governi operai e contadini, all'odierno "blocco storico" secondo il quale la classe operaia perde anche la funzione "egemone" che pure Gramsci le destinava, per trovarsi gruppo statistico di individui in una specifica posizione nel processo produttivo, accanto ad altri strati, ad essi equivalente come "peso" sociale, ai cui interessi ha da spiegarsi ove l'economia nazionale o regioni elettorali lo impongono.

La democrazia "si sviluppa", il proletariato affonda; come avanzata verso il socialismo non c'è male.

Del resto non rimane loro gran ché da inventare; la vecchia formula democratica, ripetiamo è morta col tramonto del liberalismo dopo la prima guerra mondiale, le attuali democrazie nulla più avendo a che vedere, se non per aspetti fallaci esteriori, con la democrazia liberale. In questo senso noi comunisti diciamo che il fascismo, sconfitto alla scala militare non da movimento di classe – come vogliono farci intendere costoro, – ma delle "democrazie" che allora essi chiamarono progressiste, ironia dei nomi!, ha vinto in tutto il mondo alla scala sociale come sistema per la conduzione statale. Scomparso nelle sue forme esteriori, scomparsa la sua milizia armata, passate nelle mani del braccio armato statale i "santi manganelli" scomparso nella caratteristica di partito unico, ha continuato a vivere e prosperare in una forma che non aveva più nulla in comune se non il nome, con la democrazia dei parlamenti borghesi, ma a cui hanno dato tutto l'appoggio i traditori di una fulgida storia di battaglia proletarie mistificandola nel seno della classe operaia come la prima tappa, la premessa indispensabile della strada verso il socialismo.

Il primo provvedimento che in Italia il governo di coalizione prese, fu la restaurazione del dissolto esercito nazionale, per lanciarlo non in una lotta contro l'internazionale nemico borghese ma per la continuazione di una guerra tra capitalismi che da 4 anni martirizzava l'umanità intera. L'irrobustimento poliziesco dello Stato fu immediato, non appena le funzioni statali passarono dalle mani delle truppe di occupazione anglo-americana (eccellente strumento di repressione antiproletaria, che suppliva assai bene uno Stato italiano "momentaneamente assente)" a quelle del governo di coalizione nazionale, quando i comandi alleati compresero che potevano fidarsi di tale organismo, il cui primo esordio fu un atto di subordinazione nei confronti del capitalismo internazionale. E la ricostruzione dei sindacati cosiddetti di classe avvenne su provvedimenti che negavano alla classe operaia ogni lotta che non fosse compatibile col piano di ricostruzione nazionale – prima ricostruire, poi rivendicare – quasi si trattasse di costruire il socialismo dopo la rivoluzione proletaria.

E ancora la più terribile vergognosa lotta indicata agli operai, per la repubblica contro la monarchia "che aveva portato allo sfacelo l'Italia", per dare una vernice di nuovo e di sopportabile al sistema parlamentare rinverdendo un metodo che già nel '19 aveva minato l'azione rivoluzionaria proletaria: negazione assoluta della distruzione dello Stato capitalistico, conquista legale del potere col solo metodo parlamentare, negazione della difesa economica del proletariato legata alla lotta politica per la conquista del potere. È proprio questo il programma della piccola borghesia, delle aristocrazie operaie che è stato imposto dai partiti traditori al proletariato, reduce da quella sconfitta terribile che fu la distruzione dall'interno del suo partito unico internazionale prima, e dalla spietata azione repressiva della borghesia poi, fiaccato nel secondo massacro imperialista.

Vittoria teorica del marxismo

Fisicamente priva della sua organizzazione di indirizzo teorico e di lotta, del suo partito, la classe operaia si è espressa per bocca dell'opportunismo con ideologie, metodi d'azione che non sono i suoi; ridotta a classe statistica non ha retto alla pressione fisica della piccola borghesia che ha contrabbandato nel suo seno gli interessi del capitalismo. L'opportunismo è proprio il rappresentante dell'ideologia di questi strati intermedi, l'alleanza che esso spaccia con la piccola borghesia, è una alleanza a senso unico, è il dominio di mezze classi e forze che tendono soltanto al mantenimento dello "stato di cose attuale". Oggi che si vanno nuovamente costituendo i motivi deterministici, materiali, perché il proletariato ritrovi le condizioni anche fisiche per rimettersi sulla strada della preparazione rivoluzionaria, e il mostruoso apparato produttivo capitalistico comincia ad avvisare i primi intoppi che preludono alla sua crisi generale, l'eliminazione di questa terribile infezione che affossa la nostra classe è il primo obiettivo che si pone per ogni ripresa; e se all'appuntamento storico che noi marxisti vediamo certezza immancabile, l'opportunismo non sarà stato battuto e liquidato, il proletariato perderà ancora. Su questa strada solo la nostra organizzazione sta salda, fedele la metodo rivoluzionario del comunismo, gelosa custode delle conquiste storiche, teoriche e pratiche della III Internazionale, tesa alla ricostruzione di quella organizzazione internazionale unica che i maestri del comunismo additarono al proletariato come strumento indispensabile della sua emancipazione, il Partito Comunista Internazionale.

icparty@international-communist-party.org

Sole che sorgi …….

