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Brancaccio

Giornata del ricordo o giornata dell'alienazione?

autore:
Zorzo
Sommario:
Un' ambigua (ma interessante) lettura della baby-marcetta dell'8 febbraio...

Via Giovanni Lanza è bloccata. Come in un rigurgito intestinale macchine e
motorini e camion, lanciati verso Via Cavour vengono respinti e sono
costretti a risalire verso Largo Brancaccio. Anch'io con loro. C'è una
manifestazione. Ma non sono né i sindacati né gli studenti di sinistra. Sono
alcune centinaia di pischelli di destra con bandiere e bandiere dell'Italia.
Sono bloccato dalla polizia su una traversa di Via cavour. Allora mi fermo,
spengo il motorino e me li godo. Le manifestazioni tutte le manifestazioni
hanno qualcosa di affascinante e di mistico. Qui poi il tema rivendicato è
quanto di più misterioso e oscuro: la morte. A Roma c'è un sole splendido,
un clima mite, è una giornata ideale per fare sega. Questi ragazzi invece
manifestano per rendere onore ai martiri delle foibe. Il contrasto non
potrebbe essere più straniante. Accanto a me si ferma un motociclista.
Spegne la moto e comincia a salutare i poliziotti che in parecchi si
avvicinano a lui. Gli chiede di che si tratta e un poliziotto, probabilmente
un suo collega gli dice: "c'hanno tutti tra gli 11 e i 14 anni manifestano
per le Foibe una cosa de 60 anni fa'". Il cinismo romano del poliziotto non
potrebbe essere più schietto. La scena però ce la godiamo in parecchi, c'è
un altro accanto a me con un'altra grossa moto che mi fa: "si vede che non
hanno fatto il militare", io gli chiedo: "perché", "perché all'Inno di
Mameli fanno poropompo po po po, come i calciatori" mentre a noi al militare
ci insegnano a cantare. "libertà libertà libertà".
C'è in tutti gli adulti una certa sufficienza e benevolenza. una
manifestazione del genere non mette paura, fa quasi tenerezza.. E penso che
non sia un sentimento negativo. Se questi ragazzi venissero presi sul serio
del resto ci sarebbe da preoccuparsi. Un coro dice: "né Slovenia né Croazia
Istria Fiume e Dalmazia", che vuol dire? che andiamo a fare la guerra per
riottenere i territori perduti? Sono adolescenti che vivono in modo titanico
la nostalgia. Non c'è la voglia di cambiare il mondo ma di ricordare il
dolore: "per sessant'anni non ne parlate la nostra storia non cancellate",
"rispetto e onore ai martiri infoibati nessuno di noi li ha mai
dimenticati". Si sente un legame e un dovere verso chi non c'è più. E'
assurdo e per certi versi alienante che a 14/15 anni il sentimento più forte
e intimo della propria personalità sia il ricordo. Un altro coro, sulle note
de "la mula de Parenzo", dato l'argomento, la canzone giusta, intona:
"compagni e democristiani hanno coperto le gesta del loro amico Tito infame
comunista". Centinaia di ragazzi per lo più nati dopo la fine della Guerra
Fredda, dopo la fine della DC dopo la fine del PCI, evocano con forza e
disperazione colpe di persone verso cui non possono esercitare alcuna azione
di responsabilità. Non è nemmeno il caso di parlare di dire ma ragazzi
allora c’era la "guerra fredda", provate a contestualizzare le cose e i
fatti" ecc. E' chiaro che non si vuole ragionare ma solo semplificare. E' un
processo giusto e comprensibile. Il paradosso però che venga esercitato al
passato e da quindicenni.
Ovviamente tutto questo ragionamento non può portare a parlare di
neofascisti. Questa che ha sfilato oggi a Roma non è una gioventù fascista
ma una gioventù alienata e triste che esprime nella rievocazione di una
ferita, la nostalgia lancinante della perdita, definitiva, della dimensione
di comunità. Invece di costruire il futuro si punta a ricostruire il
passato, ma senza alcuna idea di superamento, una manifestazione di
adolescenti fuori dal presente e dunque clamorosamente fuori dalla storia,
adolescenti che esaltano nella rievocazione del dolore tutta la propria
impotenza a fare, a incidere, a personalizzare il mondo.

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