Autore:
Germano Monti
immagine:

“E’ una giornata tristissima per Roma. I dirigenti della sinistra devono accollarsi tutte le responsabilità”. Questo commento – ampiamente condivisibile – sulla disfatta elettorale di Francesco Rutelli e dei suoi alleati, appare sull’edizione romana della Repubblica del 29 aprile, il day after che ha seguito l’ascesa al Campidoglio del camerata Gianni Alemanno, fascistone d.o.c., che nel ballottaggio ha letteralmente sbaragliato la consolidata macchina da guerra che sosteneva la continuità Rutelli-Veltroni-Rutelli.

La disfatta romana segue di un paio di settimane la catastrofe nazionale, nonostante, sulla carta, l’impresa del camerata Alemanno apparisse quasi impossibile, stante la pervasività del sistema di potere coagulatosi negli anni attorno alle caste e sottocaste rutelliane e veltroniane. Un sistema di potere fatto di solidi rapporti con tutti i poteri forti, dall’associazione dei costruttori (leggasi: palazzinari) alla lobby delle cooperative sociali, dal Vaticano a Confindustria.

Un sistema di potere tanto sicuro di sé da pensare di poter decidere delle sorti della Capitale fra un aperitivo sulla spiaggia di Sabaudia e una terrazza aristocratica, passandosi lo scettro di Sindaco come se fosse un pallone: nel 2000, Rutelli si dimette anticipatamente, per correre come premier contro Silvio Berlusconi (dal quale verrà sonoramente trombato), e passa la palla a Veltroni, che viene eletto con fatica contro lo scialbo candidato del centrodestra, tale Tajani.

Veltroni giura e spergiura di non avere a cuore altro che Roma, che afferma di voler continuare ad amministrare fino al 2011, senza altri obiettivi. Forte di questa certezza, nel 2006 Veltroni vince il secondo mandato a mani basse contro Gianni Alemanno, candidato alla garibaldina contro un sindaco che nessuno se la sente di sfidare, anche perché gode di un sostegno politicamente sconfinato, che va dai moderati all’estrema sinistra, che mette in piedi un’apposita lista per appoggiarlo (a proposito: quella lista, che prese una percentuale da prefisso telefonico e non elesse nemmeno un rappresentante, si chiamava “Arcobaleno”... premonizione?).

Non passano due anni che Veltroni si rimangia il suo amore per Roma, manda a casa il povero Romano Prodi e decide di correre da solo e a mani nude contro Silvio Berlusconi e, ritenendola ormai cosa propria, riconsegna la Città Eterna nelle fidate mani dell’amico Rutelli, ottenendo il fantastico risultato di essere lui stesso trombato da Berlusconi e di far trombare Rutelli dal camerata Alemanno, coraggiosamente (bisogna ammetterlo) sceso nuovamente in campo per una nuova sfida disperata.

Una sfida, stavolta, vincente, per tanti motivi che avremo tempo di indagare, ma fra i quali pensiamo di potere indicare da subito l’indisponibilità dei Romani a farsi trattare come un pallone che ci si passa fra amici, in una eterna partitella amichevole, cioè finta. La Premiata Ditta Veltroni & Rutelli passerà alla storia per aver cancellato la sinistra dal Parlamento e per aver consegnato Roma ai rappresentanti di quella bella gente che, appena appresa la notizia, è corsa a sbracciarsi nel saluto romano dalla balconata del Campidoglio.

Poiché la sinistra romana, a cominciare da Rifondazione Comunista, è stata complice per la bellezza di oltre dieci anni della Premiata Ditta, non c’è da stupirsi che sia stata stracciata dagli elettori, portando in Campidoglio solo due consiglieri, nessuno dei quali del PRC: uno è Tarzan, esponente di Action, mentre l’altra è una rappresentante della Sinistra Democratica. Il commento che riportavamo all’inizio di questo intervento, dunque, non potrebbe essere più calzante. Peccato che a pronunciarlo non sia stato un qualsiasi cittadino, e nemmeno un anonimo militante, bensì Massimiliano Smeriglio, segretario romano del PRC, quindi uno di quei dirigenti che, secondo le sue stesse parole, “devono accollarsi tutte le responsabilità”.

Smeriglio se le accollerà, le sue responsabilità, fra le quali quella di aver candidato come capolista la madre di Valerio Verbano, compagno ventenne assassinato dai fascisti nel 1980, per poi abbandonarla a sé stessa?

Oppure, farà come hanno sempre fatto i dirigenti come lui, cioè addossare le responsabilità sempre e soltanto agli “altri”, che sarebbero poi quelli con i quali ha condiviso poltrone e stipendi fino a quando il popolo sovrano non li ha presi tutti – metaforicamente parlando – a calci in culo? Lo sapremo presto, e comunque il nostro interesse al riguardo è piuttosto scarso.

In un Paese dominato da Berlusconi e Bossi, con una Capitale in mano ai fascisti, il nostro primo pensiero non può che andare alla necessità di organizzare l’opposizione, anzi, la resistenza.

Sarà dura, perché non abbiamo né mezzi, né audience, ma non ci sono alternative.

E’ la nostra vita che difendiamo, i nostri diritti e la nostra dignità.

Non avremo a fianco personaggi come Smeriglio, ma è molto meglio così.

Germano Monti

www.arcipelago.org

Condividi contenuti